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mercoledì, giugno 15, 2011

NUMERI E PERSONE


 
E così, abbiamo festeggiato, e con che gioia e sollievo. 
Se avete in mente l'allegro casino dei video dei festeggi romani, be', qui nella Città del Mugugno ci si è invece rallegrati in questo modo: in piazza, ma pochi per volta. Che alle 15 si lavora ancora, alle 16 qualcuno fa merenda, alle 17 forse arrivano tutti, alle 18 che gioia che gioia, alle 18.15 mi tocca di andare, alle 19 chi si fa l'aperitivo? 
Rigorosamente banditi strumenti e oggetti atti a produrre o amplificare rumore: c'è un furgoncino con le casse, ma la musica disturba il Festival di Poesia - che fa, a sua volta, musica per i fatti suoi dentro al palazzo. 
Un coro o due osano un canto, nessuno si unisce. 
Una ragazza urla "Abbiamo vinto, abbiamo vinto!", nessuno si unisce. 
Gira  focaccia in un cartoccio, un po' di sangria già finita alle 17, e non arriva altro.
Chi ha portato il pennarello per fare il proprio cartello ha dimenticato lo scotch e se lo appende sbilenco alla tracolla, così che si faccia fatica a leggerlo, non fosse mai che veniamo meno alla "giusta misura"; chi lancia timidi slogan presto s'azzittisce sotto le occhiate, partecipi ma mute, degli altri. 

Però ci si abbraccia, e si fotografa, e si ride e ci si congratula. E insomma alla fine va bene anche così, siam mica foresti con le loro usanze barbare e caciarose. 
E se ci fosse una nuvoletta dei pensieri come nei fumetti, su tutta la piazza campeggerebbe un gigantesco "Speriamo..." Speriamo che sia finita davvero, che il vento cambi sul serio, che sia solo la seconda vittoria su tante future, che non riescano a imbrogliare di nuovo le carte, che noi stessi o chi per noi non roviniamo tutto. Speriamo.

Ma per l'intanto, anche se i festeggi sono mosci, lasciamoceli godere ancora un po'. Magari raccogliendo le storie del poi, quelle che rimarranno nella memoria colletiva e quelle che spariranno fra poco in virtù del loro stesso grande numero. Come quelle di chi ha accompagnato a votare un vicino disabile, la vecchietta del piano sopra, il vecchio zio non-vedente, un genitore svanito: contento e orgoglioso di contribuire così alla battaglia, e al tempo stesso mortificato di dover "usare" chi avrebbe fatto a meno di muoversi. 
O le storie dei timidi che di colpo si sono fatti audaci per convincere il negoziante, il passeggero dell'autobus, il terribile parente. O chi, alla risposta via sms "Chi cazzo sei per dirmi cosa devo fare?" all'invito ad andare a votare, ha risposto "Ma come, hai perso il mio numero? sono Giovanni!". E ci piace pensare che il tipo sia ancora lì a chiedersi quale Giovanni si sia rivelato uno sporco comunista, ma ancora di più ci piace pensare che abbia creduto che a invitarlo al voto fosse un suo collega di qualche bieco partito, pronto a saltare sul carro dei vincitori.
Perchè la creatività, la fantasia e il divertimento sono stati la chiave di volta della costruzione di questa opposizione che sembrava persa e annichilita, e che si è ritrovata: ma questo lo stanno già dicendo tutti.
Quello che non dicono è che, vicino ai fantasiosi e alle loro goduriose creazioni sul web, c'è stato un altro sacco di gente che si è mobilitata in sordina, senza troppo parere: come l'ufficio postale che si è adoperato perchè il certificato elettorale di una mia amica, spedito da casa il giorno prima, le arrivasse in tempo per votare.
Io ho pensato alla "zona grigia" della Resistenza, la definizione con cui una parte della storiografia pur di sinistra definisce il pezzo di popolazione che mantenne la propria indifferenza verso ciò che stava accadendo. La zona grigia fu per un certo periodo oggetto di accese discussioni in casa nostra, non chiedetemi perchè: e io, che sostenevo la masochistica parzialità delle definizione, dicevo che probabilmente molte persone avevano fatto piccole cose che non erano mai apparse da nessuna parte , altro che indifferenza. Gli uffici postali, gli accompagnatori, i condividi di facebook... chi li ricorderà domani? 
Dentro a una percentuale le storie non ci sono.

lunedì, marzo 14, 2011

LA GRANDE FIFA

Vien da pensarlo malgrado l'ateismo. O forse, ancor di più proprio se si è atei, chè vien voglia di credere quella bella teoria - ormai dimenticata - sul pianeta Gaia e la sua capacità di difendersi e rigenerarsi "malgrado" gli esseri umani che, hai visto mai? magari sono in grado di interpretare un messaggio così puntuale.
Con la dovuta riluttanza a speculare su una tragedia tanto immane e non ancora conclusa, ma con il più ancor doveroso tentativo di evitarne altre, se possibile, non si può non riflettere sull'allarme nucleare di questi giorni, arrivato proprio nel mezzo della ripresa dei lavori della lobby nuclearista e, per noi, del dibattito sul referendum.
E con difficoltà, perchè i giornali della destra tuonano contro gli "ecologisti sciacalli", ma bisogna essere dei veri mascalzoni come il sindaco di Roma per lanciarsi in quel populismo becero che fa finta di non aver approvato il ritorno al nucleare dell'Italia per dichiarare:"Ah, ma tanto le centrali qui in Lazio mai, eravamo già d'accordo così." Le altre regioni, naturalmente, ringraziano. Magari mettiamole in Abruzzo, in Sicilia, in Irpinia, in Friuli...   Be', non merita una parola di più, ovviamente. 

Mentre merita che si ragioni su qualche aspetto fondamentale di questa vicenda: la prima, sottolineata anche dal pezzo sul Manifesto, è la più emotiva, quella che viene subito da pensare. Cinquantacinque centrali in un Pease altamente sismico, con una densità di popolazione altissima su un territorio circondato dal mare e grande (cioè piccolo) quanto l'Italia: è una vera sfida al destino, per la quale sarebbe bello inventare una nuova disciplina medica, la psicoetologia delle nazioni. Impossibile non pensare a una sorta di rivalsa, o di gigantesca rimozione, sull'aver subito le uniche due bombe atomiche di tutta la Storia. E per ora sembra che sia il destino, e non la rimozione - su cui sono state raccontate interessanti cose, come l'ostracismo dato agli eredi dei bombardamenti atomici -  a vincere.

Le considerazioni più razionali, invece, hanno al centro due punti: il primo è l'impossibilità di prevedere, e quindi garantire dal punto di vista della sicurezza, ogni possibile guaio possa accadere a una centrale. Uno degli incidenti accaduti in passato, mi pare Three Mile Island, si diceva sia stato provocato da un tecnico che, per verificare una fuga di gas, si avvicinò con una candela accesa. La realtà era meno semplice, senza dubbio, ma il cosiddetto errore umano fu determinante anche nel disastro di Chernobyl.  Che, come sa bene chi ha cancellato importanti documenti dal suo pc pur dopo ripetuti avvisi di "ma sei sicuro che vuoi eliminare il file?", non è mai del tutto controllabile.

Il secondo aspetto,  a ben vedere forse il più inquietante di tutti, è l'inattendibilità delle notizie in caso di incidente: tacque l'Unione Sovietica, tacquero gli Stati Uniti, e così fece la Gran Bretagna.  E ora il Giappone, pur con gli occhi del mondo puntati sul rischio, pare tener fede alla tradizione e non si sa cosa stia dicendo e cosa no. Lo denunciano esperti e scienziati, non i movimenti ecologisti. 
Ma anche se così non fosse, anche se ora il governo giapponese stesse dicendo tutta la verità, perchè sposare la causa di una fonte di energia che unisce un così alto rischio a una così ristretta conoscenza dei suoi meccanismi, della sue possibili ricadute, perfino dei suoi funzionamenti? 
Forse, per chi ne capisce, è bello sapersi fra gli eletti: ma dove c'è un gruppo ristretto di eletti c'è sempre anche un altro gruppo di più eletti ancora, che sa bene come manovrare la conoscenza per far aumentare i propri guadagni e il proprio potere. Poi arriva magari un Linux che glieli mette (un po') in crisi, e come fa? Allargando la conoscenza, facendo sì che ognuno più o meno sappia cosa sta succedendo e possa dir la sua.  
Le torri eoliche saranno bruttarelle, le lobbies economiche delle energie rinnovabili ormai ci saranno eccome: ma se mi cade sulla casa una torre eolica non ho bisogno dell'esperto per sapere (o più probabilmente non sapere) che avrò guai fino alla terza generazione, che mangerò insalata contaminata per mille anni, che mi conviene non respirare per qualche lustro. 
 
La campagna a favore del nucleare in Italia prosegue con mezzi leciti e illeciti, nonostante argomentazioni a dir poco folli, come quella dell'indipendenza energetica (pieni di uranio, qui da noi, neh?) e, purtroppo, è una campagna quasi bipartisan.  C'è anche gente di sinistra, a favore del nuclare: non si trova in bella compagnia, ma c'è.

Infine, l'ultima considerazione: quando agitano lo spauracchio del "tornare indietro", quando parlano di necessità delle centrali per far fronte al nostro fabbisogno energetico, un po' forse hanno ragione. Per costruire e far funzionare una centrale, in verità, occorre consumare tanta energia e risorse fossili da far venire il dubbio che sia economicamente sensato, ma come ho letto su un blog che non so più, "Un giorno penseranno che eravamo scemi, a spostare una tonnellata per trasportare settanta chili".

Eggià, appunto: il "nostro fabbisogno energetico" non è il nostro, è quello imposto e voluto da chi ci lucra sopra. E' quello che ci fa ammalare prima di essere in grado di salvarci, è quello che ci fa stare seduti tutta la giornata prima di diffondere le palestre a macchia d'olio, è quello che ci toglie le vitamine per darci gli integratori,  e via di seguito. Ci siamo abituati, a questo modo di vivere, che deprechiamo pur subendone il fascino: ma in tanti già stanno, stiamo, provando a cambiarne almeno alcuni aspetti. E non varrebbe la pena di sottoscrivere una possibilità di cambiamento più alta (e non necessariamente rinunciataria, anzi) per scongiurare definitivamente il rischio che comportano le centrali nucleari? 

Come fa notare Greenpeace, che ha lanciato un appello per accorpare le consultazioni elettorali, già ci sono i soldi che si sprecano per il referendum a giugno invece che insieme alle elezioni: "Con 400 milioni di euro si potrebbero istallare impianti eolici per dare energia a circa 200.000 famiglie italiane. Chiedi al Ministro Maroni di votare a maggio, favorendo la partecipazione democratica e risparmiando soldi pubblici."
Tanto per cominciare, neh?

lunedì, novembre 08, 2010

PENSIERO IMMEDIATO



 Il treno delle scorie radioattive dalla Francia alla Germania è passato, com'era prevedibile, nonostante le affollate proteste degli ambientalisti e  gli scontri con la polizia. Mi sono guardata il filmato, guardatelo anche voi se non l'avete ancora visto, chè già l'aspetto del carico non si può dire tranquillizzi. 

E un'osservazione sulla politica a favore del nucleare qui da noi sorge spontanea: ma ve li immaginate, questi treni in giro per la rete ferroviaria italiana? quella che viene bloccata da una mareggiata e dalle frane, quella che non controlla se stanno cedendo bulloni o binari, quella che sopprime i treni e fa casino con gli scambi? Quella dell'incidente di Viareggio?

Perchè si fa in fretta a sostenere belle posizioni teoriche, ma soprattutto in questo Paese la pratica è poi tutta un'altra storia...

martedì, novembre 03, 2009

NO NUKE


L'Urlo antinucleare mi è piaciuto assai, perciò copio paro paro la mail che mi arriva da Greenpeace.

Nel caso si riuscisse a riportare il nucleare in Italia, le bollette che l'Enel ci presenterà nel 2020 avrebbero costi stellari. Perciò – dopo le attività dei nostri volontari in tutta Italia - abbiamo lanciato la protesta anti-nucleare anche sul web, aprendo il gruppo Flickr "La bolletta nucleare non la voglio".
Dato il successo del gruppo, abbiamo deciso di indire un piccolo concorso per premiare le foto più belle ed efficaci. Fino al 20 novembre potrete votare la migliore “faccia anti-nucleare”, cliccando sulla foto prescelta e lasciando un commento per esprimere la vostra preferenza. In palio la maglietta “Nuclear emergency” e il dvd “Terra Reloaded”. Per partecipare al concorso basta scaricare la bolletta nucleare, scattarsi una foto e caricarla sul gruppo. Mettiamoci la faccia per dire NO al nucleare

martedì, settembre 22, 2009

E BRAVO BURLANDO...



...che si oppone al nucleare.
O, almeno (epperò speriamo non si fermi qui) al fatto che il governo possa imporre le proprie decisioni in materia senza neppure consulatre gli enti locali. "Cinque Regioni: Calabria, Toscana, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna hanno impugnato la legge e nelle prossime ore altre lo faranno" ci informa il Manifesto, aggiungendo che "Il governo ha fatto un errore di faciloneria. Si è fidato troppo della disattenzione delle ferie."

Infatti, "la legge 99 del 23 luglio 2009, su «Sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia», pubblicata il 31 luglio, poteva essere impugnata dalle Regioni entro due mesi. Trascorso il periodo, il governo avrebbe deciso in totale autonomia dove collocare le sue otto/dieci centrali nucleari, i famosi siti, oggetto di preoccupazioni dei cittadini."
Ci hanno pensato le organizzazioni ambientaliste - Legambiente, Greenpeace, WWF- a ricordare alle Regioni, con una letterina garbata, che i termini per presentare ricorso alla Corte Costituzionale stavano per scadere.
Essoncosechefannopiacere.
Come fa piacere che all'Onu il vertice sul clima, che precede quello che si terrà a Copenhagen in dicembre nel quale si dovrebbe arrivare a nuovi accordi, si sia aperto con interventi finalmente decisi . "Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon - ci dice republikit -ha ricordato che, anche se la conferenza di Copenaghen per accordarsi sul nuovo trattato è a dicembre, "i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici".
A parere di Ban un fallimento di Copenhagen sarebbe "moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada" perché, ha detto, "la storia potrebbe non offrirci un'occasione migliore di questa". Ban Ki-moon ha sottolineato che "abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori" causati dal surriscaldamento del pianeta."
Ovviamente anche Barak Obama, che ha fatto delle battaglie ecologiche un suo punto
di forza, non è stato da meno e, chissà, magari questa volta il summit potrebbe essere un po' più utile del solito.

Intanto, nel nostro piccolo, possiamo firmare
la petizione di Greenpeace.
E già che ci siamo, dalla home cliccare sul
video del riso OGM, fin divertente ma giustamente allarmante.

giovedì, giugno 04, 2009

EGGIA'


"Il presidente, in particolare, è soltanto un prestanome: non esercita in effetti il benchè minimo potere. E' sì scelto dal governo, ma le qualità che deve dimostrare non sono quelle tipiche del leader: la sua fondamentale qualità è saper provocare scandali. Per questa ragione, scegliere un presidente non è facile: bisogna poter scegliere una persona che sia in grado di provocare il furore della gente, ma che sia anche in grado di affascinarla. Il suo compito non è esercitare il potere, ma stornare l'attenzione della gente dal potere stesso."

Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti, 1979.

Se pensate sia solo un romanzo di fantascienza, guardate un po' qui cosa passa 'ntanto che noi si guarda i vizi privati delle pubbliche virtù.

giovedì, maggio 14, 2009

GRAZIE, NIMBY


E speriamo che duri, che le Regioni e gli organismi locali eventualmente interessati non si svendano a questo folle progetto nucleare. Le tre regioni "possibili" - almeno sulla carta - per gli insiediamenti delle centrali si sono infatti già pronunciate contro, ancor prima di ogni designazione ufficiale.
Dopo il terremoto in Abruzzo e i "sospetti" sui materiali impiegati per costruire, come si può ancora pensare che in Italia sia possibile, in questo clima di arraffa-arraffa e di il-più- furbo-piglia-tutto, costruire con le dovute norme un impianto ad altissimo rischio come una centrale nucleare? Tanto per afre un esempio, In Giappone, una delle centrali è ferma da due anni per danneggiamenti dovuti a fattori sismici: dov'è il vantaggio economico di questa operazione, in un Paese come il nostro, ad altissima densità abitativa e ad altrettanto rischio sismico? O si pensa che in analoga situazione, qui nessuno si sognerebbe di chiudere una centrale?

Ma il rischio vero non è nella costruzione delle centrali, che probabilmente non arriverà a compiersi o ad essere produttiva: come denuncia Legambiente, le centrali sono un pericolo per la democrazia, e qui si capisce di più anche tutto il casino sulla spazzatura di Napoli.
“La competenza delle amministrazioni regionali in materia d’energia è sancita dalla costituzione - insistono le due associazioni ambientaliste -. Ma alla concertazione e alla trasparenza il governo preferisce l’autoritarismo e il segreto militare, con il rischio quasi certo di far piombare il Paese in un ginepraio di conflitti sul territorio: esattamente il contrario di quello che occorre all’Italia per risollevarsi dalla crisi economica e per contrastare il cambiamento climatico. Persino nella nuclearissima Francia sono previste procedure ben più trasparenti e democratiche, mentre quello che si presenta qui con l'approvazione del testo di legge è quasi un "golpe nucleare" con l'idea di militarizzare il territorio per imporre un sistema energetico che - secondo Eurispes - la maggioranza degli italiani non vuole”. Legambiente non lo dice, ma da un "golpe energetico" a un golpe e basta, una volta che il territorio è militarizzato e magari ci hanno anche sbattuti fuori dalla Ue pur di non doversi più sorbire spiritosaggini e balle, il passo è brevissimo.

martedì, maggio 05, 2009

CATTIVE AZIONI


Si dice che l'economia sia una materia difficile e misteriosa, e senza dubbio dev'essere così per Enel, che usa gli introiti di Enel Green Power - la divisione che si occupa di energie rinnovabili e il cui reddito è triplo rispetto alla redditività generale del gruppo - per finanziare, indovinate? il nucleare. Già pesantemente indebitata (e chi paga il debito? ah-ah, giusto!) l'azienda nazionale dell'energia sta studiando di indebitarsi vieppiù, e si parla di miliardi di euro, per costruire i quattro reattori previsti dagli accordi con l'azienda francesa EDF.
E se vi sembra illogico che un'azienda venda la parte che rende per potersi lanciare in un'avventura rischiosa e incerta (come è oggi il nucleare: non è un caso che a capo della nazione capitalistica per eccellenza sia finito un Obama che tifa per le energie rinnovabili) non è perchè l'economia è una materia difficile, è perchè è davvero fortemente illogico. Ma, a suo modo - che non è il nostro - furbo.
Greenpeace ha commissionato uno studio in cui vengono esaminate cifre e possibli rientri dell'avventura nucleare: lo potete leggere in inglese tutt'intero o in sintesi se lo volete tradotto. E se il prof dell'Università di Greenwich che lo ha scritto ha ragione, avete presente quanti sono tren-ta-mi-liar-di di euro? Questa è la cifra che Enel impegnerebbe nei prossimi dieci anni per costruire centrali il cui funzionamento è previsto tra il 2015 e il 2020: come fa notare anche il rapporto, non è però improbabile che i termini di consegna slittino, in Italia. Mentre i soldi comincerebbero ad uscire da domani, in varie forme, ma sostanzialmente dalle nostre tasche.
E, con ironia poco fine e tutta nazionale, da quelle degli azionisti di Enel Green Power che, pur convinti di aver finanziato e incoraggiato il ricorso alle energie rinnovabili, si ritroveranno le loro quote vendute perchè Enel possa costruire le centrali. Peraltro antisismiche, è ovvio. Come l'edilizia dell'Aquila.

venerdì, aprile 03, 2009

UNA CENTRALE IN OGNI GIARDINO


Jeremy, non dovevi dirlo! Noi tutti contavamo sul fatto che i sostenitori italiani dell'atomo non se ne accorgessero - e forse non se ne accorgeranno ugualmente visto che non sono lettori de La Nuova Ecologia. Che riporta in questo numero la documentata opinione di Jeremy Rifkin, secondo cui la annunciata costruzione di centrali nucleari in Italia non avverrà mai.
Cioè che, com'era facile sospettare anche a prescindere dalle convinzioni in materia di energia, quello che il Gran Capo dei Buffoni vuole muovere sono solo i succosi appalti. E quello che sta dietro gli appalti ognuno se lo può immaginare.
"Scommetto che in Italia non ci sarà nessuna centrale nucleare" ha detto Rifkin agli studenti della Sapienza, in occasione dei dieci anni compiuti da Banca Etica. Secondo Rifkin infatti la quantità di energia che le centrali nucleari riescono a produrre è un'inezia: "Oggi in tutto il mondo sono presenti 430 centrali che realizzano solo il 5% dell'energia - spiega l'economista - quindi per poter arrivare ad avere un impatto sul clima (ridurre le emissioni di anidride carbonica) dovrebbero produrre il 20% dell'energia totale, ma questo significherebbe costruire tre centrali ogni trenta giorni per 10 anni, visto che ne sarebbero necessarie 2.000".
Inoltre, ha ricordato che "nel 2025 le scorte di uranio si esauriranno" e che "già non c'è abbastanza acqua per raffreddare i reattori, basti pensare che solo la Francia utilizza il 40% delle risorse idriche a questo scopo". Leggete anche
il resto dell'intervista - che merita e non è lungo.
E se credete che Rifkin sia di parte e magari poco serio dal punto di vista scientifico, potete sempre fare il confronto con la
mozione del PdL passata in Senato, in cui di fatto si nega l'esistenza del riscaldamento globale e di un'emergenza climatica.
Roba che in confronto l'accusare l'Onu di menzogna (l'Onu, eh, mica il vicino di casa...) e il farsi sgridare dalla Regina, diobono, sembrano segno di serietà.

giovedì, ottobre 23, 2008

GLI SQUALLORS


Be', certo, come non preoccuparsi, Pacefortissima, visto che l'ultima scuola in cui è entrata la polizia è stata la Diaz? Ma, per fortuna, oggi il cavabana si smentisce da sè: "Chi, io? mai detto, mai pensato." Un gioco vecchio, la cui forza sta nel non avere senso: come discutere una menzogna? Non si può, se ci pensate: non a caso innumerevoli giochini di logica si basano su strane popolazioni o individui che mentono sempre.
Perchè la menzogna alimenta se stessa e se ne strafotte della figura che fa,
l'importante è che serva a quel che deve servire, che qualcuno ci creda.
Il panorama è così squallido che anche il post su questo argomento si arena qui: alla democrazia difesa da La Russa e Alemanno non ci crediamo - sarà pensar male, ma viene il sospetto che il "diritto" di cui parlano lo rivendichino soprattutto per quei bravi guaglioni di destra che ultimamente hanno riscoperto la goduria dell'esserci, a spese altrui - e sprecare altre parole su Gelmini e i suoi riformini pare insensato.


Più bello, invece, far notare che non sono più solo quei pazzi degli ecologisti a sostenere che la riconversione energetica sulle fonti rinnovabili e i non sprechi fa bene anche all'economia, oltre che a noi tutti.
Da republikit, infatti:

"Secondo uno studio realizzato dall'Università di Berkeley, le politiche di efficienza energetica intraprese dalla California all'indomani dello shock petrolifero del 1977 nel giro di un trentennio hanno creato circa un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro a fronte dei 25mila persi. (...) In California una politica attenta che ha imposto standard di efficienza per edifici ed elettrodomestici tra i più alti del mondo, il livello dei consumi elettrici pro capite nell'ultimo trentennio è rimasto stabile, mentre nel resto degli Stati Uniti aumentava del 50%. Si calcola invece che se il consumo unitario avesse seguito la crescita media nazionale, la California avrebbe avuto bisogno di 24 nuove centrali di media potenza (500 MW). Avendo la possibilità di spendere meno in energia - si legge nella ricerca - i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi (...)"

Il modello economico che ne consegue non è rivoluzionario e forse neppure quel che si dice alternativo: si limita, di fatto, a creare nuove possibilità di lavoro e di spesa in un mondo altrimenti intasato.
Non è il modello che ci piace di più, certo che no: ma è un modello che può piacere perfino ai politici. Almeno a quelli in buona fede, che si vanno invece convincendo che "ohiohioohi, ormai abbiamo bisogno di nuove centrali."

E, come è successo al muraglione sotto casa mia, che hanno sbancato di alberi e popolazione animale per poi lasciarlo nelle stesse identiche condizioni di prima, ma senza l' equilibrio che invece si era creato nel tempo (e sono ricresciuti arbusti, erbacce e rumenta, ma ci nidificano pappagalli invece che passeri, e gazze e piccioni invece che merli - e topi, chè forse prima c'erano civette a tenerli a bada), il rischio concreto che tutte le manovre per le nuove centrali prendano il via senza produrre alcunchè se non i soldi che girano per gli appalti, pare sfuggire a molti.

martedì, ottobre 21, 2008

E OLTRETUTTO...


...tocca fare il tifo per Sarkozy e per quel già discutibile accordo - che prevede, pies, anche di aumentare la quota di biocarburanti, uno dei fattori della crisi alimentare e del rincaro dei prezzi del cibo - che va approvato in sede europea. Ma l'accordo contiene cose di buon senso e dall'altra parte ci sono, oltre a un tot di Stati sfigati della Ue, la prestagiacomo e il cavbanana, a piangersi addosso e a dire che noi ci abbiamo la crisi. E la prestagiacomo, che forse con i numeri piccolissimi delle pari opportunità poteva ancora cavarsela ma se si tratta di far due conti realistici no, ha la faccia marcia di sostenere che l'accordo non è stato discusso, mentre il cavbanana rivela il suo pensiero sulla visione del mondo dichiarando che "noi" non possiamo "fare i donchisciotte". Improvvisamente, la crisi finanziaria da cui l'Italia fino a ieri era pressochè risparmiata (grazie all'arretratezza dei suoi sistemi, anche se questo non lo diceva nessuno, e ben venga essere arretrati, di questi tempi) diventa pesantissima per l'industria italiana in particolare, che sostiene di non essere in grado di sostenere i costi per dimunire i rischi del cambiamento climatico. E questo in un Paese, come il nostro, che dove non è costa franosa è slavine e smottamenti, dove non è palude risanata è terra strappata al mare, dove non è siccità è alluvione e via di questo passo, in miliardi di contributi erogati per calamità "naturali" di ogni tipo: e ciò non solo per le caratteristiche fisiche dell' Italia, ma soprattutto per la politica di incuria e distruzione dei governi. Governi che, ribadiamolo per chi si confonde, sono stati democristiani per trent'anni- trenta. e ci sembravano già il peggio, e non erano.

In questo momento, l'ho già detto, gli attivisti di Greenpeace si stanno impegnando nella campagna contro il ritorno alle fonti energetiche non rinnovabili e fortemente inquinanti, come il carbone: fa piacere sapere che la loro azione in Sardegna è stata interrotta in seguito agli impegni presi dall'Assessore Regionale all'Ambiente, che ha dichiarato di voler allineare la Regione esattamente a quell'accordo UE osteggiato dal governo. Incrociamo le dita e segniamo questa vittoria vicino a quella ottenuta in Slovacchia, dove il Ministro dell'Ambiente ha richiesto la valutazione di impatto ambientale per la centrale nucleare - obsoleta e pericolosa - che vorrebbe costruire l'Enel: sempre quell'Enel lì, quella che ci dicono di comprare le azioni. Tanto, a noi checci frega dei slovacchi, siam mica donchisciotte...

venerdì, luglio 25, 2008

E SE LO DICE LUI....



Come ben sappiamo noi genovesi, di Scarrjola ci si può fidare, sissì.

E se dice che gli incidenti nucleari in Francia sono ben poca cosa, sicuramente dirà il vero.

Perchè fu lui, il ministro del G8. il ministro di Bolzaneto e nella Diaz, a pronunciare questa frase:«Ci vuole una Maastricht per la giustizia contro la Babele che vede l' Italia al livello più basso nella tutela dei diritti fondamentali del cittadino». Ovviamente prima di essere ministro, quando il garantismo lo invocava per sè e i suoi amici.

E fu sempre lui che, dice Wikipedia, affermò "...fui costretto a dare ordine di sparare..." riferendosi naturalmente ai fatti del G8 e quando Agnoletto ne chiese le dimissioni in seguito a questa frase compromettente, la smentì dicendo
che la dichiarazione non era "non del tutto propria sotto il profilo giuridico e approssimativa se estrapolata dal contesto" .

Un uomo, una coerenza, una garanzia di veridicità.