venerdì, luglio 11, 2008

SGHEI 2


Con poco costrutto e altrettanta poca razionalità, le mie riflessioni economiche giravano, in questi giorni, intorno al concetto cardine del gioco.
E già da ciò potete ben capire come il presente post, benchè collegato al precedente dal titolo e dall'argomento, non voglia avere nulla di scientifico.

Chè il gioco è una dimensione di vita, ed è una scelta: anzi, è anche una scelta difficile, chè spesso chi gioca fa in fretta a passare per ingenuotto, infantile e peggio.

Se gioca con il sacro argomento degli Sghei, poi... Eppure, qualche giorno fa pensavo a quanto era bello quando io e il barbuto, agli inizi di una convivenza dissociata anzichenò, ci telefonavamo tutti contenti:"Piuma d'oro!" .
L'avevo trovata in un libro anni'40, questa definizione delle entrate inaspettate, e confesso di trovarla bella ancora oggi.
Le Piume D'Oro, ovviamente, si ottengono tanto più facilmente quanto meno si tengono sotto controllo sia le entrate che le uscite, in modo che i soldi che arrivano possano essere una sorpresa. A meno che, naturalmente, non siate abbondantemente forniti di parenti ricchi e morituri, e non è mai stato il nostro caso.
Il metodo ha i suoi svantaggi, com'è intuibile, soprattutto quando la famiglia cresce e le Piume D'Oro no: nel tempo, perciò, queste ultime sono scivolate via, ma le rimpiango. E se mi dimentico un po' di soldi in qualche tasca di cappotto, il che succede abbastanza spesso, sospetto che sia un modo per regalarmi di nuovo una piuma d'oro facendo finta di niente.
Non c'è teoria, in tutto ciò: però io credo che una misura di divertimento, di leggerezza, di sporadico "massì,va' " debba entrare nella vita economica di ognuno.

Forse perchè, quando avevo poco di più dell'età del KGgB, andai in vacanza tre giorni con un amico e la di lui abbastanza nuova fidanzata:
tre giorni di campeggio libero appena fuori città, cibo portato tutto da casa, macchina (500) loro. Al momento di ripartire, dividemmo equamente la spesa della benzina e del cibo: la fidanzata del mio amico protestò che così sarebbe rimasta fuori l'usura della macchina. Non so più come finì la discussione, ma l'amicizia finì lì. Sì, lo so, è un esempio paradossale: eppure è realmente successo.

E da molto tempo non organizziamo più le nostre feste, purtroppo: l'intenzione c'è sempre ma la possibilità vera mai. A una della prime che
organizzammo, qualcuno venne a chiederci "Quanto vi devo?". Gesto carino, ma forse così genovese che io, che sono rimasta pur sempre un'immigrata, sgranai gli occhi e scoppiai a ridere. Si porta il vino, si mandano i fiori, si comprano i dolci... negli anni e nel susseguirsi delle feste, in tanti portarono il vino, i fiori, i dolci. Ma ci fu anche, com'è ovvio, chi non portò niente e mai ricambiò: oggi, e forse neanche allora, saprei dire chi, nè mi interessa farlo. Però, a un certo punto della mia vita, anche questo piccolo fatto mi provocò un po' di tristezza, soprattutto nel vedere che quasi tutti i coetanei nostri, meno dediti a festeggi dispendiosi, avevano accumulato vil metallo, chi in una forma chi in un'altra. Noi avevamo tanti ricordi da ridere, ecco, e capita di sentirsi un po' scemi nel confronto.

Epperò l'altra sera la Ness parlava del suo lavoro, e di una bellissima idea che aveva avuto per organizzare un'attività coi bambini. Senza nulla togliere all'ingegno e alla bravura di Ness, che sono grandi, non per la prima volta nei suoi racconti (che mi fanno anche un po' di invidia proprio perchè mi ci divertirei anch'io con le robe che lei fa fare ai bambini) ci ho sentito l'eco delle nostre feste, i giorni e le serate spesi ad organizzare i giochi più divertenti possibile, le idee da ghigna, le risate degli amici. E, tra il serio e il faceto, ho pensato che in fondo i soldi spesi per gli altri (passatemi l'orrido concetto, visto che di questo si parla) ci stanno ritornando tutti, un po' come chi mette via soldino su soldino la cifra per il master prestigioso. Ma noi, in più, abbiamo il divertimento e la passione di Ness nel suo lavoro, e anche il divertimento nostro e altrui che ci fu all'epoca.


Forse, in fondo, bisogna solo decidere di cosa si vuol essere ricchi.
Che c'era un gioco che avevo da piccola, Carriere, dove ognuno stabiliva gli obiettivi della sua vita: tot soldi, tot successo, tot amore. Nel gioco più o meno si riusciva a raggiungerli, ma nella vita entrano spesso in contraddizione. E a quel punto è un buon paracadute avere chiaro non solo cosa si vuole riuscire ad avere, ma anche cosa e chi si vorrebbe riuscire ad essere.

3 commenti:

lanessie ha detto...

tu pensa, se invece mi mandavate alla bocconi...! sarei riuscita a litigare con tutti e a farmi buttare fuori, pagando però tutte le rette. Meno male che invece ho accumulato le feste dei puffi, va'! :O)

Anonimo ha detto...

Sono al secondo pezzo della divulgazia di Paolino....Ma come fate a leggerle e a capirle tutte così, fino alle fine :-////

lastreganocciola ha detto...

@ness: c'è voluta tutta la nostra creatività, a trovarti un corso di studi in cui non potevi litigare con nessuno, già. che fffuuuubbbi....!
@ema: abbiamo un bell'allenamento nelle regole di Coloni2, l'Isola di Kahuna, Ligretto, Acquire ecc.: se hai imparato a giocarci, l'economia ti sembra una specie di rubamazzetto :-D