lunedì, settembre 14, 2009

STUZZICA LA MENTE


Non so voi, ma a me capita che mentre sto parlando, o perfino ragionando de par mì, mi accorgo di essere arrivata a due concetti che mi sembrano entrambi giusti ma che fra loro sono inconciliabili: frustrante assai, no? Soprattutto quando si cerca di individuare una "via praticabile", sia essa nel privato o nel sociale, collettiva o personale.

Capita infatti, e neanche così di rado, di rendersi conto che i concetti che abbiamo in testa non funzionano più per leggere la realtà e che non sappiamo dove andare a pescarne altri, quali linee seguire per uscire da dicotomie che, è evidente, oggi ci possono portare a molti (altri) errori o, come minimo, all'incapacità di uscire dallo status quo.


Poi non è che uno non ci dorme la notte, a meno che la contraddizione non investa in pieno, pies, la sua vita sentimentale: ma forse, insomma, varrebbe anche la pena di non dormirci comunque o, almeno, di essere consci che un qualcosa, un qualcosa d'altro, è da trovare.

Così da poter riconoscere, in questo librettino che io sto trovando esaltante, appunto quello che vale la pena di cercare.
Il libretto è "Contro il niente", sottotitolo "abc dell'impegno". L'autore,
Miguel Benasayag è filosofo, psicanalista e compagnero, tanto compagnero da essere arrestato tre volte e torturato nell'Argentina del golpe. Si occupa anche, lo dico per la Nessie che magari però lo sa già, di infanzia e adolescenza.

Il librettino, una specie di bignami che va però ben ragionato durante la lettura, si apre con la parola "Agire" e già ci spiazza: l'iperattivismo, l'essere "attivi" o l'essere considerati persone "passive" sono tutte facce della stessa medaglia, di una concezione dell'agire che fa propri valori e concetti del neoliberismo ( e/ del capitalismo, ancora prima) e da lì parte per attribuire ruoli e scale di priorità.
"Agire significa manifestare qualcosa del proprio essere, della propria natura", invece, e ciò comporta molteplicità, condivisione, rischi: Benasayag non va a cadere nella banalità del predicare la solita realizzazione di sè stessi, e riesce invece a farci riflettere su cosa può significare davvero il manifestare la propria essenza, e cosa comporta sul piano sociale.

Sarebbe bello riuscire a fare una divulgazia nello stile del
brother, ma la delego a chi ha più tempo di me, nel caso: basti dire che Benasayag riesce nello spazio di qualche paginetta ad arrivare a linee di pensiero piuttosto sorprendenti, tanto per esempio da partire dal presupposto del manifestare la propria essenza per arrivare a citare, come conseguente, una frase che dice "La vita non è qualcosa di personale." Apparentemente inconciliabile, eppure.

Per quello che mi pare da ciò che ho letto finora, Benasayag può essere uno dei pochi in grado di fornirci una direzione per trovare le nostre personali chiavi di volta di un pensiero più aperto, più nuovo, più armonioso.
Tra le altre cose, per esempio, riesce a darci due dritte sul fraintendimento cui andiamo incontro quando ci accostiamo alla filosofia orientale e ci convinciamo, in positivo o in negativo, che essa proponga un allontanamento dalla realtà: mentre, sottolinea Benasayag, si tratta di un allontanamento dall'"accidente", da ciò che ci zimbella qua e là impedendoci una visione più completa ed armonica.

Ancora, il filosofo argentino ci dice bellissime cose sull'Amore e il Legame, che vanno distinti e che, distinti, permettono di provare minore sofferenza nei rapporti: forse questa è la voce che può sembrare immediatamente più interessante - ancorchè non onnicomprensiva, ovviamente - per i turbinii sentimentali di questo periodo della comune-ty e non solo.
Ma il riassunto del compendio sfiorerebbe davvero troppo la banalità: e dato sì che il libro costa meno di 10 euro, val la pena di comprarselo e ragionarci un po' su. Poi, se qualcuno lo fa davvero, a me piacerebbe anche (ri)parlarne, qui o altrove.

2 commenti:

Home Movies ha detto...

mi sa che cotesto libruncolo mi piacerebbe...
;-)
e ti/lo cito
domy

lastreganocciola ha detto...

vista, la citazione, sì, dài, se lo leggi poi mi dici cosa ne pensi.