martedì, ottobre 07, 2008

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C'è una foto del mio papà, una foto che finchè erano vivi lui e la mia mamma io non avevo mai visto, così come non avevo mai saputo che il motivo per cui mio nonno veniva prelevato e portato in prigione ogni volta che a Como "arrivava un qualche gerarca" come raccontava il mio papà, era che il nonno era noto come comunista. Questo me l'ha detto la mia mamma ben dopo che il mio papà era morto, la foto invece la teneva nascosta nel suo cassetto, immagino senza nessun motivo al mondo per tenerla nascosta. 
Ma la mia era una famiglia così, di quelle che poi ti accorgi che non hai mai saputo un sacco di cose, e a questo punto mai le saprai: ma il mio papà piuttosto che parlare di se stesso avrebbe fato scattare una botola sotto i suoi stessi piedi per scivolare via che neanche ti accorgevi che se n'era andato. 
Già parlava poco di tutto, ma di se stesso men che meno. Di lui è rimasto qualche dato sparso, appena qualche notizia: la guerra nel Genio, al Sestrière, l'internamento in Svizzera (dove? mah...), il caldo che faceva a Torino con la divisa invernale quando era venuto via dalle montagne, l'8 settembre, i polacchi che non gli erano simpatici (perchè? mah..)  Da lì, poi, sembrava che fosse arrivato direttamente alla vita con noi e, se raccontava qualche episodio del suo passato più recente, era solo perchè i protagonisti eravamo noi, non lui. 

Ma in quella foto trovata in fondo al cassetto il mio papà è ben lungi dall'essere il mio papà, è un ragazzo insieme ai suoi amici: uno degli altri è seduto su un cavallo a dondolo, un altro fa una mezza smorfia , altri due invece sono seri nei loro ampi cappotti, in testa il borsalino. Il mio papà ha un cappello chiaro che, più che sulle ventitrè, sta giusto in bilico sul limitare della sua fronte, altissima già prima che si stempiasse, e un gran sorriso da Dario Fo gli mangia l'altra metà faccia.  
Mio papà sembrava una persona serissima: in realtà era molto timido e l'essere serio era il suo modo di affrontare il mondo, salvo tradirsi con una battuta surreale o un guizzo ironico negli occhi. Però, ecco, mio papà che "fa il buffone", come nella foto, ben pochi l'avrebbero creduto possibile e  quei pochi erano i bambini: prima noi, i suoi figli, e poi, e ben di più, i nipoti. Si divertiva un sacco a passare per sciocco e svagato, si divertiva a far finta di dimenticarsi per l'ennesima volta il finale della storia, a dire una parola nel modo sbagliato perchè il bambino di turno potesse correggerlo, a fare smorfie  e citare le sue frasi preferite dei fumetti, strabuzzando gli occhi per fare "Yuk yuk" come Pippo.  
Noi bambini, figli e nipoti, l'abbiamo adorato tutti, credo. Noi figli, come figli, qualche problema con lui l'abbiamo poi  avuto: e io dato i miei problemi  a quando lui ha smesso di strabuzzare gli occhi, di fare yuk yuk o il verso della trighe. 
Sembrava che avesse smesso perchè eravamo cresciuti, sembrava logico pensare così: ma stasera, in cui dopo molto tempo mi è uscita di nuovo quell'irresistibile voglia di fare buffonate che è la stessa, direi, del mio papà e che ultimamente era sparita, penso che no, neanche lui aveva "smesso" con decisione cosciente e razionale. E' solo che nell'uomo che era in quegli anni non c'era più posto per il ragazzo con il cappello in bilico: e, se devo dire la verità, quegli anni me li ricordo, pur senza reali motivi di tristezza,  come immersi in una realtà di colpo ingrigita. 

venerdì, ottobre 03, 2008

VAL PIU' LA PRATICA...


E' un po' paradossale, giaggià, ma si tratta  che in questo periodo - che spero finisca asap o qupì, come preferite - devo razionarmi il tempo al computer. 
Perchè fatto sta che se ci sto troppo, i miei dolori misteriosi ("dono il mio corpo alla fantascienza" è l'epitaffio che ho scelto, ve l'ho già detto?) e sadici si fanno sentire ancor più. Oppure, volendo leggerla nell'altro modo, se sto in piedi e cammino e traffico, i dolori si fanno sentire meno. 
Succede anche, in questo istesso periodo, che lo swiftiano problema della servitù si è arenato sullo zero, perciò sto seguendo la politica dell'unire l'utile all' undilettevole, e mi faccio le robe da me. 
Che poi, certe cose non mi dispiace neppure e ciò un po' mi preoccupa: per esempio, avevo sempre pensato che stirare un lenzuolo fosse superiore alle mie forze e capacità e invece scopro che, se il KGgB mi aiuta a piegarlo, tric trac e ci si mette un attimo, giuro.  
Questo ve lo dico chè so che anche voi non ci avete mai provato.  

Ma, come al solito, tutto ciò è premessa per dire che il blog un po' ne risente, marcato stretto dalla concorrenza di un lavoro che va pur fatto e che si mangia il mio Tempo-Mac. 
Però ho trovato una bella ricetta, di quelle che fanno arricciare il naso a chiunque, e quindi mi affretto a postarla: è su un libretto pieno di cose più fattibili che si chiama "Io lo so fare" ed è edito da Terre di mezzo al modico costo di 2 euri. 

Convinta del mio dovere di essere avanguardia, come nel caso degli assorbenti naturali che fecero arricciare il naso già più di un anno fa e ora ne parlano tutti e c'erano anche in vendita a Fa'la cosa giusta pur se i nasi continuano ad arricciarsi, ecco, la ricetta che posto oggi è quella per il grandioso

Shampoo Hummus:
un bel cucchiaio di farina di ceci
200 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di aceto
e una qualsiasi bottiglietta vuota
Con l'imbuto, mettere la farina di ceci nella bottiglia, poi aggiungere l'acqua e l'aceto e scuotere  bene il tutto. Usare come uno shampoo normale.

Qui sopra è la ricetta originale: se ci fosse qualcuno che vuole farla o'veramente, consiglierei di sostituire l'aceto con succo di limone - che è vero che l'odore dell'aceto poi se ne va, ma poi. E, non so, ma io mischierei prima di imbottigliare, no?

Ma, come dicevo, il librettino contiene cose utili e interessanti: ne riparlerò. So che non vedete l'ora.


domenica, settembre 28, 2008

COPIO RICOPIO



Ma è troppo carino - quel che una volta si diceva "in punta di penna" - questo pezzo, che metto anche per richiamare la vostra attenzione sull'appello di "Giornalisti contro il razzismo", sulle cui pagine potete trovarlo nel suo primo ricopio, chè il mio è il secondo:

"I rom che rubano tutto": a proposito di un articolo pubblicato dal quotidiano La Stampa

Un lungo articolo di cronaca che commenta un video girato di nascosto e che mostra due ragazzi che rubano. Il peso degli stereotipi e il legame con il clima di ostilità che circonda il popolo rom sembrano evidenti. Giuseppe Faso ha scritto una lettera al cronista e al giornale. Pubblichiamo tutto qui, convinti che sia necessario aprire una discussione seria sul comportamento dei media e sulla loro responsabilità
25 settembre 2008
Ecco il link all'articolo della Stampa, intitolato "Così i piccoli rom rubano tutto"

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200809articoli/8165girata.asp

Ecco la lettera scritta da Giuseppe Faso, autore di un libro molto importante: Lessico del razzismo democratico. Le parole che escludono

Elia, 12 anni, sa che "tutto" - insieme a "nulla", "ogni", "sempre", "mai" e simili - è tra i segnali più sicuri di un discorso che esclude. "Sei sempre in ritardo", "non è mai accaduto che..", e simili espressioni servono principalmente e spesso a segnare una posizione negativa nell'interazione, aggredire l'interlocutore, evitare di confrontarsi con la specificità della situazione. Nel discorso civile, sono segni spesso di qualunquismo, più o meno consapevole, e l'adolescente, che sarebbe portato a usarne nei suoi conflitti di crescita, ha imparato a individuarli nei discorsi degli adulti - e a riconoscerne le retoriche a partire da quelle spie. Sulla "Stampa" di Torino, un cronista intitola trionfalmente: "Così i piccoli rom rubano tutto". Tutto? Tutto. Una scoperta sconvolgente e soprattutto ardita. Ribadita con orgoglio nella prima riga dell'articolo: "Ecco come i piccoli rom rubano senza che uno se ne accorga". Pare che con i tempi grami che si annunciano per la scomparsa delle intercettazioni telefoniche, qualche cronista si sia dato da fare per recuperare notizie altrimenti imprendibili. Che cosa c'è di meglio che le telecamere a circuito chiuso delle gioiellerie e dei McDonald's del centro di Torino? Un numero di appostamenti non chiarito (vedremo poi un possibile perché) porta a due "rivelazioni": due bambini rom che sono stati filmati mentre cercavano di trafugare, con lo stesso trucco secolare (un cartoncino in mano, dietro al quale nascondere un piccolo oggetto), uno (o due) cellulari e un portafoglio: non sappiamo se in un'ora o in un anno - su questo dato, che sarebbe assai interessante, tace il cronista che però non evita di registrare come il primo dei due ragazzini sia "con T-shirt nera «Armani jeans» e calzoni al ginocchio", un particolare ghiotto, a quanto pare, ancorchè non pertinente. Anche a me è accaduto di essere stato derubato, anni fa, e nel giro di poche ore: la mattina, un tomo voluminoso di concordanze della poesia italiana del Novecento - e il pomeriggio, un altrettanto voluminoso dizionario di latino, nuovo fiammante. Tutt'e due i furti sono avvenuti nello stesso luogo, una sala insegnanti del liceo dove lavoravo, sala poco frequentata da me che la chiamavo confidenzialmente "il pollaio" per via del presidio costante di alcuni colleghi chiacchieroni . Non ho pensato allora, e non lo penso ora, che quel luogo fosse poco sicuro, nonostante l'assoluta casualità dei furti subiti (con una certa allegria: in fondo non mi dispiace che qualcuno si interessi molto di libri, anche se in alcuni casi altrui): è accaduto in poche ore, ma potrei dire senza mentire che è accaduto in trentacinque anni di lavoro. Non posso concluderne che in un luogo così si rubi tutto, o sempre. Sarà per questo che non riesco a comprendere come il cronista torinese possa concludere che "così i piccoli rom rubano tutto". Diciamo che "così due piccoli rom hanno cercato di rubare un cellulare e un portafogli". E regaliamo una T-shirt Armani-jeans al cronista: come diceva Lacan nei suoi "Seminari", se compare una T-shirt non pertinente, in quell'immagine superflua è nascosto l'oggetto del desiderio.-

venerdì, settembre 26, 2008

FORSE TUTTI SANNO CHE...


Che io sia fuori dal mondo non è una novità per me nè una sorpresa per gli altri, e so che ciò dipende oltre che da me in quanto me, anche dal fatto che per scelta non vedo la televisione da circa trent'anni.
Chi mi conosce lo sa, ma lo spiego anche a qualche eventuale lettore ignoto: non vedo la tv significa proprio che non la vedo mai. Quando ho motivi, diciamo così, tristemente pratici per vederla, lo faccio: il G8 di Genova, l'11 settembre. A volte, rare volte, vengo chiamata ad entusiasmarmi su qualcosa: un tempo era lo Zecchino d'oro, oggi le Olimpiadi - e l'intervallo fra una e l'altra volta si è così allungato di buoni tre anni. E anche quando, per curiosità o gentilezza, cedo al piccolo schermo, dopo un po' me ne vado: credo di aver sviluppato un'intolleranza, ormai, come quelle alimentari.

Questa lunga
premessa è per chiedervi una cosa, o voi lettori che invece magari la guardate, la tv: c'è ironia, in queste parole che prendo dall'opuscolo che il Detersivo Dash manda in giro in spregio alla foresta amazzonica?
Leggete qui sotto e, vi prego, ditemi di sì.


Pare che ci sia, mi si dice nella pagina, una "sitcom dash" su due canali tv, che viene anche stampata in questo inutilissimo giornalino, un fotogramma dopo l'altro. A riprova
della crisi economica, un bravo attore come Paolo Ferrari, che grazie alla nontv ricordavo belloccio e giovane, si presta a rifare se stesso pur con capelli bianchi e nasone improvvisamente visibile. E fin qui pazienza.
Ma la sitcom (!) gioca astutamente su
questo passaggio di generazioni: c'è un tipo che fa Paolo Ferrari giovane - signora, mi prendo il suo dash - e la "mamma" snella ma non troppo, piacente ma non troppo, che spiega la vita alla fidanzata del figlio.
A Napoli, se vi chiedete perchè parla così nel seguente dialogo:
Fidanzata:" Ciro! Ma come stai bene in camicia. Come fate, signora? Io quando provo a fare il bucato ammoscio tutti i colori."
Madre:"Figlia mia, usa dash! Guarda, fa il bianco brillante e ai colori gli dà il sole. E poi, questo odore di pulito... DI DONNA DI CASA CHE TIENE ALLA FAMIGLIA!"
Vi prego, ditemi che ho sbagliato la direzione della macchina del tempo... Mannò, lo fanno solo per farci ridere, vero?


Più criptico, per noi casalinghe nonmodello, il seguente annuncio a metà della pagina: "Con Fairy via il grasso dalla plastica e parte la serata con gli amici."
Ho dovuto rileggerlo due volte, chè non coglievo il nesso. Ma c'era la scritta in piccolo a
rimarcare il concetto, vicino alla fotina del detersivo miracoloso che rimuove l'unto dai contenitori di plastica: "Il grasso sulla plastica non rovinerà più i tuoi momenti con gli amici. "

Si possono fare molti facili sarcasmi, e siete autorizzati a metterli nei commenti. Però io mi chiedo: qui il sospetto di ironia sembra fuori luogo e perciò, quale sarà mai la persona che può credere davvero che la serata con gli amici sia stata rovinata dal "grasso sulla plastica"? Ditemi che non esiste, che è tutta una finta dei pubblicitari, o voi che avete più dimestichezza con il Grande Video.
Ma anche così, mannaggia, non sarebbe una gran consolazione: chè, dài e dài va a finire che qualcuno ci casca, neh? a dare la colpa della sua asocialità allo svuncio sul tapper... e magari esce per strada, impazzito, e stermina un'intera famiglia col vaporetto.
Speriamo che sia la famiglia del mulino bianco.

mercoledì, settembre 24, 2008

NEBBIA IN VAL PADANA


C'è una cosa odiosa che fa il dolore fisico, ed è questo riempire la testa di ovatta, di sfilacci batuffolosi di pensieri, di echi di qualcosa che sembra vagamente di ricordare ma cos'era, più? Quando il dolore non è insopportabile, come succede a me in questo periodo, ma va semplicemente su e giù per la scala del tormento, si cerca di concentrare e suddividere razionalmente le energie. Oggi il lavoro, domani la posta, dopodomani magari i blog. E nel frattempo qualche lavoro domestico che tanto il nuovo aiuto mi ha tirato la bida e muovermi mi fa bene, però devo ricordarmi le telefonate da fare. Poi c'è il momento dell'ultimo scalino, e saltano le telefonate e i lavori che volevo fare in casa diventano la metà e tutto si incasina e si confonde. La nebbia aumenta, e sarebbe bello riuscire a farla uscire dalle orecchie e rincantucciarcisi dentro, da nascondere tutto e addormentarsi così, come dicono che si faccia sulla neve, senza neppure sentire freddo.

domenica, settembre 21, 2008

E VABBE'...


Mah, ecco, il mio mi sembra proprio cannato, ma il nome inglese della mia pianta, la Schiantadraghi, è bellissimo ed ha stretta attinenza con le streghe, perciò gli perdono la scarsa attendibilità sul carattere. Quindi lo segnalo, che per chi è in ufficio è sempre utile, e ne approfitto per una domanda: chi sa come si chiama la mia pianta in italiano?



I am a
Snapdragon


What Flower
Are You?



E se poi vi pare che questo post sia lievemente inconguo per me, e che si avvicini pericolosamente a toni e argomenti dei Bloggers della Cacchina del Mio Gatto, ebbene sì, effettivamente in questo momento io sono così:
Speriamo che prima o poi torno.

mercoledì, settembre 17, 2008

UNA PRIVACY TUTTA ITALIANA.


Non so quanti di voi possono saperlo, ma io che da un po' frequento più di quanto mi piacerebbe medici e istituti di analisi, a un certo punto ho avuto modo di apprezzare le lamentazioni e le maledizioni dei medici colpiti dalla legge sulla privacy. 
Chè in astratto il principio, poniamo, è giusto, ma in concreto si è trasformato in un esborso non da poco, neppure per un medico: armadietti e contenitori a chiusura, cartelli, responsabili, robe burocraticissime e norme come sempre non di facilissima applicazione se hanno prodotto la professione del "Consulente sulla privacy".
Detto ciò, le sanzioni per chi non si adegua non son leggere e, soprattutto, uno studio medico pur serissimo che però goda per qualche motivo di scarsa simpatia da parte di qualche collega non può rischiare un "danno d'immagine": per fare un solo esempio, i medici omeopati che molti allopati butterebbero volentieri fuori dall'Ordine hanno probabilmente applicato le norme fino all'ultimo codicillo.
Le quali norme prevedono fra l'altro, oltre alle attrezzature eccetera, che non vengano pronunciati i cognomi dei pazienti, che vengono invece dotati di numeri. Chè se io sono un assicuratore, sono nella sala d'aspetto di un otorino e sento annunciare dalla segretaria la signora Isadora Duncan, posso facilmente immaginare che il medico le consiglierà una sciarpa per proteggere la gola e che quella sciarpa rimarrà impigliata in una ruota dell'auto, uccidendo Isadora. Ergo, posso rifiutarmi a ragion veduta di stipulare l'assicurazione.

Orbene, ieri ero in uno degli Istituti d'analisi più noti e più attrezzati in città.

Scena: reception con apposite catenelle Attesa Fuori dai Coglioni, immensa e vuota.
Sala d'aspetto con bancone di smistamento centrale, dotata di cartelli  con ogni direzione e specialità, pienissima. Ogni utente/paziente con il suo bel numerino della privacy.
C'è da aspettare, ovviamente. E intanto le due ragazze al bancone lavorano, parlando al telefono e controllando cose sul computer, che rimane a vista dei più vicini, così come è perfettamente udibile la voce delle ragazze.
"Ah, sì, signora Mortezia, sì mi ricordo: lei chiama per quei due operai- muratori, vero? - a cui non avete fatto in controlli perchè il medico che c'era prima non voleva farli. Lavorano con vernici alle facciate, sì, l'ho segnato, le saprò dire. Sì, sì, capisco che ci tiene a mettersi in regola, si può andare nei guai. Mi lasci i dati: Mortezia Mia, via al cimitero 18, il cellulare? sì, mi dica... 1234567890, bene. Sì, la faccio chiamare dal dottor Angeli, senz'altro."
"Senti, Marta, c'è qui la signora Angiolieri, per la risonanza al polso: deve togliersi tutto?"
" Sì, guardo subito sul computer...ecco, sì, signor Ridolini, la prenotazione per la tac ai polmoni è per il 22, eh, sì, capisco, un fumatore..."
Intanto arrivavano i medici dei vari ambulatori, tutti un po' dimessi, tutti alla spicciolata, e facevano sosta al bancone per non rischiare di rimanere chiusi nei loro loculi ignorati da tutti. Saluti deferenti da parte della ragazze a tutti, meno uno: lui, appena ha appoggiato il suo naso all'alto bancone, la ragazza che con tanta finezza aveva reso edotta metà Genova dei fatti dell'altra metà gli ha comunicato senza preamboli: "Ma lei lo sa che il dottor Salvo è morto?" "Morto????" "Sì" ha confermato la ragazza impietosamente, aggiungendo i particolari della morte a beneficio di tutta la sala. E ha concluso, senza malanimo ma con evidente familiarità con l'argomento morte & dintorni:" Eh, adesso  toccheranno a lei anche i turni del lunedì."
E buona giornata, neh?.

Se dovete scrivere la sceneggiatura dei prossimi dottoraus e vi mancano particolari succosi, chiedetemi, neh? che so dove potete procurarveli senza spesa alcuna, basta sedersi ed aspettare.

martedì, settembre 16, 2008

SCOPERTE TARDIVE


Per la generazione del '68 e dintorni, Lyndon Johnson fu il presidente della guerra del Vietnam: in realtà non fu lui ad iniziarla nè a concluderla, ma fu lui a soffiare sui venti di guerra, pare anche mentendo - vecchio vizio, eh? - alla nazione e al mondo.
A parte ciò, non fu forse un presidente americano peggiore di tanti altri, ma per noi era l'imperialismo: non viscido come quello che sarebbe seguito, quel Richard Nixon dello scandalo Watergate, ma quanto ad antipatia non scherzava neanche Johnson.
E' con un senso di soddisfa postuma, quindi, che leggo nel curioso e vagamente assurdo "La Quercia. Storia sociale di un albero" che Johnson era il cognome che si dava ai bambini che, concepiti nella notte di San Giovanni, non avevano quello del padre.
La notte di San Giovanni era, dappertutto nel mondo cristiano, la notte della trasgressione, in primo luogo sessuale. Nei campi e nei boschi i riti di fertilità arrivavano direttamente da quelli pagani del solstizio d'estate, e vennero mantenuti così almeno fino ai primi del '900. Le nascite erano ovvie e i bambini venivano chiamati "figli di Giovanni". Un modo gentile per dire bastardi.
E noi, sia chiaro, non abbiamo nulla contro i bastardi: ma, insomma, su Lyndon B. Johnson avevamo ragione.


Colonna silenziosa: "La Quercia. Storia sociale di un albero“ William Bryant Logan, Bollati Boringheri.
Oltre alla notizia di interesse generazionale, qui dentro potrete trovare: qual è il sapore della gelatina di ghiande e il suo valore nutritivo (altissimo, se lo scoprono le aziende che producono i sostituivi del pasto...), la faticosa trasformazione delle ghiande in farina, alcune ricette per mangiare le ghiande - un pila alta un metro di strati di ghiande, salmone, cacciagione,
posta sulle braci tutta notte, pies. - cosa faceva l'uomo con le querce (tutto), perchè le prime civiltà lavoravano assai meno di noi e stavano meglio... e sono solo a metà.

lunedì, settembre 15, 2008

MA LO SAPETE

o sfigati comune-tary, nonchè altri lettori soprattutto locali, che alla coop vi danno aggratis una lampadina a risparmio e due riduttori di flusso per l'acqua? una+ due in cambio di un questionario con nome e cognome, andando in coppia sono due + quattro e forse facendo un giro e tornando ce ne escono anche tre+ sei. I riduttori di flusso in esubero poi si regalano, insistendo molto sul dovere di utilizzarli. 
Insomma, rifatevi il parco lampadine: chè a me queste manovre un po'assolutiste mi lasciano sempre perplessa, ma il risparmio energetico è innegabile.
E, a proposito, se in rete trovate un allarme su quanto fanno male le radiazioni delle lampade a risparmio, sappiate che ho dato un controllata veloce e la notizia non pare attendibile: non ho trovato traccia della ricerca svizzera a cui i dati sono riferiti e la fonte pare solo una, sballottata qua e là sempre uguale. Insomma, salvo smentite io non me ne preoccuperei, prima che invece lo facciate.

domenica, settembre 14, 2008

UN ALTRO. ED E' MORTO


Come si diceva con l'Amicadelcuore, i fatti sono ormai incommentabili. Li si legge con grande tristezza, e rabbia, e paura. Ci si angoscia ogni volta di più, e poi?
Come già scritto nel post precedente, proteste e indignazioni sono destinate ad infrangersi in un muro di ovattato silenzio - e ogni volta spero che un miracolo faccia sì che lo si possa superare - mentre "le menti migliori" della nostra generazione sono impegnate in
operazioni sempre più suicide non a caso sostenute anche da media che di "rivoluzionario" hanno ben poco.

E se da questo schifo qualcosa di buono potesse venirne fuori, io spero che sia un'aumentata capacità di ragionamento politico da parte di molti bravissimi compagni - e, anche, di molte bravissime persone: che, non sembri presunzione o spocchia, ma questa atmosfera da preventennio non ci sarebbe stata con una maggioranza diversa, e fors'anche con la stessa maggioranza ma un diverso equlibrio tra le forze.
Può essere vero che i partiti sono tutti uguali e fanno/hanno fatto/farebbero tutti le stesse cose: ma il problema è quasi sempre la vulgata, l'interpretazione che di quelle cose viene data ( non senza grandi incorraggiamenti, che il doppio messaggio è ormai la regola) da chi cerca sostegno.

Chè il razzismo e la "giustizia"- fai-da-te serpeggiano, e come no, anche tra le fila della sinistra, non solo moderata o ormai-non-più-sinistra, e può darsi benissimo che ci sia una cultura del pestaggio anche tra i borgatari che si richiamano al Che: ma quando gli episodi si moltiplicano la notizia non è più l'evento in sè, ma il clima di impunità che più eventi di uno stesso tipo evidenziano.
E che nessun lettore di questo blog si sognerebbe, immagino, di considerare cosa a sè stante rispetto al clima politico creato e incoraggiato da questo governo, da questa strafottente maggioranza.
Certo, non è la riflessione a posteriori in quanto tale che interessa, nè tanmeno l'ennesima edizione di quel gico così amato dalla sinistra per cui, gira e rigira, è sempre colpa nostra di tutto: quello che è fatto è fatto, bon. Ma prendere atto delle conseguenze per sviluppare linee di pensiero che ci rendano meno vittime di troppo facili semplificazioni ecco, secondo me è doveroso minimo.

mercoledì, settembre 10, 2008

MENOMALE


perchè a volte si ha l'impressione di essere ancora più soli di quanto si è, soprattutto quando sono persone che fino a ieri sapevi senza alcun dubbio essere dalla tua parte a essere vittime (?)  delle prese per il culo di questo governo e del burattinaio capo. 
Così, questo pezzo di Curzio Maltese sul "Venerdì" della settimana scorsa , che pure non cambierà nulla neanche lui così come non cambiano nulla la mia delusione privata e il mio incazzo politico, serve almeno a confortarmi. ma, dal momento che dice cose che ormai pochi dicono, ne passo un po' anche a chi non legge il Venerdì.


"Il modo in cui il governo ha finto di risolvere i primi problemi, l'emergenza rifiuti e il caso Alitalia lascia pochissime speranze sul futuro del Paese. Silvio Berlusconi ha preso per i fondelli gli italiani con successo e senza alcuna seria opposizione.
A Napoli e in Campania i rifiuti non sono "spariti" ma sono stati nascosti sotto il tappeto. Le testimonianze dei cittadini campani, inviati ai blog o ai giornali, sono migliaia. In compenso il governo ha fatto sparire le tv, gli inviati dei media, perfino i contestatori. (...) E i contestatori, le manifestazioni di massa che per un anno hanno contrastato qualsiasi decisione del governo di centrosinistra? Spariti. Chissà, forse erano davvero organizzate dalla camorra, come sostenevano le questure. In luglio,  a manifestare contro l'inceneritore di Acerra c'erano quattro gatti,. capeggiati da Alex Zanotelli. 
Non fosse pere una lettera di Zanotelli, il problema rifiuti sarebbe sparito anche dal mitico blog di Grillo. Per un anno e mezzo, la durata esatta del governo Prodi, il blog del nostro Savonarola ha martellato sui rifiuti ogni giorno. Da quattro mesi, neppure una parola."

Ecco, per qualcuno saranno discorsi scontati, specialmente la prima parte: ma la tivvù, le tivvù, stanno facendo il loro sporco lavoro e se provate a parlare in giro della questione dei rifiuti vi accorgerete che un sacco di gente ci crede, che davvero siano spariti.
Il 27 settembre ci sarà lo Jatevenne Day, vogliamo fare una scommessa su quanto la notizia verrà diffusa?

Quanto al sublime beppegrillo, la rabbia è che un sacco di brava gente non trova ragioni per dargli torto - come del resto succede a qualsiasi bravo demagogo, chè il trucco è proprio prendersela con bersagli facili - e ora che per il guru urlante il governo non è più un obiettivo degno di nota le battaglie si giocano in casa, contro la giunta genovese. Che, dice il guru, non cura abbastanza le periferie, tanto che sempre il guru, lui in persona (o ancora una volta in maxi-schermo?) andrà al Cep ad organizzare l'alternativa alla notte bianca. Di modo che gli abitanti del Cep si sentano ancor più vessati e sfigati e possano indignarsi collettivamente. E poi, domani è un altro giorno
Che lungi da me voler difendere la giunta, ma se tanti bravi democratici si chiedessero perchè gli obiettivi del beppegrillo sono così labili e mutevoli, ecco, forse si farebbe qualche battaglia cretina in meno. Che già non è che si abbondi di forze, neh? 

sabato, settembre 06, 2008

PUNTO!




C'è una singolare diatriba, che mi vede opposta nel mondo virtuale al gipunto e nel mondo reale all'Amicodelcuore: il nodo del contendere è pro svizzera o versus svizzera, ci si diverte così. Io sono pro, per antica discendenza di spalloni nonchè per affinità di lago e montagne piuttosto che di mare e sassi, e loro ferocemente versus.
Così mi tocca riportare dal rinnovato Diario (compratelo, a proposito: è già morto una volta e ora fenicemente risorto bellino quasi come prima, l'unico giornale che ragiona) questa notizia:
"La strega continuerà a vivere come simbolo e come stimolo a stare in guardia contro l'ingiustizia": è
quanto ha dichiarato il Parlamento cantonale dei grigioni nel riabilitare Ann Goldi, l'ultima strega ad essere stata giustiziata in Svizzera, nel 1782, e decapitata. E ciò nonostante - un punto per gli svizzeri, neh? - le proteste contro la riabilitazione della Chiesa cantonale, del resto autrice della condanna di 226 anni fa.



Colonna silenziosa, che un po' c'è e più spesso non c'è:
Il provinciale - Giorgio Bocca - Feltrinelli:
metteteci che non amo le ricostruzioni biografiche e men che meno autobiografiche.
metteteci però che in questi ultimi tempi Bocca mi sembra, pur nella sua non eccelsa simpatia neppure da scritto, una delle poche voci lucide di questo Paese. Forse per questo speravo di trovare, ne Il provinciale, un quadro parziale ma pur interessante di un settantina d'anni, che pochi non sono. Invece Bocca si comporta come un entomologo, il suo essere negli avvenimenti fa sì che li racconti attraverso la sua personalissima ( e spesso egocentricissima) lente: e poco importa se il pungiglione di cui racconta i dettagli appartenga all'utile ape o alla perniciosa zanzara anofele: come succede a molti giornalisti, in parte comprensibilmente, il punto principale è "io c'ero". ma che ce ne frega, a noi?
Mi ero poi dimenticata quanto può essere irritante l'uomo: essì che negli anni '70 lo sapevo benissimo. Qui dentro ritrovo la stessa spocchia e lo stesso tranciar giudizi: che mi possono piacere nella rubrica del Venerdì dove lo spazio è poco, ma che in un libro ti vien da dirgli "prima di stamparlo pensaci due volte, neh?"
Infine, e non least, il libro è del '91 e contiene, fra le altre cose stradatate, un giudizio bonario su berlusconi che Bocca stesso non condivide più, e molto anticomunismo che a vederlo adesso è proprio sparar sulla croce rossa: va bene che i soldi fan comodo a chiunque, ma ristamparlo (nel 2007) che senso può avere?

La fine dello stato - Eric J. Hobsbawn - Rizzoli:
Tanto poco sensato mi pare ristampare Bocca, tanto invece approvo questa scarna raccolta di conferenze e saggettini del grande storico, che menomale che c'è ancora lui a leggere in modo intelligente quegli aspetti della realtà ormai coperti da una spessa nebbia di banali stupidità. In poco più di 100 paginette, riesce a farci realizzare non solo che "la democrazia" non è la forma migliore di governo in assoluto, ma quando e perchè può non esserlo, quali sono le ragioni (alcune delle, almeno) dietro lo scatafascio di ciò che siano abituati a pensare come "Stato" , per arrivare, attraverso argomentazioni semplici ed evidenti, a farci riflettere sull'inutilità dei soldati per le strade e sul fatto che oggi gli Stati diano il più ampio rilievo possibile alle tentate o riuscite azioni terroristiche, al contrario di quanto successe negli anni '70 con i vari terrorismi nazionali. Il librino è uno di quelli che aprono la mente e ci inducono a guardare le cose da nuove angolazioni, che per 10 euri non è affatto male. Raccomandato a tutti.

martedì, settembre 02, 2008


Così, solo perchè mi sembrano sufficientemente arguti e veritieri, un po' di paradossi sul tema "libri e letteratura":

- Se suona come una pagina scritta, la riscrivo. (Elmore Leonard)
-Letteratura: proclamare di fronte a tutti quello che uno sta bene attento a nascondere alla sua cerchia più prossima (Jean Rostand)
- Ci vuole un bel po' di buon senso per scrivere del buon nonsense (Mark Twain)
- Il romanziere dice a parole ciò che non può essere detto a parole (Ursula K. Le Guin)
- La buona letteratura di fantasia è fatta di ciò che è reale (Ralph Eleison)
- E' coi sentimenti nobili che si scrive la pessima letteratura (Andrè Gide)
- Io adoro essere uno scrittore. Quello che odio è il lavoro burocratico (Peter De Vries)
- Un movimento letterario consiste in cinque o sei persone che vivono nella stessa città e si odiano cordialmente (George Moore)
- Ovunque vada, mi chiedono se penso che le università soffochino gli scrittori. La mia opinione è che non ne soffocano abbastanza. C'è più di un best-seller che poteva essere evitato da un buon insegnante (Flannery O' Connol)


Da "Ossimori, paradossi e altre perle di saggezza", Mardy Grothe, ed Orme

giovedì, agosto 28, 2008

ASSENTE GIUSTIFICATO



Io, è un po' come se era ancora vacanza. Anche se la vacanza è stata cortacorta, quest'anno. Ma adesso c'è qui il mio Amicodelcuore, e ci siamo messi a dipingere il tavolo di cucina alle sette di sera. E capisco che questo non è il concetto di vacanza delle maggioranza delle genti, ma insomma è così, che oltre a dipingere tavoli di azzurro, si ride, si chiacchiera e si discute.
 Senza contare che da una settimana sono afona per cause misteriose Così, se vi sembrava che questo blog langue - il congiuntivo, anche volendo, fa schifo: langua???- un po', ora sapete perchè.

martedì, agosto 26, 2008

MALEDETTI SBIRRI



Chiedevano il rinnovo del contratto di lavoro scaduto e il mantenimento dei benefit in materia di assistenza sanitaria - che come si sa negli Usa è totalmente privata e carissima: la manìf era a Disneyland, concentramento davanti ai tre hotel del parco (!) per raggiungere l'ingresso in corteo.
Li hanno arrestati per "intralcio al traffico"
Mi si dice che la notizia non l'ha vista praticamente nessuno, e non c'è da stupirsi dato sì che era il giorno dopo ferragosto: ma è un peccato e perciò la ripropongo.
Non perdetevi l'incazzo di Biancaneve, nel filmato, ma anche Robin Hood con le manette di plastica non è male. Oltre, naturalmente a Topolino arrestato che ha regalato il titolo ai giornali di tutto il mondo.


domenica, agosto 24, 2008

A BUON INTENDITOR

Il rappresentante cinese ha concluso il discorso di chiusura dei Giochi Olimpici (definiti, nello stesso discorso "ecologici": i Giochi può darsi, ma il resto?) con una frase che suonava più o meno così: "Ora che è tutto finito, contiamo che il mondo tenga presenta la vitalità e l'energia dimostrate dalla Cina." E chi ha orecchie per intendere...
Il che, unito alla "perfetta organizzazione" che tutti hanno notato e all'altrettanto vistoso dispiegamento di forze umane - 2 milioni di volontari, mi dicono - fa da perfetto complemento all'assortimento da Mercatino dell'usato ricevuto dal Dalai Lama, maschere e attrezzi vari in cambio di una rivalutazione della Cina nel cuore dell'opinione pubblica mondiale che è probabilmente uno dei capolavori della millenaria, e non a caso famosa, diplomazia cinese.
Se ci si chiede perchè gliel'abbiano
lasciato fare... be', la Cina è un grande mercato, si sa, oltre che una grande potenza. Con buona pace, più ancora dei tibetani che stanno ricoprendo il ruolo ingrato del chiavistello per le potenze occidentale, o russe che siano, dei cinesi sfruttati bestialmente in nome della "vitalità" nazionale, e del livello di inquinamento mondiale, che da domani riceverà di nuovo a pieno ritmo il contributo cinese.

E non me ne voglia chi si è gustato le Olimpiadi da cima a fondo... ora che sono finite, si può dire, no?




(copertina della vecchia "Domenica del Corriere" sulla chiusura dei Giochi Olimpici a Roma, nel 1960. Nel disegno di Walter Molino si distingue l'allora biondo - tinto? - Nino Benvenuti, a Pechino in veste di commentatore, anche se tutti lo credevamo morto.)

venerdì, agosto 22, 2008

UN ANTIRECORD

Non puuuzzo, non faccio ruuumore... la frase, pronunciata con estrema lentezza, faceva parte di una qualche storia che si raccontava a Nessie quando lei era piccola, e la protagonista era una tenera lumaca, che non dava fastidio a nessuno.
La fiaba si è dimostrata tanto vera che in Gran Bretagna hanno scoperto
una colonia di lumache clandestine, installatesi in un prestigioso palazzo in cui erano arrivate più di cento anni fa insieme a una balaustra di marmo, e là rimaste senza che nessuno mai se ne accorgesse.
Le lumache sono italiane, la specie è infatti tipica del Mediterraneo, e hanno creato una quietissima enclave fra i
gasteropodi britannici: e se questi ultimi, se oltre alla lentezza della specie sono dotati anche della tipica flemma, avranno alzato un sopracciglio lumachesco quando la travolgente vitalità latina ha portato la colonia fino al primo piano della villa. Ben 27 metri in 100 anni: in tempi di Olimpiadi, mi sembra una splendida contronotizia.

domenica, agosto 17, 2008

SUBLIMINALE


Agosto è il momento della chick-lit, una tradizione nata da lunghi viaggi in treno e dalla necessità - troppo spesso comunque ignorata - di abbandonare al loro destino i libri già letti per alleggerire il bagaglio di ritorno.
Negli anni, i "libri scemi" - come vengono chiamati qui con quel tot di affetto che si riserva alle proprie debolezze - ci hanno, in verità, riservato alcune gradevoli sorprese: chè pur non trattandosi per definizione di alta letteratura, a volte sono stati davvero piacevoli da leggere o ci hanno fornito lo spaccato di mondi ignoti. Più spesso, hanno fornito a me e alla nessie gli spunti per conversazioni vacanziere fra la ghigna e l'indignazione ("maddài, naturalmente lei vince la vacanza e l'istruttore è il suo ex-pentito!" " e il suo completino sexy con il pizzo verde mela?") che è uno degli scopi per cui vengono letti.

La scelta in libreria non è mai facile: si cerca di indovinare quali titoli rimangano al di qua del rigetto immediato e ogni anno qualcuno si canna. Il "clamorosamente cannato del 2008" è stato la "
Guida per uomini ai bagni delle donne"che nonostante l'edizione accattivante e il titolo sufficientemente demenziale, è di una noia così fotonica da meritarsi l'abbandono a pag. 30.

Invece, e qui il vero argomento del post, si sono rivelati leggibili (facilmente leggibili, come da imperativo del genere, ma in questo caso anche "che si fanno leggere") due titoli della collana I Peperini di Baldini Castoldi Dalai, in cui ogni volume costa solo 5,40 iuri. e, oltre a ciò, è piccolo e leggero, assommando così i requisiti ideali per una lettura abbandonabile da viaggio.
I titolo non ve li dico, avendoli io abbandonati con il loro supporto, ma non credo che cambi molto: li facciamo assurgere ad esempi.
Chè le storie non sono malaccio, e fin ben costruite: la prima è una ragazza iraniana a cui i genitori regalano un viaggio, che si spera senza ritorno, negli States. Il punto di vista è quello della ragazza e spesso abbastanza interessante, si intuisce non solo orecchiato: le limitazioni a cui sono sottoposte soprattutto le donne in Iran sono narrate con gran pena ma senza eccessiva beceritudine.
Per il resto il romanzo è un'ovvia esaltazione della "libertà" americana nonchè, più imprevedibilmente, della capacità di ribellarsi degli americani stessi: a riprova, viene citata la prima nera che osò stare nella parte del bus riservata ai bianchi, e ciò serve per chiedersi perchè gli iraniani non fanno lo stesso, suvvia.
Ma, date le premesse, anche questi aspetti di pensiero convenzionale rientrano nelle aspettative del genere: la stoccata finale è sottile, invece.
Chè, si conta, i genitori della ragazza - buoni, saggi, amorevoli e generosi - avevano loro stessi apprezzato la libertà Usa in gioventù e poi, con decisione sbagliata, avevano deciso di tornare al loro Paese con le figlie. E di chi fu la decisione? Della madre, una donna volitiva ora costretta al velo e all'inazione: fu lei ad insistere con il marito, chè sentiva che il loro dovere era essere al loro posto dopo l'abbattimento dello Scià, per concorrere alla costruzione di un Paese nuovo. "Una sola scelta sbagliata, e ne ha avuto rovinata la vita". Vero: che stupidità voler fare qualcosa per gli altri, per il proprio paese, invece di profittare della pappapronta americana, neh?


L'altro librino della stessa edizione è più banale ma anche più carino: i protagonisti sono i vari personaggi che ruotano intorno a un caffè di periferia e ne seguiamo a turno le vicende. Con l'avanzare dei capitoli, si appianano amori, ambizioni, questioni di eredità, scelte di vita. Si sistemano matrimoni e nuove storie, si ritrovano genti perdute, si scoprono nascite illegittime: l'alto tasso di improbabilità muoverebbe di sicuro l'astronave di Douglas Adams, ma questo è ciò che ci aspettiamo.
Ma qual è l'unico personaggio per cui le cose vanno in una direzione imprevedibile? La ragazza divergente, l'artista: che è tanto stordita da far bruciare tutti i quadri che ha preparato per la sua prima "personale" ( e cosa vi aspettate da un'artista?) e che quindi si ritira in un posto sperduto in piena depressione. Non saprà mai, perciò, che negli Usa i suoi quadri farebbero furore se solo lei ne dipingesse altri, che il suo divo preferito la sta cercando, che i curatori della mostra gliene organizzerebbero un'altra appena possibile. Lei non lo sa, ma finalmente ha trovato un bravo ragazzo e un lavoro quieto e stabile in un angolo sperduto di mondo.
E buon per lei, naturalmente, perchè "un po' di calma se la merita."


Non è più di moda, la lettura politica dei testi. E va bene così, che quando leggevamo i Puffi in chiave marxista eravamo, lo ammetto, forse un po' ridicoli. Tuttavia, l'esercizio fa bene alla mente, come la Settimana Enigmistica, e magari un po' aiuta a capire come tanti concetti - più lontani dall'argomento e dal genere di quanto ci si potrebbe aspettare, ma sempre del tutto acritici verso l'opinione comune - vengano fatti passare attraverso un romanticismo di maniera o una fideistica attesa dell'happy end, apparentemente innocui.

giovedì, agosto 14, 2008

MI RACCOMANDO



Sarà che quest'anno gufi e civette spuntano di qua e di là e quindi non posso esimermi, ma la mostra “Wildlife photographer of the Year”, che è in corso qui da noi al Museo di Storia Naturale fino al 24/8 è uno dei piaceri dell'esistenza ogni volta che la allestiscono, perciò la segnalo.
Chè vederla senza dubbio è una delle cose migliori che si possano fare nella città vuota: ma non spreco altre parole, che qualcuna delle foto, rubata dalla rete, dice meglio.

In genere, i commenti non aggiungono molto alle foto, ma per la foca leopardo qui sotto, che ha in bocca il pinguino, il fotografo racconta che si era innamorata di lui. E gli portava, giorno dopo giorno, le sue prede, esattamente come fanno i gatti.
La prossima tappa della mostra sarà a Lucca, poi non so.



mercoledì, agosto 13, 2008

DIVERGENTI CORAGGIOSI


Temo che la mia simpatia per la Svizzera, nonostante, sia ormai nota: ma mi pare che questa notizia - che a molti sfuggirà come da destino delle notizie estive - meriti segnalazione e commento. Riassumendo molto, il succo è che ricercatori svizzeri hanno dato il via qualche mese fa a studi che si propongono di trovare e verificare un "utilizzo buono" degli allucinogeni, LSd in testa ma anche ecstasy. Il che significa un utilizzo terapeutico: pare che l'acido lisergico abbia già dato buoni risultati nel trattamento di cefalee a grappolo (orribili cose), depressioni, disturbi ossessivi-compulsivi.

A questo punto tocca precisare che non sono affatto un sostenitore degli acidi e altre robacce chimiche per "uso ricreativo": da sempre, so farmi orribili trip(s) per conto mio, senza correre il rischio di aggiungerne qualcuno in più. Immagino peraltro che buttar giù un acido per farsi passare il mal di testa non sia quello che raccomandano i ricercatori svizzeri: ma, su questo tema come su altri, credo la demonizzazione di abitudini e sostanze aggiunga solo fascino perverso a molte cose stupide da fare e da provare.
E fa parte della demonizzazione, e di una morale paurosa e codina, che in tutto il mondo siano state finora sospese le ricerche "serie" sulle sostanze psicotrope: ben venga quindi l'utilizzo terapeutico della cannabis e gli altri, eventuali, dell'LSD. Senza dimenticare che il suo scopritore e sperimentatore - scientifico, ripeto, e non da dilettante - Albert Hoffmann, è morto a 102 anni e qualcosa magari vuol dire.

Sperimentazioni mediche con l'LSD erano già iniziate, con qualche successo, e furono sospese quando ci fu la grande svolta moralista, partita dagli USA, che condannò tutte le "droghe" in blocco e non si preoccupò di distinguerne i possibili utilizzi, dosaggi, modi di assunzione. Esiste anche un filmetto americano, mi pare con Cary Grant, i cui momenti clou sono due o tre sedute di psicoterapia con assunzione di acido, una sperimentazione che fu fatta realmente (anni '50, direi) anche sui "pazienti comuni", come la protagonista del film. L'LSD però non viene mai nominato, nonostante sia il, punto centrale della vicenda: che sostanza sia, quella che "libera" la protagonista, non viene detto mai, almeno nella versione italiana.


Quello che mi preme sottolineare più di tutto, però, è come gli studi svizzeri siano indirizzati, fra l'altro, ad alleviare i sintomi dei malati terminali, e il loro passaggio verso la fine della vita: in questo caso pare che proprio il potere allucinogeno della sostanza sia un aiuto prezioso per chi deve comunque affrontare scenari ignoti ed angosciosi.
Da un Paese in cui la sofferenza viene esaltata e prolungata il più possibile in omaggio al cattolicesimo e al conformismo, lasciatemi applaudire i ricercatori svizzeri.

martedì, agosto 12, 2008

AUMENTANO I COMUNISTI


Da Famiglia Cristiana, attraverso republikit:
"Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L'impresa cresce, l'Italia retrocede. Mentre c'è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni".
Il settimanale se la prende senza mezzi toni con il governo, accusato di "giocare ai soldatini" e di aumentare il diovario fra i ricchi e la gente comune, che fa sempre più fatica.
La risposta del governo? Famiglia Cristiana è "criptocomunista": un'altra corrente, mannaggia.

LO SO, LO SO...


.... che l'amicae. lavora anche questa settimana, e con lei un altro paio di sfortunati ( ma non i gestori dei bar, mi dicono i reduci dal cenrtocittà, affamati), che l'Amicodelcuore magari mi leggerebbe anche, che qualcuno insomma che si collega a internet ci sarà anche in questi giorni.
Ma, pergiovepluvio, che scrivere? Chè argomenti seri ce n'è a bizzeffe, ma come tediare se stessi e gli altri a ferragosto? Neppure la guerra la spunta contro le olimpiadi (almeno finora, e incrociamo le dita), figuriamoci il mio blog contro lo stesso svacco estivo. Perchè poi, diciamolo, anche se facciamo le persone serie noi che qua siamo rimasti, cosa abbiamo ottenuto? Tre persone serie in più, non è molto.

Allora prendo l'inesauribile " Perchè i panda fanno la verticale" di Augustus Brown, già altre volte citato ma non chiedetemi in quali post, e vi racconto che ci sono animali che possono diventare così rabbiosi da prendersela con se stessi. Polli e manguste, ci dice Brown, si incazzano di brutto con le loro code, mentre le ballerine bianche lanciano segnali aggressivi alla loro stessa immagine riflessa nei parafanghi delle auto. "Tuttavia, il tentativo più disperato di attaccare briga - ci dice ancora Brown cogliendo tutta la drammaticità della cosa - è quello messo in scena dalla damigella azzurra a coda gialla. Questo pesce se la prende con il suo cibo."

Ah-ah, che buffo, vero?

mercoledì, agosto 06, 2008

UNA PROPOSTA TROPPO INTELLIGENTE


E' quella di Peacereporter, ripresa anche da republikit: i soldati nei cantieri, per supplire alla tragica carenza di ispettori del lavoro, invece che nelle città a combattere un tasso di criminalità più basso che in molte altre città d'Europa - Londra, ad esempio, o la civile Amsterdam. Segnatevi su un foglietto i dati contenuti nel breve articolo di Maso Notarianni: prima o poi dovrete citarli in qualche discussione ed è bene averli sottomano, in tutta la loro evidente dimostrazione della demagogia di governo e "opposizione".

martedì, agosto 05, 2008

CASA
















e
poi ogni volta mi tocca tornare qua, e non c'è neanche un telefono.

(dicono che casa è dove c'è la gente che ci vuoi bene, ma secondo me no: è dove vorresti stare con tutta la gente che ci vuoi bene.)