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venerdì, agosto 05, 2011

AVVISO AI NAVIGANTI


 Stamattina mi hanno tolto litri di sangue in cambio di un filo di speranza, e volentieri glieli ho dati. E siccome la melancolia - come si chiamava più elegantemente un tempo la depressione in sordina - si porta dietro con facilità un po' di retorica, mi è venuto da pensare che è quello che succede di questi tempi a un sacco di gente, e in modi nettamente meno asettici e indolori, e mi sono un po' vergognata. Che, a ben considerare, anche chi vive poco, ma qui, ha almeno vissuto "bene", o quantomeno non è dovuto passare per una serie di orrori. 
Ma chi segue il mio blog sa che il mio detto preferito in assoluto è quello del grandioso GGG, secondo cui "due scuri non fanno un chiaro", e così ho ucciso la mia stessa retorica con uno sbruffo: la sofferenza individuale non cambia, se si è in due o in diecimila a soffrire, cambia la quantità di ingiustizia nel mondo. E non è tutta inevitabile: ma, anche in questo caso, temo che chi subisce l'ingiustizia non sia in grado di considerare, sul momento, se si più sfigati a essere colpiti dal Fato o da un altro essere umano. Ci si incazza, se si fa in tempo, e poco importa con chi o cosa.
Be', sì, riflessioni melancoliche, non c'è dubbio. Eppure oggi, nel primo giorno in cui sto meglio da un po' (senza che questo significhi che sono avviata a star bene, sennò non avrei  bisogno di fili di speranza) ho pensato che se volevo continuare questo blog forse dovevo rassegnarmi a scrivere anche di quello che sto cercando di tenere fuori dalla mia vita - ed è una bella lotta, perchè lui cerca invece di sbattere fuori me dalla mia vita, il gran bastardo.
Ma siccome il gran bastardo non è nè un serial killer, nè il Tir di "Duel", e dato sì che non c'è nulla di più noioso di qualcuno che parla dettagliatamente della propria non-salute - chè la salute condivide con la felicità il difetto di non essere interessante, finchè c'è - non abbiate timore che io mi imbarchi in puntigliosi racconti: vi arriveranno giustappunto riflessioni e pensieri, e siete fin d'ora autorizzati a saltarli a favore dei post con le foto di animalini carini.
E, detto ciò, dovrei forse congedarmi con un qualche filosofeggiare più originale di quello che ha aperto questo post, ma facciamo che per oggi basta: ora sapete cosa vi può capitare. 

martedì, maggio 17, 2011

SUSPENCE


Oggi era una giornata così, con questo sole che si vede perfino nelle foto, il cielo azzurro e terso, il mare davvero blu e turchese. 

Ciononon, è stata una giornata di suspence.
Dopo il primo "intention poll" ho alzato gli occhi sul tetto di fronte e proprio lì, sul cornicione, c'era un piccolo.  
Sono nati senza che li vedessimo mai, quest'anno, e tutt' a un tratto ecco questo qui, già grandicello, che spara i suoi "piiip" tutt'intorno. Mamma e papà gabbiano gli rispondono "sckreech", ma di più sembra che non facciano. E lui è lì, un fagotto di piume dello stesso colore del muro - e il muro è color degli scogli, già - che si staglia contro il cielo sporgendosi sull'angolo del tetto, il becco nero già perfettamente riconoscibile per la forma adunca. Cammina, scivola, torna al sicuro, "piiip!"
Non che io non ne abbia già di mie, di ansie e proprio perciò sposto e pulisco, svuoto e modifico, riorganizzo ed elimino: il sano lavoro fisico val più di un sonnifero e in una cucina da fare si trova sempre. E intanto che l'intention poll - ma esiste davvero quest'orrida espressione? - si trasforma nelle prime proiezioni, il gabbianino sta quieto, un po' schiscio, sempre sul suo angolo. Forse dorme, forse sogna, chissà. Ma, man mano, cammina un po' di più, prende coraggio. E il pomeriggio va via così: ci si rinfranca, si osa sperare, si cammina lungo il cornicione. Arriva perfino il sostentamento: mamma gabbiano raggiunge il piccolo sul bordo del tetto e c'è una confusione di piume, poi lei vola via e lui torna sull'angolo, masticando vistosamente, soddisfatto. Però la suspence continua, "piiip, piip", come finirà?

Vien sera, l'incredibile azzurro diventa un'ancora più incredibile lilla che non tento neanche di catturare con la macchina fotografica, mentre da dietro al palazzo di fronte spunta una larga luna piena. Mamma gabbiano è lì che vigila, tinta di rosa, mentre il piccolo va su e giù lungo il cornicione: ormai sicuro,  cammina un po' curvo ma con passo spedito sulle lunghe zampe. Le proiezioni sono confermate, ma lassù sul cornicione immerso nel buio si sente ancora "piiip..." : magari si riuscirà a volare, chissà, e a tornare dai fratelli.

sabato, settembre 11, 2010

STALINGRADO ?


Sì, lo so che avevo detto basta politica. Ma c'è questo post tristissimo della Nessie, e come si fa a non dire nulla? Parla della solitudine degli eroi, di coraggio che viene a mancare se non è condiviso, collettivo.

Il sindaco ucciso, l'indifferenza e la superficialità con cui è stata accolta e trattata la notizia - come ha detto non so più chi, indipendentemente dalla sua onestà, il fatto che venga ucciso un sindaco dovrebbe essere di per sè gravissimo - prima ancora che dai media, dai rappresentanti politici, ha ispirato considerazioni amarissime in molte persone, io credo. Non c'è bisogno di dire perchè, lo dice già bene la Nessie e poco ci sarebbe da aggiungere: ma, per antica abitudine, quando le cose vanno malissimo mi viene da alzare lo sguardo, e cercare più lontano.

Intendiamoci: se potessi emigrare senza troppi danni, lo farei domani.
Dire che questo Paese è allo sfascio da tutti i punti di vista - politico, culturale, umano, ambientale - e che non si vede una via d'uscita è peccare per difetto: in qualsiasi classifica fra Stati siamo fra gli ultimi, dietro di noi ce n'è solo uno, o due. Quando sono cinque è perchè si sta parlando di cibo. E quindi.

Però non è che gli altri siano messi così meglio, a parte poche eccezioni. Il che non giustifica i
il nostro Paese, anzi ne peggiora la posizione, come arrivare ultimi alla gara fra zoppi. Ma, tanto per dirne una, se il programma di rilancio dell'economia di Obama è quello che hanno scritto sui nostri giornali, anche lì il coraggio non abbonda, neh? Nonostante le belle premesse, nonostante che Obama stesso sia motivo di invidia: ma la situazione è quello che è, quella che vede il mondo stesso allo sfascio, anche se non con la beceritudine che contraddistingue le vicende italiane.

E il momento peggiore non è ancora arrivato, secondo me. La crisi delle risorse e del clima si sta annunciando pesantemente, ma non c'è ancora. Difficile immaginare quale potrà essere lo scenario, ma io credo si possa pensare che comunque sia, a un certo punto si capovolgerà. Quale potrà essere il punto è la grande scommessa, il bicchiere che si può vedere mezzo pieno o mezzo vuoto, l'orizzonte su cui focalizzare il pessimismo o l'ottimismo.

Ma, escludendo per principio la fine del mondo, io penso che stiamo assistendo e partecipando alla fine del "nostro" mondo. La fine del "secolo breve" è adesso e durerà ancora un po',
il 2000 non è ancora cominciato davvero ma già ora sta spiazzando tutti con i suoi effetti speciali.
Come agli inizi del '900 fu la fiducia nella scienza e nel progresso a scuotere le fondamenta della solida società paternalistica e imperialista (che reagì con violenza ancora per mezzo secolo) , così oggi siamo disposti a credere che l'informatica e la genetica andranno a rappresentare non tanto la soluzione dei nostri meschini problemi, ma l'Avvenire tout court.

A me non pare che ci sia da stupirsi se la gente ha paura. Occhio e crocchio, più di metà della popolazione occidentale vede il Futuro rappresentato da cose che non conosce pe
r nulla, in cui non c'è posto per nessun tipo di valori dal momento che vengono spacciate come "neutre" e "obiettive". Anche sugli OGM, avete notato? non viene più data nessuna motivazione etica e anzi nessuna motivazione in assoluto: sono un puro fatto, una pura prova di forza. Ovunque nel mondo cresce la volontà di rapina, l'indifferenza per la sorte dei viventi se intralcia l'arricchimento di pochi.

Ma, come in tutti i periodi di questo tipo, ferve il lavoro sotterraneo. Quello del coraggio che non si vede e che spesso corre il rischio di essere confuso con il coltivare il proprio orticello (che è esattamente una delle forme di "protesta" attuali, del resto), quello di chi tiene la posizione, quello, se volete, del deserto dei tartari. Che, a modo suo, perfino quello è coraggio.
L'umanità non è mai stata fatta soprattutto di eroi ed è facile, come da annose discussioni, farne un sol fascio e chiamarla "zona grigia" perchè uno ha paura di essere ammazzato, all'altro basta temere di perdere il posto, l'altro ancora è sempre stato timido.

Però
Neville diventa eroe sopportando, rimanendo lì a prendersi insulti, e così fanno in tanti quando sopportare è già molto. Quando non cedere, non piegarsi a diventare beceri, razzisti, arrivisti, o anche solo furbi e conformisti, è già resistere.
E in più ci mettono gli orti sinergici, i circoli dell'anima, gli asili volontari, i prezzi politici, le transition towns, i pannelli solari, il cibo bio, i vestiti solidali, la caccia alle baleniere, gli appelli per la giustizia, le idee per il futuro.

La lotta si fa dura, certo, e peggiorerà. I nazisti ci sono arrivati, a Stalingrado: ma lì sono stati fermati. Non tutti possono e devono stare in trincea, non tutti hanno da starci nello stesso momento, non tutti riescono a starci nello stesso modo.
Ma le orme ci sono, anche se di notte non si vedono.

martedì, ottobre 20, 2009

LEGGETE E DIFFONDETE

Antefatto: nei traslochi fatti finora (in numero di 8) ci siamo sempre divertiti
Fatto: fra poco più di un mesetto faremo un altro trasloco

Fattibile: ci piacerebbe divertirci anche questa volta, con tutti i nostri amici


E quindi, tanto per cominciare, eccoci ad annunciare i Vikènd in Scatola.
La maison ne organizza tre (7-8 , 14-15, 21-22 novembre), ma diciamo subito che è graditissima la partecipazione estemporanea in altre giornate, feriali o festive.


Scopo precipuo dei Vikènd sarà la paziente realizzazione del Grande Inscatolamento, ma non saranno esclusi altri compiti fondamentali come lo Smontaggio, lo Spostaggio, lo Scartaggio ecc.

La partecipazione - assolutamente gratuita, n.b.! - ai Vikend o ad altri momenti di collaborazione darà diritto a:
biglietti della Grandiosa Lotteria del Tanksgiving, Ripescaggi culturali (dall'apposito cestone di libri a cui doneremo man mano la libertà) e Mostrine da sfoggiare nelle occasioni sociali.


Ogni Vikènd sarà caratterizzato da un tema suggerito dalle ricorrenze, come si va ad illustrare


7-8 novembre: il Bigiorno Rosso, anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, che vedrà:
Colonna sonora a cura del DJ KGgB, canti rivoluzionari e cori
Sul Mengaschermo, a ripetizione: "Ottobre" e "Tamara, la figlia della steppa"
Sulla tavola borscht, cetrioli, vodka. E Zedda Piras in onore di Gramsci

Interazioni sul tema "Che fare?"

Mostrina in dono ai partecipanti di colore Rosso


14-15 novembre: l'English week- end in quanto compleanno di Carlo, eterno principe di Galles.
Colonna sonora: i Beatles, of course.
Sul Mengaschermo l'intera serie televisiva dei Monty Python
Sulla tavola Tea and High Tea - trad. "sbrano casuale accompagnato da diversi tipi di tè". E da Zedda Piras in onore di Jack Daniel

Conversazioni sul tempo, gara di improvvisazione limericks, fotografie con bombetta ed ombrello

Mostrina ai partecipanti: Tartan



21-22 novembre: Facimme ammuina in quanto compleanno di Carlo, l'amicodelcuore partenopeo.
Non si sa se lui sarà assente, presente o entrambe le cose, ma comunque. Colonna sonora: Toni Tammaro, NCCP, Musicanova
Sul Mengaschermo: Eduardo, tutto quello che volete

Sulla tavola: pizza e spaghetti, non c'è scampo, e birra, vino novello o acqua fresca. E Zedda Piras, che finalmente forse sarà giunto alla fine.
Conversazioni ad alto tasso di gestualità,
gara di suoni prodotti da appositi e numerosi "rumoriferi"
Mostrina ai partecipanti: effigie del sole


Nei prossimi giorni o puntate o post che dir si voglia, ulteriori particolari sui Vikènd, sul trasloco, sulla lotteria del Ringraziamento, sui premi e sui cotiglioni.


Nel frattempo, sono aperte le iscrizioni alla Caccia allo Scatolo e al Misuratutto, che danno anch'essi diritto a biglietti della Lotteria.
Le iscrizioni si raccolgono qui o per mail o per telefoni.

lunedì, aprile 27, 2009

VEDRAI VEDRAI



Chi mi conosce sa che ho reazioni viscerali di fronte a tutto ciò che puzza di fascismo. Sa che non sopporto gli ignoranti, l'arroganza, la furberia. Ma chi mi conosce è come me e, più o meno, la pensa uguale. E che ci abbiano scippato il 25 aprile non ci piace proprio, ci disgusta e ci avvilisce, con lo stesso senso di schifo e insofferenza che la brevissima intervista di Bocca riesce ad esprimere in pieno. Chi, meno viscerale di me, prova a ragionarci su fin da subito dice anche belle cose, come Marco Revelli in questo articolo qui . Insomma, condivido Bocca, condivido Revelli, e non sono certamente per lasciare che le nostre robe se le prendano loro, dopo tutto quello che già si sono presi.

Però intanto ci ragiono su anch'io, per ora con un pensiero piccino, che prende atto del tempo che è passato, delle cose che sono cambiate. Quando ero piccola io, per esempio, se si parlava della Guerra, si sapeva subito qual era, era appena lì dietro l'angolo quando io sono nata, tutto il mondo adulto che avevamo intorno l'aveva vista, vissuta, subita. A noi sembrava già cosa vecchia e sorpassata, con il suo strascico di lamenti e manìe, ma sospetto che quella nostra insofferenza fosse più che gradita a chi, dopotutto, aveva una gran voglia di dimenticare. Però quando due adulti si ritrovavano dopo un po' di tempo, la Guerra nei discorsi c'era sempre. E nessuno, neanche fra i più tiepidi, dimenticava chi aveva voluto quella Guerra, quella carneficina che ancora non aveva nulla di "intelligente" come i missili, quello strazio a cui non avevano partecipato i mercenari, ma tutti i figli (e poi i padri, e a volte anche i nonni e i nipoti) di tutta l'Europa. Non si poteva dimenticare il lutto, la perdita, la fame: e neanche chi ne aveva la colpa, quell'arroganza che, oggi come ieri, dispone della gente come degli scacchi viventi di marostica. Tu qui, tu là, l'importante che io faccia bella figura.


Ma oggi nessuno si ricorda più la guerra, la Resistenza: sono rimasti in pochi, e i loro racconti sono ormai più Storia che politica, loro malgrado. Non che questo sia il primo tentativo di mettere a tacere la
maggioranza della Resistenza, quella che - pur senza essere sempre comunista, o di sinistra - era davvero intenzionata a dar vita ad un'Italia più giusta: ci si è provato in molti modi, e ogni volta un pezzetto siamo riusciti a tenerlo, un'esca per un fuoco più grande che nel '70 ha saputo recuperare anche ciò che la Democrazia Cristiana era già riuscita a mettere in un angolino del libro di Storia, e spesso neanche lì. L'abbiamo recuperato, l'abbiamo gridato nella piazze, gli abbiamo dato nuova vita e diversi sviluppi, anche se molti ex-partigiani - e Bocca fra loro - mal ci sopportavano, e si può anche capire.

Poi, di nuovo, ci si è persi per strada, ogni giorno un pochino di più, fino ad arrivare a questo punto.
Anche gli anni '70, però, arrivarono di soppiatto, arrivarono con i figli dei fiori che non pensavano al domani ma neppure all'ieri e men che meno alla lotta contro il padrone. Ci furono segnali dapprima buffi, poi sempre di più e poi sempre più forti, di cose che cominciavano ad essere fatte in un modo diverso. Quello, prima ancora di tutto il resto, segnò la fine di un periodo storico. Io credo che anche adesso siamo da quelle parti lì. siamo che si cerca di fare le cose importanti in modi nuovi. siamo che siamo stufi marci di litigare con lor e fra noi, stufi di avvilirci e vergognarci. E' vero, non importa, per ora, quanti siamo , quello che importa, oltre al fare, è tenere occhi e cervello aperto.
A me questo politicamente pessimo e sofferto 25 aprile ha dato, più di altre cose, il senso che bisogna cambiare: troppo facile arroccarsi e basta, troppo inutile contrapporsi quando possiamo farlo solo sul loro terreno. Arretriamo, se è il caso, che credano di poter anadre avanti, più avanti, fino a Stalingrado, fra la neve e la fame.

Ci sono mille cose che già si muovono e un modo diverso di farle è possibile: abbiamo il web che ci dice e ci racconta, basta scegliere una, tre, cinque cose che possiamo fare.
C'è una corrente che passa davanti alle nostre finestre virtuali, cerchiamo un punto carino dove galleggiare e buttiamoci. Io ho segnalato tramite la Calamity questa bella iniziativa dei CAF, i piccoli capitali comuni a cui può attingere chi ha bisogno di un piccolo prestito, la Nessie segnala il suo e altrui lavoro per i bambini...chi aggiunge cosa? Venghino, signori, questa è l'asta del futuro: chi offre di meglio?

mercoledì, aprile 16, 2008

'AMO DELIBBERATO...


Ci ho pensato molto. Ho letto tutti i blog della comune-ty e dintorni, ho letto anche quelli che non dicono nulla dei Rovinosi Eventi, quelli che si sono fermati a "prima" o che forse sorvolano. Ho ascoltato quello che dice la gente, quel poco che ne incontro io, ho letto cosa ne scrive nei blog, pescandoli a caso.
E dopo tutto ciò, ancora non so che dire.
Chè, compagnamber, lo spirito di Resistenza è altamente stimabile pur se espresso in tutto il crudo slang generazionale, e in cuor suo ognuno di noi la pensa come te, ma.
Chè, amicae., la tua proposta dell'iscrizione di massa ai Verdi mi piace un sacco, soprattutto se fuor di metafora significa occuparsi seriamente di ambiente, ma.
Chè, gipunto, scendere in piazza e reagire sarà, più che giusto da fare, impossibile da non fare: ma.
Chè, gabbianogrigio, sono arrivata per altra strada alle tue stesse conclusioni sulla spagna però tu sei pur la stessa persona che come prima
risposta ha citato la bandiera rossa. ma.
Chè, lanessie, l'argentina e le paure e il non riuscire a crederci, e chi può darti torto, ma.
Chè, compagno pastore, il grande Martin Luther ci può insegnare molto, ma?

Chè, o voi comune-tary che non (ne) avete scritto, a me piacerebbe sapere come state, cosa pensate. Ma.

Ma, per esempio, la spagna la spagna la spagna ha la più grande
estensione di territorio europeo coltivato a OGM. E, poniamo che io sia paranoica, ma guarda caso la "sinistra" italiana - a parte Veronesi e Binetti, ma compreso veltroni - è in gran parte contraria agli OGM. E c'è stata una concomitanza temporale fra le elezioni e due campagne di opinione che sicuramente fanno capo a potenti lobbies economiche, quella del nucleare e quella appunto degli OGM - la seconda è tutta 'sta preoccupazione per la fame nel mondo , se qualcuno era troppo preso dal contingente per notarla.

Ma, per esempio, che la partita si gioca sull'ambiente se n'è accorta anche la destra, anche voi-sapete-chi. no, non il nano maledetto in persona bionica, ma i suoi scherani: non vi linko il sito che mi fa schifo, ma mi sono spinta fin là per leggere una dichiarazione d'intenti che dice "non possiamo regalare i temi sull'ambiente alla sinistra". Per fortuna capiscono come sempre meno di un cazzo, e non si sono accorti che la sinistra non li ha mai avuti nel suo calendario, i temi sull'ambiente. E se pecorino schinio è finito impallinato insieme ai rouges è solo perchè finora, in italia, il "progresso sociale" si è identificato con la sinistra per tradizione, più che per realtà. E il panorama fa in frettissima a cambiare, chè già da tempo anche i fasci si muovono su alcune questioni, riuscendo spesso a renderle ancora più complicate e d'elite di quanto già non siano.
Io penso, perciò, e mi rendo conto di quanto poco esaltante sia il mio
pensiero - però mi conforto, che anche il bertinotti, nel suo, la pensa come me - che anche la lotta sull'ambiente vada attentamente valutata, non solo caso per caso ma anche sui grandi temi: non credo, del resto, che investire un po' di tempo nel capire sia sbagliato, chè anzi andava fatto prima.

E anche perciò, per esempio, io non credo che sia adesso il tempo degli eroismi: non abbiamo forze per opporci davvero, a nulla, e soprattutto non
abbiamo nulla da opporre. Chè se l'avessimo avuto ora non saremmo in questa situazione. Sarà impossibile non provarci nemmeno, ad opporsi: ma, rendiamocene conto, stanno aspettando solo un passo falso. Ed è abbastanza facile farci inciampare, basta che quello che porta le molotov questa volta sia un po' più furbo e non le lasci in giro.
Già l'Unità, oggi - l'Unità, non Libero! - nel fondo sul 25 aprile che quanto a retorica batte il KGgB, non perde l'occasione per affermare che il momento è grigio e che occorre andare in piazza, ma, attenzione, "la violenza è come il fascismo". E la violenza di cui parla non è quella della repressione borghese: non occorre commentare, vero?

Ecco, io lo so che non è bello pensarsi mazziati e cornuti, ma così stiamo: e capirlo non vuol dire rinunciare - chè anche Lenin e perfino De Gaulle si fermarono e aspettarono un attimo, quando era il caso di farlo - ma vuol dire davvero provare a reinventarsi. Con le prove di sopravvivenza che dice la nessie, anche, perchè no? Con ciò che sostiene il compagno pastore e che non ho capito cos'è, ma son sicura che ci sta, con la comune-ty applicata come si era un pochino cominciato a fare. E non vi sto a fare tutto l'elenco delle mille cose che mi vengono in mente, però sono sicura che ricomincia tutto da lì, dal piccolo, dall'apparentemente sciocco,
perfino dal frivolo. Le calze colorate del '66, i capelli lunghi, le chitarre, e non cito le cose più sceme che pur furono un sacco e una sporta: eppure da lì venne fuori il '68, con quelle cose sceme lo si preparò, spesso senza neppure saperlo. E poi, magari, in un altro post proverò a raccontare perchè quelle cose frivole non erano sceme affatto, e come riuscirono a far girare il vento, e come approfittarono del vento per girare ancor più. Potrei contarvelo anche della rivoluzione francese, ma insomma i ricordi personali non arrivano fin lì: e però io ci credo , che la Storia ci dice le cose, se le vogliamo ascoltare. L'unica sfiga è che non ci dice il quando, già.






martedì, aprile 08, 2008

POLITICA ?

In un modo o nell'altro, lungo la mia vita un po' di politica l'ho sempre fatta.
Rigorosamente fuori dalle istituzioni, direi sempre all'opposizione, cercando di aderire a posizioni propositive se appena erano possibili. Ho fatto riunioni, assemblee, cortei, raccolte firme, volantinaggi, delegazioni di massa, delegazioni punto, sit-in, interventi, feste campestri e .... e magari c'è qualcosa ancora che non mi viene in mente.

Niente di che, nonostante l'affollamento di cose e modi, chè mai più dopo gli anni '70 ho voluto che la politica fosse un impegno preponderante nella mia vita: non perchè non mi piacesse, chè anzi il dibattito politico, l'elaborazione e anche i vari tipi di azione mi sono sempre piaciuti assai, ma perchè più di tanto... ecco, non è, non è mai stato, il mio mondo.

L'amicae. mi ha definito una volta "l'ideologa della comune-ty" e il termine è azzeccato: non perchè mi reputi davvero un ideologo, ma perchè questo, al massimo, può essere il mio ruolo. Tra libri e sguardi astratti è l'unica dimensione politica che colgo, quella che viaggia sulle idee, sui movimenti e i sommovimenti di fondo, sulle teorie e sulle "nuove prassi", sui dati da cogliere e gli scenari da analizzare. Oltre non vado, e se mi si mette in condizione di dover valutare se è meglio un duepercento di piume o un chilo di mattoni sono già in tilt.

Chè "la politica" per me non è questa: voti, elezioni, rappresentanze, premi, nomi e cognomi, uscenti e trombati, correnti e frazioni sono esattamente la dimensione che odio con tutto il cuore.
Magari perchè appunto non la capisco e finisce che me ne sento un po' esclusa, ma a me sembra di odiarla soprattutto perchè sono convinta, e non da oggi, che i veri giochi si giochino altrove. Nelle sedi delle multinazionali, per dire il posto più ovvio, ma anche nel giardino notturno creato dall'ultimo degli ecologisti, per citare invece quello meno ovvio.

Trovo difficile spiegare a questo punto - visto che il post è già lungo così - come riesco a non avvertire contraddizione fra questo tipo di visione politica e la convinzione che non si debba rinunciare al diritto/dovere di voto, quindi non lo farò: ma questo è un post di dolore, chè questa volta proprio non mi va giù.

Prima di tutto, infatti, non mi va giù che il voto abbia e possa avere, ben più che altre volte anche se tutte le ultime c'erano già andate vicino, solo la dimensione che aborrisco, quella del conteggio e delle alleanze, quella degli scenari dove ognuno di noi ha l'assoluto diritto di prefigurare quello che teme di più e le sue conseguenze nefaste senza che sia possibile smentirlo, quella che finge di credere che davvero saranno i partiti a cambiare le cose.
E mi tocca di crederci anche io, perchè i partiti in qualche modo qualche cosa cambieranno, però lo squallore di non confrontarsi neanche su un contenuto che non sia la classica promessa elettorale - dall'una e dall'altra parte - e di privilegiare comunque le boutades, fa rimpiangere perfino l'inutilissimo mega-programma di prodi.

Io, per dirla in due parole, sono convinta che per il nostro Paese sia arrivato il momento del liberismo: no, non alzate il sopracciglio, finora eravamo quasi riusciti a scamparla. Male, con grosse falle e vistosi strappi, ma niente a che fare con la sanità americana, tanto per dire, o con la povertà strutturale (non solo di soldi, ma di possibilità reali di vita decente) delle aree suburbane inglesi.
L'Italia è sempre stata un "posto di mezzo": non abbastanza povero e arretrato da fare solo da serbatoio di risorse e da spaccio aziendale, non abbastanza ricco per servire a qualcosa. Può permettersi di rimanere nella sua "arretratezza" per un po', magari quasi per sempre: l'industrializzazione è stata quello che è stata, le centrali nucleari si sono arenate, perfino i mac donald's vanno peggio che in altri posti. In compenso cemento e cellulari la fanno da padrone, consumi da parvenus, lussi da poveri che, nel mucchio, vengon bene anche quelli a chi riesce a guadagnarci su.

Arriva un certo punto, però, che da qualche parte le centrali obsolete le
devono pur mandare e magari qualcuno si fa i conti che delocalizzare in Sicilia è un po' più comodo che spedire tutto in Birmania, soprattutto se nel frattempo si costruisce un bel ponte e coi soldi che ci girano su si mettono su tanti bei collsentèr e tanto bel terziario, che costa poco e rende tanto, così come le transizioni monetarie e tutti quei bei giri i cui uffici, mi dicono, riempiono già le città di certi paesi dell'America latina. Tanti, tanti uffici con nessuno dentro.

Non pensatela come una congiura: è l'economia, bellezza, dove il liberismo sembra essere rimasta la sola via "praticabile": ne sono convinti, credo allo stesso modo, sia il cavbana che varterone nostro. L'uno perchè di certo gli conviene e sicuro i bisnèssi sono già pronti lì in caso di vittoria, l'altro perchè (come minimo) la sinistra storica sconta la rinuncia al confronto sui temi economici. O forse perchè, da ben prima del crollo del muro, l'economia era esattamente il punto che faceva acqua nelle teorie
socialiste, e altro la sinistra non riesce ancora a vedere.

Ecco, tutto ciò mi rende invise queste votazioni - chiamarle elezioni è dire troppo: chè se lo scenario reale è quello che penso io (e ovviamente potrei sbagliarmi, e la rivoluzione esser lì dietro l'angolo) quello che conta è solo parare il più possibile la prossima Calata del Liberismo: tutelarsi, tutelarsi, tutelarsi.

Se la battaglia sembra persa, si gioca in difesa, si guadagna tempo: chè tempo verrà, di questo sono altrettanto convinta. I segnali di resistenza, di opposizione, di vivere "altro" si moltiplicano e manca solo chi li sappia coordinare insieme alle teorie che pure non mancano: non è uno scherzo, ma arriverà il momento in cui si riuscirà a farlo.
E quindi io, di mio, voterei secondo coscienza chi, in questa generale poca rappresentatività che distingue ora i partiti italiani, penso potrà rappresentarmi di più.
Mannò, invece, chè mi tocca star qui a pensare, per esempio, se chi mi rappresenta almeno un po' avrà la possibilità di farlo in caso di vittoria-vittoria delle destre. Oppure se invece non conviene giocarsi il tutto per tutto, contando sulla nostra forza contrapposta a quella del pasticciaccio. E, ancora, calcolare se due voti in più potranno fare la differenza e come mi sentirò se magari la faranno davvero.

Ma qualcuno ha calcolato i costi sulla sanità pubblica di questi patè d'animo? Avvisate Padoa-Schioppa, allertate l'Oms, arridatece la guerra fredda e i suoi blocchi belli ordinati... sarò un'inguaribile romantica, ma mi piacerebbe votare ancora una volta un'idea, foss' anche giusto una, e non solo una faccia o, peggio, un'astrazione numerica o un azzardo speculativo.

Cionon, voterò: come si diceva in una discussione con l'Amico del Cuore, l'Aventino non ha dato ottimi risultati, quando fu scelto, e non sembra il caso di ripetere l'esperienza. Ci ho sempre pensato, a come si devono essere sentiti cretini, dopo, quelli lì dell'Aventino: no?

mercoledì, aprile 02, 2008

UN BEL BOTTINO



Questo post dovrebbe essere letto con una voce da "annunciatore del telegiornale", quelli che c'erano nella mia infanzia. rigorosamente non-giornalisti, gli annunciatori (che poi in verità era praticamente solo uno, chè i tiggì eran tre in tutto, e mai seppi il nome di costui) leggevano dalle famose Veline - fogli sottili che crocchiavano appena dentro al microfono - le notizie del giorno. Le leggevano tutte con voce impostata e lievemente triste, viso impassibile e totale assenza di inflessioni ed emozioni, a sottolineare Ambasciator Non Porta Pena.
Dell'uomo del tiggì era l'invenzione di uno dei personaggi misteriosi della mia infanzia, il Presidente Delliri-Petrilli, di cui si parlava moltissimo senza mai dire niente, tanto che solo dopo molti anni riuscii a connettere il nome Petrilli con la carica del presidente dell'Iri, azienda della partecipazioni statali - altre creature misteriose, ma non solo per me.
L'annunciatore del telegiornale non era bravo come l'uomo che ogni giorno verso le due mi leggeva tutto il listino di borsa, quotazione per quotazione di titoli affascinanti come Eridania e Magnetimarelli, ma era la materia a prestarsi meno agli svoli di fantasia. Chè lui, l'ho già detto, era un Marcel Marceau al contrario, un amimico per vocazione e passione, un genio dell'imperturbabilità.
E a lui, perciò, tocca notare in completissima assenza di commento, che er varterone nostro sembra che cce possa perfino azzecca'.
Fra lo sconcerto dei suoi, lo stupore degli altri e l'incredulità dei più, oh, varter ce la sta a ffa'. Macari no, ma macari anche ni. E chi se l'aspettava Celentano, per esempio? sai quanti cattoliconi si tira dietro, da quando è sempre stato contro il divorzio, contro lo sciopero, contro l'intelligenza? Ricordatevi la voce che sta leggendo questo post, please, che l'intervento di celentano su veltroni non lo voglio neanche commentare. Anche se, a prescindere del tutto dal dibattito contingente mi fa piacere che qualcuno, chiunque, lanci un giusto allarme sulla speculazione edilizia, ma questa è una parentesi.
E tornando ar varter, ogni giorno che passa si scopre nuova gente che vota per lui, le sue battute sono migliori di quelle dello psiconano, le sue promesse più nuove, e
non si fa chiudere in trappola neanche sul tema del cugino ricco e fortunato, quel bambi zapatero che gli va sempre tutto bene, mannaggia a lui.
Con voce vieppiù neutra e neutrale, non posso fare a meno di notare che sembra aver imparato - forse unico nella sinistra, ma 'nzomma anche nel centro dove più correttamente ormai sta, come una torre di pisa umana, base da una parte e testa chilometri più in là - le tecniche di comunicazione che hanno favorito il cavbanana fin qui: evitando però astutamente di utilizzare le più vistose, becere e maleducate, di cui la gente è ormai anche stufa -
vox taxista vox dei.
E senza neppure muovere un muscolo noterò ancora che questo... sì, si può perfino definire entusiasmo, che cresce pur nella scaramanzia era cosa che da un po' non si vedeva, chè davvero er varter sembra pescare di qua e di là, e davvero a volte vien quasi voglia di credere che anche il nostro sia un paese governabile: nè più, nè meno, ma almeno quello sì.
Ecco, si sente la sigla, l'ultima velina fruscia nell'appoggiarsi sulla lustra scrivania, l'uomo tiggì guarda fisso nella telecamera senza neanche battere le palpebre, finchè l'immagine svanisce, parapà parapaaaà....

giovedì, luglio 26, 2007

QUESTI POSTI UNGHERESI...

Che, intanto, ci siamo persi. Scavallando su e giù per la Valpolcevera, scusi sa la strada per arrivare a Villa Serra di Còmago? E chi diceva Mòrego e chi Manesseno, chi ci mandava a Serra Riccò e chi giù fino alla pizzeria Rocca, e tutti avevano ragione. Oltrepassando villette ordinatissime, murales "no al cantiere ma alberi di pere", pergolati d'uva e curve che più che a gomito sono distorsioni, abbiamo scoperto che alcuni di noi non avevano mai neppure sentito questi nomi sdruccioli, esotici perfino, e del resto lo stato d'animo era ormai quello che ci colse nelle sperdute langhe magiare. Ovvio che poi la strada giusta era lì, la prima che abbiamo ignorato anche se era visibilissima. Perciò, dopo aver fronteggiato un Terribile Attacco Di Fame dell'uomo barbuto, siamo entrati nell'agognata Villa Serra pagando il nostro biglietto da 2 euri. Un po' perplessi sul biglietto, da quando in qua il verde si paga? Ma, tutto sommato, la modica cifra non sembra del tutto sbagliata, tanto più che residenti e habitués pagano dieci euro l'anno, i bambini e gli anziani nulla: la villa restaurata è davvero bellina, il verde è curato per quanto lo permette la stagione e l'alto tasso di bambini piccolissimi e traballanti fa pensare che, tutto sommato, convenga pagare il pizzo all'inciviltà diffusa. E' triste, ma è così.
E in più, udite udite, era la giornata degli "anziani a villa serra": e un folto numero di vedove, con vestito bello e scarpette da prato, stazionava cicalando sotto i chioschi del bar, approfittando del gelato gratis.
Noi abbiamo mangiato i favolosi panini al forno - si manderà la ricetta qui - su una panchina au bord du lac, poi abbiamo scarpinato in giro, collaudando il primo-paio-di-sandali-della-sua-vita dell'uomo barbuto, di cui si dà documentazione fotografica a riprova. Al laghetto superiore ci siamo (chi più chi meno) entusiasmati davanti alle tartarughe perfino più numerose delle vedove, e
nel laghetto principale abbiamo contato le anatre diverse dalle altre (due coppie, diverse anche fra loro) e ci siamo chiesti chi fosse questo intruso quiz.
Davanti alla scultura "Ti te po capì" è scoppiato, improvviso, il dibattito sull'arte: a me piaceva perchè ci vedi quello che vuoi secondo il punto da cui la stai guardando, al KGgB non piaceva per lo stesso motivo. Troppa confusione, che diamine!
Abbiamo poi guardato gli alberi da sotto in su - ce ne sono
di pregevoli, anche se il vanto della villa è la collezione di ortensie - e rilassati sul prato, quand'ecco risuonare i tamburi in lontananza. Pigramente ma prontamente, abbiamo capito che era La Musica Per Gli Anziani e abbiamo ingaggiato una feroce partita di mucca volante sul prato. Ma proprio mentre avevo preso il ritmo giusto - ci metto un po' a coordinarmi e non mi ricordavo in che senso va ruotata la mucca prima di lanciarla - ecco che la musica giunge fino a noi sui suoi piedi. Era una banda! Non so a voi, ma me le bande mi fanno sempre ridere: ma non di cattiveria, proprio perchè sono buffe. L' abbiamo guardata passare per il viale, e non mancava neppure il bambino che fa lo scemo dietro all'ultimo suonatore. Ma c'è un limite all'indulgenza verso se stessi, e non l'abbiamo seguita, non subito: ma ci ha tentato di nuovo quando siamo andati a prendere una birretta al punto ristoro, chè lì accanto c'era il palco sul quale una stonatissima tromba ha massacrato un valzer di strauss insieme alle vedove che battevano le mani, non sempre a tempo. E così, quando il capobanda ha annunciato "qualcosa di speciale" sul prato ci siamo cascati subito e ci siamo uniti al codazzo, pregustando la minestrina serale a cui ormai avremmo avuto diritto.
Il qualcosa di speciale era un carosello di suonatori incrociantesi suonando, che il KGgB ha ammirato per la sua geometria. Alla fine, passando accanto ai parenti della banda che tenevano in mano chi un cappello chi uno spartito chi un pezzo di oboe - già, non si pensa mai a questi silenziosi ed eroici supporters della bande, neh? - abbiamo abbandonato la villa, stanchi e felici. E, come ha notato il KGgB, appena all'esterno ci ha accolto il caratteristico odore di hinterland genovese: pesto, con molto aglio.