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martedì, novembre 10, 2009

INTERMEZZO POETICO

L'avevo trascritta, poi riposta, poi persa e infine ritrovata, e di nuovo persa. ora spunta fuori dal mucchio cartaceo che va scemando dalla scrivania e la copio qui, come volevo fare fin dall'inizio.
Viene dallo spettacolo "I giorni cantati" di cui si parlò già, e se non ricordo male è un madrigale còrso di qualche secolo fa, raccolto da Xavier Rebut.
Io lo trovo di una dolcezza naif infinita.



Eravamu in campu

Dill'amore traiti
Dove tra i fiori
Cercammu più bello
E io senteva
Un falsu gridu
Che mi sembrava
Che fussi un aucello.

giovedì, marzo 27, 2008

QUARANT'ANNI


Stanno girando per i blog, e non a caso. Le parole, che anch'io riporto qui sotto nella traduzione di Eddyburg sono state pronunciate quarant'anni fa, il 18 marzo 1968.
A proposito non so più se proprio di queste parole o di altre simili, il KGgB ha commentato, pochi giorni fa: "Ehi, lo sapevo che era bravino, Bob Kennedy, ma non lo facevo così sinistro..."
Mah, io non lo so se era lui a essere "così sinistro" o se adesso è il mondo ad essere "così destro", in confronto.

Chè di Bob Kennedy ho già parlato su questo blog e già confessato che mi piaceva, come uomo e come simbolo, come politico e come enfant terrible, per quello che diceva e quello che faceva. Ma mai avrei pensato che quarant'anni dopo mi sarebbe piaciuto ancora di più; e che avrei sentito ancora il suo assassinio come un'occasione che tutti abbiamo perduto per avere un mondo un po' migliore di quello che poi è arrivato. Se la teoria secondo cui dietro l'uccisione di Bob c'era la CIA corrisponde alla verità, bisogna ammetter che i bastardi l'avevano calcolata bene.
Comunque, tornando all'anniversario, ecco uno stralcio del discorso sul PIL, e ci si chiede: ma qualcuno l'ha mandato al kennedyano doc? così, per rinfrescargli la memoria...


[…] Ma anche se agiamo per eliminare la povertà materiale, c’è un altro più grande compito, cioè affrontare la miseria dell’appagamento – scopo e dignità – che ci affligge tutti. Troppo, e troppo a lungo, è sembrato che l’eccellenza personale e i valori comunitari si fossero arresi alla mera accumulazione di beni materiali.
Il nostro Prodotto Interno Lordo è oggi oltre gli 8 miliardi di dollari annui, ma questo Prodotto Interno Lordo – se giudichiamo gli USA da questo – questo Prodotto Interno Lordo mette in conto l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze necessarie per ripulire le nostre strade dalle carneficine. Mette in conto le serrature speciali per le nostre porte e le carceri per le persone che le infrangono. Mette in conto la distruzione dei boschi sempreverdi e la perdita delle nostre meraviglie naturali nel caotico sprawl. Mette in conto il napalm e le testate nucleari e i carri armati che la polizia usa per combattere le rivolte nelle nostre città. Mette in conto i fucili Whitman’s e i coltelli Speck’s, e i programmi della televisione che glorificano la violenza per vendere giocattoli ai nostri bambini.

Ma il Prodotto Interno Lordo non mette in conto la salute dei nostri bambini, la qualità della loro educazione o la gioia dei loro giochi. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità delle nostre famiglie, l’intelligenza dei nostri dibattiti e l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né la nostra intelligenza né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né il nostro sapere, né la nostra compassione né la nostra dedizione al nostro paese. In sintesi, misura tutto, fuorché quello rende la vita degna d’essere vissuta. Ci sa dire tutto sull’America, fuorché ciò che ci rende orgogliosi d’essere americani.

Se tutto questo è vero qui a casa nostra, allora è vero in tutto il mondo. Dall’inizio dei nostri più orgogliosi vanti c’è la promessa di Jefferson, che noi, qui in questo paese, saremmo stati la migliore speranza dell’umanità. E adesso, se guardiamo alla guerra in Vietnam, ci meravigliamo se ancora potremo rispettare sufficientemente le opinioni dell’umanità, e se gli altri manterranno un sufficiente rispetto per noi. Oppure se, come l’antica Atene, perderemo la simpatia, e l’aiuto, e infine la nostra stessa sicurezza, a causa dell’egoistico perseguire i nostri esclusivi bersagli e i nostri esclusivi obiettivi. […]


Il testo originale è qui il video, con una traduzione più suggestiva, qui

giovedì, gennaio 17, 2008

MA SAI COSA...



...mi piacerebbe?
che, mettiamo, io stasera ho una bella citazione nel mio citarandom qui a fianco e, tac, prendo una freccia - magari fragolosamente rossa, soprattutto se piove così faccio più contenta l'amicae. e lo gnomobarbuto, che guardano il post e lo trovano tutto bel colorato - da un deposito segreto di frecce e la piazzo qui, che parte dal post di oggi e arriva alla citazione. Così chiunque legga qui legge anche lì e dice "uh, che carina!", oppure "mah, chissà..." ecc.
E subito dopo mettiamo che mi viene in mente tipo una ricetta di quelle che non si meritano tutto un post, oppure
ho voglia di dire qui che ieri sera ho mangiato i pizzoccheri, uh che buoni i pizzoccheri pur senza il burro nè il formaggio: e mica lo scrivo così, con un titolo apposta, che sembro scema. Allora mi piacerebbe che ci fosse, sempre nel deposito segreto, tipo un foglietto con una puntina, che ci scrivo dentro due frasi e lo appiccico per un angolo al post. E nel deposito ci sono anche... che so, stelle e palloncini e fumetti che ci faccio parlare chi voglio e insomma disegni che dentro ci puoi scrivere e scritte che dentro ci puoi disegnare - io solo i pois chè non sono capace di disegnare, però certe cose sono più carine se le dici a pois.
E ci sono anche cornici che se quel giorno vuoi che si noti di più la paperasiocca - ultimamente è trascurata, duole ammetterlo - le metti tuttingiro una bella
cornicina, perfino di doro, se vuoi. E magari ogni etichetta per la categoria ha il suo disegnino che fa meno muffa della parola anche quando la parola è divertente, e poi il disegno si capisce più subito. E poi sarebbe bello se i disegni si potessero solo trascinare con il mouse, che già adesso li trascino fuori da dove stanno, ma trascinarli dentro non si può.
Ecco che allora un blog così io lo riempirei di un bel casino grafico, mentre ora devo accontentarmi di metterci i disegni che più si avvicinano a quell'idea lì - a proposito, la giraffa e il cervo sono di valeriaechiara e gli altri sono
qui - e comunque tutto sta lì fermo e rigido. E allora finisce che tocca comprare l'agenda da feltrinelli e i pennarelli colorati, coi glitter e gli appiccichini.
Ma se ci fosse uno - e non faccio nomi - che putacaso avesse voglia di inventare tutto un sito elastico e ricco, con deposito segreto e un sacco di altri trucchi e che poi ci mettiamo anche tutte le nostre comunicazioni tipo ci ho la ricotta in frigo che scade e quattro mici da adottare, chi li vuole? e anche cose che magari un pochino la vita ce la cambiano (be', si può provarci, almeno) ... ecco, se ci fosse uno che vabene che adesso lavora tutto il giorno e perdio si diventa adulti ma insomma ecco se non si diventa così tanto adulti fìdati che si sta più allegri, se ci fosse sarebbe proprio bello. Per esempio, si potrebbe anche inventare la funzione Kamillo Kromo, che certi giorni che ti piglia male puoi mimetizzarti con lo sfondo: però solo un tot di giorni al mese, ovvio. Che a farlo sempre man mano ci si perde.

domenica, gennaio 21, 2007

BELLE PAROLE

Il tenero Geko or ora entrato nella comune-ty (http://lasirecity.splinder.com/) mette fra i suoi link Radio Popolare. Il fansone di Radiopop, chez nous, è il KGgb, ma quando tollero che qualcosa oltre a ciò che è inevitabile mi entri nelle orecchie (il che è piuttosto raro), anche a me piace parecchio. Quindi clicco, ed ecco che ritrovo Toubab, una doppia trasmissione che si occupa di parole e musiche di altri popoli. Io non l'ho mai sentita - la parte sulle parole va in onde alle 11 del mattino, ora antelucana per una gufo per essere già attaccata al mac, chè qui Radiopop si prende solo in streaming - ma on-line c'è un bel vocabolarietto, ancorchè troppo smilzo.
Fra i termini e i modi di dire che elenca, a me piace moltissimo "N'Yin Wan Nou We: (pronuncia Ignu A Nue), espressione in lingua fon (Benin)
Significa "ti amo", ma tradotto letteralmente suona come "mi piace il tuo odore". "
Per uno afflitto da iperosmia - cioè il sentire "troppo" gli odori, cioè io - è un riassunto perfetto. Ma bella e molto più semplice è anche "Zuzzu: avverbio di tempo. Secondo la lingua Kurda (Kurmangi) significa "in fretta e furia". Ne propongo l'adozione nella comune-ty, se non sarò io la prima a dimenticarmene.