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sabato, novembre 12, 2011

TRICOTEUSE





Il segreto dovrebbe essere la regolarità: in questi due lavori patchwork - il primo pescato su internet e l'altro eredità della mia mamma - si vede bene che, nonostante lo stile diverso, la precisone del disegno e del lavoro è il primo pregio visibile, quello che dona l'attrattiva a semplici ritagli di stoffa o lana combinati insieme.
Per i miei Copertazzi non si può certo dire altrettanto: sono un lampante caso di montagna  che va ai ritagli visto che non riesco a mandare i ritagli alla montagna. Insomma, il Copertazzo lo si fa tornare: come idea, come cuciture, come combinazione, come spazi... e ci si diverte a farlo proprio perchè si può procedere un po' (tanto) a caso, assemblando forme e guarnizioni secondo l'umore del momento e non secondo uno schema precostituito.
Mi avete chiesto notizie del mio strambo tricottare ed eccole: è tutto qui. 
Ora che sono tornata a casa dalla clinica e attendo di vedere quanto sia stabile la situazione, il Copertazzo sarà un alleato di chi cerca di tenermi lontana da lavori più stancanti e impegnativi, quelli che in una casa ti attendono sempre al varco: forse così si riuscirà a ribaltare la classica situazione del tricotaggio,  che da metodo per aspettare può diventare un mezzo per farsi aspettare.

sabato, ottobre 01, 2011

MAMMUTH GIALLI E MAMMUTH E BASTA.


Vado in libreria - che, sia detto fra le lineette, è diventata scomodissima, con libri sulle scale, negli angoli, da girargli tutt'intorno. immagino che lo scopo sia quello di far fare fitness all'unica categoria rimasta sedentaria, quella dei lettori, e di distrarre quelli che ancora non lo sono finchè non si ritrovano ipnoticamente con almeno un libro alla cassa - e non trovo più nulla, grazie a un tipo di classificazione e presentazione che ancora non capisco. Tanarda io, non mi addentro. 

Ma sta di fatto che anche quando li guardo, questi libri messi in un ordine che non capisco, trovo: i noir, che aborro e aborrisco, in numero di tanti; i gialli, che mi piacciono solo sceltissimi e datati, in numero di tanti e non granchè scelti; i romanzi a sfondo storico, a volte noir o gialli a sfondo storico, in genere ripetitivi e assolutamente commerciali; i romanzi assolutamente commerciali. 
E le ristampe astute, sempre di più. "Vacanze matte", un romanzetto carino che esalta insieme lo spirito pioneristico americano e il valore non tanto della cultura quanto del saper applicare ciò che si legge, viene in questi giorni lanciato come "Novità". Peccato sia del '59 (ne hanno fatto anche un film con Elvis Presley) e che nessuno lo dica al potenziale lettore, dacchè forse anche il senso cambia un poco, no? 
Altrettanto dicasi per un divertente libro horror di Christopher Moore, uscito quasi vent'anni fa, che si chiamava "La commedia degli orrori", che avevo letto con gusto.
Dopo parecchio tempo passato senza alcuna notizia, da qualche anno escono altri libri di un autore con lo stesso nome: ne comprai un paio, sperando che mi piacessero quanto mi era piaciuto il primo, all'epoca. Invece no, peccato, e ne avevo dedotto che l'autore non fosse lo stesso. 
Errore, è sempre lui -  finchè è stato alle Hawaii, ci dice Wiki fra le righe, non ha combinato un tubazzo, poi è tornato nei produttivi USA -  e secondo me l'intervallo non gli ha fatto tanto bene, ma forse è un parere personale che risente dei miei gusti very slow. 
In ogni caso, anche "La commedia degli orrori" è ora in libreria come "Novità", con un titolo diverso: ma perchè, santi numi? Fino a poco tempo fa, presentare le prime opere passate inosservate di un autore che nel frattempo è diventato più noto era buona cosa anche per l'editore. Magari adesso, fra cocoprò e le fughe di cervelli verso gli agriturismi e i readings nessuno si ricorda più cosa si è fatto in anni antichi come il 1995, pies, e tutti si esaltano per aver trovato un tesoro rimasto sepolto, chissà...

Ma, soprattutto, in libreria trovo romanzi che parlano di malattie, lutti,  rimpianti e disordine e tragedie improvvise: non che siano tutti negativi nel loro senso complessivo, anzi, ma se uno di questi non è l'elemento centrale si può star sicuri che è almeno il controcanto. 
E' giusto così: la generazione che ora scrive e pubblica si è raccontata in molti modi, accavallandosi a quella dell'ottimismo per diventare quella della rivendicazione - rabbiosa, incazzata, spesso tragica, ma quanto viva! e imprevedibile, bizzarra, divertente... - e, se fosse andata come nelle epoche passate, a quest'ora sarebbe più o meno uscita di scena. 
Invece siamo tutti qui, con la testa piena di progetti, la voglia di lavorare - come sentirsi esclusi da quel mondo là fuori per mettersi a fare i nonni, ammesso che qualcuno faccia ancora bambini? - ma con i nostri acciacchi fisici e psichici, e quelli degli amici, e quelli del mondo se lo sguardo è appena più largo. E anche quelle sono esperienze, sono emozioni, sono pensieri che girano per la testa e per la penna, realtà che non si può fare a meno di trasformare in racconto.
Tutto ovvio, e giusto, così dev'essere: che ha da fare, d' altro, uno scrittore?

Ma io, ecco, arrivo a metà e scopro che in quel libro il malato lo avevano nascoto a pag. 132, e non ho voglia di continuare, di sapere cosa gli succede, di com-patire con lui. E se invece l'ecologista che gli muore la figlia sotto gli occhi mentre sta difendendo gli alberi (non l'hanno ancora scritto questo? me mi pare di sì, ma in ogni caso arriverà) arriva solo a pag.198, ecco, mi basta il sospetto che possa andare così.. e anzi, mi basta che dabbano difendere gli alberi. Perchè finchè si può agire ci si indigna e ci si incazza, altrimenti rimane lo sconforto di questo mondo così pronto a cambiare (mille segnali lo dicono) e così drammaticamente costretto a diventare invece sempre peggio. E potrei fare altri esempi, ma sono sicura che i miei personali grandi lettori hanno capito.

Quello che manca sono un bel paio di scrittori seriali, sì, ma umoristici: l'umorismo è ormai televisivo, e io ne sono tagliata fuori per scelta e abitudine. Non disdegnerei neppure la chick-lit  (se guardate il link, non date retta alla bestilità di Jane Austen come antenata del genere) , ma come orientarsi fra le molto irritanti, le abbastanza irritanti e le fortunate eccezioni?

Così, biblioteca comunale a parte da cui spero sempre che escano tesori finora me ignoti, ho pensato che tanto vale la mia libreria. Che è plurale, e comprende un sacco di bei titoli. E anche di roba che, finchè non provo a rileggerla, non posso neanche chiedermi "ma perchè l'ho tenuta?". E di romanzi che erano di moda trent'anni fa e ora forse sono quasi classici, o lo saranno. E di cult, con il gusto tutto privato di averli scoperti prima che lo diventassero. 
Insomma, perchè non mettere un bel "Novità" mentale su molte copertine e rileggere ciò che già ho, invece di farmelo rifilare con un altro titolo?

Quindi, se e quando le forze mi reggeranno, potrete leggere qui sopra - un trailer, cari lettori, questo post è il trailer più lungo del mondo - recensioni di libri usciti prima del 2000, ma che dico, prima del 1980, anzichè, addirittura prima del 1960. E ce n'è anche rifasciati con la carta blu, che daterei verso gli inizi del '900. 
Perchè - doppio trailer, cari lettori ! - da queste parti ai blogger di Blogger  si è unito un Mammuth Giallo che parla di film senza nessuno scrupolo, e mi fa sentire autorizzata a fare altrettanto con i libri. 
Qualche anticipazione? Elizabeth Von Armin, Georgette Heyer, magari Yehoshua... ( be', non fidatevi ciecamente. oppure ricordatemele).

venerdì, marzo 04, 2011

VENTO DELL'EST



Pare che abbiano stabilito - non chiedetemi dove l'ho letto, ma non era la Settimana Enigmistica, no - che la meditazione influisce davverissimo sul sistema immunitario e/ o neurovegetativo. 
Attraverso esperimenti condotti con tutti i crismi della scientificità, hanno dovuto ammettere quell'idea da fricchettoni delle buone vibrazioni, del qualcosa che dentro di noi muove... non proprio il mondo, ma qualche cellula e ingranaggio sì. 
Ecco, per come potrei spiegarvi il fenomeno io dubito che ne ricavereste informazioni attendibili,  ma si vanno sempre più scoprendo correlazioni tra la nostra salute e cose - come il movimento o appunto la meditazione - che fino a qualche anno fa apparivano improbabili.
Potrebbe anche essere una colossale bufala, è vero, come lo sono già state l'allarme per il colesterolo o l'aviaria, ma finora non si scorge una finalizzazione commerciale. Potrebbe, perfino, essere una bella manovra per tenerci tutti quieti a pensare al nostro io interiore ed esteriore, però di questo passo mi metto a parlare delle scie nel cielo e siete autorizzati ad abbattermi. 

Quindi, facciamo che ci credo: lo dice la scienza e ci ho i miei motivi per crederci. Lo dice anche il qi-gong, e infatti vado in palestra una volta la settimana da un paio d'anni: e ho capito  quali sono i principi del "lasciarsi andare" con la mente impegnando corpo e riflessi in movimenti coordinati e ripetitivi, così da raggiungere più facilmente una sorta di astrazione - che, ma non pretendo di convincervi, riesce davvero a far sentire l'energia, il qi, che giraingiro dentro di voi. 
Ciononon, solo l'altra sera e solo perchè l'ha detto l'istruttore, sono arrivata a capire che lo scopo dei raccontini zen è esattamente lo stesso. Mi sono sentita proprio un po' tarda, dal momento che sapevo benissimo che il loro intento è quello di "impegnare" la mente, ma non mi è mai venuto in mente di fare due più due e capire che anche così si può raggiungere la concentrazione sul niente.

Va bene, ho capito: abbattetemi lo stesso. 
Ma non prima di aver letto il raccontino zen - un koan, fatto apposta quindi per la meditazione - che vi regalo.
Un discepolo chiede al maestro qual è la profondità del fiume Zen
"Tre pollici", è la risposta.
"E chi può nuotare - chiede ancora il discepolo - in un fiume simile?"
"La montagna."

E' attribuito a Tcao Tchan e riportato da Jean Claude Carrière - sceneggiatore di un sacco di film, soprattutto di Bunuel -  nel suo splendido "Il circolo dei contastorie", che raccoglie storie e storielle di tutte le tradizioni (ma il sequel di questo libro non è altrettanto bello, sia detto come info supplementare).
Non tutte le storie definite zen sono koan, però, ci sono anche quelle come questa:
Un maestro zen, avendo saputo che un suo discepolo non toccava cibo da tre giorni, gli chiese la ragione di quel digiuno.
"Cerco di lottare contro me stesso", gli ripose il discepolo
"Compito difficle" disse il maestro scuotendo il capo. "E con lo stomaco vuoto dev'essere ancora più difficile".

Eggià: che sia scienza o ascesi, il dato fondamentale rimane il saper sorridere di se stessi.

venerdì, agosto 06, 2010

PRESENTI E ASSENTI



In "Comma 22" - che consiglio a chiunque di leggere, senza lasciarsi scoraggiare dal film - uno degli straordinari personaggi è il Maggiore Maggiori. Non ci si può ricordare cosa fa il Maggiore Maggiori, perchè la sua specialità è quella di non esserci: il Maggiore (qualifica) Maggiori (nome proprio), infatti, riceve i soldati solo quando lui non c'è.
Mi sono sentita il Maggiore Maggiori quando, aprendo il blog dopo lunga assenza e controllando, così tanto per fare, gli accessi e le presenze, ho scoperto che proprio in uno dei giorni di questo periodo il numero di visitatori del mio blog ha battuto - cheddico, doppiato e triplicato! - ogni precedente record.
Apparentemente, senza nessuna ragione: ma anche se una ragione ci fosse, ovviamente non la saprò mai.


Non mi resta perciò che tornare al mio punto di partenza, all'incipit originale: a grande e pressante richiesta dei miei lettori (due su due), questo blog riprende. Accantonando per il momento la tentazione di dichiararlo chiuso, kaputt, finito, faccio i conti con l'atroce Morbo del Blogger, quello di non sapere cosa scrivere dopo un periodo di assenza: ma già questo sarebbe un bell'argomento, chè le esitazioni che così spesso portano alla morte per inedia dei blog si potrebbero analizzare e studiare per definire l'essenza del blog
istesso in quanto precipuamente blog. Che è, almeno teoricamente, immortale e immarcescibile, eppure raccoglie l'effimero più spinto, la narrazione di momenti privati che - e questo secondo me è il dato più curioso, a meno che altri non mi smentiscano - non viene mai riletta neppure dagli autori.
Uh, ci si potrebbe filosofare per ore, ma vi risparmio. Fatto sta che da quando la Comune-ty si è fatto dissolta senza senza un lamento, gnanca un plissè ( come forse sarebbe stato logico prevedere ma come io credo tutti speravamo che potesse non accadere) noi blogger rimasti attivi ci sentiamo un po' troppo alle prese con la nostra singola individualità. Non che siano, una per l'altra, individualità da poco, anzi.
Ma, forse non solo a me, a volte viene un po' il dubbio se ciò che vorremmo dire qui sopra può interessare chi ci legge, ora che non si è più certi dello zoccolo duro di riferimento. Chi mai, pies, potrà appassionarsi al modo per ottenere un hamburger morbido, con chi posso fare polemica sulla martavincenzi (a favore, nonostante), a chi esternare i miei ponderati e ponderosi pareri politici?
Partescherzi, che ci sono alcuni lettori attuali, usuali, lo so: alcuni, anonimi e non, mi lasciano qualche commento, altri sono soprattutto o sempre silenti, e a tutti loro penso quando scrivo, contenta e grata che ci siano. Ma insomma, manca un po' di feedback per rendere più movimentate le cose, che già di loro tendono al piatto - be', lo so, è anche agosto, oltretutto.

Perciò adesso posto la foto di questo bellissimo mezzo di trasporto - e intanto smetto di far la lagna, neh? - annunciando che vorrò provarlo durante la mia vacanzina a Thun, Sguizzera (come dice Achille, il bradipo star) , insieme alla caccia al tesoro turistica e alla visita alle grotte/cascate. Le vacanze demenziali mi piacciono un sacco, a me.
E noto di seguito che leggendo il Manifesto ho potuto sentirmi per un attimo Maria Antonietta: me lo ha permesso la mia dieta, che da due mesi ha cancellato il grano dalla mia vita. Senza peraltro cancellare i chili che dicevano essere correlati. Perciò, per quanto mi riguarda, che speculino pure ( e sia detto a dimostrazione di quanto le diete possano rendere cattivo un essere umano).
Nel frattempo, non manco di usare la dieta stessa come spunto per le mie riflessioni a pera, che vi regalo: nella speranza di arrivare a Thun come taglia singola e non doppia, in quest'ultima settimana ho eliminato (su indicazione della dietista) tutti i carboidrati e gli zuccheri.
E ho così potuto constatare la fondatezza di quanto avevo letto una volta in un saggio storico: nel passato, diceva questo libro che non so più quale, la gente definiva "carestia" lo stato in cui scarseggiava il necessario per fare il pane, indipendentemente da quali altri cibi erano a disposizione.
Non si parla delle grandi carestie, ovviamente, in cui davvero non c'era nulla da mangiare: ma molte delle carestie che si sono succedute nei secoli erano appunto, "mancanza di pane" e non carenza assoluta di cibo. Questa tesi mi era sempre sembrata un po' strana ed opinabile: dopotutto, perfino un lombardo (" ... con una voglia di pasta col pane che riempia, magari, un bidet" , cantava Jannacci ) se ha a disposizione altre cose, del pane può fare a meno. Non è così: o meglio, sembra di poter sopportare la privazione finchè qualche cereale o zucchero , in un modo o nell'altro, lo si assume. Ma nutrirsi di sole proteine e verdure... ecco, ora non ho dubbi che fosse considerato "carestia". E credo che a uno qualsiasi dei nostri trisnonni sembreremmo tutti scemi noi, che ce la autoinfiliggiamo.

Ditelo, che sentivate la mancanza dei miei post dipaloinfrasca...

venerdì, ottobre 16, 2009

CHI L'HA VISTO?


Appena l'ho visto, l'ho riconosciuto: un suo fratello nato dopo campeggiava nella cucina di mia madre, e dopo gli anni che ho passato nella cucina mia posso affermare con sicurezza che lui (it, per la precisione) è l'unico attrezzo in grado di fare le verdure julienne come si deve. Nè pappetta, nè bastocini, ma sottili come fiammiferi: il giusto.
E, quel che più conta, con poca fatica e velocemente, a consumo elettricità zero, e con facilità di pulizia una volta finito. Insomma, è l'apparecchio perfetto, anche senza contare che il suo colore improbabile e la bella etichetta del "Moplen" (la plastica che sembrava un materiale pressochè magico, a cui faceva pubblicità Gino Bramieri) lo renderebbero un oggetto cult se solo non mi avesse risolto il problema delle insalate, in particolare quelle di sedano di rapa che è buonissimo ma altrettanto ostico da grattuggiare.

Questo gioiellino della cucina arriva dritto dritto dagli anni '60 e mi è costato euri cinque in un Mercatino dell'Usato. Dove abbiamo già preso, in questo periodo, un carrello per portare pesi durante un trasloco, quattro sedie, bellissimi e costosi cuscini da divano nuovi scontatissimi, un pirofila con coperchio, una pentola a pressione. Fra tutte queste cose, quella che costava di più costava 18 euro, ma le altre erano tutte intorno ai 5.
Non vi sembri uno spottone gratutito: so bene anch'io che ormai molti Mercatini sono una grande speculazione sulla distrazione di chi porta la roba da vendere e poi se ne dimentica, oppure sono accozzaglie di oggetti di semi-antiquariato di scarso valore. Ma non tutti sono così e segnalo quello appena aperto a Santa Zita- Foce, via Rivale - non per motivi professionaliruffiani (io e nessie ne abbiamo curato il lancio di stampa) - ma perchè è davvero bellino: però, brutti o belli che siano, la filosofia che c'è dietro rimane intelligente.
In tempi duri di precariati e collassi ecologici, sarebbe un'ottima abitudine dare un'occhiata periodica ai mercatini, e magari abituarsi a ragionare sul possibile utilizzo degli oggetti invece che sull'acquisto mirato e immediato.
Chè se mi fossi fatta cogliere dalla Disperazione da SedanoRapa e mi fossi fiondata a comprare un elettrodomestico, ora sarei meno contenta, più povera e con le insalate meno buone. Augh.

giovedì, agosto 20, 2009

SASSO, CARTA, FORBICE


Questa estate ci ha qualcosa che non va nei giorni, che tutti hanno scoperto che in fondo non avevano poi tutto questo tempo come gli pareva di avere e non sono pochi quelli che hanno cambiato programma. Così è un'estate che sembra che non ce n'è nessuno e invece non è vero mai, c'è il turn-over: anche qui nel barrio alto, che un sacco di gente non va via e ti dici ah, ma allora la Crisi arriva davvero, neh?
Anche le vacanze dell'uomobarbuto e mie sono, finora, vacanze casalinghe, come quelle di Paperino con la palma finta epperò, strano ma vero, l'estate è ricca comunque di scoperte.


La biblioteca, in primis. Da cui, come Sally Brown, ero terrorizzata: e invece ho scoperto che ci sono amabili impiegate - di quelle che fanno la maglia e ti sorridono dietro gli occhiali, anche se non hanno nè la maglia nè gli occhiali - che ti fanno la tessera in quattro e quattro otto e ti consigliano anche su come sfruttarla al meglio.

Così, seconda scoperta, lì ho subito trovato un film d'eccezione: si chiama "Napoletani a Milano" e dovrebbe essere mandato nella scuole per rispondere ai deliri dei leghisti. Protagonista e sceneggiatore è Eduardo De Filippo che, pur non essendo del tutto a suo agio col cinema, riesce a sfatare i pregiudizi sui terroni ma anche quelli sui milanesi: nel film ognuno parla il suo dialetto (stretto, anche) e anche quest'ultimo diventa elemento di unione, non di divisione. Che allora - era il '53 - a parlare italiano erano solo i sciuri. Non vi dico altro, se non che il film è da vedere - gratis, si può tenere una settimana - per farsi venire la nostaglia. E anche per imparare come costruire una bella storia - didattica, forse retorica, ma bella.

Ma non sono stata chiusa qui a leggere e vedere film, nonnò: che dopo soli otto anni ho scoperto che a qualche metro da casa mia c'è una bellissima spiaggetta degli sfigati multietnici, ovvero l'unico rettangolo di spiaggia libera in mezzo agli stabilimenti appunto dei sciuri. Ci si va senza formalità, verso le sei, e si guardano i turisti squattrinati (chissà come ci arrivano, lì, che dalla strada non si vede...), il lettore del Manifesto con la maglietta in testa in quanto privo di cappello, il vù cumprà che poggia i suoi sacchi e gioca a carte con l'amico siciliano, la famiglia albanese coi bambini magri magri, la ragazza russa col solito fidanzato d'età. Vuoi mettere con i discorsi di pastasciutte e costumi sotto gli ombrelloni a pagamento? L'acqua è pulita, la spiaggia, ahimè, piena di enormi sassi: ma per meno di 15 euro totali abbiamo comprato delle bellissime scarpine di gomma, quarta scoperta.


La quinta scoperta è di nuovo stanziale, un libro tutto rosa di easygiardinaggio che si chiama "Smalto, rossetto e pollice verde".
Di quelli che mi piacerebbe che mi intervistassero con la classica domanda "il suo libro per l'estate?" solo per potergli dire questo qui in mezzo alle "riletture di Goethe" e alla "riscoperta di Gide". No, ecco, non consiglio di comprarlo, che costa ben 17,50 euri, solo per divertirvi a leggerlo come ho fatto io, che amo follemente i manuali: ma se pensate di allevare delle piante prendetelo sì, eviterete un sacco di errori. E in più imparerete a fare un bel bouquet, le caramelle fondenti, i centrotavola più semplici del mondo e insomma tutte quelle cose utili della vita.


E per questo post basta, ma altre scoperte verranno rivelate man mano.

Ah, no, chè c'è stata anche la scoperta tragica: i ranocchi della Calamity si sono rivelati una specie in via di estinzione, i miei sono gli ultimi esistenti al mondo. Dubito che si riproducano - anche perchè penso siano tutti maschi - e quindi... toccherà seguire altre avventure, già.

giovedì, giugno 04, 2009

ABBIAMO VINTO


C'è, o per meglio dire c'era, un pastore luterano al governo ininterrottamente dal 1971. Peggio di Andreotti. Il potere, evidentemente, da un certo punto in poi gli dà alla testa: prima attenta alle virtù di una signorina, poi lo accusano di corruzione e infine viene resa nota una sua vanteria "io sono il re della Groenlandia". Vi ricorda qualcuno?
Ma, guarda un po', il pastore si dimette dalla sua carica di presidente della Camera, pur continuando a protestare la propria innocenza, e neanche ciò gli basta: alle recentissime elezioni (la notizia è di ieri) prende una solenne batosta.
Vi viene un po' di invidia? Ma dài, si sa che ci sono Paesi più avanzati di noi in fatto di democrazia, di rispetto della cosa pubblica, di etica della politica e non solo.
Per esempio gli esquimesi, o Inuit come preferiscono essere chiamati: è in Groenlandia, infatti, che hanno stravinto i compagni dell'Inuit Ataqatigiit, (trad. "Comunità dell'Uomo"), il fronte degli esquimesi indipendentisti di sinistra.

Non si sa quante parole abbiano per dire "rosso", ma di sicuro hanno festeggiato la vittoria con le bandiere rosse in piazza.

sabato, febbraio 28, 2009

TOLGO UNA VITINA QUI, UNA LI',,,,


Ottavio batte, e di brutto, la Nessie.
E noi facciamo il tifo per Ottavio - e anche un po' per la Nessie, del resto - senza nessuna esitazione. Vai così, Ottavio, colpisci nella notte!

Non fa piacere pensarlo (in) quanto ci fa piacere mangiarlo, ma il polpo pare che sia uno degli animali più intelligenti. Nella foto (reuters, tratta da republikit) c'è un esemplare che apre una bottiglia, ma in libertà il polpo si costruisce la sua tana con i sassini e se ne porta anche qualcuno dentro: se arriva gente con i denti aguzzi che se lo vuole pappare, i sassi diventano efficaci scudi, manovrati dai tentacoli. Putroppo per lui, la sua intelligenza non lo protegge dalla cattura, che anzi è piuttosto facile, nè gli serve a molto altro: pare infatti che non ci sia "trasmissione di sapere e di esperienza" fra una generazione e l'altra (non ricordo più se a causa di una vita troppo breve o per un altro motivo) e così ad ogni singola intelligenza di polpo tocca far tutto da sè, come se ogni cosa fosse sempre nuova. E la specie, nel suo complesso, rimane dov'è. Non è un dato terribilmente ricco di implicazioni e di morali?

venerdì, novembre 28, 2008

COSì COM'E'


Un giorno aiutai una tipa a portare delle pentole. State attenti, che sembra un po' una favola africana.
Io uscivo da yoga, lei trascinava - letteralmente- quattro sacconi. "Vuoi una mano?" "Oh, grazie, non speravo più che qualcuno me lo chiedesse...." I quattro sacconi contenevano, appunto, pentole.
Pentole in pietra, bellissime. Non le portammo lontano, ma in due era comunque un'altra cosa.

A distanza di un annetto e attraverso giri improbabili che comprendono un contadino biologico molto ordinato - svizzero, potrebbe essere: porta tutto bel pulito, ben allineato, il bigliettino del conto che prenderebbe un "bravo! " dalla maestra - la mia fatica muscolare viene ripagata con consigli su come sfruttare al massimo le proprietà vitamiche e antiossidanti dei vegetali, inispecie ovviamente biologici.
Chè io ne so, di biologico, ma sulla pratica sono scarsina e mi limito a mangiare, preferibilmente crudo. E, soprattutto d'inverno, crudo è ben più difficile.
Così, la Tipa delle Pentole - lo so
, il nick non è carino ma immediatamente comprensibile - mi ha suggerito di fare centrifughe con ogni sorta di vegetali, come insalata e mela, pies. E fin lì, ok, magari ci potevo arrivare.
Poi mi ha insegnato a cuocere a vapore - tanto vapore caldissimo, la verdura dentro coperta, due o tre sbollentate e stop: così dovrebbe mantenere tutte le proprietà.
Poi mi ha detto che, sempre pies, se unisco una verdura tipo bietoline tagliate fini fini fini al riso quando è quasi cotto, loro si cuociono subito e il riso viene più buono. Ma mi ha anche detto che il miglio rinforza ben più del riso (ma questo lo sapevo) e il miglio fresco ancor più.
E, infine, mi ha dato i consigli "per osmosi": rideva anche lei, chè aveva paura la prendessi un po' in giro, ma mi ha detto che lei prova ogni sorta di impacchi con le verdure ridotte in poltiglia su viso e capelli. Prima fa le prove, e poi vede quelle che vanno meglio.
E, ha aggiunto, dopo le cure micidiali perchè non ti fai un bel bagno nel cavolo? Che i cavoli, tutti, abbiano proprietà fortemente depurative e risananti anche per contatto - venivano usati per asciugare le piaghe - è tesi sostenuta da millenni e da tutti i naturopati. Secondo la Tipa, io potrei tritare fine fine una grossa verza, buttarla nell'acqua del bagno molto calda e lasciare che là esprima tutta se stessa prima di buttarmici anch'io. E, già che ci sono, usare la polpa sparsa nell'acqua come uno scrub delicato.
E perchè no, dopotutto? Lush senza l'intervento di Lush, in fondo.
E senza, giurin giurella, mascheroni o formule rituali.
Vi farò sapere com'è andata, promesso.

venerdì, ottobre 03, 2008

VAL PIU' LA PRATICA...


E' un po' paradossale, giaggià, ma si tratta  che in questo periodo - che spero finisca asap o qupì, come preferite - devo razionarmi il tempo al computer. 
Perchè fatto sta che se ci sto troppo, i miei dolori misteriosi ("dono il mio corpo alla fantascienza" è l'epitaffio che ho scelto, ve l'ho già detto?) e sadici si fanno sentire ancor più. Oppure, volendo leggerla nell'altro modo, se sto in piedi e cammino e traffico, i dolori si fanno sentire meno. 
Succede anche, in questo istesso periodo, che lo swiftiano problema della servitù si è arenato sullo zero, perciò sto seguendo la politica dell'unire l'utile all' undilettevole, e mi faccio le robe da me. 
Che poi, certe cose non mi dispiace neppure e ciò un po' mi preoccupa: per esempio, avevo sempre pensato che stirare un lenzuolo fosse superiore alle mie forze e capacità e invece scopro che, se il KGgB mi aiuta a piegarlo, tric trac e ci si mette un attimo, giuro.  
Questo ve lo dico chè so che anche voi non ci avete mai provato.  

Ma, come al solito, tutto ciò è premessa per dire che il blog un po' ne risente, marcato stretto dalla concorrenza di un lavoro che va pur fatto e che si mangia il mio Tempo-Mac. 
Però ho trovato una bella ricetta, di quelle che fanno arricciare il naso a chiunque, e quindi mi affretto a postarla: è su un libretto pieno di cose più fattibili che si chiama "Io lo so fare" ed è edito da Terre di mezzo al modico costo di 2 euri. 

Convinta del mio dovere di essere avanguardia, come nel caso degli assorbenti naturali che fecero arricciare il naso già più di un anno fa e ora ne parlano tutti e c'erano anche in vendita a Fa'la cosa giusta pur se i nasi continuano ad arricciarsi, ecco, la ricetta che posto oggi è quella per il grandioso

Shampoo Hummus:
un bel cucchiaio di farina di ceci
200 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di aceto
e una qualsiasi bottiglietta vuota
Con l'imbuto, mettere la farina di ceci nella bottiglia, poi aggiungere l'acqua e l'aceto e scuotere  bene il tutto. Usare come uno shampoo normale.

Qui sopra è la ricetta originale: se ci fosse qualcuno che vuole farla o'veramente, consiglierei di sostituire l'aceto con succo di limone - che è vero che l'odore dell'aceto poi se ne va, ma poi. E, non so, ma io mischierei prima di imbottigliare, no?

Ma, come dicevo, il librettino contiene cose utili e interessanti: ne riparlerò. So che non vedete l'ora.


martedì, settembre 16, 2008

SCOPERTE TARDIVE


Per la generazione del '68 e dintorni, Lyndon Johnson fu il presidente della guerra del Vietnam: in realtà non fu lui ad iniziarla nè a concluderla, ma fu lui a soffiare sui venti di guerra, pare anche mentendo - vecchio vizio, eh? - alla nazione e al mondo.
A parte ciò, non fu forse un presidente americano peggiore di tanti altri, ma per noi era l'imperialismo: non viscido come quello che sarebbe seguito, quel Richard Nixon dello scandalo Watergate, ma quanto ad antipatia non scherzava neanche Johnson.
E' con un senso di soddisfa postuma, quindi, che leggo nel curioso e vagamente assurdo "La Quercia. Storia sociale di un albero" che Johnson era il cognome che si dava ai bambini che, concepiti nella notte di San Giovanni, non avevano quello del padre.
La notte di San Giovanni era, dappertutto nel mondo cristiano, la notte della trasgressione, in primo luogo sessuale. Nei campi e nei boschi i riti di fertilità arrivavano direttamente da quelli pagani del solstizio d'estate, e vennero mantenuti così almeno fino ai primi del '900. Le nascite erano ovvie e i bambini venivano chiamati "figli di Giovanni". Un modo gentile per dire bastardi.
E noi, sia chiaro, non abbiamo nulla contro i bastardi: ma, insomma, su Lyndon B. Johnson avevamo ragione.


Colonna silenziosa: "La Quercia. Storia sociale di un albero“ William Bryant Logan, Bollati Boringheri.
Oltre alla notizia di interesse generazionale, qui dentro potrete trovare: qual è il sapore della gelatina di ghiande e il suo valore nutritivo (altissimo, se lo scoprono le aziende che producono i sostituivi del pasto...), la faticosa trasformazione delle ghiande in farina, alcune ricette per mangiare le ghiande - un pila alta un metro di strati di ghiande, salmone, cacciagione,
posta sulle braci tutta notte, pies. - cosa faceva l'uomo con le querce (tutto), perchè le prime civiltà lavoravano assai meno di noi e stavano meglio... e sono solo a metà.

martedì, agosto 12, 2008

LO SO, LO SO...


.... che l'amicae. lavora anche questa settimana, e con lei un altro paio di sfortunati ( ma non i gestori dei bar, mi dicono i reduci dal cenrtocittà, affamati), che l'Amicodelcuore magari mi leggerebbe anche, che qualcuno insomma che si collega a internet ci sarà anche in questi giorni.
Ma, pergiovepluvio, che scrivere? Chè argomenti seri ce n'è a bizzeffe, ma come tediare se stessi e gli altri a ferragosto? Neppure la guerra la spunta contro le olimpiadi (almeno finora, e incrociamo le dita), figuriamoci il mio blog contro lo stesso svacco estivo. Perchè poi, diciamolo, anche se facciamo le persone serie noi che qua siamo rimasti, cosa abbiamo ottenuto? Tre persone serie in più, non è molto.

Allora prendo l'inesauribile " Perchè i panda fanno la verticale" di Augustus Brown, già altre volte citato ma non chiedetemi in quali post, e vi racconto che ci sono animali che possono diventare così rabbiosi da prendersela con se stessi. Polli e manguste, ci dice Brown, si incazzano di brutto con le loro code, mentre le ballerine bianche lanciano segnali aggressivi alla loro stessa immagine riflessa nei parafanghi delle auto. "Tuttavia, il tentativo più disperato di attaccare briga - ci dice ancora Brown cogliendo tutta la drammaticità della cosa - è quello messo in scena dalla damigella azzurra a coda gialla. Questo pesce se la prende con il suo cibo."

Ah-ah, che buffo, vero?

domenica, giugno 29, 2008

TERZA CLASSE

Io ero Angiulina Mangini, classe 1888, che andava a far fortuna viaggiando in compagnia della sorella e del cognato. Nessie, invece, era Desolina: fin dal controllo del passaporto ancora in Italia, si capisce che è un po' una testa matta, se ne va lasciando qui due figli e un marito. KGgB invece ha tre figli e arrivano tutti quanti (che era già una fortuna) ma perdono i bagagli chè la signora Sciacchitano, da Girgenti, non sa nè scrivere nè leggere e perciò non può metterci sopra un cartello per distinguerli. Ma è stato l'Amicodelcuore a ricevere la nostra invidia, chè lui era nientemeno che Nicola Sacco: come ha detto lui, sai che culo. Per Sacco, infatti, non c'era bisogno di andare a leggere in fondo alla mostra com'era finito: eppure, leggendo della sua condanna insieme a Vanzetti, ci si incazza ancora.
Proprio bella questa mostra permanente La Merica, che gioca sull'identificazione: si viene scrutati dal funzionario dei passaporti, si risponde ai test di ingresso ("Sei anarchico?" "Hai malattie gravi?"), sdraiati sulle cuccette si ascoltano le storie degli altri e solo alla fine si apprende quale è stato il proprio destino. Angiulina non fu molto fortunata: trova lavoro, ma poi si becca la tisi e torna a casa, in Italia, per morire a 33 anni. Desolina, invece, va a finire diritta diritta dentro "Furore" di Steinbeck, a fare la contadina in California durante la crisi del '29.
Dalle pareti ci guardano loro, la vera Angiulina e il vero Nicola Sacco, insieme ai millemila altri senza nome che attraversarono l'Oceano e furono schedati ad Ellis Island ("Razza: Italiano del nord, Italiano del sud o Anglosassone?"), ma c'è anche Eleonora Duse che banchetta nel salone fra tovaglie e argenti a tutta parete, in un contrasto feroce.
E Nessie fa notare che i casi dubbi, sebbene i rifiuti fossero irrevocabili e irremovibili - chi non poteva entrare veniva rispedito a casa, spesso con la stessa nave su cui era arrivato - rimanevano ad Ellis Island al massimo una decina di giorni: mentre oggi gli immigrati in attesa di accertamenti rimangono nei Cpt sessanta giorni, e questo governo vuole allungare ulteriormente quella che è, a tutti gli effetti, una prigionia ingiustificata.


giovedì, giugno 19, 2008

SPERIAMO CI SIA UN BOSCO ANCHE LA'


Autunno 1953:
"Oggetto: Avventizio di 3° Cat.Signor Rigoni Mario - Assenza dal servizio. Si segnala che in data odierna il nominato in oggetto non si è presentato in Ufficio perchè si è recato a Viareggio per ricevere un premio letterario.Tanto si comunica per i provvedimenti del caso. Con osservanza."
e mi levarono una giornata di paga e una di ferie.


"Quando l'inchiostro gelava" - Storie dall'Altopiano - Meridiani Mondadori

La foto è scattata a Genova durante la Lectio sull'emigrazione, al conferimento della laurea honoris causa in Scienze Politiche,

martedì, giugno 17, 2008

A PRESCINDERE...


... dal post precedente, guardate qui.
E, se volete, siete invitati alla prova santommaso - con cena, perfino - in una delle sere della prossima settimana, quando ci sarà anche il mio amicodelcuore.

venerdì, aprile 04, 2008

MASCHIO FORTUNATO


Il mio cervello è in vacanza e ciò non vuol dire che si goda il suo bel relax. Nel frattempo, ho pensato di dare nuovi spunti a un burlone dello sciaìni che da un po' è migrato verso altri lidi, quello che cercava notizie sui peni di differente specie, dai messicani ai fenicotteri. Per esempio, caro te, lo sapevi che la forbicina - sì, quell'insettino un po' schifosetto, proprio lui - ha due peni?
Con tipico sadismo umano, due studiosi staccarono una forbicina maschio dalla femmina durante l'accoppiamento e, ops, il pene del forbicino rimase nella forbicina. Ma, cicca cicca, i due sadiconi ne videro subito spuntare un altro, che il forbicino tiene di riserva. Cosa se ne facesse visto che nessuno gli procurò un'altra femmina, non si sa, e neppure si sa che fine fece la femmina: di corsa al Pronto Soccorso delle forbicine?
La notizia arriva da "Il libro dell'ignoranza", tutto pieno di queste utili info (i coccodrilli non possono sopravvivere nelle fogne, com'è l'odore della luna, una passeggiata è efficace quanto un farmaco contro la depressione, cosa c'è in un atomo e via di seguito), ideali da segnalare nei momenti di vuoto cerebrale.
L'illustrazione, invece, è un altro esempio di sadismo, chè la sua dida è "Kamasutra posizione 6", fors'anche detta della capra strabica.

venerdì, marzo 14, 2008

SCUSATE


Scusate la lunghezza, scusate la pesantezza. Chè un vento di serietà ha colto la comune-ty in questi ultimi tempi ed è buona cosa, ma uno dice "...almeno nel vikènd..." neh? E invece no.

Proprio perchè è il vikend, se mi leggete da casa. Quando avete un attimo, se invece mi leggerete lunedì dall'ufficio: chè la lettera che riporto più sotto - Peacereporter l'ha tradotta da
qui
e dallo stesso sito arriva anche la foto - è quel che si dice una mazzata. Anche se dice cose che sappiamo già, anche se noi non abbiamo nessun bisogno di essere convinti di quanto sia sporca lurida la guerra in assoluto e questa guerra in particolare.
Prendetevi un attimo e un respiro per leggerla, questa lettera: non per quello che dice, non tanto per come lo dice, ma perchè lo dice. E questo è il dato nuovo rispetto al passato: non basta, ma c'è.


Stati Uniti - 11.3.2008
La madre del soldato
La lettera di un'americana a tre donne irachene le cui vite si sono tragicamente incrociate con quella del figlio Marine, che ora vive nel rimorso


Il vapore caldo della mia tazza di caffè è svanito ormai da tempo mentre mi affanno a scrivere questa lettera a voi tre. Voi non mi conoscete, e una di voi non avrà mai l'opportunità di leggere questa lettera, ma ciascuna di voi ha lasciato il suo segno nella mia anima. Nonostante non conosca i vostri nomi, capirete a chi mi rivolgo e vi parlerò da donna a donna, da madre a madre e da madre a figlia.

Prima che inizi vorrei dirvi, nel caso non lo sappiate già, che l'esercito degli Stati Uniti può insegnare ad un uomo come uccidere ma non può insegnare a quello stesso uomo come affrontarne le conseguenze dopo averlo fatto. Per questa ragione, tra le molte altre, mio figlio John, un Marine, che ha toccato le vostre vite in Iraq (e di conseguenza anche io attraverso di lui), è sotto terapia insieme ad altri veterani di questa e di altre guerre precedenti. Sono in tutto dieci combattenti feriti, cinque in Iraq e cinque nel precedente fiasco americano chiamato Vietnam.

John ha legato molto con uno di questi veterani del Vietnam più vecchi, “Vecchio Uomo” lo chiama. Come mio figlio, anche quel “Vecchio Uomo” è entrato da poco nel programma. La ragione per cui vi racconto di lui è perché gli ci sono volute migliaia di bottiglie d'alcool, dozzine di lavori diversi, sette matrimoni e quarant'anni per riconoscere di non essersi mai ripreso dalle sue esperienze di guerra. Non si sono mai ripresi veramente, voglio che lo sappiate.

Così mi rivolgo a voi tre, donne irachene, perché, sebbene non lo avessimo capito da subito, le nostre strade si sono tragicamente incrociate, ed ora siamo legate. Questo legame mi ha fornito alcuni dettagli sulle vostre vite che sento di dover condividere, ammesso che anche solo un po' di luce possa illuminare luoghi oscuri.

C'è stato uno scontro a fuoco a Baghdad, una battaglia a 360 gradi nella quale i Marines erano bersagliati da tutte le direzioni e da sopra le loro teste. Tu eri lì, non come partecipante attiva allo scontro, ma come civile, tu sei il mio primo legame, sebbene l'ultima di cui sia venuta a conoscenza, perché mio figlio non è stato capace di parlarmi di te se non di recente.

L'addestramento fa si che un Marine risponda al fuoco verso qualsiasi cosa si muova, veicoli, cani randagi, la vaga forma di una camicia. Il Marine che ha sparato a tuo marito e ai tuoi due bambini era a circa 90 metri di distanza, ha respinto la sua arma in preda all'orrore dopo la raffica di colpi ed ha visto la tua famiglia morire.

Non te ne sei accorta lì sul momento, ma ti ha vista correre allo scoperto verso la tua famiglia. Ti ha vista avvolta nel tuo scialle azzurro mentre passavi da un corpo all'altro. Ha cercato di distogliere i suoi occhi da te mentre raccoglievi tuo figlio morto e poi l'altro e nel tuo dolore piangevi. Ha cercato di guardare altrove, ma quel colore celeste era sempre nel suo campo visivo, e lo attirava, lo richiamava. Potrebbero essere stati cinque, sette o anche dieci minuti quando, in quel che John descrive come la cosa più agghiacciante che abbia mai visto, quel giovane Marine non riuscì più a sopportare i tuoi lamenti e ti ha ucciso. Ecco vedi, noi siamo legate perché mio figlio ti ha vista morire.

Ti importa qualcosa dell'uomo che ha ucciso te e la tua famiglia? Forse no, ma lui è nato in quello che noi chiamiamo il Profondo Sud. 6 piedi e 5 pollici (1.98m – n.d.t.) di salute e solidi muscoli, sembrava il perfetto Marine. Nonostante sia tornato dall'Iraq tutto intero, le cose non gli sono andate molto bene da quel giorno a Baghdad. Dopo mesi dal ritorno in patria, ha collezionato molteplici accuse di aggressione a causa dell'alcool ed è caduto in tutti i tipici comportamenti autodistruttivi dei combattenti veterani.

Alla fine, in quello che John chiama Karma, si è gettato da una scogliera sul mare ed è stato in coma per mesi. Se non il Karma, forse una penitenza auto imposta, ma solo ora sta imparando di nuovo a parlare.

Alla madre di Fallujah, la quale ha perso anche lei la sua famiglia. Non molto tempo fa ho incontrato un soldato scelto che, durante l'assedio alla vostra città, decise che lui e i suoi uomini sarebbero dovuti entrare in casa tua in cerca di combattenti (nemici – n.d.t.). Lui ha preparato e piazzato dell'esplosivo con un timer per aprire un varco su un lato dell'edificio. Ha raccolto tutte le informazioni in suo possesso, ha fatto un quadro della situazione e alla fine ha dato ordine di far esplodere l'ordigno, i suoi uomini si sono lanciati nella breccia appena aperta e infine lui dietro di loro.

Ti ricorderai di lui perché quando è entrato, trovando tuo marito e i tuoi bambini morti a causa dell'esplosione, tu stavi lì in piedi urlando “lemad'a, lemad'a” (perché, perché?). Ti ricorderai di lui perché, quando ha visto cosa aveva fatto, le sue ginocchia hanno ceduto e il sangue del suo volto ventiduenne si è prosciugato. Ti ricorderai di lui perché è caduto all'indietro contro il muro afferrandosi il petto e cominciando ad ansimare.

Hai visto la sua reazione. Lo hai visto farsi carico della mostruosità dell'ordine che lui stesso aveva dato e quando alla fine i suoi occhi hanno incontrato i tuoi, hai posato la tua mano sulla sua guancia e hai detto, “masha, Allah” (volontà di Dio). Dovresti sapere che la tua compassione, la tua comprensione ed il tuo perdono quel giorno lo hanno distrutto.

Ti prego sappi che lui darebbe la sua vita per annullare ciò che ha fatto. Ti prego sappi che lui lavora duro per porre fine all'occupazione del tuo paese. Ti prego sappi che ti ho pensato ogni giorno dal momento in cui lui mi ha raccontato la tua storia.

Ora a te giovane ragazza di Ramadi, non dovresti avere più di sei anni in questo momento. Per fortuna non ricordi quel giorno di Ottobre del 2004 quando i tuoi genitori morirono. Per fortuna sei lontana dall'Iraq ora. Con te sento il legame più stretto, per te sento la più grande responsabilità e il più profondo tormento. Vedi, tuo padre voleva solo salvarti. Lui voleva solamente strapparti dalle braccia della tua mamma morta, e provandoci ha dato la sua vita, perché ti amava immensamente.

Mio figlio e il suo sergente non hanno capito. Hanno visto il tentativo di tuo padre come una minaccia per i loro compagni e hanno fatto fuoco uccidendolo. Vedi, noi due siamo legate perché mio figlio ha ucciso tuo padre. Ti prego sappi che quando gli uomini del plotone ti hanno trovata, spaventata e in lacrime, molti di loro, tra cui anche John, sono crollati a pezzi. Li hai distrutti. Tu, con quei grandi occhi marroni spaventati e i tuoi riccioli neri, hai messo molti di loro in ginocchio.

Ti hanno fatto una foto quel giorno. Tu sei un esile fagotto di fiori rosa e blu dalle maniche gonfie posta sulla giacca mimetica del sergente, il quale non ti ha messo giù per ore. Ti prego sappi che John conserva ancora la tua foto sebbene la guardi di rado perché gli fa così male ricordare.

Cosa posso dirti? Che mi dispiace vien da sé, non è necessario che lo dica. E' di qualche aiuto sapere che mio figlio soffre a causa di quel giorno? Conta qualcosa ai fini della tua vita il fatto che porterà con se la tua foto per sempre? Probabilmente no, non vedo come possa, ma ti dirò comunque che ti voglio bene.

Da donna americana a voi tre donne irachene, sicuramente non potete accogliere di buon grado questo legame, ma ciò nonostante io lo sento. Aver strappato a ciascuna di voi le vostre famiglie mi ha fatto perdere mio figlio, tanto che lui non potrà mai tornare ad essere lo stesso. Per questo noi saremo profondamente legate per sempre. A ciascuna di voi, “Assalamu alaikum” (la pace sia su di voi).

La mamma di un Marine

mercoledì, marzo 05, 2008

DICIOTTOMARZO


Nella Comune di Parigi, che nacque ufficialmente il 17/18 marzo del 1871, le donne ebbero un ruolo fondamentale, così come l'avevano avuto fino a quel momento nel resistere all'assedio dei Prussiani. 

Se la storia della Comune finora è rimasto un buco nero per voi, su Wiki c'è una sintetica ma buona ricostruzione che val la pena leggere, a cui mi piace aggiungere che il 10 aprile una giornalista, Leodile Champseix, tenta ingegnosamente di rompere l'isolamento in cui era rimasta la Comune, tagliata fuori dai contatti con i lavoratori francesi. Leodile scrive un volantino rivolto a contadini ed operai - "Se Parigi cade, il giogo della miseria vi resterà sul collo e passerà sulla testa dei vostri figli (...) La terra al contadino, l'arnese all'operaio, il lavoro a tutti " - e, oltre a farlo stampare sui giornali, lo fa volare in gran quantità sopra le campagne da una mongolfiera. 

Le donne sono parte importante della Comune: provvedono al cibo, come da ruolo, e svolgono preziosi compiti assistenziali: ma riescono anche a far riaprire le scuole (e solo quelle non religiose) nella Parigi comunarda, organizzano riunioni fra le operaie e fondano i Club femminili in cui si discute di politica e di diritti. 
Sono talmente importanti, anzi, che per loro viene creata una leggenda metropolitana ad hoc: diventano le petroleuses, responsabili degli incendi di edifici simbolo come l'Hotel de Ville e le Tuileries. Appiccare il fuoco è da sempre, e molto di più in epoche passate, considerato un crimine odioso e subdolo e il governo reazionario che si opponeva alla Comune nel diffondere queste voci puntava sullo scandalo che avrebbe suscitato una donna intenta a distruggere vilmente anzichè creare e nutrire.

Nonostante le resistenze maschili da parte dei comunardi, soprattutto fra i soldati che si erano ribellati all'esercito e sostenevano la
Comune, le donne combattono sulle barricate fino all'ultima battaglia. Quelle che non ci muoiono, alla caduta della Comune verrano processate e deportate in Nuova Caledonia, in condizioni durissime. E, val la pena di notarlo, la Comune viene proclamata ufficialmente il 26 marzo 1871 con il risultato vincente di elezioni popolari a suffragio universale". Cioè, tutti gli uomini potevano votare. e non le donne, già.

Ma tutto ciò è solo una specie di introduzione a questo proclama
del Club delle donne patriote di Montrouge e Belleville che, a quanto pare, in fatto di mezze misure era ben più carente di una femminista degli anni '70 del secolo successivo.
"Cittadine,
gli uomini sono dei vigliacchi, si dichiarano padroni del creato e non sono che un mucchio di imbecilli. Si lamentano di ciò per cui li si obbliga a battersi e non smettono mai di brontolare sulle loro disgrazie. Che partano e vadano a raggiungere la banda dei poltroni di Versailles! Difenderemo noi, da sole, la città. Possediamo asce e cuori forti, e siamo in grado di reggere la fatica altrettanto bene di loro. Difenderemo le barricate, e dimostreremo che non ci lasceremo mai più calpestare da loro. Quelli che saranno ancora disposti a combattere potranno farlo al nostro fianco. Donne di Parigi, avanti! (...)"


Le notizie che non sono di Wikipedia o della mia testa sono tratte da "Esistere come donna", ed Mazzotta 1983, un catalogo di mostra che raccomando di comprare su E-bay: immagini davvero molto belle e saggetti monografici sui vari periodi, pieni di notizie storiche. Un po' agiografico, quel tanto da far bene all'animo.

giovedì, febbraio 28, 2008

OTTOMARZOTUTTOL'ANNO


L'amicae. esortava, in un post che so più qual è, a mettere in rilievo l'inevitabile legame tra politiche di destra e politica contro le donne. Giusto, chè se anche è vero (e tutte speriamo che ciò sarà la loro rovina) che sono molte le donne di destra che, dovendo, si schierano a favore della 194, è anche vero che... be', leggete qui sotto, e notate la casuale circostanza dei soldi che girano.
E' copincollato da
qui, date un'occhiata anche al resto

Il Consiglio comunale di Chioggia il giorno 8 febbraio alle ore 3.00 del mattino ha approvato l’ordine del giorno presentato da due consiglieri di Forza Italia con il quale si chiedeva al consiglio comunale di aderire ad una mozione in linea con la moratoria sull’aborto proposta da Giuliano Ferrara e la richiesta di modifica dell’art. 3 della dichiarazione Universale dei diritti umani.
Evidentemente non soddisfatti pienamente da quanto richiedeva tale ordine del giorno, il consiglio ha votato favorevolmente anche un emendamento in cui si prevedeva l’istituzione di un fondo per le associazioni ed i movimenti che sostengono la vita, chiedendo inoltre che vengano stipulate convenzioni per cui si devolvono a tali strutture prodotti per l’infanzia donati dai commercianti come ad es. omogeneizzati, pannolini ecc.

mercoledì, febbraio 20, 2008

NON SI NASCE IMPARATI


Mi sono procurata un sacco di manuali. Chè tanto ci ho motivi seri per non aver voglia di leggere libri serie quindi tanto vale che ne approfitti per mettermi a posto la vita. 
Io credo fermamente nei manuali. 
Essi funzionano così: se fanno schifo non li leggi mica, non del tutto. magari li regali a una biblioteca o, se non li hai rovinati, li riporti perfino al negozio,  e te li dimentichi.
se non fanno schifo, li leggi fino in fondo, ogni tanto pensi "mmm, questo dovrei segnarmelo" e ovviamente non lo segni. Dopo che li hai letti fino in fondo, te li dimentichi quasi del tutto. E in quel quasi c'è il segreto dei manuali: uno o due concetti ti rimangono attaccati, di solito, ed entrano a far parte della tua vita. 
In genere, quei concetti non risolvono affatto i problemi per cui hai letto il manuale, ma ugualmente un po' di soddisfazione te la danno.
Senza contare, ma lì è tutto il bello dei manuali, la soddisfa che dà il leggere, la sera a letto quando ormai è troppo tardi per provare qualsiasi cosa, un sacco di idee che, senza dubbio, domani si metteranno in pratica. Ci si sente virtuoserrimi.
E così si può andare a sbattere, con il cuore leggero e l'umore pimpante, nella vera soluzione ai nostri problemi, che di solito è contenuta in qualche libro del cavolo:  con le nostre angosce  c'entra meno di niente, ma ci siamo decisi a leggerlo perchè di manuali, proprio, non ne potevamo più.