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mercoledì, gennaio 11, 2012
EVVAI CHE SI PARTE
Un facile giochino (sosti
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domenica, gennaio 08, 2012
ORTOMONDO
Tre piani sotto il mio appartamento, c'è quella che si chiama una "villetta": l'hanno comprata, pare, nell'autunno dell'anno scorso, dopo almeno un anno (io prima non la vedevo) di beata spensieratezza della villetta e dei suoi proprietari: ma poi, basta, i giorni leggeri sono finiti. Che la nuova famiglia dai capelli biondi e dalle gonne chiare raccolte sul prato, ha riempito sempre più le superfici verticali di sbarre: piombi ai vetri, reti sulle ringhiere, griglie alle finestre, lance inclinate sul corrimano...
Sarà che cibo e aria aperta sono due piaceri che mi sono proibiti in questo periodo - mi sono prescritti, in verità, ma se solo riuscissi ad approfittarne, cosa che non è - ma questo filmato mi ha fatto schiattare di invidia.
Andate a vederlo subito: purtroppo, tra You Tube a Firefox ultimamente c'è un rapporto teso e non riesco più a postare direttamente i filmati, ma con un bel copiaincolla risolverete tutto velocemente, se non riuscite a vederlo per conto suo.
Andate a vederlo subito: purtroppo, tra You Tube a Firefox ultimamente c'è un rapporto teso e non riesco più a postare direttamente i filmati, ma con un bel copiaincolla risolverete tutto velocemente, se non riuscite a vederlo per conto suo.
Troverete una dolce fricchettona di prammatica, con i piedini appena un po' storti dentro gli stivali di gomma, la giacchina lunga sopra il vestito leggero, e un verace cesto pieno di verdura freschissima. Aiole e serrette erano altrettanto piene, fino a poco tempo fa, di ogni ben di dio vegetale: realizzate sul ciglio dellestrade, negli spiazzi prima riservati a sciocche rotonde sabbiose, sul retro degli edifici "di rappresentanza" , nei cortili, questi piccoli ed efficienti orti funzionano in base a un principio: "Se è di stagione è di tutti".
Ora la stagione è finita, ma rimangono foto e video a testimoniare il bel raccolto fatto dagli abitanti di Tordmorden, New Yorkshire, la cittadina dove chi vuole mangiare verdura non ha che da raccoglierla.
Ora la stagione è finita, ma rimangono foto e video a testimoniare il bel raccolto fatto dagli abitanti di Tordmorden, New Yorkshire, la cittadina dove chi vuole mangiare verdura non ha che da raccoglierla.
E' uno dei tantissimi esperimenti sociali di condivisione che si stanno diffondendo in questo periodo, secondo me particolamente interessante perchè riesce a coniugare in modo semplicissimo risparmio, soddisfazione, competenze e solidarietà. Ma anche perchè gli intervistati ripetono una frase già sentita in altri esperimenti di questo tipo: "Forse è arrvato il momento di smettere di chiedere allo Stato di pensare a noi" o, tradotto, "Forse è arrivato il momento di cominciare a pensare alla nostra autosufficienza." In senso collettivo, prima di tutto - occupando le fabbriche, chiedendo misure più giuste, intervenendo nella vita collettiva i vari modi: e fin qui c'eravamo - ma non solo. La dimensione individuale, quella in cui la solidarietà si esprime spesso superando timori e pudori, non è la meno importante. Apre infatti la dimensione del rapporto personale non mediato nè contaminato da diffidenza, chè anzi può fornire spunti e motivi per ricredersi sulla fondamentale onestà delle genti. E quand'anche la riprova fosse di segno opposto... be', capita senza dubbio anche in uno schema di vita più "normale", più attento alla propria difesa: che forse non merita lo stress di chiedersi ogni volta se questo tipo che ci sta venendo incontro sarà buono o cattivo, non vi pare?
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lunedì, ottobre 17, 2011
MILIONI DI DANNI
Da ore sfrecciano davanti al mio balcone, tanto bassi che posso vedere disegni e scritte, due Canadair, avanti e indietro dal mare. Uno piccolo e uno grande, chè si sa quali sono le ampie possibilità dei nostri potenti mezzi anti incendio.
Prima o poi riusciranno ugualmente a spegnere il fuoco, che arde là dietro, sul versante della collina che io non vedo da qui. Prima o poi. E non ci sarà nessuno ad andare in giro con telecamera e commenti, nessuno a quantificare quanti alberi sono morti, quanto ossigeno ci è stato sottratto, quanto questo Stato pagliaccio spende a furia di meschini tagli e conseguenti danni.
È qualunquismo,a il mio? Non so. Ma, sinceramente, se devo davvero scandalizzarmi, mi scandalizzo di più per un albero che per una vetrina. E forse sarebbe anche ora di considerare gli alberi soggetti politici, senza nulla togliere alle considerazioni che si possono fare su Roma e dintorni.
Prima o poi riusciranno ugualmente a spegnere il fuoco, che arde là dietro, sul versante della collina che io non vedo da qui. Prima o poi. E non ci sarà nessuno ad andare in giro con telecamera e commenti, nessuno a quantificare quanti alberi sono morti, quanto ossigeno ci è stato sottratto, quanto questo Stato pagliaccio spende a furia di meschini tagli e conseguenti danni.
È qualunquismo,a il mio? Non so. Ma, sinceramente, se devo davvero scandalizzarmi, mi scandalizzo di più per un albero che per una vetrina. E forse sarebbe anche ora di considerare gli alberi soggetti politici, senza nulla togliere alle considerazioni che si possono fare su Roma e dintorni.
mercoledì, maggio 18, 2011
FUOR DI METAFORA...
... il gabbianino non può andare nessuno a salvarlo. Ho chiamato il pronto soccorso animali selvatici, i pompieri distretto levante, i pompieri pronto intervento, la lipu, di nuovo il pronto soccorso e infine la nostra veterinaria (ebbene sì, "abbiamo" una veterinaria senza avere animali). E tutti mi hanno detto che non possono intervenire: il piccolo scemo è sul cornicione di una casa privata, circondata da un giardino. Per raggiungerlo si dovrebbe camminare sul tetto o arrampicarsi su una scala altissima, con il rischio di farsi attaccare dai parenti gabbiani. Che non ci pensano due volte: sono uscita sul balcone proprio mentre un elicottero passava lassù e mal me ne incolse, chè per mamma gabbiana la mia figura e quel molesto rombo erano tutt'uno, come ha dimostrato scendendo verso di me in picchiata per ben tre volte. Il piccolo quindi lo difendono, e a giudicare da come è vispo credo che riescano anche a nutrirlo.
Magari, ci è venuto il dubbio dopo esserci occupati invano di lui tutta la mattina, il piccolo non è affatto in pericolo e va avanti e indietro sul cornicione perchè gli piace così, da quello sciocco adolescente che è. Ma ora è di nuovo notte e lo si sente pigolare lassù, quindi non è probabile.
Ora che ho fatto tutto il possibile, anche se è niente, spero che domani non mi venga il magone, come è successo questa mattina quando l'ho visto fermo, come un mucchietto di piume inerte. Quanto ci mette un gabbianino a volare?
Magari, ci è venuto il dubbio dopo esserci occupati invano di lui tutta la mattina, il piccolo non è affatto in pericolo e va avanti e indietro sul cornicione perchè gli piace così, da quello sciocco adolescente che è. Ma ora è di nuovo notte e lo si sente pigolare lassù, quindi non è probabile.
Ora che ho fatto tutto il possibile, anche se è niente, spero che domani non mi venga il magone, come è successo questa mattina quando l'ho visto fermo, come un mucchietto di piume inerte. Quanto ci mette un gabbianino a volare?
mercoledì, marzo 23, 2011
INEVITABILITA'
A volte mi succede. Abbastanza spesso, devo dire. Senz'altro più spesso di quanto gioverebbe ala mia vita produttiva, anche se il buon Brezsny sostiene che dovrei fottermene proprio, della vita produttiva. Ma, che me fotta o no, ci sono appunto volte che non posso oppormi: un'idea, di solito diversa da ogni altra idea io abbia mai avuto, comincia a ronzarmi intorno e non si toglie più. Non tanto come un moscone, ma come quei moscerini che, silenziosi, si fanno vedere con la coda dell'occhio, si posano un attimo sulla pagina che stai leggendo, ti ballano appena davanti allo sguardo e per un po' neanche ci fai caso. E poi li vedi sul vetro, sul ripiano del tavolo,sulla manica del maglione, li devi scacciare con la mano,
ce li hai sempre lì intorno... ecco, arriva poi il momento che qualcosa devi fare. Arriva il momento che quella cosa lì la devo fare. Qualunque sia.
ce li hai sempre lì intorno... ecco, arriva poi il momento che qualcosa devi fare. Arriva il momento che quella cosa lì la devo fare. Qualunque sia. L'ultima si chiama "Città d'acqua" - anche i nomi si impongono da sè, non c'è modo di opporsi, anche se in corso d'opera possono poi cambiare - e sono le mie Foto di Finestre montate su legni e legnetti che il mare porta a riva.
Per ora ne sto realizzando una, ancora in progress, e non ve la racconto più di così perchè il racconto di una roba visiva non è mai esaltante, neh?
Posterò la foto appena la prima Città d'acqua sarà completata, ma intanto sappiate che sto andando in giro a fotografare portoni e finestre ancor più di pria: ma ieri il mio giretto ha contemplato la via più che "bene" della città, in cui ultimamente ero andata solo per prendere parte a qualche sit-in. Era un bel po' che non guardavo le vetrine, e solo ieri ho scoperto i prezzi che, come dice la mia amica-che-ci-sto-proprio-bene, sono lo stipendio di un precario. Anche due stipendi di un precario, per un vestito: e immagino oltre, anche se non ho indagato.
Sì, ecco, lo so che è un po' provinciale stupirsi, ma far finta di non vedere un divario tra i ricchi e la gente normale che aumenta continuamente e senza alcuna vergogna non è bello, no.
Per fortuna, poco più in su, l'orologiaio dal 1902 mi propone una vetrina che è ancora uno spettacolo, con il marmo verde, il legno lucido e l'iscrizione scolpita. E perfino, nel suo gusto antico, una metafora azzeccata, non vi pare?giovedì, febbraio 10, 2011
TEMPUS FUGIT, COME SEMPRE
E anche per oggi solo una foto dal Bronx del mio quartiere:
improbabile scoperta - è giusto dietro l'angolo, uno di quegli angoli che non c'è nessuna ragione di girare - completata da un bellissimo negozio di Arredamenti per pied-a terre, anche se si chiama Design qualcosa. Ma quello lo fotograferò appena sarà possibile farlo con un po' di discrezione. Nell'intanto, ecco la mia suggestione hopperiana.
improbabile scoperta - è giusto dietro l'angolo, uno di quegli angoli che non c'è nessuna ragione di girare - completata da un bellissimo negozio di Arredamenti per pied-a terre, anche se si chiama Design qualcosa. Ma quello lo fotograferò appena sarà possibile farlo con un po' di discrezione. Nell'intanto, ecco la mia suggestione hopperiana.mercoledì, febbraio 09, 2011
SPARSE NOTE NOTTURNE
Riunione, la prima, del Gruppo Comunicazione del Circolo dell'Anima, ovvero il gruppo "Prima pagina", che si è portata via la serata.
Ma non prima che io facessi in tempo a fare una proficua passeggiatina nei dintorni che ha prodotto:
due foto magrittiane: sono quasi uguali fra loro ma non sapevo decidermi così ve le beccate entrambeuna bottiglietta di petrolio bianco, prodotto di cui fino a un mese ignoravo totalmente l'esistenza e che mi dicono invece indispensabile per pulire i tappeti. Che dopo la pulitura finiranno in garage: per fortuna, dato il gradevole aroma del petrolio.
le gocce di cioccolato per fare i biscotti, ora che il KGgB ha per il momento concluso gloriosamente i suoi esami
l'acquisto dello Svitol, che le nostre porte fanno concorrenza agli zirli dei merli e alle strida dei pappagalli che sono giù in giardino: e se non tubano come i piccioni è solo perchè il tubare non risuona abbastanza nella notte.
E, a proposito di notte, volevo spendere qualche parola sulla manifestazione del 13 ma sarà forse per domani che ora è appunto tardi: per ora mi limito a esortarvi a partecipare, tutti. Non so che dirvi per sottolineare che merita esserci, se non che... be', ecco, andandoci sarà più facile rispondere a chi ci chiederà "ma voi dov'eravate, quando c'era il premier pedofilo?" Che prima o poi succederà, no? che se ne parli al passato....
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domenica, gennaio 23, 2011
DIAVOLERIE MODERNE
Io credo che se a tutti i congegni elettrici ed elettronici e aggiungessero un bandierina che automaticamente schizza su per avvisare quando non c'è più vita lì dentro, l'umanità sarebbe più rilassata.
Va bene, mi avete sgamato subito, lo so: la macchina fotografica era di nuovo scarica, lo ammetto. E me ne sono accorta solo quando ho cercato di accenderla per una bellissima installazione di canniccio e sedile marcio di sdraio , giù alla solita spiaggetta. C'erano anche una vela rossa sul mare, un affascinante tubo arrugginito, un grande e bianco tronco spolpato dalle onde, un groviglio di fili verdi e blu che facevano finta di essere i fiori dei rametti portati a riva, le prime gemme ancora tutte chiuse sulla peonia, tanti coriandoli grossi e tondi che rotolavano sulla loro unica dimensione, in mulinelli frenetici e allegri. E poi c'erano cani e bambini, e ragazzi con il mare come unica compagnia, un libro o la musica a servire da giustificazione per quello starsene lì da soli, la domenica; e donne - donne con pelliccia, donne con amiche, donne con bimbi, donne con cani, donne con scarpe da ginnastica - perchè i maschietti, forse, hanno sempre la partita a far da concorrente al sole. E frasi e dialoghi e risate e diatribe in questa giornata che pur nel gelo - e quanto fa freddo, neh? - annuncia la primavera. mercoledì, gennaio 19, 2011
GIRA LA CARTA
Sì, ecco, insomma, anche oggi abbiamo scarpinato tutto il giorno. Ma per saldi - wow, le scarpe! - e quindi quello che posso offrirvi è la foto del bagagliaio della Kangoo. In cui, tanto perchè abbiate un'idea sennò la foto non rende, ci sta una moto. Nel senso che ci è già stata, una volta. E due Billy Ikea, già montate. E otto sedie più il tavolino. E via così.
(Va bene, lo so che il Paese tutto è impegnato chi a esecrare, chi a difendere e soprattutto chi a cercare la fidanzata: io, a tutto ciò, dedico solo il titolo di questo post. E già mi ripugna e mi inquieta il dover fare anche solo questo, chè siam finiti a un mano a un pazzo e ancora facciamo finta che non sia così.)
giovedì, luglio 22, 2010
VA COSI'

Passerò al vino, per lenire il senso di colpa. Io, che avevo scoperto la birra solo in tarda età e ne avevo fatto la mia bevanda preferita (avete presente quante robe di gnomi, fantasy e storie e sapori assurdi si trovano nelle birre?) mi sono sentita dire che se voglio dimagrire niente grano, nicht, verboten, e niente lievito, raus! E anche se intorno c'è tutta una serie di persone carine che mi dice machetifregadidimagriremaseiscema? io invece vorrei, che tutta una vita a vedermi forse non proprio magra ma quasi, non passa senza lasciare il segno. Epperò il vino è permesso, in modica quantità per uso personale, quindi ho cominciato a berlo, e può venire bene per addormentare questo senso di colpa sciocco sul blog lasciato a se stesso: perchè, insomma, io non sono una che racconta tanto i fatti suoi, e ancor meno quelli altrui. Posso narrarvi della Rocca (siamo seriamente preoccupati per il gabbinianino ritardato, sembra davvero avere dei problemi ) e potrei narrarvi della manifestazione per il nono anniversario della morte di Carlo Giuliani, l'altro giorno (la bandiera dell'Anpi stesa a terra dove l'hanno ammazzato, i bambini nati nel frattempo, i lucciconi e i pugni alzati), ma perfino per me è estate. Non che ne sia contenta, ma bisogna ammettere che la voglia di ragionare e di fare scappa via, al punto che può parere un'attività degna di nota perfino lo spulcio della Coop alla ricerca di sfizi alimentari. Compatibili con la dieta e le intolleranze, il che forse può rendere la caccia un buon test per il Mensa, a volersi bullare di attività intellettuali. Nei prossimi giorni metteremo le ruote a uno scaffale, sistemeremo la wunderkammer degli oggetti sopravvissuti al trasloco, ci lanceremo nella preparazione dei succitati sfizi e travasaremo le piante, magari bevendo vin fresco: un ottimo programma, ma temo che il blog continuerà a languire per mancanza di argomenti interessanti. Tornerà l'autunno, neh?
lunedì, luglio 19, 2010
MAH...

Sto facendo orecchini, già. E medito sull'affittare un orto. Nel frattempo compro piante - una succulenta bianca e rosa che sembra lo svolazzo di una sottoveste, un ficus tutto arricciato, un'edera oblunga e folta e un peperoncino dai frutti viola scuro, che useremo come antiparassitario - e amministro la dispensa di casa.
E' un'estate a intelletto zero, se si escludono alcune dotte disquisizioni fra me e il KGgB (è più difficile per un bambino imparare a camminare o per un uccellino imparare a volare? ovvero, l'aria sostiene come l'acqua e la terra, oppure meno? perchè il serpentese in inglese si chiama "parsel tongue"? fa più paura il basilisco o il diario? ) e letture vagabonde. Però, a proposito, devo finalmente registrarmi su aNobii, così da avere una giustificazione per parlare (ma solo un poco) di libri.
E' un'estate che ho voglia di lavorare con le mani, che stanno ferme dalla ri-pittura della camera e dalle ultime cose del trasloco: infatti ho comprato anche il Fimo che, combinato con bottoni che andrò a scegliere nella mia ampia scorta, diventerà maniglie per l'armadio.
E' un'estate che mi piacerebbe essere in forze, magari tornando indietro a una decina di anni fa, per poter fare trekking, una cosa che mi sono sempre negata per pigrizia e timore della mia incapacità. E forse anche perchè fino a poco tempo non c'erano proposte divertenti e interessanti come il uikènd insieme alle pecore per la transumanza, o il cammino del Glorioso Rimpatrio dei Valdesi.
Ma questa è anche un'estate che sono a dieta (per la prima volta in vita mia faccio una dieta per dimagrire, un evento deprecabile) e magari
mi basterebbe riuscire a fare un po' di cyclette, un po' di qi-gong ogni mattina: ma, come dice Jacopo Fo, il nostro cervello è nemico del nostro corpo e trova ogni buon motivo per farci stare fermi. Ottenendo così il doppio risultato di sprecare anche le energie intellettuali.E' un'estate che questa città è piena di cose di sinistra, via una l'altra, e anche di cose e basta: adesso c'è la Città dei Diritti con un programma pieno di filmati, dibattiti, presentazioni, incontri, e martedì è l'anniversario della morte di Carlo Giuliani, ucciso dalla polizia nelle manifestazioni contro il G8. Ma ci sono anche ville e musei aperti fino a tardi, e qualche mostra curiosa. Io avrei voglia di fare, vedere e ascoltare tutto... no, in verità avrei voglia di averne voglia, ecco.
E' un'estate un bel po' schizoide, tutto sommato.
lunedì, luglio 12, 2010
COSE GRIGIE

... chè grigio è il cielo da maccaia, giorno dopo giorno. ci cola sugli occhi e lungo la schiena al minimo movimento, ma anche senza il minimo movimento. copre "i monti" laggiù- qui le colline le chiamano così - e verso sera prende una sfumatura rosa, come di polvere pesante che annulla man mano il confine fra la terra e il cielo.
ma grigio è anche il giovane gabbiano, il fratèl pirlotta di un'altra nidiata, che da tre giorni stride volando tanto basso che potrei allungare una mano e toccarlo mentre emette i suoi spaventati "fiiiip, fiiip": gira in tondo senza allontanarsi dal tetto, dove ogni tanto atterra sbattendo goffamente ali e zampe.
e grigio è il tetto dove ogni anno i gabbiani fanno almeno due nidi, seguiti con trepidazione da tutta la parte della Rocca che dà a nord: ieri, visto che i piccoli sono ormai volati via da un po', un qualche umano ha riprovato a uscire sul terrazzino in alto, su cui campeggiano le antenne. non l'avesse mai fatto: una trentina almeno di gabbiani si sono radunati intorno al tetto con grida minacciose.
è' stato l'evento di una grigia domenica: chi non aveva la fortuna di essere in campagna è uscito sui balconi a guardare la sconfitta dell'umano, che ha rinchiuso la porticina e desistito.
anche i ventilatori che credevamo di aver abbandonato nel trasloco sono grigi (con appena un po' d'azzurro) ma siamo stati contenti di ritrovarli: è infatti un errore, sappiatelo, pensare che siano superflui se vi dotate di condizionatori. I due sono fra loro complementari, ma ciò non vuol dire che siano sufficienti, nè gli uni nè gli altri: in compenso, grigia è la previsione della prossima bolletta.
grigia è anche la lastra d'ardesia su cui sono scivolata un settimana fa, giusto per riprovare l'emozione di sbucciarmi un ginocchio, che non è ancora guarito.
grigiastra è la terra smossa dalle pale e dalla piccola ruspa, qui nel parco delle Rocca, per i lavori di sostituzione della caldaia, che ci svegliano un mattino su due con rumori improbabili: e come disse il sarto al suo dio, dopo essere sopravvissuto ai campi, alla morte della moglie, alle disgrazie dei parenti e alla diaspora, quando vide la bruciatura che si era prodotta sul vestito che aveva appena finito di cucire: "Questa, Altissimo, non me la dovevi fare".
Grigio, in effetti, è il mio umore.
giovedì, giugno 03, 2010
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Non ho più trovato niente di bello, da postare.
Non una foto, nè un video o una poesia, e nemmeno una nuvola sul monte o una citazione, la foto di un albero o il racconto di qualcosa di piacevole.
Il perchè, non lo so: non sono mancate nè nuvole nè belle foto, nè momenti dolci nè pensieri, nè incontri nè letture.
Eppure.
Io credo che sia la stupidità della cattiveria - o, ancor più, il contrario - a rendermi mutola per un po'. Mi succede sempre più spesso, come un lutto di parole e comunicazione umana.
Non una foto, nè un video o una poesia, e nemmeno una nuvola sul monte o una citazione, la foto di un albero o il racconto di qualcosa di piacevole.
Il perchè, non lo so: non sono mancate nè nuvole nè belle foto, nè momenti dolci nè pensieri, nè incontri nè letture.
Eppure.
Io credo che sia la stupidità della cattiveria - o, ancor più, il contrario - a rendermi mutola per un po'. Mi succede sempre più spesso, come un lutto di parole e comunicazione umana.
domenica, febbraio 28, 2010
CURA...

... contro le tristezze senza scopo:
una passeggiata davanti a un mare già grigio scuro, pieno di barche e di navi con mille lucine
qualche Benigni d'epoca, quando era coraggioso. e faceva Televacca con il Guccio a cantare "I fichi"
sensazione di pace in una casa nuova e colorata
una manciata di canzoni di Charles Trenet
martedì, febbraio 23, 2010
PIUMONE
lunedì, febbraio 08, 2010
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venerdì, febbraio 05, 2010
SANTA CATERINA VALE PER LA "S"?

Il primo Partitone Regressivo è appena terminato, dando così il via ai Giovedì Giocosi , organizzati dal Cavalier Sisini del Circolo dell'Anima - oui, c'est moi.
Il partitone aveva un nome ufficiale rubato ad Umberto Eco, Vertigine delle Liste, ed era poi un estremamente regressivo Fiorifruttaecose. So che morite tutti dalla voglia di sapere le categorie, estratte a sorte fra quelle proposte, e quindi eccole: Pezzi di motore - poi tramutato in "pezzi di macchina per manifesta e generale ignoranza - Attrezzi di cucina, Donne nella Storia, Coppie Famose, Si porta in chiesa. Cosa siamo riusciti a scrivere, fra tutti, invece non lo dico che è meglio. Il mese prossimo, cioè il primo giovedì di marzo si ripeterà il tutto, ma con un altro gioco.
E domani, invece, me mi tocca il dentista. Urgh
giovedì, gennaio 28, 2010
OLTRE LE COLONNE D'ERCOLE

Secondo me, in una città lunga è più facile che la gente non vada mai in "altri" posti. Ci sono quartieri che io è una vita che non ci vado, ci sono persone del levante che a ponente non ci sono state mai - o se gli è capitato, per avventura, ne parlano ancora dopo vent'anni - e viceversa, e ci sono rioni, e vie e zone, per non parlar delle stradine, che solo chi ci abita sa che ci sono. Il KGgB dice che la lunghezza non c'entra nulla, anche nelle città concentriche è così, secondo lei: il problema, dice, è che la città lunga è Genova. Mah.
Fatto sta che oggi siamo coraggiosamente partite dalla Rocca per arrivare fino al Giro del Fullo, che già il nome sa di esotico e infatti è laggiù laggiù, che dopo si arriva all'Abbazia di Bobbio che è bellissima ma già non è più Liguria.
La missione era semplice: andare a trovare la mitica Pina altrimenti detta Highlander. trovare il filtro del frigo e comprare un bordo al Brico Center. Siamo partite bene, perchè dalla Pina c'eravamo già state, e questa volta non siamo arrivate fino Bobbio, neh?
Poi le cose sono precipitate, lì, tra la via Emilia (giuro!) e il West, chè al nostro passaggio venditori di filtri e bricocenter(s) si volatilizzavano, è l'unica spiegazione possibile.
Ma nel frattempo dei nostri giri di qua e di là dei ponti sul Bisagno, con un vento che portava via i nasi, abbiamo scoperto
*due negozianti gentili che sono andati a prendere l'elenco del telefono e l'hanno consultato per agevolare la nostra ricerca. Invano, ma.
* un panificio dove la commessa ci ha ringraziato un sacco per aver comporato anche la focaccia secca invece di prendere il resto in monete che non aveva, ma che ci ha ugualmente rifilato le brioches di ieri
*un negozio, dentro al centro commerciale formato mignon intorno alla Coop, che si chiama Cache Cache e ha magliette inconsuete e di buon cotone (questo blog offre un suo servizio ai consumatori, si sa: la stessa catena c'è anche alla Fiumara, se non vi repellono i centri commerciali andateci)
* un parrucchiere che si chiama "Hairteca". Ebbene, sì.
*una targa, tenuta bella lustra e su un palo apposito come fosse un avviso, che racconta che dal palazzo lì accanto partivano le azioni dei partigiani durante la Resistenza. Nella mia atecnologia non ho pensato a fotografarlo, peccato chè perfino le parole erano toste.
Siamo tornate a casa con due teli di plastica da muratori, quattro magliette e un trench. Ah, e la focaccia secca.
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mercoledì, gennaio 27, 2010
OGGI

mi sono svegliata piena di dolori, e la tosse mi fa le finte, sembra che non ci sia più e poi torna. perciò è il momento di mettere questa filastrocca ligure (usata un tempo per consolare i bambini di una caduta) trovata in questo bel sito
che raccoglie filastrocche, conte e insomma robe da bambini, ognuna con la sua brava traduzione e le diverse versioni quando ci sono.
Che, a ben pensarci, non stona con il Giorno della Memoria, vero? Ricordare le buone cose per coltivarne dentro di sè il sapore e trasmetterlo a una nuova generazione è speculare al ricordare gli errori per non ripeterli, giaggià.
BÜZÜ DE BÖ
Büzü de bö
büzü de vacca
tuttü u mó
cu vagghe in ciassa
su nu ghe n'è
mói ciù ghè ne nassce.
trad.: STERCO DI BUE
Sterco di bue,
sterco di mucca,
tutto il male vada in piazza.
Se non ce n'è,
mai più ne nasca.
(ricevuta da Alma)
venerdì, dicembre 18, 2009
SILENT NIGHT

Questo è il post numero 900. che era più bello se era il mille, ma anche così fa la sua figura.
Peccato che nel frattempo gli altri blog si siano persi per strada, o si stiano perdendo. Parlo ovviamente dei blog della comune-ty, che erano lo zoccolo duro dei nostri lettori/scrittori: prima - in un imprecisato "prima" che è andato scìvolando via - i blog erano l'appuntamento del mattino. Ed era bello, non credo solo per me, il confronto e il racconto, il pensare e l'immaginare, il provocare e il discutere che ogni mattina arrivavano, da uno o dall'altro blog, ma più spesso da tutti.
Tutt'altra cosa rispetto allo scarno dire e informare di quel facciabuco che mi tocca difendere nonostante lo trovi sempre più superficiale e sciocco, esattamente come l'uso che fa della parola e del concetto di amicizia (e ciò non toglie che facciabuco possa essere utile e, a volte, gradevole, sia chiaro).
Ma insomma ogni cosa ha il suo fine e la sua fine e non serve caragnarci su, anche se - mi piace notarlo - credo che i blog della comune-ty fossero particolari pur nel variegato universo internettiano: per quanto ho visto io, solitamente c'è un blog di riferimento e una corte di lettori commentanti, non una corte di bloggers alla pari. Altro giro, altro capitolo, e chissà cosa salterà fuori e chi rimarrà affezionato al blog: certo, è dura scrivere - checchè se ne dica - senza sapere se si hanno lettori. E poi, e questo è più importante, c'è un ben più grande silenzio che ci sta avvolgendo, è il silenzio della politica. Mentre avanzano soggetti come il popolo viola, come i bloggers imbavagliati, mentre gli alternativi della decrescita e dei nuovi modelli si inventano - giustamente e intelligentemente - iniziative diverse che passano con disinvoltura dalla realtà virtuale alla realtà reale, cercando un senso in questo universo di bit che sia ancora umano, noi che siamo "davvero di sinistra" sembriamo persi. Come la talpa del famoso gioco, ogni tanto facciamo velocemente capolino solo per schivare il martello, almeno finchè riusciamo a schivarlo, poi eccoci rituffati nel privato più assoluto. Ognuno, e vale per la comune-ty e penso anche per molti altri, ci ha tutti i suoi buoni motivi, e soprattutto non si sa cosa fare e come farlo. io, per esempio, già da un bel po' mi accontento dei titoli, e faccio già fatica a reggere quelli: non voglio neppure saperlo, che nel paese in cui vivo si sta parlando di proibire i fischi in manifestazione. Ma questo Natale che è partito in sordina e ha viaggiato in scatoloni guarniti di festoni per essere subito individuati nel trasloco, si è oggi tutto dipinto di bianco con una nevicata metodica e inesorabile come da tempo non se ne vedevano.
E qui nella Casa nella Rocca c'è un sacco di cielo con dentro monti con la neve, e vialetti e aiole e pergolati e giardini segreti che in questo momento risplendono quieti, senza neppure un'impronta nè d'uomo nè di ruota.
E così si vive schizoidi, ignorando le minacce sempre più pesanti alla nostra libertà, in nome del sacrosanto diritto a un pochino di gioia e di piacere puramente estetico o, se volete, sentimentale.
Questo silenzio bianco di una notte di gelo è il silenzio che ci piace.
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