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domenica, gennaio 08, 2012

ORTOMONDO

Tre piani sotto il mio appartamento, c'è quella che si chiama una "villetta": l'hanno comprata, pare, nell'autunno dell'anno scorso, dopo almeno un anno (io prima non la vedevo) di beata spensieratezza della villetta e dei suoi proprietari: ma poi, basta, i giorni leggeri sono finiti. Che la nuova famiglia  dai capelli biondi e dalle gonne chiare raccolte sul prato, ha riempito sempre più le superfici verticali di sbarre: piombi ai vetri, reti sulle ringhiere, griglie alle finestre, lance inclinate sul corrimano...





Sarà che cibo e aria aperta sono due piaceri che mi sono proibiti in questo periodo - mi sono prescritti, in verità, ma se solo riuscissi ad approfittarne, cosa che non è - ma questo filmato mi ha fatto schiattare di invidia. 

Andate a vederlo subito: purtroppo, tra You Tube a Firefox ultimamente c'è un rapporto teso  e non riesco più a postare direttamente i filmati, ma con un bel copiaincolla risolverete tutto velocemente, se non riuscite a vederlo per conto suo.
Troverete una dolce fricchettona di prammatica, con i piedini appena un po' storti dentro gli stivali di gomma, la giacchina lunga sopra il vestito leggero, e un verace cesto  pieno di verdura freschissima. Aiole e serrette erano altrettanto piene, fino a poco tempo fa, di ogni ben di dio vegetale: realizzate sul ciglio dellestrade, negli spiazzi prima riservati a sciocche rotonde sabbiose, sul retro degli edifici "di rappresentanza" , nei cortili, questi piccoli ed efficienti orti funzionano in base a un principio: "Se è di stagione è di tutti". 
Ora la stagione è finita, ma rimangono foto e video a testimoniare il bel raccolto fatto dagli abitanti di Tordmorden, New Yorkshire, la cittadina dove chi vuole mangiare verdura non ha che da raccoglierla. 
E' uno dei tantissimi esperimenti sociali di condivisione che si stanno diffondendo in questo periodo, secondo me particolamente interessante perchè riesce a coniugare in modo semplicissimo risparmio, soddisfazione, competenze e solidarietà. Ma anche perchè gli intervistati ripetono una frase già sentita in altri esperimenti di questo tipo: "Forse è arrvato il momento di smettere di chiedere allo Stato di pensare a noi" o, tradotto, "Forse è arrivato il momento di cominciare a pensare alla nostra autosufficienza." In senso collettivo, prima di tutto - occupando le fabbriche, chiedendo misure più giuste, intervenendo nella vita collettiva i vari modi: e fin qui c'eravamo - ma non solo. 

La dimensione individuale, quella in cui la solidarietà si esprime spesso superando timori e pudori, non è la meno importante. Apre infatti la dimensione del rapporto personale non mediato nè contaminato da diffidenza, chè anzi può fornire spunti e motivi per ricredersi sulla fondamentale onestà delle genti. E quand'anche la riprova fosse di segno opposto... be', capita senza dubbio anche in uno schema di vita più "normale", più attento alla propria difesa: che forse non merita lo stress di chiedersi ogni volta se questo tipo che ci sta venendo incontro sarà buono o cattivo, non vi pare?

sabato, luglio 16, 2011

DALL'ESTERO, INFINE

.. che in verità siamo già tornati, ma c'è ancora un sturielèt che mi va di contare.
E' la storia di una torre, anzi due. 
 Due torri mica tanto belle, niente a che vedere con dame e cavalieri: la prima sarà lì da un trenta-quarant'anni, nel quartiere industriale, ed era un silo per lo stoccaggio di qualcosa che non so più. 
Il quartiere industriale non è più tale, come ovunque nel mondo occidentale, e lo stanno trasformando a tutta velocità in un' ampia zona di servizi culturali, sociali e di divertimento: passando sotto un viadotto ferroviario trasformato in percorso sportivo che collega velocemente al centro, si arriva nell'ex-quartiere operaio, dove c'è un enorme parco con fontane-piscina per i bambini, e dove le strade hanno nomi di uomo, come altrove di fiori: Giuseppe, Heinrich, Gustav... Ora è abitato da immigrati, come del resto già ai tempi delle fabbriche, ma questa è un'altra storia. 
La storia della torre, invece, vede l'installazione sul vecchio silo ( che di vecchio non ha nulla e scintilla nel sole) di un lunghissimo pannello solare, in modo da sfruttare al meglio l'altezza dell'edificio. Per motivi che non ho ben capito, a chi sta realizzando le strutture per rinnovare il quartiere viene in mente che un'altra torre, uguale o più alta della prima, non ci starebbe male, sempre con i suoi pannellini solari. E quando dico "torri" non sto parlando di Empire eccetera, ma dell'equivalente di un grattacielo di venti piani, o giù di lì. 
Ma.
Un edificio crea ombra. Un edificio più alto crea più ombra. E in un Paese in cui i mesi invernali sono lunghi e grigi, l'ombra non è la benvenuta. Quindi, la gente che abita lì intorno si oppone alla costruzione della seconda torre: e se poi mi toglie il sole dal mio balconcino? e se poi al mattino non ho più neanche quel po' di luce?
Chi governa la città si guarda bene dal prendere per il culo queste persone, dal tacciarle di egoismo e dal lanciarsi in vaghe rassicurazioni: chiede invece al progettista della torre di calcolare l'impatto dell'ombra. E lui, precisino, si mette lì e calcola, ora per ora e stagione per stagione, quanta ombra farà la torre alle case circostanti. Terminato lo studio, gli oppositori lo ricevono, lo valutano e infine si esprimono sulla costruzione della torre, insieme a tutti gli altri, attraverso un referendum locale . Che, valutati per bene i pro e i contro, questa volta viene giudicata fattibile.
A questo punto forse è facile capire che l'Estero è la Svizzera - la città, Zurigo, che non è proprio una cittadina morta la cui amministrazione non ha nulla da fare. 
La Svizzera da noi non gode buona fama: in parte per come ha trattato gli immigrati quando gli immigrati eravamo noi ( e voglia il destino che gli immigrati di oggi non siano altrettanto rancorosi degli italiani, chè di sicuro ci stiamo comportando ben ben peggio degli svizzeri di allora), forse per altri fondati motivi. Ma, sicuramente, perchè gli svizzeri hanno fama presso i popoli latini di essere piatti, privi di fantasia, maniacali e ordinatini, così che non si può fare a meno, no?  di sbeffeggiarli o, nel migliore dei casi, compatirli. 
Vuoi mettere, infatti, come ci divertiamo un sacco di più noi, a prender botte da dieci anni dalla polizia contro la Tav, a galleggiare nella rumenta, a prenderci per il culo reciprocamente con i nostri governanti? Uhhh, ragazzi, non c'è paragone, suvvia.

mercoledì, luglio 13, 2011

DALL' ESTERO 2

Hanno evidentemente litigato, basta guardarli per saperlo. Uno di quei litigi dove lui non capisce bene cosa ha fatto, ma lei lo sa benissimo. E infatti sta seduta tutta rigida, tutta in pizzo, incurante della gente che la guarda. Lui, un po' marpione un po' strisciante, le si avvicina e le gratta piano la schiena. Lei si scosta con ostentazione. Lui aspetta un po', quindi si spinge sul sedile fino a raggiungerla di nuovo e ci riprova, con quel gesto di affetto sulla schiena. Lei si sposta, ancor prima che lui abbia completato la manovra. Lui si guarda intorno, sconsolato, accenna a un terzo tentativo e lei si sposta ancora più lontano. Allora lui rinuncia: con acume psicologico non facile da trovare nel genere maschile, si limita ad osservarla di sotto su, l'espressione avvilita e mortificata, le braccia abbandonate lungo il corpo. Rimane in attesa, e fa davvero pena quella sua grande tristezza, quel suo evidente non capire la propria colpa.
Lei continua a ignorarlo, e lui niente, non accenna più neppure un gesto, solo il viso si allunga sempre più. Ma ecco che lei cambia posizione, si gira di tre quarti verso di lui, pur continuando a non guardarlo. E lui immobile, riesce a non approfittare di quell'evidente apertura, e fa bene: dopo un'adeguata pausa, ecco che lei gli si avvicina, gli appoggia la testa sulla spalla.
Sinceramente sollevato,lui cambia del tutto espressione e i più amorevoli sentimenti gli appaiono sul viso mentre, finalmente, può cominciare a spulciarle la schiena sicuro della buona accoglienza di lei.
I due oranghi hanno fatto pace: lei si lascia coccolare un poco e poi va via. Lui forse avrebbe voluto di più, ma la prende con filosofia e, come tutti i ragazzi del mondo, liberato dai problemi immediati di cuore può finalmente divertirsi un po'. Si gira verso i visitatori, li scruta, li prende un po' in giro con un sorriso a mille denti attaccato al vetro, e infine se ne va anche lui, seguendo la sua bella.

Nota:
Non sono favorevole all' istituzione zoo, tuttavia credo sia un po' ipocrita o troppo ingenuo far finta che tutti gli animali potrebbero ancora vivere liberi, dato che il ritmo con cui si estinguono le specie. In ogni caso, gli oranghi di cui racconto sono due giovani nati entrambi nello zoo, come i loro molti compagni- tra cui un piccolo giocherellone ed incantevole- da tre individui originari nati a loro volta nei centro di conservazione e salvaguardia di Jersey e di Stuttgart.

sabato, maggio 07, 2011

ECCO


Questa è la foto che volevo fare da un po', uno dei prati della Rocca che sembra ricoperto di neve, in evidente contrasto con il verde smagliante dell'erba: sono semi, o forse pollini, che si radunano tutti in quel piccolo prato e fanno un effetto curioso, che la foto rende solo un po'.

Barca posteggiata in piazza. Che a me le barche lasciate in giro così, in un giardino o su uno spiazzo anche a chilometri dal mare, mi fanno sempre ridere e si capisce subito che sono lombarda.

Un'inquietante - ma solo nella foto - Boccadasse notturna...
... e il mare di Bogliasco dall'alto



giovedì, maggio 05, 2011

SI DICE...



... ma non me n'ero mai accorta con tanta evidenza. Che Genova sia la Città Grigia, per i suoi tetti d'ardesia, è una cosa che dal vero colpisce fino a un certo punto: con il sole lucido di primavera, l'occhio è attratto non solo dall''azzurro del mare sullo sfondo, ma anche dai gialli e dai rosa delle facciate, che brillano qua e là.   Ma domenica scorsa, dalla troppo trascurata Villetta Dinegro - che era così carina, un tempo - ho fatto queste foto panoramiche: e la differenza fra la foto a colori e quella in b/n non è molta, no.

domenica, aprile 24, 2011

AHI, LA CRISI.

il tetris delle insalate


Lo scalorto

Il cedro "mano di Budda"

Casomai vi fosse venuto il rovello che, peccato, non potete vedere Euroflora... be'. lasciate perdere. La crisi c'è e si vede tutta: non solo di risorse finanziarie, ma sembra anche di interesse. Chi ha i soldi oggi non è certo un cultore del verde, nè un raffinato intenditore di giardini - a parte la Regina Elisabetta, of course - e quindi anche l'esposizione riflette questa penuria: spazi riempiti di tristi fiori recisi messi tutti in fila e probabilmente prodotti con altrettanto grande sfruttamento, distese di fiori  modaioli come le orchidee, spianate di sabbia cosparse di piante grasse e via così. Più carino lo spazio espositivo all'esterno, dedicato agli orti e, per estensione, alle energie rinnovabili e al riutilizzo degli oggetti: qui la crisi agisce in positivo e ci sono progetti di orti divertenti, perfino interattivi - tanto, chi mai se le frega due insalate?  - che fanno venir voglia di fare: ma, insomma, non che ci sia bisogno di tutto questo fragore per far venire voglia di avere un orto, neh?
tutto un orto fatto di cartoni del latte
una delle non molte idee d'effetto.
 



sabato, aprile 23, 2011

A PIEDI NEL PARCO


 

 
Oggi ero qui, dove andavo da bambina. ma non mi ha ancora stufato.

lunedì, aprile 04, 2011

AVE E.T.

Altro giro altro regalo, anche oggi abbiamo scoperto viuzze nascoste, creuze, fiorellini rari e tarassaco, filo e spinato e portoni murati. C'è una barca dentro un improbabile e trascurato giardino pieno di sole, c'è la scritta "bice puttana, però in fondo ti amo ancora", c'è la casa tagliata a metà con il tubo di scarico che passa sopra la creuza, c'è il grande cancello da villa inglese e il citofono di quello che forse non è molto simpatico visto sì che gliel'hanno spalmato di vernice rossa, c'è la sorpresa di capire dove si è finiti dopo mezz'oretta di cammino fra muri ed edera - in linea d'aria vicinissimi, ovvio.
Se vi noio ditemelo, o miei silenti lettori, ma io questa cosa del camminare devo dirvelo di nuovo, che mi stupisce ogni volta: andare in giro con i piedi e con gli occhi  è come quando Alice esce dalla porticina ed, ecco, c'è un mondo tutto diverso. Un mondo senza fretta, pieno di storie che si possono inventare per poi dimenticarle subito dopo - qui c'era una finestra, o era un portoncino? e bice sarà sposata, ormai. con un altro, già - pieno di colori di sole e non di vernici (adesso, poi, che la primavera fa sfoggio...), in cui se c'è un ronzio è quello di un bombo e non di un motore. 

Ma anche dove le strade sono strade con le loro inevitabili auto accanto e i passeggini e i joggers e i pattini e i cani, dio quanti cani ormai e che obbrobrio quelli che se li portano in braccio... ecco, anche lì l'umanità offre sorprese. Ve l'avevo anticipato, le foto notevoli di oggi sono quelle di ieri: e ci vorrebbero gli studi antopologici del KGgB per spiegare come la "devozione popolare" abbia ancora biosgno di nicchie, e statuine e fiori e lumini.
Perchè le nicchie - due, ne ho contate, ma chissà se ce ne sono altre, nascoste - sono fra le pietre del muro sul
lungomare e le statuette sono di plastica e il lumino dura 30gg. (così c'è scritto), ma la rosa rossa era fresca e circondata da un verdissimo tralcio d'edera. E vien da chiedersi perchè, in questo già abbastanza deludente terzo millennio, ci sia qualcuno che ha il bisogno di crearsi un altarino supplementare, tutto suo, senza neanche prendersi la briga di inventarsi anche il dio da metterci dentro. Non sarebbe più carino, più creativo?
Così ho pensato che però potrei farlo io - volete venire? Pensavo di metterci un bel Marx - di cartoncino, che di plastica non è facile trovarlo -  ma forse è meglio, appunto, un bel dio nuovo di zecca. Un alieno di plastilina, un mostro di viti riciclate, un essere surreale di fili e lucine... sissì, l'idea mi piace. Chi vuol venire a sistemarlo? Mandatemi un sms, sarebbe bella una spedizione collettiva a tarda notte, no?

venerdì, marzo 18, 2011

SI FA QUEL CHE SI PUO'


Anche questo può essere un modo di celebrare, riconoscendo uno dei pochi dati davvero nazionali: la capacità di arrangiarsi. Ovvero, l'abilità nell'ingegnarsi. Ovvero, la necessità di infurbirsi. Ovvero, l'impossibilità di non arrabattarsi. Ovvero, l'imprescindibilità dell'adattarsi. 
Un'arte verso cui noi, pieni di orgoglio nazionale, abbiamo questo sorriso sornione, un po' di compatimento e un po' di ammirazione. 
Naturalmente, non occorre essere molto attenti per trovare esempi di
questa virtù nazionale, ce n'è dappertutto.

una grondaia, probabilmente, sul retro di una chiesa.


Sotto casa, per l'appunto, eccone due. 
Nel primo, la paletta rossa è indubbiamente il tocco del genio, del secondo bisogna narrare la piccola storia. L'aiola che si vede è pubblica, sul lungomare, accanto a un chiosco di bibite. Il gestore del chiosco ha adottato l'aiola, curandola e appendendo ai rami, fino all'anno scorso, poesie e pensieri plastificati. Ognuno poteva partecipare, ma a certo punto questo work in progress di arredo urbano fu abbandonato, non si sa perchè. Il chiosco è chiuso, ma ai piedi di un bell'albero ci sono variopinte piantine di primule e violette, segno forse che l'attività estetica riprenderà di qui a poco. Però, però, l'ingratitudine umana è grande: come si si può leggere sul cartello (anch'esso plastificato) "Questa zona è videoregistrata con videocamera. Abbiamo scoperto chi  ha rubato le piante. Si devono vergognare."
L'arte di arrangiarsi accumuna derubanti e derubati con triplo salto carpiato. Una ola.










lunedì, marzo 07, 2011

DUE PASSI SUI SASSI

Chissà se c'è un limite alle cose che si possono notare, sempre diverse e sempre mai viste fino a quel momento, nello stesso pezzetto di strada... Se c'è, non l'ho ancora raggiunto e ogni piccola spedizione nei dintorni porta con sè il suo bottino: ogni scoperta avrà dietro di sè una storia, ma non sono abbastanza importuna o abbastanza eccentrica da andare in giro a chiederle. 
Così vi regalo le immagini e la storia ce la costruite voi, se volete: per esempio quella degli ex-voto intorno all'edicola formato mignon, dedicata alla Madonna. Tanti ex-voto, tante storie, oppure una storia sola? Ormai è raro vedere le edicole con ancora intorno gli ex-voto: forse questa resiste perchè è su un palazzo abitato, tra il portone e una finestra.
Anche se, poco più in là, c'è questa improvvisa e inspiegabile aria di Bronx che fa venire in mente le descrizioni della Londra protondustriale, in cui bastava girare l'angolo per passare dai quartieri ariosi ed eleganti ai più miserabili slums. 
Va bene, esagero, ma le fotografie dimostrano che mica tanto: e chissà perchè quella macchina è lasciata a sfasciarsi laggiù, sotto un bel palazzo dei primi del secolo, e come possono gli abitanti delle case lì intorno affacciarsi sul cumulo di spazzatura che, evidentemente, costituisce la somma dei beni terreni dell'ingegnoso occupante del sotto-ponte.
Forse a trattenerli dal dire e fare qualunque cosa efficace è il timore che quella forra incolta - che non si vede nella mia foto, ma è pari a uno stadio, quasi - una volta portata all'attenzione venga tradotta in cemento, chissà. 
Ma oggi, comunque, era domenica e per di più di sole: anche l'homeless avrà scostato le sue coperte e lasciata entrare un po' d'aria, credo, e noi senz'altro siamo andati alla spiaggetta libera. Che fuori dalla stagione balneare è un posto delizioso, mentre d'estate viene rimpicciolita drasticamente e riempita di tutti i sassi che tolgono dagli altri pezzi, recintati e resi a pagamento. Oggi offriva anche una lunga passeggiata salutare dopo il caldo del sole, con acqua fredda e lieve moto ondoso, sassi e ghiaia sottile alternati a sabbia: una meraviglia per le gambe e anche per l'animo. Una bambina bionda che giocava, anche lei con i calzoni rimboccati, mi ha guardato stupita: un adulto a piedi nudi a sguazzare sulla riva, senza neppure un bambino a fare da scusa? Già, senza un centro benessere intorno pronto a farlo pagare, il percorso Kneipp non vale, evidentemente.

sabato, marzo 05, 2011

LA VITA L'UNIVERSO E TUTTO QUANTO

Metto a posto le foto scattate a Zurigo e trovo questa, intitolata fin da subito: "Una buona risposta a molte domande." 
Zurigo è una città molto bella, piena d'arte e di acqua.


martedì, marzo 01, 2011

COSI'...



Dato sì che la giornata odierna non è stata narrativamente rilevante (bello, eh?) volevo fare un post degli Arretrati, con qualche foto rimasta fuori qua e là. Ma sono arrivata a tre prima di accorgermi che non ho riordinato nè corretto nè praticamente riguardato nessuna dele foto della mia vacanzina pre-natalizia: ohibò! Essendo l'ora già notturna, meglio non approfondire la scoperta e rimandare ancora. Accontentatevi quindi di queste foto dell'ultimo viaggetto, va': non sono particolarmente significative di nulla, ma a me piacciono

lunedì, febbraio 28, 2011

PORTONI

La camminata di oggi è stata nel centro storico domenicale, che è diverso da quello feriale perchè parecchi negozi sono aperti comunque, ma la gente in giro è soprattutto indigena, cioè immigrati delle più varie nazionalità. Un paesone, insomma, in cui il bambino (ecudoriano? arabo?) che va in giro sulla sua fortissima macchina di Paperino - con retromarcia, stica - riceve complimenti e rimbrotti in tutte le lingue, ma soprattutto un'indifferenza internazionale. L'occasione per vedere questo centro strorico nella sua veste più domestica è stato il trasloco di un'amica: nel palazzo in cui va ad abitare, dotato di prezioso ascensore e struttura moderna, campeggia l'avviso che vedete qui accanto. Benchè non desti stupore, mi pare un bellissimo segno dei tempi. Quando anch'io abitavo in un palazzo sulle cui scale sedevano i tossici, col cavolo che qualcuno si sarebbe premurato di avvisarci, e in quattro lingue..

lunedì, febbraio 21, 2011

PISCINE E VINERIE



Se io dico:
sauna finlandese
idromassaggio, 
piscine, 
doccia aromatica,
bagno turco
ok, sì, giusto: il vikènd ci ha portato in un centro benessere - e c'era perfino la Grotta della Neve a - 15° dove ho resistito ben mezzo minuto, credo. 
Per la prima volta nella mia vita  ho provato la discutibile emozione di essere in un vero non-luogo, come chi va alle Maldive o nel mezzo del Sahara e non mette piede fuori dal villaggio vacanze. Aeroporti e parchi di divertimento non possono competere: per quanto artificiali, la loro stessa complessità fa sì che siano influenzati dal luogo reale i cui sono collocati. Sul villaggio vacanze, in cui non sono mai stata, potrei anche sbagliarmi, ma nel nostro caso il Nulla era quasi assoluto anche se si trattava solo della campagna veneta. Tutta spianata e lisciata ancor più di quello che sarebbe, con finti selciati di pietra, finti marmi, finti mosaici, finti dipinti di Pompei, finto globo terrracqueo medievale (?) dipinto sopra la piscina.
Ma, come avrebbero detto in romanzo inglese di inizio secolo, i letti erano comodi,  il desinare eccellente,  gli indigeni accoglienti (e anche l'offerta termale e acquea in genere è più che buona)  quindi, cosa volere di più? Be', ecco è vero: sono state due buone e rilassanti giornate e, anche se la family mi ha turlupinato e praticamente costretto a vedere la finale di Sanremo (tutta, fino in fondo!), non sono mancate risate e tranches de vie. 
Però, insomma:  è vero che noi ci siamo andati con l'offerta Groupon o Groupalia che sia, è vero che in piscina c'erano perfino due agitatori con la cuffia della Uisp, è vero che, signora mia, ormai non si sa più cosa ti può andare a capitare, ma quell'avviso, in targa dorata su legno, che potete leggere nella foto... ecco, secondo me solo in Italia, neh? Un Paese di caccari e, come dimostrano ben altre vicende, ci teniamo a farlo sapere. 
Per fortuna, è anche un Paese in cui resiste, senza troppe concessioni, un posto che si chiama Osteria La Mandorla , in cui fin dagli anni '30 si beve il Marsala Mandorlato che arriva dalla Sicilia e che ha entusiasmato alcuni di noi. Panini onesti, simpatia, un sincero gusto per gli oggetti quotidiani d'epoca e colonna sonora di Fred Buscaglione hanno quasi riscattato il finto tutto precedente, e reso piacevole anche l'attesa dell'orario per andare in stazione.

mercoledì, gennaio 26, 2011

E ORA QUALCOSA DI COMPLETAMENTE PERVERSO



Credo che il furto del mikebongiornomorto sia un grande pezzo di cinema: dai Fratelli Marx a Helzapoppin' passando per i Monty Python ma raggiungendo, che so,  Mel Brooks o Donne Amazzoni sulla Luna... ecco, non stonerebbe da nessuna parte. 
 E arriva al grandioso con il commento di quella mente eccelsa della politica che è l'ombrettacolli, che spera pubblicamente che l'atroce gesto non sia "un dispetto al premier". 
Da molto tempo siamo già dentro l'incommentabile, chè dire incredibile ormai non sfiora neppure la sostanza dell'allegro (per loro) marciume in cui ci stanno facendo sguazzare: nella danse macabre altrimenti detta bungabunga mancava solo il cadavere vero, ma anche l'esplicito richiamo alla "carne fresca" dà il suo bel contributo in termini di trash.

Possiamo quindi solo rifugiarci nella vera saggezza dell'assurdo - come per tutte le cose meno la tivvù, anche l'assurdo può essere utlizzato bene oppure male - rimettendoci alle parole del grande Douglas Adams nella sua Guida Galattica per Autostoppisti. 
"Il presidente, in particolare, è soltanto un prestanome: non esercita in effetti il benchè minimo potere. (...) La sua qualità fondamentale è saper provocare scandali. Per questa ragione scegliere un  presidente non è facile: bisogna poter scegliere una persona che sappia provocare il furore della gente, ma che sia anche in grado di affascinarla. Il suo compito non è esercitare il potere, ma stornare l'attenzione della gente dal potere stesso. In questo senso Zaphod Beeblebrox è uno dei migliori presidenti che la Galassia abbia mai avuto: ha già passato in carcere per truffa due dei dieci anni della presidenza."
Bisogna però aggiungere che Zaphod non un è delinquente, nè un pedofilo, nè un gran corruttore: vero che il senso morale non è il suo forte, ma neppure l'immaginazione di Adams era arrivata a concepire la quantità di mancanza di senso morale che si può avere.


 Comunque, ecco, non è che gli italiani non reagiscano perchè sono mollaccioni: è perchè, unici in tutta la galassia, hanno capito. Hanno capito che anche fermando il maleficonano bisognerà vedersela uguale con la lobby del nucleare e quella degli OGM, che mica si fermeranno se fermiamo il loro motorino d'avviamento, nonnò, troppo tardi. Per non parlare delle cosche,  delle poltrone comprate e vendute, del cemento, della munnezza.... basta, continuate voi.
E così, confortati da questo pensiero, andiamo spensierati per saldi - nulla riuscirà a distruggere il momento in cui una donna può prendersi un vestito nuovo, e lo dico io che mi sono comprata una gonna da veterofemminista: ma la foto di oggi  non può che essere... be', vi sembra forse un po' distorta, quella realtà là dietro lo specchio? 

lunedì, gennaio 17, 2011

VOX TAXI VOX DEI


 Con una macchina e tre patenti, ogni tanto qui da noi si prende il taxi. Questo è l'antefatto.
Ed è stato così che una tarda sera di queste, tornando dal centro, ci è capitato per la seconda volta il Lenny Bruce dei taxisti. La sua vis comica è assolutamente grandiosa: con pesantissimo accento dell'entroterra ( i foresti si immaginino un genovese ancor più strascicato e cadenzato), inframmezzato da schiocchi con lingua e simulate esitazioni - "mbeeeeehh", con la "e"  stretta - dà dell'imbecille all'umanità intera, senza scomporsi nè inveire. " Dixan che ciove, mbeeeh...  Ma, io sto in campagna e non me ne importa (schiocco) , però nella mia ignoransa basta alsare un po' il naso, no? Che se c'è nuvole che son spesse mezzo metro... cosa vuoi che ciove, scemmu? Diverso è quando le nubi sono spesse, mbeeeh, dieci metri, per dire. Allora (schiocco) allora può anche darsi che venga a piovere." "Che c'è scritto, sui tabelloni, mbeeh, c'è scritto: dopo il sorpasso rientra sulla destra, come se io non lo sapevo, scemmu di scemmi." Scuote appena la testa nella sua tristezza filosofica, e ci ricorda (chè la complicata storia ce l'ha già raccontata la volta scorsa, e c'entravano un'ascia e una cantina) che lui "figuriamoci, sono anni che tra fratello e parenti vado avanti indietro dal Tribunale, dov'è il problema, per me?"
Facciamo tutta la strada dentro la Rocca ridendo di gusto. Non alle sue spalle, sia chiaro, ma perchè è uno straordinario interprete della genovesità più testarda ("Mi ha telefonato mia moglie che ci stava mettendo le mani addosso. Sono corso subito, e poi lì dal giudice mi han detto cosa avevo fatto. Perchè, mbeeeh... se lei vede uno che ci mette le mani in faccia a sua moglie, ci dice ciao bello daghene un po' anche per me? Io non credo, no?). Meglio del cinema, e più economico.

Questa sera, invece, era il turno di un ragazzotto vispo e dinamico che, saputo il mestiere dell'uomobarbuto. ha detto tutto gioviale e soddisfatto:" Ma pensi, che la Repubblica è stato l'unico giornale che leggevo!" Quel passato, un capolavoro.

E, infine, la profezia del taxista: con gli italiani, dice, non si sa mai. Anche Craxi, c'era ancora gente che lo votava e che ci credeva: poi gli han tirato le monetine e da un momento all'altro è finito. Anche il mascelluto, uguale: chi non stava in montagna mica lo sapeva che ormai era bell'e che fritto. E quindi, ecco, non si sa mai...

Avesse ragione, gli pago una corsa a vuoto.

Per la foto vi dovete accontentare di una dei giorni scorsi, perchè oggi è stata giornata di saldi. Però anche oggi c'era il sole, quindi baro solo un pochino.


domenica, gennaio 09, 2011

CERCANDO L'AFRICA IN GIARDINO

 
Oggi le foto non sono scattate da me, ma questo non vuol dire che io sia rimasta in casa, nonnò. Che una volta tanto abbiamo fatto una domenica domenicale, con l'uomobarbuto che ha spazzato via i resti del Natale come il sol uomo che era, e poi siamo andati a profittare dell'offerta brunch+mostra al Palazzo Ducale. 
Il brunch di Mentelocale, sia detto, merita tutti i 14 euri che costa (16 per gl'ignurantotti che non vanno a vedere le mostre, ed è giusto punirli): buono e tanto e variato. Unico neo, a voler essere pignoli qual io sono, l'aria un po' viziata che fa un pochino mensa.   

 Ben satolli, comunque, siamo scesi a vedere "L'Africa delle meraviglie", e il titolo è ben trovato. Una scelta pulita, di giusta misura qualitativa e quantitativa, un allestimento curato nella totale semplicità che si adatta alle opere esposte e, appunto, la meraviglia. Perchè le maschere, i sostegni da colonna, i simboli rituali, le bandiere sono testimonianza di arte viva e di vita, e  vien da sorridere guardandole, o anche un pochino da commuoversi. Vien da chiedersi cosa fu, nella vita dell'artigiano che ne fece il motivo per la sua bandiera, il passaggio di quell'aeroplano all'inizio del secolo, si rimane colpiti dalle suggestive maschere nere delle società segrete e sacre delle donne, si riconosce la sbruffoneria magica dell'esagerazione di attributi maschili e femminili, e quel piccolissimo bambino aggrappato al seno di legno scuro e lucidato fa proprio tenerezza. La curiosità verso un modo diverso dal nostro fa venire voglia di sapere la storia di ogni scultura, di ogni espressione dei visi lignei, di ogni combinazione di genti e oggetti fossati per sempre sostenere una colonna o a formare un copricapo rituale, ma è una  curiosità partecipe, che si fa strada tra l'apprezzamento estetico.

Sarà che il poco che so di arte l'ho imparato dagli articoli di Raffaele De Grada su Fronte Popolare, ma mi piace ancora pensare che l'arte possa fondersi, o perfino  confondersi, con la vita: che vuol dire tutto e niente, detto così, me ne rendo conto, ma basta entrare nelle sale di questa mostra per avere una spiegazione pratica di quel che io non riuscirei mai a spiegare con le parole. Perchè la "meraviglia" che coglie comprende la bellezza dei manufatti esposti, ma anche la loro immediatezza e il loro bagaglio di tradizione e cultura, i sentimenti che ci sono dentro ma anche i sentimenti molto simili e molto basic che, scopriamo appunto con stupore, sono dentro di noi.

In uno dei filmati a corollario della mostra, un esponente di non so quale etnia spiegava che ci sono collezioni di oggetti che vengono tenute in case speciali: sono oggetti conservati per il loro valore, diceva. E il valore, ben lungi dall'essere quello economico, è quello della testimonianza: l'oggetto diventa importante per la qualità e la quantità di avvenimenti a cui ha preso parte. E' un bel concetto, che mi pare esista anche qui ma quasi solo in forma "minima", privata... non so ancora, ma è una bella idea su cui ragionare. 

E, grazie alla gentilezza dei ragazzi che assistono i visitatori e che ci hanno inseguito per darci uno dei ciclostilati con le notizie per accompagnare la mostra, posso anche raccontarvi una le fra le tante possibili notizie: riguarda "gli sposi dell'aldilà", di cui sono esposte un paio di raffigurazioni. Pare infatti che ognuno di noi abbia, prima di nascere, uno sposo/sposa in un qualche "aldilà", che ovviamente si trova a essere abbandonato quando l'individuo nasce.  Non gli fa piacere, a questo coniuge dell'aldilà, di rimanere tutto solo e soletto, tanto meno se il suo consorte si risposa in modo del tutto terrestre: quello che fa, quindi, è di mettere i bastoni fra le ruote alla vita di coppia. Solo grazie a rituali di cui è protagonista il feticcio apposito, il coniuge dell'aldilà si quieta: geniale, no? Se qualcosa va storto, la colpa è sua: il motivo del doppio, presente in un sacco di tradizioni compresa la nostra, qui diventa anche un utile escamotage per portare le colpe della vita di coppia "fuori da sè".


Infine, dopo la mostra, la spesa biologica al mercatino mensile appena fuori da Ducale, che è cresciuto moltissimo in qualità e comprende un buon numero di delizie inconsuete, da ricordare se si vuole organizzare una serata gastronomica. Cosa volere di più da una domenica? 


sabato, gennaio 08, 2011

OGGI


Be'.... pioveva. E finirò per farmi una nomea da eccentrica, ferma sul bordo della strada a fotografare rami.