Visualizzazione post con etichetta guardare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guardare. Mostra tutti i post

giovedì, ottobre 13, 2011

DI INCANTEVOLI APRILI E PESSIMI AUTUNNI

 
Be', sì, oggi è stato un abbastanza buon-giorno, dove abbastanza è già parecchio. Ho chiacchierato piacevolmente con ben due amiche, fatto un giretto nel verde della Rocca, mi sono opportunamente ma sinceramente dimenticata di fare un paio di cose che non avevo voglia di fare e ne ho fatto un altro piccolo paio che avevo forzatamente rimandato. E, per chiudere in bellezza, ho visto  "Un incantevole aprile", un gradevolissima "commedia" - così viene definito il genere di film che piace a me, anche se poi comprende un po' di tutto, compresi film che non vedrei mai - tratta dal libro omonimo di Elizabeth Von Arnim. Ma cominciare una riflessione su libro, autrice, film all'una e mezza di notte non è sano, no.

Allora, invece, rubo la riflessione - su un tema completamente diverso - a un amico di blog: che mi ha colpito non tanto perchè sia particolarmente originale (anche se pare che in questo periodo più le cose sono ovvie e lampanti, meno se ne parla, come se ci fosse un tabù), ma perchè forse a noi, quaggiù nel triangolo industriale, non capita spesso di parlare di fabbriche come di "entità vere", o vive. Lo scrivo ben sapendo che Fincantierei è in lotta, ma addentrarmi renderebbero il tutto troppo per l'ora e le mie forse. Così, nonostante Fincantieri, direi che siamo abituati da tempo all'idea che le fabbriche possano chiudere, e infatti molte hanno già chiuso da anni e anni, ben prima di questa crisi. Quelle poche rimaste o sono troppo grandi o sono troppo piccole. 
Ciò che dice il pezzettino di post che riporto, dalla punta ben più pasciuta del triangolo, mi dà invece un'idea attuale, e triste, di quello che dev'essere la crisi: una specie di moria inarrestabile, di cui si fa il possibile e l'impossibile per far dimenticare che ci sono dei responsabili. Naturalmente, il post dice anche altro, prima e dopo, ma il resto andate a leggerlo al suo posto, come si deve, e qui sotto il pezzo rubato - Giuliano, potevo?

"(...) l’intero gruppo dirigente della Lega Nord che inneggia alla secessione, spiegando che il Sud è una zavorra e che il Nord da solo ha un PIL meraviglioso. Non so quanto durerà questo stato di felicità e benessere: qui intorno a me, tra Como e Varese, in questi ultimi dieci anni ho visto soltanto chiudere le fabbriche, mai riaprirle. Fabbriche che sono andate a produrre in Romania, in Croazia, in Egitto, nella Repubblica Ceca, in Cina (le industrie della seta ormai fanno tutto direttamente in Cina, qui la seta non si lavora quasi più), qui non torneranno mai più, e chissà chi le ha portate all’estero, queste Ditte. Forse qualche evento soprannaturale, forse gli extraterrestri, chissà. (...)"



venerdì, agosto 26, 2011

SVOLO A VISTA

 
Ci vuol poco a traviare un blogger: basta che sia gà troppo tardi per scrivere un post decente e che, soprattutto, un nuovo lettore di affinità natali dimostri il suo apprezzamento per l'osservazione sul volo dei piccioni ( e sì, ha ragione anche sulle tortore) per trasformare un concettoso post che si rigira nella mente già da un po' in un esercizio di osservazione.
Be', gli argoment sono diversi: il post che ancora una volta rimando sarebbe su un bellissimo librettino di un polacco a noi credo ignoto, Mariusz Szczygiet, "Reality" pubblicato da Nottetempo, che apre la strada nientepopodimeno che a riflessioni sulla vita. 
Il secondo, quello che vi tocca ora, è invece Ciò che vedo dalla mia finestra, che è ciò che mi diverto descrivere nella mia mente quando non riesco a pensare di meglio: in realtà entrambi i post hanno a che fare con l'osservazione, come scoprirete se mai riuscirò a scrivere il primo e come è lampante in questo che segue - se riesco ad abbandonare quest'abitudine di scrivere  premesse più lunghe del post.
Che ho anche scoperto che un sacco di gente non guarda mai, proprio mai, con attenzione e libertà di pensiero qualcosa che sia vivo e vitale, e non un aggeggio elettronico, un motore o un pezzo di carta, e me ne dispiaccio.
Be' insomma, essendo che le mie finestre sono sopra le cime degli alberi, in cima alla Rocca, ho due scelte: o guardare giù i vicini coi bambini che giocano nel prato - e mica è bello, neh, se non ogni tanto - o aspettare le ore più quiete e guardare la popolazione avicola. Ovviamente, tutti capiranno perchè devo ricorrere a curiose perifrasi per definire gli oggetti delle mie osservazioni, perciò procedo. 
Venire ad abitare qui è stata una sopresa: di fronte alla casa dove stavo prima c'erano un po' alati abitanti, ma vivevano nel folto di un muraglione e non si vedevano mai, invece qui ho scoperto gente volante che non avevo visto mai. Specie che ormai vivono in città, ovviamente, ma che raramente si possono osservare con calma.  

E così, nella vacuità che a volte prende specialmente se è un tramonto pigro per scelta o per forza, si tende ad antropizzare: i pappagalli verdi grandi - quelli piccoli qui non ci sono - fanno casino tutto il giorno, ma al calar del sole sciamano gridando come bambini che escono da scuola e si posano sul larice uno qua e uno là, come decorazioni fuori tempo e fuori cromia dell'albero di natale. Non stanno mai in due nello stesso posto: se uno prova ad occupare l'unico posatoio che c'è qui in giro - un'alta sbarra di ferro su cui ci starebbero in dieci - il precedente occupante si sposta lungo il bastone finchè non spinge via il malandrino, proprio come a scuola i ragazzini refiosi sulle panche. Uno si immagina i pappagalli animali allegri e ridanciani, e invece mica tanto, neh? I merli invece lo sono, con i loro fischi che mettono subito il buonumore e il loro saltellare dinamico e spensierato insieme.
Neanche le gazze  sono allegrone, anzi vagamente inquietanti, ma compensano in eleganza: il loro volo è magnifico, le grandi ali bianche nere planano qua e là silenziose, precise, dando l'impressione che ci sia un vento sottile tutto per loro. A terra perdono un po' del loro allure, ma restano imbattute di fronte a corvi o cornacchie (chi sa la differenza? io non sono ancora riuscita ad appurarla) che non smentiscono la loro fama disneyana di tristi notai: tutti neri, se trovano il banchetto di un prato appena seminato ci si precipitano sopra e sembra di vederli camminare sulla tovaglia, senza nessun riguardo. 
Tutt'altra cosa la gentile upupa, che arriva qui stagionalmente in coppia e se ne va con prole - credo - e che si perde in certi immobili incantamenti lì sul prato all'imbrunire: ogni tanto solleva la crestina e a volte perfino allarga la coda, a dimostrare che è proprio lei, con i suoi colori incredibili e la sua levità da dipinto giapponese. C'è stato per un po' anche una sorta di cugino dell'upupa che non sono riuscita a identificare, più grande e senza cresta, ma con gli stessi colori,  che la seguiva saltellando su prato e cespugli. Chissà chi era e cos'era, e perchè se n'è andato. 
I gabbiani sono usciti dal periodo di piccoli e nidiate, ma non ne manca mai almeno uno con la sua stridula risata, e poi naturalmente ci sono tutti gli altri, quelli che si sospettano e non si vedono: il mio preferito, anche se non so com'è fatto, è l'uselin dell'acqua. lo chiamo così io, perchè in quel quarto d'ora che precede la pioggia i suoi colleghi si zittiscono e in quel silenzio si sente solo il suo "piiip, piip". E io, che amo la pioggia d'inverno e d'estate, gli sorrido da quassù anche se lui non lo saprà mai.

giovedì, luglio 28, 2011

UN VELOCE SALUTO



Ecco, non è la foto del giorno ma una di quelle delle vacanzina: la lascio qui, giusto per far sapere che prima o poi torno, e perchè in qualche modo mi pare un buon riassunto di come mi sento, scoordinata e sghemba e con cose dentro tipo riflessi e luci e vuoti e chissà cos'altro, ma lassù. Al momento non tanto raggiungibili, e poi chissà.

giovedì, maggio 19, 2011

E ALTRI ANIMALI

Di ritorno dal qi-gong - di ritorno dal ritorno al qi-gong, dovrei dire, visto che mi sono presa una meditativa pausa con la complicità di una caviglia slogata giocando a pallavolo sul prato - chi ho trovato ad aspettarmi sul portone? Il mio amico Il Geco Grasso. E quando dico "sul" portone vuol dire proprio "sul", come si può vedere dalla foto che, no, non è stata postata verticale per sbaglio. 
Il Geco Grasso vive, credo, nel cassone della mia tapparella e un paio di volte l'ho trovato sulla zanzariera, ovviamente sul lato interno, bello rilassato in questa sua vita adesa, a spiccare contro la luce lunare: il tempo di guardarlo e fra sgusci e salti è sparito. 
Da quel momento facciamo molta attenzione quando abbassiamo la tapparella, che non ci rimanga sotto come è già successo a un suo collega meno fortunato. In verità non so se quello sul portone era proprio lui o suo cugino, quel che è certo è che i gechi prosperano, quassù. 
Così come le rose, che il caldo anticipato ha fatto esplodere in una fioritura contemporanea, mandando a pallino le puntuali alchimie di colori studiate da chi ha progettato il giardino, che l'anno scorso avevano invece funzionato con precisione ammirevole: ma anche così, con quel tanto di esuberanza pacchiana, affacciarsi al balcone è una fortuna, per non parlare di quando si passa accanto alle siepi di gelsomino che, quelle sì, quest'anno sono fiorite in tempi diversi, profumando l'aere in punti diversi.

E la Stevia sul balcone si è ripigliata e sta buttando rigogliossime foglie dolcificanti (fra un paio di settimane credo che potrò postare un resoconto completo del primo raccolto da mettere nei dolci), la calla in vaso produce con costanza un paio di fiori formato mignon per il mio tavolino, le piante in casa crescono vigorose, beandosi della luce che qui non manca. 
In questa natura addomesticata ma non del tutto domestica, che comprende il ritorno dell'upupa e gli appostamenti del gatto Ugo, i duetti da operetta dei merli, gli improvvisi lampi verdissimi dei pappagalli che si inseguono e il ciuffo di fiori violetti spuntati da soli là, contro il muro giallo, lo sciocco gabbianello che anche stasera pigolava stridulo a reclamare il suo cibo ha il suo senso. 
Chè animali ne abbiamo avuti in casa, ma ogni esperienza è stata più frustrante dell'altra: dal coniglio alle rane, dalle tartarughe al cane rissoso, dal criceto ai diamantini che mi è toccato nutrire goccia a goccia, qualcosa finiva per non funzionare. Non so bene perchè: sono contenta e confortata dai commenti carini che mi dicono che il gabbianello se la caverà e  che non sono  l'unica ad entrare in empatia con le presenze animali e vegetali... eppure, ecco, finchè la Natura, perfino se è urbanizzata, sta "fuori" mi sembra che ognuno, in effetti, stia al proprio posto. E se poi chiamo i pompieri per il gabbiano è solo perchè noi umani siamo pieni di contraddizioni, no?

mercoledì, maggio 18, 2011

FUOR DI METAFORA...

... il gabbianino non può andare nessuno a salvarlo. Ho chiamato il pronto soccorso animali selvatici, i pompieri distretto levante, i pompieri pronto intervento, la lipu, di nuovo il pronto soccorso e infine la nostra veterinaria (ebbene sì, "abbiamo" una veterinaria senza avere animali). E tutti mi hanno detto che non possono intervenire: il piccolo scemo è sul cornicione di una casa privata, circondata da un giardino. Per raggiungerlo si dovrebbe camminare sul tetto o arrampicarsi su una scala altissima, con il rischio di farsi attaccare dai parenti gabbiani. Che non ci pensano due volte:  sono uscita sul balcone proprio mentre un elicottero passava lassù e mal me ne incolse, chè per mamma gabbiana la mia figura e quel molesto rombo erano tutt'uno, come ha dimostrato scendendo verso di me in picchiata per ben tre volte. Il piccolo quindi lo difendono, e a giudicare da come è vispo credo che riescano anche a nutrirlo. 
Magari, ci è venuto il dubbio dopo esserci occupati invano di lui tutta la mattina, il piccolo non è affatto in pericolo e va avanti e indietro sul cornicione perchè gli piace così, da quello sciocco adolescente che è. Ma ora è di nuovo notte e lo si sente pigolare lassù, quindi non è probabile. 
Ora che ho fatto tutto il possibile, anche se è niente, spero che domani non mi venga il magone,  come è successo questa mattina quando l'ho visto fermo, come un mucchietto di piume inerte.  Quanto ci mette un gabbianino a volare?

martedì, maggio 17, 2011

SUSPENCE


Oggi era una giornata così, con questo sole che si vede perfino nelle foto, il cielo azzurro e terso, il mare davvero blu e turchese. 

Ciononon, è stata una giornata di suspence.
Dopo il primo "intention poll" ho alzato gli occhi sul tetto di fronte e proprio lì, sul cornicione, c'era un piccolo.  
Sono nati senza che li vedessimo mai, quest'anno, e tutt' a un tratto ecco questo qui, già grandicello, che spara i suoi "piiip" tutt'intorno. Mamma e papà gabbiano gli rispondono "sckreech", ma di più sembra che non facciano. E lui è lì, un fagotto di piume dello stesso colore del muro - e il muro è color degli scogli, già - che si staglia contro il cielo sporgendosi sull'angolo del tetto, il becco nero già perfettamente riconoscibile per la forma adunca. Cammina, scivola, torna al sicuro, "piiip!"
Non che io non ne abbia già di mie, di ansie e proprio perciò sposto e pulisco, svuoto e modifico, riorganizzo ed elimino: il sano lavoro fisico val più di un sonnifero e in una cucina da fare si trova sempre. E intanto che l'intention poll - ma esiste davvero quest'orrida espressione? - si trasforma nelle prime proiezioni, il gabbianino sta quieto, un po' schiscio, sempre sul suo angolo. Forse dorme, forse sogna, chissà. Ma, man mano, cammina un po' di più, prende coraggio. E il pomeriggio va via così: ci si rinfranca, si osa sperare, si cammina lungo il cornicione. Arriva perfino il sostentamento: mamma gabbiano raggiunge il piccolo sul bordo del tetto e c'è una confusione di piume, poi lei vola via e lui torna sull'angolo, masticando vistosamente, soddisfatto. Però la suspence continua, "piiip, piip", come finirà?

Vien sera, l'incredibile azzurro diventa un'ancora più incredibile lilla che non tento neanche di catturare con la macchina fotografica, mentre da dietro al palazzo di fronte spunta una larga luna piena. Mamma gabbiano è lì che vigila, tinta di rosa, mentre il piccolo va su e giù lungo il cornicione: ormai sicuro,  cammina un po' curvo ma con passo spedito sulle lunghe zampe. Le proiezioni sono confermate, ma lassù sul cornicione immerso nel buio si sente ancora "piiip..." : magari si riuscirà a volare, chissà, e a tornare dai fratelli.

giovedì, maggio 05, 2011

SI DICE...



... ma non me n'ero mai accorta con tanta evidenza. Che Genova sia la Città Grigia, per i suoi tetti d'ardesia, è una cosa che dal vero colpisce fino a un certo punto: con il sole lucido di primavera, l'occhio è attratto non solo dall''azzurro del mare sullo sfondo, ma anche dai gialli e dai rosa delle facciate, che brillano qua e là.   Ma domenica scorsa, dalla troppo trascurata Villetta Dinegro - che era così carina, un tempo - ho fatto queste foto panoramiche: e la differenza fra la foto a colori e quella in b/n non è molta, no.

domenica, aprile 24, 2011

AHI, LA CRISI.

il tetris delle insalate


Lo scalorto

Il cedro "mano di Budda"

Casomai vi fosse venuto il rovello che, peccato, non potete vedere Euroflora... be'. lasciate perdere. La crisi c'è e si vede tutta: non solo di risorse finanziarie, ma sembra anche di interesse. Chi ha i soldi oggi non è certo un cultore del verde, nè un raffinato intenditore di giardini - a parte la Regina Elisabetta, of course - e quindi anche l'esposizione riflette questa penuria: spazi riempiti di tristi fiori recisi messi tutti in fila e probabilmente prodotti con altrettanto grande sfruttamento, distese di fiori  modaioli come le orchidee, spianate di sabbia cosparse di piante grasse e via così. Più carino lo spazio espositivo all'esterno, dedicato agli orti e, per estensione, alle energie rinnovabili e al riutilizzo degli oggetti: qui la crisi agisce in positivo e ci sono progetti di orti divertenti, perfino interattivi - tanto, chi mai se le frega due insalate?  - che fanno venir voglia di fare: ma, insomma, non che ci sia bisogno di tutto questo fragore per far venire voglia di avere un orto, neh?
tutto un orto fatto di cartoni del latte
una delle non molte idee d'effetto.
 



lunedì, marzo 21, 2011

VERA PRIMAVERA

Avevo sempre pensato fossero due magnolie, quegli alberi che vedevo laggiù, dal balcone. Invece oggi, passandoci sotto, li ho visti ricoperti di questi bei fiorellini verticali. Nel giardino della Rocca si vedono anche svolazzare i pettirossi, invano puntati dal gatto Ugo, mentre i bambini ripetono quel gesto così antico di raccogliere nel prato le margherite per portarle alla mamma. La primavera una ne fa e cento ne pensa.

lunedì, marzo 07, 2011

DUE PASSI SUI SASSI

Chissà se c'è un limite alle cose che si possono notare, sempre diverse e sempre mai viste fino a quel momento, nello stesso pezzetto di strada... Se c'è, non l'ho ancora raggiunto e ogni piccola spedizione nei dintorni porta con sè il suo bottino: ogni scoperta avrà dietro di sè una storia, ma non sono abbastanza importuna o abbastanza eccentrica da andare in giro a chiederle. 
Così vi regalo le immagini e la storia ce la costruite voi, se volete: per esempio quella degli ex-voto intorno all'edicola formato mignon, dedicata alla Madonna. Tanti ex-voto, tante storie, oppure una storia sola? Ormai è raro vedere le edicole con ancora intorno gli ex-voto: forse questa resiste perchè è su un palazzo abitato, tra il portone e una finestra.
Anche se, poco più in là, c'è questa improvvisa e inspiegabile aria di Bronx che fa venire in mente le descrizioni della Londra protondustriale, in cui bastava girare l'angolo per passare dai quartieri ariosi ed eleganti ai più miserabili slums. 
Va bene, esagero, ma le fotografie dimostrano che mica tanto: e chissà perchè quella macchina è lasciata a sfasciarsi laggiù, sotto un bel palazzo dei primi del secolo, e come possono gli abitanti delle case lì intorno affacciarsi sul cumulo di spazzatura che, evidentemente, costituisce la somma dei beni terreni dell'ingegnoso occupante del sotto-ponte.
Forse a trattenerli dal dire e fare qualunque cosa efficace è il timore che quella forra incolta - che non si vede nella mia foto, ma è pari a uno stadio, quasi - una volta portata all'attenzione venga tradotta in cemento, chissà. 
Ma oggi, comunque, era domenica e per di più di sole: anche l'homeless avrà scostato le sue coperte e lasciata entrare un po' d'aria, credo, e noi senz'altro siamo andati alla spiaggetta libera. Che fuori dalla stagione balneare è un posto delizioso, mentre d'estate viene rimpicciolita drasticamente e riempita di tutti i sassi che tolgono dagli altri pezzi, recintati e resi a pagamento. Oggi offriva anche una lunga passeggiata salutare dopo il caldo del sole, con acqua fredda e lieve moto ondoso, sassi e ghiaia sottile alternati a sabbia: una meraviglia per le gambe e anche per l'animo. Una bambina bionda che giocava, anche lei con i calzoni rimboccati, mi ha guardato stupita: un adulto a piedi nudi a sguazzare sulla riva, senza neppure un bambino a fare da scusa? Già, senza un centro benessere intorno pronto a farlo pagare, il percorso Kneipp non vale, evidentemente.

mercoledì, gennaio 26, 2011

E ORA QUALCOSA DI COMPLETAMENTE PERVERSO



Credo che il furto del mikebongiornomorto sia un grande pezzo di cinema: dai Fratelli Marx a Helzapoppin' passando per i Monty Python ma raggiungendo, che so,  Mel Brooks o Donne Amazzoni sulla Luna... ecco, non stonerebbe da nessuna parte. 
 E arriva al grandioso con il commento di quella mente eccelsa della politica che è l'ombrettacolli, che spera pubblicamente che l'atroce gesto non sia "un dispetto al premier". 
Da molto tempo siamo già dentro l'incommentabile, chè dire incredibile ormai non sfiora neppure la sostanza dell'allegro (per loro) marciume in cui ci stanno facendo sguazzare: nella danse macabre altrimenti detta bungabunga mancava solo il cadavere vero, ma anche l'esplicito richiamo alla "carne fresca" dà il suo bel contributo in termini di trash.

Possiamo quindi solo rifugiarci nella vera saggezza dell'assurdo - come per tutte le cose meno la tivvù, anche l'assurdo può essere utlizzato bene oppure male - rimettendoci alle parole del grande Douglas Adams nella sua Guida Galattica per Autostoppisti. 
"Il presidente, in particolare, è soltanto un prestanome: non esercita in effetti il benchè minimo potere. (...) La sua qualità fondamentale è saper provocare scandali. Per questa ragione scegliere un  presidente non è facile: bisogna poter scegliere una persona che sappia provocare il furore della gente, ma che sia anche in grado di affascinarla. Il suo compito non è esercitare il potere, ma stornare l'attenzione della gente dal potere stesso. In questo senso Zaphod Beeblebrox è uno dei migliori presidenti che la Galassia abbia mai avuto: ha già passato in carcere per truffa due dei dieci anni della presidenza."
Bisogna però aggiungere che Zaphod non un è delinquente, nè un pedofilo, nè un gran corruttore: vero che il senso morale non è il suo forte, ma neppure l'immaginazione di Adams era arrivata a concepire la quantità di mancanza di senso morale che si può avere.


 Comunque, ecco, non è che gli italiani non reagiscano perchè sono mollaccioni: è perchè, unici in tutta la galassia, hanno capito. Hanno capito che anche fermando il maleficonano bisognerà vedersela uguale con la lobby del nucleare e quella degli OGM, che mica si fermeranno se fermiamo il loro motorino d'avviamento, nonnò, troppo tardi. Per non parlare delle cosche,  delle poltrone comprate e vendute, del cemento, della munnezza.... basta, continuate voi.
E così, confortati da questo pensiero, andiamo spensierati per saldi - nulla riuscirà a distruggere il momento in cui una donna può prendersi un vestito nuovo, e lo dico io che mi sono comprata una gonna da veterofemminista: ma la foto di oggi  non può che essere... be', vi sembra forse un po' distorta, quella realtà là dietro lo specchio? 

venerdì, gennaio 14, 2011

IL LEGITTIMO TRAMONTO


Siamo di fronte a un dilemma. Se esco, faccio foto. Se faccio foto, esco. Se esco e faccio foto, mi piace postarne almeno una. Se scarico e valuto le foto per decidere quale postare... be', ecco, adesso per esempio sono le undici passate. 

Ma il tramonto era così bello che si mangia perfino la notizia del legittimo impedimento semi-affossato,
senza che ci si debba sentire in colpa.
Che poi, diciamolo: ormai prende lo strizzone di stomaco solo a guardare i titoli dei giornali, per non parlare di quando ci si trova davanti la faccia del nano malefico. Allora, non so voi, ma io evito ancor più di pria e la considero legittima difesa:  e se per caso c'è una buona notizia - buona per noi - stento a crederci, nè mi aiuta a capire la caratteristica ambiguità del giornalismo italiano quando si tratta di gioire se il re è nudo. Sarebbe bello e semplice, ormai, se invece di tanti discorsi si desse - nel titolo, in fondo al pezzo, dove sembra più carino e immediato - il punteggio: noi 1-nanomalefico 0.  Non fosse mai che il linguaggio calcistico ottiene come risultato una qual certa partecipazione di chi finora se n'è fottuto... perchè noi, sia detto con possibilità di smentita come va sempre a finire, avremmo proprio bisogno di un cambioturno, neh?


lunedì, gennaio 10, 2011

LE CHAT NOIR O IL GATTO NERO?


Credo che i blog siano spesso, come le quinte di un teatro o le cucine di un grande ristorante, luoghi in cui il lavoro è sempre, per definizione "in progress". O, per dirla in italiano che è più bello, "in divenire": grazie alla sua immediatezza, il blog può registrare propositi e  rinunce, intenzioni e progetti, scoperte e riluttanze. Grazie al fatto di essere pubblico, però, fa sentire comunque impegnato  chi lo scrive a tenere e dar conto di rinunce, intenzioni,  scoperte, eccetera. 
Così registro qui l'evoluzione della foto quotidiana, che con progetto ancora impreciso va a trasformarsi nella Caccia al Particolare. Il progetto potrebbe chiamarsi Il Gatto Nero o Le Chat Noir, come da titolo anch'esso in divenire, riprendendo Matrix (avete presente il gatto-dejà vu che segnala un cambiamento improvviso nel sistema? ) e ai suoi fini dovrebbero valere solo quelle cose che in genere non si notano - incredibile quante ce n'è, se invece si comincia a notarle.
Cosa ne farò del Gatto Nero è ancora tutto da inventare, magari rimarrà solo qui, magari no. Ma sarebbe bello se, anche in questa sua forma ancora larvale, fornisse spunti a miei aff.tissimi lettori per mettere in moto curiosità e fantasia, che non fanno mai male.
Guardate la prima, inquietante,  foto della serie, per esempio: come non chiedersi quale terribile storia- di vendette di cugini, di odio per babbonatale, di partenze improvvise, di triste dimenticanza -  c'è dietro?


domenica, gennaio 09, 2011

CERCANDO L'AFRICA IN GIARDINO

 
Oggi le foto non sono scattate da me, ma questo non vuol dire che io sia rimasta in casa, nonnò. Che una volta tanto abbiamo fatto una domenica domenicale, con l'uomobarbuto che ha spazzato via i resti del Natale come il sol uomo che era, e poi siamo andati a profittare dell'offerta brunch+mostra al Palazzo Ducale. 
Il brunch di Mentelocale, sia detto, merita tutti i 14 euri che costa (16 per gl'ignurantotti che non vanno a vedere le mostre, ed è giusto punirli): buono e tanto e variato. Unico neo, a voler essere pignoli qual io sono, l'aria un po' viziata che fa un pochino mensa.   

 Ben satolli, comunque, siamo scesi a vedere "L'Africa delle meraviglie", e il titolo è ben trovato. Una scelta pulita, di giusta misura qualitativa e quantitativa, un allestimento curato nella totale semplicità che si adatta alle opere esposte e, appunto, la meraviglia. Perchè le maschere, i sostegni da colonna, i simboli rituali, le bandiere sono testimonianza di arte viva e di vita, e  vien da sorridere guardandole, o anche un pochino da commuoversi. Vien da chiedersi cosa fu, nella vita dell'artigiano che ne fece il motivo per la sua bandiera, il passaggio di quell'aeroplano all'inizio del secolo, si rimane colpiti dalle suggestive maschere nere delle società segrete e sacre delle donne, si riconosce la sbruffoneria magica dell'esagerazione di attributi maschili e femminili, e quel piccolissimo bambino aggrappato al seno di legno scuro e lucidato fa proprio tenerezza. La curiosità verso un modo diverso dal nostro fa venire voglia di sapere la storia di ogni scultura, di ogni espressione dei visi lignei, di ogni combinazione di genti e oggetti fossati per sempre sostenere una colonna o a formare un copricapo rituale, ma è una  curiosità partecipe, che si fa strada tra l'apprezzamento estetico.

Sarà che il poco che so di arte l'ho imparato dagli articoli di Raffaele De Grada su Fronte Popolare, ma mi piace ancora pensare che l'arte possa fondersi, o perfino  confondersi, con la vita: che vuol dire tutto e niente, detto così, me ne rendo conto, ma basta entrare nelle sale di questa mostra per avere una spiegazione pratica di quel che io non riuscirei mai a spiegare con le parole. Perchè la "meraviglia" che coglie comprende la bellezza dei manufatti esposti, ma anche la loro immediatezza e il loro bagaglio di tradizione e cultura, i sentimenti che ci sono dentro ma anche i sentimenti molto simili e molto basic che, scopriamo appunto con stupore, sono dentro di noi.

In uno dei filmati a corollario della mostra, un esponente di non so quale etnia spiegava che ci sono collezioni di oggetti che vengono tenute in case speciali: sono oggetti conservati per il loro valore, diceva. E il valore, ben lungi dall'essere quello economico, è quello della testimonianza: l'oggetto diventa importante per la qualità e la quantità di avvenimenti a cui ha preso parte. E' un bel concetto, che mi pare esista anche qui ma quasi solo in forma "minima", privata... non so ancora, ma è una bella idea su cui ragionare. 

E, grazie alla gentilezza dei ragazzi che assistono i visitatori e che ci hanno inseguito per darci uno dei ciclostilati con le notizie per accompagnare la mostra, posso anche raccontarvi una le fra le tante possibili notizie: riguarda "gli sposi dell'aldilà", di cui sono esposte un paio di raffigurazioni. Pare infatti che ognuno di noi abbia, prima di nascere, uno sposo/sposa in un qualche "aldilà", che ovviamente si trova a essere abbandonato quando l'individuo nasce.  Non gli fa piacere, a questo coniuge dell'aldilà, di rimanere tutto solo e soletto, tanto meno se il suo consorte si risposa in modo del tutto terrestre: quello che fa, quindi, è di mettere i bastoni fra le ruote alla vita di coppia. Solo grazie a rituali di cui è protagonista il feticcio apposito, il coniuge dell'aldilà si quieta: geniale, no? Se qualcosa va storto, la colpa è sua: il motivo del doppio, presente in un sacco di tradizioni compresa la nostra, qui diventa anche un utile escamotage per portare le colpe della vita di coppia "fuori da sè".


Infine, dopo la mostra, la spesa biologica al mercatino mensile appena fuori da Ducale, che è cresciuto moltissimo in qualità e comprende un buon numero di delizie inconsuete, da ricordare se si vuole organizzare una serata gastronomica. Cosa volere di più da una domenica? 


NIENTE DA DICHIARARE


C'è un bellissimo numero del Venerdì di Repubblica che avrei voglia di commentare, è il numero monografico uscito settimana scorsa sul mestiere del giornalista in vari posti del mondo. Merita un po' di tempo, ma questa sera se n'è andata nella visione del ghignantissimo "Mars Attack", un capolavoro demenziale che mischia la fantasia di un dodicenne (Tim Burton al suo meglio) con un cast eccelso. Così mi tocca rimandare anche stavolta, dal momento che in primo luogo è  il mio programma salutista a togliere parecchio spazio alle mie possibilità espressive. 
Per esempio, ora sto decorando un mio maglione vintage con i ritagli di un sacco di iuta che conteneva caffè, ma ho dovuto interrompermi per il mio giretto. Era ormai quasi sera, ma la spiaggetta era ancora aperta, e non ho mancato di scattare. 
Vi sembra forse un post sconclusionato, questo? Be', non avete mica torto, neh?

sabato, gennaio 08, 2011

OGGI


Be'.... pioveva. E finirò per farmi una nomea da eccentrica, ferma sul bordo della strada a fotografare rami.