Ma forse questo post è, invece, un alibi per mettere questa bellissima foto.
“C’è una crepa in ogni cosa / è da lì che entra la luce” (Leonard Cohen)

assolutamente commerciali; i romanzi assolutamente commerciali.
Ma io, ecco, arrivo a metà e scopro che in quel libro il malato lo avevano nascoto a pag. 132, e non ho voglia di continuare, di sapere cosa gli succede, di com-patire con lui. E se invece l'ecologista che gli muore la figlia sotto gli occhi mentre sta difendendo gli alberi (non l'hanno ancora scritto questo? me mi pare di sì, ma in ogni caso arriverà) arriva solo a pag.198, ecco, mi basta il sospetto che possa andare così.. e anzi, mi basta che dabbano difendere gli alberi. Perchè finchè si può agire ci si indigna e ci si incazza, altrimenti rimane lo sconforto di questo mondo così pronto a cambiare (mille segnali lo dicono) e così drammaticamente costretto a diventare invece sempre peggio. E potrei fare altri esempi, ma sono sicura che i miei personali grandi lettori hanno capito.
Sono la donna bionica: da qualche giorno potrei sfoggiare - se solo avessi il coraggio di togliermi i cerottoni - un bell'aggeggino in plastica che ora fa parte di me, un po' come il polipetto di Matrix ma bene in vista sul décolleté, ora che avevo snobbato le camicie a favore delle magliette scollate. Ah, proprio vero che nessun traguardo si conquista per sempre, neh?
Potrebbe invece essere la volta buona per raccontarvi le mie Città d'Acqua, che aumentano con discrezione nello scaffale che le accoglie, profittando di questa quiescenza intellettuale che lascia più libera la creatività manuale e immaginativa: ma non sono ancora pronta per fotografarle, e raccontare di cartoline graffiate e di legnetti corrosi dall'acqua che si riempiono di piccole foto di finestre non credo che renda molto l'idea benchè io sia molto felice ogni volta che ne finisco una.
Pratchett, uno dei circa quattrocentoventitre romanzi di questo autore che ancora aspettavano di essere tradotti. E aspettare non gli ha fatto tanto bene: vent'anni fa, all'epoca della sua uscita in lingua originale, Small Gods era probabilmente un misto del feroce divertimento di cui solo Pratchett è capace e di una bella riflessione sul fanatismo nel mondo, presente, passato e futuro. Ora il suo contenuto "serio" appare pur sempre attuale - sarebbe bello che non fosse così, ma ovviamente lo è - e però più ovvio e scontato. Ciononon, non delude le aspettative, specialmente se i vostri studi sono stati di tipo scientifico o filosofico: il bizzarro Mondo Disco non manca mai il suo effetto deformante, che ci fa ghignare con (o anche senza) un senso.
tutto, la ragazza succube della madre, perfino una fanciulla del West assassina. Trollope mantiene tutti, buoni e cattivi, sul limite della comprensione e della simpatia del lettore: sì, fa un po' schifo, però... Fa eccezione, appunto, Melmotte: per lui non ci sono scusanti, è un truffatore venuto dall'estero, preceduto e seguito da voci inquietanti e tuttavia accolto ovunque in virtù del suo denaro, che spende e spande senza alcun apparente problema, fino a farsi eleggere in Parlamento.
Da molto tempo siamo già dentro l'incommentabile, chè dire incredibile ormai non sfiora neppure la sostanza dell'allegro (per loro) marciume in cui ci stanno facendo sguazzare: nella danse macabre altrimenti detta bungabunga mancava solo il cadavere vero, ma anche l'esplicito richiamo alla "carne fresca" dà il suo bel contributo in termini di trash.

accettando aiuti, prestiti, offerte di collaborazione e di difesa: e la moglie deve far entrare di nascosto in casa il cesto di viveri che le regala l'amica, e il parente avvocato studiare tutta una strategia che permetta al brav'uomo di accettare una difesa nel caso si arrivi al processo, e il vecchio amico presentarsi a casa sua vestito del suo abito peggiore, e via di seguito.
Ma, appunto, è proprio Crawley a suggerirci il maggior numero di pensieri, chè il suo atteggiamento non è così poco comune da risultarci alieno. Tutti abbiamo delle false modestie che si trasformano facilmente in orgogliosi quanto inutili puntigli, o addirittura sfoggiamo tutte queste virtù insieme, convinti di essere, noi e noi soli, nel giusto: quando invece non stiamo facendo altro che rendere la vita difficile a chi ci vuol bene e magari vorrebbe aiutarci in questa o quella contingenza. Spesso chiamamo queste cose indipendenza, o coraggio, quando invece sono più simili a presunzione e insicurezza, al voler dimostrare a tutti i costi ciò di cui noi stessi non siamo certi: io non mi curo della mia povertà, dice continuamente Crawley, e intanto fa in modo che nessuno possa dimenticarla neppure per un breve istante.

Credevo di avervi già parlato di Heatcliff , il protagonista di Cime Tempestose che, lungi dall'essere morto nel finale, si è schiarito la pelle come Michael e lavora nel giardino qui sotto. Non trovo il post, ma lo confermo, è proprio lui: ha un leggero accento inglese, occhi molto azzurri e lavora nei campi, proprio come succede nel libro, anche se il suo campo è ormai a dimensione giardino e orto.


E di "Isole mai trovate" è difficile dire qualunque cosa, come sempre capita quando l'oggetto è l'arte contemporanea: che io, da profanissima, trovo spesso divertente e bella, ma ancor di più stimolante per il cervello, come un peperoncino mentale fatto di immagini e suggestioni. Stracci e sassi e barche, sabbia e ventilatori, imbuti verso l'ignoto e specchi del mare nel mio cuore, salmoni virtuali infilzati da giavellotti veri e ombre di draghi e bambole: ma non sono affascinanti solo le opere, è l'intera mostra ad essere ben costruita. E rimane aperta, il venerdì, fino alle 21.
su video e pannelli, delle donne che lavorarono nella fabbriche e negli uffici del Ponente cittadino, quando le fabbriche c'erano. Cuffiette per i capelli a incartare caramelle, fette di patata sugli occhi dopo il turno alla saldatura, suore come sorveglianti: ma anche canzoni, gare di moto (ma il fidanzato si oppose, una sola donna in mezzo a tutti quegli uomini, e non se ne fece niente), volantini nella borsa durante la Resistenza, scioperi insieme alle tute blu.
si era formato il vuoto. Finchè è arrivato un uomo un po' grasso, un po' anziano, un po' sfigato. E si è seduto sul tronco, le gambe che quasi non arrivavano a toccare la spiaggia. E' rimasto lì e la gente lo ha osservato per un po', poi si è distratta. Quando abbiamo guardato di nuovo, si era sdraiato lungo lungo sul tronco, furbo lui, e forse dormiva, invidiato da tutti quelli che sentivano i sassi sotto la schiena.

