domenica, aprile 29, 2007

BE'...

...sono un tantino sull'ossessivo, ma bisogna darci atto dell'ingegno.






venerdì, aprile 27, 2007

I TEST

Ah, l'ho fatto anch'io, l'almaquelchelè, chè ogni tanto l'uzzolo dell'università mi piglia. per un breve attimo. epperò non è venuto fuori che non sapessi già, se non che il test testato (su di me) pare abbastanza attendibile. Sono l'ornitorinco, di cui si dice:
"In base alle risposte date dai tuoi "fratelli maggiori", ovvero dai laureati che oggigiorno lavorano, si deduce che l’ornitorinco ha trovato un lavoro che lo soddisfa per la corrispondenza con i propri interessi culturali, la coerenza con gli studi universitari compiuti, nonché la possibilità di svolgere un lavoro utile per la società; inoltre, sono soddisfacenti la possibilità di acquisire professionalità, il tempo libero, il luogo di lavoro, la flessibilità dell’orario di lavoro, il rapporto con i colleghi, il prestigio che il lavoro può offrire.
Di contro, l’ornitorinco è poco appagato dalla stabilità del proprio lavoro, dal guadagno e dalla possibilità di fare carriera, dal coinvolgimento nelle decisioni aziendali e dalla possibilità di essere autonomo e indipendente."

Cuasi ciusto, sì.
E comunque, a quanto ci dice repubblica.it, potrei avere ancora

un sacco di tempo, se è vero che questa signora Nola qui sotto, che vive in Kansas, si è laureata adesso, a 95 anni.
Ma se davvero a 95 anni è così e non è uno svarione di repubblica, non è che la si invidia solo per la laurea..

SENZA PAROLE


Da Repubblica.it che ha preso quest'immagine insieme ad altre da questo sito: www.centricpropaganda.com, che appena posso mi vado a vedere.
Di Keith Whetstone - USA

giovedì, aprile 26, 2007

UNA DOVEROSA PRECISAZIONE

Ecco, prima o poi doveva capitare. La gaffe, dico, quella classica che prima o poi mi capita. Questa volta riguarda quel "certo Marco Giusti" che, mi dicono, è l'inventore di Blog. Ora, io so a malapena cos'è Blog, e di sicuro non avrei mai saputo chi l'ha inventato. Così come non sapevo, l'altra sera, una canzone cantata da Raffaella Carrà, di cui già non mi ricordo più il titolo. Così come quando sono l'unica a non ridere delle battute che si rifanno agli spot. Così come mi tocca sempre chiedere "chi è?" di qualcuno di cui tutti sanno tutto. E rimane memorabile quanto ho chiesto "Fiorello chi?" all'epoca del suo maggior successo. Insomma, da poco meno di trent'anni collezioni queste gaffes.
Perchè già in assoluto, e in qualsiasi ambito e contesto, mi ricordo poco le facce e i nomi (generalmente, non associati fra loro) anche se imprevedibilmente ogni tanto ci azzecco, seguendo regole misteriosissime.
Ma colleziono gaffes soprattutto perchè da poco meno di trent'anni non guardo la tv. Non è che la vedo poco, non la vedo proprio mai. Negli ultimi anni, l'ho accesa solo per vedere i servizi sul G8 (quando non ero nell'obiettivo della telecamera, confusa fra gli altri) e l'attentato alle Torri Gemelle: solo il primo giorno, però. Non mi viene in mente nessun'altra volta e magari mi sbaglio, forse una di più c'era, ma se non me la ricordo vuol dire che già ho sbagliato a vederla.
Ma detto così sembra che uno non abbia a risentirne nella vita sociale, e invece sì. Per tutto quello che ho detto sopra e altro ancora, tipo che non riconosci le facce dei colleghi televisivi e loro si offendono a morte (mi è capitato, sì: poi ho smesso di fare l'one-woman-ufficio-stampa, e non mi capita più, o almeno non in veste
professionale).
E io, pazienza, ci sono abituata. Spesso pondero se è il caso di chiedere "chi è?" - dipende dalla compagnia in cui mi trovo - ma altrettanto spesso non ci penso affatto e, ops, ho fatto la mia "figura da snob". Ora, non è che a me dispiaccia poi così tanto la parola "snob" nè quel che ne consegue: alcuni snob in passato sono state figure grandiosamente divergenti, e "snob" era un modo per... snobbarli, appunto. Mi dispiace, però, che in genere chi lo dice dà un senso del tutto negativo alla cosa, come se io non vedessi la tv perchè non mi voglio mischiare alla massa. Come se almeno, pur non vedendola, dovessi far finta di sì, fingendo ipocritamente (e, immagino, dicendo corbellerie peggiori di quelle che dico così).
Allora lo dichiaro qui a chiare lettere: la tv mi fa abbastanza schifo e sono convinta che faccia male alle menti e agli animi. Ci sarebbe da discutere sui mezzi e i fini, naturalmente, ma sta di fatto che le tv sono in mano ai poteri: economici e politici. Perciò mezzo e fini coincidono, semplicisticamente ma realisticamente.
Non ci sono cresciuta insieme, alla tv: solo quando avevo dieci o dodici anni, ai miei regalarono un enorme cassone di legno con antenna sifulina, di quelli che già allora nessuno aveva più, e lì gustammo per la prima volta le delizie del teleschermo. Mi scoppiai la mia dose quotidiana - modica quantità, solo le reti nazionali dalle 17 alle 24, poi buio - per qualche anno, poi cominciai a fare politica, poi a lavorare, poi c'era la figlia, poi un'altra... perchè avrei dovuto buttare il mio tempo a sorbirmi quello che altri sceglievano per me? Non ne vedevo e non ne vedo il senso, tutto qui. E, dopo così tanto tempo che non la vedo, mi fa impressione, quando mi capita per caso di vedere un pezzetto di trasmissione, uno spot: le voci sempre urlate, la volgarità, l'umorismo di infimo livello, l'insulsaggine, la piaggeria (per usare un termine benevolo) dei notiziari, la manipolazione dei sentimenti della gente... Mi si dice: ma qualcosa di buono c'è. Be', vivaddio, ne sono lieta. Ma non vale l'incantesimo del sedersi sul divano a rincoglionire, in genere. Se è buono veramente, prima o poi lo ritrovo su Internet, o in DVD. E magari qualcosa di buono me lo posso anche perdere, ogni tanto: mica vado in giro per tutti i pasticceri ad assaggiare tutte le torte, no? Mi si dice: ma le notizie? A parte il fatto che ci ho l'informazione in casa nella persona dell'uomobarbuto, da quando le notizie sono sul web oltre che stampate, cosa mi perdo? Il nanosecondo in cui le saprei prima?
E credo che non dimenticheò lo spettacolo desolante dei balconi e delle strade vuoti, quando c'era l'eclissi di sole: erano tutti in casa a guardarla alla tv. L'eclissi di sole! Che me ne ricordo un'altra, quand'ero piccola, con tutta la gente con i vetri affumicati in casa a guardarla, parlandosi dai balconi, dalle finestre...
Ma mi perdo le facce, è vero. E magari anche i nomi. Però mi sembra molto meno scusabile, se è per questo, che io non mi ricordi quelli dei miei vicini di casa: invece no, se non so chi è.... oddio, non mi viene in mente nessuno, mettetelo voi, un televisivo qualsiasi... sono snob, se non so ancora come si chiama la signora del terzo piano dopo cinque anni che abito qui sono solo svagata. Però giro la domanda a tutti quelli che invece sanno nomi, vita e numero dei nei dei personaggi tv: voi, i vostri vicini di casa li conoscete? Sapete altrettanto della vita della vostra collega? Vi ricordate con chi sta adesso l'amica che non sentite spesso, o che lavoro fa vostro cognato? Ecco, so che vi ho beccato su qualcosa: epperò a voi nessuno ve lo dice, che siete snob. E' diventato più grave non vedere la tv che non vedere le persone.
Però, insomma, adesso lo sapete, ho confessato: e perdonatemi le gaffes, di cui non mi pento.

mercoledì, aprile 25, 2007

25 APRILE


1 aprile 1945

“Caro Marietto,

avevo fatta una lettera per te e una per mamma tua il giorno della condanna del 14/3/45 la quale con il terribile pensiero di lasciarvi era scritta molto triste e con molto rimpianto. Ora sono passati 19 giorni dal giorno fatale e la speranza di vedere la fine dell’odiato tedesco e lo sterminio del fascismo si fa sempre più viva in me.
Però oggi il parroco delle carceri nella sua visita ci disse che ci saranno un po’ di graziati e io con mente serena so di non essere tra quelli. Mi considerano un lottatore, ossia pericoloso per loro perciò da eliminare. Conscio della mia fine dopo un’agonia di 20 giorni ti voglio esprimere le mie ultime volontà.
La spia che mi mandò a morte è a Bicinicco perciò rintracciala e vendicami.
Ricorda che a Palmanova mi hanno fatto molto soffrire tra impiccagione e maltrattamenti.
Sono molto orgoglioso che dai 10 interrogatori non abbia tradito nessuno. Di più non posso scrivere: lo saprai un giorno da quelli che mi sono stati vicini nel soffrire.
Sono orgoglioso di aver appartenuto alle gloriose Brigate Garibaldi e di essere un Comunista.
Voglio che tu cresca forte e sano affinché possi entrare nella ultragloriosa Armata Rossa e servire la causa del proletariato come io feci.
Sasso tuo zio avrò cura di te, seguilo che riconosco in lui un bravo compagno.
Per mamma tua sii il suo braccio destro, amala, stimala che ne ha il merito. Io l’ho amata tanto, l’ho amata quanto ho amato la mamma mia.
L’ultimo mio grido sarà a Morte il fascismo e l’invasore Libertà ai Popoli.
Fa esattamente quelle che furono le mie ultime volontà; io ne sarò felice
Addio Mario
Tuo padre”

Mario Modotti Tribuno

Da “Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza 1943-1945”

Buon 25 aprile a tutti

E'arrivata per mail, mandata dal mio medico che a sua volta l'aveva ricevuta: ci sono volte che far parte di questa generazione non può non piacermi, nonostante un altro compleanno.

martedì, aprile 24, 2007

SACCHEGGIO








e siccome è quasi il mio compleanno, sorrisi a volontà saccheggiati da questo sito qui: http://thrillingwonder.blogspot.com/




DOMANI, 25 APRILE

che è anche il mio compleanno, cosa di cui sono sempre stata molto contenta. del compleanno in sè di solito anche, solo ultimamente ci ho un po' questa faccia qui sopra: chè come diceva il buon Oscar "il dramma dell'età non è nell'essere vecchi ma nel sentirsi ancora giovani." Però ogni tanto mi riguarderò Harold e Maude e gli farò le gnerre, all'Oscar: se vi rubano la macchina per farci solo un giro, saprete chi è stato.

lunedì, aprile 23, 2007

AVEVANO CAPITO TUTTO




La spilla è del 1955, ovviamente della Russia Sovietica, ed è la Menzione d'Onore del Coltivatore Di Canapa.

TEATRO


Ecco, io adesso dovrei far finta di essere capitata per caso al Mazda l'altra sera ed essere stata folgorata dalla bravura di questo gruppo... come si chiama più? ah, sì, Gramsci 29.
Su giornali e tivvì così fa, in molti casi - per fortuna non proprio tutti- chè se uno dicesse "ao', è lo spettacolo dell'amichi miei" non risulterebbe molto credibile.
Ma se facessi così nessuno dei miei lettori ci cascherebbe, e allora ecco, sono un po' in difficoltà: perchè le mie figlie - piucchecoinvolte in G29- lo sanno, e credo anche il brother - ultimamente un po' meno coinvolto ma l'altra sera presente con la sua machine to kill fascists (woody guthrie, sì brother, ma l'uomo barbuto dice che dovevi metterlo sulla chitarra) - ma gli attori - che in questo caso erano solo le attrici - forse non lo sanno no, che io piuttosto che lodare pubblicamente qualcosa che a) mi coinvolge anche solo alla lontana b) non mi convince al mille per mille, ecco, io piuttosto subisco la tortura delle poesie Vogon.
E quindi, epperò, dichiaro che che se io non ne avessi conosciuto neanche uno, dei gramsciventinoviani, mi sarei esaltata. Così, sono stata profondamente contenta. Contenta che ci fossero, che fossero lì quella sera, che recitassero (bene) un testo serio, intelligente, politico, che cantassero canzoni altrettanto. Che, a dire il vero, i testi erano due, e anche il primo era bellino, ironico: però è stato un po' penalizzato dal fonico e dalla sua stessa brevità. Mentre il secondo è riuscito a caratterizzare, finalmente, la serata. Che, bella sì, buona idea, sì, pubblico con pugni chiusi alzati, sì, ma almeno fino a quel momento non si distingueva poi così tanto da un normale concerto. Nonostante i filmati che scorrevano sullo schermo, in fondo, con le immagini di Resistenza, nonostante i richiami al 25 aprile dei compagni dell'Ansaldo dal palco: e certo che nessuno si aspetta che un'iniziativa con musica, giustamente pensata per i giovani, oggi possa sfociare in un Dibattito Sugli Errori del CNL o in una accesa discussione sul Significato delle Lotte Odierne, ma insomma lo spirito sembrava un po' carente, anche se probabilmente non lo era.
Infatti è bastata la voce di Vladia, che ha iniziato il pezzo, a risvegliarlo. E lo ha fatto con una chiave molto intelligente, quella del valore della memoria: non solo la memoria della Resistenza - formula di cui ormai si abusa per poi, via, un'altra palata di fango - ma di ciò che avvenuto dopo. La storia di uno degli orfani di Portella delle Ginestre era probabilmente del tutto ignota ai molti che ascoltavano: e hanno ascoltato.
E allora, vincendo le mie ritrosie, dichiaro che, mentre ascoltavo anch'io, mi sono sentita come un nostro amico che da anni fa il giudice e che raccontava: "Sulla Settimana Enigmistica leggo "Se voi foste il giudice" e sto lì a pensare per indovinare la risposta. poi, di colpo, penso: "ma io sono un giudice!" "
Ecco, io ho pensato che avrei proprio voluto conoscerli, quei tipi lì di Gramsci 29 che hanno fatto una cosa così. E mi sono sentita fortunata perchè li conosco già.

MEGLIO DELLA PALESTRA

Non ho mai avuto e non ho tuttora una grande passione per i Modena City Ramblers - ci sono tipo cinque canzoni loro che mi piacciono veramente, almeno due delle quali soprattutto perchè sono in dialetto che, a differenza dell'italiano, permette di essere retorici senza retorica. Ma devo dire che in concerto rendono, e che al Mazda non si sono risparmiati. Così mi sono divertita un sacco a ballare e saltare, anche grazie al nutrito e carino gruppo femminile di Gramsci 29, con cui ballavo e saltavo. Meglio, molto meglio della noiosa palestra - dove continuo a non andare.

TIMIDI


Insonnia. Insonnia con malore, uno di quelli che aspetti che passino perchè altrimenti ti sveglierai stando peggio. Insonnia con malore e nessun libro da leggere. Sì, vabbe', non proprio nessuno: ma il mio scaffalino dei "leggendituri" andava dalla disamina degli errori del femminismo alla "tragica vicenda all'interno del rapporto madre-figlia", dal saggio antropologico sulla morte al divulgatore scientista che ti dice due cose intelligenti sui cibi e poi sostiene gli OGM. Non proprio un relax, e oltre c'erano i gialli. Che a me mi mettono paura, specie se io sono l'unica sveglia in tutto il quartiere. Così sono andata a ravattare fra i libri leggeri e ho scoperto "Il mondo intero proprio" , un collage di interviste e pensieri di Massimo Troisi.
Che me mi piaceva un sacco, anche se Il Postino non l'ho visto e non so se lo voglio vedere. Troisi mi piaceva perchè si mangiava le parole e si tormentava i capelli, perchè riusciva a stare schiscio anche quando era il protagonista, e infine perchè riusciva a capovolgere le cose con dolcezza.
Allora mi sono portata di là questo libro e l'ho letto: bisogna dire che forse non era un libro fatto per essere letto tutto, se non nelle intenzioni del curatore (Marco Giusti, si chiama, ed è stato bravo a lasciare le parole di Troisi così com'erano), perchè dall'edizione arguisco che accompagnava una videocassetta - è del '98, è stato lì zitto per tutto questo tempo, nella mia libreria. Perchè, insomma, sembra che nel libro ci abbiano messo dentro tutto il poco disponibile, e spesso i concetti, o le lunari visioni della realtà, si ripetono. Però io l'ho letto tutto, anche la sera dopo che pure potevo dormire, perchè man mano ne veniva fuori un tipo che, forse perchè sapeva meglio di altri che non c'è tempo da perdere, aveva deciso di non sprecare il suo facendo manfrine. Uno che, per esempio, poteva dire con tutta tranquillità che si vergognava di avere uno special tutto per lui dopo tre anni di lavoro, mentre suo padre che faceva il ferroviere da trenta nessuno gli aveva mai detto neanche grazie. O che invece non si vergognava di essere diventato "ricco" perchè , insomma, "trovo che un povero in mezzo ai ricchi ci stia pure bene". Uno che diceva cose da compagno nei contesti più impensati, senza neppure cercare la complicità del pubblico, solo perchè lui lo era. E però era anche uno che non si metteva ansia, che diceva: "mi piace sprecare il mio tempo. Ogni tanto dedico un po' della mia giornata a vergognarmi di essere così." Allora, magari i cinefili o gli appassionati tutte 'ste cose le sanno già, come sanno già che Troisi era davvero come sembrava e, ancor più, che ha avuto successo facendo solo quello che gli piaceva e nel modo in cui piaceva a lui. E magari, chissà, in qualche momento, quando lui era vivo, più o meno le avrò sapute anch'io, erano cose che di lui si dicevano: ma a rileggere tutto insieme il ritratto che Troisi fa inconsapevolmente di se stesso si ha davvero l'impressione che per i timidi, per gli sfigati, per i divergenti e perfino per i modesti ("Se ti perdi un film di Troisi non succede niente, te lo puoi vedere tranquillamente tra due anni, oppure te lo puoi perdere e ne vedi un altro...") ci siano possibilità infinite, purchè non sprechino tempo ed energie ad essere scioccamente orgogliosi di esserlo, o al contrario cercando di essere come tutti gli altri.
E pazienza se non è vero, fa comunque bene pensarlo.

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mercoledì, aprile 18, 2007

URANIO

Ricevo da Franca Rame e posto, senza commento - che si può dire di più? se ci tocca difendere perfino i militari...

Questo comunicato, inviato a tutti i quotidiani, non è stato pubblicato.
Prego quindi di darne massima diffusione!
Grazie,
Franca Rame

Giorgio Parlangeli, anni 28, Caporal Maggiore scelto del 4° Genova cavalleria di Udine, sposato da 3 anni, 2 missioni negli ultimi anni in Kosovo, e’ deceduto domenica scorsa all’ospedale di Milano.
il tipo di patologia (rarissimo per l’eta’ del militare) ed i terrotori presso cui ha operato, fanno pensare ad una nuova morte per patologie legate all’uranio impoverito.
Di origini pugliesi (Lecce), aveva scelto la vita militare perché il lavoro era “sicuro” e, se andava all’estero, poteva comprarsi anche la macchina.

Una storia dannatamente uguale a quella dei sui 45 colleghi che lo hanno preceduto nel calvario del cancro prima e nella morte poi, nel caso di Giorgio in ospedale a Milano. Sarebbe bello se, per questi ragazzi, ci fosse un riconoscimento almeno uguale a quello fatto dal Capo dello Stato ai tanti operai extracomunitari che muoiono nei nostri cantieri per mancanza di misure di sicurezza.
Evidentemente i datori di lavoro dei militari italiani devono essere “trattati” in modo diverso e non possono essere messi sotto accusa. Non sappiamo se sono più deboli i costruttori che costringono le maestranze a lavori pericolosi oppure sono troppo forti i poteri della Difesa che possono permettersi il lusso di occultare direttive di tutela per i militari senza essere neanche indagati. Centinaia di ragazzi malati dimenticati da tutti.
Fino a qualche tempo fa i tanti ragazzi che avvertivano problemi alla tiroide venivano operati e tenuti in servizio, da quando l’Osservatorio ha denunciato questa situazione i militari vengono direttamente congedati senza scrupoli, in questo modo oltre a “scaricarli” con i loro problemi li lasciano anche senza lavoro.
Il tutto mentre la nuova commissione d’inchiesta stenta a decollare senza avere neanche le risorse economiche sufficienti. Il Direttivo dell’Osservatorio ha deliberato un appello tra i politici italiani e, nei prossimi giorni, sarà presentata una iniziativa che vedrà coinvolti tutti i politici di ogni schieramento che aderiranno, e che decideranno di stare dalla parte dei ragazzi, senza se e senza ma. Con la morte di Giorgio, i decessi sono saliti a 46 ed i malati sono 516, numerosi i casi di tiroide che, da qualche settimana, vengono congedati per evitare che i casi vengano conteggiati.
Una situazione divenuta insostenibile tra l’indifferenza di politici e militari.


Visita il sito www.francarame.it

ZITTI,


non ditelo a Laura, ma il niuMec è a posto. funziona tutto, freni frecce, e ora devo solo passarci la roba mia. Chè in questi giorni ho pasato al vaglio documenti, mail, preferiti e cazzeggi e tutta la vita e tutta la vita mi è scorsa davanti agli occhi. Chissà poi se è vera, 'sta cosa, che quando uno crede di morire si vede tutta la vita davanti: secondo me, no, scommetto che vengono in mente solo due cose, le più sceme: ma non ci tengo a provare, era solo una riflessione di quelle utili che si fanno quando vien notte. Ma, insomma, per ora Laura è stata buona. Anzi, forse ha addirittura dato una mano, chè il niuMec ha riconosciuto la stampante, con nome e cognome, senza che essa fosse collegata: ma io sto in guardia, mica mi fido. Orsù, mi manca un'altra giornatina di lavoro e poi spazierò sul nuovo monitor a venti pollici, con telecomandouau. che mica lo userò mai, il telecomando, però vuoi mettere?

lunedì, aprile 16, 2007

LUNEDI'

così, solo perchè stiamo facendo l'abitudine perfino a lui...



Who is Hu?
Caricato da ChrisWebber



Questo invece perchè è in tema col dibattito nella comune-ty


jalousie(metalplus)
Caricato da metalplus


e questo solo perchè è tenero



venerdì, aprile 13, 2007

PORCACCIA

Kurt Vonnegut è morto. Già da ieri, in realtà, e la notizia è subito slittata in fondo ai media. Aveva 84 anni e, sebbene fosse considerato giustamente uno dei più grandi scrittori americani, non era certo un idolo del reality-show.
Del resto, lui non era troppo dispiaciuto di doversene andare, prima o poi. Infatti, voleva fare causa alla ditta produttrice delle Pall Mall: "Da quando avevo solo dodici anni, ho fumato come un turco sempre soltanto Pall Mall senza filtro. E da diversi anni, ormai - c'è scritto proprio sul pacchetto - la Brown & Williamson ha promesso di ammazzarmi.
Ma ho ottantadue anni. Mille grazie, luridi bastardi. L'ultima cosa al mondo che avrei mai desiderato è essere ancora in vita nel momento in cui le tre persone più potenti del pianeta si chiamano Bush, Dick e Colon." Per chiunque non sia edotto nel gergale americano, Buh equivale a "figa", dick come si sa a "cazzo" e colon è una forzatura del Nostro per colin. La battuta è greve, l'umorismo macabro: ma Vonnegut aveva, tra i suoi tanti pregi, quello di non aver paura di fare la figura dello scemo. O del pazzo. Chè un bel po' fuori di testa lo era, sì. Ma forse si è portati a cosiderarlo così perchè ciò che cercava lui, come spesso ha dichiarato, era semplicemente la Verità. Aveva cominciato col massacro di Dresda, denunciando al mondo l'assoluta inutilità, e crudeltà, del bombardamento inglese che rase al suolo la città tedesca: era la fine della seconda guerra mondiale, Vonnegut era là come prigioniero. E sopravvisse, uno fra i pochissimi, e raccontò: quindici anni dopo, nel 1968, decise che era "abbastanza maturo" per raccontare quell'"atto di distruzione assurdo, insensato" che uccise 135.000 persone in una sola notte, quasi tutti civili, con bombe incendiarie. E fu così onesto da riconoscere, a posteriori, che era stata anche l'opposizione alla guerra nel Vietnam a dargli la spinta per scriverne: "finalmente potevamo parlare di qualcosa di qualcosa di cattivo che avevamo fatto noi ai peggiori cattivi che si possano immaginare, i nazisti." , chè la guerra del Vietnam aveva dimostrato quanto la politica Usa e dei suoi alleati fosse "qualcosa di raffazzonato, ed essenzialmente stupido".
Alla Verità, in ogni caso, Vonnegut nei suoi romanzi ci arriva in un modo talmente assurdo che provare a raccontarne uno è come provare a descrivere un quadro di Bosch: proprio per questo vale la pena di leggerli, se non altro come una delle migliori dimostrazioni di quello che può fare un'intelligenza divergente. Tanto divergente che Vonnegut fu per anni considerato uno scrittore di fantascienza, senza nessun motivo al mondo: " non ci tenevo affatto ad essere etichettato così, e mi chiedevo cosa avevo fatto di male per non vedermi riconosciuto come scrittore serio." Ma, come diceva anche un'altra scrittrice, Ursula Le Guin, quando l'editoria non sapeva in che categoria mettere uno scrittore lo infilava nella fantascienza. E indubbiamente Vonnegut ha continuato a sfuggire ad ogni classificazione: non a caso, faceva parte della Società degli Umanisti, come già Asimov.
A proposito del quale, nella commemorazione tenuta alla Società dopo la sua morte, Vonnegut pro
nunciò solennemente (cito a memoria, chè il nanetto è indimenticabile): "Il nostro amico Isaac, che ora ci guarda dall'alto dei cieli..." e qui fece una piccola pausa, per permettere a tutta la platea di scoppiare in un fragorosa risata. Quale migliore commemorazione per un ateo, per un estimatore della ragione e delle qualità umane?
Ma a Vonnegut sono anche debitrice di una semplice, eppur grandiosa, intuizione sul matrimonio e la vita di coppia, anche se purtroppo non me la ricordo tutte le volte che dovrei. Secondo lui, ciò che vogliono le donne è "un sacco di gente con cui parlare. E di cosa vogliono parlare? Vogliono parlare di tutto." E gli uomini? "Gli uomini vogliono un sacco di amici, e vorrebbero che la gente non se la prendesse così tanto con loro." Sembra una riflessione banale, invece secondo me è sottile, e sinteticamente veritiera. Perciò Vonnegut era un c
onvinto sostenitore delle famiglie allargate e ne deprecava la scomparsa: < In realtà ci sono degli americani, ma molto pochi, che hanno ancora famiglie allargate. I Navajo. I Kennedy.
Ma quasi tutti, al giorno d'oggi, se si sposano, vanno a rappresentare una singola persona in più per l'altra persona. Lo sposo si ritrova un amico in più, ma è una donna. La donna si ritrova una persona in più con cui parlare di tutto, ma è un uomo.
A giorno d'oggi, quando un uomo e una donna litigano, possono pensare che sia una questione di soldi, di potere, di sesso, di educazione dei figli, o cose del genere. Ma in verità quello che si stanno dicendo, senza rendersene conto, è " Tu non sei abbastanza persone!" >
E infine, un pensiero di Vonnegut dedicato all'amicae. e a tutti quelli che , come me del resto, si ostinano a pensare che nella vita ci debba essere un fine: "Gli esseri umani sono animali fatti per danzare. Quant'è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta chi dice altrimenti."
Non si può dargli torto, guardando i risultati del suo cazzeggio: Kurt Vonnegut è passato sulla terra con passo leggero, lasciando impronte profonde.

E quindi la comune-ty mi perdonerà questo lunghissimo post, che spero invogli chi non lo ha ancora fatto a leggere i libri di Vonnegut: ma, anche a prescindere, ci sono vite che meritano se ne parli.

STRANO MA VERO


C'era un film, una volta, in cui uno dei personaggi vinceva un'orribile lampada a forma di gamba femminile con il concorso di parole incrociate, e tutto orgoglioso la metteva in bella mostra davanti alla finestra, con grande vergogna della sua famiglia.
L'uomo barbuto, sulla Settimana Enigmistica, mentre noi facciamo concentriche, senza schema e bifrontali, fa solo e unicamente Il Corvo Parlante.
E, non c'è bisogno di dirlo, noi supponenti lo abbiamo sempre preso in giro. Ma l'uomo barbuto è contagioso, e il Corvo Parlante è diventato anche un tormentone familiare: gli auguri di capodanno alla nessie erano così, ognuno ha mandato un pezzo di messaggio dal suo cellulare, e anche a me ne è arrivato uno da un concerto.
Insomma, il Corvo Parlante è un'istituzione, ormai.
E così, quando al telefono mi hanno detto "Qui la redazione della Settimana Enigmistica, lei ha fatto il concorso del Corvo Parlante?" io ho faticato a rimanere seria.
Ancora di più quando la tipa mi ha detto che l'uomo barbuto ha vinto... no, non la lampada, mannaggia, ma un vocabolario. che sfata in ogni caso la bassa diceria che ai concorsi della settimana enigmistica è impossibile vincere e, in particolare, con quello del Corvo Parlante.
Ma pensa te, av succe olte donocos bili eincre....

giovedì, aprile 12, 2007

AVVISO AI NAVIGANTI


Sì, lo so che adesso potrei intervenire sul modello e prima o poi lo farò. Nel frattempo, continuo ad arricchire il mil blog con le cosette sfiziose, solo che per vederle biosgna scorrere giù giù, sempre più giù. Ma se siete pazienti ci trovate, oltre alla Papera Siocca - le state dando da mangiare? - e al relòc , l'aforisma del giorno che è un po' come la bibbia che uno la apre a caso nei momenti di incertezza e subito sa quello che deve fare. E soprattutto le news, aggiornate, di Peace Reporter.
Che se va avanti così, tra la bacheca del gipunto, gli animali domestici e ogni sorta di servizi, nella comune-ty ci mancherà solo l'omino che ci porge la pizza dalla fessura dei cd.

mercoledì, aprile 11, 2007

SIAMO IN TANTI

La Nessie ha ragione e apprezzo, stimo e condivido il suo senso di incredulo schifo per chi si permette sottili e insensati distinguo sulla pelle degli altri. Però credo che siamo in tanti anche a condividere ciò che pensa la nessie, basta fare un giro per i blog. e forse basterebbe anche che qualcuno si mettesse lì, con un pochino di pazienza, a far ragionare quegli stessi che parlano a casaccio, e magari si scoprirebbe che almeno alcuni ne sarebbero capaci, una volta tolti dalla passione per quel particolare luogo comune che in italia è diffuso fra chi si crede furbo. Quel ragionamento - se merita la definizione, ma non la merita - che si può condensare in "non me la contano giusta" e che quasi sempre finisce per dar ragione proprio a chi non la conta giusta. Perchè questo c'è da dire, che le vicende dei sequestri ovviamente chiare non sono. Perchè gli etiopi - mi pare fossero loro - hanno dichiarato che un ostaggio italiano è il più prezioso e desiderabile (grazie, sentivamo la mancanza di questa segnalazione)? Perchè si denunciano e poi si negano - quella relativa a Torsello non è la prima volta - i riscatti pagati? Perchè tutti, senza eccezione, quelli che sono stati rapiti e poi liberati mantengono un prudentissimo silenzio? E il cavbanana, com'è stato pronto a zittire i suoi (vergognosissimi, come al solito) quando gli hanno minacciato la commissione d'inchiesta su tutti i rapimenti, avete notato?
Ma non c'è niente di strano e di nuovo, in tutto ciò: c'est la guerre. La guerra entra nelle menti, prima che nella vita vera. E ci si abitua a non sapere le cose - noi italiani, poi, abbiamo una lunga abitudine a non saperle neanche in tempo di pace - a considerare normale stare col fiato sospeso ora per questo ora per quello, ai ritratti appesi ai muri, alla manipolazione delle emozioni. E allora la vicenda di Rahmatulah forse riflette soprattutto i vizi nazionali, a cominciare dal pressapochismo e dalla lacrime di coccodrillo, per finire però anche alla stessa impulsività di Gino Strada. Che a me piace, che immagino sia uno dei suoi punti di forza sull'agire, ma che in questi casi forse non fa bene a nessuno. E con ciò non voglio dire che abbia torto, ovviamente, nè che ci siano responsabilità sue in tutto ciò, di nessun tipo.
A quanto dice
Peacereporter riportando le testimonianze di chi lavora con Hanefi, il governo di Kabul ha semplicemente approfittato di un'occasione per togliere di mezzo un connazionale scomodo, che non guardava in faccia a nessuno: è abbastanza credibile e abbastanza semplice perchè, in tempo di guerra, sembri sospetto e misterioso.
Non c'è gran che da aggiungere, solo una chicca: oggi, su Repubblica. it, un pezzo commentava il ritorno a casa dei turisti italiani che - oh, quanto eravamo in ansia per loro - erano bloccati da due giorni in un aeroporto delle Maldive per un guasto ai due aerei delle compagnia. Il titolo era "Fine di un incubo".

IO SONO...


... questo film qua, secondo il test che hanno riscoperto il gabbiano e la nessie. e mi piace, sissì.
Giusto per commentare la foto del capodanno in Thailandia:
Cosa pensa un elefante quando vede un uomo nudo? "Come farà a bere?"

PRIVATIZZAZIONE ITALIANA


D'accordo, non succederà solo in Italia. Ma sembra innegabile che il nostro Paese abbia una predisposizione a questo tipo di logica, che però non viene affatto considerata dai fautori del privatizzare tutto privatizzare subito.
La notizia arriva da Zeus news, firmata Pier Luigi Tolardo, eccola:

La Tenenza dei Carabinieri di Dolo (Ve) ha denunciato per truffa, danneggiamenti e interruzione di pubblico servizio due elettricisti, che lavoravano in subappalto per Telecom Italia per la riparazione delle linee telefoniche. Da qualche tempo nei comuni della Riviera del Brenta si erano intensificati i guasti di intere zone, suscitando notevoli proteste da parte degli abbonati. Erano, in pratica, i due elettricisti che per ogni linea riparata ne mettevano fuori uso un'altra, per farsene affidare il ripristino e ricevere il compenso a cottimo. Bisogna ricordare che Telecom Italia ha deciso di affidare all'esterno in appalto circa il 70% del servizio di riparazione guasti a livello nazionale, che in molte zone del Nord significa il 100% dell'intero servizio.

E' anche per questo che quando qualcuno mi dice che "...'tanto, le centrali nucleari ci sono già in Francia..." io, se non ho voglia di discutere seriamente, rispondo ridendo "sì, ma tu hai presente come sarebbe la gestione italiana?". In genere, non trovano nulla da ribattere.

martedì, aprile 10, 2007

UNA COSA CARINA




che mi affretto a segnalare per dimostrare che la crisi di inutilità va scemando, sennò l'amicae. dice che mi dedico ad attività da recupero tossici e cosmo cerca di approfittarne rifilandomi le sue tende da appendere. quindi sto bene. anzi benissimo. E la cosa carina sono queste due felpe, con cappuccio e senza, che sono state realizzate da un sacco di gente impegnata a fare una cosa buona. Infatti le felpe sono ecologiche - cotone non trattato coltivato in India - disegnate dalle ragazze dello Spaventapasseri (brave, chè già ci piacevano), vendute nel circuito dell'equosolidale ma pensate, con prezzo speciale, per essere vendute anche nei Gas, i Gruppi d'acquisto. Il prezzo "normale" è comunque giusto anche per noi: 39 euro è quello che può costare una felpa se non c'è dietro nè sfruttamento vergognoso nè speculazione. Se volete saperne di più - e forse vale la pena ciò che in breve si dice sul sito a proposito della "filiera tessile" - andate qui. Ma no, ragazze, il telefono del modello non c'è, no.

IN PIENA CRISI...




















... da inutilità - a voi non capita mai? a me non spesso, ma ogni tanto sì - ho reagito come ogni persona sensata dovrebbe fare, mettendomi a fare perline di carta. che, come tutti sanno, sono utilissime. però bisogna dire che vengono davvero bene, e dalla mia produzione di stasera una collanina prima o poi ci uscirà. Epperò, siccome nel frattanto si è fatto tardi, posto solo questo bellissimo cucciolo di lemure, per chi se lo fosse perso su Repubblica.it.

sabato, aprile 07, 2007


Per la serie "auguri laici", buona pausa a tutti.

venerdì, aprile 06, 2007

BAGNASCO, VERGOGNA

Di solito non commento le brutte notizie clamorose, ma il suicidio del sedicenne accusato di essere gay mi ha colpito. mi risparmio l'ovvio, credo che il suicidio di un figlio sia tra le cose più tremende che possano capitare.
Mi ha colpito però che in questo caso la madre avesse fatto tutto il possibile: aveva denunciato alla scuola la persecuzione ai danni del figlio, aveva chiesto a lui se voleva andare da uno psicologo, immagino che cercasse anche di parlarne e di convincerlo che non c'era niente di tragico in quello sfottò, come farebbe qualunque genitore.
La prof del KGgB mi diceva che la figura del secchione nelle classi non esiste più, con questo intendendo che nessuno viene più deriso e osteggiato perchè studia. Che poi, lo sappiamo, "il secchione" non è mai stato quello che studia e basta, chè l'etichetta scattava più facilmente se c'era anche la ruffianeria: ma, da sempre, secchioni stati considerati spesso anche i timidi, quelli che si rifugiano nei libri perchè incapaci di essere "come gli altri". Spesso perchè sono meglio degli altri.
Allora, può darsi che "secchione" non sia più un insulto di moda, ma vien da rimpiangerlo se, come pare, è stato sostituito dallle insinuazioni sulle preferenze sessuali. E mi viene in mente uno spettacolo, considerato comico e per famiglie, che ho visto al Festival dell'Unità, almeno finchè non mi è venuto il disgusto e sono uscita: tutte le battute erano sul sesso, protagonisti le donne troie e gli uomini finocchi. Non so più chi fossero i "comici", ma erano piuttosto noti, televisivi: e noi che la tv non la guardiamo eravamo increduli di fronte alle famiglie con i bambini che ghignavano o che, in ogni caso, rimanevano lì con l'aria di chi sta passando un bella serata. Non siamo certo bacchettoni: ma quella trasmissione (in senso proprio, di messaggio che va da uno all'altro) di cattivo gusto e intolleranza - tanto più cattiva quanto più ignara (?) della propria cattiveria - ci sembrò incredibile.

E allora, è vero che se un ragazzo si suicida non è tutta colpa della campagna omofoba scatenata dalla Chiesa cattolica contro i Pacs e i Dico, ma è vero anche che parole come quelle di Bagnasco (ma non sono certo le uniche) hanno posto un bel sigillo di legittimità e di virtù a chi non si vergogna di usare la parola "gay" come un insulto. E' in casi come questi che un ateo come me si trova a sperare che ci sia un dio, un po' meno retrivo di quello in cui credono in loro, che prima o poi gliela farà pagare. "In paradiso, tu? na-nang, mi sa che hai sbagliato qualcosa, caro vescovo, pussa giù."

giovedì, aprile 05, 2007

UOMINI E TOPI


E siccome nella vita bisogna fare anche qualcosa di utile oltre a piacevolmente erudirsi, torno subito agli OGM.

Chè se un non piccolo rilievo è stato dato all'invenzione della zanzara - geneticamente modificata - contro la malaria, non ho notato altrettanta attenzione su una notizia che mi arriva dalla news di Greenpeace, questa: l'Efsa – l'Autorità europea per la sicurezza alimentare - ha ammesso la necessità di un nuovo studio sul MON863. E' il mais OGM prodotto dalla Monsanto, a cui era stata data via libera - e che viene impiegato, per esempio, nella mangimistica animale, cioè finisce nella carne o nelle uova che mangiamo, se non sono di produzione biologica - nonostante uno studio inglese ne avesse dimostrato la pericolosità sulle cavie.
"La Commissione europea - dice Greenpeace - aveva chiesto all'Efsa di esaminare con attenzione lo studio del CRIIGEN, reso noto da Greenpeace, sul mais della Monsanto MON863 e di rivedere il proprio parere positivo.
Dallo studio – recentemente pubblicato sulla rivista scientifica "Archives of Environmental Contamination and Toxicology" – risultano, infatti, segni di tossicità su fegato e reni delle cavie nutrite con questo mais Ogm. E' la prima volta che un prodotto transgenico, autorizzato per il consumo umano e animale, mostra segni di tossicità per gli organi interni."
La notizia non è di poco conto: la richiesta, accettata, di un riesame più attento degli effetti che il mais Monsanto può avere sulla salute conferma il peso dell'opposizione agli OGM, nonchè la radicalizzazione dello scontro, anche economico, tra l'agricoltura "normale" (e ultimamente orientata, a livello di opinione se non di numeri, addirittura sul biologico) che può essere la chance europea e una fortemente massificata come quella che vogliono imporre le multinazionali.
Soprattutto, però, comunque si concluda la vicenda - e non c'è dubbio che Monsanto e soci non lesineranno sulle pressioni di ogni tipo - il riconoscimento di una possibilità di rischio e quindi di una maggiore attenzione sui controlli è molto importante di per sè e rende un po' più facile la strada dell'adozione del "principio di precauzione".
Se volete firmare la petizione, intanto ormai arrivata a un milione di firme, di Greenpeace contro l'utilizzo di OGM nei mangimi animali, la trovate qui


SCHIZOID

Nel librotto già citato trovo una notiziola che magari i più bravi avranno studiato a scuola, ma forse no chè a scuola queste cose non le dicono mai.
Olindo Guerrini, direttore della biblioteca di Bologna, bon vivant, amico di Carducci ecc., ebbe un certo successo ai suoi tempi (e ancor oggi non è ignoto, basta guardare in rete) come poeta. Pubblicava sotto nomi diversi, oltre al suo: i più noti fuorno Lorenzo Stecchetti e Argia Sbolenfi, poetessa ninfomane. E le sue "Rime di Argia Sbolenfi" uscirono con prefazione di Lorenzo Stecchetti. Oggi che si sa tutto di tutto, non potrebbe più. Peccato.
So che a questo punto vi manca - oh, quanto! - un esempio della poesia di Argia Sbolenfi, perciò eccola qua. e non commento.
Il giovin gallo
Fece l'uovo un giovin gallo
fuor dal nido e lo covò,
Ma uno svizzero a cavallo
non volendo lo schiacciò.
Morale:
Di qui apprendi, o giovanetto,
a far l'uovo nel tuo letto.

mercoledì, aprile 04, 2007

GLI HOBBIES DEL MARITO


Dovrebbe essere resa obbligatoria nelle scuole: è la Grande Enciclopedia della Donna, tutta piena di bellissime figu di donne cotonate e in posa maliziosa con costume intero accuratamente scendente sulla coscia, chè non si veda troppo ch'è poco fine.
La ripubblica Rizzoli in una bella edizione cartonata, nella stessa grafica e con le stesse foto di quando uscì, negli anni '60. Tipo '63 o '65, purtroppo non viene detto, e neppure si dice se la prima edizione era un libro o se i preziosi consigli uscivano ogni settimana su qualche settimanale. Femminile, naturalmente. Perchè di questo si tratta, una specie di galateo onnicomprensivo - dai bambini all'ufficio, dalla villeggiatura all' "arte di utilizzare gli avanzi" - redatto apposta per le donne in quelli che si annunciavano già come turbinosi anni di cambiamento. A cui la donna doveva far fronte con impeccabile comportamento, atto a non suscitare nè critiche nè invidie. Di qui, la miriade di comportamenti da ricordare, da come si scrive un biglietto per le seconde nozze a come si reagisce al maleducato che interpella per strada, orrore. Quasi tutti i brani sono gustosi, e le donne della mia generazione vi troveranno i perchè di alcuni comportamenti oggi a dir poco eccentrici, come per esempio non rivolgersi direttamente al cameriere. E se dico che dovrebbero farla studiare a scuola, questa Enciclopedia, è perchè meglio di ogni altro testo può rendere il senso di come, pur mantenendo inspiegabili remore come quella del cameriere o altre a piacere, a volte accada che una generazione sconvolga la storia. o quantomeno le aspettative.
La Compagnia Gramsci 29 mette in scena, fra le sue letture, un bel brano dedicato al rapporto donna-automobile, ma io ho scelto questo, il cui titolo completo è
"Prendiamoci cura degli hobbies del marito"
Se vostro marito ama la musica (...) spolverate i dischi con l'apposita spazzola di velluto e teneteli nelle loro custodie.
Se ha l'hobby della lettura, sta a voi preservare i libri dalla polvere. E' indispensabile una pulizia settimanale, soprattutto se gli scaffali non sono protetti da antine di vetro. (...) Se le rilegature dei libri sono vecchie, dopo avrele ben spolverate, passatele con una gomma morbida, del tipo di quelle usate per le tappezzerie di carta.
Se ama fare piccole riparazioni, tenete pronta una cassetta divisa a scomparti nella quale avrete disposto: un martello, una tenaglia (ecc., compreso "qualche metro di cavo elettrico"). Controllate che il materiale sia sempre al suo posto e rinnovate ciò che si esaurisce. Se volete meritare la riconoscenza di vostro marito, regalategli l'apposita cassetta porta-attrezzi da appendere in un angolo del ripostiglio.
Se ha l'hobby della fotografia (...) collaborate pulendo gli obiettivi con le apposite cartine al silicone."
E qui si ferma, chè come hobbies sono già abbastanza, con tutto il disordine che fanno. Io trovo grandiosa la gommina per pulire i "libri del marito", e voi?

PER FARMI PERDONARE...

... il lungo post con tanto di poesia, ecco un video dedicato ai prossimi attacchi di panico della Compagnia Teatrale Gramsci 29, che ad aprile folleggerà sui palcoscenici

GIORNATE 4


Essì, ancora una giornata di quellelì. Che però c'è stata dentro un sacco di roba, tipo che ho lavorato perfino - e non mi ci sono divertita, che lo so che sono fortunata che di solito sì, ma oggi no - e ho cucinato. Chè quando cucino lo faccio che duri un bel po': non perchè proprio non mi piaccia, ma tutto quel trafficare per una cosa effimera come il cibo mai l'ho capito. Epperò più del (dis)amor può il digiuno, e cibi industriali meno possibile - cioè ormai solo in caso d'emergenza - e quindi s'ha da fare. E ho realizzato oggi per la prima volta che dopo aver cucinato, dopo le minimo tre ore canoniche che ci vogliono per preparare cibi che durino qualche giorno, io devo andare a lavarmi. preferibilmente un bel bagno, ma anche la doccia va bene. non che mi inzaccheri o sudi sui fornelli - dovrei impegnarmi molto di più, per arrivare a ciò - ma è proprio una cosa che mi prende quando le ultime cose stanno cuocendo nel forno e l'uomo barbuto arriva a darmi il cambio, suo malgrado. allora sparisco, mi butto sotto l'acqua e mi cambio: allora penso che questa roba qui è perchè mi lavo via la casalinghità, quale altra spiegazione potrebbe esserci? E se mi scopre qualche luminare può inventare una nuova patologia - dopo le classiche anoressia e bulimia e la più recente ortoressia, che ancora non sono sicuri sia legittima difesa o ossessione maniacale perchè è la fissa di mangiare solo cibi sani. Si accettano definizioni per la nuova patologia.
E prima di preparare il cibo c'è stata una bella discussione col KGgB, e siamo riuscite ad accapigliarci sui concetti di, nell'ordine: critica letteraria, analisi del testo, letteratura, forma &contenuto, stile, ritmo. Abbiamo discusso due ore, poi ognuna se ne è andata nello studio suo. E lei non so, ma a me è venuto in mente che gli argomenti su cui ci si piglia in questa famiglia sono abbastanza inconsueti, chè mi venivano in mente le feroci discussioni con la Nessie sull'esistenza e l'importanza della "zona grigia" durante la Resistenza. E già le discussioni col KGgB non lasciano strascichi chè lei trascende fin troppo poco, ma quando mi è venuto in mente così le tensioni sono passate tutte.
A sostegno delle mie tesi sull'importanza della forma - il KGgB pensa che sia il contenuto ad essere determinante - le ho letto una poesia trovata su "Favole Apologhi Bestiari" a cura di Gino Ruozzi, un librotto che ho preso soprattutto per i Bestiari, che mi hanno sempre affascinato. La poesia, datata 125o o giù di lì, è di Chiaro Davanzati. spero che il volgare non sia troppo ostico, chè a me è piaciuta tanto. Il parpaglione è la falena.

Il parpaglion che fere a la lumera
per lo splendor, che sì bella gli pare,
s'aventa da essa per la grande spera

tanto che si conduce a divampare
così facc'io, mirando vostra cera,
madonna, e'l vostro dolce ragionare,
che dilettando struggo come cera
e non posso la voglia rinfrenare.
Così son divenuto parpaglione
che more al foco per sua claritate,
e per natura ha in sè quella cagione:
ed io, madonna, per vostra bieltate,
mirandola, consumo in piensagione
se per merzè non trovo in voi pietate.

Il KGgB ed io ci siamo trovate d'accordo su quanto questa poesia, a distanza di 8 secoli, riesca a comunicare lo stesso struggimento, la voglia di stringere la donna, l'incapacità di starle lontano. e il paragone con il goffo e suicida parpaglione riesce, senz'altri aggettivi o spieghe, a rendere lo stato d'animo del cantore.
Poi abbiamo ricominciato a discutere, chè io dicevo che... ma no, dài, il resto ve lo risparmio.

martedì, aprile 03, 2007

MA PERCHE' A NOI CI TOCCA BAGNASCO?

Si parlava con il KGgB: "pensa... se il papa fosse rimasto ad Avignone..."
Dopo i valdesi, che come abbiamo già detto sostengono i diritti civili, ecc
o che anche "il Seminario Teologico Ebraico di New York, considerato il centro dell'ebraismo conservatore - ci dice Peacereporter - accettera' anche aspiranti rabbini e cantori dichiaratamente omosessuali." Ultimamente, infatti, esperti legali (la " Commissione sulla legge e gli standard ebraici") appositamente consultati avevano dichiarato non valide le obiezioni all'ordinazione di rabbini gay e ai matrimoni fra omosessuali, che risalivano al 1992. C'è stata qualche obiezione anche lì alla rimozione del veto: ma, pragmaticamente, si è preso atto che la maggioranza dei favorevoli era schiacciante. Certo, la decisione riguarda quella specifica scuola ebraica, ma quella specifica scuola ebraica è un'opinion leader all'interno del mondo religioso ebraico, e dunque la decisione non sarà priva di ricadute.
Se il papa fosse rimasto ad Avignone, tra profumi e sapori della douce france, sarebbe più umano adesso? e manderebbe bagnasco a vedere di persona quali sono i veri problemi, tipo in una bidonville di Lagos? e senza scorta.

VARIE ED EVENTUALI

Giornata molto virtuosa, la mia, chè cibo poco e camminare... be', tanto no, ma ho camminato. E in più mi sono sottoposta all'Orribile Prova del Genitore, il girone dantesco dei prof. Studiato ben più perversamente di quanto non seppe immaginare il Sommo per i dannati, chè i prof giammai vengono accorpati per sezione, classe o altro criterio logico, ma dispersi su ben sei piani di scuola, dai fondi al quarto piano. E l'ascensore, è ovvio, lo usano solo i prof. E, altrettanto ovvio, quasi nessun prof fissa appuntamenti ma, nel caso, non li rispetta. O non li rispettano i genitori, il che fa uguale quanto a risultato. Così ci si ingegna: si scrive il proprio nome su fogli non previsti per questo uso - e le liste assumono le forme più strane, dalla coda di topo di Lewis Carrol a complicati giri intorno al foglio - poi si corre al piano di sotto dove si discute se abbia prima la precedenza chi ha scritto il proprio nome o chi aveva l'appuntamento, indi si va di gran carriera nei fondi sperando che il proffo là relegato non sia part- time, chè nel qual caso invece di due ore di ricevimento gliene tocca una e se n'è già andato, beato lui. In veste di genitori, ci si rivede con amici di infanzia e compagni di militanza e persone-che-peccato-che-non-ci-si-vede-mai: ma vanamente, che il tempo di riconoscersi e via, un'altra rampa di scale attende, marianna mariannissima.
Insomma, questa sera perfino il gufo è stanchello, così saccheggia qua e là:

n° 1 foto di orango perchè gli oranghi mi fanno una pena infinita, quando li vedo negli zoo, e mi piace pensare che questo (questa?) sorrida dove invece ha il diritto di stare, nella sua foresta

n°1 parola rubata a Toubab, il programma di Radio Popolare (c'è ancora, o voi appassionati che la ascoltate?) perchè mi piace assai:
Eputsha(si legge epucià). Aggettivo maschile e femminile, singolare, in lingua lingala (Congo Kinshasa). Significa "persona cara, magica, preziosa". Deriverebbe dal nome di una pianta che contiene un'essenza per l'appunto magica utilizzata dalle donne per esaltare la bellezza. Tale pianta si trova solo in Congo. Il termine eputscha (risposta meticcia ai canonici aggettivi usati da una coppia di innamorati) può essere usato per donne e uomini di ogni angolo del mondo. Sono tassativamente vietati il diminutivo (eputshina/o) e il vezzeggiativo (eputshuccio).

n°1 video che pare stia spopolando sul web: quello che riporto qua è il video riassuntivo, quello vero è peggio: è una webcam puntata su una forma di formaggio cheddar in maturazione. Ne dà notizia Zeus news e farei il link se Firefox funzionasse e invece no, solo Safari in questo momento prende blogger. Quindi, se volete, leggetevi tutto l'articolo, che è carino, qui:http://www.zeusnews.it/news.php?cod=5585

lunedì, aprile 02, 2007

OGM, PUSSA VIA!


Non sono in tanti a saperlo, ma sui prodotti biologici era sospesa una spada di Damocle: in contraddizione con le regole stesse del biologico, in Europa si voleva far passare come "ammissibile" una soglia di contaminazione da OGM del biologico dello 0,9%. In pratica, poteva essere dichiarata "di produzione biologica" anche una partita di prodotti che contenesse quasi l'uno per cento di organismi geneticamente modificati. Che può sembrare una sciocchezza - quasi l'uno per cento vuol dire meno di una mela su cento, anche se non è così che funziona - ma significava ammettere che nessun tipo di produzione e nessun attento consumatore è al sicuro dagli OGM. E di lì ad ammettere che, quindi, tanto vale... il passo è breve.
Perchè, è ancora meno persone ne sono informate, l'agricoltura "convenzionale" (cioè industriale, quello che troviamo nei mercati e supermercati) ammette già la contaminazione dello 0,9%, dove questa percentuale è fissata come "soglia dicontaminazione accidentale". Il Parlamento Europeo ha bocciato lo 0,9 per il biologico, e ha stabilito che l'unica percentuale ammissibile di OGM nelle produzioni biologiche è lo o,1%. Che corrisponde, lo dicono anche i più feroci anti-ogm, a una minima oscillazione negli strumenti di rilevazione e non a una presenza reale di OGM.

Il pronunciamento del Parlamento - che non è legge, perchè la Commissione Europea non accetta che l'espressione dei cittadini sia vincolante - è importantissimo: 585 voti a favore dello 0,1%, solo una sessantina fra contrari e astenuti. Anche la Commissione, si spera, dovrà tenerne conto, e tenere conto dell'opposizione generalizzata all'alimentazione geneticamente modificata che essi esprimono. E fa piacere, una volta tanto, notare che figure istituzionali e parlamentari italiani - Mario Capanna, p. es., ma il dibattito è stato lungo e acceso, perchè c'era chi, anche fra i bologici, sosteneva l'ininfluenza della cosa - sono stati fra i più attivi nel sostenere la battaglia anti-ogm.

domenica, aprile 01, 2007

INDIETRO TUTTA

Mi scrive l'amica di penna Sonia, che è di penna veramente perchè ci scriviamo con vera carta e vero inchiostro, e devo dire che la busta nella cassetta è un altro piacere, rispetto alla mail. ma non questo è l'argomento, chè la combattiva Sonia
mi scrive che a Radda in Chianti, dove lei vive, stanno mettendocela tutta per "salvare il mondo": letture pubbliche alla biblioteca locale (c'è anche il mio libro, mi farò raccontare le reazioni), proiezioni del film di Al Gore sul cinema e, soprattutto, un circolo che si chiamerà "Invertire la rotta" o forse "Indietro tutta" e che prevede incontri molto pratici su come imparare a fare le cose. Sonia cita le conserve, il pane, il riconoscere e usare le erbe selvatiche, il cucirsi gli abiti e addirittura fare i panieri, e il pioniere che c'è in me muore d'invidia. Anche se so che a cucire sono un disastro, chè mi scappa la pazienza, e che un cesto intrecciato da me somiglierebbe a una scultura di picasso. però penso che è bello aver voglia di fare le cose e poterle fare insieme agli altri, senza troppe complicazioni sul dove, come, con chi e perchè. chè giusto su queste cose si stava riflettendo con l'amicae. in questi giorni e chissà cosa ne verrà fuori. Per l'intanto, la Sonia mi regala anche una dritta di autoproduzione, chè mi dice che le tisane lei se le fa da sè con le aromatiche e i fiori: le aromatiche ce le ho sul biobalcone, i fiori un po' anche e gli altri... qualcuno sa dove c'è un glicine saccheggiabile, o un tiglio, o una robinia? Ma adesso le chiedo meglio, alla Sonia, che è una piena di idee.