Visualizzazione post con etichetta relax. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta relax. Mostra tutti i post

lunedì, maggio 09, 2011

VERI (E IMPORTANTI) HUGS

Pic-nic di compleanno ai Parchi di Nervi, arricchito da molte nuove presenze, tra cui la Gallina (non abbiamo saputo resistere, già).
 Sole, buon cibo, moderato alcool e le scritte dei ragazzi che marinano la scuola (quella in cui andavo anch'io), come quella che non ho potuto fare a meno di immortalare, guardatela bene.
E anche per oggi, quindi, un post soprattutto fotografico: tempo verrà, forse, che si potrà riprendere a fare anche qualche discorso serio. 

Almeno una cosa, però, va segnalata, ed è questo strepitoso salvataggio in mare effettuato al largo di Lampedusa dagli uomini della Guardia Costiera, finanzieri e volontari: non solo perchè sono state salvate più di 500 persone arrivate già stremate in vista dell'isola, ma soprattutto perchè le hanno salvate abbracciandole. Proprio così raccontano, di una catena umana che man mano metteva in salvo i profughi spaventati e  poteva farlo solo dopo che, con un abbraccio e parole tranquillizzanti,  riusciva a sconfiggere il panico. 
E' uno dei racconti più belli di questi ultimi tempi e, questo sì, meriterebbe di essere diffuso nel mondo, per riscattarci almeno un po'.

martedì, aprile 05, 2011

BRUM BRUM



Caldo, già troppo. Dice che l'ozono se n'è andato di nuovo, stiamo attenti con gli spray e i frighi, neh?, che dice che è ancora colpa loro. O forse chissà. E tanto che stan lì a discutere se c'entrasse mica anche il cambiamento del clima, nessuno deve chiedere un permesso a nessuno per tagliare un albero o per sfrondare tragicamente quelli che ci sono, non fosse mai che un ramo finisce che riga una macchina.
Ma stamattina, pur con il caldo già troppo, c'era qui sulla Rocca un bella aria di primavera, quel venticello che di colpo è fresco invece che freddo, un piacere sentirselo giocare addosso. E nel mio buonumore - ero stata alla Merceria della Befana e all'Immensa Drogheria,  la vecchia peonia è tutta in fiore, è tornata l'Upupa, il merlo sifula tutto il giorno senza monotonia e c'era tutto un profumo di erba appena tagliata - ho fotografato, nell'atrio del palazzo, l'unico parco macchine
che mi piace. 
L'abbiamo difeso dagli strali dell'amministratore, che invocava non so quale concetto di decoro per impedire che tricicli e passeggini venissero lasciati lì, vietato perfino l'angolo nascosto. Mentre nessuno, ovviamente, si sogna di protestare per le auto vere che punteggiano i vialetti, così belli se fossero sgombri.
Quando ho trovato qui, seguendo la segnalazione,  questa foto  stavo giusto pensando ciò e così l'ho subito saccheggiata. 
 Ma un furto tira l'altro, anche perchè sono davvero notevoli: ve ne giro qualcuna, ma ne aggiungo anche una mia (solo la foto, però), in tema.



 
 

domenica, aprile 03, 2011

PRIMAVERA VERAMENTE

 
Va bene, lo so, mi sento un po' in colpa. Anche se condivido il pezzo di Castellina, non ci sono andata, alla manifestazione per la pace: non sono mai stata, nè lo sono tuttora, una pacifista "senza se e senza ma", ma molto più banalmente quello che mi ha bloccato è questo mal di gola fastidioso. 
Me lo trascino  da un po' e finchè ce la faccio mi dico che quello è il giorno in cui me ne starò buona buona, quieta quieta, così forse mi passerà. Verso sera, però, non resisto più alla primavera che chiama, con i suoi merli che mi fischiettano dal giardino, ed esco lo stesso. 
Così questo, insieme al mojito preso òbordelamér, è il bottino  di oggi, e vi prego di notare il messaggo sui sassi: auguri, Sara e Martina! Ma la parte migliore, con annessa idea interattiva, ve la posto domani. Non mancate, neh?

venerdì, aprile 01, 2011

CARI SALUTI

Sole e mare forse non sono la cura migliore contro gli stati influenzali, ma oggi era giornata da stare con i piedi a mollo sulla sabbia e poi addormentarsi al sole. Infatti.

martedì, marzo 01, 2011

COSI'...



Dato sì che la giornata odierna non è stata narrativamente rilevante (bello, eh?) volevo fare un post degli Arretrati, con qualche foto rimasta fuori qua e là. Ma sono arrivata a tre prima di accorgermi che non ho riordinato nè corretto nè praticamente riguardato nessuna dele foto della mia vacanzina pre-natalizia: ohibò! Essendo l'ora già notturna, meglio non approfondire la scoperta e rimandare ancora. Accontentatevi quindi di queste foto dell'ultimo viaggetto, va': non sono particolarmente significative di nulla, ma a me piacciono

lunedì, settembre 20, 2010

GENTE BRAVA





... che non è la stessa cosa di "brava gente". E infatti, guardate cos'ho trovato qui, cercando sul gugòl "libri-scultura". A me piacciono un sacco.

lunedì, aprile 05, 2010

COME HO TRASCORSO LE VACANZE PASQUALI


Eh, sì, ci voleva forse la pasqua, tre giorni di vero uikènd ancorchè un po' piovosi, perchè riuscissi a togliermi l'assillo delle cose da fare e mi guardassi un po' in giro. In tre giorni ci siamo così messi in tasca: una
mangiata di crostacei e molluschi di fronte al sottomarino (marò, quanto è grande) che avevamo visto passare davanti alla nostra finestra, un giro sotto la pioggia a cercare legni sulla spiaggia, un "Isole mai trovate" sorprendente per quanto è una bella mostra, una "Ragazze di fabbrica" commovente per le cose che racconta, due belllissimi macinini per la nostra collezione, un giro sotto il sole a raccogliere legni sulla spiaggia, questa volta fra la gente in costume, e a fotografare gli alberi del viale.
Tacerò sulla serata gastronomica: un po' di sensi di colpa (per gli allevamenti e la pesca: quali saranno, e di che, e cosa rovineranno? ) e un po' di pudore copriranno la mia soddisfazione di essere tornata a mangiare prodotti marini dopo circa vent'anni.

E di "Isole mai trovate" è difficile dire qualunque cosa, come sempre capita quando l'oggetto è l'arte contemporanea: che io, da profanissima, trovo spesso divertente e bella, ma ancor di più stimolante per il cervello, come un peperoncino mentale fatto di immagini e suggestioni. Stracci e sassi e barche, sabbia e ventilatori, imbuti verso l'ignoto e specchi del mare nel mio cuore, salmoni virtuali infilzati da giavellotti veri e ombre di draghi e bambole: ma non sono affascinanti solo le opere, è l'intera mostra ad essere ben costruita. E rimane aperta, il venerdì, fino alle 21.

Se le Isole stuzzicano la mente, "Ragazze di fabbrica" scalda il cuore: testimonianze,
su video e pannelli, delle donne che lavorarono nella fabbriche e negli uffici del Ponente cittadino, quando le fabbriche c'erano. Cuffiette per i capelli a incartare caramelle, fette di patata sugli occhi dopo il turno alla saldatura, suore come sorveglianti: ma anche canzoni, gare di moto (ma il fidanzato si oppose, una sola donna in mezzo a tutti quegli uomini, e non se ne fece niente), volantini nella borsa durante la Resistenza, scioperi insieme alle tute blu.
Cinquanta e più anni che sfilano nelle parole e nelle smorfie di quei visi che, invecchiati, si stenta a riconoscere nelle forto d'epoca scattare sui posti di lavoro: ma val la pena di seguire tutto, di leggere e ascoltare con attenzione. E varrebbe la pena, assolutamente, di portare le ragazze più giovani, quelle che neppure se l'immaginano, un mondo così, che invece è appena dietro l'angolo.


Altro giro altro regalo, sulla spiaggia la mareggiata aveva accumulato montagnole di alghe e rifiuti oltre a un sacco di legnetti ben levigati che mi serviranno sicuramente per qualcosa: c'era anche un ciocco, appena annerito da un falò a cui era scampato, ancora incrostato di licheni e impregnato d'acqua di mare e di pioggia. Ora è sul balcone, l'uomo barbuto lo ha portato fin qua e siamo stati fermati da un ragazzino, in bici sotto la pioggia, che ci ha chiesto "ma cos'è?" senza farsi nessun problema, tanta era la meraviglia.


Oggi, invece, in mezzo alla folla a vari stadi di svestimento - chi senza le sole calze, chi anche senza i calzoni, tutti avevano tolto il maglione, molti la camicia, parecchi erano in costume, una sola in topless - campeggiava un enorme tronco, anche lui portato dal mare. Intorno, come a un ospite scomodo,
si era formato il vuoto. Finchè è arrivato un uomo un po' grasso, un po' anziano, un po' sfigato. E si è seduto sul tronco, le gambe che quasi non arrivavano a toccare la spiaggia. E' rimasto lì e la gente lo ha osservato per un po', poi si è distratta. Quando abbiamo guardato di nuovo, si era sdraiato lungo lungo sul tronco, furbo lui, e forse dormiva, invidiato da tutti quelli che sentivano i sassi sotto la schiena.

Infine, insieme ai macinini - bellissimi, ora però devo aspettare l'amicodelcuore che mi faccia i buchi per appendere quello da parete - c'era un apprecchio piccolo, a manovella, in un astuccio di pelle. Era datato 1855, e serviva - così recitava un bigliettino scitto in bella grafia - per la cura di Mesmer , una teoria che fece da preludio all'ipnosi e suscitò infinite discussioni. Non so bene a cosa potesse servire l'apparecchietto - evidentemente una versione da viaggio o casalinga di qualche strumento più grande - ma è sempre curioso vedere dal vero qualcosa di cui si è solo letto nei romanzi.


Ah, e poi ho anche finito di leggere "X", il romanzo che dà ragione a noi paranoidi
della Rete.
Ma, ammettiamolo, il resoconto criptato del mio uikènd di pasqua sarebbe troppo anche per i miei quattro, tutti anonimi, lettori.

martedì, gennaio 19, 2010

IL MIO CARATTERE


è questo qui, secondo lui.
Se avete voglia di fare un bel test - bello in senso estetico, soprattutto - invece di quegli sgramaticati sul facciabuco, potete mettere character come pass. La segnalazione è di stranastrega, sempre lei.

martedì, agosto 05, 2008

CASA
















e
poi ogni volta mi tocca tornare qua, e non c'è neanche un telefono.

(dicono che casa è dove c'è la gente che ci vuoi bene, ma secondo me no: è dove vorresti stare con tutta la gente che ci vuoi bene.)




giovedì, giugno 26, 2008

GITA AL MARE


Quest'anno sono perfino abbronzata - be', per ora un po' aragosta con vistosi segni da costume, a dire il vero - e chi mi conosce può valuatre l'impatto della notizia, dopo anni di ostinato biancume.
Eppure, perfino l'abboronzatura retrocede al rango di misero gossip di fronte al come me la sono procurata: chè, non ci crederete, ma per ottenerla mi sono alzata alle 7.30, di domenica. Ma, no, non sono stata colta da follia, chè la motivazione e l'occasione erano più nobili e divertenti del mero prendere il sole: ho infatti partecipato alla gita dell'Acquario per vedere i delfini. Gran bella cosa, devo dire, a partire dalla spiegazione con foto delle genti presenti nel Santuario dei Cetacei, qui nel Mar Ligure. Che c'è lo zifio con la pelle che non produce più melanina della sua dotazione iniziale così se si fa un graffio rimane una bella striscia, il grampo di cui si sa poco o niente, la stenella striata che abbiamo visto in gran numero, il capodoglio che ha i denti perciò non mangia krill ma calamari, la balenottera che non è affatto piccola, il delfino e il tursiope. E, appunto, un branco di stenelle ci ha trovato e si è messo a giocare intorno a noi, sotto la motonave e saltando intorno: ed è stato bello vederli, più di quanto si riesca a raccontare. Forse le foto rendono di più l'idea anche se, com'è ovvio, per riprendere i salti fuori dall'acqua ci vuole molta più abilità o un po' di fortuna: e quest'ultima mi scarseggia a tal punto che nel momento del salto sincronizzato di due stenelle, a portata di braccio, la fotocamera si era appena spenta per il risparmio energetico. Groan. 

Ma se vi ho convinto e volete sapere tutto e  prenotare, andate qui o chiamate l'Acquario

lunedì, aprile 28, 2008

PROF, SONO ESONERATO


Come se il disastro ormai avvenuto non avesse più bisogno di commento, come se rabbia e tristezza avessero voluto una pausa, come se l'attesa del peggio ci giustificasse, come se il mondo che vorremmo si potesse concentrare in un solo punto e in un solo giorno, questo 25 aprile, alla fine, noi ci siamo esonerati. niente napolitani nè grillismi, niente cortei dei pcohi ma buoni e men che meno quelli dei tanti.
Noi eravamo qui a prendere il sole, a tirarci la mucca volante e a farla rimanere impigliata fra i rami, a suonare, a far rotolare il pallone fino in fondo alla valle, a mangiare torta di zucchine e rose e a non parlare mai, neppure una volta, di politica. Chè ogni discorso possibile sarebbe stato troppo breve o troppo lungo.
Con la coscienza a posto, neh? chè le Valli Unite sono biologiche e antifasciste, e c'erano i canti e lo spettacolo sulla Resistenza: ma, ecco, diciamo che questo 25 aprile il nostro resistere è stato molto zen.
E, come tale, ha portato con sè molte meditazioni che man mano emergeranno. Oltre a una giornata molto da amicici, che non c'era solo il divertirsi, ma proprio lo stare insieme che era bello.

lunedì, marzo 24, 2008

PASQUETTA


alla mia scrivania arrivano: lo sbattere di portiere, i pianti dei bambini trascinati, le risse per il posteggio, lo sbatter di portiere, i pianti dei bambini stanchi, i clacson di chi ha fretta di tornare. E i luccichi del sole sulle foglie del grande albero di fronte.

martedì, marzo 18, 2008

VACANTI VACANZE

Vi dirò, le vacanze di Pasqua mi hanno sempre schifezzato assai: troppo poche per essere utili, troppo cattoliche per essere piacevoli, troppo meteorologicamente imprevedibili per poter organizzare qualunque cosa. Se volete, posso proseguire. Ma insomma il punto è che nonostante tutto sono vacanze, e mettono addosso quella smania pre-festiva che uno è meglio che abbia finito tutto e che sia parrucchierato, cerettato, casaordinato così non ci si pensa, frigoriempito idem, e  anche qui si può continuare. E ci si sbatte fra le proprie non-partenze e le partenze altrui, fra le voglie di totale relax e le mille voglie di mille-cose-ora-che-è-vacanza. Senza contare che il lavoro, poco ma assassino, attende al varco del primo giorno utile, ma fors'anche prima. 

e invece una vacanza, ma vacanza vera, dovrebbe essere solo così:

martedì, gennaio 22, 2008

CIAMBELLA COL BUCO

E allora poi è andata a finire che eravamo in questo posto qua, e perdonatemi se approfitto dell'occasione per fare sfoggio delle tre foto su trenta che riescono a piacermi anche se le ho fatte io.
Chè la sera, affacciati alla finestra dell'albergo, c'era questa luce gialla da nebbia giù nella piazza e il freddo come dev'essere il freddo da inverno. E questa cosa nata come un ripiego per un viaggio mancato, di quelle che dici "ma forse, allora..." e subito ti rispondi "mah, dici? boh..." " massì, ci volevano andare anche l'amicae.il chimico, ti ricordi?" " uhmmm, sì, ma..." "ah, no, tanto io non posso" "vabbè, dài, no, allora niente" . e poi va avanti che qualcuno dice: " mah, forse sì, però ci ho un problema" e qualcun altro di problemi ne anche due o tre e allora fino all'ultimo si va o non si va. E
poi, insomma, si va.
e se la sera è così come nella foto, il mattino il nebiùn (nebbiolina per gli indigeni) è anche peggio, così che io e l'uomobarbuto non riusciamo a resistere e andiamo a cercare la nebbia che nasconde alberi e campanili, che si infila nei cortili protetti da archi, che vien su come un molliccio dai ciottoli della strada antica. Come i teli bianchi sui mobili di una casa lasciata vuota per la stagione, le ragnatele di nebbia tengono chiusi via i pergolati, le sedie di metallo, i vasi con l'edera stenta, le verande
e i tavolini. Epperò l'entropia economica vuole che l'unico negozio aperto sia una libreria chè il kharma è kharma, gh'è nient de fa':  non ci opponiamo, quindi,  ma ci affrettiamo a tornare in albergo prima che il kharma istesso ci arrovini di più.
E qui... ecco, qui devo smettere di barare. 
Perchè questa cosa improvvisata e frettolosa dell'appena passato uìkend, che sto dipingendo come un godimento astratto e intellettuale fu, ebbene sì lo confesso, un tripudio dei sensi. Piscina calda e goduriosi idromassaggi, cascate di acqua termale e fanghi profumati, pietre tiepide e lisci cristalli... senza contare l'infinita colazione e l'incredibile merenda - vassoi su vassoi di salumi e formaggio, spariti alla velocità della luce - che hanno fornito il necessario sostegno alle attività suelencate. Chè la merenda era in un apposito locale da merende, con anziana signora e tovaglie di plastica sui tavoloni, e questo è stato il geniale tocco conclusivo del uìkend all'insegna di Pan e Bacco.
Le terme di Acqui hanno così tenuto a battesimo - laicamente e perfino blasfemamente, dato l'alto tasso di goduria - la nascita del collettivo ludico della comune-ty, i misteriosi Mirri cui accenna l' amicae. Nato da un errore di stumpa che ha accumunato tutto il nostro gruppo, il nome è stato immediatamente adottato, con la ferma intenzione di far crescere il collettivo Mirri in una molto prossima occasione: preparatevi, dunque, a..... tadùm, tadadàm....Il Ritorno dei Mirri!!!!

domenica, agosto 12, 2007

TURISTI IN CITTA'

Ecco, io lo so che ci sono cose che sono considerate una muffa, ma non ho mai capito perchè invece, se fatte in un'altra città, diventano affascinanti. A me piacciono di più proprio quando sono qui, che sembra di essere via e invece poi si torna a casa e ci si fa una buona tazza di tè, proprio come si vuole. Insomma, tutto ciò per dire che non potevamo mancare all'iniziativa delle domeniche d'agosto al Castello d'Albertis: visita guidata, i passaggi segreti e il rinfresco, tutto a 6 euro. E, per soprammercato, abbiamo avuto un'informazione inedita. Una rotondetta signora che partecipava al tour ha infatti informato tutti che le segrete del Castello erano deposito d'armi dei partigiani, durante la Resistenza: e il fatto non è noto neanche oggi - la guida ha apprezzato l'informazione - e lei lo aveva saputo dalla madre, che sua volta aveva ricevuto un avviso sibillino dal lattaio "Stasera state in casa", pare perchè appunto dovevano andare a prendere le armi in vista della Liberazione. A me questa Storia ancora viva e ancora sconosciuta mi piace un sacco.
E anche il Castello D'Albertis mi è sempre piaciuto, nella sua follia di quando i ricchi facevano fare invece che limitarsi a comprare. E ricco, D'Albertis lo era, di famiglia: assaggiò il lavoro per qualche anno, poi alle venerabile età di 24 anni si ritirò a vita privata, si comprò la collina e fece costruire il castello. I passaggi segreti, che non sono affascinanti se non per il fatto di essere appunto stretti e segreti, li volle perchè un castello senza passaggi segreti non era un castello, e poi li usava per spaventare gli amici facendo buh. Come si conveniva alla sua epoca, in cui i criteri di classificazione non erano certo i nostri, D'Albertis raccolse nel castello una quantità di stili, suggestioni e esemplari di oggetti "rari" razziati qua e là - un ornitorinco impagliato, le piastrelle uguali a quelle dell'Alahambra, le alabarde europee e lo stemma ritoccato, la stufa napoletana nel Salotto turco, le armi asiatiche, la collana di conchiglie e la cassapanca sarda - e anche questo mi diverte, che volete farci?
Ma bellissima è la Mostra temporanea ospitata in questo periodo: si chiama L'anima della piccole cose e raccoglie oggetti d'uso delle varie popolazioni della Costa d'Avorio. L'allestimento è davvero pregevole, semplice semplice ma suggestivo e efficace: non ho segnato il nome di chi l'ha curato, ricordo solo che è genovese, e merita un plauso. Ci sono le belle forme dell'awalè - un gioco tattico-strategico dal valore simbolico, di cui il computer non è ancora riuscito a venire a capo - sospese tra le canne e ci sono le bellissima fionde - usate, ci dicono, per prendere i pipistrelli da cucinare in salsa di olio rosso di palma- sospese in una ragnatela di caucciù, ci sono i pettini maestosi e gli enormi cucchiai di legno, su cui avrei voluto saperne di più: venivano portati in dote e costituivano segno distintivo delle donne generose e ospitali e la guida ha accennato al loro significato magico, chè pare i cucchiai "si parlassero" fra loro.
Ma l'oggetto più tenero era un amuleto: una coppia distesa, fianco a fianco a formare un unico corpo, lei incinta con la sua pancina bella in rilievo.
Finita la visita, curiosato nei passaggi segreti e nella collezione etnografica stabile, succhi di frutta e menta erano pronti sul tavolo del bar, tutto ben messo e carino, con bicchieri in vetro, i tavolini con la tovaglia damascata nel giardino per sedersi un momento dopo le mille scale. Una di quelle cose, insomma, che ogni tanto ci fanno sentire confortati, ma allora anche qui si può.