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venerdì, agosto 06, 2010

PRESENTI E ASSENTI



In "Comma 22" - che consiglio a chiunque di leggere, senza lasciarsi scoraggiare dal film - uno degli straordinari personaggi è il Maggiore Maggiori. Non ci si può ricordare cosa fa il Maggiore Maggiori, perchè la sua specialità è quella di non esserci: il Maggiore (qualifica) Maggiori (nome proprio), infatti, riceve i soldati solo quando lui non c'è.
Mi sono sentita il Maggiore Maggiori quando, aprendo il blog dopo lunga assenza e controllando, così tanto per fare, gli accessi e le presenze, ho scoperto che proprio in uno dei giorni di questo periodo il numero di visitatori del mio blog ha battuto - cheddico, doppiato e triplicato! - ogni precedente record.
Apparentemente, senza nessuna ragione: ma anche se una ragione ci fosse, ovviamente non la saprò mai.


Non mi resta perciò che tornare al mio punto di partenza, all'incipit originale: a grande e pressante richiesta dei miei lettori (due su due), questo blog riprende. Accantonando per il momento la tentazione di dichiararlo chiuso, kaputt, finito, faccio i conti con l'atroce Morbo del Blogger, quello di non sapere cosa scrivere dopo un periodo di assenza: ma già questo sarebbe un bell'argomento, chè le esitazioni che così spesso portano alla morte per inedia dei blog si potrebbero analizzare e studiare per definire l'essenza del blog
istesso in quanto precipuamente blog. Che è, almeno teoricamente, immortale e immarcescibile, eppure raccoglie l'effimero più spinto, la narrazione di momenti privati che - e questo secondo me è il dato più curioso, a meno che altri non mi smentiscano - non viene mai riletta neppure dagli autori.
Uh, ci si potrebbe filosofare per ore, ma vi risparmio. Fatto sta che da quando la Comune-ty si è fatto dissolta senza senza un lamento, gnanca un plissè ( come forse sarebbe stato logico prevedere ma come io credo tutti speravamo che potesse non accadere) noi blogger rimasti attivi ci sentiamo un po' troppo alle prese con la nostra singola individualità. Non che siano, una per l'altra, individualità da poco, anzi.
Ma, forse non solo a me, a volte viene un po' il dubbio se ciò che vorremmo dire qui sopra può interessare chi ci legge, ora che non si è più certi dello zoccolo duro di riferimento. Chi mai, pies, potrà appassionarsi al modo per ottenere un hamburger morbido, con chi posso fare polemica sulla martavincenzi (a favore, nonostante), a chi esternare i miei ponderati e ponderosi pareri politici?
Partescherzi, che ci sono alcuni lettori attuali, usuali, lo so: alcuni, anonimi e non, mi lasciano qualche commento, altri sono soprattutto o sempre silenti, e a tutti loro penso quando scrivo, contenta e grata che ci siano. Ma insomma, manca un po' di feedback per rendere più movimentate le cose, che già di loro tendono al piatto - be', lo so, è anche agosto, oltretutto.

Perciò adesso posto la foto di questo bellissimo mezzo di trasporto - e intanto smetto di far la lagna, neh? - annunciando che vorrò provarlo durante la mia vacanzina a Thun, Sguizzera (come dice Achille, il bradipo star) , insieme alla caccia al tesoro turistica e alla visita alle grotte/cascate. Le vacanze demenziali mi piacciono un sacco, a me.
E noto di seguito che leggendo il Manifesto ho potuto sentirmi per un attimo Maria Antonietta: me lo ha permesso la mia dieta, che da due mesi ha cancellato il grano dalla mia vita. Senza peraltro cancellare i chili che dicevano essere correlati. Perciò, per quanto mi riguarda, che speculino pure ( e sia detto a dimostrazione di quanto le diete possano rendere cattivo un essere umano).
Nel frattempo, non manco di usare la dieta stessa come spunto per le mie riflessioni a pera, che vi regalo: nella speranza di arrivare a Thun come taglia singola e non doppia, in quest'ultima settimana ho eliminato (su indicazione della dietista) tutti i carboidrati e gli zuccheri.
E ho così potuto constatare la fondatezza di quanto avevo letto una volta in un saggio storico: nel passato, diceva questo libro che non so più quale, la gente definiva "carestia" lo stato in cui scarseggiava il necessario per fare il pane, indipendentemente da quali altri cibi erano a disposizione.
Non si parla delle grandi carestie, ovviamente, in cui davvero non c'era nulla da mangiare: ma molte delle carestie che si sono succedute nei secoli erano appunto, "mancanza di pane" e non carenza assoluta di cibo. Questa tesi mi era sempre sembrata un po' strana ed opinabile: dopotutto, perfino un lombardo (" ... con una voglia di pasta col pane che riempia, magari, un bidet" , cantava Jannacci ) se ha a disposizione altre cose, del pane può fare a meno. Non è così: o meglio, sembra di poter sopportare la privazione finchè qualche cereale o zucchero , in un modo o nell'altro, lo si assume. Ma nutrirsi di sole proteine e verdure... ecco, ora non ho dubbi che fosse considerato "carestia". E credo che a uno qualsiasi dei nostri trisnonni sembreremmo tutti scemi noi, che ce la autoinfiliggiamo.

Ditelo, che sentivate la mancanza dei miei post dipaloinfrasca...

venerdì, dicembre 18, 2009

SILENT NIGHT


Questo è il post numero 900. che era più bello se era il mille, ma anche così fa la sua figura.
Peccato che nel frattempo gli altri blog si siano persi per strada, o si stiano perdendo. Parlo ovviamente dei blog della comune-ty, che erano lo zoccolo duro dei nostri lettori/scrittori: prima - in un imprecisato "prima" che è andato scìvolando via - i blog erano l'appuntamento del mattino. Ed era bello, non credo solo per me, il confronto e il racconto, il pensare e l'immaginare, il provocare e il discutere che ogni mattina arrivavano, da uno o dall'altro blog, ma più spesso da tutti.
Tutt'altra cosa rispetto allo scarno dire e informare di quel facciabuco che mi tocca difendere nonostante lo trovi sempre più superficiale e sciocco, esattamente come l'uso che fa della parola e del concetto di amicizia (e ciò non toglie che facciabuco possa essere utile e, a volte, gradevole, sia chiaro).
Ma insomma ogni cosa ha il suo fine e la sua fine e non serve caragnarci su, anche se - mi piace notarlo - credo che i blog della comune-ty fossero particolari pur nel variegato universo internettiano: per quanto ho visto io, solitamente c'è un blog di riferimento e una corte di lettori commentanti, non una corte di bloggers alla pari.
Altro giro, altro capitolo, e chissà cosa salterà fuori e chi rimarrà affezionato al blog: certo, è dura scrivere - checchè se ne dica - senza sapere se si hanno lettori. E poi, e questo è più importante, c'è un ben più grande silenzio che ci sta avvolgendo, è il silenzio della politica. Mentre avanzano soggetti come il popolo viola, come i bloggers imbavagliati, mentre gli alternativi della decrescita e dei nuovi modelli si inventano - giustamente e intelligentemente - iniziative diverse che passano con disinvoltura dalla realtà virtuale alla realtà reale, cercando un senso in questo universo di bit che sia ancora umano, noi che siamo "davvero di sinistra" sembriamo persi. Come la talpa del famoso gioco, ogni tanto facciamo velocemente capolino solo per schivare il martello, almeno finchè riusciamo a schivarlo, poi eccoci rituffati nel privato più assoluto. Ognuno, e vale per la comune-ty e penso anche per molti altri, ci ha tutti i suoi buoni motivi, e soprattutto non si sa cosa fare e come farlo. io, per esempio, già da un bel po' mi accontento dei titoli, e faccio già fatica a reggere quelli: non voglio neppure saperlo, che nel paese in cui vivo si sta parlando di proibire i fischi in manifestazione. Ma questo Natale che è partito in sordina e ha viaggiato in scatoloni guarniti di festoni per essere subito individuati nel trasloco, si è oggi tutto dipinto di bianco con una nevicata metodica e inesorabile come da tempo non se ne vedevano.
E qui nella Casa nella Rocca c'è un sacco di cielo con dentro monti con la neve, e vialetti e aiole e pergolati e giardini segreti che in questo momento risplendono quieti, senza neppure un'impronta nè d'uomo nè di ruota.
E così si vive schizoidi, ignorando le minacce sempre più pesanti alla nostra libertà, in nome del sacrosanto diritto a un pochino di gioia e di piacere puramente estetico o, se volete, sentimentale.
Questo silenzio bianco di una notte di gelo è il silenzio che ci piace.

mercoledì, luglio 22, 2009

DI CORAGGIO E CONFUSIONE

Ah-ah, ora è dopocena e non è neanche giovedì. se avete cominciato a leggere da qui, andate al post precedente e tenete conto della rettifica, che io ho appreso con piacere.


Così adesso posso raccontare questo nanetto quale contributo al dibattito.

A un recente presidio, e non dirò quale perchè è ora che si torni a un po' di sana vigilanza, mi è capitato di trovarmi davanti a una macchina che voleva passare, a dispetto della manifestazione. Mi sono girata e, ecco, ero al centro della strada, in primissima fila davanti a un tipo isterico che, motore acceso, voleva passare a tutti i costi. Il tipo è risalito in macchina mentre io mi accorgevo di essere lì, mi ha guardato di brutto come a dire "togliti". E ha accelerato. Io sono rimasta lì.
Be', non avevo sacchetti e lui non era un blindato, così non stavo facendo un figurone, ero solo incazzata. Che se c'è una cosa che mi dà sui nervi è la prepotenza, la protervia, e ho reagito istintivamente. Gli ho anche detto "ammazzami!", ma data sì la mia scarsità di voce di questo periodo non ho proprio ottenuto un effetto di sfida, perchè lui ha detto "Eh?" e mi è toccato ripeterglielo. Il che ha sciupato un po' il tutto, ma non il mio incazzo, anzi. Poi, ovvio, è arrivato qualche compagno a dirmi " ma dài, ma vabbe', vieni via, facciamolo passare...." e mi sono fatta un pochino pregare, giusto per tenere fermo il becero ancora un po'. Il clou del nanetto è quell'accelerata, già. Non era intelligente star lì, era una stupida sfida, anche se non molto rischiosa: ma in quel'attimo ho pensato che ormai potevo anche permettermi quel rischio. Cinque anni fa non l'avrei fatto, trent'anni fa l'avrei fatto anche un po' di più.

Così, capisco la posizione dell'amicae. :ma noto, come prima cosa, che almeno un po' di menefreghismo autodistruttivo ci vuole, per quel tipo di coraggio. Chiamamolo conflitto con il mondo, chiamamolo mancanza o diminuzione del senso di responsabilità o delle responsabilità stesse, chiamiamolo motivazioni interne quali che siano: ma un papà di figli piccoli, per esempio, io credo che difficilmente si sarebbe trovato al posto di Carlo Giuliani, e fors'anche al mio.

A riprova, il gipunto dice che quel venerdì di G8 non c'era: per scelta, per non offrire pretesti, per non fare da esca alle provocazioni. Il gipunto era uno dei tanti che quel giorno avevano scelto, come me, di non andare per precise, e sensate, motivazioni politiche. Si era però ormai in troppi perchè l'organizzazione potesse funzionare sui distinguo.

Parentesi: secondo me, si era in troppi perchè qualsiasi organizzazione che non avesse una rigida disciplina - qual è per definizione, Il Movimento - potesse funzionare. Non difendo Agnoletto e tantomeno Casarino su cui ho più seri dubbi, ma ritenerli responsabili di quanto è successo mi pare una vergogna storica, un cedere alle subdole insinuazioni di chi in questo modo è riuscito a far passare una logica di automartellamento sui coglioni che anche da lì ha avuto inizio. Non ci sta, nella logica di nessuna formazione "a sinistra" che di fronte alle cariche della polizia si consideri responsabile chi ha organizzato la manifestazione. Fine parentesi.

Allora, sicuramente non era la scelta più intelligente essere in corteo il venerdì, anche se di fronte al casino che man mano prendeva forma, credo che non ci fu uno di noi che non pensasse di avere sbagliato, che bisognava invece essere lì, in mezzo al casino. Per pura solidarietà e testimonianza e rabbia, e non per intelligenza politica.
Però, ecco, non c'eravamo: e allora, forse è questa anche l'intelligenza che serve. I distinguo a monte, lo spirito critico, la voglia di fare i distinguo e di ragionarci su. E non dò torto alla Nessie, quindi. Anzi.


Sempre allo stesso presidio di cui sopra, quando sono arrivata c'erano i fumogeni colorati, i centri sociali con il casco, la polizia di fronte: qualcuno diceva che la polizia era anche tutta più in giù, in assetto antisommossa, tanta. Non sono scappata, ma prima di unirmi al presidio ho aspettato di vedere come poteva andare: che rischiare botte per far dire al tiggì che una banda di facinorosi aveva provocato disastri e guai, no, adesso non ci sto. Non so mai se è giusto o sbagliato, chè a volte può essere l'uno e altre volte l'altro, così mi affido all'istinto. Magari anche all'istinto di sopravvivenza. Infine, i centri sociali - ma non solo loro - hanno ottenuto il loro corteino, gli altri hanno mantenuto il sit-in e tutto sommato è stato bello e giusto così: mostrarsi un po' i denti, se si cerca poi di far andare tutto liscio da entrambe le parti, serve a ricordarci chi siamo.
Serve anche a ricordarci che siamo coraggiosi, e insieme sensati. Non è poco, di questi tempi.
Perchè, e concordo in pieno con un rarissimo commento del KGgB, che riprende il tuttora validissimo concetto secondo cui è meglio un compagno vivo di un eroe morto, il coraggio di essere ai presìdi, alle fiaccolate, alle manifestazioni, per ora qui non è ancora coraggio fisico, ma è pur sempre il coraggio di mantenere valori ed opinioni che sembrano obsoleti, che non sono più "trendy".
Anche questo coraggio non è affatto disprezzabile, non è così facile come sembra e non lo è specialmente per i più giovani ei loro ormoni e le loro confusioni, ma, bisogna pur ammetterlo, non diventa più incisivo se si fa il giro del palazzo in corteo.

Io credo che il coraggio, quello più vero e sensato, al G8 del 2001 l'abbiamo avuto tutti il giorno dopo, quando abbiamo fatto tutti la manifestazione più pericolosa, annunciata come tale, percepita come tale, subito dimostratasi tale: e siamo rimasti lì, con il coraggio di stringere i cordoni, di non far entrare i black block, con il coraggio di resistere in modo soprattutto pacifico, ma anche il coraggio di scappare e di aiutare altri a farlo. Questo mi pare il coraggio importante: non il gesto del singolo, ma la resistenza di massa.

Così, amicae., credo che se io fossi vicino a te e tu stessi tirando su un estintore, ti darei un calcio sulle mani per fartelo cadere: magari ti sparerebbero lo stesso, ma magari no. e se sì, avrebbero meno pretesti per dire che è stata tutta colpa tua.


Non sta a noi, e meno ancora a chi l'ha ucciso, esprimere un giudizio su Carlo Giuliani: io credo che avremmo preferito saperlo un compagno tosto e convinto, non uno con il costume da bagno, e credo che avremmo preferito saperlo senza quel cazzo di estintore, che tanto fiato ha dato a chi voluto stravolgere la Storia. Ma così non è, e lo ricordiamo per quello che era, senza tacerne più di tanto le debolezze e, appunto, le confusioni. Non ne abbiamo fatto un martire, è un martire: furbo o sciocco che fosse e che sia stato, non si uccide un ragazzo "armato" di un estintore, neppure per (il)legittima difesa, soprattutto se sei un tutore della legge. ma questo è ovvio, o dovrebbe esserlo.


Da qui, però, possiamo partire per cercare di ragionare su ciò che facciamo noi stessi, e non solo quando si tratta di politica: razionaloni sempre no, ma anche sempre di pancia e di impulsi non fa mica bene. Chè il coraggio è di tanti tipi, ma quasi mai il coraggio vero è quello più vistoso: quello è adrenalina, incazzo, risposta più o meno atavica e darwiniana. che a volte ci vuole e a volte no, ed e è una bella scommessa distinguere.

Ma il coraggio più importante a me sembra quello fatto di qualità apparentemente opposte, ad esempio di pazienza e ostinazione e continuità, e coerenza con se stessi.

giovedì, luglio 16, 2009

GIORNATA STORTA


oggi, tutt'intorno era giovedì, ma per buona parte della comune-ty (e dintorni) era venerdì.
Infatti, questo mese venerdì 17 è caduto di giovedì, come ha anche dimostrato napolitano agli immigrati, e a noi tutti.
ma per fortuna poi c'è il sabato.
o almeno speriamo.

domenica, febbraio 15, 2009

E, INFINE


Scusatemi tutti se a) intervengo ancora su questo argomento b)non vado indietro a rileggermi il dibattito in tutte le sue fasi.
Sarà perciò possibile che a) annoi qualcuno b) dimentichi qualcosa, ma appunto perdonatemi a monte.


Che ci ho da fare un paio di considerazioni, tipo a), b) e c) che sono già tre, ma fors'anche diventeranno quattro. E poi basta, giurin giurella.

A) la Talpa c'ha ragione, io non casso nessuno che non sia a) un nemico di classe b) un comprovato figlio di, ma tanto. Nella mia vita ho odiato una sola persona, figuriamoci se posso scatenarmi contro la Talpa, che il massimo che fa - e, devo dire, con me in termini più che accettabili e spesso di gentil pensieri - è mandare qualche mail ed esagerare nella lunghezza dei commenti.

Anche non fosse così, mi pare un assoluto controsenso stare su internetto e poi dire a qualcuno "sparisci": ed è un bel po' che il problema di frequentarsi in altro modo non si pone neppure, da nessuna delle due parti, no?

D'altro canto, credo che il brother abbia, nei commenti, fatto del suo meglio per spiegare alla Talpa il significato di "mollaci" e che questi invece insista nel non capirlo, attirandosi vieppiù sbuffi o peggio. Ma, per quanto la pedanteria e la puntigliosità urtino anche me, devo dire che essere processati pubblicamente a distanza di mesi dai fatti con un pretesto del tutto gratuito, non contribuisce a migliorare il carattere e l'appeal di nessuno.


B) la Questione Etica, ammesso che di questo si tratti, mi pare molto ben riassunta
dal brother che accenna anche a quello che a me sembra un punto importante: e cioè che nel caso specifico motore dell'indignazione sembra essere più l'antipatia che l'etica. Mi sembra infatti che noi tutti si trascurino casi analoghi presenti nei dintorni della comune-ty (o fors'anche al suo interno) in cui nessuno si è sognato di indignarsi allo stesso modo. Attenzione, ho detto analoghi e non uguali, e ammetto che le differenze contino: ma mi pare brutto e strumentale che si passi dalla reazione positiva per alcuni allo scandalo più feroce per altri. Ecchecazzo, un po' di misura e di equità...

C) La Compagna fa mille considerazioni interessanti e intelligenti, che dimostrano quanto poco fosse sprovveduta: o meglio, quanto lo siamo tutte/i in determinati casi, indipendentemente dai sei mesi prima o i sei mesi dopo i diciott'anni. Ammette, com'è abbastanza ovvio, che la "garanzia" della Comune-ty abbia influito, in positivo, sulla storia così tanto in questione oggi.
Ma non è questo il punto: il punto è se la Talpa se ne sia "approfittato". Se, come dice l'amicae., se ne sia servito per "intortare" la Compagna: io credo che questo sia un ragionamento che, fatto a posteriori e a freddo, serve solo a sminuire l'intelligenza della Compagna più ancora che l'etica della Talpa, e che contraddice in pieno mille discorsi di rivendicazione fenmninile/sta della propria sessualità etc etc che non credo di dover riassumere qui.
Da quando la minorità anagrafica conta così tanto in questo senso? Scusate se ribollo, ma appartengo a quella fortunata generazione per cui amore e sesso contavano in sè e, una volta superata la soglia della pedofilia, non esisteva scandalo. Nè rotule spezzate. Non che sia facile, neppure per me, attenersi sempre a questo principio: ma credo che sia sano ricordarselo.

E, comunque, credo che se ci si pone il problema di non intortare i più giovani fra noi, si debba porselo in modo globale: che spesso le fate madrine corrono il rischio di condizionare la vita altrui ben di più dei Barbablù, come insegnano le fiabe con le loro scarpette perse all'ora che vuole la madrina, mentre Barbablù fa una brutta fine senza bisogno di interventi esterni, basta una tipa un po' più furba.

D) perchè mi sto rompendo le balle perfino io che scrivo, e quindi mi immagino voi. Ma perchè la cosa più importante mi pare questa: la discussione sulla comune-ty, sui suoi valori, sulla sua labile ma precisa appartenza e il suo comportamento, è divergentemente geniale, com'è ovvio, e potrebbe continuare ben oltre il casus belli.
E ci voleva, prova ne sia il brother stanato che ha fatto così piacere a tutti noi leggere, finalmente.

Ma, mi chiedo: a proposito di valori, siamo sicuri che tirar fuori dal cappello, a freddo e senza provocazione, un "nemico" contro cui coalizzarsi, sia una bella cosa?
Io sono sicura di no, e anche per questo mi sono dissociata con decisione, e l'avrei fatto anche se il mio giudizio nei confronti dell'operato della Talpa (o della sua simpatia, o del suo cane, o del suo calzino) fosse ben più feroce di quello che è.

Io non ci sto, a dimostrare che siamo uniti "contro"; anche se il contro è contro così così, o con i distinguo o con il se fossi. Il capro espiatorio, per quanti torti possa avere, non mi piace come figura, meno che meno se io sto dall'altra parte.
E le caccabombe, amicae., possono essere divertenti, provocatorie, azzeccate, forse perfino giustificabili: ma, come dice il loro nome, difficile poi evitarne gli schizzi.


Certo, magari ideologizzo troppo, e d'altronde concordo con tutti che è è ormai l'ora di chiudere questo peregrino dibattito: ma secondo me dovremmo pensarci, non credete? Che è così facile scivolare dalla parte sbagliata, di questi tempi..
.

giovedì, febbraio 12, 2009

ONLY FOR COMUNE-TY 2 (o 3, o 4, chissà)


Ecco, mi sento chiamata in causa.
Lo so che dovrei starmene fuori, ma non mi piace avvallare anche solo con il silenzio cose che non penso.
E qui è stata tirata in ballo la Comune-ty tutta, con un attacco a un blogger che io non mi sento di condividere.
Anche se all'epoca dei fatti, lo confesso, non ero tanto lontana dalla posizione che l'amicae. esprime oggi - con una scelta dei tempi che trovo totalmente incomprensibile, peraltro, ma forse questo l'è minga impurtant - e anche se qualche scrupolo o dubbio l'ho avuto anch'io: chè se l'istinto di protezione scatta all'età dell'amicae., tanto più scatta alla mia, e in qualche modo allora pareva di aver fatto cosa discutibile.
Perchè la Comune-ty, ci sembrava, era una specie di passaporto, di garanzia: e, all'epoca dei fatti - allora, lo ripeto - fra noi ci fu qualcuno, e io fra quelli, a cui sembrò che della "garanzia" si fosse in qualche modo abusato.
Poi, e qui parlo solo per me, il parere di altri della Comune-ty mi fece pensare che, dopotutto, era l'sitinto di protezione ad essere mal riposto, e quindi il problema mal posto.
Che si faceva un torto alla Compagna ancorchè minorenne nel considerarla una sorta di preda inerme e che, dopotutto, se di sbaglio si fosse trattato, di sbagli a quell'età ne abbiamo fatti tutti e a tutti siamo tutti sopravvissuti. Il passare del tempo mi convinse vieppiù che questa era l'unica posizione sensata: non ci furono drammi oltre la norma (e forse non ci furono affatto, non so) e non mi permetto mai, per principio, di giudicare robe quali l'eleganza, lo stile e l'opportunità di una storia, ben sapendo che i criteri sono quanto mai soggettivi. E, in ogni caso, ne sapevo e ne so troppo poco, per scelta e per distanza dagli interessati.
Fin qui l'antefatto, che narro perchè l'amicae. non possa pensarmi a mo' di banderuola: ci fu un pensiero, una riflessione e un cambiamento di pensiero.
Ergo, oggi non mi sento per nulla di sottoscrivere una "voglia di allontanamento" della Talpa dalla Comune-ty: sosterrei questa posizione solo se fosse la Compagna a chiederlo, ma non mi pare sia questo il caso.
D'altro canto, essendo la Comune-ty un concetto molto forte nei fatti ma labile nella sua definizione, noto che per alcuni la Talpa è ancora "nella" Comune-ty e per altri nei dintorni; così come noto che persone di cui si sono perse le tracce ormai da mesi, e altre per le quali l'assenza è databile in anni, continuano a figurare a pieno titolo dentro la Comune-ty. E questa, che sembra una nota a margine, mi pare invece che connoti e dimostri come non si possa - nè d'altra parte si voglia - allontanare qualcuno da un qualcosa che trae buona parte della sua esistenza proprio dall'essere fluido e magmatico.

Detto ciò, il motivo che mi spinge a scrivere questo post non è il desidero di schierarmi (sto cercando accuratamente di evitarlo, si capisce?), è che me questo modo di usare lo spazio dei blog mi pare davvero brutto. Forse sono io a non capire, ma nel commento iniziale della Talpa non vedo nulla che potesse sembrare così perniciosamente letale: anzi, se ho capito bene quello che voleva dire (la chiarezza non è la tua virtù principale, Talpa) sono d'accordo con il commento istesso.
Che del resto figura su milioni di magliette del Che, quel "bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza": e si può imputare alla Talpa il non aver capito che lanessie diceva la stessa cosa, o anche un vizio di sfiducia sia nei confronti altrui che nei propri che lo porta ad essere spesso eccessivamente didattico, per non dir pedante.
Ma tutto ciò, a mio parere, non giustifica la reazione dell'amicae., che oltretutto coinvolge terze persone senza che ve ne sia necessità alcuna ( e se invece mi sbaglio e la necessità sembrava all'amicae. che ci fosse, tanto più grave è sbatterla fra i commenti a un post che non c'entra nulla).

Io non credo alla politica del "buttar fuori tutto", sempre e comunque: credo che spesso faccia bene a noi stessi e agli altri dimenticarci una buona parte dei rancori, sia che li abbiamo coltivati a torto o a ragione: perchè vigliare perchè un'ingiustizia, uno sbaglio, un danno non si ripetano (e parlo in generale, senza riferimenti al caso specifico, ma comunque) non è la stessa cosa che sbattere in faccia agli altri i sassolini di cui si sono resi colpevoli a nostro insindacabile giudizio.
Si può sopravvivere con qualche sassolino nella scarpa e anzi a volte si vive anche meglio: perchè la concordia, intelligente e critica, è meglio della discordia, e scusate se non è un pensiero originale.
Però è un pensiero vero: chi mi conosce sa che non sono una di quelle persone che cercano di andare d'accordo con tutti, e anche questo post lo dimostra, ma allo stesso modo cerco di non litigare con nessuno, così come cerco di trovare ciò che di buono una persona può portare a me e alla mia piccola collettività, o a quella più grande. Qui il discorso si farebbe lungo e complesso, nè io voglio pormi a modello.

Ma credo che la tolleranza che chiediamo agli "altri" - chiesa, forzaitalioti, omofobi e compagnia bella - dobbiamo anche imparare a metterla in pratica nella nostra vita. Perchè le persone non sono mai tutte belle o tutte brutte, nè si comportano in modo sempre giusto o sempre sbagliato: Dario Fo ha rischiato di essere un repubblichino e ne è sfuggito per caso, non per coscienza politica. E alla Franca Rame credo ne abbia fatte passare di belle: però è Dario Fo, e nessuno credo che potrebbe sostenere che per queste cose non si meritava il nobel, o che sia meno compagno o meno bravo. E perchè, più banalmente e quotidianamente, se diventiamo noi stessi la cruna dell'ago da cui deve passare il mondo, il nostro mondo rischierà di essere ben piccolo e povero, alla fine.
La maestra nessie ha gestito bene la situazione, mettendo fine a un litigio che non doveva neppure iniziare, almeno lì dov'era, e non voglio certo riaprire nè litigio nè polemica: ma credo che l'amicae. sappia e possa fare ben di meglio con la sua testa e la sua tastiera - per esempio il suo blog, di cui si sente la mancanza - che togliersi sassolini.

giovedì, gennaio 15, 2009

UN CIDI PIENO DI PAROLE SILENZIOSE


Allora c'era questo regalo qui, a Natale, che quatto quatto stava sotto l'albero per tutti i comunetary: una selezione di "nuove" canzoni da imparare, testi  e musica, per cantarle poi tutti insieme. 
C'è dentro Celestini con qualche pezzo fra i suoi più belli, c'è Angel Parra che ancora pochi comunetary conoscono, c'è Sergio Endrigo e c'è Bertelli (con la stupenda Aqua) e ci sono dei classiconi come "Buttiamo a mare le basi americane". Il KGgB lo ha reso ricco, il suo dono, e piacevole anche perchè il genere dei pezzi è vario: e molto ci sarebbe da dire sul fatto che canzoni di ormai quarant'anni fa sono ancora tragicamente attuali, come "Da questo autunno giorno per giorno" che dice:
"Si muore soltanto per lo sfruttamento
che diventa ogni giorno più pesante: 
se con impianti vecchi hai ritmi più duri
non sono incidenti sono delitti."

Ma queste tante cose da dire rischierebbero di essere tristi e un po' retoriche, perciò mi piace di più, passata la confusione delle feste, raccogliere il messaggio implicito del regalo del KGgB e sottolinearlo. 
Proprio perchè in questo periodo la comune-ty è un po' dispersa e monca, confusa e spaventata, stanca e presa da mille impegni. Forse ha anche bisogno di rinnovarsi, di aprirsi un pochino con chi abbia voglia di seguirne non le regole, no, ma i giochi, e che però non si appiattisca sulle frasi divertenti, ma superficiali e tutto sommato povere, di facciabuco. 
Forse, ma è solo il dubbio di un'idea, è il momento di essere più generosi, fra noi e con chi ancora non è comune-ty, che magari ci possa e ci voglia entrare. E' il momento dei progetti e delle cose, ma è il momento della leggerezza, insieme. 
Sono idee un po' confuse, le mie, che forse vanno contro il movimento spontaneo della vita, che in questo periodo porta alla distanza e alla frammentazione: ma io penso che in questo momento abbiamo anche tutti tanto bisogno degli altri e magari sarebbe meglio lasciare in un cantone le divergenze e le perplessità sulle scelte di ognuno, quando le abbiamo. E parlare fitto fitto appena si riesce, e buttar fuori le tristezze e le ubbìe, e ridere, e fare cose sceme, e cantare insieme cose serie e belle.

venerdì, dicembre 12, 2008

ONLY FOR COMUNE-TY


Allora a me piace un sacco che ci abbiamo una casa (virtuale) della comune-ty: tutta presa da altri casini, non l'ho finora considerata molto e manco ho messo il linko, ma sono contenta. 
E' come avere, oltre a una Casa, un'Assemblea Permanente, un' Autogestione Perenne, financo un Giardino Segreto. 
Però però. 
Però queste qua son tutte cose che bisogna riempirle, e poi magari anche cambiarle ogni tanto: chè un giardino di erba sempreverde e basta non è il massimo.  Che adesso siamo tutti o quasi su facciabuco, e va bene anche questo, ma indipercui secondo me bisognerebbe fare in modo che la Casa della comune-ty sia diversa sia dal blog che da facciabuco. 
Io, per esempio, la vedrei (anche) come una fonte di utility: una bacheca che funzioni, magari divisa in annunci pratici e annunci chi-c'è-alla-birretta. E, qui il brother è autorizzato a picchiarmi chè non so quello che dico, una funzione che pies faciliti l'invio di una  richiesta in bacheca a un indirizzo, o a una mailing list. 
Oppure, o anche, ci starebbe un posto per le robe che uno vorrebbe discutere: tipo perchè-non-mi-hai telefonato-stronzo? ma anche cosa-ne-pensate- della-rivolta-greca? che magari uno non ci ha voglia o tempo di dire la sua sul blog ma gli piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri. 
E, perfino mi piacerebbe che ci fosse un posticino per le notizie curiose: che uno mica ci deve fare su un post per forza che poi dice che senso ha, ma fra noi ce n'è che le notizie curiose e strambe ci piacciono e le sanno e finisce che se le tengono per sè. Invece così, tac, dieci righe e la metti lì, così la mattina io e quelli degli uffici almeno ci abbiamo lo Stranomavero personalizzato. 
Ecco, ego dixit. Voi comune-tary cosa (ne) pensate? E il brother che poi gli toccherà di farle, le cose pensate, chennedice? 

sabato, novembre 15, 2008

ORPO...


Ho fatto la mia, e scusate se anche questa volta sono un po' monotematica. Ma fatto sta che mi ha telefonato la dottoressa per farmi scegliere la gradevole cura - sì, quella che immaginate, of course, in cui ci sono più cocktails possibili - e mi ha detto che il tempo di somministrazione si misura in ore. Mai più l'avrei pensato, e una sola domanda mi è venuta alle labbra:"Ma si può leggere?" La tipa è rimasta tanto sconcertata che ho dovuto spiegarle il senso della question: sa, i libri, quelle cose lì. Quando ha capito è scoppiata a ridere, ma certo che si può. Solo dopo aver messo giù il telefono mi sono venute in mente le domande peggiori e forse più classiche, ma ormai era andata. Immagino di aver aggiunto un'altra figura da alieno alla mia collezione.

E, in ogni caso, la Nessie ha avuto un'idea migliore: quella del cineforum privato, come quelli che l'amicae. si faceva nel suo lavoro solingo. ma io solinga non sarò, mi si dice con mio grande conforto, però il mio povero accompagnatore dovrà sorbirsi i miei gusti perversi in fatto di cinema: commedie anni'40, film in costume tratti dai classici (Jane Austen è il top, ma li ho visti tutti), qualche punta di demenziale, e il comico quando fa ridere davvero. Senza escludere un po' di trash, ma a vedere quello non riesco mai a convincere nessuno - "Donne amazzoni sulla luna"giace da anni lì sullo scaffale. Insomma, si aspettano proposte e prestiti, direi. e in cambio avrete piccole recensioni, se riesco.

venerdì, ottobre 10, 2008

LUNA PIENA E TASCHE VUOTE


C'è una luna da licantropi, stanotte, bellissima anche dalla mia finestra, dietro l'ombra scura dell'albero. Mi gira un po' la testa, forse il nuovo antidolorifico, forse il sonno arretrato, e non ho un motivo per scrivere questo post, se non che mi dispiace quando anche il mio blog rimane in arretrato, come il sonno. 
Tutta la comune-ty è impegnata e fors'anche gasata della ManiFesta, e io mi unisco alla divulgazia della notizia, che il popolo accorra in gran copia e sottoscriva ancor più. Ecco che un motivo per questo post è stato alfine trovato senza troppo sforzo: ed è perfino un motivo socialmente utile, to'.

lunedì, luglio 21, 2008

MA PRIMA DI TUTTO...



GRAZIE



sapere che ci siete, tutti, è... bof, non fatemi diventar melensa