Visualizzazione post con etichetta bestiario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bestiario. Mostra tutti i post

sabato, settembre 24, 2011

OGNUNO CI HA I SUOI NEUTRINI...

Il mio agopuntore di riferimento ha certi ditoni da Peppone che non entrano nella tastiera di un computer, e ti chiedi come gli è venuto in mente di mettersi a trafficare con gli aghini. Poi è istruttore di qi-gong, ed è bravissimo in entrambe le cose. E anche nel tirar su di morale la gente, senza esagerare con l'ottimismo incauto.  Eppure, nel mio stordimento, me l'ero dimenticato. 
Ma una delle angurie da centrare con la crapa è stato proprio lui,  che ha ascoltato i miei guai nel suo solito modo burbero e frettoloso, dicendo poche frasi al momento giusto. Poi è arrivato il momento degli aghini, che a volte non si sentono e a volte sì, e mentre lui stava cercando il posto per il terzo aghino, io sono schittata, ridendo. Non lo reggo, il solletico. Non riesco proprio a far finta di niente, a comportarmi dignitosamente. Ma, guarda caso, il punto giusto per l'ago era difficile da trovare: così questo posto semi-ospedaliero, forse uno dei più potenzialmente tristi del mondo nonostante, si è riempito della mie sghignazzate per un buon minuto, o forse tre, o addirittura cinque. E  quelle risate mi hanno cambiato la giornata: non saprei e forse non voglio spiegare precisamente il perchè, anche se uno dei motivi è senz'altro il gesto gratuito, spontaneo, vitale e generoso di un medico che, come tanti altri, potrebbe invece comportarsi in modo distaccato o al massimo "cordiale".
Tutto il giorno ho reagito al dolore: che con gli aghi si era senz'altro attenuato, ma che è stato scacciato quasi del tutto dalla voglia di reagire, dall'eco di quel divertimento sciocco e infantile, da quella pausa del tutto inaspettata fra i guai.

Forse penserete che la sto facendo lunga, e magari avete ragione. Eppure, la sera ho anche visto il riccio.
Non che le due cose siano davvero collegate, lo so. Però quel riccio, o un suo parente, era stato avvistato un bel po' di tempo di fa in una tarda serata di pioggia, su uno dei vialetti della Rocca. Per fortuna andavo molto piano, e avevo inchiodato nel vedere quel coso beige sgattaiolare davanti alle ruote. Il tempo di scendere sotto l'acquazzone - e dietro di me c'era il vicino che già deve avere le sue idee sulla nostra sanità mentale - e il riccio si era disincantato, sparendo velocemente. L'abbiamo cercato più volte, senza mai vederlo. Ma ieri il KGgB mi ha chiamato, "c'è il riccio!" . Era nel prato ed è rimasto fermissimo per tutto il tempo che gli siamo stati vicini, convinto che fosse meglio sembrare morto. Ma era stato visto camminare e a un certo punto ha sussultato, come i cattivi attori. 
L'abbiamo lasciato lì, con mille raccomandazioni di stare attento ai pericoli della Rocca: solletico e riccio, quale combinazione più carina e più improbabile?

lunedì, settembre 12, 2011

mercoledì, luglio 13, 2011

DALL' ESTERO 2

Hanno evidentemente litigato, basta guardarli per saperlo. Uno di quei litigi dove lui non capisce bene cosa ha fatto, ma lei lo sa benissimo. E infatti sta seduta tutta rigida, tutta in pizzo, incurante della gente che la guarda. Lui, un po' marpione un po' strisciante, le si avvicina e le gratta piano la schiena. Lei si scosta con ostentazione. Lui aspetta un po', quindi si spinge sul sedile fino a raggiungerla di nuovo e ci riprova, con quel gesto di affetto sulla schiena. Lei si sposta, ancor prima che lui abbia completato la manovra. Lui si guarda intorno, sconsolato, accenna a un terzo tentativo e lei si sposta ancora più lontano. Allora lui rinuncia: con acume psicologico non facile da trovare nel genere maschile, si limita ad osservarla di sotto su, l'espressione avvilita e mortificata, le braccia abbandonate lungo il corpo. Rimane in attesa, e fa davvero pena quella sua grande tristezza, quel suo evidente non capire la propria colpa.
Lei continua a ignorarlo, e lui niente, non accenna più neppure un gesto, solo il viso si allunga sempre più. Ma ecco che lei cambia posizione, si gira di tre quarti verso di lui, pur continuando a non guardarlo. E lui immobile, riesce a non approfittare di quell'evidente apertura, e fa bene: dopo un'adeguata pausa, ecco che lei gli si avvicina, gli appoggia la testa sulla spalla.
Sinceramente sollevato,lui cambia del tutto espressione e i più amorevoli sentimenti gli appaiono sul viso mentre, finalmente, può cominciare a spulciarle la schiena sicuro della buona accoglienza di lei.
I due oranghi hanno fatto pace: lei si lascia coccolare un poco e poi va via. Lui forse avrebbe voluto di più, ma la prende con filosofia e, come tutti i ragazzi del mondo, liberato dai problemi immediati di cuore può finalmente divertirsi un po'. Si gira verso i visitatori, li scruta, li prende un po' in giro con un sorriso a mille denti attaccato al vetro, e infine se ne va anche lui, seguendo la sua bella.

Nota:
Non sono favorevole all' istituzione zoo, tuttavia credo sia un po' ipocrita o troppo ingenuo far finta che tutti gli animali potrebbero ancora vivere liberi, dato che il ritmo con cui si estinguono le specie. In ogni caso, gli oranghi di cui racconto sono due giovani nati entrambi nello zoo, come i loro molti compagni- tra cui un piccolo giocherellone ed incantevole- da tre individui originari nati a loro volta nei centro di conservazione e salvaguardia di Jersey e di Stuttgart.

lunedì, giugno 27, 2011

ANIMALIA

Che non sembri che mi disinteressi dei NoTav, delle cariche e di come buttano le lotte presenti e future, chè non è proprio così. Ma ho visto solo Turi che va incontro alle ruspe, e scusatemi se dopo dieci anni non ho voglia di vedere altri manganelli, lacrimogeni e fughe e scontri, sia pure in video. Aspetto di saperne un po' di più, che magari mi viene in mente qualcosa oltre alle ovvie banalità.

Nell'intanto, spero di regalarvi un sorriso con queste tre foto tratte dalle gallerie del National Geografic, una delle quali illustra un paziente lavoro del WWF che ha permesso di scoprire oltre mille specie ignote in Nuova Guinea. E' una di queste ultime il bellissimo varano blu che sembra stare alla finestra e la lumaca multicolor, mentre il povero tarsio così simpatico rischia l'estinzione. Anche se la buona notizia per chi da piccolo giocava a "Viaggio nel mondo degli animali" (o ne esisteva una sola copia, la nostra?)  è che l'Orice bianco l'ha scampata, e ora è solo una specie "vulnerabile"
Di tarsi, si potrebbe portarne un po' qui alla Rocca, sarebbero carini assai... e, a proposito, non ho più visto il riccio - sarà stato un turista, solo di passaggio? o dovrò andare in giro nelle notti di pioggia sperando di rivederlo? - ma in compenso un'altra famiglia di gabbiani, dopo quella di Vito,  sta evidentemente covando e curando la futura prole: giuro che questa volta non mi metterò in ansia per stupidi adolescenti che zampettano sui cornicioni, però sarebbe bello se mamma e papà gabbiano mi lasciassero uscire sul mio balcone senza volteggiarmi intorno con minacciose picchiate. 
E, parlando di gabbiani, avete visto il video girato dal gabbiano che ruba la videocamera?  Bellissimo, con tanto di cammeo finale del regista, alla Hitchcok. Questo sì, si può vedere senza angoscia nè rabbia.

mercoledì, maggio 25, 2011

INTERVALLO




Il gabbianino è vivo e vispo, le rose sono sfiorite per il gran caldo, gli ulivi invece si sono tutti fiorellinati di beige, rondini e pipistrelli stridono e svolazzano mentre noi ci prendiamo l'aperitivo sul balcone - una gradevole new entry. 
Io torno presto, intanto voi che non siete sul facciabuco guardatevi questo Intervallo Rai sull'amena località di Sucate (se ancora non sapete la storia, leggete e ghignate qui)

giovedì, maggio 19, 2011

E ALTRI ANIMALI

Di ritorno dal qi-gong - di ritorno dal ritorno al qi-gong, dovrei dire, visto che mi sono presa una meditativa pausa con la complicità di una caviglia slogata giocando a pallavolo sul prato - chi ho trovato ad aspettarmi sul portone? Il mio amico Il Geco Grasso. E quando dico "sul" portone vuol dire proprio "sul", come si può vedere dalla foto che, no, non è stata postata verticale per sbaglio. 
Il Geco Grasso vive, credo, nel cassone della mia tapparella e un paio di volte l'ho trovato sulla zanzariera, ovviamente sul lato interno, bello rilassato in questa sua vita adesa, a spiccare contro la luce lunare: il tempo di guardarlo e fra sgusci e salti è sparito. 
Da quel momento facciamo molta attenzione quando abbassiamo la tapparella, che non ci rimanga sotto come è già successo a un suo collega meno fortunato. In verità non so se quello sul portone era proprio lui o suo cugino, quel che è certo è che i gechi prosperano, quassù. 
Così come le rose, che il caldo anticipato ha fatto esplodere in una fioritura contemporanea, mandando a pallino le puntuali alchimie di colori studiate da chi ha progettato il giardino, che l'anno scorso avevano invece funzionato con precisione ammirevole: ma anche così, con quel tanto di esuberanza pacchiana, affacciarsi al balcone è una fortuna, per non parlare di quando si passa accanto alle siepi di gelsomino che, quelle sì, quest'anno sono fiorite in tempi diversi, profumando l'aere in punti diversi.

E la Stevia sul balcone si è ripigliata e sta buttando rigogliossime foglie dolcificanti (fra un paio di settimane credo che potrò postare un resoconto completo del primo raccolto da mettere nei dolci), la calla in vaso produce con costanza un paio di fiori formato mignon per il mio tavolino, le piante in casa crescono vigorose, beandosi della luce che qui non manca. 
In questa natura addomesticata ma non del tutto domestica, che comprende il ritorno dell'upupa e gli appostamenti del gatto Ugo, i duetti da operetta dei merli, gli improvvisi lampi verdissimi dei pappagalli che si inseguono e il ciuffo di fiori violetti spuntati da soli là, contro il muro giallo, lo sciocco gabbianello che anche stasera pigolava stridulo a reclamare il suo cibo ha il suo senso. 
Chè animali ne abbiamo avuti in casa, ma ogni esperienza è stata più frustrante dell'altra: dal coniglio alle rane, dalle tartarughe al cane rissoso, dal criceto ai diamantini che mi è toccato nutrire goccia a goccia, qualcosa finiva per non funzionare. Non so bene perchè: sono contenta e confortata dai commenti carini che mi dicono che il gabbianello se la caverà e  che non sono  l'unica ad entrare in empatia con le presenze animali e vegetali... eppure, ecco, finchè la Natura, perfino se è urbanizzata, sta "fuori" mi sembra che ognuno, in effetti, stia al proprio posto. E se poi chiamo i pompieri per il gabbiano è solo perchè noi umani siamo pieni di contraddizioni, no?

giovedì, aprile 21, 2011

QUI E LA'


Oggi ero ero alla stazione a prendere l'Amicodelcuore e ne ho approfittato per scattare la foto che vedete. Poi ho anche portato alla veterinaria la pipì del gatto, ma quella non l'ho fotografata.

In compenso, vi posto tre foto di animali che trovo bellissimi: sono nuove scoperte, chi più chi meno. E non è bellissimo che in questo mondo dominato dall'idea che ormai sappiamo tutto, ci siano ancora sorprese così fantastiche?



martedì, febbraio 22, 2011

SI STA COME D'AUTUNNO ECC.



 Stanchezza cosmica, questa sera, e non è il caso di affrontare uno dei tanti temi serissimi che girano per l'aere, dall'angosciosa repressione della rivolta libica (che dimostra quanto sia pericoloso sottovalutare la pazzia quand'anche appaia folcloristica e clownesca), all'appello per far fermare il Parlamento fino ad ottenere le dimissioni dello psiconano. Anche la storia minima scarseggia, che il personale sarà sempre politico ma a volte è noioso lo stesso, e quindi eccovi un po' di Animalia, di quelle che piacciono a me: pescate non so più dove, meritano un'altra occhiata anche se magari le avete già viste. E non vi lesino neppure la morale, manco fossi Fedro o La Fontaine.


 
 

giovedì, febbraio 03, 2011

RANDOM

 
Succede, con i buoni propositi. Il destino li boicotta e poi gli calpesta pure gli occhiali, tiè e tiè. Insomma, sono quattro giorni che sto in casa, in preda a mini-depressioni, subdoli virus (forse, ma mica per niente son subdoli) e, dulcis in fundo, vertigini da cervicale. Che sono una cosa che la prima volta che ti vengono ti spaventi a morte, le altre sei solo incazzato come una biscia, soprattutto se ti 
 fanno saltare la degustazione delle birre. Perciò, visto che se continuo su questo tono finisco per parlare dei gatti che non ho o per dire cose scontate sull'egitto - che casino, neh?  e vien da sperare che non sia premonitore - questa sera posto qualche immagine non mia: ne ho una cartellina piena e non c'è mai occasione per farlo. Ma chi dice che ci debba essere un'occasione?

però questa sembra fatta apposta per la nuova frase di apertura di questo blog, no?

martedì, giugno 29, 2010

I DAINI SULLA CIMA DEL MONDO


Non che ci sia tanto bisogno di andare in montagna per camminare, se si abita qui.
Purtroppo, si tende a dimenticare questo dato, epperciò eccoci partire baldanzosi per la
Villa Duchessa di Galliera, (in questa città i parchi pubblici si chiamano Ville, chè quello erano) per vedere i daini. L'ultima volta che ci andammo... be', potevano essere più o meno quindici anni fa, con almeno una figlia ancora piccola.
Si arriva, come sempre nei nostri orari non proprio da allodole, all'una sotto il sole a picco e la maccaia impietosa: ma, d'altronde, non si poteva evitare di fermarsi a fare scorta di focaccia da Marinetta - dicono che Agnelli mandasse lì il suo autista, quando aveva voglia di focaccia.
E quindi superiamo i giardini all'italiana che da soli hanno la dimensione di un qualsiasi giardino pubblico, saliamo la scalinata d'onore, passiamo sotto un archetto in pietra e cominciamo ad andare su. Su. Su.
Un grande spiazzo con panchine in pietra, ci fermiamo? Mannò, continuiamo ancora un po'. Su. Su. Un viottolo laterale, sembra quasi una scorciatoia fra i tornanti, dài andiamo di qui. La direzione è giusta, va in su. Noi anche. Fa un bel fresco, ora, c'è aria. Imprevisto, ecco il mare laggiù. Siamo in alto, ora, e invece del verde incolto che abbiamo attraversato finora sul sentiero che si confonde con il sottobosco, ci troviamo in mezzo agli ulivi e a terrazze curate e coltivate. Siamo sempre dentro la Villa, per forza, ma abbiamo sbagliato strada. Siamo finiti troppo in su: ecco un pezzo di rete del grande recinto dei daini, proprio sotto di noi.
Ancora qualche giro vizioso ed eccoci: i daini saranno una cinquantina e riescono ad essere quasi mimetici in mezzo al niente dell'erba gialla, ma appena ci vedono il capobranco corre verso di noi. E' un grande maschio con un palco di corna notevole, e dietro di lui arriva qualche femmina e buon numero di piccoli. Si degnano di prendere un po' di erba attraverso la rete e poi, di colpo, come erano arrivati, si girano e se ne vanno tutti dall'altra parte del prato.
Li seguiamo e ci fermiamo a mangiare su una panchina che sta per essere inglobata dal verde, così possiamo continuare a guardarli.
Una femmina rimane seduta vicino a noi, al di là della rete, e solo quando noi ci alziamo e ce ne andiamo tutti insieme, si alza anche lei e ci precede correndo. Gli altri daini sono più avanti di noi, nel prato lungo la recinzione, ma con l'arrivo dela femmina si scostano dalla rete. Caso o vigilanza?
Niente come la Natura, perfino quando è quasi addomesticata, riesce a farti sentire ignorante, neh?

giovedì, giugno 24, 2010

COSA VEDO DALLA MIA FINESTRA


Io non li ho visti, ma mi dicono che i gabbianini hanno cominciato a volare. Eravamo un po' preoccupati per il fradèl pirlotta che non si era più visto, invece tutti e due hanno preso confidenza con il volo , con qualche difficoltà solo nell'atterraggio. Alla festa della Rocca, peraltro, ho scoperto che tutta la parte palazzo che dà a nord fa il tifo per i gabbianini, anno dopo anno: "Una volta hanno provato a togliere il nido con le uova, ed è stato straziante - mi hanno raccontato - i gabbiani si sono lamentati, urlando, per quattro giorni. Non ci ha provato più nessuno, non si riusciva a reggere tanta pena." E, del resto, Larò raccontava della disperazione di un calabrone che aveva fatto il nido in uno schedario da ufficio: quando se ne sono accroti, lo schedario è stato buttato via, ma il calbrone ha provato tutto il giorno a entrare in tutti gli altri schedari, cercando il suo nido. Vabbe' non antropoformizzare gli animali, ma come si fa? E, a proposito di animali, raccomando, forse di nuovo, il bellissimo blog di Cristina Nadotti: leggete questo, pies. Intanto, le prime pesche stanno maturando nell'orto di Heathcliff che è esploso di verde come un geyser vegetale, e le upupe sono salite a tre, e poi a quattro. Japane nel volo come nella grafica, le upupe - saranno quattro piccoli o due piccoli e due genitori? - fanno solo tragitti finalizzati: dall'ulivo al prato, dal cipresso alla magnolia e poi, via, a casa, minga stare in giro a perder tempo, neh? L'ultimo esemplare ornitologico avvistato è un quetzal: be', in verità è il KGgB che lo chiama così ma è solo un pappagallo, però enorme e con la coda da quetzal. E, a proposito di mutazioni, dal tronco del nostro kumquat - sopravvissuto al trasloco con onore - è spuntato un ramo che ha spine (!) e foglie rotonde invece che ovali: la cosa ci inquieta, cosa sarà successo? Siamo soli nell'Universo?

lunedì, giugno 07, 2010

E' STATE?



Be', è andata così che avevo fatto il mio bel programmino da inizio estate, più o meno quei dieci giorni durante i quali riesco a prendere il sole per un intero quarto d'ora.
Che poi l'estate arriva sulserioperdavvero e la caldazza mi spinge ad agitarmi alla ricerca del cappello, acqua, posizione, occhiali, qualcosa da leggere, un posto dove appoggiare l'acqua, un posto dove appoggiare qualcosa da leggere che non riesco a leggere, l'asciugamano anche se sono sul balcone e finalmente, finalmente... be', no, ecco, ormai non ne posso davvero più, sono passati ben cinque minuti, ormai sarò abbronzatissima, no?
Ma ora non è ancora così: ed essendo che la Casa nella Rocca è rivolta a est, e il sole essendoci quindi solo al mattino, mi ero fatta tutto un programma virtuoso dell'alzarmi a un'ora che per me è quasi alba, infilarmi un prendisole e spaparanzarmi sulla sdraio, che in fondo è quasi come non alzarsi con il vantaggio che sembra però di non buttare via il tempo.

Va bene, lo so che avete già capito: sì, la colpa è mia e del mio programma se è tornato l'autunno. Va sempre a finire così, anno dopo anno.
Ma io e i piccoli di gabbiano non è che ci disperiamo, a noi l'autunno non dispiace affatto. Di me lo so per certo, e direi anche a loro perchè oggi, per la prima volta, se ne sono andati in giro sul tetto per un sacco di tempo: il fratèl pirlotta rimane più in basso, scivolando vieppiù se le tegole sono bagnate, invece il maggiore si è spinto fino in cima e frugava perfino fra i coppi sconnessi, evidentemente già in grado di cercare il cibo. Camminano ancora un po' instabili sulle zampe già lunghe, e danno l'impressione di borbottare tenendo le mani dietro le schiena: ma sono grigi su sfondo grigio - tetti o scogli, il mimetismo funziona benissimo - e fra lo zoom e il blog non credo che le foto vi dicano granchè. Ma eccole lo stesso.

sabato, giugno 05, 2010

ERA RIMASTO NELLE BOZZE...

...ma sarebbe un peccato lasciarlo lì.



Questa sera, solo un bellissimo barbagianni rubato al concorso Wwf-Repubblica.

giovedì, maggio 27, 2010

FIOCCO BIANCO



Dopo un paio di mesi in cui si svolgevano feroci diatribe aeree - gabbiani contro gabbiani, gabbiani contro gazze, gabbiani contro umani, per fortuna mai sanguinose - che ci avevano fatto sospettare la presenza del nido, ecco la conferma: un pulcinotto grigio in bilico sulle tegole ancor più grigie di lui.
E' stato lì per un po', quasi mimetico, poi ha preso ad avanzare cautamente, dondolando sui piedi piatti, e si è affacciato al cornicione. Scrutava in giro curioso, poi ha berciato con una buffa vocetta acuta: dietro di lui è arrivato, con calma, anche il fratèl pirlotta, che dondolava ancora di più e che si è subito nascosto dietro il protettivo muretto, per evitare un attacco di vertigini.

Adesso aspettiamo i tentativi di volo, cercando di non avere la macchina fotografica scarica, come oggi.

martedì, maggio 25, 2010

ANIMALLY CORRECT


Dato sì che il millesimo post ha riscosso reazioni lusinghiere - su facciabuco e non qui, ma noi siamo mistotennologici, oièa - da milanesi e dintorni, oggi vado a sfrucugliare in casa loro e rubo dal Corriere la notizia del gigantesco sciame d'api che ha invaso piazza San Babila.
Un po' perchè sono stanca e volevo parlare di agricoltura biologica ma non è serata, un po' perchè le foto sono poche ma lasciano immaginare cosa doveva essere trovarsi in mezzo a migliaia di api.
Ma soprattutto perchè le notizie sempre più frequenti di animali di ogni tipo che "invadono i centri abitati" (così di solito viene descritto l'avvenimento) di solito registrano l'avvenimento come si potrebbe parlare di un'acquazzone, di una strana grandinata: e forse neanche, perchè sul clima il concetto che ne siamo responsabili almeno in parte è passato.
Degli animali, invece, si preferisce vedere ancora il lato curioso, pittoresco: tigri in mezzo ai villaggi, orsi nei pascoli, cervi in piscina fanno certamente sorridere o spaventare, ma forse sarebbe ora di dire che sono i nostri villaggi, pascoli, piscine a invadere sempre di più il loro territorio, a confondere le loro percezioni, a snaturare i loro istinti.
Dopo la campgana per il giornalismo non razzista nei confronti degli uomini, chissà se si potrebbe lanciare anche quella per diritti degli animali? Non fermerebbe la stupida e suicida crescita cementizia a cui il nostro governo sta per dare ancora una volta una mano a suon di condoni, ma almeno...

giovedì, aprile 22, 2010

E ADESSO ?


giaggià tigrotto, anch'io mi sento un po' così, stasera.

martedì, gennaio 19, 2010

COSE SU CUI INNERVOSIRSI


* Al tipo che contrabbandava la roba nella foto, squali e coccodrilli di specie in via di estinzione, hanno dato poco più di 6000 euro di multa. Non è pochissimo, per un furto all'umanità intera?
* Napolitano, c.t.m. ?
* L'ulteriore tassa - ma non bisogna chiamarla così- che pagheremo alla Siae su qualsiasi cosa contenga una memoria, quindi anche cellulari e decoder: dice che fa parte dell' "equo compenso" per gli autori che, ingrati, stanno invece protestando perchè da tempo non vedono una lira.
* I soldi scudati che già è una definizione orribile, ma in più servono a mafia e dintorni (non esclusa la mafia russa, perchè in questo caso non abbiamo pregiudiziali verso gli stranieri) per riciclare i loro guadagni: facendo "scudare" un capitale dal titolare di un'azienda in crisi, si trasformano i solidi sporchi in puliti e si entra in aziende insospettabili, con cui concorrere agli appalti. Che appalti? L'expo' di milano, pies.
* Il piano di studi del KGgB che è sparito, inghiottito dai meandri della burocrazia. e non è una bella cosa da fare a una matricola, neh?
* Anche la nostra posta pare sparito nel nulla: abbiamo fatto domanda al servizio "Seguimi", ma essa non ci ha seguito. neanche si è mossa, proprio, e ora chissà dov'è.
* del resto, noi abbiamo avuto la macchina sequestrata per tre anni e nessuno l'ha saputo. Nè noi, nè loro. Noi avevamo il foglio che diceva che no, non c'era più il sequestro, ma all'ufficio giusto nessuno l' aveva detto. E ci hanno messo un bel po' a capire come uscirne e quanti bolli dovevamo pagare, la macchina non essendo a noi pur essendoci. O viceversa?

In compenso abbiamo messo a posto un bel po' di robe nella Casa sulla Rocca, nonostante l'influenza che mi colpì.
E, be', sì, poi dicono che uno si rifugia nel privato...


mercoledì, settembre 30, 2009

PATRONI


Per la privacy, non vi posso dire chi è. Ma sogna spesso animali e, nei suoi sogni, gli animali sono sempre presenze benevole, rassicuranti, spesso divertenti e amabili. Anche nei suoi disegni lo erano: cani, uccellini, orsi, giraffe e perfino elefanti sfoggiavano sorrisi di una simpatia rara.
Si parlava quindi con lei di questi animali così belli da incontrare nel sonno o nella fantasia e pensavo, pur chiacchierando senza pretesa di filosofare, quanto può essere prezioso un inconscio così ricco di
figure di riferimento buffe e simpatiche. E poi è successo che ho visto questa foto qua sopra fra quelle premiate di non so più cosa, e poi al ristorante un amico ha ordinato cervo e io ho protestato:"Ehi, è il mio totem!".
E mettendo tutto insieme alla fine ho pensato quanto è importante avere un pezzettino di quella che oggi viene definita Natura da identificare con il proprio io più profondo. Con la propria essenza, se non aborrite il termine, o almeno con un se stesso senza se e senza ma. Che da qualche parte esiste, ma che di solito trascuriamo, per obbligo o distrazione.
La mia essenza, per esempio, da tanto vorrebbe abitare vicino a prati e boschi: chi, meglio di un cervo, può raffigurarla? E' vero, negli anni mi sono andata identificando anche con il gufo, e non lo rinnego certo: ma dentro di me c'è ancora un bel po' di quel Daino che mi fu dato come totem quando ero Scout - ebbene sì, ma non è il caso di infierire, neh? - e che avevo quasi dimenticato.

Quindi ho elaborato la teoria del Patronus, che la Rawlings non si sa se è furba o geniale ma ci prende: solo che noi, più grandi del maghetto e dei suoi lettori, il Patronus possiamo benissimo lasciarlo dov'è, dentro di noi, e riconoscerlo lo stesso. E nei momenti di difficoltà, di sconforto o anche solo di bisogno di verità, provare a dialogare con il nostro Patronus, chiedendogli cosa farebbe al posto nostro, chiedendosi se davvero è il caso di nasconderlo sempre così tanto. O anche solo ascoltandolo respirare, sapendo che laggiù in fondo ci siamo ancora.

sabato, febbraio 28, 2009

TOLGO UNA VITINA QUI, UNA LI',,,,


Ottavio batte, e di brutto, la Nessie.
E noi facciamo il tifo per Ottavio - e anche un po' per la Nessie, del resto - senza nessuna esitazione. Vai così, Ottavio, colpisci nella notte!

Non fa piacere pensarlo (in) quanto ci fa piacere mangiarlo, ma il polpo pare che sia uno degli animali più intelligenti. Nella foto (reuters, tratta da republikit) c'è un esemplare che apre una bottiglia, ma in libertà il polpo si costruisce la sua tana con i sassini e se ne porta anche qualcuno dentro: se arriva gente con i denti aguzzi che se lo vuole pappare, i sassi diventano efficaci scudi, manovrati dai tentacoli. Putroppo per lui, la sua intelligenza non lo protegge dalla cattura, che anzi è piuttosto facile, nè gli serve a molto altro: pare infatti che non ci sia "trasmissione di sapere e di esperienza" fra una generazione e l'altra (non ricordo più se a causa di una vita troppo breve o per un altro motivo) e così ad ogni singola intelligenza di polpo tocca far tutto da sè, come se ogni cosa fosse sempre nuova. E la specie, nel suo complesso, rimane dov'è. Non è un dato terribilmente ricco di implicazioni e di morali?

mercoledì, gennaio 21, 2009

IMPOSSIBILE RESISTERE


Da Republikit ,Tahina che è nata nello zoo di Besancon.