"Il 1.10.1996 Janina Turek, madre di tre figli, pranzò con una zuppa di funghi e pastina, spezzatino con contorno di patate e barbabietole rosse stufate e uva per dessert. Anche quarant'anni prima, il 19.02.1956, aveva consumato un pranzo semplice: una salsiccia calda con senape dolce, pane, composta di mele, un pezzo di cioccolato e torta di noci e frutta secca. Il 21.03.1973 ricevette due telefonate mute
Il 21.o6.1976 trovò per strada un paio di calzini elasticizzati da bambino non usati;
Il 15.08.1981 cedette al figlio i suoi tagliandi di razionamento per la carne."
Questo l'incipit di "Reality", il racconto che dà il nome alla piccola raccolta di racconti di Marius Szczygiel - ogni promessa è debito - pubblicato dalla carina editrice Nottetempo con il contributo del programma Poland per la traduzione. E approfitto dell'assenza della capra per iniziare questo post che non so dove mi porterà.
Perchè il racconto prosegue con molte annotazioni dello stesso tipo tipo - attenzione allo spoiler, neh? - che si allargano a comprendere categorie come "persone viste di sfuggita"e "regali (fatti e ricevuti, di qualsiasi genere)", ma anche "eventi mondani", in cui un caffè con la panna mangiato in passeggiata conta esattamente come il passaggio di Fidel Castro ammirato dal mezzo di un'aiola di fiori.
Tutte queste annotazioni, talmente neutrali da registrare le visite dei figli con il loro nome e cognome senza alcun dato accessorio, vengono scoperte dalla figlia alla morte della donna, registrate con cura su quasi 800 quaderni chiusi in un armadio: dietro di loro, completamente ignorata se non nel caso raro e improbabile in cui tocchi direttamente Janina, scorre la vita della Polonia dal 1943 al 2000.
Non sono certo anni privi di avvenimenti, ma le cartoline registrano quanti zloty sono stati dati come offerta alla messa prima di smettere di andare in chiesa, o il film visto il giorno della morte di Stalin ("Fanfan laTulipe") senza che l'evento storico compaia nel quaderno, così come non compaiono le esecuzioni di massa naziste o la liberazione di Cracovia.
Dopo i quaderni, la figlia troverà anche un pacco di cartoline, mai spedite, su cui le annotazioni si fanno più intime, ma anche più partecipi della vita sociale e politica: ma i quaderni rimangono il luogo in cui Janina ha fissato la sua vita, con una serie di spilloni che ne immobilizzano la routine. Non prive di fascino, così come non lo sono le farfalle morte, pur a dispetto della contraddizione in termini e sentimenti.
E allora uno, dopo aver letto il racconto (che, vi assicuro è carino assai e lo sono anche gli altri, se non cercate l'azione) si chiede se poi, in fondo, non sia Janina da aver ragione: se non contino di più le visite fatte e ricevute, anche senza pretesa di descriverne affetti ed effetti, o i regali fatti ed avuti, anche senza pretesa di registrane importanza e peso emotivo, di... che so, un successo sul lavoro o un evento che sul momento ci pare eccezionale.
Il primo, infatti, è probabile che abbia importanza solo per noi, e dunque perchè non metterlo sullo stesso piano della cotoletta di pollo mangiata a pranzo? Il secondo rischia di essere assolutamente soggettivo comunque - la partecipazione a una manifestazione di cui tutti si scorderanno il giorno dopo - o soggettivo nella nostra incapacità di raccontarlo e farlo rivivere.
Non è la stessa cosa, già: ma perchè?
C'è qualcosa che appare disumano nella mera catalogazione dei nostri momenti di vita, senza che ne traspaia una partecipazione emotiva: eppure, non è l'unico modo per cercare di definirci, anche nella posterità, con assoluta precisione? Gli altri aggiungeranno quelle note che noi non riusciamo a sapere con certezza finchè siamo in vita ("era amabile generoso, gentile, cordiale, gli piaceva la bella vita..." o il contrario), ma saremo noi ad avere lasciato una traccia definita, una bava argentea ma indelebile di lumaca, dei nostri giorni e delle nostre azioni.
Definendo tutto e non dicendo niente, ma togliendo alla posterità il potere di evidenziare solo aspetti della nostra vita scelti in modo totalmente arbitrario. Ecco, ve l'ho detto che non sapevo dove andavo a parare... ma a questo punto potete cominciare a porvi il problema voi, se vi va.



















