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mercoledì, giugno 15, 2011

NUMERI E PERSONE


 
E così, abbiamo festeggiato, e con che gioia e sollievo. 
Se avete in mente l'allegro casino dei video dei festeggi romani, be', qui nella Città del Mugugno ci si è invece rallegrati in questo modo: in piazza, ma pochi per volta. Che alle 15 si lavora ancora, alle 16 qualcuno fa merenda, alle 17 forse arrivano tutti, alle 18 che gioia che gioia, alle 18.15 mi tocca di andare, alle 19 chi si fa l'aperitivo? 
Rigorosamente banditi strumenti e oggetti atti a produrre o amplificare rumore: c'è un furgoncino con le casse, ma la musica disturba il Festival di Poesia - che fa, a sua volta, musica per i fatti suoi dentro al palazzo. 
Un coro o due osano un canto, nessuno si unisce. 
Una ragazza urla "Abbiamo vinto, abbiamo vinto!", nessuno si unisce. 
Gira  focaccia in un cartoccio, un po' di sangria già finita alle 17, e non arriva altro.
Chi ha portato il pennarello per fare il proprio cartello ha dimenticato lo scotch e se lo appende sbilenco alla tracolla, così che si faccia fatica a leggerlo, non fosse mai che veniamo meno alla "giusta misura"; chi lancia timidi slogan presto s'azzittisce sotto le occhiate, partecipi ma mute, degli altri. 

Però ci si abbraccia, e si fotografa, e si ride e ci si congratula. E insomma alla fine va bene anche così, siam mica foresti con le loro usanze barbare e caciarose. 
E se ci fosse una nuvoletta dei pensieri come nei fumetti, su tutta la piazza campeggerebbe un gigantesco "Speriamo..." Speriamo che sia finita davvero, che il vento cambi sul serio, che sia solo la seconda vittoria su tante future, che non riescano a imbrogliare di nuovo le carte, che noi stessi o chi per noi non roviniamo tutto. Speriamo.

Ma per l'intanto, anche se i festeggi sono mosci, lasciamoceli godere ancora un po'. Magari raccogliendo le storie del poi, quelle che rimarranno nella memoria colletiva e quelle che spariranno fra poco in virtù del loro stesso grande numero. Come quelle di chi ha accompagnato a votare un vicino disabile, la vecchietta del piano sopra, il vecchio zio non-vedente, un genitore svanito: contento e orgoglioso di contribuire così alla battaglia, e al tempo stesso mortificato di dover "usare" chi avrebbe fatto a meno di muoversi. 
O le storie dei timidi che di colpo si sono fatti audaci per convincere il negoziante, il passeggero dell'autobus, il terribile parente. O chi, alla risposta via sms "Chi cazzo sei per dirmi cosa devo fare?" all'invito ad andare a votare, ha risposto "Ma come, hai perso il mio numero? sono Giovanni!". E ci piace pensare che il tipo sia ancora lì a chiedersi quale Giovanni si sia rivelato uno sporco comunista, ma ancora di più ci piace pensare che abbia creduto che a invitarlo al voto fosse un suo collega di qualche bieco partito, pronto a saltare sul carro dei vincitori.
Perchè la creatività, la fantasia e il divertimento sono stati la chiave di volta della costruzione di questa opposizione che sembrava persa e annichilita, e che si è ritrovata: ma questo lo stanno già dicendo tutti.
Quello che non dicono è che, vicino ai fantasiosi e alle loro goduriose creazioni sul web, c'è stato un altro sacco di gente che si è mobilitata in sordina, senza troppo parere: come l'ufficio postale che si è adoperato perchè il certificato elettorale di una mia amica, spedito da casa il giorno prima, le arrivasse in tempo per votare.
Io ho pensato alla "zona grigia" della Resistenza, la definizione con cui una parte della storiografia pur di sinistra definisce il pezzo di popolazione che mantenne la propria indifferenza verso ciò che stava accadendo. La zona grigia fu per un certo periodo oggetto di accese discussioni in casa nostra, non chiedetemi perchè: e io, che sostenevo la masochistica parzialità delle definizione, dicevo che probabilmente molte persone avevano fatto piccole cose che non erano mai apparse da nessuna parte , altro che indifferenza. Gli uffici postali, gli accompagnatori, i condividi di facebook... chi li ricorderà domani? 
Dentro a una percentuale le storie non ci sono.

giovedì, dicembre 02, 2010

IL NOSTRO OSSIGENO NEL CESSO

 E cosa ne direste, voi, se arrivasse un'orda di invasati e cominciasse a smantellarvi la casa pezzo a pezzo, buttando ogni cosa nel cesso? E' esattamente quello che sta capitando agli oranghi, e a tutti gli altri animali delle foreste. Ma anche a noi.

Ci sono cose difficili da fare, anche se sappiamo che dovremmo farle. Ci sono cose che richiedono il nostro tempo, e ne abbiamo sempre così poco. Ci sono cose difficili da ricordare, come i sempre più nutriti e complicati elenchi di aziende e prodotti da boicottare per mille validi motivi. 
E poi ci sono cose che uno dovrebbe solo dire: "Ah, ecco, va bene" e non scordarsene più. Perchè sono semplici e immediate da ricordare e da fare, e offrono un probabile vantaggio enorme.
 
La campagna di Greenpeace sulla carta ha esattamente questi requisiti: tutto quello che possiamo fare è quello che dobbiamo fare, e cioè comprare solo cartaigienica, fazzoletti e tovaglioli di carta di cinque marche: 
" Tra le carte igieniche valutate nella guida "Foreste a rotoli" (che si può scaricare qui )sono solo cinque i prodotti riciclati al 100% - dice Greepeace -  Coop Vivi Verde, Grazie Lucart, Esselunga Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS
Prima di acquistare, però, si deve fare attenzione al nome completo del prodotto: questo perché alcuni marchi, come Carrefour ed Esselunga, producono anche altre tipologie di carta igienica, valutate come insufficienti o addirittura pericolose."
 Per gli altri prodotti di carta, soltanto Coop e AS utilizzano per tutti i propri prodotti esclusivamente carta riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council).

Qui di seguito, un copincolla delle motivazioni della campagna - che si possono facilmente riassumere nello sguardo di un orango e nella crisi asmatica di un bambino, e di più non dovrebbe essere necessario dire - e la parte che riguarda  case editrici e libri, già attivi nel progetto "Scrittori per le foreste" .

Ma, prima ancora, un consiglio per Annonuovovitanuova: tovaglioli di carta e carta asciugante smettete proprio di usarli. I tovaglioli in stoffa si trovano ovunque a poco prezzo, basta usarne uno di colore diverso per ogni membro della famiglia per non confonderli, e poi si mettono in lavatrice insieme al resto, a 40°. E se rimane qualche macchia, pazienza, è solo una roba estetica. Riservate i tovaglioli di carta alle cene con amici, ma  gli amiciamici avranno il loro colore e il loro tovagliolo, sempre pronto nel cassetto. 
La carta asciugante, poi, dimenticatela: siamo tutti pieni di vecchi vestiti e vecchia biancheria pronta per essere trasformata in buoni stracci di ogni misura. Stanno in un sacchettino appeso vicino al lavandino o in qualche angolino comodo, si lavano anche loro in lavatrice insieme per esempio al tappetino del bagno, e si rinnovano facilmente se sono tanto sporchi che occorre buttarli. 
E sono tutti soldi risparmiati, neh? 
Io credo che dovremmo proprio fare al nostro mondo questo regalo di Natale, di aderire alla campagna di Greenpeace, andando appunto anche un po' oltre.

Negli ultimi anni la richiesta di polpa di cellulosa per la produzione di carta sta pericolosamente accelerando la distruzione delle foreste nel Sudest asiatico, minacciate dall'irresponsabilità di aziende come APP (Asia Pulp and Paper) e dai loro clienti. La rete di questi ultimi si allarga a macchia d'olio in Europa, dove APP sta portando avanti un'aggressiva campagna di espansione, anche sul mercato italiano.
Con le nostre linee guida per gli acquisti della carta a Deforestazione Zero, suggeriamo il percorso virtuoso per tutte le aziende del settore che vogliono escludere dai loro prodotti fenomeni di distruzione forestale.
La buona notizia è che oggi Mondadori si impegna a incrementare progressivamente nel tempo la percentuale di carta "amica delle foreste". Il gruppo editoriale è già pronto a fare un primo passo, utilizzando esclusivamente carta FSC in alcune delle collane di maggior prestigio e qualità letteraria, tra cui Strade Blu e gli Oscar Spiritualità di Edizioni Mondadori, Einaudi Stile Libero, Wellness di Sperling & Kupfer e, nel mondo junior, alcune collane di Geronimo Stilton, Scooby-Doo e Flambus Green di Piemme.
Quello di Mondadori è un primo passo apprezzabile, soprattutto se si considerano i volumi di carta utilizzati dall'azienda. Ci auguriamo che percorsi simili riusciranno in tempi brevi a garantire a noi lettori di non distruggere un pezzo di foresta tropicale ogni volta che acquistiamo un libro.
Tra gli strumenti che abbiamo sviluppato per raggiungere l'obiettivo Deforestazione zero c'è anche la classifica degli editori "Salvaforeste" e la guida "Foreste a Rotoli" per l'acquisto responsabile di prodotti usa e getta come carta igienica, tovaglioli e fazzoletti.
Grazie a questi strumenti, tantissime aziende del settore cartario hanno deciso di mostrare più trasparenza sulla materia prima utilizzata per i propri prodotti. Nell'ultimo anno la lista degli editori amici delle foreste è cresciuta e all'impegno, già da tempo assunto da case editrici come Bompiani e Fandango, si stanno adeguando editori come Feltrinelli, Marsilio e Minimum Fax.
Le nostre linee guida sono già state applicate da grandi aziende internazionali come Staples, Office Depot e Penguin Books. Intervenire non è solo possibile ma doveroso. Cosa aspettano gli altri grandi gruppi editoriali come RCS, GEMS e Giunti a seguire l'esempio degli editori "amici delle foreste"? 




martedì, settembre 14, 2010

DOLCI SCOPERTE




















Tra una visita dell'Amicadelcuore e una dell'Amicodelcuore, in questo finale di estate che ha visto più cose da fare di tutto l'intero agosto - e ciò non vuol dire che in agosto ci si sia 'noiati, tutt'altro - la Notte Bianca ha dato il suo contributo, facendomi scoprire l'Orto Botanico.
Sì, lo so che è lì, un po' fuori mano ma perfettamente visibile dall'alto, però non c'ero mai andata, come succede spesso con ciò che è vicino.

Non so dirvi se l'Orto di per sè sia bello, pregevole o addirittura fantastico, non ho pietre di paragone se non la scoscesa Villa Hanbury visitata molti anni fa: alla luce notturna di molte candeline, comunque, lo scenario offerto dall'Orto e dalle sue serre era suggestivo, e conto di tornarci. La sorpresa, poi, è stato il percorso per arrivarci.

Chi conosce un po' Genova sa che è disposta in una stretta porzione di terra e costruita in fasce digradanti verso il mare. Le fasce comunicano ovviamente fra loro, a volte in modo del tutto logico e prevedibile come può essere una strada che ne collega altre due, ma spesso invece con salitine, creuze, passaggi che rimangono più o meno nascosti. E non è raro che sia un palazzo, o un giardino, a fare da collegamento, con architetture che ricordano
Escher o perfino Hogwarts: nonostante ciò, che un palazzo dell'Università e l'Orto Botanico fossero in comunicazione era difficile da immaginare. Insomma, forse si poteva fare due più due guardando una cartina e riflettendo sul fatto che l'Orto Botanico Hanbury è appunto di pertinenza dell'Università (e ancora di più leggendo semplicemente qui): ma penso di non essere stata l'unica a stupirmi nello scoprire che due punti della città apparentemente molto distanti sono invece collegati da una lunga e ripida scalinata, in gran parte interna al palazzo.

Non si mai sa, come diceva una vecchietta che ci era molto simpatica. E tocca riconoscere a questa città la capacità di sorprendere continuamente.


Pur senza montarmi la testa, mi sento autorizzata a questo punto a parlare delle mie piantine di Stevia, arrivate per corriere qualche giorno fa.
Sono state ordinate
qui, e sono arrivate in una confezione ineccepibile, tutta riciclabile, che le aveva protette benissimo.
Questi dati sono importanti perchè la
Stevia Rebaudiana è praticamente introvabile, anche su Internet: i vivai che tengono questa pianta sono pochissimi e solo questo è rintracciabile, sia pur non facilmente perchè il link di riferimento indicato in altri siti ( e da loro stessi) è sbagliato.
C'è chi dice che questa piantina viene boicottata dalle multinazionali, e non è così stupido pensare che sia vero: ha infatti un grande potere dolcificante a zero calorie, migliore (e più sano) di quello dei dolcificanti di sintesi.

In alcuni paesi del mondo, come il Giappone, viene usata da molti anni senza che si siano mai registrate controindicazioni, ma nel mondo occidentale la lotta per rendere legittimo l'utilizzo alimentare di questa piantina va avanti con risultati incerti da molti anni. Non è illegale, ovviamente (altrimenti non lo scriverei qui, neh?) nè coltivarla nè venderla come pianta (e quindi se ne deduce che ognuno può utlizzare la sua come meglio crede) ma il suo uso in prodotti destinati al consumo alimentare è invece vietato.

E' interessante notare come il principio di "giusta precauzione" intervenga solo sulle sostanze naturali, quando pur sarebbero disponibili le osservazioni empiriche che derivano da anni e anni di utilizzo, no? Mentre per gli OGM, i pesticidi, i prodotti di sintesi, si invoca il "progresso" e tanto basti.

Le foglie di Stevia sono buone anche masticate così, come un chewing gum, e alcuni dicono che il sapore assomigli alla liquirizia: secondo me no, è un gusto più dolce di quello della liquirizia e tutto suo. Nella macedonia si sente la dolcezza più del sapore, nel caffè non a tutti piace il retrogusto (ma io il caffè lo prendo amaro e non vi so dire): insomma, ora speriamo che le piantine vivano bene anche sul balcone e che si possa procedere al primo raccolto fra poco.

venerdì, giugno 18, 2010

TERRE ALTE





Be', dispiace non raccontare gli Orti.
Intanto perchè se ne stanno lassù, vicino al cielo: ancora più in alto di loro c'è il ponte dell'autostrada, è vero, ma sembra messo lì per incorniciare la vista del mare là in fondo. Nella malridotta Liguria - che in quindici anni ha aumentato del 45% la propria superficie cementificata - la Vesima si è salvata, mi dicono,m grazie a un proprietario che non vuole vendere ed è una specie di tuffo nel tempo: la strada si arrampica su per fare passare giusto una macchina e poi muore lì, in mezzo a un disordinato profumo di mediterraneo che scende dai viottoli in mezzo al verde.
Ad aspettarci c'è la Cantadina, cappello di paglia, timpani nepalesi, chitarra e flauto: "per il primo pezzo di strada, che è in discesa, cantiamo. poi diventa salita e allora suono il flauto, va bene?" E come no, alla mia antica anima fricchettona non par vero di potersi divertire ancora un po'. Si canta Zena Bruxia, ma poi il sentiero diventa più impervio, proprio da lì, dalla barca abbandonata a venti chilometri del mare e che sembra starci benissimo.
Scivolando e facendo un po' di ironia sui sentieri che "ci dispiace, è piovuto, sono un po' disagevoli" si arriva agli Orti, che sono... be', commoventi è la parola giusta. Non perchè sembrino in qualche modo patetici, anzi, ma perchè la loro vita ordinata eppure non costretta, le macchie di colore create dalla paglia e dai fiori, "l'albero dei miracoli" e la cura non solo dell'aspetto produttivo ma anche di quello umano ed estetico riescono a dare l'impressione di essere in quei giardini che esistono solo nelle menti dei bambini.
Ci siamo stati tutti, in quei giardini lì dove un fiore era già un albero e gli aghi di pino una zuppa istantanea, e gli Orti Sinergici della Vesima riescono a riportarci proprio là.
Ecco, lo so che questo non dovrebbe essere il punto importante: chè l'aspetto più interessante dovrebbe essere il metodo, quello delle collinette di paglia che producono quanto l'aspro sudore della fronte, quel metodo che persone davvero serie e motivate si sono studiate per bene, prendendo appunti delle precise spiegazioni dei militanti di "Terra" che hanno creato e curano gli Orti Sinergici.
Ma io l'orto non ce l'ho, e anche il biobalcone dopo il trasloco si è ridotto alle aromatiche, ai fiori per le api e a una calla, perciò mi sono lasciata traviare dalla bellezza infantile del tutto, coronata dalla merenda di fragole. E' proprio vero che un orto fa bene all'animo prima ancora che al corpo.

lunedì, giugno 14, 2010

GITA AGLI ORTI












Immersa fino al collo in una traduzione che rischia pesantemente di essere fuori tempo massimo, non ho più tempo nè mente per il blog, però mi piace postare un paio di foto della gita agli Orti Sinergici di Terra, in quel di Vesima.
Che magari poi riuscirò anche a spiegare cosa sono: per il momento, sappiate che se il Grande Cocomero è ancora per l'aere a cercare Orti Sinceri, alla Vesima ci andrà di sicuro.

martedì, maggio 25, 2010

ANIMALLY CORRECT


Dato sì che il millesimo post ha riscosso reazioni lusinghiere - su facciabuco e non qui, ma noi siamo mistotennologici, oièa - da milanesi e dintorni, oggi vado a sfrucugliare in casa loro e rubo dal Corriere la notizia del gigantesco sciame d'api che ha invaso piazza San Babila.
Un po' perchè sono stanca e volevo parlare di agricoltura biologica ma non è serata, un po' perchè le foto sono poche ma lasciano immaginare cosa doveva essere trovarsi in mezzo a migliaia di api.
Ma soprattutto perchè le notizie sempre più frequenti di animali di ogni tipo che "invadono i centri abitati" (così di solito viene descritto l'avvenimento) di solito registrano l'avvenimento come si potrebbe parlare di un'acquazzone, di una strana grandinata: e forse neanche, perchè sul clima il concetto che ne siamo responsabili almeno in parte è passato.
Degli animali, invece, si preferisce vedere ancora il lato curioso, pittoresco: tigri in mezzo ai villaggi, orsi nei pascoli, cervi in piscina fanno certamente sorridere o spaventare, ma forse sarebbe ora di dire che sono i nostri villaggi, pascoli, piscine a invadere sempre di più il loro territorio, a confondere le loro percezioni, a snaturare i loro istinti.
Dopo la campgana per il giornalismo non razzista nei confronti degli uomini, chissà se si potrebbe lanciare anche quella per diritti degli animali? Non fermerebbe la stupida e suicida crescita cementizia a cui il nostro governo sta per dare ancora una volta una mano a suon di condoni, ma almeno...

martedì, febbraio 02, 2010

UN'ATTENZIONE FACILE DA AVERE


L'iniziativa è dei soliti Greenpeace, ma una volta tanto non ci fa sentire nè in colpa nè in difficoltà: per avere un comportamento virtuoso nei confronti dell'ambiente - il mare, in questo caso - basterà, al massimo cambiare marca di tonno in scatola.

"Per pescare il tonno si utilizzano spesso metodi distruttivi - spiega sinteticamente Greenpeace - che sono responsabili della cattura accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali ed esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni.

In Italia si consumano più di 140mila tonnellate di tonno in scatola all'anno: prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, bisogna ridurre gli sforzi di pesca, eliminare gli attrezzi pericolosi e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie."

Greenpeace ha quindi esaminato la "sostenibilità" e la correttezza delle varie marche di tonno in scatola:

"Per scoprirlo, abbiamo inviato un questionario alle aziende responsabili dei più importanti marchi di tonno in scatola presenti sul nostro mercato e sulla base delle risposte pervenute abbiamo pubblicato la classifica "Rompiscatole".

Coop, ASdoMar e Mare Blu sono ai primi posti in classifica: sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta.
Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia - Tonno MareAperto STAR e Consorcio - per la loro assoluta mancanza di trasparenza. Su 14 marchi valutati, 11 finiscono nella sezione "in rosso", perché non hanno ancora adottato criteri chiari per garantire che la pesca del tonno non danneggi l'ambiente."


Per vedere subito com'è la marca che comprate abitualmente, cliccate qui.

giovedì, novembre 19, 2009

GENIALI

segnala il solito Iacopo Fo:


I regali di Natale piu' inutili

La prima recensione spetta a Renewable Energy Experiment Kit, un gioco americano studiato per insegnare ai piu' piccini il funzionamento e il valore delle energie rinnovabili.
C'ha il pannellino solare, l'elichina eolica, una celletta idrolitica, il tutto alimentato a batterie AA!
Il particolare dev'essere sfuggito agli ideatori.
(Fonte: Ecologiae.com)

giovedì, ottobre 29, 2009

PENSA E RIPENSA


E' inutile: io ci provo, a pensare ad altro, che per esempio avevo in mente già da un po' tutta una bella cosa sulla rivoluzione "a piccoli passi" raccontata dalla scrittrice Ursula Le Guin già una trentina di anni fa e sul fatto che potrebbe dimostrarsi l'intuizione giusta per capire ciò che sta succedendo ora. Allo stesso tempo, avevo in mente di segnalare all'attenzione dei lettori di questo blog l'allarme lanciato da Greenpeace sugli aumenti che avremo tutti sulla bolletta Enel per poter finanziare le centrali nucleari e questo, ecco, l'ho quasi fatto: andate a leggervi il come e il perchè e magari partecipate anche alla cyberazione contro il nucleare, su Flickr .

Ma, devo ammettere, in questo periodo i miei pensieri ruotano egoisticamente intorno al trasloco: anche a prescindere dalle mille ansie che sono in agguato, e dalle mille cose che si dimenticano per poi ricordarsene nel cuor della notte, c'è tutta la parte creativa che mi fa venir voglia di fare, e pensare, e inventare.

Per esempio, alcune ciotole di rami intrecciati addocchiate in Rinascente hanno subito dato l'impronta alla grande sala- studio dalle cui finestre si vedono le cime degli alberi: le ciotole diventeranno, rovesciate, lampadari ed appliques, e tutta la stanza si richiamerà, nei particolari, proprio agli alberi. Un po' di confusione tra interno ed esterno, insomma, che i limiti elastici e variabili fanno bene al morale e all'esistenza.
Come rendere concreta quest'idea, soprattutto non disponendo di copiosi budgets... ecco, è ancora un bel po' da pensare, e lì sta il bello. E si accettano suggerimenti, naturalmente.

Intanto, qualche amico si è già guadagnato le sue mostrine: le eleganti Spille in Cartone per chi ha procurato scatoloni (il brother e la fedecheride) e una Metromostrina per l'amicatriz che ha aiutato a misurare ogni cosa, nonchè ad allestire ingegnosamente la cucina.
Forse l'avete già immaginato, ma durante il Vikènd dell'Estrazione Finale della Grandiosa Lotteria (che dovrebbe essere fra un mese esatto, il 28 e 29 novembre, salvo imprevisti) ci sarà lo speciale premio
"Generale sovietico" per chi potrà sfoggiare più mostrine.

Nel frattempo, credo che comincerò a bombardarvi di spam. Si va ad una drastica riduzione di mobile e suppellettili, si cercano artigiani od oggetti: chi meglio degli amici per prendere, dare, scambiare? Dettagliate liste vi arriveranno nella posta elettronica: com'è d'uso, potrete però cancellarvi e non sapere mai più cosa avete perso.

venerdì, ottobre 16, 2009

CHI L'HA VISTO?


Appena l'ho visto, l'ho riconosciuto: un suo fratello nato dopo campeggiava nella cucina di mia madre, e dopo gli anni che ho passato nella cucina mia posso affermare con sicurezza che lui (it, per la precisione) è l'unico attrezzo in grado di fare le verdure julienne come si deve. Nè pappetta, nè bastocini, ma sottili come fiammiferi: il giusto.
E, quel che più conta, con poca fatica e velocemente, a consumo elettricità zero, e con facilità di pulizia una volta finito. Insomma, è l'apparecchio perfetto, anche senza contare che il suo colore improbabile e la bella etichetta del "Moplen" (la plastica che sembrava un materiale pressochè magico, a cui faceva pubblicità Gino Bramieri) lo renderebbero un oggetto cult se solo non mi avesse risolto il problema delle insalate, in particolare quelle di sedano di rapa che è buonissimo ma altrettanto ostico da grattuggiare.

Questo gioiellino della cucina arriva dritto dritto dagli anni '60 e mi è costato euri cinque in un Mercatino dell'Usato. Dove abbiamo già preso, in questo periodo, un carrello per portare pesi durante un trasloco, quattro sedie, bellissimi e costosi cuscini da divano nuovi scontatissimi, un pirofila con coperchio, una pentola a pressione. Fra tutte queste cose, quella che costava di più costava 18 euro, ma le altre erano tutte intorno ai 5.
Non vi sembri uno spottone gratutito: so bene anch'io che ormai molti Mercatini sono una grande speculazione sulla distrazione di chi porta la roba da vendere e poi se ne dimentica, oppure sono accozzaglie di oggetti di semi-antiquariato di scarso valore. Ma non tutti sono così e segnalo quello appena aperto a Santa Zita- Foce, via Rivale - non per motivi professionaliruffiani (io e nessie ne abbiamo curato il lancio di stampa) - ma perchè è davvero bellino: però, brutti o belli che siano, la filosofia che c'è dietro rimane intelligente.
In tempi duri di precariati e collassi ecologici, sarebbe un'ottima abitudine dare un'occhiata periodica ai mercatini, e magari abituarsi a ragionare sul possibile utilizzo degli oggetti invece che sull'acquisto mirato e immediato.
Chè se mi fossi fatta cogliere dalla Disperazione da SedanoRapa e mi fossi fiondata a comprare un elettrodomestico, ora sarei meno contenta, più povera e con le insalate meno buone. Augh.

venerdì, luglio 24, 2009

ENNESIMA MALEFATTA DEL NANO




La vignetta è di Disegni per la Lipu, la trovate anche su facciabuco con l'invito a diffonderla il più possibile; la notizia è una proposta di legge vergognosa, talmente vergognosa da indurre - pare - chi se l'era così furbamente inventata (il senatore Orsi, appunto) a una retromarcia. Fra i testimonial contro c'è anche gente che non ci piace, ma forse proprio loro sono il segnale di quanto fosse becera - e non è detto che le modifiche la rendano accettabile - l'ennesima pensata della banda del buco.

sabato, giugno 20, 2009

FACILE DA FARE


In questo periodo di resa dei conti con le proprie abitudini balorde, che ha investito un bel pezzo di comune-ty - volente o obbligato - mi pare utile postare un pratico specchietto, trovato qui a firma Monica Rubino:

"L'Environmental Working Group suggerisce gli alimenti da preferire sempre nella variante biologica rispetto a quella convenzionale Secondo l'Environmental Working Group, una organizzazione che si occupa di ricerca ambientale, "all'interno della comunità scientifica è sempre più condivisa l'opinione che anche in piccole dosi pesticidi e sostanze di sintesi possono danneggiare l'uomo, soprattutto in quelle fasi, come lo sviluppo fetale e l'infanzia, quando l'assunzione potrebbe avere effetti di lunga durata. Il lavaggio di frutta e verdura - ammoniscono - riduce la concentrazione dei pesticidi ma non li elimina". L'associazione suggerisce, con grande pragmatismo, di optare, intanto, per 7 alimenti biologici. Questo per non rivoluzionare le abitudini alimentari e, soprattutto, per evitare il collasso finanziario.
1.
Latte e derivati: Latte, yogurt e formaggi sono utili e necessari, specialmente per i bambini, ma spesso negli allevamenti integrano la dieta degli animali con ormoni e antibiotici. 2. Patate: Sono tra le verdure con più pesticidi. Continuano a contenere residui dopo essere state lavate e sbucciate.
3. Carne (pollame e uova): I prodotti di origine animale possono contenere antibiotici, ormoni e anche i metalli pesanti come arsenico, che viene usata per stimolare una crescita più rapida.
4. Ketchup: al di là dei pesticidi, è stato dimostrato come la variante bio contenga quasi il doppio di antiossidanti.
5.
Mele: Le mele sono la frutta più imbottita di pesticidi.
6.
Caffè: la coltivazione convenzionale si basa fortemente sull'utilizzo di pesticidi e contribuisce alla deforestazione in tutto il mondo.
7.
Frutta a guscio, granaglie e sementi: dilagano pesticidi e fungicidi. Molte varietà sono sbiancate dopo il raccolto.
Environmental Working Group suggerisce di scegliere la referenza biologica per questi prodotti che, nella variante convenzionale, registrano altissime concentrazioni di pesticidi:
Pesca, mela, peperone, sedano, pesche noci, fragole, ciliegie, lattuga, uva, carota, pera. Al contrario, cipolla, avocado, mais, ananas, mango, asparagi, piselli dolci, kiwi, cavoli, melanzane, papaya, cocomero, broccoli, pomodoro e patata dolce non contengono, generalmente, alti tassi di agro farmaci. "


La segnalazione è, evidentemente, valida soprattutto per il mercato americano, ma ho controllato un po' di cose, così non dovete fare la fatica di cercarle da voi: pies, è vero anche per noi che le mele sono ad alto rischio e così dicasi delle patate e del caffè. Per la carne, le uova e i latticini ciò che dice l'EWG è noto (o dovrebbe esserlo) da tempo, mentre per quello che ne consumiamo noi la qualità del ketchup è tutto sommato irrilevante.
Per la frutta e la verdura i dati dell'EWG sono confermati dall'analisi a campione che Legambiente svolge ogni anno e che potete guardare - anche lì c'è una tabella - per avere la classifica più precisa, a cui per esempio va aggiunto il vino fra i prodotti che hanno residui di sostanze tossiche.
Da
un'altra fonte, poi, arriva la segnalazione di cospicue quantità di pesticidi ritenuti neurotossici nel peperoncino che arriva dall'India.
Fra il pesce, il tonno e il pescespada continuano ad essere contaminati da rilevanti quantità di mercurio: solo che, a essere sensati, anche il pesce di allevamento non è il massimo. Si va finire perciò solo sul pesce azzurro: ma se qualcuno ne sa più di me, in fatto di pesce - e non è difficile - che metta in comune le sue conoscenze.


Ovviamente, fare attenzione a questi dati non significa diventare paranoici e, d'altro canto, organizzarsi per avere frutta e verdura biologica spesso si fa, ma non sempre è semplice. Latte e uova di produzione industriale ma biologica sono però più facili da trovare un po' ovunque - non nei supermercati Diperdì o nei discount, ma sia Coop che Basko li hanno: e, visto che si tratta di alimenti di cui in genere il consumo è costante e non occasionale, sceglierli bio fa una certa differenza.
Quanto a tutto il resto, la scelta biologica fa spesso a pugni con il tempo e le finanze, ma
ormai sempre meno: piuttosto, spesso si finisce per sottovalutare l'importanza di una dieta che sia meno velenosa possibile.
Non che l'alimentazione risolva tutto, ovvio, che altre mille tossicità dell'ambiente sono lì pronte per noi: ma fare quello che si può è già importante.
Sempre più, infatti, emergono legami tra l'inquinamento, e i pesticidi in particolare, e malattie e disturbi funzionali tipiche di questo periodo: non solo malattie gravi ed importanti, ma anche la stessa obesità che oggi pare essere influenzata non poco dalla quantità di chimica presente nei cibi.

giovedì, giugno 18, 2009

LA BORSA E LA VITA

Prima che republikit pubblicasse la notizia di queste belle foto in mostra a Roma per il ventesimo anniversario dell'associazione, volevo già parlare di Action Aid che a scadenze irregolari ci manda, in quanto sostenitori, racconti fatti in prima persona dei progressi ottenuti da Nigussie, Hiwot, Tarikua. Non sono bambini: Action Aid, partita come associazione per le adozioni a distanza di bimbi del sud del mondo, ha trasformato già da qualche anno parte del sostegno dei privati in contributi alle comunità. Con i soldi di AA si studia, si organizzano e frequentano corsi contro le pratiche tradizionali violente, si costruiscono pozzi, si comprano quaderni e sementi. E, ciò che più piace a noi, a questo tipo di intervento si è accompagnato lo sviluppo di una politica corretta: "La fame non è solo il risultato di gravi emergenze, carestie o della scarsità di risorse. La fame è conseguenza della mancanza di impegno politico da parte di chi ha la possibilità e il dovere di combatterla. Iniqua distribuzione del cibo, regole del commercio internazionale ingiusto, mancato accesso a risorse come terra, acqua e sementi sono tra le cause della fame. Intere comunità continuano ad essere escluse dal mercato e non hanno potere a sufficienza per chiedere ai governi l’adempimento dei loro obblighi e la tutela dei loro diritti. L’apertura dei mercati ha dato la possibilità ai produttori del Nord, che spesso beneficiano di sussidi governativi, di vendere al Sud le loro merci a basso costo mettendo così a rischio la produzione locale."

La fame è prodotta dall'uomo: secondo Action Aid non c'è nessuna carenza di prodotti
alimentari e, anzi, "al mondo c’è cibo a sufficienza perché ognuno possa assumere il doppio delle calorie giornaliere necessarie."
Fra le cause della fame, AA sottolinea il ruolo dei biocarburanti a cui sono andate le sovvenzioni di molti governi e che hanno sottratto spazio e risorse alla produzione agricola per fini alimentari: a guadagnarci sono state le multinazionali agricole.
La notissima Monsanto ha aumentato i suoi profitti, nel 2007, del 289%. Non è una cifra, è una vergogna.

Ed è qui che il lavoro di Action Aid riguarda anche noi: perchè sui generi alimentari è già in atto una speculazione dei grandi capitali, che comprano per rivendere a prezzo maggiorato.
Non è solo la fame in Senegal, il problema - che già basterebbe, ovviamente - è anche lo stipendio da precario, da impiegato, da insegnante che non basta più.
E se in altre aree del mondo il cibo più caro vuol dire rinucniare, per esempio, mandare un figlio a scuola, qui da noi vuol dire comunque sacrifici, a meno di ammazzarsi ancor più con un terzo, o quarto, lavoro.

Nell'ottimo
dossier di Action Aid, scaricabile in PDF, queste cose ed altre sono spiegate tutte perbene, e anche altre. Non è lungo, nè difficile da seguire: così si potrà sapere qualcosa di più, per esempio, rispetto alle scelte della sinistra (quale che sia, ognuno potrà valutare quella che preferisce) in materia di agricoltura, ogm, sussidi governativi, ecologia. La fonte "non sospetta" politicamente ha il pregio di mettere in rilievo alcuni degli obiettivi primari, in Italia ben poco considerati sia nei meccanismi che negli effetti e che invece fanno parte a tutti gli effetti di una politica sociale in difesa dei più deboli.
Individualmente, io credo che sia giusto mandare la folle cifra di 20 euro e rotti ad Action Aid, anche con uno stipendio su cui 20 euro si sentono: non per mettersi a posto la coscienza, che insomma sarebbe proprio a buon prezzo, ma perchè le buone politiche hanno bisogno anche di sostegno economico.

E, ancora, in casa nostra credo che bisognerebbe sforzarsi il più possibile di premiare l'agricoltura e la produzione biologica, soprattutto attraverso l'acquisto diretto nei mercati, nei Gas o nelle gite. Non è un collegamento a pera: anche da noi la sopravvivenza dell'agricoltura locale e non condizionata dalle multinazionali attraverso sementi o pesticidi è una garanzia di libertà, non solo alimentare. Come ho già scritto in un altro posto citando il grande Schultz, "la mano che controlla la ciotola controlla il mondo."

giovedì, giugno 11, 2009

TRASFERTE

Un troppo tenero invito per il week-end, che arriva dal Berio Cafè.

LA DURA REALTA', PUR VIRTUALE

Avevo pensato a una Calamity tranquilla, rilassante.
Avevo pensato a tutta una bella riflessione su sinistra e ecologismo.
(Avevo anche pensato: ma chi è così stolto da partecipare al sondaggio "E ora, la sinistra?" su republikit per poi rispondere "non so" ? A riprova che non siamo proprio tutti furbi, ancorchè sinistri).
Avevo pensato, già da tempo, ponderosi pensieri sul lavoro e la realizzazione di sè.
Avevo pensato a foto e disegni di alberi che mi dimentico sempre di postare.
Tranne l'ultimo punto, a cui riesco a rimediare con un grazie a Mario L. che è l'autore degli alberi con colibrì turchesi, non sono riuscita a mettere nessuna di queste cose nel blog.
Perché:
ho cercato per un po' di capire se il vero provvedimento liberticida ( e non quello falso che girava su Internet, già abrogato) è già passato alla Camera: pare di no, ma republikit e il corrierit davano la notizia nello stesso, incomprensibile modo. Alla fine sembra che la votazione sarà oggi, giovedì. In ogni caso, il ddl è assai assai preoccupante, non tanto e non solo per tutta la bagarre sulle interecettazioni telefoniche, ma ben di più per le pene pazzesche previste per gli editori che "omettono il controllo" su quello che scrivono i giornalisti: leggete il commento linkato, merita saperle, 'ste cose.
ho letto l'ancora più agghiacciante prospettiva sulle migrazioni causate dal cambiamento del clima
ho firmato la petizione a favore dell'insegnante sospeso
ho firmato la registrazione - e la petizione, anche qui - contro il ritorno del nucleare in Italia. Gira su Facciabuco, proviene da un sito dedicato solo a quello. Firmate anche voi, lettori antinucleari, già che ci siete.

Infine, ho scritto questo post e ho dovuto ritrovare tutti i link.
Ma mi chiedo: firmare è un'azione antifascista? E far firmare è una bisvalida? Chè, se è così, stasera ho messo insieme un bel mucchietto.
Ma, non vi verrà difficile credermi, ne avrei più felicemente fatto a meno.

giovedì, giugno 04, 2009

EGGIA'


"Il presidente, in particolare, è soltanto un prestanome: non esercita in effetti il benchè minimo potere. E' sì scelto dal governo, ma le qualità che deve dimostrare non sono quelle tipiche del leader: la sua fondamentale qualità è saper provocare scandali. Per questa ragione, scegliere un presidente non è facile: bisogna poter scegliere una persona che sia in grado di provocare il furore della gente, ma che sia anche in grado di affascinarla. Il suo compito non è esercitare il potere, ma stornare l'attenzione della gente dal potere stesso."

Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti, 1979.

Se pensate sia solo un romanzo di fantascienza, guardate un po' qui cosa passa 'ntanto che noi si guarda i vizi privati delle pubbliche virtù.

venerdì, aprile 03, 2009

UNA CENTRALE IN OGNI GIARDINO


Jeremy, non dovevi dirlo! Noi tutti contavamo sul fatto che i sostenitori italiani dell'atomo non se ne accorgessero - e forse non se ne accorgeranno ugualmente visto che non sono lettori de La Nuova Ecologia. Che riporta in questo numero la documentata opinione di Jeremy Rifkin, secondo cui la annunciata costruzione di centrali nucleari in Italia non avverrà mai.
Cioè che, com'era facile sospettare anche a prescindere dalle convinzioni in materia di energia, quello che il Gran Capo dei Buffoni vuole muovere sono solo i succosi appalti. E quello che sta dietro gli appalti ognuno se lo può immaginare.
"Scommetto che in Italia non ci sarà nessuna centrale nucleare" ha detto Rifkin agli studenti della Sapienza, in occasione dei dieci anni compiuti da Banca Etica. Secondo Rifkin infatti la quantità di energia che le centrali nucleari riescono a produrre è un'inezia: "Oggi in tutto il mondo sono presenti 430 centrali che realizzano solo il 5% dell'energia - spiega l'economista - quindi per poter arrivare ad avere un impatto sul clima (ridurre le emissioni di anidride carbonica) dovrebbero produrre il 20% dell'energia totale, ma questo significherebbe costruire tre centrali ogni trenta giorni per 10 anni, visto che ne sarebbero necessarie 2.000".
Inoltre, ha ricordato che "nel 2025 le scorte di uranio si esauriranno" e che "già non c'è abbastanza acqua per raffreddare i reattori, basti pensare che solo la Francia utilizza il 40% delle risorse idriche a questo scopo". Leggete anche
il resto dell'intervista - che merita e non è lungo.
E se credete che Rifkin sia di parte e magari poco serio dal punto di vista scientifico, potete sempre fare il confronto con la
mozione del PdL passata in Senato, in cui di fatto si nega l'esistenza del riscaldamento globale e di un'emergenza climatica.
Roba che in confronto l'accusare l'Onu di menzogna (l'Onu, eh, mica il vicino di casa...) e il farsi sgridare dalla Regina, diobono, sembrano segno di serietà.

martedì, dicembre 30, 2008

DEFINISCI "NORMALE"


Loro sono perfino meno abituati di noi, amicae.
Che non è per dire Guarda indietro a chi sta peggio di te, ma solo per commentare che, dato sì che si parla di "riscaldamento globale" e invece fa freddo, un sacco di gente pensa che il cambiamento climatico allora sia tutta una balla.
Come se la nebbia in India e la stagione della piogge qui, così per dire, fossero normali. E, corigeme se sbaglio, da qualche parte c'è stato qualcuno - un qualche esperto, che di solito abbondano - che prova a spiegarci come stanno le cose? o è più carino credere che all'ultimo le acque si ritireranno e al loro posto arriverà un intero branco di mammuth?


(confesso, ho appena visto Era Glaciale 2)


martedì, dicembre 02, 2008

CERTE NOTTI

pensavo di mandarlo solo alla Talpa , per competenza geografica e per ricambiare le sue immagini d'arte, ma è bello se lo vedete tutti. Una versione genovese rientra nei miei progetti futuri, sappiatelo e fateci su un pensierino.

sto un pochino meglio, sì.



http://www.youtube.com/watch?v=e6pbReG0Pbo&eurl=http://www.jacopofo.com/indonesia-alberi-sposi-matrimonio-nozze&feature=player_embedded

giovedì, novembre 27, 2008

TAR-PATO IL POSTEGGIO!


L'Acquasola, per ora, ha vinto. Il Tar ha accolto il ricorso contro la costruzione del parcheggio, sostenuta anche con pernottamenti sotto le tende, soprattutto da Legambiente genovese in alleanza con Verdi e ambientalisti. Non che proprio ci ho voglia di raccontarvi l'intera storia, ma insomma è bello che almeno un parcheggio - per di più abbastanza inutile anche in una logica perversa - sia stato bloccato. Chè già oggi, solo perchè stavano asfaltando due pezzi di strada lontanissimi fra loro, c'erano due corrispondenti code lunghissime. C'ero dentro anch'io, sì - non succede spesso, ma oggi ero in macchina - ma ciò non mi impedisce di deprecare e detestare le quantità di auto in circolazione. Car sharing, bici, piste ciclabili e buone, vecchie soluzioni come le funicolari e gli ascensori sono senza dubbio migliori, e non richiedono di buttare all'aria parchi.
Banalità le mie, certo: ma per quanta gente non lo sono ancora, o per niente affatto?