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giovedì, febbraio 24, 2011

SENTIRE E FARSI SENTIRE

Ho qualche difficoltà, in questi giorni, a postare le mie foto di militante della passeggiata. Intanto perchè non ne ho fatte - nè foto nè passeggiate, già - perchè è incredibile quanto arretrato possa lasciarsi dietro un vikènd fuori casa. 
Ma soprattutto perchè, come già altre volte, non riesco a leggere "diecimila morti" e parlare ugualmente di quanto è buffo il droghiere all'angolo. Mi ha rovinato Quasimodo (o Saba? ci ho sempre il dubbio) con le sue bibliche arpe appese ai salici, e il risultato è il silenzio. 
E penso, spero, che il silenzio assordante di tutti sia come il mio, pieno di sgomento e di incredulità. 
Il silenzio di chi fa fatica ad accettare che una cosa del genere stia accadendo, che a pochi chilometri da noi sia risorto Bava Beccaris con i suoi cannoni trasformati in bombe e missili. 
Nel 1898, a Milano, i mille morti - 80 nella versione ufficiale -  caddero sotto i colpi di cannone durante una sola manifestazione. Oggi la violenza scatenata dal folle non solo pare aver già provocato un numero di vittime dieci volte superiore, ma si esercita con la più assoluta crudeltà e indifferenza: colpire chiunque giri per strada è senz'altro un lucido escamotage da paranoico per eliminare ogni rischio di ribellione. 
Che io mi ricordi, non c'è mi stata una repressione così: le più brutali reazioni a movimenti di protesta hanno sempre riguardato chi protestava, chi era radunato in una piazza, chi era iscritto ai partiti di opposizione... non mi viene in mente nessun altro caso in cui il capo di un governo abbia assoldato mercenari per uccidere in modo indiscriminato il proprio popolo. 

Eppure, nei blog e in generale sul web non vedo gli accenti indignati e le manifestazioni di orrore che hanno accompagnato passo per passo la penosa vicenda di sarahscazzi, tanto per dire. Nessuno che dica "lo voglio veder morto", nessuno che si commuova come pure è successo, per esempio, per le vittime dello tsunami. Lo so, non è la stessa cosa: da che mondo è mondo, morire nelle rivolte è considerato "normale", mentre non lo è essere assassinati dai parenti (nonostante sia sempre più frequente) o che interi paesi siano spazzati via da un'ondata. 

La nostra percezione della normalità è senza dubbio curiosa, eppure in qualche modo generalizzata: forse per questo stentiamo a renderci conto che ciò che sta succedendo al di là del mare non è la "solita" rivolta, non è la "solita" repressione. La recente storia italiana ce lo ha insegnato: quando si superano i limiti, scritti e non scritti, del comune sentire e agire, si rompe un argine che è difficilissimo ricostruire. Quando si vuole vedere e far vedere "normalità" laddove non ce n'è più neanche un briciolo, non si fa altro che aprire la strada ad altre anomalie, alla futura applicazione di aberrazioni ancora peggiori. 
Poco importa, in fondo, se i morti siano mille o diecimila: come dice Marcegaglia con involontaria e cinica ironia: "bisognerà valutare se fare ancora affari con lui, non si può ammazzare la gente in questo modo."
Perchè, ecco, anche se penso che il silenzio sia in gran parte dovuto allo sconcerto, allo sgomento, non posso tuttavia sottovalutare l'influenza del doppio messaggio che arriva dalle istituzioni e in parte anche dai media: che invece di cavalcare il grand-guignol come sono bravissimi a fare in altri casi, non mancano di accennare più o meno esplicitamente alle conseguenze che 'sto casino può avere per noi. Commesse mancate, milaeuro persi, niente gas, petrolio in crisi: senza che nessuno lo dica esplicitamente, sembra quasi un'autorizzazione a pensare che le vittime dei bombardamenti sulla folla siano un po' meno vittime, guarda un po' che casino hanno combinato...

Al contrario, viene da pensare che le conseguenze su di noi possono invece essere ben peggiori se silenzio e immobilismo perdurano, se solo pochi (firmate l'appello, a proposito, tanto per cominciare) si indignano e provano a intervenire, se gli interessi economici (che, non so voi, ma io già non ne ho, neh?) prevalgono sul sentimento umano: se, insomma, diventa "normale" bombardare la gente che scende in piazza.

martedì, maggio 25, 2010

METTIAMOCI A VENTO

Sì, lo so, manca più di un mese al quarantennale del 30 giugno, ma gira per l'aere il discorso che Sandro Pertini tenne il 28 giugno 1960 per rispondere alla provocazione del congresso che i missini volevano tenere in città - e che, come tutti i genovesi sanno, fu infatti impedito grazie alla sollevazione popolare.
Splendidamente retoriche e profondamente sincere, a leggerle oggi queste parole non fanno venire solo nostalgia: anche se solo per poco, in mezzo alla generale follia in cui è caduta perfino l'A.n.p.i. di Roma che non ha aderito alle proteste per il recente corteo dei fascipiùfasci, sono parole che restituiscono il senso vero delle cose, il nocciolo vero della nostra democrazia e del rispetto della nostra Costituzione. Che non è affatto quello di difendere i presunti diritti di chi, una volta ottenuto il permesso di parlare, lo usa per impedire agli altri perfino di pensare.


Gente del popolo, partigiani e lavoratori, genovesi di tutte le classi sociali. Le autorità romane sono particolarmente interessate e impegnate a trovare coloro che esse ritengono i sobillatori, gli iniziatori, i capi di queste manifestazioni di antifascismo.
Ma non fa bisogno che quelle autorità si affannino molto: ve lo dirò io, signori, chi sono i nostri sobillatori: eccoli qui, eccoli accanto alla nostra bandiera: sono i fucilati del Turchino, della Benedicta, dell'Olivetta e di Cravasco, sono i torturati della casa dello Studente che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime, delle grida e delle risate sadiche dei torturatori.
Nella loro memoria, sospinta dallo spirito dei partigiani e dei patrioti, la folla genovese è scesa nuovamente in piazza per ripetere "no" al fascismo, per democraticamente respingere, come ne ha diritto, la provocazione e l'offesa.
Io nego - e tutti voi legittimamente negate - la validità della obiezione secondo la quale il neofascismo avrebbe diritto di svolgere a Genova il suo congresso. Infatti, ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta Costituzionale, l'attività dei missini si traduce in una continua e perseguibile apologia di reato. Si tratta del resto di un congresso che viene qui convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza, per contrapporre bestemmie ai valori politici e morali affermati dalla Resistenza.
Ed è ben strano l'atteggiamento delle autorità costituite le quali, mentre hanno sequestrato due manifesti che esprimevano nobili sentimenti, non ritengono opportuno impedire la pubblicazione dei libelli neofascisti che ogni giorno trasudano il fango della apologia del trascorso regime, che insultano la Resistenza, che insultano la Libertà.
Dinanzi a queste provocazioni, dinanzi a queste discriminazioni, la folla non poteva che scendere in piazza, unita nella protesta, né potevamo noi non unirci ad essa per dire no come una volta al fascismo e difendere la memoria dei nostri morti, riaffermando i valori della Resistenza.

Questi valori, che resteranno finché durerà in Italia una Repubblica democratica sono: la libertà, esigenza inalienabile dello spirito umano, senza distinzione di partito, di provenienza, di fede. Poi la giustizia sociale, che completa e rafforza la libertà, l'amore di Patria, che non conosce le follie imperialistiche e le aberrazioni nazionalistiche, quell'amore di Patria che ispira la solidarietà per le Patrie altrui. La Resistenza ha voluto queste cose e questi valori, ha rialzato le glorie del nostro nuovamente libero paese dopo vent'anni di degradazione subita da coloro che ora vorrebbero riapparire alla ribalta, tracotanti come un tempo. La Resistenza ha spazzato coloro che parlando in nome della Patria, della Patria furono i terribili nemici perché l'hanno avvilita con la dittatura, l'hanno offesa trasformandola in una galera, l'hanno degradata trascinandola in una guerra suicida, l'hanno tradita vendendola allo straniero.


Noi, oggi qui, riaffermiamo questi principi e questo amor di patria perché pacatamente, o signori, che siete preposti all'ordine pubblico e che bramate essere benevoli verso quelli che ho nominato poc'anzi e che guardate a noi, ai cittadini che gremiscono questa piazza, considerandoli nemici della Patria, sappiate che coloro che hanno riscattato l'Italia da ogni vergogna passata, sono stati questi lavoratori, operai e contadini e lavoratori della mente, che noi a Genova vedemmo entrare nelle galere fasciste non perché avessero rubato, o per un aumento di salario, o per la diminuzione delle ore di lavoro, ma perché intendevano battersi per la libertà del popolo italiano, e, quindi, anche per le vostre libertà.
E' necessario ricordare che furono quegli operai, quegli intellettuali, quei contadini, quei giovani che, usciti dalle galere si lanciarono nella guerra di Liberazione, combatterono sulle montagne, sabotarono negli stabilimenti, scioperarono secondo gli ordini degli alleati, furono deportati, torturati e uccisi e morendo gridarono "Viva l'Italia", "Viva la Libertà". E salvarono la Patria, purificarono la sua bandiera dai simboli fascista e sabaudo, la restituirono pulita e gloriosa a tutti gli italiani.
Dinanzi a costoro, dinanzi a questi cittadini che voi spesso maledite, dovreste invece inginocchiarvi, come ci si inginocchia di fronte a chi ha operato eroicamente per il bene comune.

Ma perché, dopo quindici anni, dobbiamo sentirci nuovamente mobilitati per rigettare i responsabili di un passato vergognoso e doloroso, i quali tentano di tornare alla ribalta?
Ci sono stati degli errori, primo di tutti la nostra generosità nei confronti degli avversari. Una generosità che ha permesso troppe cose e per la quale oggi i fascisti la fanno da padroni, giungendo a qualificare delitto l'esecuzione di Mussolini a Milano. Ebbene, neofascisti che ancora una volta state nell'ombra a sentire, io mi vanto di avere ordinato la fucilazione di Mussolini, perché io e gli altri, altro non abbiamo fatto che firmare una condanna a morte pronunciata dal popolo italiano venti anni prima.
Un secondo errore fu l'avere spezzato la solidarietà tra le forze antifasciste, permettendo ai fascisti d'infiltrarsi e di riemergere nella vita nazionale, e questa frattura si è determinata in quanto la classe dirigente italiana non ha inteso applicare la Costituzione là dove essa chiaramente proibisce la ricostituzione sotto qualsiasi forma di un partito fascista ed è andata più in là, operando addirittura una discriminazione contro gli uomini della Resistenza, che è ignorata nelle scuole; tollerando un costume vergognoso come quello di cui hanno dato prova quei funzionari che si sono inurbanamente comportati davanti alla dolorosa rappresentanza dei familiari dei caduti.

E' chiaro che così facendo si va contro lo spirito cristiano che tanto si predica, , contro il cristianesimo di quegli eroici preti che caddero sotto il piombo fascista, contro il fulgido esempio di Don Morosini che io incontrai in carcere a Roma, la vigilia della morte, sorridendo malgrado il martirio di giornate di tortura. Quel Don Morosini che è nella memoria di tanti cattolici, di tanti democratici, ma che Tambroni ha tradito barattando il suo sacrificio con 24 voti sudici voti neofascisti.
Si va contro coloro che hanno espresso aperta solidarietà, contro i Pastore, contro Bo, Maggio, De Bernardis, contro tutti i democratici cristiani che soffrono per la odierna situazione, che provano vergogna di un connubio inaccettabile.

Oggi le provocazioni fasciste sono possibili e sono protette perché in seguito al baratto di quei 24 voti, i fascisti sono nuovamente al governo, si sentono partito di governo, si sentono nuovamente sfiorati dalla gloria del potere, mentre nessuno trai responsabili, mostra di ricordare che se non vi fosse stata la lotta di Liberazione, l'Italia, prostrata, venduta, soggetta all'invasione, patirebbe ancora oggi delle conseguenze di una guerra infame e di una sconfitta senza attenuanti, mentre fu proprio la Resistenza a recuperare al Paese una posizione dignitosa e libera tra le nazioni. Il senso, il movente, le aspirazioni che ci spinsero alla lotta, non furono certamente la vendetta e il rancore di cui vanno cianciando i miserabili prosecutori della tradizione fascista, furono proprio il desiderio di ridare dignità alla Patria, di risollevarla dal baratro, restituendo ai cittadini la libertà.

Ecco perché i partigiani, i patrioti genovesi, sospinti dalla memoria dei morti sono scesi in Piazza: sono scesi a rivendicare i valori della Resistenza, a difendere la Resistenza contro ogni oltraggio, sono scesi perché non vogliono che la loro città, medaglia d'oro della Resistenza, subisca l'oltraggio del neofascismo.
Ai giovani, studenti e operai, va il nostro plauso per l'entusiasmo, la fierezza, il coraggio che hanno dimostrato. Finché esisterà una gioventù come questa nulla sarà perduto in Italia. Noi anziani ci riconosciamo in questi giovani. Alla loro età affrontavamo, qui nella nostra Liguria, le squadracce fasciste. E non vogliamo tradire, di questa fiera gioventù, le ansie, le speranze, il domani, perché tradiremmo noi stessi. Così, ancora una volta, siamo preparati alla lotta, pronti ad affrontarla con l'entusiasmo, la volontà la fede di sempre. Qui vi sono uomini di ogni fede politica e di ogni ceto sociale, spesso tra loro in contrasto, come peraltro vuole la democrazia. Ma questi uomini hanno saputo oggi, e sapranno domani, superare tutte le differenziazioni politiche per unirsi come quando l'8 settembre la Patria chiamò a raccolta i figli minori, perché la riscattassero dall'infamia fascista. A voi che ci guardate con ostilità, nulla dicono queste spontanee manifestazioni di popolo? Nulla vi dice questa improvvisa ricostituita unità delle forze della Resistenza? Essa costituisce la più valida diga contro le forze della reazione, contro ogni avventura fascista e rappresenta un monito severo per tutti. Non vi riuscì il fascismo, non vi riuscirono i nazisti, non ci riuscirete voi. Noi, in questa rinnovata unità, siamo decisi a difendere la Resistenza, ad impedire che ad essa si rechi oltraggio. Questo lo consideriamo un nostro preciso dovere: per la pace dei nostri morti, e per l'avvenire dei nostri vivi, lo compiremo fino in fondo, costi quello che costi.

giovedì, giugno 25, 2009

TORNA A QUESTO ARNESE


L'iniziativa forse manca un po' di finezza ma non di efficacia espressiva, e speriamo però che venga superata dagli eventi, ora che perfino Famiglia Cristiana si schiera contro il delirante Utilizzatore finale.
Nel frattempo, si può
comunque firmare l'appello a cui hanno aderito anche Margherita Hack e Dacia Maraini, per invitare le first ladies a non presenziare al G8 dell'Aquila. Come nota a margine, scorrete un po' le firme e i commenti: a dimostrazione di quanto è intelligente l'elettorato forzitaliota, qua e là spuntano persone che hanno lasciato commenti a favore dell'UomoMalato - la definizione è di sua moglie - firmando l'appello contro di lui!

giovedì, giugno 11, 2009

LA DURA REALTA', PUR VIRTUALE

Avevo pensato a una Calamity tranquilla, rilassante.
Avevo pensato a tutta una bella riflessione su sinistra e ecologismo.
(Avevo anche pensato: ma chi è così stolto da partecipare al sondaggio "E ora, la sinistra?" su republikit per poi rispondere "non so" ? A riprova che non siamo proprio tutti furbi, ancorchè sinistri).
Avevo pensato, già da tempo, ponderosi pensieri sul lavoro e la realizzazione di sè.
Avevo pensato a foto e disegni di alberi che mi dimentico sempre di postare.
Tranne l'ultimo punto, a cui riesco a rimediare con un grazie a Mario L. che è l'autore degli alberi con colibrì turchesi, non sono riuscita a mettere nessuna di queste cose nel blog.
Perché:
ho cercato per un po' di capire se il vero provvedimento liberticida ( e non quello falso che girava su Internet, già abrogato) è già passato alla Camera: pare di no, ma republikit e il corrierit davano la notizia nello stesso, incomprensibile modo. Alla fine sembra che la votazione sarà oggi, giovedì. In ogni caso, il ddl è assai assai preoccupante, non tanto e non solo per tutta la bagarre sulle interecettazioni telefoniche, ma ben di più per le pene pazzesche previste per gli editori che "omettono il controllo" su quello che scrivono i giornalisti: leggete il commento linkato, merita saperle, 'ste cose.
ho letto l'ancora più agghiacciante prospettiva sulle migrazioni causate dal cambiamento del clima
ho firmato la petizione a favore dell'insegnante sospeso
ho firmato la registrazione - e la petizione, anche qui - contro il ritorno del nucleare in Italia. Gira su Facciabuco, proviene da un sito dedicato solo a quello. Firmate anche voi, lettori antinucleari, già che ci siete.

Infine, ho scritto questo post e ho dovuto ritrovare tutti i link.
Ma mi chiedo: firmare è un'azione antifascista? E far firmare è una bisvalida? Chè, se è così, stasera ho messo insieme un bel mucchietto.
Ma, non vi verrà difficile credermi, ne avrei più felicemente fatto a meno.

martedì, gennaio 13, 2009

IL MINIMO



Forse arrivo ultima, chè l'appello è partito dall'Arci, ma l'avete firmato tutti?
Mi sembra il minimo, pur in questo delirio di sinistra che fa casino e riesce a perdersi in discussioni - forse furbe e forse idiote, ma in ogni caso l'è minga il mumènt - anche ora, anche su questo.
E mi piace l'idea, che mi sembra ben argomentata, della Naomi, che incoraggia ad applicare a Israele un boicottaggio economico come fu quello contro il Sudafrica dell'apartheid: basato non solo su motivi ideologici e umani, ma anche e soprattutto su un calcolo di convenienza da parte dei partner in affari.
Si ha l'impressione, e si spera che non sia solo la stessa speranza a produrla, che il massacro di Gaza, con la sua strafottenza e cecità politica, potrebbe essere proprio quello che fa precipitare le cose verso una soluzione positiva, che possa cioè determinare una crisi di rigetto nell'opinione pubblica, comprese quelle israeliana e palestinese.
Se non altro, come dice Klein , perchè a questo punto diventa poco conveniente per tutti continuare a sostenere la politica di Tel Aviv, finchè rimane questa.

Intanto firmiamo l'appello, va': che sembra sempre inutile, ma se io fossi un pacifista di una delle due parti almeno mi sentirei meno solo.

lunedì, novembre 03, 2008

PICCOLE RESISTENZE



Non ho tempo nè testa per fare molto altro, però questo posso copincollarlo:

Aggiornamento da Giornalisti contro il razzismo (www.giornalismi.info/mediarom)


E' salito a 93 (più sedici promotori) il numero dei firmatari dell'appello-impegno "Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)". L'obiettivo è spingere i media a un linguaggio più corretto ed obiettivo negli articoli riguardanti i migranti, il popolo rom, le minoranze.

Questa campagna è nata dall'iniziale appello
(maggio 2008) titolato "I media rispettino il popolo rom". Il "razzismo quotidiano" si sta diffondendo nella società e i grandi media fanno ben poco per contrastare questo fenomeno, spesso anzi lo alimentano.

Chi lavora nei media ne è consapevole? E' forse d'accordo?
O magari siamo che noi ci sbagliamo? In ogni caso è urgente discuterne. Sul sito sono disponibili nuovi materiali.

- Un articolo del giornalista israeliano Yonatan Mandel, pubblicato
sul settimanale Internazionale col titolo "Le parole per non dirlo". Mandel fa notare come i media israeliani adottino un linguaggio ad hoc per descrivere le azioni dell'esercito israeliano, in modo da proteggerne la reputazione. La condotta opposta viene seguita a proposito dei palestinesi. Il tutto, secondo Mandel, avviene "spontaneamente" http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_1233.html

- Un articolo di John Foot, pubblicato su Internazionale, a proposito di un caso di "zingaro che ruba i bambini" a Catania. Sui giornali sono state pubblicate notizie false, ma rese "credibili" dalla nota leggenda (sulla quale si può leggere un libro appena uscito di Sabrina Tosi Cambini, La zingara rapitrice. Racconti, denunce, sentenze (1986-2007), editore Cisu 2008 http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_1231.html

- Un intervento che spiega come gli allievi della scuola di giornalismo di Catania hanno smascherato la bufala. http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_1232.html

Il 27 novembre 2008 a Mantova parteciperemo al convegno "Perché un Osservatorio sulle discriminazioni? Problemi, soggetti e pratiche", con un intervento sul tema "Come le parole possono escludere: linguaggio e media". http://www.rintracciarti.org/edizione-2008/giovedi-27-novembre/

PER SOTTOSCRIVERE L'APPELLO
http://www.giornalismi.info/campagne/index.php?id=3&id_topic=10
Giornalisti contro il razzismo, novembre 2008

sabato, maggio 24, 2008

FINALMENTE


....e speriamo che almeno un po' sia utile:
I MEDIA RISPETTINO IL POPOLO ROM Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali - come popolo - sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società. Purtroppo l'enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l'epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell'informazione e la politica inclini a offrire un caprio espiatorio al malessere italiano. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un'analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro paese è stato più volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Siamo molto preoccupati, perché i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro paese. Alcuni lo stanno già facendo, a volte con modalità inquietanti che evocano le prime pagine dei quotidiani italiani degli anni Trenta, quando si costruiva il "nemico" - ebrei, zingari, dissidenti - preparando il terreno culturale che ha permesso le leggi razziali del 1938 e l'uccisione di centinaia di migliaia di rom nei campi di sterminio nazisti. Invitiamo i colleghi giornalisti allo scrupoloso rispetto delle regole deontologiche e alla massima attenzione affinché non si ripetano episodi di discriminazione. Chiediamo all'Ordine dei giornalisti di rivolgere un analogo invito a tutta la categoria. Ai cittadini ricordiamo l'opportunità di segnalare alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media. 22 maggio 2008 (per aderire: http://www.giornalismi.info/mediarom/) Promotori: Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (3803906573) Beatrice Montini, giornalista Firenze (3391618039) Zenone Sovilla, giornalista Trento (3479305530)


Guadagnucci, come si sa, è il giornalista picchiato alla Diaz durante il G8 di Genova: il suo blog, dove ci si occupa di diritti umani e civili e quindi delle avvilenti e bieche misure che stanno passando in questi giorni, è qui
Quanto all'appello, nel testo che invita all'adesione si specifica che è rivolto principalmente ai giornalisti, e mi sembra giusto: anche il contarsi e l'esporsi di questi tempi hanno senso.
Nella mail che accompagnava la diffusione dell'appello, l'invito all'aedsione è esteso a tutti, ma a me sembra che sia forse più importante aderire all'invito di "segnalare senza indugio alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media."
Fatelo, fatelo davvero: i numeri delle sedi cittadine dell'Ordine dei Giornalisti sono sull'elenco, e può essere utile.



martedì, marzo 04, 2008

NIUS ONLAIN - uan




Siamo a cinquantaduemilaerotti, a questo punto, e sarebbe bello doppiare, come dicono i promotori, qui sotto. Micromega si trova da feltrinelli, nel caso.

Al momento in cui vi scrivo (ore 15.30 del 28 febbraio) il nostro appello (www.firmiamo.it/liberadonna) ha raggiunto le 47.780 firme. Probabilmente nel momento in cui leggerete questa mail saremo a 50mila adesioni, raggiunte solo grazie a passaparola. Noi vorremmo lanciare una sfida: arrivare a 100 mila firme! In fondo basterebbe che ciascuno di noi convincesse una sola persona che non ha ancora firmato a unirsi a noi. Ce la possiamo fare. Anche sfruttando le varie iniziative che si stanno organizzando un po' ovunque in Italia in vista dell'8 marzo: noi non potremo essere fisicamente presenti a tutte, ma saremo lieti se ciascuno di voi si facesse promotore in autonomia dell'appello e del numero speciale di MicroMega. Ricordatevi che per inserire la propria firma sono necessari, oltre al nome e al cognome, anche un indirizzo e-mail valido e il cap.

Il numero di MicroMega in cui è pubblicato l'appello (e che in buona parte è dedicato all'offensiva contro le donne) esce domani, venerdì 29 febbraio. In fondo a questa mail trovate il sommario e sul sito di MicroMega (www.micromega.net) potete scaricare la copertina. Sempre sul sito potete iscrivervi alla nostra newsletter: è l'unico modo per rimanere in contatto con noi ed essere aggiornati sulle nostre iniziative. E' importante che vi iscriviate direttamente voi: per ragioni legali noi non possiamo aggiungere i vostri indirizzi alla nostra newsletter e questa è l'ultima mail che vi spediamo tramite la piattaforma firmiamo.it.

Vi prego anche di comunicarci, con la maggiore precisione possibile, le zone in cui non riuscite a trovare la rivista: trasmetteremo queste indicazioni all'ufficio diffusione.

grazie ancora a tutte e a tutti
un caro saluto
Cinzia Sciuto
( redazione@micromega.net )

martedì, febbraio 19, 2008

CAMPANELLA!


Che la ricreazione è finita, metti via la frivolite, stupidella, e pensa alle robe serie. Nella fattispecie alla petizione qui sotto: andate a firmarla - maschietti e femminucce - sul sito delle petizioni, badate che i bloggeristi ne mettano il banner, mandatela per mail, parlatene e magari stampatene copie da lasciare nei posti pubblici, se ne frequentate. E non vi sembri troppo, che troppo non è ancora abbastanza, già.

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,
ora basta!
L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

PRIME FIRMATARIE:
Simona Argentieri
Natalia Aspesi
Adriana Cavarero
Cristina Comencini
Isabella Ferrari
Sabina Guzzanti
Margherita Hack
Fiorella Mannoia
Dacia Maraini
Alda Merini
Valeria Parrella
Lidia Ravera
Rossana Rossanda
Elisabetta Visalberghi


giovedì, febbraio 14, 2008

ECCO !


UnaStranaStrega ci ha fatto su questo bellissimo titolo, sui fatti di ieri. Altre streghe, come pur io, ne avevano anche lor parlato e postato, e risposto. altre ancora, come Giuli, hanno commentato e chiesto. e in serata c'era già la mail, che credo simile per molte città (so napoli e roma) anche se con date diverse. qui a genova secondo me è un po' tanto spostata in là - perchè sabato prossimo e non questo? Comunque qui sotto copincollo mail ed appello, c'è un indirizzo per aderire.

Sabato 23 febbraio alle ore 16.30 a Piazza De Ferrari ci sarà un presidio in difesa della legge 194.
Spero che molti tra voi condividano la necessità di elevare una voce laica, sostenendo con la sua presenza chi ha deciso di prendere l'iniziativa di una manifestazione pubblica.
cari saluti
Paola Pierantoni

Se verrà molta gente, il presidio si trasformerà in manifestazione e corteo.

Vi allego il testo dell'appello.

Rete 194 raccoglie anche adesioni individuali: chi intende aderire in modo esplicito può rispondermi comunicandomi la sua adesione che trasmetterò alle organizzatrici, o inviare il suo nominativo direttamente a Laura Guidetti: lauraguidetti@aliceposta.it


Appello per la difesa della legge 194


“Sembra parlino della 194 ma ancora una volta gli uomini parlano tra loro usando il corpo femminile”.

Ancora si parla di legge 194. Ancora si parla di revisione, anzi, oggi persino di moratoria.
Tutte noi proviamo una strana impressione, legata ad un terribile vuoto di contenuti, alla surreale sensazione di un copione già scritto "a prescindere", una messinscena che ogni tanto deve essere recitata.
Infatti, basta un po' di memoria storica per ricordarsi che da sempre, ad intervalli regolari, la legge 194 è stata oggetto di attacchi, improvvisi o a lungo preparati.
Un costo in laicità, che i nostri uomini al comando hanno sempre pagato per continuare a governare impunemente, possibilmente senza le donne (però in nome delle donne, come è ovvio). Se non fosse che hanno le leve del potere in mano sembrerebbero quello che per certi aspetti sono, una parata di incoscienti che parla di cose che non conosce. Ma sono loro a decidere, sulla base dei loro interessi, non dei nostri, dei loro equilibri politici e scambi di favori; non i bambini, tanto meno le donne sono al centro del loro agire.

D'altra parte, e neppure questa è una novità, le nostre voci hanno poco spazio, molto meno di quello dato ai protagonisti di questa recita. In realtà sulla 194, così come sulla legge 40, le questioni pregnanti non sono mai quelle sollevate, ed è per questo che qualsiasi risposta nel merito è inutile,la posta in gioco è altra.

È’ il passaggio dal concetto di prevenzione a quello di dissuasione (quest'ultimo totalmente assente dalla lettera e dallo spirito della legge), la voluta confusione fra i due termini, a caratterizzare il dibattito odierno.
Se le obiezioni sollevate alla legge 194 fossero davvero di prevenzione, ottimizzazione, miglioramento, adattamento ai progressi della medicina, comprenderebbero, oltre a potenziamento e finanziamento per i consultori, anche un'attenzione agli articoli della legge, quelli nei quali si definiscono i modi e le condizioni dell'obiezione di coscienza in relazione alle responsabilità di applicazione della legge da parte delle strutture e direzioni sanitarie, e si impegnano le Regioni ad organizzare corsi di aggiornamento e di formazione su contraccezione, assistenza alla gravidanza e al parto, e "sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza".

In altre parole: una regolamentazione del diritto all'obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche; un potenziamento delle tecniche che aumentano la possibilità di scelta, diminuiscono i tempi, semplificano le procedure, prima fra tutte la RU486; una forte campagna di prevenzione, di somministrazione, informazione sui contraccettivi, compresi quelli di emergenza; il potenziamento della rete dei consultori e il loro finanziamento; infine, ma non ultimo, una potente spinta a occuparsi seriamente dell'aiuto, a tutto campo, della donna che mette al mondo un figlio.
È necessario inoltre, che si promuovano nelle scuole dei corsi di educazione sessuale, che oltre all´informazione prevedano una parte dedicata all´educazione ai sentimenti e alle relazioni di genere, perché si diventa adulti responsabili nella consapevolezza della propria e dell´altrui dignità.

Gli attacchi alla legge in realtà convergono verso il vero nodo della 194: l´autodeterminazione della donna, vero punto indigeribile per chi avrebbe anche chiuso un occhio su tutto il resto.

Non piace che le donne facendolo emergere dal privato e dal clandestino, attraversino, con questo dramma, una struttura pubblica, che ciò avvenga dentro il servizio sanitario nazionale e che siano loro a decidere. La compresenza di questi tre fattori è la miscela micidiale che i cosiddetti difensori della vita non tollerano e ai quali la diminuzione degli aborti, il successo di una legge che vogliono a tutti i costi stravolgere, non interessa minimamente.

Perché è il consenso materno che porta dal concepimento alla nascita di una persona, perché il processo del nascere non può prescindere dal corpo della donna che accoglie.

Per questo vogliamo difendere la legge 194 e chiediamo a tutte e a tutti di far sentire le nostre ragioni partendo dal sottoscrivere e dal far sottoscrivere questo appello .

Rete 194 di Genova :
AIED Genova, ARCILesbica, Coordinamento Donne CGIL, Coordinamento Ligure Donne Latino-americane, Donne di Unione a Sinistra, Donne in quotazione, Forum Donne PRC di Genova e Provincia, Forum della Sinistra Europea, Gruppo Mafalda Sampierdarena , Laboratorio Politico di donne, Rivista Marea, Società Per Azioni Politiche di Donne, Associazione Usciamo dal Silenzio Genova, Teresa Bruneri, Michela Buscaldi, Fulvia Carosio,Marina Cassani, Annamaria Castello, Cati Cifatte,Sabrina D’amico, Roberta Gemelli, Patrizia Guelfi, Irene Ravera,Coordinamento Donne PdCI.




domenica, gennaio 13, 2008

GENERAZIONE PARANOIA


Non so se fosse davvero nel '76, quella notte. poteva essere prima, o dopo. io non avevo molti più anni di quelli che ha ora il KGgB ed ero nella mia camera, nel mio letto, mezzo vestita. in un angolo c'era un borsa, mezzo fatta. erano le cinque, forse, e da ore cercavo di immaginare cosa avrebbe voluto dire, al di là della formula,. un golpe in Italia.
Vi avvisiamo subito, ci avevano detto i partigiani: ex- partigiani, naturalmente, quelli che in manifestazione ci prendevano per il culo per il nostro essere studenti ("figli di papà", per loro, automaticamente) e nelle riunioni ci tacciavano di estremismo. In privato, spesso, capitava che ci dessero ragione, ma nessuno di loro l'avrebbe mai ammesso, il Partito non era in discussione e il Partito non era certo sulle nostre posizioni. Ma di fronte all'ipotesi di golpe, un'ipotesi che circolava sempre più spesso, sempre più concreta, sempre più credibile, noi e i partigiani eravamo dalla stessa parte, ein quei giorni l'ipotesi si era fatta più pressante, era diventata qualcosa di più di un'ipotesi, era diventata un rischio concreto, immediato. Sì, ma chi avvisano, stanotte? E immaginavo lo squillo del telefono in ingresso, i miei genitori preoccupati e/o stravolti, chi mi avrebbe chiamato? e io a chi avrei dovuto dirlo? e cosa avrei dovuto fare? si andava sui monti? cazzo, non ho neanche un paio di scarponcini...
Venne l'alba, andai forse a scuola, la borsa preparata a metà - cosa serve, per fare la Resistenza? - fu ficcata in fondo all'armadio. L'allarme non fu mai revocato ma della notte dopo non ho memoria: dormivo, credo.

Quando si spensero tutte le luci, ovunque - credo fosse il 2003 - per l'immenso black-out, la mia paura fu: "Il golpe!". Aaah, che paranoica.... me lo dicevano gli altri, ma io stessa ne ero conscia: eppure, quando la luce tornò, fummo in molti a confessare quella stessa paura.

Come si può leggere qui la nostra paranoia, questa gradevole eredità che ci portiamo dietro, non fu ingiustificata: l'ipotesi di un golpe in Italia era fra le non molte promosse, valutate e discusse nelle riunioni della Nato. Fermare l'avanzata del Pci, questo era l'obiettivo: e se non si poteva fermare prima che andasse al governo, si poteva sempre pensarci dopo. Scusate se semplifico: questo è il succo di ciò che è emerso dai documenti inglesi a cui è stato tolto il Top Secret, e qua e là ci sono frasi e posizioni sul nostro Paese che meritano di essere lette.
non fosse altro che per sentire il profumo di un tempo in cui il Partito Comunista, nonostante il compromesso storico e la faccia triste di Berlinguer, era percepito ancora come un pericolo.

Ma anche per avere - e qui lo dico senza volere aprire una scianca alla Monty Python ("uh, in una baracca...! noi eravamo così poveri che vivevamo in una scatola da scarpe!" ) ma perchè al contrario credo che molto di ciò che la mia generazione ha vissuto vada smitizzato - il senso che non fu un periodo facile, chè il nostro precariato spesso assunse connotati ben vasti. e, spero si capisca, senza nessun eroismo da parte nostra: sono sicura che nella mia mezza borsa il massimo a cui riuscii ad arrivare fu, forse, una torcia elettrica. e, mi sa, anche senza batterie.

giovedì, novembre 08, 2007

BUON ANNIVERSARIO ?


Ecco, la verità è che non ci ho tanta voglia di discutere. E perciò forse ho fatto male a inserire il post sul nucleare che ha scatenato quanto meno i due fisici della comune-ty, il che mi porta a replicare almeno un po'.
E lo faccio, giusto quel po', prendendo spunto da uno sciaìni che dice "suole di cuoio scivolare".

Sì, ricordo di aver parlato della suole in gomma, e di come non si possa chiedere un paio di scarpe con suola in cuoio senza sentirsi magnificare i vantaggi della suola in gomma, escogitata a tutela della nostra sicurezza e del nostro confort.
Ora, io penso che i venditori di scarpe sia "gente che ne sa", di scarpe. Però, da quando imperversano le suole in gomma (che fino a una quindicina di anni fa erano riservate alle scarpe sportive, e basta) non si sente più nessun venditore di scarpe ammettere i vantaggi della suola in cuoio: che non vuol dire negarne gli svantaggi, ma semplicemente ammettere che la suola in gomma non è una panacea. E, nonostante la sapienza in materia, non mi è mai più capitato di sentire dire che alcuni degli svantaggi delle suole in cuoio sono facilmente superabili, e come ( per il lettore dello sciaìni lo dico io: i maggiori rischi si evitano grattando con un po' di carta vetrata le suole prima di indossare le scarpe per la prima volta).

Io non credo che tutti i venditori di scarpe siano perversi mentitori: alcuni forse non capiranno e non sapranno davvero più in là di così dal loro naso - che la sempre più estrema e superficiale frammentazione del sapere è uno dei guai del nostro tempo - altri si saranno dimenticati ciò che pur sapevano, altri ancora troveranno inutile parlarne, o controproducente ammettere i vantaggi di ciò che ormai è merce rara. Insomma, io credo che semplicemente facciano il loro mestiere. Però loro mi guardano lo stesso con fastidio: come oso mettere in dubbio la suola di gomma? E perchè? E quando faccio notare che ci sono pavimentazioni, anche stradali, su cui si scivola molto di più con la gomma che con il cuoio vedo comparire lo sguardo vacuo che si riserva ai rompicoglioni.

Non c'è dubbio che i fisici e ogni altra categoria di gente coinvolta, nella pratica o nella teoria, nel nucleare per uso civile
ne sappia "di più" di un profano. Ma, sulle centrali come su mille altri aspetti, il problema è quello della neutralità della scienza e dei dati: se è vero che nell'acqua minerale c'è più radioattività che nell'uranio impoverito, com'è che i militari venuti in contatto con quest'ultimo sono morti? O forse sono morti anche i bevitori di quell'acqua minerale e nessuno lo sa? Ma, se è così, perchè nessuno lo sa? E, se anche fosse vero, sostenere questo argomento non è come dichiarare che chi abita nel Ponente cittadino, notoriamente più a rischio inquinamento del Levante, tanto vale che si scoppi venti Lucky Strike al giorno? Qual è la pagliuzza che viene rimproverata agli antinucleari e qual è la trave?


Purtroppo è vero, e non riguarda solo le fonti energetiche ma il cibo, l'acqua, l'aria, il tempo libero ecc., che viviamo in un mondo in cui è sempre più difficile fare scelte in cui la nostra salute sia non tanto "tutelata" quanto garantita contro chi se ne strafotte in nome del profitto. Che, se vi piace di più, si può chiamare "libero mercato", "progresso", "sviluppo", "concorrenza" ecc.

Ed è talmente difficile che si è sempre più tentati di credere agli "esperti", dimenticando che ciò che ci ha portato a questo punto è esattamente la combinazione tra un sapere specialistico incapace di valutare l'ampio raggio delle azioni e chi ha voluto e saputo sfruttare a proprio vantaggio questo sapere monco.

Io penso che sia difficile, oggi, anche fare un qualsiasi mestiere senza dimenticare di avere una coscienza: dal fisico al giornalista, dalla maestra all'impiegato, "nuovi" problemi morali ci aspettano spesso al varco di un'etica ancora in buona parte da costruire. E a volte ci tocca vendere scarpe fingendo di ignorare l'esistenza del cuoio. Però credo che almeno un lusso dobbiamo concedercelo, ed è quello di rifiutarci di credere, acriticamente, a quelle "verità" che ci mettono a posto la coscienza laddove non siamo del tutto certi che a posto possa esserlo. Concediamoci il lusso di pensare, di approfondire, di ipotizzare che possiamo avere torto. Di non nasconderci dietro a paroloni, chè oggi è La Scienza come ieri era La Patria. Di chiederci se avremmo voglia, per esempio, di sentirci corresponsabili di un'altra Chernobyl: chè, per quanto si parli di travi e pagliuzze, nessuno può dire - ovviamente - che un'altra Chernobyl sia impossibile. E se oggi è facile dire "bof, colpa dei russi...", vuoi mettere come sarebbe ancor più facile, domani, dire "bof, colpa dei soliti italiani..."?

E penso che almeno nelle grandi questioni non si possa prescindere da un ragionamento critico che nella sua semplicità è pur sempre valido: dati due schieramenti contrapposti, qual è quello che ci guadagna di più in caso di sconfitta dell'altro? Dove, naturalmente, per guadagno si intendono i banali, sonanti dobloni. Ecco, se fra le due parti ce n'è una che guadagnerebbe di più in modo consistente io, perdonate questo ragionare con la zappa, tenderei a diffidare di quello lì. Il che non vuol dire che lì per forza stia il torto, ma insomma se si parla di pagliuzze e di travi, non dimenticherei il cammello e l'ago.

In ogni caso,
qui chi ne ha voglia può trovare le argomentazioni sulla non convenienza economica del nucleare civile.


Oggi, anniversario del referendum che portò l'Italia a de-nuclearizzarsi, un sit-in davant a Montecitorio ha protestato contro gli investimenti italiani nel nucleare nell'Europa dell'Est: "Un sit in promosso dalla Campagna Stacca la spina per ricordare tale ricorrenza e per dire no agli investimenti dell’ENEL nel nucleare in Bulgaria e Slovacchia. Investimenti pericolosi, che ammontano a circa nove miliardi di euro, e che sono destinati alla costruzione di impianti nucleari basati su una tecnologia sovietica, a forte rischio per la popolazione e per l’ambiente.
Il nucleare non può essere una soluzione, per questo gli attivisti chiederanno al governo (che possiede il 30% dell’ENEL) e alla stessa ENEL di convertire gli investimenti dal nucleare alla ricerca e allo sfruttamento delle energie rinnovabili, per cui attualmente sono previsti fondi nettamente inferiori a quelli programmati per il nucleare."
Chi vuol firmare l'appello contro gli investimenti Enel può farlo
qui.

giovedì, aprile 05, 2007

UOMINI E TOPI


E siccome nella vita bisogna fare anche qualcosa di utile oltre a piacevolmente erudirsi, torno subito agli OGM.

Chè se un non piccolo rilievo è stato dato all'invenzione della zanzara - geneticamente modificata - contro la malaria, non ho notato altrettanta attenzione su una notizia che mi arriva dalla news di Greenpeace, questa: l'Efsa – l'Autorità europea per la sicurezza alimentare - ha ammesso la necessità di un nuovo studio sul MON863. E' il mais OGM prodotto dalla Monsanto, a cui era stata data via libera - e che viene impiegato, per esempio, nella mangimistica animale, cioè finisce nella carne o nelle uova che mangiamo, se non sono di produzione biologica - nonostante uno studio inglese ne avesse dimostrato la pericolosità sulle cavie.
"La Commissione europea - dice Greenpeace - aveva chiesto all'Efsa di esaminare con attenzione lo studio del CRIIGEN, reso noto da Greenpeace, sul mais della Monsanto MON863 e di rivedere il proprio parere positivo.
Dallo studio – recentemente pubblicato sulla rivista scientifica "Archives of Environmental Contamination and Toxicology" – risultano, infatti, segni di tossicità su fegato e reni delle cavie nutrite con questo mais Ogm. E' la prima volta che un prodotto transgenico, autorizzato per il consumo umano e animale, mostra segni di tossicità per gli organi interni."
La notizia non è di poco conto: la richiesta, accettata, di un riesame più attento degli effetti che il mais Monsanto può avere sulla salute conferma il peso dell'opposizione agli OGM, nonchè la radicalizzazione dello scontro, anche economico, tra l'agricoltura "normale" (e ultimamente orientata, a livello di opinione se non di numeri, addirittura sul biologico) che può essere la chance europea e una fortemente massificata come quella che vogliono imporre le multinazionali.
Soprattutto, però, comunque si concluda la vicenda - e non c'è dubbio che Monsanto e soci non lesineranno sulle pressioni di ogni tipo - il riconoscimento di una possibilità di rischio e quindi di una maggiore attenzione sui controlli è molto importante di per sè e rende un po' più facile la strada dell'adozione del "principio di precauzione".
Se volete firmare la petizione, intanto ormai arrivata a un milione di firme, di Greenpeace contro l'utilizzo di OGM nei mangimi animali, la trovate qui


venerdì, marzo 30, 2007

GRANDE IDEA


Con i vescovi della Cei e la loro "nota" - che nome innocuo, eh? - si sono incazzati un po' tutti, perfino i parlamentari cattolici e finora barcamenantisi che si sono sentiti giustamente vilipesi, dopo aver fatto tutto il possibile per tenere lontani i Pacs senza venir linciati dai loro stessi elettori. Chè, come tutti sanno, fra i cattolici le situazioni "irregolari" sono mica poche , a cominciare da Casini come dice qui .
Ma i vescovi hanno fatto incazzare perfino Fassino, che finalmente ha parlato. Epperò l'idea geniale, l'argomento che forse i vescovi possono capire, è merito della rivista Micromega.
Che ha lanciato due appelli distinti, uno per i laici e uno per i cattolici (entrambi abbondantemente già firmati da fior di personaggi, da don Vitaliano a Umberto Eco), perchè la quota dell'otto per mille sulla dichiarazione dei redditi non vada alla Chiesa cattolica ma "Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa."
Bingo! Io lo facevo già, da sempre, e non ci ho neanche la soddisfa di dire "tiè!", ma l'appello l'ho firmato lo stesso.

martedì, marzo 27, 2007

SEMPRE SULLA NOTIZIA


be', non voglio fare come il beppegrillo che dice le cose brutte e morta lì: oggi è girata fra i giornalisti una mail che invitava a firmare l'appello per la liberazione di Adjmal Nashkbandi e di Rahmatullah Hanefi, e c'era una lunga lista di nomi. Ci hanno solo messo un po' a organizzarsi... adesso aspettiamo che si svegli il governo.

BRAVI, RAGAZZI


Io, quando vedo le robe che fa Greenpeace mi vengono sempre i brividi, da quella sportivona che sono. e saranno anche esibizionisti, ma almeno sono finalizzati a buone cose. questa è una doppia azione, contro una centrale a carbone in Spagna e contro l'installazione di un nuovo reattore nucleare in Francia. Dieci giorni fa ci sono state in tutta la Francia manifestazioni contro un ulteriore sviluppo del nucleare (chi ne ha saputo qualcosa? eppure pare che abbiano partecipato in parecchi alle manìf), che sta fortemente premendo perchè siano installati questi nuovi reattori EPR, che vengono spacciati come "più sicuri". Trovate tutto qui, compresa la petizione da firmare per sostenere gli antinucleari francesi

lunedì, marzo 26, 2007

INCAZZATO COME UNA BESTIA


Gino Strada, chi l'ha sentito parlare lo sa, non è proprio un uomo da mezze misure e questa volta credo che gli costi proprio molto esprimersi in maniera, diciamo così, diplomatica. Nell'intervista a Peacereporter
è visibile il suo sforzo per trattenersi: della grandiosa mobilitazione multimediatica a favore di Mastrogiacomo è rimasto solo uno stento rivoletto, ora che si tratta di chiedere la liberazione del liberatore. Nonchè dell'interprete, giornalista anche lui. Ma Rahmatullah Hanefi è il manager dell'ospedale di Emergency e solo grazie a lui, che ha svolto l'unica opera di contatto e mediazione che i talebani avessero accettato, un giornalista è tornato a casa. E sarei pronta a scommettere che Rahmatullah è anche più simpatico di Mastrogiacomo, ma questo non c'entra. il punto è che per l'ennesima volta la stampa prima di tutto dovrebbe vergognarsi: scorrete l'appello che Emergency ha lanciato per la liberazione di Rahmatullah, i giornalisti sono pochi e, per quel che ne
so, abbastanza oscuri. E allora va bene, io sarò una specie di illusa, ma credo che se la mobilitazione per Rahmatullah rimarrà limitata a quei non troppi che finora hanno firmato l'appello di Emergency dovremo vergognarci un po' tutti, un po' come ci si vergognava quando il cavbanana faceva le sue cazzate in giro per il mondo. chè, d'accordo, un po' ne faremmo tutti a meno di essere italiani, ma insomma è un po' difficile farsi una maglietta con la scritta: "io non sono di quelli che gli frega solo se il rapito è italiano."

sabato, marzo 24, 2007

SIAMO GIA' IN BOLIVIA

Ecco, non ci pensavo di scrivere un altro post sull'acqua, però ho trovato per caso un brano di "Io speriamo che me la cavo" e l'avrei messo perchè fa sorridere e, gesù a parte, ha una sua efficacia:
"Se Gesù non mandasse l'acqua, un guaio. Le piante si arrognerebbero, gli alberi mosci, la terra ha sete, gli animali morissero, io morissi."

Però il servizio di copertina di Diario di questa settimana riguarda esattamente la privatizzazione, già avvenuta in alcune zone del Lazio (come altrove, del resto, genova compresa) con la consueta formula del 51% che rimane pubblico.
Salvo che "il privato", una delle solite spa del settore, ha diritto di veto: il che, tradotto e sintetizzato, significa che si fa quello che vuole lui. E quello che ha voluto, in tre anni di gestione, sono cifre esosissime: 500 euro in tre mesi per una famiglia di 5 persone, 700 euro all'anno per una famiglia di tre, 1600 un'altra famiglia. I rincari sono arrivati a oltre il 300%, con l'aggravante che se il consumo d'acqua dei cittadini non è sufficiente a garantire un introito adeguato alla società privata, i Comuni devono metterci la differenza. E questo significa che se i cittadini sono saggi e risparmiano acqua, attraverso le tasse comunali - che da lì arrivano i soldi dei Comuni - pagano ciò che non hanno consumato.
La gente, per ora, in gran parte non sta pagando: attraverso un Comitato (fondato in loco da un tipo di Attac e molto frequentato) versa una cifra di "acconto" al Comune per il consumo dell'acqua, basandosi sulle vecchie tariffe non privatizzate. La società minaccia di togliere l'acqua a chi fa questo, ma in realtà se possa farlo o no è questione ancora controversa dal punto di vista legale, perchè l'acqua è una necessità primaria. Nel frattempo si scoprono illeciti fiscali, gestioni senza contratti nè avvisi agli utenti, un consiglio di amministrazione strapagato (indovinate chi c'è dentro, in fatto di partiti? esatto: la compagine dello scorso governo quasi al completo).
Insomma, non è che la privatizzazione dell'acqua vada avanti senza incontrare ostacoli, ma ciò non toglie che sia una sporca storia, destinata a diventare ancora più sporca quando si aggiungono illegalità di vario tipo, il che in italia non è precisamente eccezionale.
Ma questa storia dura da 3 anni e anche ora la sapranno solo i lettori di Diario. Peccato, perchè è un ottimo esempio di quello che può succedere anche qui, senza scomodare la Bolivia.
Firmate la legge popolare perchè l'acqua torni pubblica, neh?

lunedì, marzo 05, 2007


arriva l'omino dell'acqua, il responsabile delle nostre bollette, e dopo aver visto il consumo dell'acqua calda chiede all'uomo barbuto se siamo una famiglia...? una famiglia... "normale", vuol dire. l'uomo barbuto intuisce e lo rassicura, sì, siamo in tre più sparsi, perchè? Perchè il consumo d'acqua calda è basso, bravi. Ora, sulla fredda risparmiamo in tutti i modi per motivi ideologici, ma non mi è mai venuto neppure in mente che si potesse sprecare a dismisura l'acqua calda. Eppure, l'omino dell'acqua dice "sapesse che consumi vedo, in giro..." : ma noi ci facciamo docce e perfino lussuriosi bagni, la nostra casa è mediamente pulita, non siamo così eroici da lavare piatti o mani con l'acqua fredda, neanche in quest'inverno finto. Così mi sto chiedendo come si fa a sprecare acqua calda: non puoi lavarci l'insalata nè bagnarci le piante, nè berla... mah. In ogni caso, sono sicura che questo non è spreco che riguarda la comune-ty. Però quell'acqua in generale forse di più: che come minimo, la malefica bottiglietta di plastica comprata nuova ogni volta è un'abitudine difficile da togliersi. Eppure:

il consumo d'acqua in bottiglia - cosiddetta "minerale", in genere molto meno sana
di quella del rubinetto, visto che si implastica e ha meno controlli anche all'origine - è ciò che consente e rende remunerativa la privatizzazione dell'acqua, che sta avanzando a passi veloci ovunque. Un'unica bottiglietta di plastica, tenuta in frigo e arraffata al mattino prima di uscire è più sana e più economica. E chi gli piace il frizzo è tornata la buonissima ed economica "acqua di Vichy", che in realtà si chiama Idrolitina, venduta in ecologissime bustine di carta riciclabile: si mette la bustina in una bottiglia di vetro col tappo, si aspettano due minuti ed ecco fatto.

Fiumi e nevai sono già a secco adesso, Legambiente ha lanciato l'allarme stamattina. Forse fa ancora in tempo a piovere, ma a nevicare mi sa di no. Risparmiate e riciclate tutta l'acqua che potete, e ditelo a chiunque: come minimo, avrete la soddisfazione di dire "te l'avevo detto" a chi vi darà del rompiballe. ma è una soddisfazione di cui, potendo, si fa a meno.

E aderite, appunto, alla campagna per l'acqua pubblica: c'è dentro anche il beppegrillo, ma pazienza. Il 10 marzo c'è la giornata nazionale per l'acqua, e dal 17 al 25 la settimana nazionale, dovrebbero anche esserci i banchetti di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare; chi paga le tasse può dare il 5x1000 alla campagna. Il referente genovese, vale la pena dirlo, è quella brava persona di Antonio Bruno.

mercoledì, febbraio 14, 2007

FIRMATE E DIFFONDETE


Che la Siae sia l'unica cosa che funziona in italia lo sanno tutti i comune-tary, che come chiunque abbia a che fare con la cultura sono spesso da entrambe le parti della barricata.
Questa volta, però, la Siae ha davvero esagerato: se altrove intervengono le major per tutelare rockettari esposti al web, qui facciamo tutto da soli e tuteliamo gli "eredi Picasso" dall'onta di vedere un'opera del Grande trasformata in puzzle. "Via quella roba dal web!": e sarebbe - forse- comprensibile se a metterla on-line fosse stata una casa produttrice di videogames, o magari un sito porno. Mannò, è stato un insegnante: che, oltre a dover togliere tutte le riproduzioni d'arte dal suo sito senza fini di lucro (www.homolaicus. com) si è visto arrivare a casa una multa di quasi 5000 eurazzi.
Tutta la storia la trovate qui http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1858783 ed è abbastanza grottesca, oltre che preoccupante per tutti noi che attingiamo liberamente dal web, senza chiedere prima alla Siae "posso?" come, ci dicono, andrebbe fatto.
A seguito del fattaccio, è partita una petizione per chiedere si cambi la legge, che oltretutto risale a ben prima di internet e quindi non contempla il problema in modo specifico.
La petizione è qui: http://www.anitel.it/petizione/index.php. ha già raccolto un buon numero di firme, aggiungete la vostra.