lunedì, marzo 30, 2009

ATTENTI !

Gitissima per la Calamity Farm, che è andata al Parco Safari.
Occhi e becchi spalancati, a bordo degli appositi pullmini, gli abitanti della Calamity si guardano intorno, stupefatti nel vedere tanto esotismo.


Ciò non impedisce ai più allegroni di lanciarsi frizzi e lazzi da un pullmino all'altro e di intonare perfino qualche amena canzone: la preferita è, ovviamente, Nella Vecchia Fattoria (e si divertono un sacco quando il maiale fa il verso della gallina e viceversa, che spasso...), ma vanno bene anche Mi ricordo montagne verdi e il Ragazzo della via Gluck.
Distratti da tutto ciò, gli abitanti della Calamity non si sono accorti che qualcuno trama tra le fosche frasche: guardate bene lì sotto, è la Banda Fluo.


Ma inutile gridare per avvisare la Calamity: tutti presi dalla gita, non sentono nulla. Ahi, che suspence!

giovedì, marzo 26, 2009

UN'IDEONA

Il tempo passa, i graffiti si sovrappongono ai graffiti, il traffico imperversa e un pezzo della Calamity è sempre lì, sotto il viadotto: ah la crisi ah la crisi. Talmente crisi che guardate chi è arrivato... Già pronta per la notte, si informa gentilmente: "Scè per caso una stònsa?"


Un posto lo si trova, magari dietro ai componenti elettronici scaricati abusivamente.

Ma ecco che, durante la notte, chiacchiera che ti chiacchiera, l'ospite si trasforma tout court in maitre à penser, parbleu!

La Calamity sta mica indietro, come direbbero dalle mie parti, chè la proposta appare subito allettante: raggiunta la raffinata e solatia riviera, intercettano la macchina di lusso del rappresentante della multinazionale.
Il resto vien da sè, come si vede nella foto: legato come un salame il ricco simbolo del capitale, lo terranno in ostaggio finchè non avranno un lavoro e una casa.
Nel frattempo non mancano di cantare, a mo' di tortura psicologica, "
Ma cos'è questa crisi?" (sentitela anche voi, e capirete perchè).
Ossignùr,
speriamo che tutto finisca bene, neh?












martedì, marzo 24, 2009

COPYRAIZY



C'è anche prima eravamo a favore del copyleft, pur essendo dall'altra parte della barricata e piuttosto impossibilitati a fare qualcosa di concreto per esso. Ma se non lo fossimo stati, favorevoli, ecco qui un ottimo motivo per diventarlo. 
Certo, bisogna pur capirli, chè le indulgenze non tirano più un granchè...


la segnalazione della notizia non è mia, è di un'altra Strega

DELLO SCRIVERE, ANCORA

"Non facciamo bene niente finchè non smettiamo di pensare al modo di farlo." Me l'ha detto il mio Citarandom, qui di fianco ai post: è una frase di William Hazlitt (1788-1830), saggista e critico inglese, arrivata proprio mentre stavo pensando alla scrittura e allo slow-time.
Non mi aspettavo reazioni sì entusiaste al mio post sulla scrittura rotonda - grazie, a propòs - e ora temo di deludere il mio ristrettissimo pubblico tornando sull'argomento, ma me l'arrischio. E la frase di Hazlitt è giunta a puntino, perchè riesce a centrare il primo bersaglio, cioè la fluidità, lo scorrere: che non è, ovviamente, il banale automatismo. L'automatismo serve, ad esempio, per guidare: ma se è vero che chiunque guidi deve imparare a farlo in automatico, sennò non sa guidare, non è affatto detto che ciò coincida con il guidare "bene".

Sulla scrittura non sempre lo scorrere è quello che sembra: anzi, forse non lo è quasi mai. Che capita, a chiunque piaccia scrivere e ci provi con un po' di serietà, di essere trascinati dalla propria penna (tastiera, ok) e di riempire furiosamente una pagina o trenta: il risultato può essere buono o meno buono, anche se la soddisfazione in questi casi tende a essere alta. E' bello, infatti, lasciarsi andare alla scrittura, all'"ispirazione", al fluire appunto di parole e concetti. Poi verrà il momento di aggiustare, ma intanto si va, e si va perfino veloci.

Però c'è un altro modo, meno pubblicizzato del furore creativo, ma spesso più efficace almeno dal punto di vista dello "scrivere bene"( dire "letterario" sembra troppo pomposo, ma insomma quello è, in effetti).

Quell'altro modo lì è quando fai fatica a scegliere ogni singola parola, ma non riesci a fermarti lo stesso: lentamente, quasi penosamente, ogni vocabolo usato deve rientrare in un disegno, in una specie di geometria, come le note in un pezzo musicale.
E, come una musica, lo scritto nel suo insieme deve rotolare - già, si torna al rotondo - via dentro le orecchie, scorrere liscio e armonico dentro la mente. Come il rumore del treno quando si è contenti di essere in viaggio, come la pioggia sui vetri quando sei davanti a una cioccolata, come un movimento di yoga quando lo sai fare davvero.
Fluido, appunto, che non si veda per nulla lo sforzo, la ricerca della parola giusta, della frase che è quella e non può essere altra. Mentre sto pensando questo mi distraggo, e nella distrazione, pensa te, trovo per caso sul web un pezzo di Pietro Citati su Virginia Woolf, in cui c'è questa frase:
"La Signora Dalloway, a cui Virginia Woolf cominciò a pensare nell' ottobre 1922, si chiamava da principio Le ore. Il 9 febbraio 1924 scriveva: "Questa volta credo di aver scoperto un filone. Spero di estrarne tutto l' oro... E il mio filone d' oro è molto profondo, in gallerie molto tortuose. Devo avanzare penosamente per sfruttarlo, curvarmi, andare a tastoni." Ecco, insomma, non sono solo io a dirlo...

Ma la ricerca mai si deve vedere, neppure quella che viene fuori dalla decima revisione, neppure se uno vuole usare solo termini ottocenteschi o nerdissimi: ma in particolare non si ha da vedere la ricerca che sta dietro questo tipo di scrittura, a cui si può permettere solo di fluire già "perfetta".

Lo so, sembra una contraddizione in termini (ed è ovvio che perfetta non sarà e avrà ugualmente bisogno di buone revisioni), ma insomma la si può lasciar fluire così, già precisa e mirata e lenta e faticosa, perchè c'è tutto un lavoro della mente, dietro. E anche dell'anima, se mi passate questo termine preso a prestito.

Un lavoro che permette prima di tutto di "vedere " la scrittura così come la vogliamo, e solo dopo tradurla in parole. Banalizzando estremamente il tutto, sarebbe come inventarsi un personaggio che si chiama, che so, Romolaccio: non si potrà farlo parlare in milanese o in veneto, no? Al suo nome corrisponderà, dentro la nostra testa, il suo modo di parlare e a quello cercheremo di far aderire la scrittura dei suoi dialoghi o pensieri, ascoltandoci scrivere per capire se lo stiamo facendo come si deve.
Perchè la "scrittura che vogliamo" non è detto che ci venga spontanea, che ci arrivi addosso perchè noi siamo noi: a volte può essere la nostra lingua, a volte può mischiarsi a quella del libro - o qualchelè - che vogliamo scrivere. Ogni libro ha infatti la sua personalità, perfino quelli non ancora scritti: e a volte, anzi, lo scrivere può anche non essere per niente la nostra lingua, ma solo quella del libro che vuol essere scritto.
Eh, sì, a parlar di scrittura si finisce sempre molto vicino alla cabala o giù di lì e non è un caso se un sacco di scrittori si sono cimentati nell'accostamento fra libri e magia. E, naturalmente, sono anche finita fuori tema perchè anche i post a volte si scrivono da soli, e lo slow-time da tutto ciò è rimasto un po' fuori: ma mi sa che imiterò il brother e su quest'argomento farò ancora qualche divulgazia. Divulgazia in progress, diciamo così.

lunedì, marzo 23, 2009

IT'S A LONG WAY TO TIPPERARY



Invidiosissima del KGgB e della sua gita scolastica a Dublino, la Calamity Farm ha organizzato, quatta quatta, il suo viaggetto nella terra dei quadrifogli.

A bordo di un pullmann dismesso - come testimonia la scritta sulla fiancata - gli abitanti della Calamity non mancano di espletare le tradizionali attività da gita: chi si sbaciucchia nelle ultime file e chi si è già rollato un cannone più grande di lui.
Cosa facciano gli altri è meno definito, ma basti il dato dei capelli dritti dell'autista.

I voli scelti dalla Calamity sono molto, molto low cost, ma basteranno per attraversare quel fazzoletto di mare, al di là del quale li attende il leprechaun, con la sua pentola d'oro ai piedi dell'arcobaleno. E, naturalmente, la Guinnes.

venerdì, marzo 20, 2009

A BEN PENSARCI...


Ci sono momenti che mi farebbe comodo l'ortica della compagnamber. O il manuale di creatività dell'amicae. Mi farebbe ancora più comodo avere un orario inflessibile di lavoro, o un marito di quelli da barzelletta, quelli che urlano "qui comando io" e poi ti dicono cosa devi fare.
Sì, lo so che l'orario di lavoro non me lo sono tenuto quando mi è capitato di averlo, che a un marito così sarei appunto scoppiata a ridere in faccia ben prima che diventasse mio marito - e, anzi, forse non è un caso se non ne ho neppure incontrati mai, di uomini davvero così.
Epperò, devo ammetterlo: se non avessi questo carattere, o formazione, o inclinazione a discutere ogni cosa e a deciderla da me ora starei un po' meglio. Mi affiderei a qualcuno, o a qualcosa, o anche a un qualche niente, e mi farei meno problemi, avrei meno dubbi, potrei rilassarmi un po' di più.
Ma, come mi ha detto la mia amica Grandemaestra:" E' anche questo il casino di chi ha rifiutato il valore dell'Obbedienza."
Orpo, già: ma chi l'avrebbe detto, trentaepassa anni fa? Ah, Don Milani, se tu sapessi...

giovedì, marzo 19, 2009

DI SCRITTURA E ALTRE MERAVIGLIE


L'amicae. si chiede cosa vuol dire rotondo, scitturalmente parlando, e intanto fa i suoi bravi esercizi di creatività, con il molo e i pennarelli.
Allora, ecco, io della scrittura ne ho fatto un mestiere: questo non vuol dire affatto che io ne capisca, però per forza qualcosa in proposito mi è venuto in mente.
Per cominciare,
rotondo secondo me è un po' come il gusto del vino: tenuto conto che non capisco nulla neanche di vini, direi che è qualcosa che ti riempie con soddisfazione il gusto, che ti fa sentire appagato.
Nel post dell'amicae., la scrittura rotonda è contrapposta al periodare breve: non credo che siano necessariamente in opposizione, ma certo con le frasi brevi è più difficile far sentire appagato chi legge, e forse anche chi scrive.
Il periodare breve, che oggi va per la maggiore, ha un sacco di vantaggi: è incisivo, veloce, si scrive e si segue più facilmente, si presta con molta più elasticità a "cambiamenti di stile" anche all'interno dello stesso brano (una frase descrittiva di sette parole non forma un contrasto stridente con una successiva in tono colloquiale, mentre due analoghi periodi più lunghi e complessi vanno accostati con prudenza decisamente maggiore) e, non ultimo, è più adeguato al ritmo della vita qual è oggi. O, meglio, a quello che vogliono farci credere sia il ritmo "giusto" della vita, e questo è tutto un altro discorso: ma le cose "lente" sono considerate, ormai per definizione, brutte e pesanti. Con qualche eccezione tipo Sting, forse, ma insomma.


La scrittura, in verità, non è - non dovrebbe mai essere - veloce: si può scrivere di getto e fortunato chi riesce a farlo bene, ma la rifinitura deve comunque essere minuziosa, precisa, "lenta". Le parole hanno bisogno di tempo per sembrare, a chi le scrive, qualcosa da leggere: e di nuovo viene spontaneo il paragone con il vino, che deve farsi e poi star quieto sennò fatto non è.
Per questo sono belli i blog che non richiedono correzioni, ripensamenti, rifiniture: hanno tolto la scrittura dal regno del "dev'essere" e l'hanno portata nel qui e ora.
Ma, attenzione, i blog non sono Scrittura: possono essere esercizi, documenti, forme espressive anche stupende. Possono essere racconti, così come lo erano un tempo le fiabe e le ballate dei cantastorie: ma quando si vuole tradurli in un libro (che è la forma che ancora diamo alla Parola Scritta, quella vera, anche se è un e-book) bisogna mettersi lì e lavorare di lima. Provate a leggere un blog, uno qualsiasi, tutto di seguito, come se fosse un libro: dopo un po' la noia mortale vi assalirà.
Allora, ecco: nei blog, proprio perchè non sono libro, il periodare breve ci sta bene, così come ci sta bene un giusto turpiloquio, le frasi monche, quelle gergali, i dialoghi surreali. Nessuno di questi è necessario, ma tutti contribuiscono a fare del blog, appunto, un blog: non solo nei contenuti ma anche e soprattutto nella forma, che secondo me è bellissima, nuova e stimolante.
E produce risultati strabilianti di cui la comune-ty è un esempio bellissimo, con il suo ventaglio di stili molto diversi fra loro e ognuno efficacissimo.
Però, si è detto, la Scrittura può, deve, essere altro. L'italiano, in particolare, non si esprime al suo meglio nella frasi brevi: è una bellissima lingua se usata in tutto quel suo contorcersi fra subordinate, coordinate e secondarie in genere che ne rendono così ardua l'analisi logica alle medie. Forse dico una scemenza chè mai ci ho pensato prima d'ora, ma neppure i dialetti italiani si esprimono per frasi brevi: basta pensare a com'è articolato, e ricco, un discorso in napoletano, una descrizione in lombardo, un insulto in veneto. I liguri, forse, fanno eccezione: ma, appunto, confermano.
Però non è solo questione di nazionalità, di radici, ovviamente: sono tanti gli scrittori che hanno un periodare ricco (non solo
Mailer che ignorava l'esistenza del punto così come di ogni altro limite) e, anzi, sono la maggior parte. Un periodare più lungo, un ritmo più disteso di per sè non fanno una scrittura rotonda, ma certo ci provano già con più credibilità di un insieme di frasi a singhiozzo. Che sarà difficile possano rotolare con piacere sulla lingua, lasciandosi assaporare, pronte a un ripiglio di gusto se appena si fa caso a quel sapore secondario, adatte a lasciarsi dietro quel retrogusto particolare... salvo che tutto ciò succede nel cervello e non nel palato.
E poi, ancora, bisognerebbe distinguere tra lo Scrivere e il Narrare, ad esempio, e provare a capire quale delle due cose si ha più voglia di fare: distinzione un po' capziosa, forse, ma che con la scrittura rotonda ha a che fare, chè essa cambia anche a seconda del ruolo. Ma lasciamolo per un'altra volta, va'.


mercoledì, marzo 18, 2009

AHI, LA CRISI


Picchia duro anche alla Calamity Farm , eggià.
Come si può vedere nella testimonianza fotografica, non sono pochi gli abitanti della Calamity che hanno dovuto rinunciare al loro mutuo sulla casa e quindi alla casa stessa.
Costretti alla più avvilente promiscuità, abitano ora sotto il viadotto dell'autostrada. Il rombo del traffico sopra di loro è praticamente incessante: solo nel cuor della notte si potrebbe approfittare di un poco di tranquillità, ma ecco risuonare frasi che per gli abitanti della Calamity suonano misteriose:"Oh, bella lì, troppo fiera quella farfalla!"
Sono i writers: a loro e agli automobilisti la Calamity accampata tirerebbe volentieri i sassi su per il cavalcavia.

venerdì, marzo 13, 2009

AH-EHM...


Devo dire la verità, mi sento un po' cogliona.
Perchè mi viene spesso rimproverato di non leggere quanto dovrei Il Manifesto, e oggi che
l'ho letto mi ritrovo perplessa. Forse non capisco l'ironia.
Ma chiedersi, oggi,
se Fini ha in testa un'idea diversa della destra, quando sono anni che fa di tutto per accreditarla... ma mi portate per culo, compagni?
E poco conta che l'articolista, mi dicono, non sia fra i più stimati: che perfino Il Manifesto arrivi a plaudire il Delfino Nero mi pare gravissimo. Il quale non da oggi esprime posizioni certamente più in sintonia con il nostro sentire che con quello dei suoi (ex?) scagnozzi, tanto da far sentire autorizzato perfino Vespa a fare lo spiritoso, uah uah mi starà mica diventando di sinistra?, ma che non spende certo un briciolo della sua autorevolezza per fermare gruppini e gruppacci che sempre più imperversano e fanno tanto trendy. Ben protetti, come si vede in episodi sempre piuù frequenti, dalla polizia di Trentacavèi, come lo chiama il Davide.

A questo punto, dato sì che sono di sinistra e quindi per definizione appunto cogliona, mi chiedo se non compio però un arbitrio accusando il Delfino delle stesse cose che sono state usate contro Berlinguer e via via dopo di lui fino a Fassino - Veltroni no, era ormai talmente lontano che non ci ha provato neanche più nessuno, ad accumunarlo, che so, ai centri sociali.
Se, cioè, non sia giusto riconoscere anche a loro un'autonomia di "pensiero" che esprime posizioni differenti. E, del resto, è ovvio che le teste calde non mancano mai da nessuna parte.

Ma, se può essere così, se davvero pensiamo che siano possibili concordanze su temi di base con chi fino a ieri sentivamo nemico, non occorre forse tutto un ben più ampio ripensamento? Io non so se c'è già stato, sulle molte pagine del Manifesto che io non ho letto, ma dall'articolo in questione non si direbbe.

Così come non sembra neppure adombrata l'altra ipotesi, e cioè che Trentacavèi più il Delfino più i molossi per le strade - verdi o neri che siano - si stanno spartendo tutti gli spazi. Anche quelli buoni. E anche quelli cattivissimi - avete visto in giro quei manifesti dalla paternità nerissima che incitano alla ribellione contro il consumismo? E anche, come si va dicendo in questi giorni su questi blog, quelli frivoli e modaioli, che un tocco di leggerezza non guasta.

Per farne cosa, e come?
Se Il Manifesto sa qualcosa di rassicurante, che ce lo dica, per favore.

giovedì, marzo 12, 2009

ET VOILA'

Intossicati dai successi ottenuti, inebriati dalle luci delle ribalte, gli abitanti della Calamity Farm non sanno più rassegnarsi alla mera routine della vita agreste, nonostante il suo fascino magnetico.
Con un ardito quanto impulsivo colpo di testa, alla presentazione della Collezione Primavera-Estate 2009 alcuni di loro si sono perciò impossessati non solo della passerella, ma anche dei vestiti della top-model, che vergognosa si nasconde dietro le quinte.


Orgogliosamente, nel lussuoso ambiente dell'alta moda - come si deduce dalla lampada in primo piano - la Calamity indossa i modelli dei migliori stilisti.
Le taglie risultano tutte perperelle - così le chiamano alla Farm, chè loro sono colti - ma gli abiti fanno ugualmente un figurone e i modelli vengono applauditi dal pubblico.
Non manca il gossip: avete notato che i ranocchi sono solo in lungo? Fra le fila, malignamente, si bisbiglia che siano terribilmente complessati, in particolare riguardo le cosce. Specialmente se gli stilisti sono francesi.

UNA VITTORIA DELLA FEDE

Va bene, io entro nel Guiness della distrazione e scoordinamento mentale, ma il Quizzone biblico l'ha vinto la Fede.
E non è un gioco di parole, però forse avrei dovuto capire che era lei la predestinata, l'eletta.
In ogni caso,
è lei che ha indicato con precisione tutta scientifica personaggi ed avvenimenti e poi, colta da scrupolo, anche il racconto completo: e, come da regolamento, risulta Winner anche perchè è stata la prima a dare tutte le risposte giuste.
Alla Fede andrà quindi l'ambita copia di "Robot", che potrà scegliere personalmente dalla libreria.

Quanto agli altri, il brother vince il Premio Ghigna (notevoli in particolare i gomorroidi, neh?) e il gipunto il Premio Precisini - chè entrambi li abbiamo gustati assai, e anche i premi sono apprezzabili quanto concretamente inesistenti - ma come sempre anche gli altri concorrenti si fanno notare per un qualche aspetto divergente: come la bibbia in dialetto veneto o la Grande Papera che quasi quasi la trasformiamo in personaggio fisso, per non parlare dell'apprezzamento per la scenografia manifestato da uno stakanov pur debilitato dall'emicrania.

Per rimediare alla chiusura un po' brusca di questo quizzone, comunque, ecco che vado a imitare il Wally di
Dov'è Wally e vi inserisco il Quizzino nel Quizzone, quello che di solito sta nell'ultima pagina, scritto in piccolo.
Ecco qua, dunque. Si tratta di trovare, nelle stesse foto del Quizzone, i seguenti oggetti:

le lenticchie Beluga - questa è facile, ma così smettete di chiamarli fagioli
2 tessere da mosaico

un seme

1 portapillole

un levacomedoni

un orecchino
la cipria Karma di Lush


Premi non ce n'è, ma passerete un altro produttivo quarto d'ora alle vostre scrivanie.

mercoledì, marzo 11, 2009

TUTTO SBAGLIATO!

Io ho sbagliato tutto, pubblicando subito i commenti.
Accidenti, ci avevo la testa per conto suo. Ma se volete partecipare - a questo punto il quizzone si chiude stanotte, comunque - fate finta di essere svizzeri, e non guardate i commenti, va'.

QUIZZONE MISTICO

L'argomento è già stato detto, trattasi delle Bibbia-Vecchio Testamento.
I gruppi biblici - siano essi composti da uno o più partecipanti, o addirittura nessuno - sono in tutto nove, distinti ma non separati, visivamente, da alcuna barriera fra uno e l'altro.
Bisogna indicare il nome dei protagonisti di ogni gruppo e l'episodio, o la frase, in cui compaiono. Vale, come sempre. l'ordine di arrivo delle risposte esatte.

E andiamo a cominciare: la prima foto è una visione di insieme, le altre zoommano su uno o più gruppi.







SIAM GIUNTI


Esso è pronto. Il quizzone. C'è.
Se voi non lo vedete ancora è perchè verrà postato in un orario lavorativo random nella mattinata di oggi mercoledì, così da non favorire nè gufi nè allodole.
Questo è solo il post che ne dà l'annunciazione, in modo che possiate prepararvi spiritualmente ad accoglierlo, e ne racconta la genesi perchè voi abbiate fede nella vostra capacità di risolverlo. 
E i termini non sono scelti a caso perchè.... ta-dammm... l'argomento è un libro che in casa nostra alloggia da sempre nello scaffale della fantascienza, il best-seller di tutti i tempi, la Bibbia! 
Che il bagno che ospita la Calamity Farm, iersira vedeva il KGgB e l'uomobarbuto consultare con aria dotta le pagine - " Le dieci piaghe?" "Caino e Abele?" "Assalonne??" - e la Strega e la Nessie allestire gli scenari alla Cecile B.De Mille che potrete ammirare nelle foto. 
Il quizzone sarà moderatamente difficile, fors'anche addirittura quasi facile. E, come il Bertram Wooster di Wodehouse, anche voi potrete vincere il premio alla Gara di Sacre Scritture. 
Quale premio??? vi sento già chiedere in preda alla libidine. Ebbene, per competenza e attiguità, non può che essere una copia quasi antiquaria della rivista "Robot".

lunedì, marzo 09, 2009

NIENTE DA DICHIARARE


Volevo cominciare questo post con una bella cosa che ho notato sul calendario: Marc Chagall ha dipinto la sua famosa Passeggiata nel 1917. Marc Chagall è russo, neh? E in Russia, nel 1917... Ma poi è arrivato il KGgB e mi ha detto: "Ma lui nel '17 stava a Parigi." E io ho detto: "Già nel '17? Mannò, ci è andato dopo." Indovinate chi aveva ragione?
Così mi manca questo bellissimo spunto per ciò che voglio dire, ma lo dico lo stesso.

Perchè, ecco, lo so: non solo la Comune-ty è piena di casini personali, ma come se non bastasse ci hanno tolto la politica. E fate conto che sull'ultima frase si possa linkare almeno un post per ciascuno di noi, di angoscia e depressione, di schifo e di nausea, di timore e di confusione e di rabbia e di indignazione e di... E poi, però, basta: chè anche quando ci si prova a far proposte e dibattere, fuori e dentro la Comune-ty, sui blog e di persona, si arriva ugualmente al punto in cui ci coglie l'afasia. La mancanza di sponde, di qualcuno che possa raccogliere ancora la fatica e la rabbia, ci rende del tutto impotenti, per ora.
E mica è divertente deprecare e indignarsi a vuoto, replicando sè stessi: così, credo anche per questo, i blog della Comune-ty tacciono sempre più.

Non siamo mai stati fra quei bloggers che amano raccontare le prodezze del loro gatto e molti fra noi non amano raccontare neanche le proprie. Perchè, prodezze o sfighe che siano, ci prende la sensazione che c'è un limite, no? , a quello che uno può raccontare di sè senza diventare noiosamente autoreferente.
Così, piuttosto, si tace.


Ecco, non sarò io a pensare che si può scrivere senza averne voglia. E men che meno mi metterò a teorizzare che mettere in piazza i fatti propri sia un dovere, ovvio.
Però lo dico chiaramente, alla Comune-ty ma anche a chi magari mi legge senza mai mostrarsi: io, la mattina, se so di leggervi mi alzo più volentieri. E, credetemi, di questi tempi non è poco. Non solo per me, credo.
I commenti ai miei post sono sempre una bellissima sorpresa, ma un post di uno di voialtri dei linki qui accanto è ancora meglio.
Io penso che tra il dibattito "alto" del brother e l'Ortica di Compagnamber - ed ho apprezzato moltissimo entrambi - c' è la vita di tutti i giorni, c'è la Passeggiata di Chagall: anche se era a Parigi. Io questo concetto non ce l'ho chiarissimo (e però l'ho scritto lo stesso anche dentro un libro ): è l'imprevedibilità dei risultati delle cose.
Cose che si fanno anche quando magari sembrano sciocche o fuori luogo o inutili, e invece poi risultano migliori, più produttive o più durevoli di azioni più mirate.
Così, in questo preciso momento storico-social-politico-personale, penso che anche i post sulla vita di tutti i giorni, i post che mi raccontano qualcosa che non so, che informano di una cosa bella per uno di noi o di un momento speciale per un altro possano essere importanti non solo per me e il mio umore, ma forse anche in un modo che non ci aspettiamo.
Ci scopre Hollywood, ad esempio, o diventiamo il Direttivo del Nuovo Soviet Mondiale: niente di che, ovvio, ma potremmo accontentarci.

Partescherzi, non voglio diventare una palla: ma questi blog afasici mi stringono un po' il cuore e mi chiedo se, a volte, essere intelligenti non si trasforma in un boomerang, diventando una sorta di (immaginario) obbligo.
Voi che ne pensate? (Attenzione, è una domanda trabocchetto!)

domenica, marzo 08, 2009

SVENTATO UN VILE ATTACCO

Uh, che paura! Di primo mattino, ancora in mezzo alla bruma, la Calamity si è trovata a dover fronteggiare un brutto individuo e il suo seguito psichedelico.

Il signor Smith? Er sinnaco de Roma? Remo di Romolo e Remo? Totonno il discotecaro? Il fratello cattivo di Konrad Lorenz? La Digos of Benetton?
Non si sa, nè mai si saprà.
La Calamity Fram ha reagito compatta, opponendo cordoni serrati e tenendo al centro le paperelle, nel dubbio che potessero essere il vero obiettivo della Banda Fluò guidata dal Papero Nero. Di fronte all'evidente superiorità numerica e morale, i pessimi hanno rinunciato allo scontro e, fatto dietro front, si sono dileguati nella nebbiolina del mattino. Torneranno?


martedì, marzo 03, 2009

LAVORATORI ATIPICI

Il contrabbando, dalle parti da cui provengo io, era un'attività normale, praticata da cittadini che per tutto il resto non avrebbero mai commesso un'infrazione alla legge. Fra loro, mio padre. Dadi da brodo, cioccolato, calze di nylon e sigarette: merci costose in Italia e molto meno in Svizzera (anzi, "in Isvizzera", come si diceva allora), su cui il guadagno era forse modesto ma sullo stipendio di uno statale faceva la sua differenza.
Mio padre, però, non faceva lo spallone: di loro canta Davide Van De Sfroos - il suo concerto è domani sera, neh? - e sono sempre un po' bulli, furbi e ingenui allo stesso tempo. Inevitabile fare il tifo per loro, che con la gerla in spalla ( o con addosso la Lacoste, come il Cimino del Davide) andavano su e giù per i sentieri che costeggiano il lago di Como, attenti a sfuggire le pattuglie della finanza.
Agli spalloni credo che mio padre dovesse la vita: quasi certamente fu grazie a loro che riuscì a "passare " in Svizzera dopo l'8 settembre, e a fare il resto della guerra come internato. E, chissà, forse erano spalloni comunisti, come mio nonno: che perfino nella rigidissima morale comunista di allora il contrabbando non poteva essere reato.
Quando io ero ancora piccola, un'estate andammo a trovare un tipo, su per la montagna al confine. Mio padre non ci disse perchè nè cosa lo legava a quel contadino, che ci accolse continuando a dar da mangiare pezzi di verme al suo merlo, ma fra mio padre e lui corse una strana e burbera gentilezza, di poche parole in dialetto, come un riassunto di qualche anno di vita. Ma questo fu dopo, chè quando mio padre chiese, sul limitare dell'aia, se era in casa il Giuàn (o l'Enrico, o il Giangi che fosse, non so più) non gli dissero nè sì nè no, ma solo "Chi lo cerca?"


A modo suo, la Calamity Farm rende omaggio a questa, e ad altre, storie di spalloni.



Nel campo lungo, il drammatico avvistamento degli spalloni da parte della finanza
Nella seconda scena, invece, il dialogo fra i due spalloni suona così: "Orpo, Giuanìn, te l'avevo detto che il Toblerone c'era mica la convenienza! E per di più si vede da lontano, varda lì la finanza che arriva, orcamadosca!"

lunedì, marzo 02, 2009

PAURISSIMA

Tutta la Calamity ha affrontato un periglioso viaggio con ogni mezzo disponibile, pur di raggiungere il drive in e vedere il thriller più pauroso di tutti. Ed è tutto uno sporgersi da finestrini, oblò e ali per gridare "Attento, Pierino!" "Occhio, è dietro di te!" e via di seguito: ma il protagonista è umano e sembra non capire mai gli avvertimenti che giungono dal partecipe pubblico. Per fortuna c'è l'happy end, fiiuuu...