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domenica, gennaio 08, 2012

ORTOMONDO

Tre piani sotto il mio appartamento, c'è quella che si chiama una "villetta": l'hanno comprata, pare, nell'autunno dell'anno scorso, dopo almeno un anno (io prima non la vedevo) di beata spensieratezza della villetta e dei suoi proprietari: ma poi, basta, i giorni leggeri sono finiti. Che la nuova famiglia  dai capelli biondi e dalle gonne chiare raccolte sul prato, ha riempito sempre più le superfici verticali di sbarre: piombi ai vetri, reti sulle ringhiere, griglie alle finestre, lance inclinate sul corrimano...





Sarà che cibo e aria aperta sono due piaceri che mi sono proibiti in questo periodo - mi sono prescritti, in verità, ma se solo riuscissi ad approfittarne, cosa che non è - ma questo filmato mi ha fatto schiattare di invidia. 

Andate a vederlo subito: purtroppo, tra You Tube a Firefox ultimamente c'è un rapporto teso  e non riesco più a postare direttamente i filmati, ma con un bel copiaincolla risolverete tutto velocemente, se non riuscite a vederlo per conto suo.
Troverete una dolce fricchettona di prammatica, con i piedini appena un po' storti dentro gli stivali di gomma, la giacchina lunga sopra il vestito leggero, e un verace cesto  pieno di verdura freschissima. Aiole e serrette erano altrettanto piene, fino a poco tempo fa, di ogni ben di dio vegetale: realizzate sul ciglio dellestrade, negli spiazzi prima riservati a sciocche rotonde sabbiose, sul retro degli edifici "di rappresentanza" , nei cortili, questi piccoli ed efficienti orti funzionano in base a un principio: "Se è di stagione è di tutti". 
Ora la stagione è finita, ma rimangono foto e video a testimoniare il bel raccolto fatto dagli abitanti di Tordmorden, New Yorkshire, la cittadina dove chi vuole mangiare verdura non ha che da raccoglierla. 
E' uno dei tantissimi esperimenti sociali di condivisione che si stanno diffondendo in questo periodo, secondo me particolamente interessante perchè riesce a coniugare in modo semplicissimo risparmio, soddisfazione, competenze e solidarietà. Ma anche perchè gli intervistati ripetono una frase già sentita in altri esperimenti di questo tipo: "Forse è arrvato il momento di smettere di chiedere allo Stato di pensare a noi" o, tradotto, "Forse è arrivato il momento di cominciare a pensare alla nostra autosufficienza." In senso collettivo, prima di tutto - occupando le fabbriche, chiedendo misure più giuste, intervenendo nella vita collettiva i vari modi: e fin qui c'eravamo - ma non solo. 

La dimensione individuale, quella in cui la solidarietà si esprime spesso superando timori e pudori, non è la meno importante. Apre infatti la dimensione del rapporto personale non mediato nè contaminato da diffidenza, chè anzi può fornire spunti e motivi per ricredersi sulla fondamentale onestà delle genti. E quand'anche la riprova fosse di segno opposto... be', capita senza dubbio anche in uno schema di vita più "normale", più attento alla propria difesa: che forse non merita lo stress di chiedersi ogni volta se questo tipo che ci sta venendo incontro sarà buono o cattivo, non vi pare?

sabato, settembre 24, 2011

OGNUNO CI HA I SUOI NEUTRINI...

Il mio agopuntore di riferimento ha certi ditoni da Peppone che non entrano nella tastiera di un computer, e ti chiedi come gli è venuto in mente di mettersi a trafficare con gli aghini. Poi è istruttore di qi-gong, ed è bravissimo in entrambe le cose. E anche nel tirar su di morale la gente, senza esagerare con l'ottimismo incauto.  Eppure, nel mio stordimento, me l'ero dimenticato. 
Ma una delle angurie da centrare con la crapa è stato proprio lui,  che ha ascoltato i miei guai nel suo solito modo burbero e frettoloso, dicendo poche frasi al momento giusto. Poi è arrivato il momento degli aghini, che a volte non si sentono e a volte sì, e mentre lui stava cercando il posto per il terzo aghino, io sono schittata, ridendo. Non lo reggo, il solletico. Non riesco proprio a far finta di niente, a comportarmi dignitosamente. Ma, guarda caso, il punto giusto per l'ago era difficile da trovare: così questo posto semi-ospedaliero, forse uno dei più potenzialmente tristi del mondo nonostante, si è riempito della mie sghignazzate per un buon minuto, o forse tre, o addirittura cinque. E  quelle risate mi hanno cambiato la giornata: non saprei e forse non voglio spiegare precisamente il perchè, anche se uno dei motivi è senz'altro il gesto gratuito, spontaneo, vitale e generoso di un medico che, come tanti altri, potrebbe invece comportarsi in modo distaccato o al massimo "cordiale".
Tutto il giorno ho reagito al dolore: che con gli aghi si era senz'altro attenuato, ma che è stato scacciato quasi del tutto dalla voglia di reagire, dall'eco di quel divertimento sciocco e infantile, da quella pausa del tutto inaspettata fra i guai.

Forse penserete che la sto facendo lunga, e magari avete ragione. Eppure, la sera ho anche visto il riccio.
Non che le due cose siano davvero collegate, lo so. Però quel riccio, o un suo parente, era stato avvistato un bel po' di tempo di fa in una tarda serata di pioggia, su uno dei vialetti della Rocca. Per fortuna andavo molto piano, e avevo inchiodato nel vedere quel coso beige sgattaiolare davanti alle ruote. Il tempo di scendere sotto l'acquazzone - e dietro di me c'era il vicino che già deve avere le sue idee sulla nostra sanità mentale - e il riccio si era disincantato, sparendo velocemente. L'abbiamo cercato più volte, senza mai vederlo. Ma ieri il KGgB mi ha chiamato, "c'è il riccio!" . Era nel prato ed è rimasto fermissimo per tutto il tempo che gli siamo stati vicini, convinto che fosse meglio sembrare morto. Ma era stato visto camminare e a un certo punto ha sussultato, come i cattivi attori. 
L'abbiamo lasciato lì, con mille raccomandazioni di stare attento ai pericoli della Rocca: solletico e riccio, quale combinazione più carina e più improbabile?

martedì, maggio 17, 2011

SUSPENCE


Oggi era una giornata così, con questo sole che si vede perfino nelle foto, il cielo azzurro e terso, il mare davvero blu e turchese. 

Ciononon, è stata una giornata di suspence.
Dopo il primo "intention poll" ho alzato gli occhi sul tetto di fronte e proprio lì, sul cornicione, c'era un piccolo.  
Sono nati senza che li vedessimo mai, quest'anno, e tutt' a un tratto ecco questo qui, già grandicello, che spara i suoi "piiip" tutt'intorno. Mamma e papà gabbiano gli rispondono "sckreech", ma di più sembra che non facciano. E lui è lì, un fagotto di piume dello stesso colore del muro - e il muro è color degli scogli, già - che si staglia contro il cielo sporgendosi sull'angolo del tetto, il becco nero già perfettamente riconoscibile per la forma adunca. Cammina, scivola, torna al sicuro, "piiip!"
Non che io non ne abbia già di mie, di ansie e proprio perciò sposto e pulisco, svuoto e modifico, riorganizzo ed elimino: il sano lavoro fisico val più di un sonnifero e in una cucina da fare si trova sempre. E intanto che l'intention poll - ma esiste davvero quest'orrida espressione? - si trasforma nelle prime proiezioni, il gabbianino sta quieto, un po' schiscio, sempre sul suo angolo. Forse dorme, forse sogna, chissà. Ma, man mano, cammina un po' di più, prende coraggio. E il pomeriggio va via così: ci si rinfranca, si osa sperare, si cammina lungo il cornicione. Arriva perfino il sostentamento: mamma gabbiano raggiunge il piccolo sul bordo del tetto e c'è una confusione di piume, poi lei vola via e lui torna sull'angolo, masticando vistosamente, soddisfatto. Però la suspence continua, "piiip, piip", come finirà?

Vien sera, l'incredibile azzurro diventa un'ancora più incredibile lilla che non tento neanche di catturare con la macchina fotografica, mentre da dietro al palazzo di fronte spunta una larga luna piena. Mamma gabbiano è lì che vigila, tinta di rosa, mentre il piccolo va su e giù lungo il cornicione: ormai sicuro,  cammina un po' curvo ma con passo spedito sulle lunghe zampe. Le proiezioni sono confermate, ma lassù sul cornicione immerso nel buio si sente ancora "piiip..." : magari si riuscirà a volare, chissà, e a tornare dai fratelli.

sabato, maggio 29, 2010

COSE BUONE DAL MONDO


Come forse vi sarete accorti, voi tre e mezzo affezionati lettori, la fotografia è l'ultima delle mie passioni. Sto perfino quasi seguendo un quasi corso: io arrivo lì con la mia piccolissima, fantastica Lumix ("la più bella delle compatte", dice il quasi maestro Andrea) e me ne sto in un angolino a guardare come si incasinano gli altri con le loro megagalattiche reflex, ma questa è come al solito un'altra storia.

La storia di oggi, invece, l'ho trovata sul blog di Repubblica tenuto
da Michele Smargiassi e dedicato appunto alla fotografia: racconta di fotografi professionisti che, riuniti in un'associazione internazionale ma agendo in modo autonomo, regalano un ritratto a chi non si potrebbe mai permettere una foto migliore di una squallida fototessera.
Immigrati, homeless, ospiti delle case di riposo o di altre strutture di accoglienza... persone, insomma, il cui senso di identità è spesso vacillante diventano protagonisti di una seduta di posa in cui non vengono usati per documentare nulla, ma semplicemente fotografati al loro meglio.
Il video, qui sotto, che documenta alcune iniziative di Help Portrait , è commovente: "Fotografare, nella nostra cultura, almeno fino a quando l’ubiquità dei fotofonini non avrà demolito anche questo, è attribuire valore - scrive Smargiassi - Ti fotografo, dunque ti trovo interessante, bello, degno di essere guardato. Il dono vero è questo, più che la consegna materiale, qualche giorno dopo, del ritratto ben stampato e incorniciato."
Com'è ovvio, l'associazione si è data regole per evitare che i ritratti possano deviare in un qualsiasi sfruttamento commerciale, ma anche così non mancano le polemiche: chi è senza una casa, si rimprovera in sostanza a Help Portrait, certamente non ha come prima necessità una foto.
C'è del buon senso nell'obiezione, ma qualche volta il buon senso è grigio e finisce per perdere di vista le cose importanti della vita.
La mia generazione, che aveva storie e storiazze della Seconda Guerra Mondiale ancora relativamente vicine, ha fatto in tempo a sentirsi raccomandare il "mantenere la propria dignità in ogni occasione" , così come si diceva che facessero gli inglesi presi prigionieri dai nazisti, facendo ginnastica tutti i giorni nella cella due metri per due.
Aspetto fisico e fermezza d'animo venivano a coincidere, senza che però ci fosse ancora tutta la contaminazione commerciale che è venuta in seguito e che ha trasformato la piacevolezza estetica umana in paranoia. Anche così, fu il '68 a mettere in discussione quell'idea di dignità: nella quotidiana vita borghese finiva infatti per trasformarsi spesso in ipocrisia dell'apparenza, in tirannia dell'aspetto "ordinato e perbene" senza il quale non si poteva presentarsi al mondo. E, benchè quell'idea e quella tirannia si siano fortunamente modificate e stravolte e frantumate, da allora, uno dei modi più sicuri per riconoscere le persone che la vita ha duramente manganellato rimane ancora oggi quello dell'aspetto, di quel porgersi agli altri a cui non si riconosce più valore perchè non si riesce più a dar valore a se stessi. Ecco allora che un ritratto fatto come si deve, con tanto di luci e trucco discreto e scatti professionali, diventa l'equivalente della ginnastica degli ufficiali inglesi: non fa miracoli, ma aiuta a conservare o a ritrovare, il rispetto di sè, un aspetto troppo spesso trascurato anche da chi ha buone intenzioni. E che a volte, quello sì, può fare miracoli.


venerdì, ottobre 16, 2009

CHI L'HA VISTO?


Appena l'ho visto, l'ho riconosciuto: un suo fratello nato dopo campeggiava nella cucina di mia madre, e dopo gli anni che ho passato nella cucina mia posso affermare con sicurezza che lui (it, per la precisione) è l'unico attrezzo in grado di fare le verdure julienne come si deve. Nè pappetta, nè bastocini, ma sottili come fiammiferi: il giusto.
E, quel che più conta, con poca fatica e velocemente, a consumo elettricità zero, e con facilità di pulizia una volta finito. Insomma, è l'apparecchio perfetto, anche senza contare che il suo colore improbabile e la bella etichetta del "Moplen" (la plastica che sembrava un materiale pressochè magico, a cui faceva pubblicità Gino Bramieri) lo renderebbero un oggetto cult se solo non mi avesse risolto il problema delle insalate, in particolare quelle di sedano di rapa che è buonissimo ma altrettanto ostico da grattuggiare.

Questo gioiellino della cucina arriva dritto dritto dagli anni '60 e mi è costato euri cinque in un Mercatino dell'Usato. Dove abbiamo già preso, in questo periodo, un carrello per portare pesi durante un trasloco, quattro sedie, bellissimi e costosi cuscini da divano nuovi scontatissimi, un pirofila con coperchio, una pentola a pressione. Fra tutte queste cose, quella che costava di più costava 18 euro, ma le altre erano tutte intorno ai 5.
Non vi sembri uno spottone gratutito: so bene anch'io che ormai molti Mercatini sono una grande speculazione sulla distrazione di chi porta la roba da vendere e poi se ne dimentica, oppure sono accozzaglie di oggetti di semi-antiquariato di scarso valore. Ma non tutti sono così e segnalo quello appena aperto a Santa Zita- Foce, via Rivale - non per motivi professionaliruffiani (io e nessie ne abbiamo curato il lancio di stampa) - ma perchè è davvero bellino: però, brutti o belli che siano, la filosofia che c'è dietro rimane intelligente.
In tempi duri di precariati e collassi ecologici, sarebbe un'ottima abitudine dare un'occhiata periodica ai mercatini, e magari abituarsi a ragionare sul possibile utilizzo degli oggetti invece che sull'acquisto mirato e immediato.
Chè se mi fossi fatta cogliere dalla Disperazione da SedanoRapa e mi fossi fiondata a comprare un elettrodomestico, ora sarei meno contenta, più povera e con le insalate meno buone. Augh.

giovedì, settembre 24, 2009

BELLO E POSSIBILE


Sì, credo che Obama mi piaccia perchè davvero "ricorda Kennedy": ma secondo me fa venire in mente molto di più Bob, che era più in gamba e già immerso nel nostro mondo, che John.
Come Bob Kennedy, Obama riesce a mischiare i toni messianici con le riflessioni di buon senso, la grandeur americana con il rispetto per i deboli, il realismo con la capacità di immaginare. E, soprattutto sa, come tutti i grandi leader, infondere speranza pur promettendo sacrifici.
In ciò che Obama fa o dice si può senza dubbio vedere un grande costruttore d'immagine che lavora per lui, ma a distanza di quarant'anni si può semplicemente ritrovare quella voglia di cambiare che Bob Kennedy riusciva a trasmettere a tutti, anche a noi sfigati al di qua dell'oceano, e riprovare un frisson di quello stesso entusiasmo di allora, di quello che spinge a fare e a sorridere pur sapendo che stiamo combattendo una battaglia. Anzi, proprio perchè sappiamo che c'è una battaglia in corso e noi ci siamo dentro e scegliamo modi diversi ma armonici di partecipare.

"La scelta è nostra. Potremo essere ricordati come una generazione che ha scelto di trascinare nel XXI secolo le diatribe del XX, che ha scelto di rinviare le decisioni difficili, che ha rifiutato di guardare avanti e non è stata all’altezza, perché abbiamo messo l’accento su quello che non volevamo invece che su quello che volevamo. Oppure possiamo essere una generazione che sceglie di vedere l’approdo oltre la tempesta, una generazione che unisce le forze per gli interessi comuni degli esseri umani e che finalmente dà un senso alla promessa insita nel nome che è stato dato a questa istituzione: le Nazioni Unite."

Così ha detto Obama all'ONU ieri, riuscendo a trovare la mediazione non più "giusta" forse ma più realisticamente avanzata sulle spinose questioni che rimangono aperte, dall'Afganistan alla Palestina.
Non riusciamo più a fidarci del tutto, è vero, e va anche bene così: ma se siete capaci di leggere tutto il
discorso di Obama senza provare neppure un filo di speranza per le sorti del mondo e dell'umanità, siete autorizzati a pensare che il mio sia solo romanticismo senile.

mercoledì, settembre 09, 2009

COSA NE PENSATE ?

No, lo so, non è ancora momento di dibattiti, chè il rientro è faticoso e puranco triste, fra incendi e squallori e casini di ognuno. Ma ho trovato questo videointervento, che disegna esattamente lo scenario di cui a volte ho parlato anche in questo blog, quello di un mondo che è in evoluzione "dal basso", come si dice ora. Lo fa con toni profetici e un po' fanatici - un po' mmerigani, insomma - che ci urtano, ma a prescindere lo scenario che delinea a me ricorda parecchio il "movimento" hippy. Che, appunto, anche lui non era un movimento: forse la parola gisuta sarebbe "magma", una cosa che si muove e aggrega senza che vi sia dietro una volontà specifica ma anche senza che sia facile fermarla.
Là dove gli hippies predicavano e praticavano la non-violenza o l'amore universale, oggi ci sono la sostenibilità e l'armonia: a ben vedere, quindi, un upgrade degli stessi concetti. Anche se oggi gli hippies sono stati banalizzati fino ad apparire un fenomeno folclorico di cui ormai si sa poco, furono invece i protagonisti di un momento importantissimo: furono loro, infatti, a rompere nettamente con i bgrgi e conformisti anni del dopoguerra. Dopo sarebbe arrivata la protesta più politicizzata e il '68 vero e proprio, ma senza gli hippies non ci sarebbe stato nulla: fu la loro semplice ma rivoluzionaria filosofia ad aprire molte menti, ad abbattere molti steccati, e dopo fu più facile prendere strade diverse.
A volte l'ottimismo è una necessità, però quello che che si dice nel video è verissimo: la gente che sta già cambiando le cose è tantissima. Forse anche per noi sarebbe il caso di smetterla di pensare solo alla destra e alla sinistra e di cominciare a "fare".


giovedì, luglio 23, 2009

PAROLE PER DIRLO



Ancora un post serio, ma questa volta breve. Perchè della fiaccolata va detto, come andrebbe detto di ogni cosa politica che facciamo, chè anche questa è resistenza. Di per sè e all'oscuramento delle notizie: ma questa cosa qui la rimando a un altro post, sennò col cavolo che questo è breve.
Perchè una cosa, secondo me, c'è da dire, oltre all'importanza di salvaguardare la memoria dei fatti, la memoria delle ingiustizie. Oltre all'insistere nel chiedere che ci sia Verità e Giustizia, pur sapendo che nel nostro paese questa è un'utopia: ma nel continuare a chiederle è la nostra salvezza.
E allora, oltre a ciò, mi piace sottolineare ciò che ha detto davanti ai cancelli della Diaz/Pertini,il giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci dopo aver ricordato di essere uscito dagli stessi cancelli, in quella notte del 2001, "con i piedi in avanti".
Ha detto parole che sono apparse forse un po' ingenue, ma a che a me sembrano importantissime: "Noi non ci vergogniamo - ha detto - noi possiamo tenere alta la testa di fronte alla nostra coscienza sapendo che abbiamo fatto e stiamo facendo il possibile." Poi ha aggiunto che gli "altri", quelli che stavano dall'altra parte, non possono farlo, e su questo siamo meno d'accordo con lui: da che mondo è mondo, i torturatori non hanno coscienze che li tormentano.

Ecco, sono comunque parole semplici, ma sono finalmente parole positive: mettono in risalto ciò che siamo, che abbiamo fatto, che abbiamo ottenuto almeno di fronte a noi stessi. Mettono l'accento sul "sentirsi a posto" invece che sul deprecare, lamentarsi, arrabbiarsi, intristirsi, indignarsi. Ovvio che tutto questo c'è, ed è un passaggio necessario per sentirci a posto: ma se ci ricordiamo ogni tanto che siamo nel giusto e che lottiamo anche per stare bene con noi stessi male non ci fa.
Anzi, io credo che ne avremmo tanto bisogno, di vedere e sapere e dirci l'uno con l'altro cosa stiamo facendo, che sia una fiaccolata o l'autoproduzione del pane: bisognerebbe raccontarlo sempre sui blog, per mail, di persona. Far sapere che spesso ci divertiamo anche
- e non sembri irriverente chè questa volta ovviamente no. Che ci piace comunque quello che facciamo. Che facciamo, soprattutto. Farlo sapere a chi non c'è, senza vanterie nè esagerazioni, ma con tranquilla, ferma, coerenza.

lunedì, luglio 13, 2009

LO ODIO, QUEL BIANCONIGLIO.


Si ha un bel dire, Prendila Zen, ma intanto sono in arretrato su tutto. Sui miei bei propositi (tutta una cosa diversa dai buoni propositi, neh), sulle persone che vorrei vedere, sugli animalini comprati per la calamity e ancora lì nei loro sacchetti, sul disordine del mio studio alla faccia dei repulisti in casa altrui, sui libri da leggere, su quelli da scrivere - ah-ah.
Sono in arretrato perfino sui miei pensieri: li penso mentre preparo magari i bastardissimi biscotti marocchini che non riescono mai, e loro stanno lì, belli in ordine, che aspettano di essere messi magari sul blog. Perchè sono in arretrato anche con le promesse fatte sul blog: il mio personale Che Fare? si è arenato sulla risposta (42?), così come la ricetta dello scrub autoprodotto. Ma mentre cerco di ricordarmi se ho messo il lievito oppure no - già, chissà perchè i biscotti non riescono mai - il filo dei pensieri corre sui legami tra la risposta fondamentale e lo scrub, e sembra così meravigliosamente evidente che siano lo stesso discorso.

Ma quando si prova dire perchè, ahi, la verbosità è in agguato. E invece devo fare in fretta: non solo perchè sono in arretrato, ma perchè da mezzanotte questo blog è in sciopero.

Da dove cominciare, quindi? Da cose già dette, come ad esempio che le battaglie e i contributi individuali sono importantissimi, in questa fase? Già, ma quali contributi? La Comune-ty ha inventato Il Fiore del Partigiano, per dire delle piccole cose antifasciste di ogni giorno, ma l'antifascismo basta? Anche adesso che è così difficile, è comunque sufficiente?

Io penso di no, penso che l'antifascismo sia conditio sin qua non, come lo sarebbe il buttare a mare questo governo liberticida e vergognoso. Le azioni che puntano a questi due obiettivi sono stimabili, che siano individuali o collettive, piccole o grandi.
Ma perchè, tutto sommato, continuare a battersi (pur nel poco che oggi è possibile) per poter dire ciò che si pensa? Credo che alla rivoluzione socialista, così come descritta e sognata di prammatica, ormai è difficile crederci: si spera, si crede, si lotta per, il Cambiamento.


Ma, come hanno capito anche le Ong meno polticamente schierate, non c'è Cambiamento sociale senza Cambiamento economico, perchè non c'è speranza se la speranza non è legata alla Terra.

La notizia più terribile di questi tempi è passata quasi inosservata: le migrazioni per motivi climatici sono già iniziate. Vuol dire che c'è gente costretta a cambiare paese, condizione, vita perchè il mare invade la sua casa, perchè non c'è più acqua da bere, perchè non c'è più spazio su cui stare.

Noi non possiamo capirlo, probabilmente neanche loro. Arthur Dent, quando si rende conto che il pianeta Terra è stato totalmente distrutto dagli orribili Vogon per far passare l'autostrada spaziale, non sente niente. La sua mente si rifiuta di pensare un'idea così assurda, che non ci sia più nessun posto in cui tornare. Douglas Adams ci fa ridere ("la statua di Nelson è scomparsa e non c'è nessuno che protesti perchè non c'è più nessuno con cui protestare") ma dal vero dev'essere una sensazione tremenda.

Noi, intanto, stiamo qui e speriamo che qualcosa succeda. 
Facciamo bene, non sperare sarebbe folle e sciocco: l'umanità se l'è cavata un sacco di volte.
Per sperare, però, c'è bisogno anche di svecchiare il cervello: ormai la contrapposizione destra-sinistra è stata svuotata di ogni significato reale. Si continua ad usarla per comodità ed affetto, si continua - giustamente - ad identificarsi con la sinistra per i valori che dovrebbe esprimere. Ma è un fatto che sempre più spesso quegli stessi valori sono espressi da altri, che con la sinistra non hanno molto a che fare. Ed è ancor di più un fatto che sempre più spesso la "sinistra"non esprime affatto i valori di cui a lungo è stata espressione.
E allora qui ci sarebbe tutto un discorso sui valori, e le alleanze e le tolleranze: tutto un discorso, insomma, ancora tutto da fare, non solo su questo blog ma ovunque.

Ma è tardi, e io sono in arretrato. Allora, mi limito a chiedermi - e a chiedere, se qualcuno ha voglia di provare a rispondere - se non sarebbe il caso di ragionare davvero sul "salvare la Terra": non tanto perchè risparmiare un litro d'acqua o di benzina faccia possa fare la differenza - anche se il suo peso, alla fine, ce l'ha - ma perchè per poter capire ed agire la Speranza bisogna prima di tutto cambiare testa. 
Nessun "comunista" in quanto tale penserebbe che sia un dovere morale andare in giro a piantare alberelli: eppure oggi forse è più utile che distruggerne per farne volantini. 
Non si tratta si rinnegare ciò che si è stati o si è ancora, ma bisogna imparare a ragionare anche su altre lunghezze d'onda.   Dobbiamo imparare ad accettare, senza moralismi e sensi di colpa inutilcattolici, che vivere come viviamo
significa accettare che altri muoiano per noi: il pensiero è fastidioso e lo si rimuove perchè provoca frustrazione ("e cosa ci posso fare?"), ma rimuovere questo pensiero significa non prepararsi a capire ciò che potrebbe arrivare. Di brutto, ma anche di buono.
Significa, fra l'altro, non capire le nuovissime generazioni: che, in mezzo a mille fatiche di tipo identitario, hanno già di fatto superato la contrapposizione destra-sinistra e si riconoscono piuttosto in stili di vita, anche se finora non hanno un significato politico. Ma possono averlo: il "vivere da compagni" aveva un tempo un significato preciso che può avere anche oggi pur partendo da presupposti diversi.

Solo che oggi il modo di quel vivere dev'essere uguale (e ritrovare, io credo, una coerenza con i valori positivi che si è andata perdendo in molti di noi) e tuttavia diverso, chè anche diverse sono le cose da fare.
La "militanza ambientalista" - sia essa adesione individuale o organizzata - dev'essere tolta da quel ghetto di sufficienza in cui la sinistra italiana l'ha relegata, ed entrare a far parte del nostro patrimonio e delle nostre scelte. 
Chè, del resto, non abbiamo gran motivi per fare i superiori: fra tutti, quelli che sono riusciti a fare arrivare con maggiore chiarezza e incisività le proprie richieste in occasione del G8 sono stati quelli di Greenpeace arrampicati in cima ai tralicci, non certo i centri sociali, per non dir dei partiti della sinistra o dei sindacati.

Quasi mezzanotte, oggi mi fermo qui. Mi rimarrà un po' di arretrato.


mercoledì, luglio 08, 2009

GRANDE E' IL CASINO SOTTO I CIELI

Se il privato è politico - e mai come ora questa frase è di attualità - la prima cosa da dire è che sono stata due giorni con il Mal di Stomaco Misterioso, maledizione.
E se il politico è politico, la seconda è che neppure il Manifesto sa più bene, ormai, che
posizioni tenere sugli scontri per il G8, con tanto di barriere, arresti e caccia al militante: ma, una volta tanto, sono d'accordo con la linea tristemente moderata adottata dai compagni del Manifesto. A che pro urlare allo sdegno se poi si va solo a prender botte inutilmente, per di più con il legoittimo sospetto di fare il gioco di chi vuole inasprire leggi e reazione? Dal caos verrà fuori qualcosa di davvero nuovo prima o poi, ne sono convinta, epperò che tristezza questo caos.

Ma siccome nella vita ci ha da essere comunque vita, ecco che io continuo a fare i miei programmi estivi, che prevedono:
Ricky Gianco settimana prossima, e fors'anche le Lezioni di Enigmistica con Bartezzaghi, la sera prima.
- il recupero delle Robe Minime di Autoproduzione, a proposito delle quali
l'amicaritrovata mi manda le foto del suo Orto da Terrazza, creato da Mirko. Altrimenti detto Orto dei Pigri, i suoi risultati pare siano ottimi. Merita menzione speciale nella prigrizia il sistema per piantare le fragole: come potete vedere, sono bastati un po' di buchi nel sacco della terra...

Ma io non arriverò all'Orto, che invece per noi è stato una delusione già in passato, e mi accontenterò di segnalare la formula dello scrub e idee per bigliettini di auguri: un'altra volta, però, che ora ho già perso la scarpetta.

domenica, giugno 28, 2009

GAY PRIDE 2009


Gli angeli con gli stivali e gli angeli neri, le diavolesse con le corna e le farfalle in tutù, i vestiti da sera luccicanti e le guaine aderenti, le persone in mutande e quelle quasi senza, le streghe e le damine. Le parrucche verdi e i palloncini viola, gli occhiali a cuore e i tacchi a spillo rossi, le stole arcobaleno e il nero del latex. I suoni dei tamburi, i fischietti che stridono, gli applausi e i silenzi.
Ieri mi sarebbe piaciuto essere un bambino.

sabato, giugno 20, 2009

FACILE DA FARE


In questo periodo di resa dei conti con le proprie abitudini balorde, che ha investito un bel pezzo di comune-ty - volente o obbligato - mi pare utile postare un pratico specchietto, trovato qui a firma Monica Rubino:

"L'Environmental Working Group suggerisce gli alimenti da preferire sempre nella variante biologica rispetto a quella convenzionale Secondo l'Environmental Working Group, una organizzazione che si occupa di ricerca ambientale, "all'interno della comunità scientifica è sempre più condivisa l'opinione che anche in piccole dosi pesticidi e sostanze di sintesi possono danneggiare l'uomo, soprattutto in quelle fasi, come lo sviluppo fetale e l'infanzia, quando l'assunzione potrebbe avere effetti di lunga durata. Il lavaggio di frutta e verdura - ammoniscono - riduce la concentrazione dei pesticidi ma non li elimina". L'associazione suggerisce, con grande pragmatismo, di optare, intanto, per 7 alimenti biologici. Questo per non rivoluzionare le abitudini alimentari e, soprattutto, per evitare il collasso finanziario.
1.
Latte e derivati: Latte, yogurt e formaggi sono utili e necessari, specialmente per i bambini, ma spesso negli allevamenti integrano la dieta degli animali con ormoni e antibiotici. 2. Patate: Sono tra le verdure con più pesticidi. Continuano a contenere residui dopo essere state lavate e sbucciate.
3. Carne (pollame e uova): I prodotti di origine animale possono contenere antibiotici, ormoni e anche i metalli pesanti come arsenico, che viene usata per stimolare una crescita più rapida.
4. Ketchup: al di là dei pesticidi, è stato dimostrato come la variante bio contenga quasi il doppio di antiossidanti.
5.
Mele: Le mele sono la frutta più imbottita di pesticidi.
6.
Caffè: la coltivazione convenzionale si basa fortemente sull'utilizzo di pesticidi e contribuisce alla deforestazione in tutto il mondo.
7.
Frutta a guscio, granaglie e sementi: dilagano pesticidi e fungicidi. Molte varietà sono sbiancate dopo il raccolto.
Environmental Working Group suggerisce di scegliere la referenza biologica per questi prodotti che, nella variante convenzionale, registrano altissime concentrazioni di pesticidi:
Pesca, mela, peperone, sedano, pesche noci, fragole, ciliegie, lattuga, uva, carota, pera. Al contrario, cipolla, avocado, mais, ananas, mango, asparagi, piselli dolci, kiwi, cavoli, melanzane, papaya, cocomero, broccoli, pomodoro e patata dolce non contengono, generalmente, alti tassi di agro farmaci. "


La segnalazione è, evidentemente, valida soprattutto per il mercato americano, ma ho controllato un po' di cose, così non dovete fare la fatica di cercarle da voi: pies, è vero anche per noi che le mele sono ad alto rischio e così dicasi delle patate e del caffè. Per la carne, le uova e i latticini ciò che dice l'EWG è noto (o dovrebbe esserlo) da tempo, mentre per quello che ne consumiamo noi la qualità del ketchup è tutto sommato irrilevante.
Per la frutta e la verdura i dati dell'EWG sono confermati dall'analisi a campione che Legambiente svolge ogni anno e che potete guardare - anche lì c'è una tabella - per avere la classifica più precisa, a cui per esempio va aggiunto il vino fra i prodotti che hanno residui di sostanze tossiche.
Da
un'altra fonte, poi, arriva la segnalazione di cospicue quantità di pesticidi ritenuti neurotossici nel peperoncino che arriva dall'India.
Fra il pesce, il tonno e il pescespada continuano ad essere contaminati da rilevanti quantità di mercurio: solo che, a essere sensati, anche il pesce di allevamento non è il massimo. Si va finire perciò solo sul pesce azzurro: ma se qualcuno ne sa più di me, in fatto di pesce - e non è difficile - che metta in comune le sue conoscenze.


Ovviamente, fare attenzione a questi dati non significa diventare paranoici e, d'altro canto, organizzarsi per avere frutta e verdura biologica spesso si fa, ma non sempre è semplice. Latte e uova di produzione industriale ma biologica sono però più facili da trovare un po' ovunque - non nei supermercati Diperdì o nei discount, ma sia Coop che Basko li hanno: e, visto che si tratta di alimenti di cui in genere il consumo è costante e non occasionale, sceglierli bio fa una certa differenza.
Quanto a tutto il resto, la scelta biologica fa spesso a pugni con il tempo e le finanze, ma
ormai sempre meno: piuttosto, spesso si finisce per sottovalutare l'importanza di una dieta che sia meno velenosa possibile.
Non che l'alimentazione risolva tutto, ovvio, che altre mille tossicità dell'ambiente sono lì pronte per noi: ma fare quello che si può è già importante.
Sempre più, infatti, emergono legami tra l'inquinamento, e i pesticidi in particolare, e malattie e disturbi funzionali tipiche di questo periodo: non solo malattie gravi ed importanti, ma anche la stessa obesità che oggi pare essere influenzata non poco dalla quantità di chimica presente nei cibi.

lunedì, aprile 27, 2009

VEDRAI VEDRAI



Chi mi conosce sa che ho reazioni viscerali di fronte a tutto ciò che puzza di fascismo. Sa che non sopporto gli ignoranti, l'arroganza, la furberia. Ma chi mi conosce è come me e, più o meno, la pensa uguale. E che ci abbiano scippato il 25 aprile non ci piace proprio, ci disgusta e ci avvilisce, con lo stesso senso di schifo e insofferenza che la brevissima intervista di Bocca riesce ad esprimere in pieno. Chi, meno viscerale di me, prova a ragionarci su fin da subito dice anche belle cose, come Marco Revelli in questo articolo qui . Insomma, condivido Bocca, condivido Revelli, e non sono certamente per lasciare che le nostre robe se le prendano loro, dopo tutto quello che già si sono presi.

Però intanto ci ragiono su anch'io, per ora con un pensiero piccino, che prende atto del tempo che è passato, delle cose che sono cambiate. Quando ero piccola io, per esempio, se si parlava della Guerra, si sapeva subito qual era, era appena lì dietro l'angolo quando io sono nata, tutto il mondo adulto che avevamo intorno l'aveva vista, vissuta, subita. A noi sembrava già cosa vecchia e sorpassata, con il suo strascico di lamenti e manìe, ma sospetto che quella nostra insofferenza fosse più che gradita a chi, dopotutto, aveva una gran voglia di dimenticare. Però quando due adulti si ritrovavano dopo un po' di tempo, la Guerra nei discorsi c'era sempre. E nessuno, neanche fra i più tiepidi, dimenticava chi aveva voluto quella Guerra, quella carneficina che ancora non aveva nulla di "intelligente" come i missili, quello strazio a cui non avevano partecipato i mercenari, ma tutti i figli (e poi i padri, e a volte anche i nonni e i nipoti) di tutta l'Europa. Non si poteva dimenticare il lutto, la perdita, la fame: e neanche chi ne aveva la colpa, quell'arroganza che, oggi come ieri, dispone della gente come degli scacchi viventi di marostica. Tu qui, tu là, l'importante che io faccia bella figura.


Ma oggi nessuno si ricorda più la guerra, la Resistenza: sono rimasti in pochi, e i loro racconti sono ormai più Storia che politica, loro malgrado. Non che questo sia il primo tentativo di mettere a tacere la
maggioranza della Resistenza, quella che - pur senza essere sempre comunista, o di sinistra - era davvero intenzionata a dar vita ad un'Italia più giusta: ci si è provato in molti modi, e ogni volta un pezzetto siamo riusciti a tenerlo, un'esca per un fuoco più grande che nel '70 ha saputo recuperare anche ciò che la Democrazia Cristiana era già riuscita a mettere in un angolino del libro di Storia, e spesso neanche lì. L'abbiamo recuperato, l'abbiamo gridato nella piazze, gli abbiamo dato nuova vita e diversi sviluppi, anche se molti ex-partigiani - e Bocca fra loro - mal ci sopportavano, e si può anche capire.

Poi, di nuovo, ci si è persi per strada, ogni giorno un pochino di più, fino ad arrivare a questo punto.
Anche gli anni '70, però, arrivarono di soppiatto, arrivarono con i figli dei fiori che non pensavano al domani ma neppure all'ieri e men che meno alla lotta contro il padrone. Ci furono segnali dapprima buffi, poi sempre di più e poi sempre più forti, di cose che cominciavano ad essere fatte in un modo diverso. Quello, prima ancora di tutto il resto, segnò la fine di un periodo storico. Io credo che anche adesso siamo da quelle parti lì. siamo che si cerca di fare le cose importanti in modi nuovi. siamo che siamo stufi marci di litigare con lor e fra noi, stufi di avvilirci e vergognarci. E' vero, non importa, per ora, quanti siamo , quello che importa, oltre al fare, è tenere occhi e cervello aperto.
A me questo politicamente pessimo e sofferto 25 aprile ha dato, più di altre cose, il senso che bisogna cambiare: troppo facile arroccarsi e basta, troppo inutile contrapporsi quando possiamo farlo solo sul loro terreno. Arretriamo, se è il caso, che credano di poter anadre avanti, più avanti, fino a Stalingrado, fra la neve e la fame.

Ci sono mille cose che già si muovono e un modo diverso di farle è possibile: abbiamo il web che ci dice e ci racconta, basta scegliere una, tre, cinque cose che possiamo fare.
C'è una corrente che passa davanti alle nostre finestre virtuali, cerchiamo un punto carino dove galleggiare e buttiamoci. Io ho segnalato tramite la Calamity questa bella iniziativa dei CAF, i piccoli capitali comuni a cui può attingere chi ha bisogno di un piccolo prestito, la Nessie segnala il suo e altrui lavoro per i bambini...chi aggiunge cosa? Venghino, signori, questa è l'asta del futuro: chi offre di meglio?

domenica, aprile 19, 2009

RINASCONO LE SOMS, MA SI CHIAMANO CAF.

La cugina Gelinda ha portato solidarietà e latte fresco alla Calamity Farmless, ma non bastano per risolvere il problema.
Il Che Fare occupa lunghe ore delle lunghe giornate da disoccupati, e non se ne viene a capo.
Ma, un momento: chi zompa in lontananza? E' il
Rospo Leprecano , che arriva dalle lontane scogliere per segnalare nientepopopodimeno che un Tesoro! Grande scetticismo lo accoglie: ma vaaaa', pensi che crediamo ancora alle favole? 'Momenti lo picchiano.
Fortuna che una gallina dimostra un po' di buon di senso e calma gli animi: il Leprecano viene ascoltato e il suo racconto è così convincente che un gruppetto di ardimentosi parte alla ricerca del Tesoro, superando perfino l'arida e perigliosa Distesa Rumenta, che tanta paura mette nel cuore.


Lungo il cammino, non si trascura di dibattere come verrà impiegato il Tesoro. Sembrerebbe logico dividerlo, un po' per uno, ma una paperella propone invece di impiegarlo per costituire il fondo iniziale di un Caf, un gruppo di autofinanziamento. L'idea è bellissima e suscita entusiasmi , anche se non manca chi invece preferirebbe assoldare un sicario per uccidere i padroni, come nel grandioso film Louise Michel
Le discussioni, però, vengono sospese quando il gruppo giunge in vista del Tesoro, I Preziosi Lapislazzuli. Si avvicinano trattendendo il fiato, allora non era favola, il Tesoro c'è davvero! Ma chi l'avrà portato?
Il Leprecano fa un gesto con la zampa, indicando una figura che sta svanendo nella bruma.


Corpo di bacco, il Coniglio Pasquale? Già, proprio lui, che ora si allontana saltellando gioioso, come da clichè.

venerdì, gennaio 16, 2009

UNA PICCOLA COSA


Un parere autorevole ma soprattutto intelligente sulla situazione in medioriente viene in questi giorni da un esponente dell'Ira, il movimento indipendentista che combattè per trent'anni l'occupazione inglese dell'Ulster e che recentemente ha deposto le armi.
L'esempio dell'Irlanda del Nord viene infatti citato come precedente positivo per una fine del conflitto fra israeliani e palestinesi e Gerry Adams, leader del SinnFein (braccio politico dell'Ira) in un'
intervista al Guardian ripresa da Franceschini sul suo blog su republikit enumera alcuni punti che si potrebbero seguire per arrivare ad un soluzione pacifica. Chi ha voglia di capirci qualcosa al di là dell'indignazione fa bene a leggersi tutta l'intervista, ma a me qui piace citare l'ultimo punto: "ogni compromesso, lungo la strada della pace, deve ricevere un premio."
Adams la spiega così: "se ci fosse stato un ufficiale passaggio delle consegne da Israele ad Al Fatah, il partito del presidente Abu Mazen avrebbe potuto incassare agli occhi della popolazione il merito della liberazione. Così invece al Fatah non ha potuto incassare niente, e il merito se lo sono avocato Hamas e i suoi kamikaze."

Ma, uscendo dalla politica e dalla tragedia, questa regola a me sembra più che buona anche per i rapporti umani normali: e mi viene da pensare che quando non funzionano cose che pur sembrerebbero poter funzionare, quello che manca da una parte o dall'altra è proprio questo "riconoscimento", formale e sostanziale, della buona volontà di arrivare ad un accordo.

martedì, dicembre 02, 2008

CERTE NOTTI

pensavo di mandarlo solo alla Talpa , per competenza geografica e per ricambiare le sue immagini d'arte, ma è bello se lo vedete tutti. Una versione genovese rientra nei miei progetti futuri, sappiatelo e fateci su un pensierino.

sto un pochino meglio, sì.



http://www.youtube.com/watch?v=e6pbReG0Pbo&eurl=http://www.jacopofo.com/indonesia-alberi-sposi-matrimonio-nozze&feature=player_embedded

venerdì, novembre 28, 2008

COSì COM'E'


Un giorno aiutai una tipa a portare delle pentole. State attenti, che sembra un po' una favola africana.
Io uscivo da yoga, lei trascinava - letteralmente- quattro sacconi. "Vuoi una mano?" "Oh, grazie, non speravo più che qualcuno me lo chiedesse...." I quattro sacconi contenevano, appunto, pentole.
Pentole in pietra, bellissime. Non le portammo lontano, ma in due era comunque un'altra cosa.

A distanza di un annetto e attraverso giri improbabili che comprendono un contadino biologico molto ordinato - svizzero, potrebbe essere: porta tutto bel pulito, ben allineato, il bigliettino del conto che prenderebbe un "bravo! " dalla maestra - la mia fatica muscolare viene ripagata con consigli su come sfruttare al massimo le proprietà vitamiche e antiossidanti dei vegetali, inispecie ovviamente biologici.
Chè io ne so, di biologico, ma sulla pratica sono scarsina e mi limito a mangiare, preferibilmente crudo. E, soprattutto d'inverno, crudo è ben più difficile.
Così, la Tipa delle Pentole - lo so
, il nick non è carino ma immediatamente comprensibile - mi ha suggerito di fare centrifughe con ogni sorta di vegetali, come insalata e mela, pies. E fin lì, ok, magari ci potevo arrivare.
Poi mi ha insegnato a cuocere a vapore - tanto vapore caldissimo, la verdura dentro coperta, due o tre sbollentate e stop: così dovrebbe mantenere tutte le proprietà.
Poi mi ha detto che, sempre pies, se unisco una verdura tipo bietoline tagliate fini fini fini al riso quando è quasi cotto, loro si cuociono subito e il riso viene più buono. Ma mi ha anche detto che il miglio rinforza ben più del riso (ma questo lo sapevo) e il miglio fresco ancor più.
E, infine, mi ha dato i consigli "per osmosi": rideva anche lei, chè aveva paura la prendessi un po' in giro, ma mi ha detto che lei prova ogni sorta di impacchi con le verdure ridotte in poltiglia su viso e capelli. Prima fa le prove, e poi vede quelle che vanno meglio.
E, ha aggiunto, dopo le cure micidiali perchè non ti fai un bel bagno nel cavolo? Che i cavoli, tutti, abbiano proprietà fortemente depurative e risananti anche per contatto - venivano usati per asciugare le piaghe - è tesi sostenuta da millenni e da tutti i naturopati. Secondo la Tipa, io potrei tritare fine fine una grossa verza, buttarla nell'acqua del bagno molto calda e lasciare che là esprima tutta se stessa prima di buttarmici anch'io. E, già che ci sono, usare la polpa sparsa nell'acqua come uno scrub delicato.
E perchè no, dopotutto? Lush senza l'intervento di Lush, in fondo.
E senza, giurin giurella, mascheroni o formule rituali.
Vi farò sapere com'è andata, promesso.

martedì, ottobre 21, 2008

E OLTRETUTTO...


...tocca fare il tifo per Sarkozy e per quel già discutibile accordo - che prevede, pies, anche di aumentare la quota di biocarburanti, uno dei fattori della crisi alimentare e del rincaro dei prezzi del cibo - che va approvato in sede europea. Ma l'accordo contiene cose di buon senso e dall'altra parte ci sono, oltre a un tot di Stati sfigati della Ue, la prestagiacomo e il cavbanana, a piangersi addosso e a dire che noi ci abbiamo la crisi. E la prestagiacomo, che forse con i numeri piccolissimi delle pari opportunità poteva ancora cavarsela ma se si tratta di far due conti realistici no, ha la faccia marcia di sostenere che l'accordo non è stato discusso, mentre il cavbanana rivela il suo pensiero sulla visione del mondo dichiarando che "noi" non possiamo "fare i donchisciotte". Improvvisamente, la crisi finanziaria da cui l'Italia fino a ieri era pressochè risparmiata (grazie all'arretratezza dei suoi sistemi, anche se questo non lo diceva nessuno, e ben venga essere arretrati, di questi tempi) diventa pesantissima per l'industria italiana in particolare, che sostiene di non essere in grado di sostenere i costi per dimunire i rischi del cambiamento climatico. E questo in un Paese, come il nostro, che dove non è costa franosa è slavine e smottamenti, dove non è palude risanata è terra strappata al mare, dove non è siccità è alluvione e via di questo passo, in miliardi di contributi erogati per calamità "naturali" di ogni tipo: e ciò non solo per le caratteristiche fisiche dell' Italia, ma soprattutto per la politica di incuria e distruzione dei governi. Governi che, ribadiamolo per chi si confonde, sono stati democristiani per trent'anni- trenta. e ci sembravano già il peggio, e non erano.

In questo momento, l'ho già detto, gli attivisti di Greenpeace si stanno impegnando nella campagna contro il ritorno alle fonti energetiche non rinnovabili e fortemente inquinanti, come il carbone: fa piacere sapere che la loro azione in Sardegna è stata interrotta in seguito agli impegni presi dall'Assessore Regionale all'Ambiente, che ha dichiarato di voler allineare la Regione esattamente a quell'accordo UE osteggiato dal governo. Incrociamo le dita e segniamo questa vittoria vicino a quella ottenuta in Slovacchia, dove il Ministro dell'Ambiente ha richiesto la valutazione di impatto ambientale per la centrale nucleare - obsoleta e pericolosa - che vorrebbe costruire l'Enel: sempre quell'Enel lì, quella che ci dicono di comprare le azioni. Tanto, a noi checci frega dei slovacchi, siam mica donchisciotte...

sabato, settembre 06, 2008

PUNTO!




C'è una singolare diatriba, che mi vede opposta nel mondo virtuale al gipunto e nel mondo reale all'Amicodelcuore: il nodo del contendere è pro svizzera o versus svizzera, ci si diverte così. Io sono pro, per antica discendenza di spalloni nonchè per affinità di lago e montagne piuttosto che di mare e sassi, e loro ferocemente versus.
Così mi tocca riportare dal rinnovato Diario (compratelo, a proposito: è già morto una volta e ora fenicemente risorto bellino quasi come prima, l'unico giornale che ragiona) questa notizia:
"La strega continuerà a vivere come simbolo e come stimolo a stare in guardia contro l'ingiustizia": è
quanto ha dichiarato il Parlamento cantonale dei grigioni nel riabilitare Ann Goldi, l'ultima strega ad essere stata giustiziata in Svizzera, nel 1782, e decapitata. E ciò nonostante - un punto per gli svizzeri, neh? - le proteste contro la riabilitazione della Chiesa cantonale, del resto autrice della condanna di 226 anni fa.



Colonna silenziosa, che un po' c'è e più spesso non c'è:
Il provinciale - Giorgio Bocca - Feltrinelli:
metteteci che non amo le ricostruzioni biografiche e men che meno autobiografiche.
metteteci però che in questi ultimi tempi Bocca mi sembra, pur nella sua non eccelsa simpatia neppure da scritto, una delle poche voci lucide di questo Paese. Forse per questo speravo di trovare, ne Il provinciale, un quadro parziale ma pur interessante di un settantina d'anni, che pochi non sono. Invece Bocca si comporta come un entomologo, il suo essere negli avvenimenti fa sì che li racconti attraverso la sua personalissima ( e spesso egocentricissima) lente: e poco importa se il pungiglione di cui racconta i dettagli appartenga all'utile ape o alla perniciosa zanzara anofele: come succede a molti giornalisti, in parte comprensibilmente, il punto principale è "io c'ero". ma che ce ne frega, a noi?
Mi ero poi dimenticata quanto può essere irritante l'uomo: essì che negli anni '70 lo sapevo benissimo. Qui dentro ritrovo la stessa spocchia e lo stesso tranciar giudizi: che mi possono piacere nella rubrica del Venerdì dove lo spazio è poco, ma che in un libro ti vien da dirgli "prima di stamparlo pensaci due volte, neh?"
Infine, e non least, il libro è del '91 e contiene, fra le altre cose stradatate, un giudizio bonario su berlusconi che Bocca stesso non condivide più, e molto anticomunismo che a vederlo adesso è proprio sparar sulla croce rossa: va bene che i soldi fan comodo a chiunque, ma ristamparlo (nel 2007) che senso può avere?

La fine dello stato - Eric J. Hobsbawn - Rizzoli:
Tanto poco sensato mi pare ristampare Bocca, tanto invece approvo questa scarna raccolta di conferenze e saggettini del grande storico, che menomale che c'è ancora lui a leggere in modo intelligente quegli aspetti della realtà ormai coperti da una spessa nebbia di banali stupidità. In poco più di 100 paginette, riesce a farci realizzare non solo che "la democrazia" non è la forma migliore di governo in assoluto, ma quando e perchè può non esserlo, quali sono le ragioni (alcune delle, almeno) dietro lo scatafascio di ciò che siano abituati a pensare come "Stato" , per arrivare, attraverso argomentazioni semplici ed evidenti, a farci riflettere sull'inutilità dei soldati per le strade e sul fatto che oggi gli Stati diano il più ampio rilievo possibile alle tentate o riuscite azioni terroristiche, al contrario di quanto successe negli anni '70 con i vari terrorismi nazionali. Il librino è uno di quelli che aprono la mente e ci inducono a guardare le cose da nuove angolazioni, che per 10 euri non è affatto male. Raccomandato a tutti.