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martedì, novembre 29, 2011

MUNCHERIN

eggià: mortificato nella carne(plastica) e nella posa(plastica), l'Urlo gonfiabile si avvia verso la porta, forse non lo vedremo più. Ma - come ha subito detto l'amico arguto a cui è dovuto il titolo - per lui non piango, al massimo urlo un po'.

sabato, novembre 12, 2011

TRICOTEUSE





Il segreto dovrebbe essere la regolarità: in questi due lavori patchwork - il primo pescato su internet e l'altro eredità della mia mamma - si vede bene che, nonostante lo stile diverso, la precisone del disegno e del lavoro è il primo pregio visibile, quello che dona l'attrattiva a semplici ritagli di stoffa o lana combinati insieme.
Per i miei Copertazzi non si può certo dire altrettanto: sono un lampante caso di montagna  che va ai ritagli visto che non riesco a mandare i ritagli alla montagna. Insomma, il Copertazzo lo si fa tornare: come idea, come cuciture, come combinazione, come spazi... e ci si diverte a farlo proprio perchè si può procedere un po' (tanto) a caso, assemblando forme e guarnizioni secondo l'umore del momento e non secondo uno schema precostituito.
Mi avete chiesto notizie del mio strambo tricottare ed eccole: è tutto qui. 
Ora che sono tornata a casa dalla clinica e attendo di vedere quanto sia stabile la situazione, il Copertazzo sarà un alleato di chi cerca di tenermi lontana da lavori più stancanti e impegnativi, quelli che in una casa ti attendono sempre al varco: forse così si riuscirà a ribaltare la classica situazione del tricotaggio,  che da metodo per aspettare può diventare un mezzo per farsi aspettare.

sabato, settembre 24, 2011

OGNUNO CI HA I SUOI NEUTRINI...

Il mio agopuntore di riferimento ha certi ditoni da Peppone che non entrano nella tastiera di un computer, e ti chiedi come gli è venuto in mente di mettersi a trafficare con gli aghini. Poi è istruttore di qi-gong, ed è bravissimo in entrambe le cose. E anche nel tirar su di morale la gente, senza esagerare con l'ottimismo incauto.  Eppure, nel mio stordimento, me l'ero dimenticato. 
Ma una delle angurie da centrare con la crapa è stato proprio lui,  che ha ascoltato i miei guai nel suo solito modo burbero e frettoloso, dicendo poche frasi al momento giusto. Poi è arrivato il momento degli aghini, che a volte non si sentono e a volte sì, e mentre lui stava cercando il posto per il terzo aghino, io sono schittata, ridendo. Non lo reggo, il solletico. Non riesco proprio a far finta di niente, a comportarmi dignitosamente. Ma, guarda caso, il punto giusto per l'ago era difficile da trovare: così questo posto semi-ospedaliero, forse uno dei più potenzialmente tristi del mondo nonostante, si è riempito della mie sghignazzate per un buon minuto, o forse tre, o addirittura cinque. E  quelle risate mi hanno cambiato la giornata: non saprei e forse non voglio spiegare precisamente il perchè, anche se uno dei motivi è senz'altro il gesto gratuito, spontaneo, vitale e generoso di un medico che, come tanti altri, potrebbe invece comportarsi in modo distaccato o al massimo "cordiale".
Tutto il giorno ho reagito al dolore: che con gli aghi si era senz'altro attenuato, ma che è stato scacciato quasi del tutto dalla voglia di reagire, dall'eco di quel divertimento sciocco e infantile, da quella pausa del tutto inaspettata fra i guai.

Forse penserete che la sto facendo lunga, e magari avete ragione. Eppure, la sera ho anche visto il riccio.
Non che le due cose siano davvero collegate, lo so. Però quel riccio, o un suo parente, era stato avvistato un bel po' di tempo di fa in una tarda serata di pioggia, su uno dei vialetti della Rocca. Per fortuna andavo molto piano, e avevo inchiodato nel vedere quel coso beige sgattaiolare davanti alle ruote. Il tempo di scendere sotto l'acquazzone - e dietro di me c'era il vicino che già deve avere le sue idee sulla nostra sanità mentale - e il riccio si era disincantato, sparendo velocemente. L'abbiamo cercato più volte, senza mai vederlo. Ma ieri il KGgB mi ha chiamato, "c'è il riccio!" . Era nel prato ed è rimasto fermissimo per tutto il tempo che gli siamo stati vicini, convinto che fosse meglio sembrare morto. Ma era stato visto camminare e a un certo punto ha sussultato, come i cattivi attori. 
L'abbiamo lasciato lì, con mille raccomandazioni di stare attento ai pericoli della Rocca: solletico e riccio, quale combinazione più carina e più improbabile?

lunedì, settembre 19, 2011

EVVAI, DOPOTUTTO.

Brezsny dice che dovrei spaccare angurie con la crapa, e credo che non siano pochi fra i miei amici a sottoscrivere la mia capacità di farlo. Certo, fino a ieri non ne avevo molta voglia, e può darsi che oggi sia una giornata eccezionalmente volitiva in mezzo ad altre che erano e torneranno ad essere medusevoli, spalmate in modo urticante sulla mia pur voglia di resistere. 
Ma non posso negare che i commenti arrivati qui sopra e altrove mi hanno dato forza e coraggio, nonostante le condizioni siano proprio difficili e confuse (vedi nota). Così ho messo in fila un po' di angurie, e da domani spero di centrarne almeno qualcuna.  Se non altro, per poter poi scrivere di qualcos'altro, neh?


n.b. : a proposito, non è che voglio far misteri scrivendone qui cripticamente: è solo che non mi piace essere trovata sui motori di ricerca per robe che si riferiscono a malattia & dintorni: ma se volete notizie più precise - e non siete affatto obbligati a volerle, neh? - potete scrivermi sulla mail che c'è nel profilo e vi rispondo volentieri appena posso.



sabato, settembre 17, 2011

ACC E DANN...

Ohi, come sono tristi le smentite... le ridanciane signore non hanno sconfitto la mia sfiga, neanche quasi, e la situazione è precipitata di nuovo. Rimane la buona notizia che non c'entra, ma tutto il resto sta sparapagliandosi dolorosamente in giro per l'aere, senza che per ora si riesca a porre rimedio immediato. Ci avevo in mente una bella divagazione su tacchi alti e vestiti stretti, ma ancora una volta l'è minga il mumènt. Si spera nella prossima settimana, come tutti gli assediati. 

giovedì, settembre 15, 2011

BILANCINO

La signora che ride ha portato quasi bene (lasciatemi la scaramanzia):
un po' di brutte notizie scongiurate
un'altra brutta notizia quasi scongiurata
una buona notizia, più una
una notizia gratificante
alcuni pareri incoraggianti
una piacevole giornata.
Da tempo non capitava, perciò posto un'altra signora simpatica - ma, anzi, direi che è la stessa o sua sorella: fate conto che sia la mia foto di oggi.

lunedì, settembre 12, 2011

giovedì, agosto 25, 2011

HOT NOTES


Dispiace se non lo avete letto ai suoi tempi - o anche adesso, se i suoi tempi non ce li avete - perchè così mi sento in questi giorni. 
Un po' meno tragicamente, d'accordo, ma c'è questa magica iniezione che mi tira fuori dal mondo ovattato della febbre alta, in cui io sono perfino refrattaria ai deliri. Non che mi dispiaccia, ma almeno sarebbero un'attività, una distrazione. Invece riesco solo a rispondere a tono se qualcuno mi parla, ma non sempre ho voglia di farlo, da dentro la mia nebbia sonnolenta. 
Quando arriva l'iniezione torno simile a me stessa per un buon 80% - e siccome in questa percentuale è compreso lo spirito critico e menosamente didattico, tutti lo giudicano già così più che bastante - invece che per quel 15% dello stato febbrile, e in più c'è un surplus di attivismo. Basti dire che sono sveglia dalle 7. 30 di stamani, che per una strega/gufo è un sovvertimento del'ordine naturale della cose. Solo che, come Algernon, so che lo stato di grazia avrà un termine, e ogni volta è una tensione giocare a indovinare quale sarà. Fottitene, direte voi, e me lo dico anch'io. Ma tanto facile non è.
Se dura ancora domani, però, potrei provare a mettere insieme un post: anche se, lo si intuisce, i miei argomenti di conversazione di questo periodo non sono moltissimi.  Però quando, pur nella febbre, un piccione è passato davanti al divano, ho pensato che i piccioni volano come quelli che camminano s-ciabattando. Fateci caso, sciatti uguali: e questa perla di vèrita ve la regalo già fin d'ora, neh?



sabato, agosto 06, 2011

CE L'HO UNO NUOVO WIZ!

 
Così diceva il nonno dello gnomodemivida allo zio dello stesso, quando si incontravano: e da lì cominciavano a parlare in ungherese. Non si sa, quindi, se i wiz erano gli stessi che oggi racconta Moni Ovadia, o più probabilmente aneddotti e storielle di vita vissuta e arguzia tradizionale. 

Io, peccato per voi lettori, non ce l'ho uno nuovo wiz, ma appunto solo uno di quelli di Moni Ovadia: però mi serve di raccontarvelo, e perdonate se glisso sulla pronuncia yiddish e se cito a memoria, senza copiare.
C'è dunque quest'uomo poverissimo, il solito Moishele, che con moglie e una pletora di figli abita in una miserabile stamberga dove non c'è posto per nulla - e non sarebbe un problema, dato che non hanno nulla - ma soprattutto per nessuno: vivono tutti ammassati, tentando tuttavia di mantenere un certo decoro. Ma un giorno, il suocero muore: e dove può andare la suocera, rimasta sola, se non in casa della figlia? Tutti si stringono per fare posto alla suocera, e altrettanto succede quando il destino vuole che debbano accoglire anche una nipote rimasta orfana. 
La casa scoppia, non ci sono nè sedie nè letti per tutti, e quando tutti sono dentro casa alcuni devono stare in piedi, che neppure sul pavimento ci sarebbe posto se volessero sedersi. 
Moishele, disperato, si rivolge al rabbino:"Cosa devo fare, o rabbino? Non è più una casa, quella, non ci possiamo più stare in quelle condizioni!" "Compra una capra" consiglia molto serio il rabbino. "Una capra??? E dove io metto una capra??? Sei impazzito, rabbino? " " Tu dà retta, tu porta a casa la capra e presto mi ringrazierai. " 
Il pover'uomo si rassegna e compra una capra: molto magra, ma pur sempre capra, che occupa il suo spazio in mezzo alla stanza principale e spinge pure se qualcuno le sta troppo addosso. Dopo un mese di quella vita, l'uomo torna dal rabbino, quasi piangendo:"Rabbino, dimmelo tu cosa devo fare... io ho comprato la capra, la capra vive con noi, ma noi non viviamo più. Non solo lei occupa spazio, ma puzza e mangia tutto, anche le tovaglia del sabato, quella miscredente! Rabbino, rabbino, come posso vivere così?" "Hai ragione, sai - riflette il rabbino - dovresti prorprio vendere quella capra... " L'uomo non se lo fa dire due volte, corre a casa, acchiappa la capra e la porta al mercato, vendendola ovviamente per pochissimo purchè subito.
Dopo un paio di mesi, l'uomo e il rabbino si incontrano: "Ohi, Moisehle! Come va?" chiede il rabbino.
"Rabbinuccio mio, che stupendo consiglio mi hai dato: da quando non c'è più la capra, sapessi come stiamo bene a casa.... Ah, che spazio, come stiamo tutti belli larghi...! Grazie, rabbino, davvero grazie!"

Ecco, anch'io oggi sono riuscita a cacciar via la capra, e non mi par vero di stare così bene...

domenica, giugno 26, 2011

MI RIGO I DISCHI E RIDO

Sono la donna bionica: da qualche giorno potrei sfoggiare - se solo avessi il coraggio di togliermi i cerottoni - un bell'aggeggino in plastica che ora fa parte di me, un po' come il polipetto di Matrix ma bene in vista sul décolleté,  ora che avevo snobbato le camicie a favore delle magliette scollate. Ah, proprio vero che nessun traguardo si conquista per sempre, neh?
Guarda il pensiero razionale, ad esempio, e ancora più quello sociale che si interessa dei propri simili: basta un niente, come una bella botta di sedativo, per farlo sparire per un paio di giorni se non di più. E poi fa fatica a tornare, nonostante ci si sforzi di compilare diligentemente le bifrontali senza schema della Settimana Enigmistica e perfino di capire il perverso oroscopo di Brezsny sull'Internazionale, tremando al pensiero di cosa può voler dire che ora sono" pronta per affrontare un tipo di divertimento meno stressante e più gioioso."
Potrebbe invece essere la volta buona per raccontarvi le mie Città d'Acqua, che aumentano con discrezione nello scaffale che le accoglie, profittando di questa quiescenza intellettuale che lascia più libera la creatività manuale e immaginativa: ma non sono ancora pronta per fotografarle, e raccontare di cartoline graffiate e di legnetti corrosi dall'acqua che si riempiono di piccole foto di finestre non credo che renda molto l'idea benchè io sia molto felice ogni volta che ne finisco una.

Così, dài, per questa volta vi racconto soltanto che fra un sonnellino e l'altro ho letto "Tartarughe divine" di Terry Pratchett, uno dei circa quattrocentoventitre romanzi di questo autore che ancora aspettavano di essere tradotti. E aspettare non gli ha fatto tanto bene: vent'anni fa, all'epoca della sua uscita in lingua originale, Small Gods era probabilmente un misto del feroce divertimento di cui solo Pratchett è capace e di una bella riflessione sul fanatismo nel mondo, presente, passato e futuro. Ora il suo contenuto "serio" appare pur sempre attuale - sarebbe bello che non fosse così, ma ovviamente lo è - e però più ovvio e scontato. Ciononon, non delude le aspettative, specialmente se i vostri studi sono stati di tipo scientifico o filosofico: il bizzarro Mondo Disco non manca mai il suo effetto deformante, che ci fa ghignare con (o anche senza) un senso. 
Cosa che tendo a trovare sempre più impagabile.


venerdì, giugno 03, 2011

IL MONDO E' BELLO PERCHE' eccetera

Ma non ho potuto fare a meno di pensare come sia strano e  profondamente umano che qualcuno possa ricercare coscientemente una situazione che, quando viene imposta dal destino (perfino in modo metaforico) non risulta per niente divertente.

mercoledì, marzo 30, 2011

GITA SOCIALE (partecipanti due)




Gita a Milano. E già che si era lì si è tirato lungo fino a questo posto con la pretura fatta con la scatola delle costruzioni, dove ci aspettava da un po' la mostra di Giacometti.


E, ve lo dico subito, non è che sia proprio facile trovare robe in giro che ti lasciano lì come un allocco, a guardare intanto che stai zitto e non ti accorgi del tuo silenzio. Questa è così, e ti becca appena entrato. Solo dopo, dopo che ti sei riscosso dalla figura di donna che ti accoglie con i suoi spigoli e le sue zampe di ragno, ti accorgi che è bello tutto: le opere 
esposte, ovvio, ma gli schizzi e i quadretti, le frasi, l'autroritratto di Van Gogh copiato sul libro stesso che lo riproduce, le note sulle pagine di giornale. E l'allestimento ascetico, geometrico, bianco e grigio di luce e di specchi e di grandi foto, di ombre di scure figure allampanate, di visi che si vedono solo di profilo, di materia cruda - che sia metallo, colore o matita - che vien fuori in fili e bozzi, in protuberanze e sovrapposizioni, a formare guance e nasi, labbra e menti e capelli. 
Ammetto facilmente che mi sto lasciando trascinare dall'entusiasmo ma, credo, a ragione ragionissima: però non insisto più in una impossibile descrizione e mi limito a segnalare la mostra a tutti quelli che ci possono andare.  E a usare per i miei scopi perversi due frasi giacomettiane: la prima va benissimo per il mio blog, questa seconda dovrebbe stare dietro la scrivania, contro tutti  i perfezionismi - e anche le presunzioni.




Ma un viaggio, sia pur minimo, porta sempre un sacco di pensieri, osservazioni, impressioni, domande. Per esempio, perchè in metropolitana non ci sono odori (a dire il vero, c'è l'odore di assenza di odori, ma si va sul sofistico) ? una spiegazione ci sarà, ma non la so.
Più seriamente, avete notato che più le amministrazioni sono contro l'immigrazione e la povertà, più immigrati e poveri sembrano pericolosi e importuni? 
E, ancora : ai vertici di Trenitalia ci sono dei pazzi dichiarati? Dopo aver sentito, alla stazione di Milano, che "il treno eurostar per Zurigo oggi non presterà servizio" ne sono convinta: inutile precisare che l'annuncio era dato mezz'ora prima della prevista partenza, e non era certo l'unico di quel tipo.
Ma questi sono i trailer dei prossimi post, che la sveglia all'alba non fa bene alle elucubrazioni notturne.
E, a proposito: ho visto l'alba, ho visto l'alba... nonnò, non mi fregate. Ho avuto la conferma che fra alba e tramonto è il secondo che merita di essere visto, non c'è proprio gara: sappiatelo, amici gufi.

venerdì, novembre 05, 2010

ACCIDENTI AGLI ILLUMINISTI...

Se ero un uomo del '700, ci avevo la wunderkammer più bella nel raggio di cento chilometri o fors'anche cinquecento, e tutti venivano a vedere quelle mie meraviglie raccolte in cinquant'anni di testa schizzata. 
Se ero un uomo del '700, anche, ero tra i primi a provare i pomodori e le patate, e i miei ospiti non osavano dire niente di quei frutti strani che avevno colpito la mia curiosità.
Se ero un uomo del '700, sicuro che ci provavo, a convertire i metalli in oro: ma probabilmente poi mi sarei distratto e avrei finito per scoprire qualcosa di incomprensibile, come l'elettricità.
Se ero un uomo, o forse perfino una donna, del '700, avrei scritto robe forse un po' strane (ma non "volli, fortissimamente volli", quello no) e tutti i miei conoscenti le avrebbero lette e citate e lodate. I lettori erano pochi, ma la concorrenza ancora meno.
Se un uomo, o una donna, del '700, oltre a fare tutte le cose di cui sopra avrei suonato uno strumento come l'arpa o il clavicembalo, avrei saputo dipingere ad acquerello, ricamare, cavalcare, fare conversazione e trattare con i domestici.  E perciò avrei ricevuto ancor più stima e considerazione.

Ma, com'è come non è, sono una donna del '900, sconfinata nel duemila. 
E così va a finire che invece della wunderkammer ci ho "una casa piena di cazzate" - grazie all'opera congiunta mia e  del socio barbuto - e mi tocca sempre inventare una qualche giustificazione per chi la vede la prima volta e comincia a guardarmi strano. 
E succede che io mangi cose ( cavolo rapa, zenzero sottaceto, zucchine spinose, daikon, solo per citare quelle che ho mangiato oggi)  che anche adesso destano stupore e perplessità negli altri.
Quanto all'oro... be', quello è uguale, non sarei riuscita ad ottenerlo allora e non ci riesco neppure ai giorni nostri. 
In compenso, laddove sarei stata uno scrittore pur discettando di entomologia, governo della casa o araldica, oggi sono solo un "autore", parola che indica con eleganza lo scribacchino che ci mette del suo, affrontando vari argomenti purchè non siano frutto solo della sua propria fantasia.
Che è un bel casino, rispondere "l'Autore" a chi ti chiede " e lei, cosa fa nella vita?". Autore? di che? Lo vedi dalla faccia, che gli viene in mente Pirandello, o magari anche "l'autore di cotanto gesto fu tradotto in catene..." , al massimo massimo un autore di quadri. E invece no, sono un Autore di libri: e dato sì che quindi il mio mestiere è scrivere, se anche suonassi il clavicembalo e saltassi la tremila siepi ippica, sarebbe solo "a tempo perso". E di lì a togliere la "a" alla frase, il passo è breve. 
Gli eclettici, in effetti, non usano più.

Ed è perciò che al momento attuale mi sento molto a disagio: ho già parlato della piccola mostra di mobiles letterari che si inaugurerà proprio oggi e di cui sono molto contenta ancorchè timorosa di brutte figure, e un paio di amicilettori mi hanno chiesto maggiori delucidazioni. 
Al pari della mia qualifica professionale, spiegare cosa sono i mobiles non è proprio facile, ma diciamo che sono costruzioni sospese di carta e altri materiali (piume, corteccia, giocattolini, ceramiche, pezzi in plastica, retine... tutto ciò che di riutilizzabile mi sembra adatto per creare piccole figure) che provengono dalla suggestioni che (mi) hanno lasciato alcuni autori che ho letto e che apprezzo. 
Per Terry Pratchett ci sono, ad esempio, il Bagaglio e Morte, e poi un drago e la Grande Tartaruga, un Troll, il Libro degli Incantesimi, il Bibliotecario... Per Jane Austen pizzi, sorelle di carta in girotondo, librerie rosa e le terme di Bath, ma anche le mucche che davano da vivere alla sua famiglia; mentre Karen Blixen ha colorati animali per La mia Africa, uno scheletro e un gatto nero per le Sette storie gotiche, e un aereo per la sua sfigata vita sentimentale. Ci sono anche Virginia Woolf e Neruda, in mostra, ma mi rendo conto che raccontati non dicono un granchè, come del resto sono soggetti un po' impossibili da fotografare. 
A prescindere però dalle spiegazioni, questa piccola mostra - che accompagna quella più nutrita delle foto dell'amica Triz, anch'esse dedicate alla lettura - è un coming out del mio tormentato fare molte cose diverse, che ho sempre considerato del tutto secondario. 
E che anche ora mi riempie di dubbi: se è pur vero, infatti, che ognuno è fatto a modo suo e non si può forzarsi più di tanto, se è vero che il "tempo perso" non si recupera più, dovrei comunque focalizzare le mie dispersive e non tante energie su una, massimo, due cose? O, per dirla più chiaramente: meglio provare (che non vuol dire riuscirci) a essere molto bravi in una cosa sola, o bravini in qualcuna? Io, finora, non sono riuscita rispondermi.

martedì, novembre 02, 2010

MONNEZZA, NON E' SOLO NELLA STRADE DI NAPOLI



Abbiate ancora un po' di pazienza, o voi (pochi ma buoni) lettori carini: sto finendo Jane Austen e rimettendo a posto la locomotiva di Neruda (sto parlando dei mobiles letterari, neh?) dopodic porterò tutto il mio lavureri alla galleria, presenzierò all'inaugurazione con una gran paura di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato (come faccio sempre, o almeno come ho sempre l'impressione di fare ) e finalmente tornerò qui, quieta quieta nel mio iperattivismo lombardo. E se vi sembra che la frase sia contradditoria, è solo perchè lo è.

Nel frattempo, i milleeuno motivi per indignarsi e vomitare non mancano: avendo  solo l'imbarazzo della scelta, vi faccio partecipi della mia ripostando queste riflessioni dell'A.N.P.I.  di Foresto-Bussoleno-Chianocco, una sezione molto attiva a cui inviterei a iscriversi, se possibile:

A VOGHERA RESTA LA TARGA DELLA VERGOGNA!  PDL E LEGA SCHIERATI A FAVORE DELL'OMAGGIO AI REPUBBLICHINI DELLE BRIGATE NERE E DELLA SICHERHEITS!
 
E' con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato - ad aggravare l'onta -  in Piazza della Liberazione. La mozione che chiedeva la revoca dell'autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d'opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.
 
Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto "a fare quel che gli pareva". Non abbiamo sentito risuonare il "me ne frego", ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.
 
Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all'ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!)  dell'Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.
 
Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia. Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che  giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante "Gennaro" della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l'aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.
 
Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l'Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d'oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un'offesa troppo grande.
 
Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni "democratiche". Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti!!!
 
 Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune. Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.
 
Da domani cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.
 
Comitato Unitario "Per dignità non per odio" 

giovedì, giugno 24, 2010

COSA VEDO DALLA MIA FINESTRA


Io non li ho visti, ma mi dicono che i gabbianini hanno cominciato a volare. Eravamo un po' preoccupati per il fradèl pirlotta che non si era più visto, invece tutti e due hanno preso confidenza con il volo , con qualche difficoltà solo nell'atterraggio. Alla festa della Rocca, peraltro, ho scoperto che tutta la parte palazzo che dà a nord fa il tifo per i gabbianini, anno dopo anno: "Una volta hanno provato a togliere il nido con le uova, ed è stato straziante - mi hanno raccontato - i gabbiani si sono lamentati, urlando, per quattro giorni. Non ci ha provato più nessuno, non si riusciva a reggere tanta pena." E, del resto, Larò raccontava della disperazione di un calabrone che aveva fatto il nido in uno schedario da ufficio: quando se ne sono accroti, lo schedario è stato buttato via, ma il calbrone ha provato tutto il giorno a entrare in tutti gli altri schedari, cercando il suo nido. Vabbe' non antropoformizzare gli animali, ma come si fa? E, a proposito di animali, raccomando, forse di nuovo, il bellissimo blog di Cristina Nadotti: leggete questo, pies. Intanto, le prime pesche stanno maturando nell'orto di Heathcliff che è esploso di verde come un geyser vegetale, e le upupe sono salite a tre, e poi a quattro. Japane nel volo come nella grafica, le upupe - saranno quattro piccoli o due piccoli e due genitori? - fanno solo tragitti finalizzati: dall'ulivo al prato, dal cipresso alla magnolia e poi, via, a casa, minga stare in giro a perder tempo, neh? L'ultimo esemplare ornitologico avvistato è un quetzal: be', in verità è il KGgB che lo chiama così ma è solo un pappagallo, però enorme e con la coda da quetzal. E, a proposito di mutazioni, dal tronco del nostro kumquat - sopravvissuto al trasloco con onore - è spuntato un ramo che ha spine (!) e foglie rotonde invece che ovali: la cosa ci inquieta, cosa sarà successo? Siamo soli nell'Universo?

giovedì, giugno 17, 2010

FINITA!

La traduzione, of course. Ma non ero più tanto abituata al duro lavoro.



(Per fortuna, il mio socio KGgB è andato avanti imperturbabile)

giovedì, maggio 13, 2010

RANDOM


E mentre non c'è ormai nessuna conversazione che non preveda, prima o poi, un invito a donare una casa, beninteso in forma anonima, mentre il freddo polare sembra sparire di giorno per poi tornare la notte, mentre la Casa nella Rocca si arricchisce di presenze artistiche e si libera - ancora! - di inutilità post-trasloco, mentre il qi-gong svela infine "un esercizio che fa dimagrire", mentre c'è ormai una confusione di anonimi nei miei commenti - ma non nel mio conto in banca, ahimè - mentre il mio compito di organizzatore di giochi al circolo dell'anima si avvia verso la pausa estiva ma c'è già pronto un corso di fotografia per riempre i giovedì sera lasciati liberi, mentre si aspetta l'Amicodelcuore e la Notte dei Musei chè combinati insieme dev'essere bellino, sì, mentre si alternano tensioni e passioni, mentre si programma l'ultima gita all'Ikea, mentre... be', insomma, mentre la vita prosegue senza alcuna logica, com'è tipico appunto della vita, in suo onore posto due cose che c'entrano zero sia fra loro che con tutto il resto.

La prima è la segnalazione di queste foto: e guardate bene Camouflage, perchè è troppo carina.

La seconda è una ricetta. In questo ultimo anno ho infatti scoperto che posso mangiare di tutto (intolleranze a parte): anche ciò che credevo non mi piacesse e cose su cui avevo sempre fatto un sacco di storie. Meno l'aglio, che continuo a non sopportare
(sono o non sono una strega?): allora vi dono questa minestra che ne prevede un sacco. Io proverò a farla senza avvicinarmi al malefico bulbo, ma se qualche anonimo la prepara così com'è, mi faccia sapere com'è venuta.

Il chamod è una minestra di verdure molto particolare, di origine egiziana, dietetica e anche piuttosto veloce se si usa la pentola a pressione.
1 sedano intero con foglie
2 zucchine
2 patate

2 porri

tanto prezzemolo

2-3 spicchi d'aglio

3 limoni spremuti
Brodo o dado

Tagliare le verdure a dadini piccoli e metterle in pentola insieme all'aglio schiacciato e 2 dadi (se non si usa il brodo di carne). Far cuocere 10 minuti a fuoco vivace mescolando. Poi coprire d'acqua (o di brodo) e lasciar cuocer coperto finché non e' cotta la patata.
Togliere dal fuoco e aggiungere il succo di limone. Servire disponendo la minestra nella scodella sopra una porzione di riso basmati pilaf.

martedì, maggio 04, 2010

TORNO SUBITO


Ecco, questo post qui è solo per dire anch'io, dopo la Nessie e Compagnamber, ehi, aspettatemi che poi torno. Il brother, invece, non lo dice neppure, lo fa e basta: e noi che siamo cascati nella trappola di credere che volesse cominciare un bel dibattito siamo ancora lì ad aspettare. Ma non ce la prendiamo, no, chè tanto non avremmo il tempo di rispondere.
Non so com'è che questi ultimi mesi hanno portato questa esplosione di attività ed attivismo, di surplus nelle giornate già piene, di tempo che manca e manca e manca.
Sarà solo una coincidenza che siamo tutti così, sarà che l'estate in arrivo mette ansia, sarà che è difficile anche trovare qualcosa da dire che sia carino, interessante, divertente e pure veloce da scrivere.
Me mi viene la tentazione di rifugiarmi nelle segnalazioni dei libri che leggo, ma a chi può interessare il deliziosissimo "
Il giardino delle vecchie signore"?
Perderò altri lettori solo citandolo, lo so, me lo sento. Ma tanto carino che è, vale il rischio.

martedì, febbraio 09, 2010

GIORNATE COSI'


Sarà il periodo, ma le mie giornate messe in lista somigliano sempre di più a una Camera delle Meraviglie, che peraltro mi hanno sempre affascinato proprio per la loro totale, geniale incongruità.
Allora, visto che stasera - aaaah, sono già anche in ritardo, disse il Coniglio Bianco pensando al suo dottore con gli orari per la nanna - sono troppo stanca per scrivere una di quelle riflessioni che già da tempo rimando, pies in risposta a
temi su cui il brother mi stuzzica o anche in risposta a nessuno perchè delle volte vien da pensare a La Vita, l'Universo e Tutto Quanto, troppo stanca perfino per parlare di libri di cui pur ogni tanto mi piacerebbe parlare, troppo stanca (quasi) anche per rallegrarmi pubblicamente che sui commenti lasciati ai miei post si sia aggiunto un Anonimo assai carino e sicuramente troppo stanca per capire chi è anche se magari chissà dovrei saperlo ma in queste cose sono tanarda anche quando non sono stanca.
E troppo stanca per spiegare qualunque cosa, insomma, perciò facciamo che apro per voi, e solo per voi lettori, la mia Wunderkammer di oggi. Se vedete qualcosa che vi piace o vi incuriosisce, chiedete.

1) l'acqua frizzante nel caffè: la barista aveva capito così (evitata all'ultimo momento, dirottandola sulla spremuta)
2) due case in
Diagon Alley, gradini che ognuno potrebbe fare di mestiere la collina in valpadana, luce poca e speranze tante
3) una nessie che per lei lo shopping se dura due ore è già troppo. per le case è disposta a metterci qualche quarto d'ora in più, ma non esageriamo, neh?

4) una Kangoo gialla piena di: legno plastica vetro carta cartone. riciclo.

5) aghi e no news good news, ancora una volta
5bis) la scoperta che la tosse allergica produce rumori diversi - tipo radio londra, se ho capito - dalla tosse normale, dentro di noi

6) una latta di vernice all'odor di menta, restituita - carini, mi hanno ridato perfino i soldi invece degli stupidi buoni che perdo

7) un cappello di Greta Garbo, ma è piccolo lampadario in opaline

8) ritratti di Napoleoni e Dejeuner(s) sur l'herbe, decoupage con le finte cartine geografiche, fregi fintoneoclassico, cosa non è capace di fare il cattivo gusto.
9) un aspirapolvere potente, un aspirapolvere piccino
10)una bilancia per la farina del pane, un'altra per la massa grassa e le altre robe tipo ossa e muscoli e acqua. la seconda sarà una bida inutile, lo so già, ma appariva confortante, almeno fino a domattina.
10bis) un uomo che
usa meno parole possibile. e fa il commesso in un negozio di elettricità.
11) un vestito - uh, questa sì è una meraviglia, un vero vestito con la gonna, dico - e una felpa con le scritte. grunge, dice il KGgB, troppo grunge. una vecchia polemica, io adoro il grunge, lei ama i tailleurs che per fortuna nessuno le compra.

12) una botta sul tetto della Kangoo gialla

13) spaghetti di quinoa al curry. ma lenticchie nere, c'era troppo giallo in questa Wundekammer.

14) e, to' che ci penso solo ora, anche la nanna che mi aspetta ha gli stessi colori della cena, lenzuolo e federe grandi neri, copripiumino e federe piccole gialle.

Vado.

lunedì, gennaio 11, 2010

GUARDA GUARDA...

Mai annunciare un post, neh?
Nel frattempo, infatti, mi sono dimenticata quello che volevo dire sugli alberi e anche se me lo ricordassi neppure stasera avrei il tempo di scriverlo.
Allora invece annuncio un proposito per il nuovo anno, che è quello di postare un'immagine, o più, quando non ho il tempo per scrivere.
Immagini magari gratutite ma che mi sono piaciute, oppure foto che non ho avuto voglia di mettere su facciabuco, come quelle che ancora avanzano del trasloco. Ma voi che siete su facciabuco, se la foto è di voi medesimi e volete portarvela là, nel caso fate pure.


Ed ecco, per cominciare, una bellissima foto dedicata ai
Ranocchi




e poi, nell'ordine:

"L'Insalata ai tempi del Colera" (ma ci è andata bene)
"Le Traslolimpiadi"
e
"Qualche Perplessità?"