Toro 20 aprile – 20 maggio
“Siamo tutti dei geni, ma se un pesce viene giudicato in base alla sua capacità di arrampicarsi su un albero, si sentirà uno stupido per tutta la vita”. Corre voce che questa acuta osservazione sia stata pronunciata da Albert Einstein. Te lo racconto, Toro, perché faresti bene a tenerla a mente per tutto il 2012. Secondo la mia analisi degli astri, avrai un’ottima opportunità di individuare, affinare ed esprimere il tuo genio. Perciò è fondamentale che ti liberi da qualsiasi tendenza a vederti come un pesce che deve arrampicarsi su un albero.
Be', così non vale mica tanto, caro Brezsny: chi non è un Toro, in questo modo? Ma metto lo stessoil tuo oroscopo, prima di tutto perchè mi ci ritrovo (La maestra di seconda elementare: " Ah, e quello sarebbe un serpente? A me sembra la collana che ho trovato nell'uovo di Pasqua! E ricordatevi, bambini, che chi cancella con la gomma prende un brutto voto, zac, all'istante. ) e poi perchè ho appena saputo che questo gradevole ed efficace metodo educativo e didattico viene impiegato ancora oggi, in forme appena appena più velate.
Quindi lo dedico a tutti noi Torelli frustrati e masticati e mortificati e perfino un po' vilipesi, sperando che lungo l'arco di tutto l'anno si avveri la profezia finale e che si concluda con una linguaccia. Dopodic, si comincia a ragionare, neh?
Buon anno.
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venerdì, gennaio 06, 2012
lunedì, novembre 07, 2011
ACQUA
Bisognerebbe commentare, ovviamente. Anche perché cose da dire ce n'è, perfino per chi da dieci giorni è chiuso dentro la camera di una clinica. Per fortuna, la clinica è in salita e in zona tranquilla e non é successo granché - be' , le cucine allagate, le idrovore, il personale con doppi e tripli turni, il salvataggio delle apparecchiature... Ma come mettere queste cose sulla bilancia di questi giorni?
Allora forse si può dire che domenica, dopo due giorni di cielo grigio e vuoto, la prima cosa che ho visto svegliandomi, nel cielo pur sempre grigio, è stato un piccolo stormo di rondini o di parenti loro: volavano bassi, ma a loro si è aggiunto un gabbiano che catturava qualche solitario raggio giallino nel suo bianco gabbianesco. E quindi, insomma, impossibile non aderire a reminiscenze bibliche.
Cosi come è impossibile non sapere che d'ora in poi questo momento nella vita della città, sempre,profondamente attaccata alle proprie memorie, entrerà a far parte di una saga di tregenda e dignità, di vita quotidiana improvvisamente travolta e stravolta - anche solo nella scomparsa di un motorino trascinato via dall'acqua - e soprattutto di immediato impegno e solidarietà.
Qui dalla mia gabbietta non posso giurare che sia vero, ma una giornata al cellulare mi riporta solo voci di volontari arrivati sul posto da subito, accorsi a spalare, a dare una mano, sempre perfino troppi.
Non ne so molto di più, purtroppo, e patisco la nostalgia di quei miei stivali di gomma lilla di quarant'anni fa, che volentieri avrebbero fatto ancora il paio con quelli a fiori che oggi è fortunosamente riuscita a trovare la figlia: ma così è la vita, e pazienza.
Ma, anche nel mio essere poco genovese, mi ripugna sentir parlare di "Genova in ginocchio": ma quando mai?
Allora forse si può dire che domenica, dopo due giorni di cielo grigio e vuoto, la prima cosa che ho visto svegliandomi, nel cielo pur sempre grigio, è stato un piccolo stormo di rondini o di parenti loro: volavano bassi, ma a loro si è aggiunto un gabbiano che catturava qualche solitario raggio giallino nel suo bianco gabbianesco. E quindi, insomma, impossibile non aderire a reminiscenze bibliche.
Cosi come è impossibile non sapere che d'ora in poi questo momento nella vita della città, sempre,profondamente attaccata alle proprie memorie, entrerà a far parte di una saga di tregenda e dignità, di vita quotidiana improvvisamente travolta e stravolta - anche solo nella scomparsa di un motorino trascinato via dall'acqua - e soprattutto di immediato impegno e solidarietà.
Qui dalla mia gabbietta non posso giurare che sia vero, ma una giornata al cellulare mi riporta solo voci di volontari arrivati sul posto da subito, accorsi a spalare, a dare una mano, sempre perfino troppi.
Non ne so molto di più, purtroppo, e patisco la nostalgia di quei miei stivali di gomma lilla di quarant'anni fa, che volentieri avrebbero fatto ancora il paio con quelli a fiori che oggi è fortunosamente riuscita a trovare la figlia: ma così è la vita, e pazienza.
Ma, anche nel mio essere poco genovese, mi ripugna sentir parlare di "Genova in ginocchio": ma quando mai?
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mercoledì, giugno 15, 2011
NUMERI E PERSONE
E così, abbiamo festeggiato, e con che gioia e sollievo.
Se avete in mente l'allegro casino dei video dei festeggi romani, be', qui nella Città del Mugugno ci si è invece rallegrati in questo modo: in piazza, ma pochi per volta. Che alle 15 si lavora ancora, alle 16 qualcuno fa merenda, alle 17 forse arrivano tutti, alle 18 che gioia che gioia, alle 18.15 mi tocca di andare, alle 19 chi si fa l'aperitivo?
Rigorosamente banditi strumenti e oggetti atti a produrre o amplificare rumore: c'è un furgoncino con le casse, ma la musica disturba il Festival di Poesia - che fa, a sua volta, musica per i fatti suoi dentro al palazzo.
Un coro o due osano un canto, nessuno si unisce.
Una ragazza urla "Abbiamo vinto, abbiamo vinto!", nessuno si unisce.
Chi ha portato il pennarello per fare il proprio cartello ha dimenticato lo scotch e se lo appende sbilenco alla tracolla, così che si faccia fatica a leggerlo, non fosse mai che veniamo meno alla "giusta misura"; chi lancia timidi slogan presto s'azzittisce sotto le occhiate, partecipi ma mute, degli altri.
Però ci si abbraccia, e si fotografa, e si ride e ci si congratula. E insomma alla fine va bene anche così, siam mica foresti con le loro usanze barbare e caciarose.
E se ci fosse una nuvoletta dei pensieri come nei fumetti, su tutta la piazza campeggerebbe un gigantesco "Speriamo..." Speriamo che sia finita davvero, che il vento cambi sul serio, che sia solo la seconda vittoria su tante future, che non riescano a imbrogliare di nuovo le carte, che noi stessi o chi per noi non roviniamo tutto. Speriamo. Ma per l'intanto, anche se i festeggi sono mosci, lasciamoceli godere ancora un po'. Magari raccogliendo le storie del poi, quelle che rimarranno nella memoria colletiva e quelle che spariranno fra poco in virtù del loro stesso grande numero. Come quelle di chi ha accompagnato a votare un vicino disabile, la vecchietta del piano sopra, il vecchio zio non-vedente, un genitore svanito: contento e orgoglioso di contribuire così alla battaglia, e al tempo stesso mortificato di dover "usare" chi avrebbe fatto a meno di muoversi.
O le storie dei timidi che di colpo si sono fatti audaci per convincere il negoziante, il passeggero dell'autobus, il terribile parente. O chi, alla risposta via sms "Chi cazzo sei per dirmi cosa devo fare?" all'invito ad andare a votare, ha risposto "Ma come, hai perso il mio numero? sono Giovanni!". E ci piace pensare che il tipo sia ancora lì a chiedersi quale Giovanni si sia rivelato uno sporco comunista, ma ancora di più ci piace pensare che abbia creduto che a invitarlo al voto fosse un suo collega di qualche bieco partito, pronto a saltare sul carro dei vincitori.Perchè la creatività, la fantasia e il divertimento sono stati la chiave di volta della costruzione di questa opposizione che sembrava persa e annichilita, e che si è ritrovata: ma questo lo stanno già dicendo tutti.
Quello che non dicono è che, vicino ai fantasiosi e alle loro goduriose creazioni sul web, c'è stato un altro sacco di gente che si è mobilitata in sordina, senza troppo parere: come l'ufficio postale che si è adoperato perchè il certificato elettorale di una mia amica, spedito da casa il giorno prima, le arrivasse in tempo per votare.
Io ho pensato alla "zona grigia" della Resistenza, la definizione con cui una parte della storiografia pur di sinistra definisce il pezzo di popolazione che mantenne la propria indifferenza verso ciò che stava accadendo. La zona grigia fu per un certo periodo oggetto di accese discussioni in casa nostra, non chiedetemi perchè: e io, che sostenevo la masochistica parzialità delle definizione, dicevo che probabilmente molte persone avevano fatto piccole cose che non erano mai apparse da nessuna parte , altro che indifferenza. Gli uffici postali, gli accompagnatori, i condividi di facebook... chi li ricorderà domani?
Dentro a una percentuale le storie non ci sono.
martedì, maggio 17, 2011
SUSPENCE
Oggi era una giornata così, con questo sole che si vede perfino nelle foto, il cielo azzurro e terso, il mare davvero blu e turchese. Ciononon, è stata una giornata di suspence.
Dopo il primo "intention poll" ho alzato gli occhi sul tetto di fronte e proprio lì, sul cornicione, c'era un piccolo.
Sono nati senza che li vedessimo mai, quest'anno, e tutt' a un tratto ecco questo qui, già grandicello, che spara i suoi "piiip" tutt'intorno. Mamma e papà gabbiano gli rispondono "sckreech",
ma di più sembra che non facciano. E lui è lì, un fagotto di piume dello stesso colore del muro - e il muro è color degli scogli, già - che si staglia contro il cielo sporgendosi sull'angolo del tetto, il becco nero già perfettamente riconoscibile per la forma adunca. Cammina, scivola, torna al sicuro, "piiip!"Non che io non ne abbia già di mie, di ansie e proprio perciò sposto e pulisco, svuoto e modifico, riorganizzo ed elimino: il sano lavoro fisico val più di un sonnifero e in una cucina da fare si trova sempre. E intanto che l'intention poll - ma esiste davvero quest'orrida espressione? - si trasforma nelle prime proiezioni, il gabbianino sta quieto, un po' schiscio, sempre sul suo angolo. Forse dorme, forse sogna, chissà. Ma, man mano, cammina un po' di più, prende coraggio. E il pomeriggio va via così: ci si rinfranca, si osa sperare, si cammina lungo il cornicione. Arriva perfino il sostentamento: mamma gabbiano raggiunge il piccolo sul bordo del tetto e c'è una confusione di piume, poi lei vola via e lui torna sull'angolo, masticando
vistosamente, soddisfatto. Però la suspence continua, "piiip, piip", come finirà?
vistosamente, soddisfatto. Però la suspence continua, "piiip, piip", come finirà?Vien sera, l'incredibile azzurro diventa un'ancora più incredibile lilla che non tento neanche di catturare con la macchina fotografica, mentre da dietro al palazzo di fronte spunta una larga luna piena. Mamma gabbiano è lì che vigila, tinta di rosa, mentre il piccolo va su e giù lungo il cornicione: ormai sicuro, cammina un po' curvo ma con passo spedito sulle lunghe zampe. Le proiezioni sono confermate, ma lassù sul cornicione immerso nel buio si sente ancora "piiip..." : magari si riuscirà a volare, chissà, e a tornare dai fratelli.
giovedì, maggio 12, 2011
ORIZZONTI DI BORIA
E mentre sul privato si prende atto delle nubi che improvvisamente si raddensano e richiedono la nostra attenzione, sul pubblico le nubi sono vieppiù tossiche e, sembra, inarrestabili. Mentre noi ci battiamo e sbattiamo - chi più chi meno, ma una volta tanto l'impegno non si può negare - per pubblicizzare i referendum di cui le Tv non parlano e anche i giornali non si occupano poi granchè, il governo di mostri genera appunto mostruosità, di cui le invettive bieche e incredibilmente basse del nano malato non sono che l'aspetto folcloristico.
Meno folklore c'è, invece, nel far trascinare per terra un signore anziano che ha l'unico torto di chiedere conto al nano delle sue promesse non mantenute, nel portare in questura un altro anziano signore che grida la sua opposizione e il suo sdegno, nel proporre la sospensione per gli insegnanti che "fanno propaganda politica e ideologica" ( e sarà il preside della scuola a dover giudicare cosa è propaganda), nella calunnia che l'agghiacciante candidata milanese lancia contro l'avversario quando non c'è più possibilità di replica.
C'è una lucida strategia dietro tutto ciò, e non si tratta solo di vincere le elezioni: mettere il bavaglio, in ogni modo possibile, a qualunque voce di dissenso - dissenso, non solo opposizione - è l'obiettivo perseguito con tenacia e somma arroganza dalla destra nostrana.
Poi certo, anche noi (ma chi siamo più "noi"? dobbiamo comprendere Sua Beceritudine, il beppegrillo che tanto assomiglia alla parte avversa? Fra "noi" ci sono anche i sostenitori della logica liberista di cui il governo di mostri è la più coerente espressione? ) non siamo privi di pecche: dalla sua postazione sul divano, l'uomobarbuto fa notare come Il Manifesto dedichi mezza pagina sul Salone del Libro agli scrittori del Caucaso, e un colonnino fra le lettere alla presa di posizione degli editori in favore della scuola pubblica. Vecchi vizi, pellacce che non cambiano, eppure sono pur sempre fra i migliori - in mancanza di meglio.
Forse, come si chiede da più parti senza poi essere capaci di trarne fattive conseguenze, l'unico modo per ottenere qualcosa sarebbe davvero riuscire, per una volta miracolosa, a fare quel giochino che alle sinistre non riesce mai, cioè restare uniti. E accettare fra noi non solo i grillini fra cui c'è tanta brava gente, non solo amministratori e managerini che hanno contratto il virus dell'economia bacata (quella secondo cui ogni cosa deve rispondere al soldo, e solo al soldo), non solo, ovviamente, gli esperti sfiniti dalla masturbazione iperintellettuale, ma perfino i quasi destri, che ce n'è che rispettano ancora la Costituzione i suoi valori liberali.
E, personalmente, sarei tentata di considerare dei nostri anche chi dimostri un po' di buon gusto, che leggere le notizie e rimanere stomacati anche solo dallo stile oggi è un tutt'uno.Eppure, tutto questo rischia ancora di non bastare: e siamo i primi a credere all'astutissima balla di un popolo acquiescente e passivo. Basta cercare su Youtube le contestazioni al criminalnano per accorgersi che non è così: la storia ultima è costellata di proteste di ogni tipo che sempre più spesso finiscono a manganellate e intimidazioni.
Ma, a riprova di teorie oggi considerate obsolete, il popolo senza l'avanguardia non sa dove andare. Non perchè sia bolso e tanardo, ma perchè una forza quanto meno organizzativa, una forza che dica "andiamo avanti" anche quando la prima rabbia sta scemando, una forza che riesca a opporsi sia alla repressione che alle provocazioni ci vuole. Che sia un partito o una rete di bloggers, ci vuole. E fa male pensare a quel cretino di Bersani che non trova di meglio, all'ennesimo sfregio e dispregio, che sfornare espressioni bizzarre.
Ma così è. E l'unica, non troppo forte, possibilità che si intravede perchè le cose possano forse cambiare un poco, più probabilmente per ottenere almeno uno stop nella folle corsa dei delinquenti al potere è proprio quella dei referendum.
Lì saremo uniti, come accade quando gli obiettivi sono giusti. E pochi non siamo di sicuro, quando gli obiettivi sono giusti. Il problema, si sa, è raggiungere il quorum: mettiamocela tutta.
Anche chi non è d'accordo con uno degli obiettivi del referendum vada a votare, e porti a votare altri: che si dica chiaramente ai tanti che sono scontenti che i referendum di giugno dovranno essere anche un modo per dire (non solo alla cricca di governo, ma anche alla smidollata opposizione) che non ne possiamo più.
lunedì, maggio 09, 2011
VERI (E IMPORTANTI) HUGS
Pic-nic di compleanno ai Parchi di Nervi, arricchito da molte nuove presenze, tra cui la Gallina (non abbiamo saputo resistere, già).
Sole, buon cibo, moderato alcool e le scritte dei ragazzi che marinano la scuola (quella in cui andavo anch'io), come quella che non ho potuto fare a meno di immortalare, guardatela bene. E anche per oggi, quindi, un post soprattutto fotografico: tempo verrà, forse, che si potrà riprendere a fare anche qualche discorso serio.
Almeno una cosa, però, va segnalata, ed è questo strepitoso salvataggio in mare effettuato al largo di Lampedusa dagli uomini della Guardia Costiera, finanzieri e volontari: non solo perchè sono state salvate più di 500 persone arrivate già stremate in vista dell'isola, ma soprattutto perchè le hanno salvate abbracciandole. Proprio così raccontano, di una catena umana che man mano metteva in salvo i profughi spaventati e poteva farlo solo dopo che, con un abbraccio e parole tranquillizzanti, riusciva a sconfiggere il panico.
E' uno dei racconti più belli di questi ultimi tempi e, questo sì, meriterebbe di essere diffuso nel mondo, per riscattarci almeno un po'.
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mercoledì, aprile 27, 2011
MA NON E' VERO...
... che è andata male. Sessantamila persone a Milano, dicono
Io, frastornata da feste e amici e Gioco Senza Frontiera - questa volta si va a costruire Bellevilleland, fra competizione e collaborazione - latito un po' dal blog, ma presto torno, neh?
lunedì, aprile 25, 2011
lunedì, aprile 18, 2011
CI HO LA GIUSTIFICA
Eggià, perchè subito dopo il gatto scampato alla morte e il debutto del KGgB come ricercatore di storia orale, qui si sta preparando il Seder laico di Pesach - ancorchè atei, noi non siamo affatto contrari alle feste e ne contiamo un nutrito numero nel calendario familiare, provenienti da tradizioni diverse - e subito dopo il mio compleanno. Che, come forse ormai i cinque lettori sanno,
è il 25 aprile, il che vuol dire che si festeggia doppiamente.
è il 25 aprile, il che vuol dire che si festeggia doppiamente. Entrambe le feste - Pesach e 25 aprile - hanno lo stesso significato, quello di solennizzare un'avvenuta liberazione: dalla schiavitù d'Egitto in cui erano tenuti gli Ebrei la prima, dal nazifascismo la seconda. Di solito non si sovrappongono come avviene (quasi) quest'anno, ma sarebbe anche bello andare a vedere se queste date di liberazione riecheggiano motivi perfino più antichi, legati alla liberazione delle tenebre dell'inverno, o a quella della scarsità di risorse alimentari.
Durante il Seder si tiene la porta di casa aperta perchè possa entrare il profeta Eliahu che, giungendo straniero, possa partecipare degnamente, accolto come ospite, al banchetto: e mai come quest'anno spereremo che il gesto da simbolico possa al più presto diventare reale, per tutti. Quanto al mio compleanno, di cui sono sempre stata - scioccamente, lo so, mica è merito mio, ma tant'è - molto orgogliosa, dopo qualche anno in tono minore ora sto cercando di preparare degnamente i festeggiamenti all'aperto, da raggiungere dopo la manifestazione mattutina.
Ci saranno grigliate - non per merito mio, ma di Anpi, Arci e Cgil - e altre cibarie, tante belle facce di sinistra in giro, magari perfino bandiere, e noi ci metteremo chitarre, canti e giochi: almeno per qualche ora, faremo finta che la nuttata sia già passata. Ma non del tutto, che volentieri ascolteremo i racconti di chi sarà appena tornato dal mare.
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giovedì, aprile 14, 2011
GLI AGNELLI DI DIO

Io il Secolo XIX, il giornale che purtroppo segna questa città da sempre, non lo leggo mai.
Non che gli altri giornali sì, ma il Secolo meno ancora, e meno di niente è proprio poco.
Ma l'uomobarbuto mi aveva parlato, un paio di giorni fa, di una vergognosa montatura dello scontento e della paura verso gli immigrati, del tipo "ma lei è proprio sicuro di non avere paura, neanche un pochino di fastidio? ah, ecco, vede che a pensarci bene... " e ne escono due pagine di megaservizio sul Secolo. Io non le ho viste, quelle due pagine (le ho cercate, ma non le ho trovate) così magari mi sbaglio, ma non credo.
Perchè non mi voglio illudere che lo scontento, e magari anche un po' di paura, non ci siano per niente: la propaganda nazionale fa di tutto per alimentarle, e comunque è ovvio che ci siano, in una certa percentuale. Se avessimo tutti, a priori, quella formazione mentale che consente di accogliere lo straniero come ospite, sia che arrivi con le valige di Louis Vuitton sia che arrivi con le ciabatte di gomma, il mondo sarebbe un posto molto migliore e il nanomalefico, tanto per dirne una, sarebbe già in galera. Così non è, lo so benissimo. E arrivo anche a capire che nello scontento ci siano anche ragioni obiettive e ragionamenti... sensati no, ma a volte comprensibili.
Proprio per questo, credo che chi soffia sul fuoco, chi lo scontento lo giustifica in toto e lo amplifica, chi fa finta di non capire cosa sta facendo mentre c'è gente che muore in mare inseguendo la speranza di una vita migliore, dovrebbe vergognarsi. Ma vergognarsi a morte, sprofondare sotto la scrivania, avere incubi in cui sono i suoi figli a morire annegati, sentirsi dentro un rovello che dice "perchè io sì e loro no?" tutte le volte che beve un bicchier d'acqua, che si compra un paio di jeans, che fa una vacanza. Nel Mediterraneo, magari .
Forse è il caso che qualcuno gli spieghi - lentamente, neh? - che i popoli che abbiamo l'impressione che arrivino a frotte a minacciare i nostri preziosi averi non solo sono gli stessi popoli a cui gli europei hanno portato via - con il semplice espediente di uccidere, tiranneggiare e rubare - ogni possibilità di concreta di diventare "ricchi" per conto loro, ma sono gli stessi che, in virtù di quella stessa povertà creata ad arte, oggi europei ed americani continuano a sfruttare.
E perchè gli individui dovrebbero stare dalla parte di chi è sfruttato, se possono provare ad arrivare dalla parte di chi sfrutta?
Purtroppo lo sfruttamento li attende anche qui. Ma, per chi riesce, un po' meno di quello che sarebbe a casa loro. "Io non ci posso tornare, a casa - mi ha detto Giuliana che arriva da un paese ex URSS - anche se mi piacerebbe, ho tanta nostalghia. Ma mia amica lavora in supermercato: dodici ore al giorno, cento euro al mese. Compra da mangiare, sì, ma se vuole un paio di stivali... io volevo comprare, io andata a cercare: stivali là costano centoventi, centocinquanta euri, e sono brutti, subito rotti."
Giuliana ha meno di trent'anni, è così strano che abbia voglia di potersi comprare un paio di stivali? E Maria? Maria dal Sudamerica, che ha avuto dodici figli e poi ha piantato il marito, ed è venuta in Italia con un altro uomo che le vuol bene, e lavora per mandare i soldi a casa. E quando ha visto casa mia, quella di prima, in cui stavamo in tre, ha detto sorridendo " Oh, che bella casa! Che bella casa per tanti bambini!" Già.
Sono questi i pericolosi profughi, i clandestini criminali? O è Abdoul al semaforo, che quando ha saputo che stavo male ha pregato il suo dio per me? O la piccola nata da meno di una settimana, che ha un nome che senbra italiano ma è trilingue, come la sua famiglia: ucraino e albanese, però è in italiano che si parlano e che parleranno con lei.
Che vergogna, che vergogna. "Tutti sapevano, e non hanno fatto niente": questa la vergogna del popolo tedesco dopo il nazismo, dopo che il mondo seppe dei lager e dei forni crematori. E adesso? Non è uguale, no: la mostruosità del nazismo fa fatica a essere ugugliata, nonostante tutto. Fra poco è Pasqua, e questo cattolicissimo Paese ha scelto i suoi agnelli sacrificali, quelli che arrivando qui senza toccare nè cibo nè acqua per giorni fanno dimenticare i veri criminali, amnistiati da una legge truffa.
Ma come si può opporsi a questo schifo che sale, a questa disumanità che cresce, a questa mancanza di elementare pietà? Io non lo so. La Nessie, che un modo l'aveva trovato, è stata boicottata dal destino e di loro due a Lampedusa ne è arrivato uno solo, che è comunque meglio di nessuno.
Ma questo non può il essere il modo di tutti, non può essere l'unico modo.
Possibile che non ci sia la maniera di far sentire che c'è un'altra Italia, oltre a quella di questi stronzi che parlano di sparare sulla gente? La Sindaco di questa città ha fatto un intervento indignato e abbastanza coraggioso: verrà criticata anche per questo? E, soprattutto, verrà lasciata sola?
Sono domande che faccio a tutti, e soprattutto a chi vive qui: come possiamo farci sentire? Boicottiamo il Secolo? Lo tempestiamo nella sua pagina di FB? Ci facciamo sentire anche dagli /sugli altri giornali cittadini? Appoggiamo pubblicamente l'intervento della Marta e gli insediamenti previsti per i profughi? Tormentiamo - in senso lecito e verbale, ovviamente - privatamente i giornalisti del Secolo che conosciamo e che non conosciamo - perchè si oppongano a questo demente modo di vendere copie? O cos'altro?
Siamo stanchi, lo so, e non si vede la fine del tunnel. Ma chi arriva sulle carrette del mare è più stanco di noi.
lunedì, marzo 21, 2011
UN LOWCOST DI VITE UMANE

Dice: ma guarda che, in fondo, mica è successo niente alla centrale. Anzi, tanto niente è successo che adesso nessuno ci pensa neppure più, al rischio nucleare, e tutti pensano alla guerra. Dice: ma hai visto che in fondo forse stanno facendo bene a far la guerra, se Gheddafi - bastardo lui e la sua progenie, non proprio come Saddam che torturava i gatti fin da piccolo ma insomma pazzo e paranoico che forse prima non si poteva dire ma ora sì, che l'abbiamo semper saputo ma si faceva finta di niente, neh? - sì, insomma, Gheddafi forse si ritira.. a meno che sia un bluff, oh ma che bluff, tanto qui non ci arriva e mica siamo in guerra, l'ha detto anche Napolitano, cos'è, non ti fidi neanche più di Napolitano, adesso?
Nonnò, mi fido, mi fido. Uh, se mi fido. Però mi piacerebbe che qualcuno, magari un'Opposizione, mi parlasse, invece che di un'astratta "guerra per il petrolio" - che è formula chiara, sì, ma evidentemente non abbastanza - o di un'ancora più astratto "rischio nucleare", di quello che significano, sulla nostra vita, queste formule. Mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse: guarda, di fatto tu hai a disposizione 100 chili, litri, megatoni, secchi, manciate di energia, adesso, che viene presa un po' da tutto il mondo. Quello che ci fai con i tuoi 100 robi nessuno ci mette il becco: puoi farti tutti i vikènd in aereo, se ti va, sennò in automobile, o magari anche passerteli sulla tua moto d'acqua che è così utile, e in più fare tutto quello che consideri "normale", che per noi è davvero "normale". Tu te ne strafotti se per far andare il tuo bel lowcost oggi abbiamo ammazzato tre bambini e quattro donne incinte, senza contare i loro fratelli? Te ne strafotti se una quarantina di persone - cosa vuoi che sia, una quarantina? - tra dieci anni gli andrà in vacca la tiroide, o se qualcuno si incazza ancor più di adesso e pensa che sia giusto e santo vendicare i morti mettendo un'autobomba che farà, bof, una ventina di morti forse neanche? No, lo so che non te ne strafotti: è solo che ti sembra inevitabile, che pensi che se non lo farai tu lo farà qualcun altro. E mica ci hai tutti i torti, forse.
Forse.
Ma lasciatemi sognare un po'. Lasciatemi pensare che una volta qualcuno, non necessariamente in Italia, dica a tutti: guarda, rinunciamo tutti a 20 dei nostri robi. Facciamo un gesto dimostrativo, portiamo, invece che l'oro alla patria, la ferraglia all'ammasso. Portiamoci la seconda macchina o magari anche la prima, portiamoci quelle robe malefiche che sono le asciugabiancheria (in Italia!), i lampadari a dieci lampadine, l'asciugasmalto e il puliscigioielli e il pettinagatto e l'illuminasassidagiardino, la luce del corridoio che rimane sempre accesa e la vecchia 500 che è bellina, sì, ma ormai consuma come un Suv. E naturalmente portiamoci i Suv, e il motorino di quel cretinetti che va avanti e indietro sgasando, e le quattro piscine riscaldate dove stiamo a mollo per rilassarci, perchè nessuno di noi è senza peccato ma le nostre pietre finiscono sempre addosso agli altri.Ecco, chissà, magari quel gesto funziona. Magari funziona di più che mettere il tricolore alla finestre, magari un'Opposizione che si Oppone potrebbe perfino avere la forza di farlo funzionare, di farne un gesto davvero dimostrativo. Significativo, addirittura: "io non ci sto". Non ci sto a farmi un bagno in piscina se questo vuol dire, come vuol dire già da un po', che della gente muore perchè io lo possa fare. Perchè questo è. Non da oggi, ma oggi ancor più e, man mano che le risorse andranno a scarseggiare in misura sempre maggiore, i morti aumenteranno.
Fuor da retorica, io credo che il problema dovremmo porcelo, un po' più seriamente di quanto anche i più sensibili e più intelligenti fra noi stiano facendo.
Anche se, duole notarlo ancora una volta, un'Opposizione che organizzi un pur semplice gesto non si vede traccia neanche in questa occasione.
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venerdì, febbraio 11, 2011
NON SEGUE DIBATTITO
Questo è un post difficilissimo. Anche per voi, lettori, chè corto dubito che riesca a essere. Ma adesso siete avvisati, quindi procedo.
Step one: Ieri, in piazza De Ferrari - la piazza principale della città - c'era per terra un intero panettone a grandi pezzi e un buon mezzo chilo di granaglie: intorno, trenta o quaranta piccioni. Fra loro e il loro cibo, occupavano tutto il marciapiede fino ad arrivare al gradino della banca, su cui sedeva una barbona in condizioni miserrime, evidentemente responsabile della sporcizia e dell'amore verso gli animali così mal riposto nei piccioni, che non hanno certo bisogno di incoraggiamento.
Step two: La manifestazione di domani, dopo le accuse di "strumentalizzazione delle donne" e "divisione moralistica" fra donne perbene e donne non altrettanto, è stata costretta a precisarsi: la manifestazione non è di destra nè di sinistra, hanno "dovuto" dichiarare gli organizzatori, e si chiede per tutte il rispetto della dignità delle donne.
Step three: in Germania. Merkel introduce e auspica la flessibilità degli orari di lavoro a salvaguardia degli impegni familiari in primo luogo ma, giocoforza, anche personali. Da noi c'è Brunetta, e ho
detto tutto.
detto tutto. Step four: in questa Stalingrado d'Italia, che manifesta già segni di cedimento, desta scalpore e ribrezzo la decisione della Sindaco di inglobare nella Giunta comunale un consigliere ex-pdl. Ex perchè si è dimesso la mattina stessa dal partito dell'amour e persona, diciamo così, non esattamente nota per la sua intelligenza e correttezza politica.
Step five: Come se non bastasse, la Sindaco ha appena annunciato un giro di vite sulla movida nel centro storico: i locali chiuderanno alle due. E anche: le prostitute saranno multate se non oesserveranno un abbigliamentro decoroso (o qualcosa di simile), mendicare sarà vietato in certe zone e situazioni, stendere i panni su bellezze architettoniche pure.
Step six: Nell'episodio "Il Puffissimo", nome con cui si fa chiamare un puffo che si è montato la testa e ha conquistato il potere con metodi discutibili, un gruppo di puffi ribelli nascosti nel bosco ne cattura un altro, lo benda immediatamente e gli chiede di pronunciarsi gridando "Viva il Puffissimo " o "Abbasso il Puffissimo". Gocce di sudore imperlano la fronte azzurra, non ci sono elementi per giudicare e il rischio è alto. (naturalmente, se volete sapere come finisce, il puffo grida "abbasso" e viene accolto fra i partigiani. In barba a qualsiasi sana vigilanza).
Step seven: In Egitto, fra i rivoltosi (che invece loro non si sa come è finita, finora) circolava soprattutto un appello, quello all'unità. E sì che non dev'essere facile, neh?
"Ma sono fatti che ti riguardano?" potreste chiedermi, come i genitori di Woody Allen. Massì, dài.
Che in questa settimana sono passata dalla gioia di vedere, finalmente, una reazione condivisa contro questo marciume berlusconiano, all'incazzo per i distinguo e gli snobismi di sinistra che sono partiti immediatamente. Che la mendicante coi suoi piccioni mi ha fatto proprio schifo e non ho vergogna di dirlo, mentre mi vergogno, sì, davanti ai turisti che devono schivare piccioni, panettoni e cacche di cane. E che magari si trovano a fotografare mutande invece che le facciate del '600 che ci sono dietro.
Perchè, ecco, la parte dell'indiano alcolizzato oh, so pittorescou, isn't it? non la sento mia. E penso che un turismo come si deve farebbe un gran bene alla città.
E se detesto e aborrisco tette e culi in tivvù - che infatti non guardo - perchè mai devo difenderne l'esposizione sulle strade? I bar non hanno più bisogno di esporre le botti per far capire che lì si beve e non è che le prostitute siano irriconoscibili, vestite or not. Anzi, non equivale a un marchio, quell'esporre senza limiti? Non è come far vedere i denti del cavallo? Se il compratore compra, perdio, che almeno accetti che una donna si presenti come tale, e non come la schiava sulla piazza della tratta dei negri.
E se detesto e aborrisco tette e culi in tivvù - che infatti non guardo - perchè mai devo difenderne l'esposizione sulle strade? I bar non hanno più bisogno di esporre le botti per far capire che lì si beve e non è che le prostitute siano irriconoscibili, vestite or not. Anzi, non equivale a un marchio, quell'esporre senza limiti? Non è come far vedere i denti del cavallo? Se il compratore compra, perdio, che almeno accetti che una donna si presenti come tale, e non come la schiava sulla piazza della tratta dei negri.
Eppure al tempo stesso, lo ammetto, rabbrividisco quando si parla di "decoro": virtù borghese, desueta già quarant'anni fa, superficiale. E mi fa effetto sentirla in bocca a "gente di sinistra". Ma è andata così: è andata che ci troviamo a rivendicare perfino il decoro, e la bandiera italiana, e il posto fisso, e il diritto di accudire i figli. E non sappiamo più, a essere onesti, cosa vuol dire "gente di sinistra".
Per carità, ci proviamo e ci riproviamo, a fondarci e rifondarci, come in una partita di Acquire, e a volte proviamo perfino a fonderci.
Provamo a ridefinirci, a narrarci, a contarci e ad allargarci, a chiamarci a coorte ma non siam pronti alla morte, anzi ci vuole tutta se decidiamo di manifestare una domenica pomeriggio. Però siamo pronti a criticare, ancora e sempre, con ferocia e livore chi, pur stando da un parte riconoscibile anche se magari non del tutto "nostra", prende provvedimenti a noi sgraditi.
Non sono roba di sinistra, si dice. E magari è anche vero. Ma magari no.
Non sono roba di sinistra, si dice. E magari è anche vero. Ma magari no.
Per esempio, la Merkel parla perchè è contro l'alienazione marxiana portata al massimo dal liberismo, o perchè se crolla la famiglia deve intervenire il welfare? E ci interessa davvero saperlo, o ben venga la possibilità di avere una vita più umana, almeno quella, almeno per adesso?
E ogni banda giovanile, soprattutto se composta da ragazzi immigrati, non è forse la causa diretta di altri voti alla detsra, oltre ad essere di per sè portatrice di disvalori? E allora cosa vogliamo fare? Solo capire e compatire, e affidarci a un lavoro di lunga durata che la destra che avanza affosserà q.p.? O non è meglio anche cercare di contenere, contemporaneamente all'agire sensato e solidale e allo sdrammatizzare ciò che altri vogliono cavalcare?
Io non credo che ci sia "gente di sinistra" capace di non sbagliare: la sinistra ha sbagliato, e neanche poco, quando cose e idee erano nette, precise, io di qua e tu di là. Figuriamoci se non sbaglia ora che è tutta una marmellata. Se ci ha deluso Obama, possiamo pretendere che invece la Sindaco possa non deluderci?
Ma perchè nessuno, che io sappia, ha studiato modi in cui si sostenere, consigliare, criticare costruttivamente, i rappresentanti che ha eletto o votato? Modi nuovi, che diventi difficile ignorare: ma che non siano una diversa declinazione di quel Nimby che ci piace tanto, dove se io abito sopra al bar e tu ci vai solo a bere invece di litigare fra noi per trovare una soluzione ce la prendiamo entrambi con la Sindaco.
Oddio, certo, tocca a lei risolvere i problemi della città: ma forse tocca a noi non vedere in ogni cosa un problema. O, almeno, vedere i problemi in una giusta scala e proporzione: e imparare a vedere, e a ricordarci, anche le cose buone che vengono fatte. Non per giustificare le altre: ma per uscire da questo sterile moralismo mugugnone, che trova sempre e solo da ridire: quello che, a starlo a sentire, non si va in piazza neanche dopodomani.
E invece, ovviamente, si ha da andarci, non fosse altro che per vergognarsi un po' meno. Non fosse altro che per capire, che ci piaccia o no, la capacità di mobilitazione che ha il PD quando ci si mette. E riflettere sulla presunzione di volerne fare a meno. Che chi mi legge lo sa quanto mi sta simpatico il PD, eppure.
Ma soprattutto c'è da andare in piazza perchè non si può essere più stolti degli egiziani, anche se speriamo di essere più fortunati: e forse di questa manifestazione si può fare anche l'occasione per cominciare a riflettere, da soli e collettivamente, su quanto pretestuose siano spesso le nostre divisioni, i nostri scontenti, le nostre critiche.
Su quanto, a volte e con molta sana diffidenza, si possa parlare e collaborare con persone che si considerano "di destra" e che pure condividono parte dei nostri valori.
Riflettere sul quanto la politica partecipata, quella famosa "dal basso" che sembra che l'abbiano inventata i Viola e non è ovviamente vero, debba differenziarsi da quella rappresentativa, ma su come quest'ultima possa fare il suo mestiere anche con equlibrismi discutibili, ma spesso utili. Eh, lo so, che il patto Ribbentrop-Molotov ce l'abbiamo ancora sul gozzo, ma senza saremmo qui a discuterne?
Riflettere sul quanto la politica partecipata, quella famosa "dal basso" che sembra che l'abbiano inventata i Viola e non è ovviamente vero, debba differenziarsi da quella rappresentativa, ma su come quest'ultima possa fare il suo mestiere anche con equlibrismi discutibili, ma spesso utili. Eh, lo so, che il patto Ribbentrop-Molotov ce l'abbiamo ancora sul gozzo, ma senza saremmo qui a discuterne?
Non difendo la Sindaco - anche se mi vien voglia di farlo proprio perchè tutti le danno addosso - non lapidatemi: ma credo che tutte queste questioni meritino riflessioni migliori, più ampie e discusse e meditate di quelle che stiamo facendo.
Che a gridare "abbasso il puffissimo" con gli occhi bendati, solo sperando di imbroccarla, è divertente ma non troppo saggio.
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venerdì, gennaio 28, 2011
IN FILA PER TRE COL RESTO DI DUE
Non è riuscita a battere il record della manifestazione più al freddo della storia, ma se l'è giocata bene.
Tra folate improvvise di tramontana e gelo strisciante nelle ossa, il corteo della Fiom si è mosso bene per la città, occupandola tutta in ragione del numero e di una gestione rilassata degli spazi. La manifestazione, verso cui si poteva sentire la solidarietà della città, sottotono ma presente, è risultato molto partecipato da lavoratori non solo metalmeccanici e studenti: "Più del doppio di quello che ci aspettavamo", dice la CGIL, e ne siamo tutti lieti.
Solo la vocina del pessimista che è in me si chiede cos'altro ci voglia perchè la gente scenda in piazza: chè eravamo tanti, certo, e per fortuna non "i soliti", ma nonostante gli slogan e la rabbia spirava una certa qual rassegnazione, un ripiegarsi come nel timore di... Di che cosa?
Non so: come fa notare il KGgB, i cortei che non prevedono comizio finale non si sa mai come farli finire, e questa mancanza non già di leader, ma di rappresentatività a cui guardare con un pochino di fiducia condivisa, è sempre più palpabile.
Poi, è vero, qui nella Stalingrado d'Italia (per quanto ancora?) non manca la gioia quando i diversi cortei si incontrano e creano l'ingorgo, quando le strade brillano di nuovo di rosso bandiera, quando vedi le facce dei ragazzi o la durezza del servizio d'ordine - ma ora si chiama "organizzazione" - della Fiom in testa al corteo. Si lancia la parola d'ordine dello sciopero generale mentre più in là i soliti, stupidi ragazzotti e/o provocatori danno fuoco ai cassonetti, e i cordoni dell' "organizzazione" si fanno di colpo tesi, preoccupati.
Si avanza "solo con lo striscione! solo lo striscione, compagni!", a fronteggiare la polizia perchè non succeda più niente, perchè non ci siano scontri. Intanto, dietro, la manifestazione si è infine slabbrata: la chiudono in cinque portando lo striscione dell'Acqua Pubblica, a un buon centinaio di metri dagli ultimi, a loro volta un cordone di due persone con due bandiere. E avanzano con calma, chiacchierando fra loro, mentre il traffico aspetta paziente di ripartire e già vola qualche sasso laggiù, nel mezzo invisibile del corteo. Che, quando si ricompatta tagliando fuori chi "fa casino" , appare ormai ben stanco e mostra tutta la sua miracolosa frammentarietà arrivata fin lì.
E vien da pensare, sperando, che i movimenti della Storia sono sempre stati esattamente questo: un sacco di gente che prima riesce a stare insieme solo per qualche straordinario attimo e poi, senza che un perchè sia migliore di altri, riesce finalmente ad agire compatta per uno scopo comune.
Il tempo che ha da passare fra l'una e l'altra cosa, ovviamente, non ci è dato di sapere: meglio godersi il cielo terso su cui spicca un'antica falce e martello e pensare che anche oggi il problema della passeggiata quotidiana è stato brillantemente risolto.
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mercoledì, gennaio 19, 2011
EGGIA'
Come i lettori di questo blog sicuramente sanno, è iniziata la campagna sui media a favore del nucleare, con interventi più o meno, ma soprattutto più, subdoli.
Greenpeace risponde ironicamente. Chi è contro il nucleare riprenda questo video e lo faccia girare, chè questa è una delle cose che probabilmente non si fermeranno, ormai, con la semplice caduta del governo - ammesso che ci si arrivi.
http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/nucleare-il-contro-spot-di-greenpeace-usa-l-ironia/60087?video
Greenpeace risponde ironicamente. Chi è contro il nucleare riprenda questo video e lo faccia girare, chè questa è una delle cose che probabilmente non si fermeranno, ormai, con la semplice caduta del governo - ammesso che ci si arrivi.
http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/nucleare-il-contro-spot-di-greenpeace-usa-l-ironia/60087?video
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martedì, dicembre 14, 2010
TREMATE TREMATE (eccetera)

Volevo dire anch'io qualcosa del Circolo dell'Anima, ma il problema che per scriverne dovrei andarci un po' meno spesso, E invece, anche stasera ero lì, a fare la Macumba, indovinate per cosa?
Va bene, è troppo facile. Però vi metto un paio di foto lo stesso - ma non era tutto qui, ci sono state anche le maledizioni shakespiriane e corali, e gli spilloni ficcati su cuscini decorati con apposite facce stampate - anche qui, indovinate di chi: sono sicura che non sbaglierete.
Comunque vi metto un paio di foto: la sequenza completa la trovate sul facciabuco come "Macumba fotoromanzo".
domenica, novembre 28, 2010
JINGLE BELLS, AGAIN
Il blog batte la fiacca. Io no, e le due cose sono direttamente proporzionali. O inversamente, dato sì che l'uno fa l'opposto dell'altro? la matematica fa a pugni con la logica, soprattutto se sintattica, lo so da tempo.
Comunque e nonostante, ci tenevo a comunicare al mondo che:
in sfida al destino, ho comprato un libro che si intitola un po' gufescamente "Milleuno libri da leggere prima di morire": vabbe' che un tot li ho già letti, ma è un bel programma anche per chi va veloce nella lettura.
E sempre a propòs di libri, ce n'è uno che si chiama "Corpi", edizione Codice: è un libretto smilzo dalla belle copertina e sostiene cose parecchio intelligenti: di quelle che poi uno dice, ah già, è vero, ma intanto c'è stato bisogno che qualcuno le dicesse.
L'autrice di "Corpi" appunto le dice: per esempio, che ormai noi tutti - e sempre di più man mano che si scende con l'età - siamo ormai abituati a pensare al nostro corpo non come a una parte di noi, ma come a un'impresa che deve funzionare e rendere. L'esternalizzazione della nostra corporeità è quello che porta noi a vederci sempre peggiori di quello che siamo e comunque inadeguati, e porta tutta una lunga serie di "addetti ai lavori" a speculare su questa nostra insicurezza. Insicurezza del tutto indotta, ci dice "Corpi", che cita un po' di casi limite per farci ragionare sui paradossi di un corpo costruito invece che amato: come quello dell'uomo che si fece amputare le gambe perchè non le "riconosceva" per proprie. Se siete nelle spese natalizie, magari regalatevi questo libro: vi farà bene, che non è il solito incitamento (fasullo) a piacersi come si è, ma un input per intelligenti riflessioni.
E, visto che non c'è amore senza coccole, passo subito a raccomandare un apparente contrasto, la crema Sua bontà di Lush. Va bene, saranno anche ecofurbini, ma finora è ancora meglio ecofurbi che econiente. E Lush non utilizza prodotti che fanno test sugli animali, non usa conservanti, ricicla le confezioni oppure le evita proprio eccetera: ma soprattutto, con la crema per il corpo Sua Bontà finanzia la costruzione di scuole fatte di pneumatici usati, in Palestina, per i bambini beduini. Sarà che l'architettura gommesca sollecita i miei istinti riciclosi, ma mi sono innamorata di questo progetto.Però, bei progetti a parte, credo che quest'anno si dovrebbe regalare soprattutto cultura: non solo libri, ma anche teatro, cinema, abbonamenti, buoni del circolo dell'anima, introduzioni al book-crossing, pomeriggi di lettura. E giochi da fare tutti insieme, e kit da disegno, e se proprio si vogliono i vestiti che magari siano solidali, che anche questa è cultura. E, oggi, spendere e spendersi per la cultura significa ovviamente fare resistenza, anche contro la parte "migliore" di questa povera Italia che crede che il programma di faziosaviano sia, bell'efatta e pronta al consumo, la rivoluzione.
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