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domenica, gennaio 08, 2012

ORTOMONDO

Tre piani sotto il mio appartamento, c'è quella che si chiama una "villetta": l'hanno comprata, pare, nell'autunno dell'anno scorso, dopo almeno un anno (io prima non la vedevo) di beata spensieratezza della villetta e dei suoi proprietari: ma poi, basta, i giorni leggeri sono finiti. Che la nuova famiglia  dai capelli biondi e dalle gonne chiare raccolte sul prato, ha riempito sempre più le superfici verticali di sbarre: piombi ai vetri, reti sulle ringhiere, griglie alle finestre, lance inclinate sul corrimano...





Sarà che cibo e aria aperta sono due piaceri che mi sono proibiti in questo periodo - mi sono prescritti, in verità, ma se solo riuscissi ad approfittarne, cosa che non è - ma questo filmato mi ha fatto schiattare di invidia. 

Andate a vederlo subito: purtroppo, tra You Tube a Firefox ultimamente c'è un rapporto teso  e non riesco più a postare direttamente i filmati, ma con un bel copiaincolla risolverete tutto velocemente, se non riuscite a vederlo per conto suo.
Troverete una dolce fricchettona di prammatica, con i piedini appena un po' storti dentro gli stivali di gomma, la giacchina lunga sopra il vestito leggero, e un verace cesto  pieno di verdura freschissima. Aiole e serrette erano altrettanto piene, fino a poco tempo fa, di ogni ben di dio vegetale: realizzate sul ciglio dellestrade, negli spiazzi prima riservati a sciocche rotonde sabbiose, sul retro degli edifici "di rappresentanza" , nei cortili, questi piccoli ed efficienti orti funzionano in base a un principio: "Se è di stagione è di tutti". 
Ora la stagione è finita, ma rimangono foto e video a testimoniare il bel raccolto fatto dagli abitanti di Tordmorden, New Yorkshire, la cittadina dove chi vuole mangiare verdura non ha che da raccoglierla. 
E' uno dei tantissimi esperimenti sociali di condivisione che si stanno diffondendo in questo periodo, secondo me particolamente interessante perchè riesce a coniugare in modo semplicissimo risparmio, soddisfazione, competenze e solidarietà. Ma anche perchè gli intervistati ripetono una frase già sentita in altri esperimenti di questo tipo: "Forse è arrvato il momento di smettere di chiedere allo Stato di pensare a noi" o, tradotto, "Forse è arrivato il momento di cominciare a pensare alla nostra autosufficienza." In senso collettivo, prima di tutto - occupando le fabbriche, chiedendo misure più giuste, intervenendo nella vita collettiva i vari modi: e fin qui c'eravamo - ma non solo. 

La dimensione individuale, quella in cui la solidarietà si esprime spesso superando timori e pudori, non è la meno importante. Apre infatti la dimensione del rapporto personale non mediato nè contaminato da diffidenza, chè anzi può fornire spunti e motivi per ricredersi sulla fondamentale onestà delle genti. E quand'anche la riprova fosse di segno opposto... be', capita senza dubbio anche in uno schema di vita più "normale", più attento alla propria difesa: che forse non merita lo stress di chiedersi ogni volta se questo tipo che ci sta venendo incontro sarà buono o cattivo, non vi pare?

mercoledì, maggio 25, 2011

INTERVALLO




Il gabbianino è vivo e vispo, le rose sono sfiorite per il gran caldo, gli ulivi invece si sono tutti fiorellinati di beige, rondini e pipistrelli stridono e svolazzano mentre noi ci prendiamo l'aperitivo sul balcone - una gradevole new entry. 
Io torno presto, intanto voi che non siete sul facciabuco guardatevi questo Intervallo Rai sull'amena località di Sucate (se ancora non sapete la storia, leggete e ghignate qui)

martedì, aprile 05, 2011

I NUOVI DEI

 A proposito di dei, il non più lettore anonimo Tommi mi  consiglia una new entry dell'Olimpo, di cui avevo già sentito parlare ma che non conoscevo in tutte le sue precise teorizzazioni (o forse dovrei dire rivelazioni, trattandosi di materia di fede, chissà).  
Siccome vi so pigri per seguire un link, vi copincollo le basi della teologia, e vi consiglio a mia volta di andare su Wiki a sapere il resto, perchè merita.
Questo Mostro di Spaghetti Volante è in effetti un dio molto simpatico, e la vicinanza del lungomare con le facoltà scientifiche potrebbe agevolare il dovuto culto, giaggià. Mi scoccia un po' rinunciare a un dio bel nuovo, ma forse non riuscirei a essere arguta e fantasiosa quanto Henderson, il "profeta" del Pastafarianesimo - così si chiama la religione del FSM (Flying Spaghetti Monster) - o, comunque, non dopo che l'ha già fatto lui, quindi forse tanto vale.
Però, però...devo ammettere che mi attirava anche il Culto del cargo , potenzialmente dotato anche di un'iconografia piuttosto facile visto che si tratta di adorare i carichi di beni che possono giungere dal mare o dal cielo, mediante navi, aerei e paracadute.  
Ci starebbe bene anche l'Adorazione dell'Iceberg, da condursi ballando e fumando ultimi sigari mentre continuiamo a inabissarci, ma sinceramente non fa tanto ridere.


 Da Wikipedia:
Il Pastafarianesimo possiede i propri comandamenti (condimenti), dettati dal Mostro di Spaghetti Volante al Capitano Pirata Mosey durante il vagare di quest'ultimo sul Monte Sugo. Noti come gli otto “IO PREFERIREI DAVVERO CHE TU EVITASSI”, vennero poi denominati "comandamenti" dal Capitano e "condimenti" dai pirati della sua ciurma. In realtà, sembrerebbe che i comandamenti fossero in origine dieci ma, nel fare ritorno dal monte, il Capitano Mosey perse due tavole. Quest'evento parrebbe essere alla base della debole moralità dei Pastafariani.
 Gli Otto "Io Preferirei Davvero Che Tu Evitassi"
(Maiuscole e censura come da testo originale)

Io preferirei davvero che tu evitassi di comportarti come un asino bigotto "più-santo-di te" quando descrivi la mia spaghettosa bontà. Se qualcuno non crede in Me, pace, nessun problema! Dico davvero, non sono mica così vanitoso. E poi non stiamo parlando di loro, quindi non cambiare argomento!

Io preferirei davvero che tu evitassi di usare la Mia esistenza come motivo per opprimere, sottomettere, punire, sventrare, e/o, lo sai, essere meschino con gli altri. Io non richiedo sacrifici, e la purezza è adatta all'acqua potabile, non alle persone.

Io preferirei davvero che tu evitassi di giudicare le persone per come appaiono, o per come si vestono, o per come camminano, o, comunque, di giocare sporco, va bene? Ah, e ficcati questo nella tua testa dura: donna = persona. Uomo = persona. Tizio noioso = Tizio noioso. Nessuno è meglio di un altro, a meno che non stiamo parlando di moda e, mi spiace, ma ho dato questo dono alle donne e a qualche uomo che capisce la differenza fra magenta e fucsia.

Io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso, o il tuo partner consenziente, maggiorenne e mentalmente maturo. Per chiunque avesse qualcosa da obiettare, penso che l’espressione corretta sia "Andate a farvi f******", a meno che tale espressione non sia ritenuta troppo offensiva. Nel qual caso possono spegnere La TV e andare a farsi una passeggiata, tanto per cambiare.

Io preferirei davvero che tu evitassi di sfidare, a stomaco vuoto, le idee odiose, bigotte e misogine degli altri. Mangia, e solo dopo prenditela con gli s******.

Io preferirei davvero che tu evitassi di erigere chiese/templi/moschee/santuari multimilionari in onore della mia spaghettosa bontà, perché tali soldi potrebbero essere meglio spesi per (fai la tua scelta):
Sconfiggere la povertà
Curare le malattie
Vivere in pace, amare con passione, e ridurre il prezzo delle pay-Tv. Posso anche essere un essere onnisciente dai carboidrati complessi, ma apprezzo le cose semplici della vita. Dovrei saperlo, No? Io SONO il Creatore!

Io preferirei davvero che tu evitassi di andare in giro raccontando alla gente che ti ho parlato. Non sei mica così importante. Finiscila! E poi ti ho detto di amare il tuo prossimo, mi capisci o no?

Io preferirei davvero che tu evitassi di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te se sei uno che apprezza, ehm, cose che fanno largo uso di pelle/lubrificanti/Las Vegas. Se anche l'altra persona le apprezza (purché si rispetti il quarto punto), allora dateci dentro, fatevi foto, e, per l'amor di Mike, indossate un preservativo! In tutta onestà, è un pezzo di gomma. Se non avessi voluto che fosse piacevole farlo, avrei aggiunto delle spine, o qualcos'altro.

giovedì, marzo 31, 2011

SVENDESI

Ho fatto a meno di vedere lo show del nanomalefico. Vedere (pochissimi) video sul web invece che in TV ti permette di scegliere: di solito scelgo niente del tutto, ma oggi mi sono guardata Franceschini (voto 8, se anche evita di accodarsi a chi agita lo spettro dello violenza sessuale è meglio, neh? ma se tutto fa, gli passiamo anche questa) e Bersani (voto 6, sbaglia tutte le conclusioni, gli ha mai detto nessuno che sono incomprensibili?). 

Però lo schifo di quel buffone che va a parlare di ville e casinò mentre la gente muore sui barconi, no, non lo posso reggere. E credo che ci faccia vergogna, a noi tutti, che lui pensi di poter condire via - come si dice dalle mie parti, il significato è intuitivo  - la gente di Lampedusa in questo modo, facendo baluginare ancora una volta dollarones, lussi, promesse di notorietà.
Quella stessa gente che, per quello che se ne sa quassù, fino a oggi era stata ammirevole, evitando di riversare su altri poveracci una rabbia che pure sarebbe stata giusta perchè, come disse una donna del sud all'epoca della rabbia indirizzata contro i rom "noi qua stiamo già una chiavica, se ci vengono pure loro..." . 
Eppure no, la gente di Lampedusa ha anche fatto un monumento ai migranti, una grande porta aperta sul mare, e li ha aiutati sfidando leggi inique: e forse anche per questo, il governo di malfattori che abbiamo li ha puniti lasciando che sull'isola la situazione diventasse esplosiva, per gli abitanti e i rifugiati. Ma non meritano comunque di essere insultati con promesse di soldi facili, di arricchimento servile. 

Se il nano può farlo e lo fa, è perchè questa sciagurata nazione è risultata troppo spesso pronta a vendersi, a lasciarsi attrarre dal gatto e la volpe che promettono monete sotto l'albero, senza porsi problemi morali, come la vergognosissima farsa della finta terremotata in Tv ha dimostrato. 
E questo è quello che va facendo, con metodo e determinazione, questo governo che ormai non finge neanche più la democrazia, se non nei suoi discorsi piagnoni e rivendicativi: sta svendendo tutto, coscientemente. Il disegno di fare dell'Italia esattamente la chiavica dell'Europa è sempre più chiaro: le centrali nucleari che gli altri dismettono, i trasporti ferroviari distrutti e vilipesi  quando gli altri li potenziano, la cultura azzerata, il turismo riportato a quando eravamo così poveri, così ignoranti, così pittoreschi, che gli altri venivano a vederci. 
I giochi sono quasi fatti, non ci vuole ancora molto per trasformare il Bel Paese nel paradiso di finanziare e multinazionali, i "nuovi agrari" del nuovo millennio, che come allora sostengono il fascismo. Un fascismo in linea coi tempi che, come succede nelle strade dei centri storici svenduti, tiene il nome dei vecchi e onesti negozi e ci mette dentro l'orpellume firmato.
Ma perchè c'era solo il popolo viola fuori Monetcitorio? Perchè nessuno ha lanciato una mobilitazione immediata? Perchè il Pd pensa che possa bastare, ridicolmente, la voce e la protesta di due suoi esponenti, invece di quelle delle migliaia che sarebbero disposti a farla sentire? Dove sono le Fabbriche di Sel, le genti di Rifonda, dove sono i democratici sinceri? Cosa possiamo fare?

Scusate lo sfogo: in una giornata in cui il mio animo potrebbe e dovrebbe essere sollevato per i fatti miei, i fatti di tutti mi disgustano e non riesco a non raccontarvi la mia rabbia, che comprende quella di ieri. Con i manifesti della Moratti ovunque in giro, a Milano, il suo sorriso falso come le loro promesse in un dispendio di soldi che balza agli occhi, con i mendicanti che non stanno fermi ma elemosinano mentre camminano e perfino loro sono aggressivi, con il venditore di incensi con cui due fanno prima gli amiconi e poi, tirando fuori un tesserino:"Facci vedere i documenti, bastardo". 
Con la voce monotona che nelle stazioni annuncia ritardi di venti, quaranta minuti in treni che partono trenta chilometri più in là, e treni "soppressi" , che tu debba andare a lavorare oppure a Zurigo, e lo sai solo all'ultimo momento.  Con le facce tese e le scarpe scalcagnate di immigrati tristi, in giro da soli nelle zone più brutte di brutti paesi. Con la paura che anche qui, nell' "oasi felice" come la definiscono tutti tranne gli stessi genovesi, stiano arrivando, siano già arrivati, a imporre questo schifo di modo di vivere, dove la paura è l'alleato fedele dei padroni.
 

lunedì, marzo 14, 2011

LA GRANDE FIFA

Vien da pensarlo malgrado l'ateismo. O forse, ancor di più proprio se si è atei, chè vien voglia di credere quella bella teoria - ormai dimenticata - sul pianeta Gaia e la sua capacità di difendersi e rigenerarsi "malgrado" gli esseri umani che, hai visto mai? magari sono in grado di interpretare un messaggio così puntuale.
Con la dovuta riluttanza a speculare su una tragedia tanto immane e non ancora conclusa, ma con il più ancor doveroso tentativo di evitarne altre, se possibile, non si può non riflettere sull'allarme nucleare di questi giorni, arrivato proprio nel mezzo della ripresa dei lavori della lobby nuclearista e, per noi, del dibattito sul referendum.
E con difficoltà, perchè i giornali della destra tuonano contro gli "ecologisti sciacalli", ma bisogna essere dei veri mascalzoni come il sindaco di Roma per lanciarsi in quel populismo becero che fa finta di non aver approvato il ritorno al nucleare dell'Italia per dichiarare:"Ah, ma tanto le centrali qui in Lazio mai, eravamo già d'accordo così." Le altre regioni, naturalmente, ringraziano. Magari mettiamole in Abruzzo, in Sicilia, in Irpinia, in Friuli...   Be', non merita una parola di più, ovviamente. 

Mentre merita che si ragioni su qualche aspetto fondamentale di questa vicenda: la prima, sottolineata anche dal pezzo sul Manifesto, è la più emotiva, quella che viene subito da pensare. Cinquantacinque centrali in un Pease altamente sismico, con una densità di popolazione altissima su un territorio circondato dal mare e grande (cioè piccolo) quanto l'Italia: è una vera sfida al destino, per la quale sarebbe bello inventare una nuova disciplina medica, la psicoetologia delle nazioni. Impossibile non pensare a una sorta di rivalsa, o di gigantesca rimozione, sull'aver subito le uniche due bombe atomiche di tutta la Storia. E per ora sembra che sia il destino, e non la rimozione - su cui sono state raccontate interessanti cose, come l'ostracismo dato agli eredi dei bombardamenti atomici -  a vincere.

Le considerazioni più razionali, invece, hanno al centro due punti: il primo è l'impossibilità di prevedere, e quindi garantire dal punto di vista della sicurezza, ogni possibile guaio possa accadere a una centrale. Uno degli incidenti accaduti in passato, mi pare Three Mile Island, si diceva sia stato provocato da un tecnico che, per verificare una fuga di gas, si avvicinò con una candela accesa. La realtà era meno semplice, senza dubbio, ma il cosiddetto errore umano fu determinante anche nel disastro di Chernobyl.  Che, come sa bene chi ha cancellato importanti documenti dal suo pc pur dopo ripetuti avvisi di "ma sei sicuro che vuoi eliminare il file?", non è mai del tutto controllabile.

Il secondo aspetto,  a ben vedere forse il più inquietante di tutti, è l'inattendibilità delle notizie in caso di incidente: tacque l'Unione Sovietica, tacquero gli Stati Uniti, e così fece la Gran Bretagna.  E ora il Giappone, pur con gli occhi del mondo puntati sul rischio, pare tener fede alla tradizione e non si sa cosa stia dicendo e cosa no. Lo denunciano esperti e scienziati, non i movimenti ecologisti. 
Ma anche se così non fosse, anche se ora il governo giapponese stesse dicendo tutta la verità, perchè sposare la causa di una fonte di energia che unisce un così alto rischio a una così ristretta conoscenza dei suoi meccanismi, della sue possibili ricadute, perfino dei suoi funzionamenti? 
Forse, per chi ne capisce, è bello sapersi fra gli eletti: ma dove c'è un gruppo ristretto di eletti c'è sempre anche un altro gruppo di più eletti ancora, che sa bene come manovrare la conoscenza per far aumentare i propri guadagni e il proprio potere. Poi arriva magari un Linux che glieli mette (un po') in crisi, e come fa? Allargando la conoscenza, facendo sì che ognuno più o meno sappia cosa sta succedendo e possa dir la sua.  
Le torri eoliche saranno bruttarelle, le lobbies economiche delle energie rinnovabili ormai ci saranno eccome: ma se mi cade sulla casa una torre eolica non ho bisogno dell'esperto per sapere (o più probabilmente non sapere) che avrò guai fino alla terza generazione, che mangerò insalata contaminata per mille anni, che mi conviene non respirare per qualche lustro. 
 
La campagna a favore del nucleare in Italia prosegue con mezzi leciti e illeciti, nonostante argomentazioni a dir poco folli, come quella dell'indipendenza energetica (pieni di uranio, qui da noi, neh?) e, purtroppo, è una campagna quasi bipartisan.  C'è anche gente di sinistra, a favore del nuclare: non si trova in bella compagnia, ma c'è.

Infine, l'ultima considerazione: quando agitano lo spauracchio del "tornare indietro", quando parlano di necessità delle centrali per far fronte al nostro fabbisogno energetico, un po' forse hanno ragione. Per costruire e far funzionare una centrale, in verità, occorre consumare tanta energia e risorse fossili da far venire il dubbio che sia economicamente sensato, ma come ho letto su un blog che non so più, "Un giorno penseranno che eravamo scemi, a spostare una tonnellata per trasportare settanta chili".

Eggià, appunto: il "nostro fabbisogno energetico" non è il nostro, è quello imposto e voluto da chi ci lucra sopra. E' quello che ci fa ammalare prima di essere in grado di salvarci, è quello che ci fa stare seduti tutta la giornata prima di diffondere le palestre a macchia d'olio, è quello che ci toglie le vitamine per darci gli integratori,  e via di seguito. Ci siamo abituati, a questo modo di vivere, che deprechiamo pur subendone il fascino: ma in tanti già stanno, stiamo, provando a cambiarne almeno alcuni aspetti. E non varrebbe la pena di sottoscrivere una possibilità di cambiamento più alta (e non necessariamente rinunciataria, anzi) per scongiurare definitivamente il rischio che comportano le centrali nucleari? 

Come fa notare Greenpeace, che ha lanciato un appello per accorpare le consultazioni elettorali, già ci sono i soldi che si sprecano per il referendum a giugno invece che insieme alle elezioni: "Con 400 milioni di euro si potrebbero istallare impianti eolici per dare energia a circa 200.000 famiglie italiane. Chiedi al Ministro Maroni di votare a maggio, favorendo la partecipazione democratica e risparmiando soldi pubblici."
Tanto per cominciare, neh?

sabato, febbraio 26, 2011

INTERNAZIONALISMO, BEN TORNATO.

... ma forse ci sono teste pensanti da cui non è mai andato via e che, a dispetto delle sgangherate filosofie bersaniane, non cedono al terrorismo della Lega. Sul massacro nelle piazze libiche non si perdono in considerazioni pretestuose e opportuniste, ma rivedicano analoghe lotte a sostegno di altri popoli, in momenti storici in cui la solidarietà non era un delitto o, peggio, un reato.
La lettera a Peacereporter degli operai della ex-Breda è in sussulto di indignazione e di orgoglio operaio: ha il sapore della nostalgia, è vero, che è comunque ben più gradevole del puzzo di carogne attuale.
Il supplemento domenicale del post è quindi il copincolla della lettera, che merita si arrivi fino in fondo.

Ex operai della Breda Fucine di Sesto San Giovanni denunciano: sono anche italiane le armi che sparano sugli insorti libici

Le centinaia di morti, operai, lavoratori, disoccupati, studenti, casalinghe, nei paesi arabi e in Libia sono il frutto (anche) dei "buoni" rapporti dei governi italiani con i dittatori del mondo arabo che, insieme, hanno fatto affari d'oro. I soldi provenienti dal petrolio hanno finanziato le spese militari dei paesi amici, Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco, Israele e - in particolare - Libia. Gheddafi, dopo essere stato considerato nel 1970 un terrorista, capo di uno "stato canaglia" per aver espulso dal paese le aziende e le compagnie petrolifere americane, ha fatto affari con le industrie italiane: ENI, SNAM, Fiat, Finmeccanica, ecc.
Si calcola che circa il 35/40% del petrolio libico arrivi direttamente in Italia e più del 40% sono le importazioni libiche dall'Italia.
Dal 2004 - per accordi fra il governo Berlusconi e
Gheddafi - insieme ad un incremento degli affari sono stati dati alla Libia nuove armi e miliardi di euro per creare una barriera anti-immigrati. Gli immigrati espulsi dall'Italia vengono scaricati sul suolo libico, ripagando profumatamente Gheddafi per il suo sporco lavoro di controllo e detenzione, di gendarme e secondino; il tutto nel tentativo di difendere gli interessi imperialisti Italiani nell'area.
Non possiamo dimenticare comunque che tutti i governi succedutisi negli ultimi decenni, nonostante l'embargo imposto dall'ONU, hanno mantenuto ottimi rapporti di cooperazione militare fornendo alla Libia e ai paesi dell'area armi e istruttori.
Anche la Breda Fucine di Sesto San Giovanni di proprietà del
governo italiano fino alla privatizzazione che l'ha portata alla chiusura - tramite la Oto Melara, la Breda Meccanica Bresciana, l'Agusta - ha fornito armi, bombe, cannoni e mitragliatrici per le navi e gli aerei (e le contraeree) che oggi sparano sugli insorti.
Noi operai ci siamo sempre battuti contro le guerre imperialiste. Già nel 1991, allo scoppio della guerra in Iraq, insieme agli operai di altre fabbriche organizzammo dal basso
uno sciopero generale contro la guerra che portò in piazza a Milano oltre 20.000 lavoratori.
Successivamente abbiamo ostacolato in ogni modo la produzione di armi usando ogni pretesto per fare scioperi.
Allora, insieme a decine di nostri compagni di lavoro, per dimostrare la nostra opposizione alla guerra che vedeva anche l'Italia fra gli aggressori di un paese sovrano, attaccammo sulla tuta da lavoro in modo ben visibile un adesivo con la scritta: "CONTRO LA GUERRA DEI PADRONI SOLIDARIETÀ FRA I LAVORATORI E I POPOLI SFRUTTATI DI TUTTO IL MONDO".
Nel 1992 in centinaia fummo espulsi dalla fabbrica e messi in cassa integrazione.
Per tutto questo non possiamo stare in silenzio di fronte agli ipocriti appelli contro la violenza, a favore della transizione pacifica che si levano in questi giorni: diciamo no alle lacrime di coccodrillo versate da politici e industriali corresponsabili di questa carneficina, della morte di centinaia di persone.

Luigi Consonni, Orio Castagnoli, Silvestro Capelli, Michele Michelino, Sandro Tansini, ex operai della Breda Fucine di Sesto San Giovanni

Sesto S. G., 23 febbraio 2011

martedì, novembre 02, 2010

MONNEZZA, NON E' SOLO NELLA STRADE DI NAPOLI



Abbiate ancora un po' di pazienza, o voi (pochi ma buoni) lettori carini: sto finendo Jane Austen e rimettendo a posto la locomotiva di Neruda (sto parlando dei mobiles letterari, neh?) dopodic porterò tutto il mio lavureri alla galleria, presenzierò all'inaugurazione con una gran paura di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato (come faccio sempre, o almeno come ho sempre l'impressione di fare ) e finalmente tornerò qui, quieta quieta nel mio iperattivismo lombardo. E se vi sembra che la frase sia contradditoria, è solo perchè lo è.

Nel frattempo, i milleeuno motivi per indignarsi e vomitare non mancano: avendo  solo l'imbarazzo della scelta, vi faccio partecipi della mia ripostando queste riflessioni dell'A.N.P.I.  di Foresto-Bussoleno-Chianocco, una sezione molto attiva a cui inviterei a iscriversi, se possibile:

A VOGHERA RESTA LA TARGA DELLA VERGOGNA!  PDL E LEGA SCHIERATI A FAVORE DELL'OMAGGIO AI REPUBBLICHINI DELLE BRIGATE NERE E DELLA SICHERHEITS!
 
E' con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato - ad aggravare l'onta -  in Piazza della Liberazione. La mozione che chiedeva la revoca dell'autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d'opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.
 
Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto "a fare quel che gli pareva". Non abbiamo sentito risuonare il "me ne frego", ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.
 
Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all'ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!)  dell'Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.
 
Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia. Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che  giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante "Gennaro" della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l'aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.
 
Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l'Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d'oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un'offesa troppo grande.
 
Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni "democratiche". Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti!!!
 
 Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune. Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.
 
Da domani cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.
 
Comitato Unitario "Per dignità non per odio" 

mercoledì, ottobre 13, 2010

VOLTA E RIVOLTA


Ieri sera, mentre fuori infuriava la guerriglia urbana - che, insomma, non è mai come la presentano le tv, ma bella cosa non è stata, e speriamo che metta in difficoltà Maroni, almeno -   e qui in cima alla Rocca impersava la tramontana infierendo sulla caldaia ancora da finir di sistemare, io volevo parlarvi di fiori e farfalline. 
Lo faccio oggi, che i serbi nazi ma babbaloni ("su, salite sul pullmann  che vi portiamo a casa", e trac in questura) non sono più in giro, ma la tramontana imperversa sempre e il Wwf, d'altro canto, ci ammonisce che quella Natura a cui facciamo riferimento è un bel pericolo per sei milioni di italiani se non ci sbrighiamo a trattarla meglio e con più considerazione.  Ma in sole sette righe ho già messo materiale per tre libri, quindi inizio dal comincio, che è il bell'incontro che c'è stato allo Zenzero ieri pomeriggio.  

L'occasione è stata il libro "Il capitale delle relazioni", edizioni Altraeconomia, che non ho ancora letto e che racconta 50 esperienze di economia alternativa. 
Relatori erano il Dario e la Giorgia degli Orti sinergici di Vesima, la Deborah Lucchetti dei vestiti "MadeInNo" nonchè presidente del Fair, Nando Della Chiesa (in quanto presidente di Libera, credo), Maurizio Gubbiotti di Legambiente e, naturalmente, l'editor del libro, Massimo Acanfora, che ha dato forma alle storie raccolte.
Fra tante cose  belle e intelligenti - e non è una formula - che sono state dette anche dal pubblico e che meritebbero molto più spazio di quanto un lettore di blog sia disposto a sopportare, c'è stata anche la questione del Tempo. 
Il tempo che ci vuole a far crescere i prodotti dell'orto, ha detto Dario. Il tempo necessario a far sì che l'orto sia un "bene di tutti", con il suo esempio, la difesa del territorio, le relazioni umane che vi si intrecciano intorno, ha detto Giorgia. Il tempo che non abbiamo, ha però obiettato Dalla Chiesa, e che ci ostacola nel proporre un' "altraeconomia" basata sui Gas, sul rispetto, sulle filiere corte e soprattutto sulle conoscenze e i rapporti personali. 
Un momento, ci ha detto dal pubblico una delle fondatrici del primo Gas genovese, il tempo che non abbiamo è solo quello che scegliamo di non avere, di non dedicare a noi stessi e alla nostra salute, è quello che dedichiamo a cose più futili per poi sentircene privi. L'altra economia, ha riflettuto con un bel salto teorico la Deborah, mette sul tappeto questioni non da poco correlate in primo luogo al tempo, per esempio ripropone le questioni di genere nel momento in cui mette l'accento su aspetti come la cura, il rispetto, la naturalità. O, per dirla efficacemente con una riflessione che la E. fece già tempo fa "... non vorrei che tutto questo biologico alla fin fine ci va nel culo a noi." Sottinteso donne.
Temi e problemi ancora senza soluzione, e son tanti: ma già il porseli è movimento, è resistenza a chi vorrebbe ricondurre  l'altra economia nel proficuo (per altri) alveo dell'economia solita.

E però c'era un particolare, direi poetico, che metteva d'accordo tutti:  bisogna tornare all'agricoltura, si diceva infatti partendo da più punti di vista. 
Non solo in senso proprio, per chi può e vuole fare il Contadino di Ritorno (una definizione carina, no?), ma anche tornare ai modi, ai tempi, alle logiche dell'agricoltura come ha da essere, cioè non quella industriale e spersonalizzata e avvelenata. L'agricoltura, l'orto, il coltivare come paradigma e metafora della vita e della società, è stato sottolineato: il concetto forse non è nuovo, ma ultimamente l'abbiamo ben ben perso per strada. 

E, insomma, già era carino che tante persone che fanno vite e hanno esperienze molto diverse fra loro  concordassero sul ruolo reale e simbolico dell'agricoltura, ma in più oggi ho trovato il video di questo tipo - del quale, confesso, non so nulla: qualcuno mi può illuminare? - che vale assolutamente la pena di vedere e ascoltare, come ho detto anche su FB.

Purtroppo, Blogger mi fa difficoltà sul video, quindi metto il link linkato, eccolo quai:

Parla di istruzione e di educazione: ne parla facendo ridere, gigioneggiando un po' e contemporaneamente dicendo cose molto profonde e intelligenti. Il che, trovo, è un ottimo metodo per far arrivare un messaggio:  il finale ( guardatelo tutto), non mi vergogno di dirlo, mi ha procurato un nodo proprio qui, alla gola. E lo cito qui perchè anche lui, to'! parla esattamente di agricoltura, da cui istruzione ed educazione dovranno prendere finalità e metodo.


I contadini, finora, sono stata la parte negletta dell'umanità: solo raramente hanno ricevuto la considerazione della Storia e ancor più raramente quella dei loro colleghi proletari. Eppure, ormai si potrebbe cominciare a riflettere che le uniche rivoluzioni, dopo quelle "borghesi", che ci sono state nel mondo sono state fatte da contadini, e non da operai come preconizzava Marx. Che il gran barbone si sia sbagliato?




sabato, maggio 29, 2010

COSE BUONE DAL MONDO


Come forse vi sarete accorti, voi tre e mezzo affezionati lettori, la fotografia è l'ultima delle mie passioni. Sto perfino quasi seguendo un quasi corso: io arrivo lì con la mia piccolissima, fantastica Lumix ("la più bella delle compatte", dice il quasi maestro Andrea) e me ne sto in un angolino a guardare come si incasinano gli altri con le loro megagalattiche reflex, ma questa è come al solito un'altra storia.

La storia di oggi, invece, l'ho trovata sul blog di Repubblica tenuto
da Michele Smargiassi e dedicato appunto alla fotografia: racconta di fotografi professionisti che, riuniti in un'associazione internazionale ma agendo in modo autonomo, regalano un ritratto a chi non si potrebbe mai permettere una foto migliore di una squallida fototessera.
Immigrati, homeless, ospiti delle case di riposo o di altre strutture di accoglienza... persone, insomma, il cui senso di identità è spesso vacillante diventano protagonisti di una seduta di posa in cui non vengono usati per documentare nulla, ma semplicemente fotografati al loro meglio.
Il video, qui sotto, che documenta alcune iniziative di Help Portrait , è commovente: "Fotografare, nella nostra cultura, almeno fino a quando l’ubiquità dei fotofonini non avrà demolito anche questo, è attribuire valore - scrive Smargiassi - Ti fotografo, dunque ti trovo interessante, bello, degno di essere guardato. Il dono vero è questo, più che la consegna materiale, qualche giorno dopo, del ritratto ben stampato e incorniciato."
Com'è ovvio, l'associazione si è data regole per evitare che i ritratti possano deviare in un qualsiasi sfruttamento commerciale, ma anche così non mancano le polemiche: chi è senza una casa, si rimprovera in sostanza a Help Portrait, certamente non ha come prima necessità una foto.
C'è del buon senso nell'obiezione, ma qualche volta il buon senso è grigio e finisce per perdere di vista le cose importanti della vita.
La mia generazione, che aveva storie e storiazze della Seconda Guerra Mondiale ancora relativamente vicine, ha fatto in tempo a sentirsi raccomandare il "mantenere la propria dignità in ogni occasione" , così come si diceva che facessero gli inglesi presi prigionieri dai nazisti, facendo ginnastica tutti i giorni nella cella due metri per due.
Aspetto fisico e fermezza d'animo venivano a coincidere, senza che però ci fosse ancora tutta la contaminazione commerciale che è venuta in seguito e che ha trasformato la piacevolezza estetica umana in paranoia. Anche così, fu il '68 a mettere in discussione quell'idea di dignità: nella quotidiana vita borghese finiva infatti per trasformarsi spesso in ipocrisia dell'apparenza, in tirannia dell'aspetto "ordinato e perbene" senza il quale non si poteva presentarsi al mondo. E, benchè quell'idea e quella tirannia si siano fortunamente modificate e stravolte e frantumate, da allora, uno dei modi più sicuri per riconoscere le persone che la vita ha duramente manganellato rimane ancora oggi quello dell'aspetto, di quel porgersi agli altri a cui non si riconosce più valore perchè non si riesce più a dar valore a se stessi. Ecco allora che un ritratto fatto come si deve, con tanto di luci e trucco discreto e scatti professionali, diventa l'equivalente della ginnastica degli ufficiali inglesi: non fa miracoli, ma aiuta a conservare o a ritrovare, il rispetto di sè, un aspetto troppo spesso trascurato anche da chi ha buone intenzioni. E che a volte, quello sì, può fare miracoli.


sabato, maggio 01, 2010

BUON PRIMO MAGGIO

Brutto il tempo, il concertone peggio, ed ecco che senza un'intenzione precisa mi ritrovo a guardare il DVD delle interviste realizzate per "Ragazze di fabbrica", una mostra fotografica e documentale che ho visto a Palazzo ducale qualche settimana fa.
Realizzata nel 2008 con il sostegno e il contributo di Provincia e Regione,è un lavoro che non si vergogna di essere naif: situazioni e testimonianze raccolgono le esperienze delle donne del Ponente, la dovè c'erano le grandi fabbriche, e non pretendono di essere nulla di più che memoria colelttiva, memoria che va salvata e messa a confronto con la realtà attuale.
" Un giorno, mi chiama il caporeparto e mi chiede dove vado quando ci sono gli scioperi. E dove andavo? andavo in corteo, con gli operai!""Abbiamo occupato la fabbrica, ero sempre in giro a chiedere soldi, a chiedere anche cibo per chi occupava, per le famiglie."
" Mi hanno assunta, lì nel negozio di Bagnara che era il più grande d'Italia a livello familiare, e mi hanno fatto togliere lo smalto dalla unghie: niente trucco, camicetta abbottonata fino al collo e niente parlare con i colleghi maschi."
" Abbiamo chiesto la cosa più urgente, che era il consultorio: c'erano, allora, tante donne che venivano dal sud e l'esigenza era quella."
" Facevo la bibliotecaria di quartiere, ogni pomeriggio arrivavano tanti bambini per fare le ricerche, le operazioni: come si faceva dir di no? in casa non avevano nessuno che potesse aiutarli, si mettevano a fare i problemi con mio marito, un'ora, due ore."

Sto citando a memoria, ma ognuna di queste interveiste contiene spunti di orgoglio e di rabbia, di appartenenza e di nostalgia, di solidarietà e di coscienza civile. Soprattutto le figure più combattive, come l'anziana operaia della Torrington - la cui occupazione fu un momento importante e memorabile per la città - sono... be', è difficile definirle in altro modo che "belle": con la loro pettinatura da parrucchiere, la collanina o il foulard, le rughe a sottolineare la vivacità dello sguardo, raccontano, ridono, si commuovono.
A questo punto del post sono andata di là e c'era la diretta del concertone: stavano leggendo testimonianze di bambini immigrati, altrettanto buffe, e serie, e commoventi. Mi sembra che il caso abbia creato un bel parallelo, senza bisogno di trarne una morale che non sia quella, semplice semplice, della forza della comune umanità. Un po' retorico, magari, ma se non si è retorici il Primo Maggio, allora quando?



E ci sta ancora un soffietto, un piccolo spot per le mie lettrici: compratelo, questo catalogo di "Ragazze di fabbrica", con relativi DVD, fa bene al morale. Fa bene vedere come si passa attraverso una vita, lavorando dieci ore al giorno (otto al sabato, la domenica solo il mattino) o respirando vernici, e poi si è contente di guardarsi indietro e vedere quello che si è fatto, fa bene pensare che i problemi di oggi si potranno risolvere come hanno avuto una soluzione quelli di ieri, fa bene sapere che ci sono i momenti bui e i momenti d'oro, per le persone così come per la società. Compratelo per le figlie e le nipoti, chi ne ha, e tenetelo per loro in libreria, che prima o poi possano guardarlo. E' edito dal Comune di Genova in prima persona e si può richiedere a Maria Teresa Bartolomei del Centro Civico di Cornigliano. ( si vede che in un'altra vita facevo anche la giornalista, con tutte le brave info al loro posto, eh? )

giovedì, aprile 15, 2010

MANDATELO IN GIRO

se non lo aprite, questo è il link

mercoledì, aprile 07, 2010

IL CINQUE PER MILLE


copincollo dalla nl di Medici Senza Frontiere: ve la accorcio un po', lasciando l'essenziale, ma se volete leggerla tutta è qui


Marocco, MSF denuncia la violenza sessuale sulle donne migranti durante il viaggio verso l'Europa

25/03/2010
Barcellona/Roma - Sono sempre di più le donne migranti, provenienti dall’Africa sub-sahariana, esposte a violenza sessuale durante il loro soggiorno forzato in Marocco, paese che sono costrette ad attraversare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Molte di loro fuggono dal proprio paese d’origine a causa della violenza generalizzata o per gli abusi domestici che avvengono all’interno di matrimoni combinati contro la loro volontà.

Durante il viaggio, in particolare in Marocco, subiscono altri attacchi e abusi sessuali e spesso cadono nelle mani di organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione. Poche di queste donne osano parlare per paura di ritorsioni. Medici Senza Frontiere (MSF) ha raccolto una serie di testimonianze che rivela un fenomeno di dimensioni preoccupanti che richiede una risposta urgente da parte del Marocco e dai paesi dell’ Unione Europea.


Tra maggio 2009 e gennaio 2010, una donna su tre, visitata all’interno delle strutture di MSF a Casablanca e Rabat, è stata vittima di una o più violenze sessuali subite nel paese d’origine, durante il viaggio o in Marocco. In totale MSF ha raccolto le storie di 63 pazienti, il 21% delle quali minorenni.
La strada tra Maghnia in Algeria e Oujida in Marocco, è una delle zone più pericolose. Dalle testimonianze raccolta da MSF, il 59% delle 63 donne intervistate che hanno compiuto questo percorso ha subito delle aggressioni a sfondo sessuale. Anche se ufficialmente il confine tra Algeria e Marocco rimane chiuso, le forze di sicurezza marocchine espellono i migranti verso questa zona di notte, aumentando così le probabilità di subire aggressioni.

T.D., una donna di 19 anni era stata arrestata dalla polizia mentre stava andando al mercato di Oujida ed è stata portata in un commissariato dove si trovavano altri 28 migranti sub-sahariani. Tutto il gruppo è stato espulso verso la frontiera in pieno deserto la sera stessa. Mentre T.D. stava camminando in compagnia di tre donne e tre uomini, un gruppo di banditi marocchini li ha attaccati. «Ciascuna donna è stata violentata da tre banditi, uno dopo l’altro», ha dichiarato.


Le equipe di MSF in Marocco, hanno constatato che l’applicazione delle politiche restrittive dell’Unione Europea hanno fatto aumentare il numero di migranti che non possono né andare verso l’Europa, né tornare nel loro paese d’origine. In questa situazione fattori come la paura, sentimenti di perdita del controllo sulla propria vita, o le condizioni di vita precarie nelle quali si trovano, aumentano la vulnerabilità dei migranti e in particolare delle donne. Esclusa Oujida, un terzo dei migranti intervistati da MSF ha affermato di aver subito abusi sessuali sul territorio marocchino.
«Non possiamo ignorare la realtà in cui vivono queste donne abbandonate a loro stesse con un sentimento di grandissima frustrazione e disperazione, è necessario rispondere su tutti i fronti a questa terribile situazione: sul piano sociale , medico, psicologico e legale».


MSF in Marocco Dal 2000 MSF lavora in Marocco con la comunità di migranti sub-sahariani. MSF opera in progetti di assistenza medica a Tangeri, Casablanca, Rabat e Oujida. Nell'ambito delle proprie attività mediche e di sensibilizzazione, MSF ha chiesto alle autorità di assumersi le proprie responsabilità in materia di protezione e assistenza ai migranti. Secondo MSF l'accesso all'assistenza sanitaria e il rispetto della dignità dei migranti sub-sahariani sono di primaria importanza. In un rapporto pubblicato nel 2005, MSF ha documentato le violenze e gli abusi contro i migranti esercitati dalle forze di sicurezza marocchine e spagnole. Nel 2008 MSF ha inoltre presentato una relazione su questo argomento alle autorità spagnole e marocchine. Tra il 2003 e il 2009, MSF ha condotto 27431 consultazioni, di cui 4482 sono stati casi di lesioni e traumi (16,3%). L'organizzazione ha anche accompagnato o trasferito più di 7500 pazienti alle strutture sanitarie in Marocco, in stretta collaborazione con il Ministero della Sanità del Paese.

martedì, febbraio 02, 2010

UN'ATTENZIONE FACILE DA AVERE


L'iniziativa è dei soliti Greenpeace, ma una volta tanto non ci fa sentire nè in colpa nè in difficoltà: per avere un comportamento virtuoso nei confronti dell'ambiente - il mare, in questo caso - basterà, al massimo cambiare marca di tonno in scatola.

"Per pescare il tonno si utilizzano spesso metodi distruttivi - spiega sinteticamente Greenpeace - che sono responsabili della cattura accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali ed esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni.

In Italia si consumano più di 140mila tonnellate di tonno in scatola all'anno: prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, bisogna ridurre gli sforzi di pesca, eliminare gli attrezzi pericolosi e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie."

Greenpeace ha quindi esaminato la "sostenibilità" e la correttezza delle varie marche di tonno in scatola:

"Per scoprirlo, abbiamo inviato un questionario alle aziende responsabili dei più importanti marchi di tonno in scatola presenti sul nostro mercato e sulla base delle risposte pervenute abbiamo pubblicato la classifica "Rompiscatole".

Coop, ASdoMar e Mare Blu sono ai primi posti in classifica: sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta.
Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia - Tonno MareAperto STAR e Consorcio - per la loro assoluta mancanza di trasparenza. Su 14 marchi valutati, 11 finiscono nella sezione "in rosso", perché non hanno ancora adottato criteri chiari per garantire che la pesca del tonno non danneggi l'ambiente."


Per vedere subito com'è la marca che comprate abitualmente, cliccate qui.

martedì, settembre 22, 2009

PICCOLO E' BELLO. E UTILE


Spiace parlare sempre di robe serie e pese.
Nel nostro piccolo, ci si diverte anche - per esempio guardando "I colori della magia" di Terry Pratchett che non è bello come il libro ma è comunque carino, oppure respirando il primo vento d'autunno sul mare, o ancora fotografando questa gente di pelo appena uscita dalla lavatrice: senza esaltazioni, insomma, ma con quel gusto delle piccole cose che val la pena di coltivare.
Poi si apre il giornale, la pagina web o, per chi soffre di questa depravazione, la tivù, ed ecco che il mondo pare scatenarsi nel consueto diluvio di pessime notizie.

Tanto che vien voglia di dargli torto: e guardando il resoconto del tipo che scandisce "Pa-ce- su-bi-to!" al microfono della chiesa durante i funerali dei parà, oltre ad ammirarne il gesto vien da pensare al libretto di cui ho già parlato, quel "Contro il niente" di Miguel Benasayag.
Che dedica parecchie delle sue non molte righe a sostenere l'idea dell'Azione Ristretta. Che, attenzione, non è il gesto di chi pensa di risolvere le cose da solo o, peggio, si chiude nel proprio mondo sentendosi magari anche superiore agli altri: no, l'Azione Ristretta è quella che, pur ponendosi in un contesto limitato - e riconoscendo che in questo preciso momento un contesto più ampio non c'è, non per tutte le azioni e i significati che vorremmo vi fossero compresi - è capace di essere di esempio, da memento e di stimolo ad altre azioni.
L'Azione Ristretta, dice MB, non cerca di arrivare per forza ad un "universale astratto", nè si rinchiude nell'individualismo: va invece verso il generale, verso tante molteplicità pur diverse che in quell'azione si riconoscono. E che, aggiungo forse semplificando, da quell'azione possono trovare forza e spunti per compierne altre senza rinunciare al molteplice, alla differenza: azioni non uguali e magari neppure tendenti allo stesso fine, ma con la stessa forza quietamente sovversiva.

Allora, io non so chi sia quel signore che sale sull'altare a scandire uno slogan da manifestazione. Non so neppure se, dopo averlo allontanato, lo hanno in qualche modo punito per ciò che ha fatto, così come non so se la sua azione in quel momento è servita o è sembrata controproducente. Senza dubbio, però, lui e chi, tra la folla, ha lanciato proteste contro la guerra che non serve affatto ad esportare la democrazia (leggete sul Manifesto quanto si prepara a diventare "democratica" Kabul) ha avuto il coraggio di compiere una piccola azione. Eclatante, in questo caso, ma comunque ristretta e pacifica, sovversiva proprio perchè piccola e quieta, condivisibile perchè semplice e diretta.
"Azione ristretta non significa effetti ristretti", chiosa Benasayag nel concludere un paio di pagine interessanti su questo tema che, ovviamente, mi piacerebbe avere tempo e modo per riportare meglio di quanto si possa fare su un blog, ma.

giovedì, luglio 23, 2009

PAROLE PER DIRLO



Ancora un post serio, ma questa volta breve. Perchè della fiaccolata va detto, come andrebbe detto di ogni cosa politica che facciamo, chè anche questa è resistenza. Di per sè e all'oscuramento delle notizie: ma questa cosa qui la rimando a un altro post, sennò col cavolo che questo è breve.
Perchè una cosa, secondo me, c'è da dire, oltre all'importanza di salvaguardare la memoria dei fatti, la memoria delle ingiustizie. Oltre all'insistere nel chiedere che ci sia Verità e Giustizia, pur sapendo che nel nostro paese questa è un'utopia: ma nel continuare a chiederle è la nostra salvezza.
E allora, oltre a ciò, mi piace sottolineare ciò che ha detto davanti ai cancelli della Diaz/Pertini,il giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci dopo aver ricordato di essere uscito dagli stessi cancelli, in quella notte del 2001, "con i piedi in avanti".
Ha detto parole che sono apparse forse un po' ingenue, ma a che a me sembrano importantissime: "Noi non ci vergogniamo - ha detto - noi possiamo tenere alta la testa di fronte alla nostra coscienza sapendo che abbiamo fatto e stiamo facendo il possibile." Poi ha aggiunto che gli "altri", quelli che stavano dall'altra parte, non possono farlo, e su questo siamo meno d'accordo con lui: da che mondo è mondo, i torturatori non hanno coscienze che li tormentano.

Ecco, sono comunque parole semplici, ma sono finalmente parole positive: mettono in risalto ciò che siamo, che abbiamo fatto, che abbiamo ottenuto almeno di fronte a noi stessi. Mettono l'accento sul "sentirsi a posto" invece che sul deprecare, lamentarsi, arrabbiarsi, intristirsi, indignarsi. Ovvio che tutto questo c'è, ed è un passaggio necessario per sentirci a posto: ma se ci ricordiamo ogni tanto che siamo nel giusto e che lottiamo anche per stare bene con noi stessi male non ci fa.
Anzi, io credo che ne avremmo tanto bisogno, di vedere e sapere e dirci l'uno con l'altro cosa stiamo facendo, che sia una fiaccolata o l'autoproduzione del pane: bisognerebbe raccontarlo sempre sui blog, per mail, di persona. Far sapere che spesso ci divertiamo anche
- e non sembri irriverente chè questa volta ovviamente no. Che ci piace comunque quello che facciamo. Che facciamo, soprattutto. Farlo sapere a chi non c'è, senza vanterie nè esagerazioni, ma con tranquilla, ferma, coerenza.