martedì, febbraio 21, 2012

Addio e grazie per tutto il pesce





Con Estrema Riluttanza
ci ha lasciati
La Strega Nocciola

Funerali al nuovo Tempio Laico di Staglieno, alle 11:30 di giovedì 23 febbraio 2012.

La Strega chiede non fiori ma una donazione a Medici Senza Frontiere o a "il manifesto

Gnomo del Balcone, KGgB, La Nessie

mercoledì, gennaio 11, 2012

EVVAI CHE SI PARTE

Un facile giochino (sostituite i numeri finali dell'immagine con un "1" e un "2", anche un bambino può vincere), tanto per cominciare con il giusto spirito...


domenica, gennaio 08, 2012

ORTOMONDO

Tre piani sotto il mio appartamento, c'è quella che si chiama una "villetta": l'hanno comprata, pare, nell'autunno dell'anno scorso, dopo almeno un anno (io prima non la vedevo) di beata spensieratezza della villetta e dei suoi proprietari: ma poi, basta, i giorni leggeri sono finiti. Che la nuova famiglia  dai capelli biondi e dalle gonne chiare raccolte sul prato, ha riempito sempre più le superfici verticali di sbarre: piombi ai vetri, reti sulle ringhiere, griglie alle finestre, lance inclinate sul corrimano...





Sarà che cibo e aria aperta sono due piaceri che mi sono proibiti in questo periodo - mi sono prescritti, in verità, ma se solo riuscissi ad approfittarne, cosa che non è - ma questo filmato mi ha fatto schiattare di invidia. 

Andate a vederlo subito: purtroppo, tra You Tube a Firefox ultimamente c'è un rapporto teso  e non riesco più a postare direttamente i filmati, ma con un bel copiaincolla risolverete tutto velocemente, se non riuscite a vederlo per conto suo.
Troverete una dolce fricchettona di prammatica, con i piedini appena un po' storti dentro gli stivali di gomma, la giacchina lunga sopra il vestito leggero, e un verace cesto  pieno di verdura freschissima. Aiole e serrette erano altrettanto piene, fino a poco tempo fa, di ogni ben di dio vegetale: realizzate sul ciglio dellestrade, negli spiazzi prima riservati a sciocche rotonde sabbiose, sul retro degli edifici "di rappresentanza" , nei cortili, questi piccoli ed efficienti orti funzionano in base a un principio: "Se è di stagione è di tutti". 
Ora la stagione è finita, ma rimangono foto e video a testimoniare il bel raccolto fatto dagli abitanti di Tordmorden, New Yorkshire, la cittadina dove chi vuole mangiare verdura non ha che da raccoglierla. 
E' uno dei tantissimi esperimenti sociali di condivisione che si stanno diffondendo in questo periodo, secondo me particolamente interessante perchè riesce a coniugare in modo semplicissimo risparmio, soddisfazione, competenze e solidarietà. Ma anche perchè gli intervistati ripetono una frase già sentita in altri esperimenti di questo tipo: "Forse è arrvato il momento di smettere di chiedere allo Stato di pensare a noi" o, tradotto, "Forse è arrivato il momento di cominciare a pensare alla nostra autosufficienza." In senso collettivo, prima di tutto - occupando le fabbriche, chiedendo misure più giuste, intervenendo nella vita collettiva i vari modi: e fin qui c'eravamo - ma non solo. 

La dimensione individuale, quella in cui la solidarietà si esprime spesso superando timori e pudori, non è la meno importante. Apre infatti la dimensione del rapporto personale non mediato nè contaminato da diffidenza, chè anzi può fornire spunti e motivi per ricredersi sulla fondamentale onestà delle genti. E quand'anche la riprova fosse di segno opposto... be', capita senza dubbio anche in uno schema di vita più "normale", più attento alla propria difesa: che forse non merita lo stress di chiedersi ogni volta se questo tipo che ci sta venendo incontro sarà buono o cattivo, non vi pare?

venerdì, gennaio 06, 2012

QUACCHECCOSA DI NUOVO

Toro 20 aprile – 20 maggio
“Siamo tutti dei geni, ma se un pesce viene giudicato in base alla sua capacità di arrampicarsi su un albero, si sentirà uno stupido per tutta la vita”. Corre voce che questa acuta osservazione sia stata pronunciata da Albert Einstein. Te lo racconto, Toro, perché faresti bene a tenerla a mente per tutto il 2012. Secondo la mia analisi degli astri, avrai un’ottima opportunità di individuare, affinare ed esprimere il tuo genio. Perciò è fondamentale che ti liberi da qualsiasi tendenza a vederti come un pesce che deve arrampicarsi su un albero.

Be', così non vale mica tanto, caro Brezsny: chi non è un Toro, in questo modo? Ma  metto lo stessoil tuo oroscopo, prima di tutto perchè mi ci ritrovo (La maestra di seconda elementare: " Ah, e quello sarebbe un serpente? A me sembra la collana che ho trovato nell'uovo di Pasqua! E ricordatevi, bambini, che chi cancella con la gomma prende un brutto voto, zac, all'istante. ) e poi perchè ho appena saputo che questo gradevole ed efficace metodo educativo e didattico viene impiegato ancora oggi, in forme  appena appena più velate.
Quindi lo dedico a tutti noi Torelli frustrati e masticati e mortificati e  perfino un po' vilipesi, sperando che lungo l'arco di tutto l'anno si avveri la profezia finale e che si concluda con una linguaccia. Dopodic, si comincia a ragionare, neh?
Buon anno.

domenica, gennaio 01, 2012

2012

Sul, sotto, intorno, al mio comodino campeggiano quelle letture che qualche tempo fa sarebbero state esaurite: poco o tanto metodicamente, ma in ogni caso smaltite. Di "Breve storia della vita privata" - andatevi a cercare i riferimenti giusti, neh?, che io non ci ho pazienza - di Bill Bryson, ed. Guanda, si può dire che sarebbe un libro bellissimo per chi ha già letto e sa già tutto in tema di evoluzione della vita domestica, mentre rischia di essere  un libro bruttissimo per chi ha già letto e sa già tutto della vita domestica. Bryson mette insieme un sacco di notizie, ricavate per lo più da fonti librarie via via pubblicate negli anni, con gusto delle curiosità e di quelle che un tempo si chiamavano "spigolature", microstoria ancor più frammentata fino a ridursi a piacevole o anche raccapricciante argomento di conversazione. Poi c'è " Verdure", 500 ricette di Emilia Valli, ed. Newton Compton, con dentro qualche segnalibro: la ricetta con le verze non è tanto buona, mentre la torta dolce alla passata di pomodoro e nocciole è favolosa. Indovinate cosa ho in casa? Esatto, verze.  Toccherà aggiungere altri segnalibri, sempre che qualcuno abbia voglia di cucinare, chè io mica tanto. 
Poi c'è "Elizabeth a Rugen", ed. Guanda, della contessa Von Arnim: assai prolifica scrittrice a cavallo tra '800 e '900, raccontò con perfida ironia la vita matrimoniale teutonica dei primi anni del secolo scorso, le delizie di un giardino selvaggio e anche storie drammatiche senza scadere nella retorica strappalacrime

E, proprio prima che la pila crolli, ecco la Natalia Aspesi raccogliere per noi i suoi giustamente famosi pezzi di costume con il titolo di "Festival e funerali" e, vicino, un bel librotto trovato sulle bancarelle un po' di tempo fa, che fa venir fame solo a guardarlo, i " 100 piatti etnici". 
Non che i due libri c'entrino l'uno con l'altro, così come ognuno non c'entra con nessuno degli altri o quasi, ma scommetto che a questo punto vi  piacerebbe sapere com'è andata a finire a Capodanno, ah-ah.
E' finita a Fondue bourguignonne - doppia, chè c'era anche quella di cioccolato fondente - senza nessun bisogno di ricette nè di libri, l'importante era sedersi a tavola e non alzarsi se non per effettive  necessità.  
Ed ecco arrivato il nuovo anno, fra risate, disegni orribili e morbidi pettegolezzi.

mercoledì, dicembre 28, 2011

COSA TI HA PORTATO BABBO NATALE?

Un leggìo fatto solo di un bastoncino e uno spago, due omini Maillard-clessidra che mi hanno fatto gioire assai anche solo perchè, come si dice, non me li aspettavo proprio.
E lo specchietto comprato  dai cinesi per guardare se gli orecchini che faccio per gli altri stanno dritti, e l'autobiografia dei Monty Python e i pennarelli colorati, pennini con l'inchiostro e la piuma e le cornicine colorate con dentro le foto di un matrimonio, come si fa in una famiglia senza "una specie di", ma mica c'è qualcuno che si sposa tutti gli anni, neh?. Un pop-up con la lucina per poterlo guardare al buio, dove fra il castello e la volpe c'è anche il gufo; e per completare gli animali, un mouse.  E una coperta bellissima, scozzese con le rose - non dalla stessa parte, ma molto inglisc ugualmente, e soprattutto lo sfondo delle rose è un bellissimo color prugna - contro il mio freddo perenne, ma quando neppure quella pare abbastanza, ecco intervenire il pile a salsiccia. Ma spero che non interverrà, a dire il vero.
Ah, che soddisfa la lista dei doni ricevuti, il mischiaggio delle cose piccole e di quelle grandi, delle idee demenziali (ma quelle più demenziali si tacciono prudentemente) e di quelle sagge. 
 
Un piacere da piccoli che è bello far rivivere ogni anno: io, ricordo, ho voluto per due anni di seguito la "cucina americana", cioè una cucina come ora abbiamo tutti, ma che allora strabiliava con i suoi pensili, il suo forno inserito, i suoi sportelli tutti attaccati. Nella cucina "vera", quella in cui mangiavamo tutti i giorni, c'erano ancora la credenza e il lavello di marmo, con la "macchina del gas" a quattro fuochi contro il muro e staccata dal resto. 
Finalmente arrivò per me, con la Befana dei parastatali - sì, lettori più giovani, andate a cercarvi la storia di quest'italietta fatta di gruppetti e gruppini, ognuno con i suoi privilegi, è divertente anche solo leggerne nomi e prerogative - la versione bambina della meraviglia ipermoderna, e io non sapevo cosa farne. Il mio amore per la cucina, nel senso di gastronomia, arrivò fino a mettere i chewing-gum - rigorosamente già masticati, come buttare via le "cicche", considerate genere di lusso pur nella versione già usata? - nei deliziosi cassettini mignon, con maniglina in proporzione, azzurri. E lì mi fermai.

Niente bucce, foglie, sassolini, biglietti o piccoli rami: tutto ciò che costituiva l'immaginario alimentare infantile mi era ignoto, e lo trascurai: come piccolissimi biscotti marziani, le mie palline di gomma indurivano nei cassetti miniaturizzati, quiete quiete.  
 

lunedì, dicembre 26, 2011

POI VERRA' L'EPIFANIA...

In zona Cesarini assoluta, direi: ma non si può lasciar passare il natale senza almeno due parole, scritte con uno strumento o un altro. Perfino pensate andrebbero bene, se poi quello a cui sono destinate riuscisse a indovinarle. Ma, insomma, è stato un natale carino, dolcemente divertente, e solo poco fa ho saputo che è morto Giorgio Bocca. Solo un pensiero mi ha colto, che ce l'ha fatta a morire dopo che se n'è andato berlusca, desiderio che aveva espresso più volte. 
Ora in tutta la casa aleggia un profumo di cuneesi al rum, o forse di cioccolatini ucraini e mele renette leggermente fermentate, scaldate dalle ben note lucine di natale; lognomodemivida mangiucchia mentre mette a posto qua e là, come ha indifessamente fatto tutto il giorno, coprendo le mie stanchezza da shopping: molto moderate, ma sempre stanchezze da shopping erano, mica si può lasciar passare il natale senza neppure un giretto.  così ne abbiamo fatti due. E la sciatica mi colse, o qualche sua parente.
(Colgo anch'io l'occasione, grazie Aglaja, per sottolineare come la città - ma forse ancora tutte le città italiane, o quasi - siano pienissime di barriere architettoniche, a partire da un semplice gradino troppo alto, che mortifica l'utente con ben poco costrutto per gli altri).
Ora perciò me ne andrò a nanna, dopo aver frugato bene fra  cuscini del divano e altrove alla ricerca, si spera infruttuosa, di doni dispersi e di ospiti, amici e parenti idem: nel Medioevo succedeva, se la notizia può interessare, che si trovasse gente morta da un paio di giorni sui pavimenti coperti di paglia e giunchiglie, sparsi allo scopo di assorbire lo sporco.
E su questa nota un po' macabra non mi faccio troppe  preoccupazioni e auguro ai fedelissimi lettori che mi hanno cercato anche durante il Grande Silenzio un dolce, divertente, e perfino un po' leggero anno.

domenica, dicembre 11, 2011

SON QUI...

... e una della cose che mi scazzano di più è leggere male e lentamente, anche se ho una sfilza di bei titoli ad aspettarmi sul comodino. e sotto il comodino, e sull'apposito scaffale " libri ancora da leggere". niente alibi come la morte della letteratura, insomma, ma solo questa stupida debolezza con mille ragioni che, pur essendo tali, non diminuiscono l'insofferenza.  
Ma forse questo post è, invece, un alibi per mettere questa bellissima foto.




martedì, novembre 29, 2011

MUNCHERIN

eggià: mortificato nella carne(plastica) e nella posa(plastica), l'Urlo gonfiabile si avvia verso la porta, forse non lo vedremo più. Ma - come ha subito detto l'amico arguto a cui è dovuto il titolo - per lui non piango, al massimo urlo un po'.

mercoledì, novembre 23, 2011

NON C'E' MIGLIOR SORDO

E va bene, mi arrendo di fronte all'obnubilamento di questo periodo, ma ho ugualmente voglia di scrivere e perciò rubo una storia non mia. Anche se, pensaùnpo, risale "solamente" al 1960, che è l'anno di stampa del libro - il "Nuovo segretario degli amanti", un manuale di corrispondenza amorosa, come si usavano ancora per aiutare chi non sapeva mettere insieme due righe senza sentirsi profondamente ignorante e, soprattutto, di ciò si vergognava.

Protagonisti della storia sono Tipo e Tipa, in questa attuale versione. 
Tipa scrive infatti a Tipo che lui le garba e che si è consultata con i genitori, i quali non hanno ricevuto che buoni reports: dunque, che aspetta, a fare la sua proposta, "dal momento che ho notato la vostra assiduità nel seguirmi" ?
Risposta di Tipo: "Signorina, sono innamorato cotto di voi e bisogna che ve lo dica: sono abituato a dir tutto francamente e ad andare dritto al mio scopo. Volete accettare e dividere l'amor mio? Un sì mi farà volare in capo al mondo."
" Cavolo! Dici davvero, Tipo?"  Ecco, Tipa non dice proprio così, ma un crescendo di bigliettini ci fa arrivare a quello in cui Tipo arriva al punto:  Ci siamo visti troppo poco perchè io mi decida a farle la proposta di matrimonio, Signorina, dal momento che non ci siamo mai parlati" .  
Anni 1960, vorrei ricordare, casa editrice Bietti di Milano.
Tipa, piccata, risponde che lei non ha nulla in contrario ad incontrare più seriamente Tipo, e con questo ogni lettore dell'epoca capisce che Tipa desidera il classico incontro davanti ai genitori (di lei, ovviamente), ma Tipo risponde picche.  Lui proprio non gli piace parlare se c'è qualcuno che ascolta, neh? Invoca il diritto di privacy con toni decisi e Tipa capisce che non è il caso di traccheggiare: "non dovrei, ma siccome sono curiosa assai di conoscervi (dovete essere un bell'originale) "  lo avverte - ma, attenzione, specificando che non è un appuntamento -  che la sera dopo sarà ai giardini dalle otto alle dieci "con una mia parente, molto sorda".
Tipo, in risposta:"Dio vi benedica, e benedica la vostra sorda parente che non udrà le nostre parole. Grazie infinite, tesoro mio; verrò ad offrirvi in persona il mio amore e tutto me stesso."
Considerazioni morali, politiche, etniche, culturali e sentimentali si possono sprecare su questa piccola storia di mezzo secolo fa: ma anche senza volerne fare un emblema che sarebbe fuor di misura, qualche pensierino  ce lo possiamo fare su, ogni tanto. Ma possiamo anche solo sorridere al pensiero di quella povera parente sorda utilizzata spesso, evidentemente, come invidiato chaperon.

sabato, novembre 19, 2011

LE NUOVE AVVENTURE DI MICCO E MACCO

Il titolo non è solo del post, ma di una serie di quaderni di scuola - datati 1920/'30, I suppose - il cui intento era rallegrare gli alunni con gli antesignani dei fumetti, tipo Bibì e Bibò: ce n'è in vendita una su e-bay, ma non è quella che ho io, che comincia così:

Zio Birillo ai Birillini
dice: "Orsù, cari piccini,
(e una radio mostra attento)
ascoltate che portento!"

Naturalmente, lo zio vuol far credere ai nipoti che dentro al radio c'è un diavolo che parla, e altrettanto naturalmente, i nipoti sfasciano la radio per dimostrare allo zio che dentro l'apparecchio non c'è nessun diavolo.
Ma la grafica è bellissima, con questi vestiti-tuniche geometrici e arredi squadrati, andate a vedere la copia su e-bay...

Che non c'entra niente nè col titolo nè con il post, entrambi fatti solo di Pensieri Sparsi.

Guardando giù dalla finestra della mia sala le stanze che man mano si illuminano nella Rocca ora che viene buio "presto", come tutti si lamentano, ripenso a quello che mi ha detto una signora carina che come sempre non sono riuscita a identificare ma che ha dichiarato di abitare di fronte a me: "... e alla sera sono contenta perchè guardo casa vostra e la vedo tutta illuminata, non ci sono solo io, allora!" Nel pieno della mia campagna anti-spreco-di- energia invece di prenderlo come una cosa carina, ci sono rimasta male, e forse la signora con me, timorosa di aver fatto una gaffe.  Ma tant'è, la risposta più bella mi è venuta solo dopo, troppo tardi per essere detta. Narra, credo, Saint-Exupery, che durante la guerra - seconda mondiale, chè a quanto pare la confusione dei ragazzi su questo tema sta aumentando notevolmente - i piloti non ci tenevano affatto a compiere missioni, com'è ovvio. 
Però c'è una cosa che tutti facevano volentieri, ed erano le missioni che contemplavano il sorvolare la Svizzera: che, con tutte le sue luci accese per segnalare il Paese neutrale, dice l'autore del Piccolo Principe, allargava il cuore di chi ci arrivava sopra. Un'occhiata alla speranza.
E, tornando alle chiacchiere, vedendo l'osservazione in questa logica era bello pensarsi speranza per gli altri in un momento buio per se stessi. 
Anche se era tutto un Pensiero Sparso.

sabato, novembre 12, 2011

TRICOTEUSE





Il segreto dovrebbe essere la regolarità: in questi due lavori patchwork - il primo pescato su internet e l'altro eredità della mia mamma - si vede bene che, nonostante lo stile diverso, la precisone del disegno e del lavoro è il primo pregio visibile, quello che dona l'attrattiva a semplici ritagli di stoffa o lana combinati insieme.
Per i miei Copertazzi non si può certo dire altrettanto: sono un lampante caso di montagna  che va ai ritagli visto che non riesco a mandare i ritagli alla montagna. Insomma, il Copertazzo lo si fa tornare: come idea, come cuciture, come combinazione, come spazi... e ci si diverte a farlo proprio perchè si può procedere un po' (tanto) a caso, assemblando forme e guarnizioni secondo l'umore del momento e non secondo uno schema precostituito.
Mi avete chiesto notizie del mio strambo tricottare ed eccole: è tutto qui. 
Ora che sono tornata a casa dalla clinica e attendo di vedere quanto sia stabile la situazione, il Copertazzo sarà un alleato di chi cerca di tenermi lontana da lavori più stancanti e impegnativi, quelli che in una casa ti attendono sempre al varco: forse così si riuscirà a ribaltare la classica situazione del tricotaggio,  che da metodo per aspettare può diventare un mezzo per farsi aspettare.

lunedì, novembre 07, 2011

ACQUA

Bisognerebbe commentare, ovviamente. Anche perché cose da dire ce n'è, perfino per chi da dieci giorni è chiuso dentro la camera di una clinica. Per fortuna, la clinica è in salita e in zona tranquilla e non é successo granché - be' , le cucine allagate, le idrovore, il personale con doppi e tripli turni, il salvataggio delle apparecchiature... Ma come mettere queste cose sulla bilancia di questi giorni?
Allora forse si può dire che domenica, dopo due giorni di cielo grigio e vuoto, la prima cosa che ho visto svegliandomi, nel cielo pur sempre grigio, è stato un piccolo stormo di rondini o di parenti loro: volavano bassi, ma a loro si è aggiunto un gabbiano che catturava qualche solitario raggio giallino nel suo bianco gabbianesco. E quindi, insomma, impossibile non aderire a reminiscenze bibliche.
Cosi come è impossibile non sapere che d'ora in poi questo momento nella vita della città, sempre,profondamente attaccata alle proprie memorie, entrerà a far parte di una saga di tregenda e dignità, di vita quotidiana improvvisamente travolta e stravolta - anche solo nella scomparsa di un motorino trascinato via dall'acqua - e soprattutto di immediato impegno e solidarietà.
Qui dalla mia gabbietta non posso giurare che sia vero, ma una giornata al cellulare mi riporta solo voci di volontari arrivati sul posto da subito, accorsi a spalare, a dare una mano, sempre perfino troppi.
Non ne so molto di più, purtroppo, e patisco la nostalgia di quei miei stivali di gomma lilla di quarant'anni fa, che volentieri avrebbero fatto ancora il paio con quelli a fiori che oggi è fortunosamente riuscita a trovare la figlia: ma così è la vita, e pazienza.
Ma, anche nel mio essere poco genovese, mi ripugna sentir parlare di "Genova in ginocchio": ma quando mai?

venerdì, ottobre 28, 2011

AUGURI PER LA NESSIE

Guarda il numero... e indovina dov'è :-)

lunedì, ottobre 17, 2011

MILIONI DI DANNI

Da ore sfrecciano davanti al mio balcone, tanto bassi che posso vedere disegni e scritte, due Canadair, avanti e indietro dal mare. Uno piccolo e uno grande, chè si sa quali sono le ampie possibilità dei nostri potenti mezzi anti incendio.
Prima o poi riusciranno ugualmente a spegnere il fuoco, che arde là dietro, sul versante della collina che io non vedo da qui. Prima o poi. E non ci sarà nessuno ad andare in giro con telecamera e commenti, nessuno a quantificare quanti alberi sono morti, quanto ossigeno ci è stato sottratto, quanto questo Stato pagliaccio spende a furia di meschini tagli e conseguenti danni.
È qualunquismo,a il mio? Non so. Ma, sinceramente, se devo davvero scandalizzarmi, mi scandalizzo di più per un albero che per una vetrina. E forse sarebbe anche ora di considerare gli alberi soggetti politici, senza nulla togliere alle considerazioni che si possono fare su Roma e dintorni.

sabato, ottobre 15, 2011

TRICOT

"Lavorare a maglia mi ha salvato la vita": e se è vero che la frase è di Virginia Woolf - anche se ovviamente non mi ricordo dove si trova, o quando l'ho letta - chi sono io per non provare?
C'è, è vero, il piccolo particolare che io non sono capace di lavorare a maglia: ma ciò mi ha spinto a inventare i Copertazzi, tanta coperta e poco arazzo. 

Funzionano mettendo insieme, con cuciture mooolto a vista, ritagli di vecchi maglioni di vera lana - ma può essere un pezzo di cappotto, di pantalone estroso, di sciarpa sberluscica  - di cui una buona parte abbia un ricordo impigliato dentro. Un ricordo quasi sempre vago, un'impressione. 
E poi qua e là, più sopra che dentro, si cuciono altri ricordi più decorativi o buffi: un pezzo di nastro, una coccarda che era della nonna, un fiore di stoffa  degli anni '50, un lungo arabesco ricavato da una manica ricamata. 
Be', ecco, il concetto è tutto qui: il resto è lavoro, e pazienza. E, quando l'umore è giusto, relax. 

Ovviamente i Copertazzi sono doni, e bisogna accertarsi prima che incontrino i gusti del ricevente, che deve essere pronto ad accogliere un manufatto... be', diciamo bizzarro. Ma finora, data soprattutto la lunghezza della realizzazione, i destinatari sono le figlie, perciò si può contare su una certa qual sintonia, neh?
 
Non hanno pretesa- sempre i Copertazzi, non le figlie - nonostante nome e spiega che finge di essere importante, di apparire opere d'arte. 
Però abbracciano e scaldano.

giovedì, ottobre 13, 2011

DI INCANTEVOLI APRILI E PESSIMI AUTUNNI

 
Be', sì, oggi è stato un abbastanza buon-giorno, dove abbastanza è già parecchio. Ho chiacchierato piacevolmente con ben due amiche, fatto un giretto nel verde della Rocca, mi sono opportunamente ma sinceramente dimenticata di fare un paio di cose che non avevo voglia di fare e ne ho fatto un altro piccolo paio che avevo forzatamente rimandato. E, per chiudere in bellezza, ho visto  "Un incantevole aprile", un gradevolissima "commedia" - così viene definito il genere di film che piace a me, anche se poi comprende un po' di tutto, compresi film che non vedrei mai - tratta dal libro omonimo di Elizabeth Von Arnim. Ma cominciare una riflessione su libro, autrice, film all'una e mezza di notte non è sano, no.

Allora, invece, rubo la riflessione - su un tema completamente diverso - a un amico di blog: che mi ha colpito non tanto perchè sia particolarmente originale (anche se pare che in questo periodo più le cose sono ovvie e lampanti, meno se ne parla, come se ci fosse un tabù), ma perchè forse a noi, quaggiù nel triangolo industriale, non capita spesso di parlare di fabbriche come di "entità vere", o vive. Lo scrivo ben sapendo che Fincantierei è in lotta, ma addentrarmi renderebbero il tutto troppo per l'ora e le mie forse. Così, nonostante Fincantieri, direi che siamo abituati da tempo all'idea che le fabbriche possano chiudere, e infatti molte hanno già chiuso da anni e anni, ben prima di questa crisi. Quelle poche rimaste o sono troppo grandi o sono troppo piccole. 
Ciò che dice il pezzettino di post che riporto, dalla punta ben più pasciuta del triangolo, mi dà invece un'idea attuale, e triste, di quello che dev'essere la crisi: una specie di moria inarrestabile, di cui si fa il possibile e l'impossibile per far dimenticare che ci sono dei responsabili. Naturalmente, il post dice anche altro, prima e dopo, ma il resto andate a leggerlo al suo posto, come si deve, e qui sotto il pezzo rubato - Giuliano, potevo?

"(...) l’intero gruppo dirigente della Lega Nord che inneggia alla secessione, spiegando che il Sud è una zavorra e che il Nord da solo ha un PIL meraviglioso. Non so quanto durerà questo stato di felicità e benessere: qui intorno a me, tra Como e Varese, in questi ultimi dieci anni ho visto soltanto chiudere le fabbriche, mai riaprirle. Fabbriche che sono andate a produrre in Romania, in Croazia, in Egitto, nella Repubblica Ceca, in Cina (le industrie della seta ormai fanno tutto direttamente in Cina, qui la seta non si lavora quasi più), qui non torneranno mai più, e chissà chi le ha portate all’estero, queste Ditte. Forse qualche evento soprannaturale, forse gli extraterrestri, chissà. (...)"



mercoledì, ottobre 12, 2011

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Ecco, sono ai domiciliari ancora per un po', credo. 
E d'altra parte, chissà, magari domani potrebbe essere una giornata senzacapra, fussechefusse. 
Insomma, prima o poi torno, neh?

mercoledì, ottobre 05, 2011

AUTO-AIUTO

Lo so che non è bello, lo so che non è fine, lo so che è troppo facile e nessuno sta infierendo. Ma, dato sì che in questi giorni allo specchio mi vedo come un criceto - non far sporgere gli incisivi! - o un bel maialino da latte pronto per il forno - via da quella mela rossa! - o un uovo di Pasqua - cosa fai con quella fascia sui capelli? - grazie all'azione dei farmaci, lasciatemi essere banale. Questa donna ha portato in giro questa faccia per tutta la vita, anche a prescindere dal matrimonio tardivo che ora fa notizia: non so se merita ammirazione o biasimo,  ma certamente un'occhiata alle sue foto potrà confortarmi quando mi guardo e mi dico "ma come faccio a uscire con questa faccia qui?"





sabato, ottobre 01, 2011

MAMMUTH GIALLI E MAMMUTH E BASTA.


Vado in libreria - che, sia detto fra le lineette, è diventata scomodissima, con libri sulle scale, negli angoli, da girargli tutt'intorno. immagino che lo scopo sia quello di far fare fitness all'unica categoria rimasta sedentaria, quella dei lettori, e di distrarre quelli che ancora non lo sono finchè non si ritrovano ipnoticamente con almeno un libro alla cassa - e non trovo più nulla, grazie a un tipo di classificazione e presentazione che ancora non capisco. Tanarda io, non mi addentro. 

Ma sta di fatto che anche quando li guardo, questi libri messi in un ordine che non capisco, trovo: i noir, che aborro e aborrisco, in numero di tanti; i gialli, che mi piacciono solo sceltissimi e datati, in numero di tanti e non granchè scelti; i romanzi a sfondo storico, a volte noir o gialli a sfondo storico, in genere ripetitivi e assolutamente commerciali; i romanzi assolutamente commerciali. 
E le ristampe astute, sempre di più. "Vacanze matte", un romanzetto carino che esalta insieme lo spirito pioneristico americano e il valore non tanto della cultura quanto del saper applicare ciò che si legge, viene in questi giorni lanciato come "Novità". Peccato sia del '59 (ne hanno fatto anche un film con Elvis Presley) e che nessuno lo dica al potenziale lettore, dacchè forse anche il senso cambia un poco, no? 
Altrettanto dicasi per un divertente libro horror di Christopher Moore, uscito quasi vent'anni fa, che si chiamava "La commedia degli orrori", che avevo letto con gusto.
Dopo parecchio tempo passato senza alcuna notizia, da qualche anno escono altri libri di un autore con lo stesso nome: ne comprai un paio, sperando che mi piacessero quanto mi era piaciuto il primo, all'epoca. Invece no, peccato, e ne avevo dedotto che l'autore non fosse lo stesso. 
Errore, è sempre lui -  finchè è stato alle Hawaii, ci dice Wiki fra le righe, non ha combinato un tubazzo, poi è tornato nei produttivi USA -  e secondo me l'intervallo non gli ha fatto tanto bene, ma forse è un parere personale che risente dei miei gusti very slow. 
In ogni caso, anche "La commedia degli orrori" è ora in libreria come "Novità", con un titolo diverso: ma perchè, santi numi? Fino a poco tempo fa, presentare le prime opere passate inosservate di un autore che nel frattempo è diventato più noto era buona cosa anche per l'editore. Magari adesso, fra cocoprò e le fughe di cervelli verso gli agriturismi e i readings nessuno si ricorda più cosa si è fatto in anni antichi come il 1995, pies, e tutti si esaltano per aver trovato un tesoro rimasto sepolto, chissà...

Ma, soprattutto, in libreria trovo romanzi che parlano di malattie, lutti,  rimpianti e disordine e tragedie improvvise: non che siano tutti negativi nel loro senso complessivo, anzi, ma se uno di questi non è l'elemento centrale si può star sicuri che è almeno il controcanto. 
E' giusto così: la generazione che ora scrive e pubblica si è raccontata in molti modi, accavallandosi a quella dell'ottimismo per diventare quella della rivendicazione - rabbiosa, incazzata, spesso tragica, ma quanto viva! e imprevedibile, bizzarra, divertente... - e, se fosse andata come nelle epoche passate, a quest'ora sarebbe più o meno uscita di scena. 
Invece siamo tutti qui, con la testa piena di progetti, la voglia di lavorare - come sentirsi esclusi da quel mondo là fuori per mettersi a fare i nonni, ammesso che qualcuno faccia ancora bambini? - ma con i nostri acciacchi fisici e psichici, e quelli degli amici, e quelli del mondo se lo sguardo è appena più largo. E anche quelle sono esperienze, sono emozioni, sono pensieri che girano per la testa e per la penna, realtà che non si può fare a meno di trasformare in racconto.
Tutto ovvio, e giusto, così dev'essere: che ha da fare, d' altro, uno scrittore?

Ma io, ecco, arrivo a metà e scopro che in quel libro il malato lo avevano nascoto a pag. 132, e non ho voglia di continuare, di sapere cosa gli succede, di com-patire con lui. E se invece l'ecologista che gli muore la figlia sotto gli occhi mentre sta difendendo gli alberi (non l'hanno ancora scritto questo? me mi pare di sì, ma in ogni caso arriverà) arriva solo a pag.198, ecco, mi basta il sospetto che possa andare così.. e anzi, mi basta che dabbano difendere gli alberi. Perchè finchè si può agire ci si indigna e ci si incazza, altrimenti rimane lo sconforto di questo mondo così pronto a cambiare (mille segnali lo dicono) e così drammaticamente costretto a diventare invece sempre peggio. E potrei fare altri esempi, ma sono sicura che i miei personali grandi lettori hanno capito.

Quello che manca sono un bel paio di scrittori seriali, sì, ma umoristici: l'umorismo è ormai televisivo, e io ne sono tagliata fuori per scelta e abitudine. Non disdegnerei neppure la chick-lit  (se guardate il link, non date retta alla bestilità di Jane Austen come antenata del genere) , ma come orientarsi fra le molto irritanti, le abbastanza irritanti e le fortunate eccezioni?

Così, biblioteca comunale a parte da cui spero sempre che escano tesori finora me ignoti, ho pensato che tanto vale la mia libreria. Che è plurale, e comprende un sacco di bei titoli. E anche di roba che, finchè non provo a rileggerla, non posso neanche chiedermi "ma perchè l'ho tenuta?". E di romanzi che erano di moda trent'anni fa e ora forse sono quasi classici, o lo saranno. E di cult, con il gusto tutto privato di averli scoperti prima che lo diventassero. 
Insomma, perchè non mettere un bel "Novità" mentale su molte copertine e rileggere ciò che già ho, invece di farmelo rifilare con un altro titolo?

Quindi, se e quando le forze mi reggeranno, potrete leggere qui sopra - un trailer, cari lettori, questo post è il trailer più lungo del mondo - recensioni di libri usciti prima del 2000, ma che dico, prima del 1980, anzichè, addirittura prima del 1960. E ce n'è anche rifasciati con la carta blu, che daterei verso gli inizi del '900. 
Perchè - doppio trailer, cari lettori ! - da queste parti ai blogger di Blogger  si è unito un Mammuth Giallo che parla di film senza nessuno scrupolo, e mi fa sentire autorizzata a fare altrettanto con i libri. 
Qualche anticipazione? Elizabeth Von Armin, Georgette Heyer, magari Yehoshua... ( be', non fidatevi ciecamente. oppure ricordatemele).