martedì, gennaio 20, 2009

SENZA PAROLE

non ce n'è bisogno, no? anche se nello svolgersi della tragedia, le lacrime dell'operatore hanno reso un po' incerta la ripresa....


domenica, gennaio 18, 2009

SI SONO MONTATI LA TESTA!


Forti dell'entusiasmo di sempre nuovi fansoni che sono così carini da palesarsi nei commenti o nella mia mail - grazie, grazie, o voi che fornite alibi al mio bisogno di demenziale - i membri della Calamity Farm si sono un poco esaltati e si cimentano in un kolossal.

Naturalmente, a modo loro:

La dida: "A' Pasca', te zitto mai, eh? Che se non mi chiamavi "stellino mio", magari non lo capiva..."


Il quizzone, invece, è rimasto senza risposte: pare che nel tentativo di non renderlo troppo facile risultasse troppo difficile.
Allora ci riprovo: bisogna indovinare il titolo dell'interpretazione della Calamity Farm che ripropongo qui sotto, tenendo presente che:
il titolo è di tre parole (4, 2, 4)
di cui l'ultima si ricava guardando questo post, titolo e foto e particolari
ed è un titolo letterario

Ci sono veri premi in palio - magnetici, ovvio -neh?

sabato, gennaio 17, 2009

VOCI DA DENTRO


Non che si possa dire e fare molto, nonostante l'indignazione, però una della cose fattibili è un po' di controinformazione, intesa anche nel senso di non cavalcare solo le notizie dell'orrore, ma di cercare il più possibile di capire cosa sta davvero succedendo, sia dal punto di vista pratico che nella testa della gente, la gente di entrambe le parti.
Ci provano i bravissimi ragazzi di Peacereporter, ad esempio, e vorrei segnalare - oltre all'informazione quotidiana on-line che trovate linkata su questo blog - due interviste di qualche giorno fa.

La prima è un' intervista a Padre Musallam, un parroco di Gaza, che con la semplicità che spesso è caratteristica dei migliori preti cattolici, racconta l'incubo dal suo punto di vista- quello di chi non è sospettabile di partigianerie verso Hamas:"
Gaza non è solo una prigione per un milione e mezzo di abitanti, ma un grande zoo, dove siamo trattati come animali."
Ma leggetela tutta, così come è da leggere un'altra intervista a un altro religioso (questa volta, però, solo nel senso di "praticante"), ebreo: Yehuda Shaul, venticinquenne, che dopo essere stato militare nei Territori ha fondato l'associazione "Breaking the silence".

Man mano ha raccolto un buon numero di persone intorno a sè, tutte determinate a far sì che sia prima di tutto la popolazione israeliana, condizionata da una mentalità e da notizie di guerra, a sapere quello che i soldati israeliani fanno nei Territori occupati.
E denuncia, tra l'altro, questa realtà incredibile: "(...)
tutto questo non riguarda l'esercito, riguarda qualcosa di veramente fondamentale nella nostra società, qualcosa di più o meno invariato dalla Seconda Guerra Mondiale. Da allora esiste una sola istituzione in Israele che elabora piani e programmi, nell'ipotesi che accada qualcosa. Questo è l'esercito. Nessun altro ministero ha una pianificazione, è incredibile. Solo l'esercito. Così si è avuta l'ultima guerra in Libano. Un soldato viene rapito, e si riunisce il governo, per capire cosa fare. Nessuno sa cosa fare. Oh, bene, l'esercito ha pronte tre operazioni, tre opzioni possibili."

Infine, l'intervista dell'inviato di Peacereporter, Christian Elia, al portavoce di Hamas in Cisgiordania: a me Hamas non è mai piaciuto - per quello che si può giudicare da qui - nè come prassi nè come teorie nè come fanatismo insaid, tuttavia leggere le ragioni che può vantare mi pare giusto, e qui sono ovviamente enumerate.

Nel frattempo c'è chi, in diverso modo e su diversa scala, aderisce all'ipotesi lanciata anche da Naomi Klein, quella del boicottaggio economico contro Israele. Il sito lincato - Forumpalestina - fornisce il numero che, nei codici a barre, contraddistingue i prodotti che arrivano da Israele (729) e una lista di aziende italiane che fanno affari con lo stato ebraico, per chi vuole iniziare il boicottaggio anche individuale.

venerdì, gennaio 16, 2009

UNA PICCOLA COSA


Un parere autorevole ma soprattutto intelligente sulla situazione in medioriente viene in questi giorni da un esponente dell'Ira, il movimento indipendentista che combattè per trent'anni l'occupazione inglese dell'Ulster e che recentemente ha deposto le armi.
L'esempio dell'Irlanda del Nord viene infatti citato come precedente positivo per una fine del conflitto fra israeliani e palestinesi e Gerry Adams, leader del SinnFein (braccio politico dell'Ira) in un'
intervista al Guardian ripresa da Franceschini sul suo blog su republikit enumera alcuni punti che si potrebbero seguire per arrivare ad un soluzione pacifica. Chi ha voglia di capirci qualcosa al di là dell'indignazione fa bene a leggersi tutta l'intervista, ma a me qui piace citare l'ultimo punto: "ogni compromesso, lungo la strada della pace, deve ricevere un premio."
Adams la spiega così: "se ci fosse stato un ufficiale passaggio delle consegne da Israele ad Al Fatah, il partito del presidente Abu Mazen avrebbe potuto incassare agli occhi della popolazione il merito della liberazione. Così invece al Fatah non ha potuto incassare niente, e il merito se lo sono avocato Hamas e i suoi kamikaze."

Ma, uscendo dalla politica e dalla tragedia, questa regola a me sembra più che buona anche per i rapporti umani normali: e mi viene da pensare che quando non funzionano cose che pur sembrerebbero poter funzionare, quello che manca da una parte o dall'altra è proprio questo "riconoscimento", formale e sostanziale, della buona volontà di arrivare ad un accordo.

giovedì, gennaio 15, 2009

QUIZZONE...


... ma è facile, orsù. Gli è che il programma del uìkend della Calamity Farm l'hanno fornito, nell'ordine, il KGgB e l'uomobarbuto. Il primo è giustappunto diventato un quiz, il primo che indovina, nei commenti, cosa sta facendo la CF vince un magnetino da frigo - davvero davvero - con disegno originale pacifista.


I dati sono: il KGgB è persona molto sintetica, che procede per sottrazione piuttosto che per aggiunte; la Calamity Farm si è appassionata alla trasferte e, anche se non lo sa, è dotata di una certa cultura; il quiz si risolve facendo riferimento ai post precedenti. Facilissimo, no?


Tanto il KGgB è asciutto, quanto l'uomobarbuto è romantico: non poteva che essere lui ad inaugurare la nuova presenza "sopra" la Calamity Farm, le stelline. Eccole qui:


La dida, che non è rimasta nella testimonianza fotografica, è il colloquio fra i tre giovinotti hip-hop in primo piano: "Miii, zio, che palle: basta una riga di stelle e subito si buttano tutti a slinguazzarsi."


LE GITE, CHE PASSIONE

Eh, sì, la Calamity Farm ci ha preso gusto. Come si capisce agevolmente dal Bigo in primo piano e dalla Lanterna, gli hanno proposto una "Visita alla città dei Rolli". diciotto euri tutto compreso senza neanche le pentole - la Calamity Farm odia e aborrisce le pentole, non c'è bisogno di dirlo - e loro ci sono subito cascati. Perplessi, si chiedono perchè mai l'Unesco voglia tutelare quei robi.


Tanto perplessi sono che ci tornano per una visita by night. Così l'indomani, sul pullmann, sono tutti scoppiati.


Colonna silenziosa:
Giusto il tempo di segnalare un libro che costa come un cous-cous, nonostante l'edizione sia Adelphi, e che a mio parere merita.
Si chiama Mendel dei libri e si legge anche, nel tempo di un cous-cous, chè sono poche pagine: è scritto da Stefan Zweig, forse noto come nome ma non nelle sue opere, benchè ai suoi tempi fosse molto famoso.
Le scarne note di prefazione dicono che con Mendel, il personaggio che dà il titolo al racconto, Zweig abbia scritto la sua dichiarazione d'amore di appartenenza all'ebraismo, e chi sono io per negarlo, visto che di Zweig non ho mai letto null'altro? Però, ecco, a me sembra che se dichiarazione d'amore c'è, sia per l'intelletto umano, anche nelle sue manifestazioni più bizzarre, e poco importa di che etnia si trovi ad essere. Mendel è un personaggio grandioso nella sua povertà intellettuale che diventa minuziosa e immensa ricchezza, e quando il mondo stravolge questa sua grandiosità, lui ne viene distrutto: la conclusione di Zweig è amara quanto assolutamente contemporanea nel suo concetto di responsabilità diffusa. Zweig ci arriva quietamente, in un caffè viennese di cui arriviamo a immaginare anche ciò che non viene descritto, passo dopo passo: ma la conclusione, che pure è il senso del racconto, è tuttavia un di più, chè lo strambo uomo chiamato Mendel dei libri rimane nella mente di per sè, con i suoi occhiali rotti e i fogli che lo circondano.
Un librino che è una perla, fidatevi.

UN CIDI PIENO DI PAROLE SILENZIOSE


Allora c'era questo regalo qui, a Natale, che quatto quatto stava sotto l'albero per tutti i comunetary: una selezione di "nuove" canzoni da imparare, testi  e musica, per cantarle poi tutti insieme. 
C'è dentro Celestini con qualche pezzo fra i suoi più belli, c'è Angel Parra che ancora pochi comunetary conoscono, c'è Sergio Endrigo e c'è Bertelli (con la stupenda Aqua) e ci sono dei classiconi come "Buttiamo a mare le basi americane". Il KGgB lo ha reso ricco, il suo dono, e piacevole anche perchè il genere dei pezzi è vario: e molto ci sarebbe da dire sul fatto che canzoni di ormai quarant'anni fa sono ancora tragicamente attuali, come "Da questo autunno giorno per giorno" che dice:
"Si muore soltanto per lo sfruttamento
che diventa ogni giorno più pesante: 
se con impianti vecchi hai ritmi più duri
non sono incidenti sono delitti."

Ma queste tante cose da dire rischierebbero di essere tristi e un po' retoriche, perciò mi piace di più, passata la confusione delle feste, raccogliere il messaggio implicito del regalo del KGgB e sottolinearlo. 
Proprio perchè in questo periodo la comune-ty è un po' dispersa e monca, confusa e spaventata, stanca e presa da mille impegni. Forse ha anche bisogno di rinnovarsi, di aprirsi un pochino con chi abbia voglia di seguirne non le regole, no, ma i giochi, e che però non si appiattisca sulle frasi divertenti, ma superficiali e tutto sommato povere, di facciabuco. 
Forse, ma è solo il dubbio di un'idea, è il momento di essere più generosi, fra noi e con chi ancora non è comune-ty, che magari ci possa e ci voglia entrare. E' il momento dei progetti e delle cose, ma è il momento della leggerezza, insieme. 
Sono idee un po' confuse, le mie, che forse vanno contro il movimento spontaneo della vita, che in questo periodo porta alla distanza e alla frammentazione: ma io penso che in questo momento abbiamo anche tutti tanto bisogno degli altri e magari sarebbe meglio lasciare in un cantone le divergenze e le perplessità sulle scelte di ognuno, quando le abbiamo. E parlare fitto fitto appena si riesce, e buttar fuori le tristezze e le ubbìe, e ridere, e fare cose sceme, e cantare insieme cose serie e belle.

mercoledì, gennaio 14, 2009

UNA BELLA GITA



Tutta Calamity Farm è sveglia dall'alba, come il suo cronista - che impreca in gufesco, ma questa è una nota personale - per la Gita alla Valle dei Vulcani. Paesaggi e flora sono esotici ed inquietanti, l'aria in un attimo si è fatta densa di caligine, ma la Calamity Farm avanza lì in mezzo con la tipica espressione di ogni banda di gitanti:"Eh? Dov'è? Cos'è? Si mangia?"

martedì, gennaio 13, 2009

IL MINIMO



Forse arrivo ultima, chè l'appello è partito dall'Arci, ma l'avete firmato tutti?
Mi sembra il minimo, pur in questo delirio di sinistra che fa casino e riesce a perdersi in discussioni - forse furbe e forse idiote, ma in ogni caso l'è minga il mumènt - anche ora, anche su questo.
E mi piace l'idea, che mi sembra ben argomentata, della Naomi, che incoraggia ad applicare a Israele un boicottaggio economico come fu quello contro il Sudafrica dell'apartheid: basato non solo su motivi ideologici e umani, ma anche e soprattutto su un calcolo di convenienza da parte dei partner in affari.
Si ha l'impressione, e si spera che non sia solo la stessa speranza a produrla, che il massacro di Gaza, con la sua strafottenza e cecità politica, potrebbe essere proprio quello che fa precipitare le cose verso una soluzione positiva, che possa cioè determinare una crisi di rigetto nell'opinione pubblica, comprese quelle israeliana e palestinese.
Se non altro, come dice Klein , perchè a questo punto diventa poco conveniente per tutti continuare a sostenere la politica di Tel Aviv, finchè rimane questa.

Intanto firmiamo l'appello, va': che sembra sempre inutile, ma se io fossi un pacifista di una delle due parti almeno mi sentirei meno solo.

domenica, gennaio 11, 2009

UN ALTRO GIORNO ALLA FATTORIA

Australiana o Malefiche Cure, sta di fatto che oggi è stata una giornata grigia e addormentata, mettiamola così. Non ho perciò il tempo di scrivere il post che volevo sul tenero e bello regalo di natale comune-taryo del KGgB e mi tocca rimandare, però devo almeno aggiornare i fansoni della Calamity Farm. Ed è un aggiornamento doppio

chè c'è anche questo contributo della Nessie: di cui va detto, per chi non può saperlo, che è in parte uno zampettìo familiare sui trascorsi sessantottini dei parents e in parte l'esternazione di ciò che ogni tanto pensiamo tutti, cioè che Sofri spesso farebbe bene a star zitto (invece che ritenersi superiore, come da ricostruzione in 3D). In quale occasione recente lo si è pensato non ricordo più, ma non è importante.
Le dide, se non si leggono, dicono appunto "Sofri" e quindi, nell'ordine "Lotta Continua", "Katanga" e "Avanguardia Operaia".


Quest'altro straordinario tranche de vie ad opera dell'uomobarbuto, invece, non necessita commenti

dida: "Dannati pipistrelli, ma come cazzo faranno?"

sabato, gennaio 10, 2009

REGRESCION ANIMATA

Questa regresciòn è riservata a chi si ricorda la tivvù in bianco e nero, ma gli altri potranno vedere qui l' originale del remake realizzato dalla Calamity Farm. In verità, quello che mi ricordo io aveva pecore meno agitate e più in compatto corteo, corredate da questa musichetta , donde il plin-plon. Poi sono arrivate, come potete vedere nel filmato, le dinamicissime foto delle città e infine è sparito tutto, pecore, città, musica e intervallo: è stato allora che ho smesso di vedere la tivvù. Ma si accoglie volentieri la proposta del gipunto, che potete leggere nei commenti al post precedente: la Calamity Farm è abbastanza fuori di testa, nel suo complesso, da accettare quasi qualunque tipo proposta (quasi, neh? chè sull'erotismo abbiamo qualche problema di posizioni).
Si accettano perciò idee e richieste: solo ricordatevi che vivono sulla mensola del lavabo e che gli scenari prevedono solo oggetti che stanziano in un bagno. Fortuna che è un bagno bello grande e capiente.



Cineforumterapia prevedeva oggi "Cosa è successo fra mio padre e tua madre": davvero molto, molto bellino, e laGente ha ragione, il personaggio di Carlucci, il direttore d'albergo, è disegnato con matita fina. La sua mimica e quella grandiosa di Jack Lemmon se la giocano, sul piano del divertimento, con almeno due battute azzeccattissime e un sacco di situazioni divertenti, che riescono ad evitare di ridurre gli italiani a semplici macchiette (salvo per precise e smaccate esigenze di trama, come "la donna siciliana e incinta") e anzi ci restituiscono, in maniera lieve, il clima sociale e politico degli anni '70. Compresa l'antipatia montante degli europei progressisti verso gli americani tradizionalisti e imperialisti - il
film è del '72 ed erano gli anni del Vietnam - presuntuosi quanto ingenui. Ma Billy Wilder, si sa, è un grande.

venerdì, gennaio 09, 2009

REGRESSIONE TEMPORALE


Da ben più giovane, una delle mie prime passioni culturali furono le fiabe nei loro aspetti antropologici: che detto così sembra una gran cosa, invece è che mi piaceva leggerle e poi sapere se per esempio esistevano uguali dall'altra parte del mondo, che la scarpetta di vetro era in origine di pelliccia, o magari che l'Oca si può ricollegare al culto della Dea Madre.

Un risultato di queste mie curiosità può essere che a una delle mie figlie piacciono (in senso profèscional) le fiabe e all'altra l'antropologia, cosa che mi è sembrata buffa quando l'ho realizzata. L'altro risultato è che ho bella biblioteca di fiabe da tutto il mondo, ma a Natale mi è arrivato in dono dall'uomobarbuto un bel volume che non avevo e che mi ha riportato a questa passione più giovanile.


Il libro è "Racconti di orchi, di fate e di streghe", a cura di Anna Buia e Marco Lavaggetto, ed. I Meridiani Mondadori.
Chè non so a voi, ma a me i tascabili e le edizioni sminfie piacciono perchè li leggi ovunque, ma questi tomi con le pagine di velina e due segnalibro a nastro danno una bella soddisfa, quando frusciano nel silenzio notturno.
E a parte ciò, la raccolta è davvero molto bella e molto dotta: è una raccolta di raccolte, che riporta le principali fiabe italiane raccolte da "autori", dal Cinquecento in poi . Il tutto con un apparato molto dotto e godibile su origine, diffusione, versioni di ogni fiaba, con i dovuti riferimenti a
Propp e Afanasiev.
E già, per esempio, se siete un po' fissati come me, troverete interessante sapere che Cenerentola è diffusa in tutto il mondo ma non in Africa, o vi piacerà leggere il musicale italiano cinquecentesco di Giovan Francesco Straparola, veneziano, di cui molte parole sono rimaste nel dialetto di Venezia.


Ma la cosa più bella che ho trovato finora è nella famosa raccolta di Gianbattista Basile, "Lo cunto de li cunti", a cui si fa risalire l'origine dell'interesse per la fiaba in quanto genere: scritta in napoletano antico, necessita di traduzione a fianco, ma con quell'aiuto è bellissima da leggere nella sua lingua originale, colorita e sonante.

Dentro c'è anche
La Gatta Cenerentola, messa in musica da De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e portata in teatro in più versioni. Ma la Gatta Cenerentola di Basile non solo è quasi del tutto diversa sia dalla fiaba che ormai consideriamo "classica" della fanciulla maltrattata, ma anche da quella teatrale: la cenerentola di Basile di chiama Zezolla e addirittura uccide la prima matrigna. Anche se poi diventa vittima della seconda, conserva un notevole spirito di iniziativa e una certa furbizia, tanto per dire una delle principali differenze.
Quello che è piaciuto di più a me, però, è stato finalmente il capire almeno alcune frasi della Gatta Cenerentola cantata: il lavoro fatto da De Simone sulla fiaba, infatti, comprende l'intera opera di Basile e ne riprende linguaggio, le espressioni più o meno desuete, e l'efficace vezzo di ripetere un'aggettivazione (preferibilmente quando è un insulto) attraverso termini diversi, via via più coloriti.

Nell'opera teatrale queste ripetizioni diventano spesso crescendo comici, ma anche leggendo non è difficile immaginare un narratore - il mio Amicodelcuore, per dirne uno - che, con bell'accento partenopeo, legga per esempio: "Ora mo, essenno venuta la festa e sciute le figlie della maiestra tutte spampanate, sterliccate, 'mpallaccate, tutte zagarelle, campanelle e scartapelle, tutte shiure, adure, cose e rose (...) " Non è bellissimo?
Minimo, procuratevi La Gatta Cenerentola opera teatrale, se non l'avete mai vista nè sentita. Massimo, anche il libro dei Meridiani, o almeno Lo cunto de li Cunti.

L'HO SPOSATO PER ALLEGRIA


C'è chi fa un po' lo spocchioso e mi ritorce contro le letture preferite della famiglia, buttando lì che Calamity Farm non è "un argomento di interesse generale" (a proposito, se non avete mai letto "Sconto comitive", rimediate alla prima occasione: è un libro per ragazzi, ma è da ghigni anche per gli adulti e dà uno spaccato interessante dell'America inizio secolo, quando il concetto di "progresso" e "produttività" erano ancora del tutto positivi).
Poi invece ci sono i fansoni, come l'amicae., e non posso deluderli, naturalmente. Anche se mi fanno le pulci chiamando "Fattoria Magnetica" la Calamity Farm: e avrebbero ragione che non è bello usare l'inglese quando c'è l'italiano, ma insomma Calamity gioca sull'assonanza che dà luogo a concetti diversi, e Magnetica no. A meno che non la si voglia intendere come Fascinosa, Avvincente: ma mi pare troppo, va'.

Anche oggi, quindi, avrete qui sotto il resoconto fotografico della nuova pensata della Farm: perchè, sinceramente, mi vien male a vedere le notizie dalla Palestina, tanto più che non sono così lucida e così serena da potermi informare bene (nel senso di leggere più fonti e non solo republikit) e quindi credo che non saprei esprimere altro che orrore e banalità.

Mi rifugio quindi in un sorriso, dunque, finchè la Calamity Farm continua a divertire noi che la facciamo e forse voi che leggete.


Calamity Farm today

Mentre tutti si baciano, il fumetto sopra i tre riuniti a consulto, volutamente sfocati per non renderli riconoscibili, dice:
" Non possiamo più continuare a nasconderci così, bisogna organizzare un Etero Pride!"

mercoledì, gennaio 07, 2009

MI RICORDA QUALCUNO


Così hanno pensato tutti, e ci stanno ancora pensando, a Calamity Farm. Lo sconosciuto, intanto, protesta e cerca di liberarsi, chè non sta molto comodo.

FATTORIA CALAMITY

Ecco, dovrebbe starci un post di propositi, più o meno buoni, per il 2009. O, in mancanza, almeno un post di riflessioni, che quest'anno iniziato con la guerra alle porte di casa, con la guerra contro i bambini, già ci deprime un po'. E, al contrario, potrebbe starci un post di speranza, di idee e di decisioni, come questo - carino e tosto - della nessie.
Ma, insomma, io non me la sento di fare nessuna di queste cose, non ora: il mio anno, forse, potrà cominciare un po' più sul serio alla fine di questo mese, con un paio di risposte da cui passa tutto. E fino ad allora, scaramanticamente, taccio, anche se l'anno nuovo è arrivato chez nous sotto forma di un bellissimo gufo di cui posterò la foto a tempo debito.
Qualcosa nella quotidianità, però, bisogna pur fare: e da capodanno abbiamo trovato, io e l'uomobarbuto, un nuovo giochino demente, come testimoniano le foto. Sono i segnaposto di un bel capodanno, ci siamo dimenticati di dire agli amici che potevano portarseli via e così ci siamo trovati questa fattoria magnetica che si è installata sulla mensola del bagno, e ogni giorno lì succede qualcosa.


La vita è movimentata, alla fattoria Calamity, guardare per credere:

troppa gente nello stagno...

lo striscione della papera fuggiasca dice: "porci poliziotti, non mi trasformerete in una stupida gallinella."

anche la depressione fa spettacolo: galline lemming e maiali autosacrificali, mentre l'inviato speciale quachera le notizie ai cronisti, che le riferiscono agli ascoltatori in un rapporto 1:1. Gli ascoltatori hanno gli occhi fuor dalla testa dallo stupore e dalla preoccupazione.


giovedì, gennaio 01, 2009

2009, ' TENTO TE.

I geniali auguri del mio fratellino: li estendo a tutti, chè mi sembrano moooolto adatti.



Stampare, ritagliare e affiggere al nuovo calendario 2009...
...che questo anno non bisesto rammenti per 365 giorni cosa lo aspetta se gioca brutti scherzi!

BUON 2009!

mercoledì, dicembre 31, 2008

ECCO.


Da facciabuco, riporto e condivido, che ne ho ben donde. è da urlare un attimo prima della mezzanotte. se non lo fate per voi stessi, fatelo per me e per le numerose altre vittime di questo bastardo bisesto.

martedì, dicembre 30, 2008

DEFINISCI "NORMALE"


Loro sono perfino meno abituati di noi, amicae.
Che non è per dire Guarda indietro a chi sta peggio di te, ma solo per commentare che, dato sì che si parla di "riscaldamento globale" e invece fa freddo, un sacco di gente pensa che il cambiamento climatico allora sia tutta una balla.
Come se la nebbia in India e la stagione della piogge qui, così per dire, fossero normali. E, corigeme se sbaglio, da qualche parte c'è stato qualcuno - un qualche esperto, che di solito abbondano - che prova a spiegarci come stanno le cose? o è più carino credere che all'ultimo le acque si ritireranno e al loro posto arriverà un intero branco di mammuth?


(confesso, ho appena visto Era Glaciale 2)


sabato, dicembre 27, 2008

PIC NIC POLARE





Nella giornata più fredda da molti anni a questa parte, si può decidere che si va a fare un bellissimo pic-nic sulla spiaggetta, io e il KGgB. e divertirsi così con una vela che passa, laggiù.




















SOTTO L'ALBERO


un pinguino finto ma morto, un coccodrillo su ruote che apre e chiude la bocca, un tappo da vasca con  barchetta, una bottiglia di gazzosa anni'50, una zip che diventa astuccio o viceversa, un cd il cui pezzo forte è Il proclama di Camillo Torres, un robot con riccioli di latta rosa (be', si chiama Venus) e un fa-ghiaccio a forma di dentiera ("nessuno scambierà il vostro bicchiere con il suo").  E sono certa di essermene dimenticata qualcuno. Anche quest'anno è un po' difficile rispondere con serietà alla domanda "e allora, cosa vi siete regalati a natale?"

mercoledì, dicembre 24, 2008

CAMPANE DI NATALE

Abbiatevi un Natale carino, pieno di cose da ridere e vuoto di robe formali.

e fate lo sforzo, suvvia, di separare perbene carte e bottiglie, plastiche e pile esaurite. a natale siamo tutti più buoni e anche un po' più intelligenti, no?

martedì, dicembre 23, 2008

PENSIERINO


Le feste amplificano questo periodo un po' così:






E ogni tanto vien nostalgia per quei periodi, invece, così:

martedì, dicembre 16, 2008

ARBITRARIO ACCOSTAMENTO


Sì, ci aveva ragione l'agenterrimo che per vedere La Comunidad ci vuole un po' di stomaco. E infatti io ho chiuso gli occhi, essendo che la nessie l'aveva già visto e mi diceva "ecco, qui non guardare". così mi sono evitata scarafoni, topi e morti squiccicatie. E quindiil film mi è piaciuto, anche se forse mi aspettavo di più. Bella l'idea di girare in grottesco l'horror e tutta questa gente che se ne va in giro con la testa spaccata e sanguinolenta come niente fosse non è male, ma le cose più belle sono le citazioni: ho apprezzato particolarmente la megera che slata i tetti stile matrix, ne ho riconosciuta qualcun'altra e immegino che il film ne sia pieno perc hi riesce a coglierne di più. 
Il finale affidato a Jedi è grande, ma il finale vero e proprio poteva forse essere meglio: però, 'nzomma, a voler essere criticoni, che sennò è un film divertente e probabilmente con un qualche sfumatura in più di quante io non fossi in condizioni di apprezzare. La cineforumterapia richiede livelli un po' for dummies, bisognerà tenerne conto. 


Un bel librino che si può regalare, tanto per saltar di palo in frasca pur rimanendo sulle recensioni, è "Carmine Pascià" di Gian Antonio Stella (ed. Rizzoli). Chè, come fin troppi sanno, a me De Andrè non fa impazzire anche se in questa città non lo posso dire senza che mi si sospetti di reato, ma uno dei pezzi suoi che mi piacciono è Sinan Capudan Pascia ,quello che "giastemma Muma au postu du Segnu" 
Non che poi il resto del testo mi sia comprensibile, ma insomma quel tanto da capire che la storia è bellina, un storia di conversione forzata che finisce per essere scelta di vita.  E il Carmine Pascià di Stella è uguale, ma va oltre: perchè in un libro, per quanto piccino, ci stanno più cose che in una canzone e Stella le sa scegliere bene. A cominciare dal protagonista, che viene estratto a sorte (già) per il servizio di leva e quando già spera di poter tornare a casa, viene spedito alla "conquista" della Libia: senza una licenza in quattro anni. Quando si sveglia in groppa a un dromedario, legato, la prima cosa che fa non è quella di rimpiangere la patria, e neppure i commilitoni. Chè Carmine Iorio è un poveraccio che più poveraccio non si può, trattato come una merda sia nella vita civile che in quella militare: e Stella, con quella bravura che porta il cronista e diventare un po' storico, sa mettere insieme quei quattro dati che, da soli, rendono perfettamente l'idea della stronza miseria che c'era nella campagne italiane agli inizi del novecento, mentre poco più in là si banchettava a dieci primi e sette secondi. La vita e la fine di Carmine Pascià sono belle e con dentro una loro tenerezza, e rabbia retroattiva. Vale la pena, sì.




NATALE. NONOSTANTE



e si è messo nel centrotavola di zucchette e mele rosse l'omino con la scopa che chissà che nome avrà ma viene da Zurigo, e si è fatto l'albero - su scala ridotta, ma vivo, un bell'alloro profumato - e si è rimasti fregati dall'ingorgone. di lunedì. perchè noi avevamo lasciato a casa la macchina. ma gli altri no.

domenica, dicembre 14, 2008

INVERNO


Un po' di sole dei giorni scorsi in mezzo alle foglie, chè al di là dei vetri non si capisce come facciano, oggi, gli alberi a resistere al vento.

venerdì, dicembre 12, 2008

ONLY FOR COMUNE-TY


Allora a me piace un sacco che ci abbiamo una casa (virtuale) della comune-ty: tutta presa da altri casini, non l'ho finora considerata molto e manco ho messo il linko, ma sono contenta. 
E' come avere, oltre a una Casa, un'Assemblea Permanente, un' Autogestione Perenne, financo un Giardino Segreto. 
Però però. 
Però queste qua son tutte cose che bisogna riempirle, e poi magari anche cambiarle ogni tanto: chè un giardino di erba sempreverde e basta non è il massimo.  Che adesso siamo tutti o quasi su facciabuco, e va bene anche questo, ma indipercui secondo me bisognerebbe fare in modo che la Casa della comune-ty sia diversa sia dal blog che da facciabuco. 
Io, per esempio, la vedrei (anche) come una fonte di utility: una bacheca che funzioni, magari divisa in annunci pratici e annunci chi-c'è-alla-birretta. E, qui il brother è autorizzato a picchiarmi chè non so quello che dico, una funzione che pies faciliti l'invio di una  richiesta in bacheca a un indirizzo, o a una mailing list. 
Oppure, o anche, ci starebbe un posto per le robe che uno vorrebbe discutere: tipo perchè-non-mi-hai telefonato-stronzo? ma anche cosa-ne-pensate- della-rivolta-greca? che magari uno non ci ha voglia o tempo di dire la sua sul blog ma gli piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri. 
E, perfino mi piacerebbe che ci fosse un posticino per le notizie curiose: che uno mica ci deve fare su un post per forza che poi dice che senso ha, ma fra noi ce n'è che le notizie curiose e strambe ci piacciono e le sanno e finisce che se le tengono per sè. Invece così, tac, dieci righe e la metti lì, così la mattina io e quelli degli uffici almeno ci abbiamo lo Stranomavero personalizzato. 
Ecco, ego dixit. Voi comune-tary cosa (ne) pensate? E il brother che poi gli toccherà di farle, le cose pensate, chennedice? 

giovedì, dicembre 11, 2008

VACANZINA ROMANA


Ecco, me mi dispiace se voi conoscete la Garbatella solo per Moretti, o per la tivvù. Perchè a me Roma, in generale non mi entusiasma proprio e mai ci vivrei, ma su 'A Ggarbatella un pensierino ce lo farei pure per starci, addirittura.
Che uno dice: è un posto che sembra uscito da una fiaba, e invece no. E allora da cosa? La risposta giusta è "da un libro illustrato per ragazzi degli anni '30."
Perchè il quartiere fu costruito appunto nel 1928 su progetto di Luigi Luzzati: dovevano essere "villini popolari" di cui era già previsto il possibilie riscatto. E quei "villini" sono una cosa che, se per esempio siete fra quei profani di architettura e arte che però patiscono davanti alla famosa casa di Hundertwasser a Vienna o anche solo
davanti alle sculture di Tinguely, non potete non amare dal profondo del cuore per la loro intrinseca e decisa bizzarria.
Non ci sono due case con comignoli uguali, le decorazioni hanno tutte le forme e le
suggestioni possibili, due case perfettamente simmetriche incorniciano una teorica quinta - tanto teorica che non c'è nulla da incorniciare - un prospettiva rinascimentale di archi invece lascia intravedere, in fondo, un giardinetto. Le corti, di cui quasi ogni casa è dotata, sono piene di alberi: pini marittimi e palme cresciuti a dismisura, che aggiungono follia e benessere, ma dietro a muri e steccati spuntano improvvisi tratti di iungla - da pronunciare con la "i", mi raccomando, come si faceva negli anni '30.
Ci sono case ad angolo, casette a un piano e mezzo,
portoncini medievali e finestre gotiche, il tutto contenuto fra una strada principale e vialetti che si perdono nel sole romano.
E gli abitanti danno il loro contributo, a volte ricercato ma più spesso del tutto casuale.


Dopo
una scorpacciata di tutto ciò, chè l'uomobarbuto è contento che finalmente è riuscito a portarmici e cch'ha raggione, prendiamo un taxi per andare al Testaccio. "Ar Testaccio dove?" " Mah, faccia lei, per fare un giretto..." "Ma ar Testaccio nun ce stà gnente! Qui sì, qui a 'a Ggarbatella... oh, se volete ce sta il Bar dei Cesaroni, eh? " E' vero, ovviamente, ed è vero che la gente arriva fin lì per vedere 'sto bar con la sua scalinata. Ma speriamo che nessuno mai si accorga davvero di quanto è bello quello che c'è intorno.

domenica, dicembre 07, 2008

PROPRIO UGUALE, NEVVERO?


In Grecia un ragazzo è stato ucciso dalla polizia durante un manifestazione. Il governo è di destra, ma il poliziotto che ha sparato e quello che era con lui sono stati arrestati, il loro dirigente sospeso, il ministro degli interni si è scusato.

Nel luglio 2001, così reagiva il governo berlusca alla notizia dell'omicidio di Carlo Giuliani:
"L'episodio mortale - spiega il Viminale - è accaduto nel corso di un violento assalto contro un autoveicolo dell'arma dei carabinieri che ha procurato il ferimento di alcuni militari a bordo. Nella drammatica circostanza, la cui dinamica di sta ricostruendo, il giovane dimostrante è stato raggunto da un colpo di arma da fuoco, presumibilmente esploso a scopo difensivo da uno dei carabinieri feriti. Qualsiasi ulteriore ricostruzione dei fatti è al momento prematura".
E anche:
In un primo momento la polizia aveva parlato di un sasso che avrebbe colpito alla testa il dimostrante. Più tardi però il vice premier, Gianfranco Fini, aveva dichiarato: "E' giusto attendere l'autopsia e qualche indicazione in più dagli inquirenti. Ci sono numerose testimonianze che lasciano intendere che probabilmente si è trattato di una reazione da parte di un milite dei carabinieri, oggetto insieme ad un collega di un tentativo di linciaggio. Dico subito che la legittima difesa è prevista nel nostro codice".

sabato, dicembre 06, 2008

A PROPOSITO...


... di pantheon, settimana scorsa abbiamo visto "Harvey", qui nel cineforum ristretto. Veramente, il tenero gipunto aveva portato il divuddì per i cineforum delle Noiose Cure, ma mi attirava troppo e ce lo siamo visto a casa. Che, lo so, l'avranno dato tremila volte in tivvù ed è un film famosissimo, ma noi mai l'avevamo visto. Troppo famoso per una mia recensione, in verità, così mi limiterò a citare a memoria la magnifica filosofia di vita di Dowd-James Stewart : "La realtà? Oh, sì, sono trentacinque anni che ci combatto e sono lieto di affermare che ho risolto brillantemente il problema. Sfuggendola."
Epperò ne parlo appunto perchè mi sovviene che non ho un Pooka.
Sono andata a vedere su tutti i miei testi di fiabe e miti e, in realtà, scritto e concepito così come è nel film un Pooka non pare esistere: c'è Puck - quello di Shakespeare ma soprattutto i suoi amici preesistenti - c'è il Pouka irlandese, il Pwca gallese. Hanno forma di cavallo, di asino, di buffo pulcino o addirittura di aquila.
Ma soprattutto, nessuno di loro è solo una presenza protettrice e benevola: piuttosto, sono dispettosi, servizievoli ma quando pare a loro, e non poco ombrosi. Sono come quelli che noi chiamamo genericamente folletti, insomma, e non so da dove Mary Chase abbia tirato fuori il suo Pooka che assomiglia al Grande Gigante Gentile.
Però, da ovunque provenga direi che mi farebbe piacere se uno arrivasse da 'ste parti. Ho solo qualche dubbio sulla sua forma: secondo voi che animale potrebbe essere? Gatti e gufi sono esclusi per opposti motivi, ma tolti questi si accettano suggerimenti.
E, ah, se siete fra quei tutti che hanno visto il film ma non ricordano mai se Harvey si vede o no, la risposta è no.








http://cineforum.blogspot.com/2006/03/harvey_17.html

giovedì, dicembre 04, 2008

TIE' !



mi è stato donato un augurio carino e irriverente, che potete ammirare già operante sulle pareti del mio studio, pur in attesa di una cornice.

Per essere atea, sto mettendo insieme un pantheon d'eccezione - hanno perfino acceso una candela per me a betlemme, certi Ulivi hanno dolci pensieri - e non sembri che io ci scherzi su, chè ne apprezzo ogni singola presenza e soprattutto intenzione.

martedì, dicembre 02, 2008

CERTE NOTTI

pensavo di mandarlo solo alla Talpa , per competenza geografica e per ricambiare le sue immagini d'arte, ma è bello se lo vedete tutti. Una versione genovese rientra nei miei progetti futuri, sappiatelo e fateci su un pensierino.

sto un pochino meglio, sì.



http://www.youtube.com/watch?v=e6pbReG0Pbo&eurl=http://www.jacopofo.com/indonesia-alberi-sposi-matrimonio-nozze&feature=player_embedded

PAURA


Eccola di nuovo, ma non mi fa ciao.*
mi piglia all'improvviso, nel bel mezzo del mattino, quando il mondo comincia a pensare al panino di mezzogiorno, alla pausa. io cambio la consonante, e mi blocco lì come una scema, chè credevo di averla mandata via. lo credevo anche stanotte, che non si è buoni gufi se non si impara che le angosce notturne a volte basta un libro sciocco come "Le ricette di Chloe Zivago per l'amore e l'adulterio", chè tanto capirlo o no fa uguale, ma intanto la mente si distrae. e poi arriva il sorriso del KGgB che va a scuola e già non è più notte, ecco fatto.
Sarà che mi sa che i topi sono stati trovati anche da altri inquilini, chè il giardiniere sta potando via ogni cosa: e sarà che secondo me i giardinieri fanno la lotta di classe comprando le macchine più rumorose che c'è e usandole alle otto del mattino, giusto mezz'ora dopo che mi sono addormentata. Poi smette e poi ricomincia, è un lotta a distanza fra il mio sonno da recuperare e il suo reveiller le bourgeoise.
Cediamo tutti e due nello stesso momento, lui finisce di potare e io mi alzo, ma sarà il sonno che mi fa pigliare a tradimento da quel peso qui in mezzo, certo.
E allora lo scrivo qui, chè magari è un buon sistema per farlo andare via, sciò, fuori, come si faceva con le galline stupide che entravano in casa.
O magari con le paure di quel periodo là, che a sentire sbattere gran colpi che sembravano sulla porta, si urlava "La Digos!" e si scattava in piedi spaventati, pur se mai avevi fatto niente di più che possedere un disco di canzoni di lotta: ma poi, si scopriva, era un piccione che non riusciva più a uscire dalla cucina.
Paura-piccione, ti faccio una linguaccia, tiè.


*se non hanno fatto un remake, questo incipit è comprensibile solo dai cinquantenni: gli altri possono anche non farci caso, eran soltanto canzonette

lunedì, dicembre 01, 2008

COL CAVOLO!


Vero che sembra il RibollirDeiTini? E invece è il fantastico bagno fitoterapeutico, che abbiamo scoperto diventare - se fatto con cavolo rosso tritato - di un fantastico bordeaux che man mano sfuma nel blu. Il rischio di uscirne Puffi era concreto, ma io e l'uomobarbuto l'abbiamo affrontato coraggiosamente - soprattutto lui, che tutto il resto del Grande Puffo, a parte colore, coda e atavica saggezza, ce l'ha già - e ce lo siamo goduto. Chè, lungi dal sembrare brodo primordiale, il bagno nel cavolo è davvero piacevole: l'odore è leggermente solforoso all'inizio, ma di gran lunga meno che alle terme, e in ogni caso qualche goccia di olio essenziale a piacere lo elimina, e la consistenza è quella del Mar Morto, ma più morbida. Insomma, non sembra di stare in una minestra, anzi. La pelle ne esce bene, idratata al punto giusto; l'effetto disintossicante, è ovvio, non si può valutare, ma ci si fida. La nota dolente è stata la stessa di molti dei prodotti Lush, per esempio le balls coi brillantini. Perchè se nelle definizioni della Settimana Enigmistica trovate "il contrario di glabro" è lui, è l'uomobarbuto. Che, appunto, in passato aveva già avuto qualche difficoltà nelle docce della palestra, chè vai a spiegare che i brillantini erano il risultato di un bagno con la sua legittima moglie e non tentativi di omoseduzione ... Be', col cavolo non corre lo stesso rischio, ma sta di fatto che lasciati liberi, i pezzetti di cavolo rosso si sono sparsi ovunque fra il suo fitto vello, cammuffandosi da macchioline della pelle o nei. Gli ci sono volute due docce, dopo il bagno: che i lettori villosi, se ce n'è, lo sappiano. E' stata una bella esperienza, sissì, non vediamo l'ora di provare i miscugli con le carote, con la menta, con la limoncina...tutti chiusi in un bel sacchetto di tela, magari.