Ma forse questo post è, invece, un alibi per mettere questa bellissima foto.
“C’è una crepa in ogni cosa / è da lì che entra la luce” (Leonard Cohen)
"Il 1.10.1996 Janina Turek, madre di tre figli, pranzò con una zuppa di funghi e pastina, spezzatino con contorno di patate e barbabietole rosse stufate e uva per dessert. Anche quarant'anni prima, il 19.02.1956, aveva consumato un pranzo semplice: una salsiccia calda con senape dolce, pane, composta di mele, un pezzo di cioccolato e torta di noci e frutta secca.
- perchè così mi sento in questi giorni.
lo sciopero generale continua a essere suggestivo, ma in un'economia che vede tra le sue forze principali la criminalità, il sommerso e il virtuale, che senso reale ha? - cercare di allargare e consolidare le migliaia di proposte di vita e mondi alternativi. Prima o poi, quando diventeranno minacciosi, bisognerà lottare davvero per difenderli, per impedire che siano di nuovo resi innocui, ma a quel punto si saprà almeno per cosa si lotta.
Ma chi segue il mio blog sa che il mio detto preferito in assoluto è quello del grandioso GGG, secondo cui "due scuri non fanno un chiaro", e così ho ucciso la mia stessa retorica con uno sbruffo: la sofferenza individuale non cambia, se si è in due o in diecimila a soffrire, cambia la quantità di ingiustizia nel mondo. E non è tutta inevitabile: ma, anche in questo caso, temo che chi subisce l'ingiustizia non sia in grado di considerare, sul momento, se si più sfigati a essere colpiti dal Fato o da un altro essere umano. Ci si incazza, se si fa in tempo, e poco importa con chi o cosa.
Ma siccome il gran bastardo non è nè un serial killer, nè il Tir di "Duel", e dato sì che non c'è nulla di più noioso di qualcuno che parla dettagliatamente della propria non-salute - chè la salute condivide con la felicità il difetto di non essere interessante, finchè c'è - non abbiate timore che io mi imbarchi in puntigliosi racconti: vi arriveranno giustappunto riflessioni e pensieri, e siete fin d'ora autorizzati a saltarli a favore dei post con le foto di animalini carini.
E se ci fosse una nuvoletta dei pensieri come nei fumetti, su tutta la piazza campeggerebbe un gigantesco "Speriamo..." Speriamo che sia finita davvero, che il vento cambi sul serio, che sia solo la seconda vittoria su tante future, che non riescano a imbrogliare di nuovo le carte, che noi stessi o chi per noi non roviniamo tutto. Speriamo.
O le storie dei timidi che di colpo si sono fatti audaci per convincere il negoziante, il passeggero dell'autobus, il terribile parente. O chi, alla risposta via sms "Chi cazzo sei per dirmi cosa devo fare?" all'invito ad andare a votare, ha risposto "Ma come, hai perso il mio numero? sono Giovanni!". E ci piace pensare che il tipo sia ancora lì a chiedersi quale Giovanni si sia rivelato uno sporco comunista, ma ancora di più ci piace pensare che abbia creduto che a invitarlo al voto fosse un suo collega di qualche bieco partito, pronto a saltare sul carro dei vincitori.
A teatro per Moni Ovadia, che ormai qui da noi chiacchiera come fosse nel salotto di casa sua, salvo che non lo si può richiamare ad un ordine mentale un po' più preciso, come invece si farebbe se lui non fosse su un palco. Insomma, uno svarione piuttosto che uno spettacolo vero e proprio, questo suo "Registro dei peccati" in cui si raccolgono citazioni bibliche, errori di traduzione (pare che la versione corretta di "Beati gli ultimi ecc." sia "In marcia gli ultimi della terra che presto saranno i primi": non proprio la stessa cosa, commenta Moni), storielle edite e inedite, riflessioni e provocazioni. Su tutte, almeno una mi sembra meritevole di essere notata, anche se ovviamente non mi ricordo il nome del Rabbi, che perciò chiamerò Rabbi Loew.
Ovadia, la storia è essa stessa la cosa che sembra non esserci più.
Gira sul web, probabilmente già da un po', un appello per fermare le cattive intenzioni della UE a proposito delle terapie cosiddette "alternative": erboristeria e omeopatia, in particolare, sarebbero condannate a severe restrizioni. Se le leggi che si stanno preparando a livello europeo passassero, dice l'appello, sarebbero addirittura proibiti i libri che contengono indicazioni e ricette fitoterapiche, e chiuse le scuole di omeopatia e terapie naturali. Controllando, pare che l'appello possa essere una mezza bufala: nel senso che ci sono già una serie di controlli e forse ne verranno introdotti altri, senza che però il quadro sia così fosco. 

La quantità di oggetti di cui ci circondiamo è abnorme, spaventosa, inumana. Sì, lo so che è una dichiarazione sospetta all'inizio dell'autunno, quando il guardaroba invernale bussa alle porte degli armadi ma è ancora troppo presto per mettere via quello estivo, pena lo sciogliersi in atroce sudorazione durante le ore calde.
Il vuoto, lo spazio di quegli ambienti fa impressione: se ci capitiamo dentro, come nella cucina di Coppi, gli occhi cercano "altro", cercano oggetti su cui posarsi, cercano forme lungo le pareti nude, mobili nascosti, ripostigli segreti, sportelli e bauli... senza rendercene conto, continuiamo a girare lo sguardo intorno, senza sapere se ciò che (non) vediamo è tristezza o libertà. Fateci caso se vi capita di vedere un vecchio film, dei giornali d'epoca: il vuoto - nelle strade, nelle case, nelle pubblicità - è palpabile: non si sa dire cosa manca, ma si percepisce il vuoto, e la pulizia di quell'assenza.
vita di piccole cose, infatti, ma lontana da quell' "accontentarsi di ciò che si ha" che non riesco a condividere, pur a volte invidiandolo come atteggiamento di vita.
Sì, lo so, l'osservazione è banale, ma si presta ugualmente a un pensiero, una fantasia: pensa a quanto tempo, soldi, fatica risparmierei se potessi lasciare incustodite le mie cose. E non parlo di gioielli - che non ho, anche se non lo dico alla mia vicina che afferma "uh, tanto quelli li teniamo tutti in cassetta, vero?" E come no? - e neppure di cose obiettivamente preziose. Parlo della faccia della portinaia che, piena di solerzia, ci ha avvisato che la nostra cassetta postale era aperta: " sì, la lasciamo così", abbiamo spiegato sorridendo, e lei non ci poteva credere. La cassetta della posta, nell'era di Internet, in un palazzo che ha portinai e cancelli oltre al portone! "Contenti voi..." ci ha detto, quasi offesa.
peluche, indubbiamente riceverò più stimoli a continuare a creare che non se dovessi tenere tutto sotto chiave o sottopormi a quei mille balzelli e burocrazie che cercano di escludere (?) la possibilità di "fare i furbi".