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domenica, dicembre 11, 2011

SON QUI...

... e una della cose che mi scazzano di più è leggere male e lentamente, anche se ho una sfilza di bei titoli ad aspettarmi sul comodino. e sotto il comodino, e sull'apposito scaffale " libri ancora da leggere". niente alibi come la morte della letteratura, insomma, ma solo questa stupida debolezza con mille ragioni che, pur essendo tali, non diminuiscono l'insofferenza.  
Ma forse questo post è, invece, un alibi per mettere questa bellissima foto.




mercoledì, novembre 23, 2011

NON C'E' MIGLIOR SORDO

E va bene, mi arrendo di fronte all'obnubilamento di questo periodo, ma ho ugualmente voglia di scrivere e perciò rubo una storia non mia. Anche se, pensaùnpo, risale "solamente" al 1960, che è l'anno di stampa del libro - il "Nuovo segretario degli amanti", un manuale di corrispondenza amorosa, come si usavano ancora per aiutare chi non sapeva mettere insieme due righe senza sentirsi profondamente ignorante e, soprattutto, di ciò si vergognava.

Protagonisti della storia sono Tipo e Tipa, in questa attuale versione. 
Tipa scrive infatti a Tipo che lui le garba e che si è consultata con i genitori, i quali non hanno ricevuto che buoni reports: dunque, che aspetta, a fare la sua proposta, "dal momento che ho notato la vostra assiduità nel seguirmi" ?
Risposta di Tipo: "Signorina, sono innamorato cotto di voi e bisogna che ve lo dica: sono abituato a dir tutto francamente e ad andare dritto al mio scopo. Volete accettare e dividere l'amor mio? Un sì mi farà volare in capo al mondo."
" Cavolo! Dici davvero, Tipo?"  Ecco, Tipa non dice proprio così, ma un crescendo di bigliettini ci fa arrivare a quello in cui Tipo arriva al punto:  Ci siamo visti troppo poco perchè io mi decida a farle la proposta di matrimonio, Signorina, dal momento che non ci siamo mai parlati" .  
Anni 1960, vorrei ricordare, casa editrice Bietti di Milano.
Tipa, piccata, risponde che lei non ha nulla in contrario ad incontrare più seriamente Tipo, e con questo ogni lettore dell'epoca capisce che Tipa desidera il classico incontro davanti ai genitori (di lei, ovviamente), ma Tipo risponde picche.  Lui proprio non gli piace parlare se c'è qualcuno che ascolta, neh? Invoca il diritto di privacy con toni decisi e Tipa capisce che non è il caso di traccheggiare: "non dovrei, ma siccome sono curiosa assai di conoscervi (dovete essere un bell'originale) "  lo avverte - ma, attenzione, specificando che non è un appuntamento -  che la sera dopo sarà ai giardini dalle otto alle dieci "con una mia parente, molto sorda".
Tipo, in risposta:"Dio vi benedica, e benedica la vostra sorda parente che non udrà le nostre parole. Grazie infinite, tesoro mio; verrò ad offrirvi in persona il mio amore e tutto me stesso."
Considerazioni morali, politiche, etniche, culturali e sentimentali si possono sprecare su questa piccola storia di mezzo secolo fa: ma anche senza volerne fare un emblema che sarebbe fuor di misura, qualche pensierino  ce lo possiamo fare su, ogni tanto. Ma possiamo anche solo sorridere al pensiero di quella povera parente sorda utilizzata spesso, evidentemente, come invidiato chaperon.

sabato, ottobre 01, 2011

MAMMUTH GIALLI E MAMMUTH E BASTA.


Vado in libreria - che, sia detto fra le lineette, è diventata scomodissima, con libri sulle scale, negli angoli, da girargli tutt'intorno. immagino che lo scopo sia quello di far fare fitness all'unica categoria rimasta sedentaria, quella dei lettori, e di distrarre quelli che ancora non lo sono finchè non si ritrovano ipnoticamente con almeno un libro alla cassa - e non trovo più nulla, grazie a un tipo di classificazione e presentazione che ancora non capisco. Tanarda io, non mi addentro. 

Ma sta di fatto che anche quando li guardo, questi libri messi in un ordine che non capisco, trovo: i noir, che aborro e aborrisco, in numero di tanti; i gialli, che mi piacciono solo sceltissimi e datati, in numero di tanti e non granchè scelti; i romanzi a sfondo storico, a volte noir o gialli a sfondo storico, in genere ripetitivi e assolutamente commerciali; i romanzi assolutamente commerciali. 
E le ristampe astute, sempre di più. "Vacanze matte", un romanzetto carino che esalta insieme lo spirito pioneristico americano e il valore non tanto della cultura quanto del saper applicare ciò che si legge, viene in questi giorni lanciato come "Novità". Peccato sia del '59 (ne hanno fatto anche un film con Elvis Presley) e che nessuno lo dica al potenziale lettore, dacchè forse anche il senso cambia un poco, no? 
Altrettanto dicasi per un divertente libro horror di Christopher Moore, uscito quasi vent'anni fa, che si chiamava "La commedia degli orrori", che avevo letto con gusto.
Dopo parecchio tempo passato senza alcuna notizia, da qualche anno escono altri libri di un autore con lo stesso nome: ne comprai un paio, sperando che mi piacessero quanto mi era piaciuto il primo, all'epoca. Invece no, peccato, e ne avevo dedotto che l'autore non fosse lo stesso. 
Errore, è sempre lui -  finchè è stato alle Hawaii, ci dice Wiki fra le righe, non ha combinato un tubazzo, poi è tornato nei produttivi USA -  e secondo me l'intervallo non gli ha fatto tanto bene, ma forse è un parere personale che risente dei miei gusti very slow. 
In ogni caso, anche "La commedia degli orrori" è ora in libreria come "Novità", con un titolo diverso: ma perchè, santi numi? Fino a poco tempo fa, presentare le prime opere passate inosservate di un autore che nel frattempo è diventato più noto era buona cosa anche per l'editore. Magari adesso, fra cocoprò e le fughe di cervelli verso gli agriturismi e i readings nessuno si ricorda più cosa si è fatto in anni antichi come il 1995, pies, e tutti si esaltano per aver trovato un tesoro rimasto sepolto, chissà...

Ma, soprattutto, in libreria trovo romanzi che parlano di malattie, lutti,  rimpianti e disordine e tragedie improvvise: non che siano tutti negativi nel loro senso complessivo, anzi, ma se uno di questi non è l'elemento centrale si può star sicuri che è almeno il controcanto. 
E' giusto così: la generazione che ora scrive e pubblica si è raccontata in molti modi, accavallandosi a quella dell'ottimismo per diventare quella della rivendicazione - rabbiosa, incazzata, spesso tragica, ma quanto viva! e imprevedibile, bizzarra, divertente... - e, se fosse andata come nelle epoche passate, a quest'ora sarebbe più o meno uscita di scena. 
Invece siamo tutti qui, con la testa piena di progetti, la voglia di lavorare - come sentirsi esclusi da quel mondo là fuori per mettersi a fare i nonni, ammesso che qualcuno faccia ancora bambini? - ma con i nostri acciacchi fisici e psichici, e quelli degli amici, e quelli del mondo se lo sguardo è appena più largo. E anche quelle sono esperienze, sono emozioni, sono pensieri che girano per la testa e per la penna, realtà che non si può fare a meno di trasformare in racconto.
Tutto ovvio, e giusto, così dev'essere: che ha da fare, d' altro, uno scrittore?

Ma io, ecco, arrivo a metà e scopro che in quel libro il malato lo avevano nascoto a pag. 132, e non ho voglia di continuare, di sapere cosa gli succede, di com-patire con lui. E se invece l'ecologista che gli muore la figlia sotto gli occhi mentre sta difendendo gli alberi (non l'hanno ancora scritto questo? me mi pare di sì, ma in ogni caso arriverà) arriva solo a pag.198, ecco, mi basta il sospetto che possa andare così.. e anzi, mi basta che dabbano difendere gli alberi. Perchè finchè si può agire ci si indigna e ci si incazza, altrimenti rimane lo sconforto di questo mondo così pronto a cambiare (mille segnali lo dicono) e così drammaticamente costretto a diventare invece sempre peggio. E potrei fare altri esempi, ma sono sicura che i miei personali grandi lettori hanno capito.

Quello che manca sono un bel paio di scrittori seriali, sì, ma umoristici: l'umorismo è ormai televisivo, e io ne sono tagliata fuori per scelta e abitudine. Non disdegnerei neppure la chick-lit  (se guardate il link, non date retta alla bestilità di Jane Austen come antenata del genere) , ma come orientarsi fra le molto irritanti, le abbastanza irritanti e le fortunate eccezioni?

Così, biblioteca comunale a parte da cui spero sempre che escano tesori finora me ignoti, ho pensato che tanto vale la mia libreria. Che è plurale, e comprende un sacco di bei titoli. E anche di roba che, finchè non provo a rileggerla, non posso neanche chiedermi "ma perchè l'ho tenuta?". E di romanzi che erano di moda trent'anni fa e ora forse sono quasi classici, o lo saranno. E di cult, con il gusto tutto privato di averli scoperti prima che lo diventassero. 
Insomma, perchè non mettere un bel "Novità" mentale su molte copertine e rileggere ciò che già ho, invece di farmelo rifilare con un altro titolo?

Quindi, se e quando le forze mi reggeranno, potrete leggere qui sopra - un trailer, cari lettori, questo post è il trailer più lungo del mondo - recensioni di libri usciti prima del 2000, ma che dico, prima del 1980, anzichè, addirittura prima del 1960. E ce n'è anche rifasciati con la carta blu, che daterei verso gli inizi del '900. 
Perchè - doppio trailer, cari lettori ! - da queste parti ai blogger di Blogger  si è unito un Mammuth Giallo che parla di film senza nessuno scrupolo, e mi fa sentire autorizzata a fare altrettanto con i libri. 
Qualche anticipazione? Elizabeth Von Armin, Georgette Heyer, magari Yehoshua... ( be', non fidatevi ciecamente. oppure ricordatemele).

domenica, giugno 26, 2011

MI RIGO I DISCHI E RIDO

Sono la donna bionica: da qualche giorno potrei sfoggiare - se solo avessi il coraggio di togliermi i cerottoni - un bell'aggeggino in plastica che ora fa parte di me, un po' come il polipetto di Matrix ma bene in vista sul décolleté,  ora che avevo snobbato le camicie a favore delle magliette scollate. Ah, proprio vero che nessun traguardo si conquista per sempre, neh?
Guarda il pensiero razionale, ad esempio, e ancora più quello sociale che si interessa dei propri simili: basta un niente, come una bella botta di sedativo, per farlo sparire per un paio di giorni se non di più. E poi fa fatica a tornare, nonostante ci si sforzi di compilare diligentemente le bifrontali senza schema della Settimana Enigmistica e perfino di capire il perverso oroscopo di Brezsny sull'Internazionale, tremando al pensiero di cosa può voler dire che ora sono" pronta per affrontare un tipo di divertimento meno stressante e più gioioso."
Potrebbe invece essere la volta buona per raccontarvi le mie Città d'Acqua, che aumentano con discrezione nello scaffale che le accoglie, profittando di questa quiescenza intellettuale che lascia più libera la creatività manuale e immaginativa: ma non sono ancora pronta per fotografarle, e raccontare di cartoline graffiate e di legnetti corrosi dall'acqua che si riempiono di piccole foto di finestre non credo che renda molto l'idea benchè io sia molto felice ogni volta che ne finisco una.

Così, dài, per questa volta vi racconto soltanto che fra un sonnellino e l'altro ho letto "Tartarughe divine" di Terry Pratchett, uno dei circa quattrocentoventitre romanzi di questo autore che ancora aspettavano di essere tradotti. E aspettare non gli ha fatto tanto bene: vent'anni fa, all'epoca della sua uscita in lingua originale, Small Gods era probabilmente un misto del feroce divertimento di cui solo Pratchett è capace e di una bella riflessione sul fanatismo nel mondo, presente, passato e futuro. Ora il suo contenuto "serio" appare pur sempre attuale - sarebbe bello che non fosse così, ma ovviamente lo è - e però più ovvio e scontato. Ciononon, non delude le aspettative, specialmente se i vostri studi sono stati di tipo scientifico o filosofico: il bizzarro Mondo Disco non manca mai il suo effetto deformante, che ci fa ghignare con (o anche senza) un senso. 
Cosa che tendo a trovare sempre più impagabile.


giovedì, marzo 10, 2011

CONFORTI LETTERARI

Ecco, lì finisce che si suicida. 
Sto spoilerando, lo so, ma sarò lieta di fare ammenda se qualcuno mi dimostra che, arrivato a pag. 907, gli ho rovinato con questa mia rivelazione le restanti 275 pagine necessarie per arrivare alla fine de "La vita oggi". Che è l'ultima opera pubblicata dalla sempre meritevole Sellerio del fluviale Anthony Trollope, scrittore vittoriano (e anche l'inventore delle cassette postali rosse, tra l'altro) di cui ho già parlato più di una volta. 
Devo ammettere che lo leggo, come tutto il resto, da confusa autodidatta, e non so di lui granchè: quindi può darsi che sia cosa nota la sua passione per i dilemmi a sfondo etico  e per lo scavo psicologico di personaggi che si pongono in qualche modo oltre la morale. E se ne ""Le ultime cronache del Barset"" era il curato Crawley a essere protagonista di una non limpida vicenda senza tuttavia avere l'animo disonesto, ne "La vita oggi"  personaggi e vicende sono agitati dalla comparsa sulla scena di un truffatore senza scrupoli, dall'improbabile nome di Melmotte. 
Formalmente, le oltre mille pagine del romanzo sono dedicate all'improba fatica di una vedova con ambizioni letterarie, che cerca con ogni mezzo di mantenere con la sua attività il classico figlio dissoluto e la altrettanto classica brava figlia misconosciuta. "Con ogni mezzo", nella società vittoriana, non è ovviamente ciò che possiamo pensare ora: ma ipocrisia, adulazione, scambio di favori e debolezza morale sono il filo narrativo di questa satira presentata come una cronaca dei tempi.  Lord in miseria, bari, cacciatori di dote, scialacquatori, opportunisti, nobili sciocchi o semplicemente avidi fanno da contraltare ai pochi personaggi "positivi": un mugnaio che ragiona con i pugni, un possidente chiuso nella propria rigorosissima moralità, un promesso sposo indeciso a tutto, la ragazza succube della madre,  perfino una fanciulla del West assassina. Trollope mantiene tutti, buoni e cattivi, sul limite della comprensione e della simpatia del lettore: sì, fa un po' schifo, però... Fa eccezione, appunto, Melmotte: per lui non ci sono scusanti, è un truffatore venuto dall'estero, preceduto e seguito da voci inquietanti e tuttavia accolto ovunque in virtù del suo denaro, che spende e spande senza alcun apparente problema, fino a farsi eleggere in Parlamento.  

Vi ricorda qualcuno? Fin troppo facile leggere questo volumone in trasparenza, seguendo la megalomane follia di questo affarista inebriato dal suo stesso successo, gratificato dal proprio potere su persone così più altolocate di lui, esaltato dalla considerazione che riceve. Non fa distinzioni fra gli omaggi tributati al suo denaro e quelli alla sua persona, altrimenti dovrebbe accorgersi che i secondi non ci sono: ma Malmotte è tutt'uno con il suo denaro, e Trollope è bravissimo a delineare la progressiva disumanizzazione del grande truffatore. Quello che è interessante, più del ritratto e della scontata ma non del tutto vera constatazione che "non è cambiato nulla" sono i meccanismi psicologici che Trollope riesce a disegnare con precisione.
 Se noi, persone normali con un briciolo di senso etico, stentiamo a capire perchè si possa così rischiare la propria reputazione, la propria posizione, il proprio "onore" in spericolati giochini sporchi, siano essi economici o d'altro tipo, Trollope riesce a farci cogliere l'autoesaltazione di chi, sapendosi sull'orlo del precipizio, riesce tuttavia a rimanere in bilico. E spinge la sicumera, nutrita dell'adulazione altrui, a rischiare sempre di più in un' ebbrezza che si autoalimenta, sicuro che non ci siano nubi all'orizzonte che non si possano dissipare con soldi e corruzione, ma non rifuggendo dal provare a suscitare compassione e perplessità se queste possono servire. Melmotte non arriva a mettersi cerottoni sulla faccia, ma si fa un punto d'onore di ostentare superiorità e sicurezza anche quando sa di essere ormai rovinato. 
Poi, per fortuna, si suicida. E i destini di tutti tornano, a dispetto di o tempora o mores, più o meno a posto.
Ma, come si dice, è solo sugo di pomodoro e non realtà vera, ahimè.

venerdì, marzo 04, 2011

VENTO DELL'EST



Pare che abbiano stabilito - non chiedetemi dove l'ho letto, ma non era la Settimana Enigmistica, no - che la meditazione influisce davverissimo sul sistema immunitario e/ o neurovegetativo. 
Attraverso esperimenti condotti con tutti i crismi della scientificità, hanno dovuto ammettere quell'idea da fricchettoni delle buone vibrazioni, del qualcosa che dentro di noi muove... non proprio il mondo, ma qualche cellula e ingranaggio sì. 
Ecco, per come potrei spiegarvi il fenomeno io dubito che ne ricavereste informazioni attendibili,  ma si vanno sempre più scoprendo correlazioni tra la nostra salute e cose - come il movimento o appunto la meditazione - che fino a qualche anno fa apparivano improbabili.
Potrebbe anche essere una colossale bufala, è vero, come lo sono già state l'allarme per il colesterolo o l'aviaria, ma finora non si scorge una finalizzazione commerciale. Potrebbe, perfino, essere una bella manovra per tenerci tutti quieti a pensare al nostro io interiore ed esteriore, però di questo passo mi metto a parlare delle scie nel cielo e siete autorizzati ad abbattermi. 

Quindi, facciamo che ci credo: lo dice la scienza e ci ho i miei motivi per crederci. Lo dice anche il qi-gong, e infatti vado in palestra una volta la settimana da un paio d'anni: e ho capito  quali sono i principi del "lasciarsi andare" con la mente impegnando corpo e riflessi in movimenti coordinati e ripetitivi, così da raggiungere più facilmente una sorta di astrazione - che, ma non pretendo di convincervi, riesce davvero a far sentire l'energia, il qi, che giraingiro dentro di voi. 
Ciononon, solo l'altra sera e solo perchè l'ha detto l'istruttore, sono arrivata a capire che lo scopo dei raccontini zen è esattamente lo stesso. Mi sono sentita proprio un po' tarda, dal momento che sapevo benissimo che il loro intento è quello di "impegnare" la mente, ma non mi è mai venuto in mente di fare due più due e capire che anche così si può raggiungere la concentrazione sul niente.

Va bene, ho capito: abbattetemi lo stesso. 
Ma non prima di aver letto il raccontino zen - un koan, fatto apposta quindi per la meditazione - che vi regalo.
Un discepolo chiede al maestro qual è la profondità del fiume Zen
"Tre pollici", è la risposta.
"E chi può nuotare - chiede ancora il discepolo - in un fiume simile?"
"La montagna."

E' attribuito a Tcao Tchan e riportato da Jean Claude Carrière - sceneggiatore di un sacco di film, soprattutto di Bunuel -  nel suo splendido "Il circolo dei contastorie", che raccoglie storie e storielle di tutte le tradizioni (ma il sequel di questo libro non è altrettanto bello, sia detto come info supplementare).
Non tutte le storie definite zen sono koan, però, ci sono anche quelle come questa:
Un maestro zen, avendo saputo che un suo discepolo non toccava cibo da tre giorni, gli chiese la ragione di quel digiuno.
"Cerco di lottare contro me stesso", gli ripose il discepolo
"Compito difficle" disse il maestro scuotendo il capo. "E con lo stomaco vuoto dev'essere ancora più difficile".

Eggià: che sia scienza o ascesi, il dato fondamentale rimane il saper sorridere di se stessi.

giovedì, febbraio 17, 2011

FOTO LETTERARIE


C'è "Questi cavalli americani conoscono le siepi come il palmo della loro mano", pronunciata da un fantino, ma c'è anche " Voi giornalisti continuate a scrivere bombardardamenti, bombardamenti, bombardamenti. Non sono bombardamenti. Sono supporti aerei", come da dichiarazione di un colonnello americano durante la guerra del Vietnam.
  
E c'è: "La protesta fisica vera e propria - andare in corteo con i cartelli - era reputata ridicola. Tranne che nel Giorno dell'Adunata, quando tutti uscivano in strada per feste in maschera, gare per lo striscione migliore, tiro alla fune di quartiere e barbecue gratuiti."

Qui invece ci sono i dati:"E'stato calcolato che da noi il costo medio annuo è 182 euro, contro i 161 della Germania, i 100 della Francia e i 40 ei 34 euro che servono per gestire annualmente un conto rispettivamente in  Gran Bretagna e in Olanda, beati loro." 


E anche qui: "In totale, sulla Cambogia vennero sganciate 2.756 tonnellate di bombe: una volta e mezzo quelle lanciate dagli alleati in tutta la Seconda Guerra Mondiale, comprese le atomiche su Hiroshima e Nagasaki. (...) Centottantatre bombe di Hiroshima in quattro anni, su un paese grande la metà della Svezia, due terzi dell'Italia." 


E poi:"Per tenere lontani i topi, si possono mettere feci secche di serpente negli angoli dei locali (fuori dalla portata dei bambini). Prendetene un po' in un rettilario o in negozio di animali domestici. "

 Quindi abbiamo: "Secondo la medicina cinese, il corpo ha oltre 360 punti di agopuntura, di cui più di 60 localizzati sulla pianta dei piedi. I cerotti da applicare in questa zona contengono una miscela di polveri minerali e argilla che aiuta a eliminare le tossine attraverso la pianta dei piedi, diminuendo il lavoro di fegato, reni e altri organi." 

E un grande: "Anche se l'obiettività è l'espressione più stupida della malafede, bisogna tentare di mettersi anche dalla parte di lui. Infilarsi nei suoi panni, o per meglio dire nella sua industriosa eppur fallimentare nudità: provare un minimo di comprensione, di solidarietà per questa persona (uomo, ma in fin dei conti anche persona) che ha deciso di affrontare l'impresa disperata: far godere una donna."

Ma anche: "Per la salsa al croccante, sciogliete la melassa, il burro e lo zucchero in un pentolino e fate sobbollire per tre minuti, mescolando fino a ottenere una miscela uniforme", preceduto fra l'altro da "Tagliate l'halloumi in cubetti di 2 cm di lato, infilateli in 4 spiedini di legno già bagnati nell'acqua e spennellateli con il condimento."  

E infine: "La gente dice apertamente che è un avventuriero e un truffatore. Nessuno finge di considerarlo un gentiluomo. Chiunque parli di lui sa che accumula denaro non commerciando onestamente ma con trucchi segreti, alla maniera di un baro. E' un individuo che non faremmo entrare in cucina e tanto meno accoglieremmo alla nostra tavola, in base ai suoi meriti. Ma siccome ha imparato l'arte di far denaro non soltanto lo tolleriamo ma ci appollaiamo sulla sua carcassa, come tanti uccelli da preda."

Eh, sì, oggi pioveva e pioveva e pioveva, così la passeggiata quotidiana si è svolta soprattutto dentro la libreria - provvista di scale, così che noi topi di biblioteca possiamo pensare di fare anche esercizio fisico.  Nel post avete perciò trovato le istantanee del bottino con cui siamo tornati a casa, una foto per ogni libro. 
Quale migliore fotografia della varietà umana, del resto, che quella offerta dal contenuto di una libreria?
(A proposito, se vi impegnate a non psicanalizzare le mie scelte e i miei collegamenti mentali, qui sotto vi dò i titoli dei libri da cui provengono le foto letterarie, nell'ordine:
"Panda non riesce ad accoppiarsi. E' ora il turno del veterinario." - Matteo Molinari
"Dopo il crash" - Fay Weldon
"Come risparmiare su tutto" - Vittorio Collini
"Il sorriso di Pol Pot" - Peter Froberg Ilding
"Pulizie lampo" - Lush, Fleming
"La dieta disintossicante in 48 ore" - Gill Paul
"Lui visto da lei" - Natalia Aspesi (d'epoca!)
"Facile e veloce"  - ricettario fotografico
"La vita oggi" - Anthony Trollope)




mercoledì, gennaio 26, 2011

E ORA QUALCOSA DI COMPLETAMENTE PERVERSO



Credo che il furto del mikebongiornomorto sia un grande pezzo di cinema: dai Fratelli Marx a Helzapoppin' passando per i Monty Python ma raggiungendo, che so,  Mel Brooks o Donne Amazzoni sulla Luna... ecco, non stonerebbe da nessuna parte. 
 E arriva al grandioso con il commento di quella mente eccelsa della politica che è l'ombrettacolli, che spera pubblicamente che l'atroce gesto non sia "un dispetto al premier". 
Da molto tempo siamo già dentro l'incommentabile, chè dire incredibile ormai non sfiora neppure la sostanza dell'allegro (per loro) marciume in cui ci stanno facendo sguazzare: nella danse macabre altrimenti detta bungabunga mancava solo il cadavere vero, ma anche l'esplicito richiamo alla "carne fresca" dà il suo bel contributo in termini di trash.

Possiamo quindi solo rifugiarci nella vera saggezza dell'assurdo - come per tutte le cose meno la tivvù, anche l'assurdo può essere utlizzato bene oppure male - rimettendoci alle parole del grande Douglas Adams nella sua Guida Galattica per Autostoppisti. 
"Il presidente, in particolare, è soltanto un prestanome: non esercita in effetti il benchè minimo potere. (...) La sua qualità fondamentale è saper provocare scandali. Per questa ragione scegliere un  presidente non è facile: bisogna poter scegliere una persona che sappia provocare il furore della gente, ma che sia anche in grado di affascinarla. Il suo compito non è esercitare il potere, ma stornare l'attenzione della gente dal potere stesso. In questo senso Zaphod Beeblebrox è uno dei migliori presidenti che la Galassia abbia mai avuto: ha già passato in carcere per truffa due dei dieci anni della presidenza."
Bisogna però aggiungere che Zaphod non un è delinquente, nè un pedofilo, nè un gran corruttore: vero che il senso morale non è il suo forte, ma neppure l'immaginazione di Adams era arrivata a concepire la quantità di mancanza di senso morale che si può avere.


 Comunque, ecco, non è che gli italiani non reagiscano perchè sono mollaccioni: è perchè, unici in tutta la galassia, hanno capito. Hanno capito che anche fermando il maleficonano bisognerà vedersela uguale con la lobby del nucleare e quella degli OGM, che mica si fermeranno se fermiamo il loro motorino d'avviamento, nonnò, troppo tardi. Per non parlare delle cosche,  delle poltrone comprate e vendute, del cemento, della munnezza.... basta, continuate voi.
E così, confortati da questo pensiero, andiamo spensierati per saldi - nulla riuscirà a distruggere il momento in cui una donna può prendersi un vestito nuovo, e lo dico io che mi sono comprata una gonna da veterofemminista: ma la foto di oggi  non può che essere... be', vi sembra forse un po' distorta, quella realtà là dietro lo specchio? 

domenica, gennaio 02, 2011

OTTIME RAGIONI

Il mio medico dice che dovrei camminare un'ora al giorno. Munari, nel senso di Bruno, insegna a mandare agli amici cartoline taroccate con l'acetone (vd. nota 1). E' difficile taroccare con l'acetone le fotografie digitali (vd nota 2) e quindi il proponimento del 2 dell'anno (vedi nota 3) è semplicemente quello di postare  una foto (vd nota 4) al giorno. Prima o poi l'acetone arriva.


 Le monde au contraire, il mare dentro la finestra




Sono entrambi un po' malconci, ma ce l'ha fatta, a salvare il suo piccolo

la lente magica...





















- nota 1: E' uno dei deliziosissimi libretti che si trovano, pies, alla Città del Sole, il negozio di giocattoli, pronti per essere comprati e collezionati: questo si chiama "Saluti e baci" e fa venire voglia di concedersi lunghe vacanze noiose in un qualhe paesino dove sia arrivato ben poco del mondo d'oggi. Così da sedersi lì sul muretto, con la bottiglietta dell'acetone, un batuffolo di ovatta e un mazzetto di cartoline comprate dal tabaccaio: e sentire, la sera, che la giornata è stata produttiva e divertente.

- nota 2: In assoluto sarebbe più facile taroccarle, se si avesse un programma con qualcuna di più delle tre funzioni fondamentali, ma non si ha. per ora

- nota 3: mai capita questa storia dei proponimenti del primo dell'anno, l'unico giorno fra tutti in cui si ha il diritto e il dovere di essere rincoglioniti: sfido che poi non si mantengono...

- nota 4: o più

Nota 5: cari lettori che intanto vi rifaccio gli auguri e vi ringrazio che siete venuti a cercare il mio blog anche durante le (sacro)sante festività, vi è andata bene che mi è venuto in mente di copiare il primo Terry Pratchett, che ha la passione delle note a piè di pagina. C'è di peggio, che Wodehouse una volta ha scritto un libro tutto abbreviazioni. Così, senza una ragione al mondo: cosa che di per sè è spesso un'ottima ragione.

domenica, giugno 20, 2010

SLOW BOOK


Ecco, vi dico subito la verità: ho letto un libro di più di mille pagine. millecentotrentasette, per la precisione.
Ciò è grave in questo Paese, ma tocca dirlo subito facendo coming out, per parlare de "Le ultime cronache del Barset" di Anthony Trollope, classe 1815.
Trollope non è, tuttora, considerato un grandissimo scrittore, anche se la costanza di Sellerio nel ripubblicare tutte le sue ponderose opere mi fa pensare di non essere l'unica lettrice, ma è senza dubbio un ottimo e puntiglioso cronista della società in cui viveva. Su Wiki trovate il giudizio che ne diede Henry James
e che mi permette di risparmiarvi il mio, passando al vero motivo per cui parlo di Trollope, e cioè Josiah Crawley.

Crawley è un "curato perpetuo" e tutta la vicenda si svolge fra gli incomprensibili (per noi) scenari della chiesa anglicana, con cariche ci suonano misteriose e altrettanto oscure distinzioni: ma possiamo fare a meno di capire, il punto importante è che il signor Crawley è accusato del furto di un assegno di venti sterline, che avrebbe girato a un creditore senza conoscenrne la provenienza. Tutto il romanzo, con l'eccezione forse di un centinaio di pagine sparse in cui davvero succede qualcosa, è di fatto gossip allo stato puro: nell'impossibilità, infatti, di poter stabilire in tempi brevi se Crawley è davvero colpevole nonostante l'assoluta integrità morale per la quale è noto, nella cittadina (immaginaria) di cui è curato e in quelle vicine si scatenano ridde di ipotesi e di prese di posizione, mentre conseguenze impreviste sembrano profilarsi a seconda del prevalere di un'opinione o di quella opposta.
Fin qui, di eccezionale c'è l'incredibile capacità di Trollope di non annoiare il lettore: ogni osservazione è talmente realistica, giustificata, plausibile che perfino quando un intero capitolo si snoda sulle esitazioni di uno qualsiasi dei personaggi, si va avanti a leggere, oscillando insieme alle sue contraddizioni.

Ma quello che è davvero interessante è il ritratto di Crawley come man mano si delinea: oggi lo si definirebbe un ciclotimico, o forse un depresso cronico con rari momenti di vittoria sulla propria "malattia" . Nell'800 era solo una persona strana e tormentata, che tutti tenevano a distanza eppure stimavano proprio per il suo bizzarro carattere: Trollope riesce a dimostrarci, pagina dopo pagina e senza tuttavia mai esprimere un giudizio, come la malattia di Crawley sia soprattutto uno smodato orgoglio travestito da modestia e da volontà di non pesare sugli altri.
Crawley, che ha due figlie e una moglie, è infatti afflitto da una povertà che sente indegna di lui, come provocata da ingiustizia palese pur senza che nessuno ne sia responsabile. Ma che lui, erudito e pio e scrupoloso fino all'eccesso, debba mancare di quei pochi beni materiali che gli renderebbero più agevole il lavoro, mentre il suo vecchio amico può sfoggiare libri rilegati in oro - libri che non leggerà mai, è questo il peggio - ecco, a Crawley proprio non va giù. E non tanto per sè, sostiene, quanto per la devotissima moglie e le rispettosissime figlie. Dal momento, quindi, che si vergogna della povertà che infligge loro, Crawley sta ben attento a non aggravare la propria posizione accettando aiuti, prestiti, offerte di collaborazione e di difesa: e la moglie deve far entrare di nascosto in casa il cesto di viveri che le regala l'amica, e il parente avvocato studiare tutta una strategia che permetta al brav'uomo di accettare una difesa nel caso si arrivi al processo, e il vecchio amico presentarsi a casa sua vestito del suo abito peggiore, e via di seguito.
Ma non basta, perchè Crawley deve dimostrare a tutti la propria povertà e la propria coerenza: così, se il vescovo lo chiama nella cittadina vicina, lui si alza prima dell'alba per poter fare a piedi tutta la strada. Non andrà poi così perchè la moglie si ingegna a studiare un astuto sotterfugio perchè lui possa accettare una passaggio in calesse, ma non per questo il curato rinuncerà a fare quanta più fatica inutile possibile, per poi ammalarsi e fare stare tutti in pena.

In termini moderni, Crawley è un esimio testa di cazzo e riesce più volte ad esasperare perfino il lettore, oltre che i suoi amici e parenti. Eppure, Trollope è bravissimo nel disegnare l'animo contorto e tuttavia limpidissimo di questo esemplare zuccone: riesce a comunicarci tutta la sua assoluta convinzione di essere nel giusto, tutto quell'arido eppure intoccabile rigore nell'aderire a principi assurdi, tutta quella voluta eppure reale cecità di fronte alla fatica supplementare che fanno gli altri per volergli bene nonostante. Si richiama a concetti come l'onestà e il dovere, ma anche ad altri come l'autonomia e il rispetto, senza accorgersi di quanto la loro somma diventi del tutto ingestibile in una dinamica di affetti qual è quella da cui è circondato nonostante se stesso.
Quando, per il proprio irrinunciabile orgoglio, è disposto a mandare all'aria perfino il matrimonio della figlia con il classico ( e benestante) bravissimo ragazzo, vien proprio da esclamare "ah, no, basta, che stronzo!" : ma un po' di pagine dopo non si può non esultare e non aver voglia di abbracciarlo quando, finalmente, la spinosa vicenda a suo carico si risolve.

Insomma, Trollope è bravissimo - grazie anche al fatto di non dedicare il minimo pensiero a una narrazione sintetica - a disegnare le contraddizioni umane, di cui Crawley diventa la massima espressione: e se si ha la pazienza di leggerlo nella sua ponderosità si possono fare molte riflessioni su Tizio e su Caio che, to', sembrano proprio il Maggiore Grantly o John Eames.
Ma, appunto, è proprio Crawley a suggerirci il maggior numero di pensieri, chè il suo atteggiamento non è così poco comune da risultarci alieno. Tutti abbiamo delle false modestie che si trasformano facilmente in orgogliosi quanto inutili puntigli, o addirittura sfoggiamo tutte queste virtù insieme, convinti di essere, noi e noi soli, nel giusto: quando invece non stiamo facendo altro che rendere la vita difficile a chi ci vuol bene e magari vorrebbe aiutarci in questa o quella contingenza. Spesso chiamamo queste cose indipendenza, o coraggio, quando invece sono più simili a presunzione e insicurezza, al voler dimostrare a tutti i costi ciò di cui noi stessi non siamo certi: io non mi curo della mia povertà, dice continuamente Crawley, e intanto fa in modo che nessuno possa dimenticarla neppure per un breve istante.
C'è chi è più Crawley e chi lo è meno: ma se non fosse improponibile il consigliare la lettura, oggi, di un libro di milletante pagine, bisognerebbe caldeggiarlo con forza per una salutare opera di autocoscienza.

mercoledì, maggio 12, 2010

PERCHE' NO?

Non ci vuole un motivo per un sonetto di Shakespeare, lo dico subito, e infatti motivo non c'è.


Come un attore impreparato in palcoscenico,

Che per la paura dimentica la parte,
O come un tipaccio dominato dall'ira,
Cui per eccesso di forza s'indebolisce il cuore,

Così, temendo di fidar troppo in me, dimentico di recitare
Da attore preparato la liturgia dell'amore,
E sento venir meno il vigore del mio amore
Schiacciato dal peso della sua stessa forza.

Siano dunque i miei sguardi a recitare la parte,
Muti messaggeri del mio petto eloquente,
Implorino il tuo amore e cerchino il tuo favore
Con più eloquenza di eloquenti parole che troppo han detto

Oh, impara e leggere ciò che l'amore muto scrive:
Ascoltare con gli occhi è il sottile ingegno dell'amore.

martedì, maggio 04, 2010

TORNO SUBITO


Ecco, questo post qui è solo per dire anch'io, dopo la Nessie e Compagnamber, ehi, aspettatemi che poi torno. Il brother, invece, non lo dice neppure, lo fa e basta: e noi che siamo cascati nella trappola di credere che volesse cominciare un bel dibattito siamo ancora lì ad aspettare. Ma non ce la prendiamo, no, chè tanto non avremmo il tempo di rispondere.
Non so com'è che questi ultimi mesi hanno portato questa esplosione di attività ed attivismo, di surplus nelle giornate già piene, di tempo che manca e manca e manca.
Sarà solo una coincidenza che siamo tutti così, sarà che l'estate in arrivo mette ansia, sarà che è difficile anche trovare qualcosa da dire che sia carino, interessante, divertente e pure veloce da scrivere.
Me mi viene la tentazione di rifugiarmi nelle segnalazioni dei libri che leggo, ma a chi può interessare il deliziosissimo "
Il giardino delle vecchie signore"?
Perderò altri lettori solo citandolo, lo so, me lo sento. Ma tanto carino che è, vale il rischio.

venerdì, aprile 23, 2010

DI MERLI E DI BUONE LETTURE

Credevo di avervi già parlato di Heatcliff , il protagonista di Cime Tempestose che, lungi dall'essere morto nel finale, si è schiarito la pelle come Michael e lavora nel giardino qui sotto. Non trovo il post, ma lo confermo, è proprio lui: ha un leggero accento inglese, occhi molto azzurri e lavora nei campi, proprio come succede nel libro, anche se il suo campo è ormai a dimensione giardino e orto.
Da un paio di settimane, con l'arrivo dell'aria più calda, lavora senza mai interrompersi finchè c'è luce, portando i suoi settanta o più anni dalla piccolissima vigna alle insalate, dai cespugli alla fontanella: sta lavorando anche ora, sotto la pioggia, con il suo bel fazzoletto turchese annodato in cocche a riparare giusto la testa.
Poco sopra l'orto, l'enorme palma che deve avere la stessa età della vecchia casa ha messo i cocchi: così, almeno, li chiamavamo quando, a scuola, ce li tiravamo addosso cercando di colpire la testa, che fa più male. Oggi mi limito a guardare quegli enormi ciuffi di palloncini arancioni, quando arriva un merlo, ne becca uno e puf, va giù ad ali larghe dentro la palma: e improvvisamente eccomi finita dentro un disegno di Quentin Blake.
Piove sottile e stan quieti perfino i gabbiani: sarà più di un quarto d'ora che è passato l'ultimo portando roba nel becco, sembrava un ciuffo d'erba ma chissà, magari per lui era una specie di involtino. Vien buio quietamente, qui nella Rocca, tra gli ultimi cinguettii e i verdi che man mano si fanno più scuri.
Il rumore del traffico si sente appena, un fruscio che arriva solo con le finestre aperte a ricordare che siamo pur sempre in città: ma niente potrebbe essere più diverso dallo scenario metropolitano di "X", il libro di cui da un po' vi vorrei parlare anche a rischio di dir castronerie. E' scritto da Cory Doctorow, blogger canadese ed esperto informatico, attivista in favore delle leggi che liberalizzano i copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons, tanto che la maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet.
E' un libro di Nerd-resistenti, in cui il sapere tecnologico è parte abbastanza importante del gusto che si prova a leggerlo. Parafrasando la Morante, il mondo viene davvero salvato dai ragazzini, in questo libro: non in quanto guaglioni, ma in quanto appunto nerd.
Che detto così non sembra un gran libro, mi rendo conto: ma invece è costruito bene, anche se necessariamente didascalico come e più di tutte le utopie e le distopie, e assolutamente godibile anche da chi di internet e computer ne sa giusto quel tanto. Basta che arrivi a capire che “w1n5t0n” si legge Winston: poi ci sono anche cose più complesse di cui appunto io non parlerò, ma chi ha voglia di saperne, o chi ne sa già, le troverà abbastanza affascinanti.
Ma, soprattutto, è un libro di Resistenza: la distopia di cui si parla è in realtà già praticamente avvenuta sotto la presidenza di Bush, e il messaggio è quello di non cedere. Da noi, ecco, le cose non andrebbero proprio come nel libro, che è americano, ma vale la pena di segnalarlo in occasione del 25 aprile, Ora e Sempre Re-si-stenza!

lunedì, aprile 05, 2010

COME HO TRASCORSO LE VACANZE PASQUALI


Eh, sì, ci voleva forse la pasqua, tre giorni di vero uikènd ancorchè un po' piovosi, perchè riuscissi a togliermi l'assillo delle cose da fare e mi guardassi un po' in giro. In tre giorni ci siamo così messi in tasca: una
mangiata di crostacei e molluschi di fronte al sottomarino (marò, quanto è grande) che avevamo visto passare davanti alla nostra finestra, un giro sotto la pioggia a cercare legni sulla spiaggia, un "Isole mai trovate" sorprendente per quanto è una bella mostra, una "Ragazze di fabbrica" commovente per le cose che racconta, due belllissimi macinini per la nostra collezione, un giro sotto il sole a raccogliere legni sulla spiaggia, questa volta fra la gente in costume, e a fotografare gli alberi del viale.
Tacerò sulla serata gastronomica: un po' di sensi di colpa (per gli allevamenti e la pesca: quali saranno, e di che, e cosa rovineranno? ) e un po' di pudore copriranno la mia soddisfazione di essere tornata a mangiare prodotti marini dopo circa vent'anni.

E di "Isole mai trovate" è difficile dire qualunque cosa, come sempre capita quando l'oggetto è l'arte contemporanea: che io, da profanissima, trovo spesso divertente e bella, ma ancor di più stimolante per il cervello, come un peperoncino mentale fatto di immagini e suggestioni. Stracci e sassi e barche, sabbia e ventilatori, imbuti verso l'ignoto e specchi del mare nel mio cuore, salmoni virtuali infilzati da giavellotti veri e ombre di draghi e bambole: ma non sono affascinanti solo le opere, è l'intera mostra ad essere ben costruita. E rimane aperta, il venerdì, fino alle 21.

Se le Isole stuzzicano la mente, "Ragazze di fabbrica" scalda il cuore: testimonianze,
su video e pannelli, delle donne che lavorarono nella fabbriche e negli uffici del Ponente cittadino, quando le fabbriche c'erano. Cuffiette per i capelli a incartare caramelle, fette di patata sugli occhi dopo il turno alla saldatura, suore come sorveglianti: ma anche canzoni, gare di moto (ma il fidanzato si oppose, una sola donna in mezzo a tutti quegli uomini, e non se ne fece niente), volantini nella borsa durante la Resistenza, scioperi insieme alle tute blu.
Cinquanta e più anni che sfilano nelle parole e nelle smorfie di quei visi che, invecchiati, si stenta a riconoscere nelle forto d'epoca scattare sui posti di lavoro: ma val la pena di seguire tutto, di leggere e ascoltare con attenzione. E varrebbe la pena, assolutamente, di portare le ragazze più giovani, quelle che neppure se l'immaginano, un mondo così, che invece è appena dietro l'angolo.


Altro giro altro regalo, sulla spiaggia la mareggiata aveva accumulato montagnole di alghe e rifiuti oltre a un sacco di legnetti ben levigati che mi serviranno sicuramente per qualcosa: c'era anche un ciocco, appena annerito da un falò a cui era scampato, ancora incrostato di licheni e impregnato d'acqua di mare e di pioggia. Ora è sul balcone, l'uomo barbuto lo ha portato fin qua e siamo stati fermati da un ragazzino, in bici sotto la pioggia, che ci ha chiesto "ma cos'è?" senza farsi nessun problema, tanta era la meraviglia.


Oggi, invece, in mezzo alla folla a vari stadi di svestimento - chi senza le sole calze, chi anche senza i calzoni, tutti avevano tolto il maglione, molti la camicia, parecchi erano in costume, una sola in topless - campeggiava un enorme tronco, anche lui portato dal mare. Intorno, come a un ospite scomodo,
si era formato il vuoto. Finchè è arrivato un uomo un po' grasso, un po' anziano, un po' sfigato. E si è seduto sul tronco, le gambe che quasi non arrivavano a toccare la spiaggia. E' rimasto lì e la gente lo ha osservato per un po', poi si è distratta. Quando abbiamo guardato di nuovo, si era sdraiato lungo lungo sul tronco, furbo lui, e forse dormiva, invidiato da tutti quelli che sentivano i sassi sotto la schiena.

Infine, insieme ai macinini - bellissimi, ora però devo aspettare l'amicodelcuore che mi faccia i buchi per appendere quello da parete - c'era un apprecchio piccolo, a manovella, in un astuccio di pelle. Era datato 1855, e serviva - così recitava un bigliettino scitto in bella grafia - per la cura di Mesmer , una teoria che fece da preludio all'ipnosi e suscitò infinite discussioni. Non so bene a cosa potesse servire l'apparecchietto - evidentemente una versione da viaggio o casalinga di qualche strumento più grande - ma è sempre curioso vedere dal vero qualcosa di cui si è solo letto nei romanzi.


Ah, e poi ho anche finito di leggere "X", il romanzo che dà ragione a noi paranoidi
della Rete.
Ma, ammettiamolo, il resoconto criptato del mio uikènd di pasqua sarebbe troppo anche per i miei quattro, tutti anonimi, lettori.

martedì, marzo 16, 2010

PROZAC NO GRAZIE


Va bene, scusatemi, forse non dovrei citare lodi smaccate a uno dei miei totem.
Ma leggo questa pagina in "Natura come cura", pessimo titolo per uno strano libro che racconta di boschi e di paludi, di felci e di tassi, di rondini e gru, e ve la copio:

"Ci sono poi alcune specie di gufi il cui numero è andato così diminuendo che molti oggi non ne hanno mai visto un esemplare in libertà. E' una perdita su cui quasi nessuno ha versato lacrime. Pochi uccelli possiedono una bellezza così profonda, una struttura così elegante e uno sguardo tanto penetrante. Ma la loro scomparsa non è solo una catastrofe estetica. In ecologia i gufi sono classificati come "superpredatori" e il loro benessere è un indicatore attendibile dello stato di salute di un ambiente. Il barbagianni, secondo me, è anche un indicatore dello stato culturale di un popolo. Il significato del loro volo attraverso i campi è chiaro, riconoscibile da tutti a livello inconscio: è equivalente alla consacrazione del terreno, o alla delimitazione di un confine tra luce e oscurità, testimone del fatto che in natura tutto è in ordine. Gli uccelli migratori che tornano nella bella stagione simboleggiano il rinnovamento, i gufi la continuità. Se spariscono ci manca un po' la terra sotto i piedi."

Qui da noi, dove la (in)cultura cattolica ha picchiato nel profondo, gufi e affini non sono amati - erano, con i gatti neri e i pipistrelli, gli animali delle streghe, come si sa - e se ho scelto questo pretesto per parlare del libro, è anche per fare parziale ammenda a questi animali così affascinanti.
Il libro è poi la storia - assai confusa, a dire il vero, nella sua cronologia, ma non è importante - di una lotta alla depressione: e dato sì che l'autore, Richard Mabey, di mestiere fa il divulgatore naturalista, la Natura diventa sua alleata nella battaglia.

Non si può fare a meno di pensare che gli spaghetti potrebbero essere gli alleati di un pastaio, o il risuolare di un calzolaio, chè ovviamente è il saper ritrovare una passione il punto nodale.
Rimane il fatto, però, che Mabey su tutto ciò riesce a scrivere un libro pieno di cose delicate come piume e consistenti come radici: entrambe difficili da scorgere e da raccontare, e tuttavia piene di incanto per chi ha voglia di guardarle.
Mabey non è mai lirico, e al suo libro non mancano la dimensione quotidiana o quella delle storture del mondo. Pur senza essere scritto grandiosamente, però, a me pare un libro capace di rasserenare: e di questi tempi non è poco.