sabato, maggio 15, 2010

TRANCIO DI VITA


Quando conobbi l'uomo barbuto - no, anzi, io e lui ci conobbimo più volte nella vita, ma in questo caso mi riferisco esattamente alla conoscenza biblica - lui mi chiese: "dove ti piacerebbe andare?" e io risposi "Islanda". Lui mi guardò un po' stranito "Islanda? ah, oh, uhm... Cosa ne diresti di Parigi?" Andammo a Parigi e non ho mai capito che morale trarre dall'episodio, se non che forse avremmo dovuto prenderci più sul serio reciprocamente - be', saltava agli occhi che parigi non era esattamente un compromesso fra l'islanda e parigi, ma anche che io non gli avrei mai dato una risposta prevedibile.
Oltretutto, non me ne sono mai dimenticata: c'è stato un periodo, però, che la gente diceva "ah, l'islanda... bof, non c'è mica un granchè da vedere, è tutto scomodo, tutto caro..." e allora mi ero messa un po' il cuore in pace. Adesso il vulcano ha ridato emozione al freddo Nord e gli islandesi si sono impoveriti - sono stati i primi colpiti dalla crisi e hanno fatto perfino manifestazioni: dai filmati si capisce facilmente che sono arrivati perfino a gridare "Maleducati!" agli agenti che cercavano di contenere la folla pazzesca, circa cinquanta persone.
E, insomma, che reportage e fotografie sono tornati a magnificare l'Islanda, guardate qui, e si parla di andarci in traghetto, cosa che a noi gente di lago ci piace sempre un sacco. C'è qualche piccolo problema di budget, come già ai tempi di cui si parlava, ma ciò non mi impedisce di pensare a questo viaggio sempre rimandato. Pensare è gratis, anche in tempi di crisi.

giovedì, maggio 13, 2010

A LITTLE NEW DEAL

Quando le figlie erano piccole, ogni anno facevo per loro il qualibro - di cui ho già parlato qui - in cui ficcavo storie, notizie, raccontini e giochi. L'argomento e i tempi previsti per la realizzazione del qualibro (che era, come si direbbe adesso, un media interattivo, da leggere ma anche scrivere, disegnare, giocare, compilare liste, dare voti ecc.) erano un po' limitativi, poichè il qualibro serviva per le vacanze: l'argomento era quindi il posto scelto e il tempo era giusto quello del viaggio, chè tornati a casa non c'era più lo stesso fascino, si sa.
Il blog dovrebbe - potrebbe - essere un qualibro che ognuno scrive soprattutto per sè: se non ci pensa il governo a metterli (a proposito, avete già firmato
qui, contro il ddl liberticida? ), non ci dovrebbero essere limiti a ciò che ci si scrive sopra.
Ma, siccome i blog nella loro maggioranza funzionano "per cerchia", cioè per gruppo di lettori consolidato, con occasionali picchi e aggiunte esterne, va a finire che ogni blogger tende a replicare nel suo blog una stessa formula.
I più facilitati sono gli egocentrici: essendo loro stessi il filtro del mondo, i loro blog sono di solito interessanti e pieni di notizie narrate in chiave molto personale.
Per la stessa ragione, quando gli egocentrici si deprimono, i loro blog finiscono per assomigliare ai diari di una adolescente in crisi puberale e, anche se le loro motivazioni sono ben più serie, il lettore non può che prendere atto delle varie fasi della tristezza.
Anche chi egocentrico non è, però, finisce per essere vittima di un meccanismo tipico della vita sociale, che nel blog forse si presenta rafforzato (e sarebbe interessante approfondire il perchè): la tendenza a non scostarsi troppo da un ruolo. Così, senza andare a imbarcarmi in discorsi psicosociologici, ci sono i blog che parlano quasi solo di politica, quelli che parlano solo di gatti, quelli ermetici, quelli satirici, quegli enigmatici, quelli intimisti... Tutti, prima o poi, attraversano fasi e momenti di afasia: in particolare, come ho già scritto un'altra volta, credo che la attraversiamo noi blogger di sinistra che, sempre più sgomenti e avviliti di fronte a quello che sta succedendo, spesso non riusciamo a scrivere neppure un post che abbia un po' di respiro, qualunque sia la chiave che abbiamo scelto.


Eppure, ognuno di noi (compresi alcuni fra gli storditi comune-tary che hanno smesso
di scrivere i loro blog, ufficialmente o meno) è una miniera di scoperte: c'è chi trova una poesia e chi una ricetta, ma so per certo che c'è chi potrebbe segnalare notizie di storia e di scienza, fare copincolla di link artistici, fare controinformazione o divulgazia in non più di cinque righe, postare un esperimento gastronomico o pedagogico. A volte lo si fa sul facciabuco, certo: ma non è la stessa cosa, chè la rapidità del postare è direttamente proporzionale alla superficialità del postato e, soprattutto, alla sua estrema caducità. E, all'estremo opposto, non è la stessa cosa neppure scrivere su un blog - proprio o collettivo - specializzato: che quelli sono spesso molto belli ma hanno una funzione diversa.
Perchè la condivisione di qualcosa di bello, di buono, di utile è troppo spesso ciò che rimane fuori dalle nostre vite, dai nostri scambi sociali: a volte le si viene a scoprire guardando l'amica che prepara il minestrone (ah, tu fai così?) o sbirciando nelle librerie altrui (com'è questo?) , ma nella maggioranza dei casi ognuno tiene le proprie scoperte per sè, per mancanza di modi e tempi in cui comunicarle. Io credo, invce, che sarebbero preziose: chè nessuno nasce imparato e se il brother mi spiega anche come tenere affilati i coltelli oltre a illsutrarmi il libero mercato, io son contenta.

E così, ecco , tutto ciò è per dire che io darò libero sfogo, d'ora in poi, alle Notizie Socialmente Irrivelanti, alle Informazioni Totalmente Inutili, alle Indicazioni Sommamente Improbabili, alla Riflessioni Ecchisenfrega (come questo metapost, pies) e via di seguito. A me piacerebbe molto che altri mi seguissero, in una sorta di Festival Bloggistico delle Conoscenze Supeflue, senza che sui post pesi un problema di evitare la gratuità, chè anzi dovrebbe essere esattamente quello il bello dei blog: di fissità ce n'è già troppa nelle nostre vite, non vi pare?

RANDOM


E mentre non c'è ormai nessuna conversazione che non preveda, prima o poi, un invito a donare una casa, beninteso in forma anonima, mentre il freddo polare sembra sparire di giorno per poi tornare la notte, mentre la Casa nella Rocca si arricchisce di presenze artistiche e si libera - ancora! - di inutilità post-trasloco, mentre il qi-gong svela infine "un esercizio che fa dimagrire", mentre c'è ormai una confusione di anonimi nei miei commenti - ma non nel mio conto in banca, ahimè - mentre il mio compito di organizzatore di giochi al circolo dell'anima si avvia verso la pausa estiva ma c'è già pronto un corso di fotografia per riempre i giovedì sera lasciati liberi, mentre si aspetta l'Amicodelcuore e la Notte dei Musei chè combinati insieme dev'essere bellino, sì, mentre si alternano tensioni e passioni, mentre si programma l'ultima gita all'Ikea, mentre... be', insomma, mentre la vita prosegue senza alcuna logica, com'è tipico appunto della vita, in suo onore posto due cose che c'entrano zero sia fra loro che con tutto il resto.

La prima è la segnalazione di queste foto: e guardate bene Camouflage, perchè è troppo carina.

La seconda è una ricetta. In questo ultimo anno ho infatti scoperto che posso mangiare di tutto (intolleranze a parte): anche ciò che credevo non mi piacesse e cose su cui avevo sempre fatto un sacco di storie. Meno l'aglio, che continuo a non sopportare
(sono o non sono una strega?): allora vi dono questa minestra che ne prevede un sacco. Io proverò a farla senza avvicinarmi al malefico bulbo, ma se qualche anonimo la prepara così com'è, mi faccia sapere com'è venuta.

Il chamod è una minestra di verdure molto particolare, di origine egiziana, dietetica e anche piuttosto veloce se si usa la pentola a pressione.
1 sedano intero con foglie
2 zucchine
2 patate

2 porri

tanto prezzemolo

2-3 spicchi d'aglio

3 limoni spremuti
Brodo o dado

Tagliare le verdure a dadini piccoli e metterle in pentola insieme all'aglio schiacciato e 2 dadi (se non si usa il brodo di carne). Far cuocere 10 minuti a fuoco vivace mescolando. Poi coprire d'acqua (o di brodo) e lasciar cuocer coperto finché non e' cotta la patata.
Togliere dal fuoco e aggiungere il succo di limone. Servire disponendo la minestra nella scodella sopra una porzione di riso basmati pilaf.

mercoledì, maggio 12, 2010

PERCHE' NO?

Non ci vuole un motivo per un sonetto di Shakespeare, lo dico subito, e infatti motivo non c'è.


Come un attore impreparato in palcoscenico,

Che per la paura dimentica la parte,
O come un tipaccio dominato dall'ira,
Cui per eccesso di forza s'indebolisce il cuore,

Così, temendo di fidar troppo in me, dimentico di recitare
Da attore preparato la liturgia dell'amore,
E sento venir meno il vigore del mio amore
Schiacciato dal peso della sua stessa forza.

Siano dunque i miei sguardi a recitare la parte,
Muti messaggeri del mio petto eloquente,
Implorino il tuo amore e cerchino il tuo favore
Con più eloquenza di eloquenti parole che troppo han detto

Oh, impara e leggere ciò che l'amore muto scrive:
Ascoltare con gli occhi è il sottile ingegno dell'amore.

martedì, maggio 11, 2010

MARCHETTE


Oggi abbiamo fatto shopping:
*numero due catini di plastica al mercato: "Quanto costano?" "Un euro e mezzo" "Ah, ok, ne prendo due: Anzi, una così e una un po' più grande." "Ma questa costa due euro, signora" Ce la posso fare.
*numero tre paia di slip di puro cotone, cinque euri per tutt'e tre.
*numero tre zanzariere da sfigati, cinque euro l'una. Ma la lunghezza di due e metri e mezzo basterà? Prendiamole da tre, è meglio. "Quelle da tre metri costano sette euro l'una".
Bastavano da due e mezzo, ovviamente. Magari torniamo a cambiarle, vuoi mica buttar via sei euro, neh?
*due piante di limoncina, due euro l'una.
*un vaso grande, di plastica, per metterle a dimora: "quanto costa?" "Tre euro e mezzo".
Crepi l'avarizia, compro anche il terriccio.

Nel pomeriggio, ancora in preda a questa esaltazione spendereccia, è stata la volta della spesa di alimentari: un centinaio di euri - anche se è una spesa nè carne nè pesce, tranne un pacchetto di filetti di merluzzo - per comprare ciò che, mi dicono, mi aiuterà a non ammalarmi (di più). Che è un altro modo per dire che il resto, invece, qualche probabilità di farti ammalare (di più) ce l'ha, chimicamente parlando.

Così, solo in serata apprendiamo che la sciura Veronica ha ottenuto solo trecentomila euro al mese: pora dòna, sennò ci toccava di rinunciare alla villa che ci è così affezionata.
Sono ancora qui che provo a calcolare quanti catini l'anno mi compro, con trecentomila euro al mese.


(sì, lo so, non è un argomento originale: ma ci sono notizie che hanno il pregio di rendere immediatamente visibili i dati pur noti, per esempio il divario che aumenta continuamente fra i ricchi e il resto del mondo.)

martedì, maggio 04, 2010

E' PRIMAVERA MA 'L PIOV

Allora, qui alla sezione Le Monde au Contraire, ci si sveglia nel cielo che più grigio non si può e si dice: "Ecco, se fosse sempre così non farei nessuna fatica ad alzarmi. Potrei perfino svegliarmi alle sette." Chiaramente questa è una boutade, qui alla sezione Bradipi For Ever, però rende l'idea, che siamo in giro tutt'e due - il terzo no, lui è una persona quasi normale che sta cristando già da un po' sotto la pioggia - belle allegre ed attive.
Bella forza se siete in giro per casa, direte voi dueemezzo lettori (dato statistico) e invece nonnò, chè una di noi due sta già uscendo sotto il diluvio e il traffico bloccato dal Presidente della Repubblica, e l'altra si appresta a fare addominali, qi-gong e stretching. E, non contenta, va giù nei vialetti della Rocca a scattare fotografie bagnate di primavera e a spiare l'orto di Heathcliff dove in ogni momento asciutto della giornata arrivano a banchettare merli e gazze.
Per premio, riceve una praticamente quasi bella notizia, più qualche mail carina e una telefonata ridosa.
Per premio della bella notizia, mangia formaggio - dopo diciannove anni e mezzo che non ne tocca. E si regala anche una birra, mentre osserva un gabbiano che pare l'intera RAF, in picchiata contro una cornacchia che probabilmente si è avvicinata al suo nido.
Adesso, forse, è il momento di mettersi al lavoro, guardando le nubi che si alzano lassù, liberando la cima della collina.
Magari domani c'è il sole, mannaggia.

TORNO SUBITO


Ecco, questo post qui è solo per dire anch'io, dopo la Nessie e Compagnamber, ehi, aspettatemi che poi torno. Il brother, invece, non lo dice neppure, lo fa e basta: e noi che siamo cascati nella trappola di credere che volesse cominciare un bel dibattito siamo ancora lì ad aspettare. Ma non ce la prendiamo, no, chè tanto non avremmo il tempo di rispondere.
Non so com'è che questi ultimi mesi hanno portato questa esplosione di attività ed attivismo, di surplus nelle giornate già piene, di tempo che manca e manca e manca.
Sarà solo una coincidenza che siamo tutti così, sarà che l'estate in arrivo mette ansia, sarà che è difficile anche trovare qualcosa da dire che sia carino, interessante, divertente e pure veloce da scrivere.
Me mi viene la tentazione di rifugiarmi nelle segnalazioni dei libri che leggo, ma a chi può interessare il deliziosissimo "
Il giardino delle vecchie signore"?
Perderò altri lettori solo citandolo, lo so, me lo sento. Ma tanto carino che è, vale il rischio.

sabato, maggio 01, 2010

BUON PRIMO MAGGIO

Brutto il tempo, il concertone peggio, ed ecco che senza un'intenzione precisa mi ritrovo a guardare il DVD delle interviste realizzate per "Ragazze di fabbrica", una mostra fotografica e documentale che ho visto a Palazzo ducale qualche settimana fa.
Realizzata nel 2008 con il sostegno e il contributo di Provincia e Regione,è un lavoro che non si vergogna di essere naif: situazioni e testimonianze raccolgono le esperienze delle donne del Ponente, la dovè c'erano le grandi fabbriche, e non pretendono di essere nulla di più che memoria colelttiva, memoria che va salvata e messa a confronto con la realtà attuale.
" Un giorno, mi chiama il caporeparto e mi chiede dove vado quando ci sono gli scioperi. E dove andavo? andavo in corteo, con gli operai!""Abbiamo occupato la fabbrica, ero sempre in giro a chiedere soldi, a chiedere anche cibo per chi occupava, per le famiglie."
" Mi hanno assunta, lì nel negozio di Bagnara che era il più grande d'Italia a livello familiare, e mi hanno fatto togliere lo smalto dalla unghie: niente trucco, camicetta abbottonata fino al collo e niente parlare con i colleghi maschi."
" Abbiamo chiesto la cosa più urgente, che era il consultorio: c'erano, allora, tante donne che venivano dal sud e l'esigenza era quella."
" Facevo la bibliotecaria di quartiere, ogni pomeriggio arrivavano tanti bambini per fare le ricerche, le operazioni: come si faceva dir di no? in casa non avevano nessuno che potesse aiutarli, si mettevano a fare i problemi con mio marito, un'ora, due ore."

Sto citando a memoria, ma ognuna di queste interveiste contiene spunti di orgoglio e di rabbia, di appartenenza e di nostalgia, di solidarietà e di coscienza civile. Soprattutto le figure più combattive, come l'anziana operaia della Torrington - la cui occupazione fu un momento importante e memorabile per la città - sono... be', è difficile definirle in altro modo che "belle": con la loro pettinatura da parrucchiere, la collanina o il foulard, le rughe a sottolineare la vivacità dello sguardo, raccontano, ridono, si commuovono.
A questo punto del post sono andata di là e c'era la diretta del concertone: stavano leggendo testimonianze di bambini immigrati, altrettanto buffe, e serie, e commoventi. Mi sembra che il caso abbia creato un bel parallelo, senza bisogno di trarne una morale che non sia quella, semplice semplice, della forza della comune umanità. Un po' retorico, magari, ma se non si è retorici il Primo Maggio, allora quando?



E ci sta ancora un soffietto, un piccolo spot per le mie lettrici: compratelo, questo catalogo di "Ragazze di fabbrica", con relativi DVD, fa bene al morale. Fa bene vedere come si passa attraverso una vita, lavorando dieci ore al giorno (otto al sabato, la domenica solo il mattino) o respirando vernici, e poi si è contente di guardarsi indietro e vedere quello che si è fatto, fa bene pensare che i problemi di oggi si potranno risolvere come hanno avuto una soluzione quelli di ieri, fa bene sapere che ci sono i momenti bui e i momenti d'oro, per le persone così come per la società. Compratelo per le figlie e le nipoti, chi ne ha, e tenetelo per loro in libreria, che prima o poi possano guardarlo. E' edito dal Comune di Genova in prima persona e si può richiedere a Maria Teresa Bartolomei del Centro Civico di Cornigliano. ( si vede che in un'altra vita facevo anche la giornalista, con tutte le brave info al loro posto, eh? )

giovedì, aprile 29, 2010

IL NOSTRO GIORNO


Ci sono dei lavori, dei lavori che si fa una fatiiica a finirli... metti, per esempio, uno che oltretutto non ha padroni ma non ha neanche paga. e un altro potrebbe dirgli Allora che lavori a fare? prenditela comoda e goditi la vita, no? Ma non è mica così semplice la cosa.
Perchè pare che, almeno qui nella cultura occidentale, non siamo stati capaci di inventarci qualcosa che sia tanto meglio del lavoro per dare un senso alla vita.
Il cosiddetto "tempo libero", che è invenzione della moderna società capitalista come si può leggere in questo bellissimo saggio, ha senso solo se contrapposto al tempo del lavoro, ma d'altra parte ne ricalca gli schemi, l'organizzazione, gli obiettivi.
Un lavoro, che sia di nome o di fatto, remunerativo o volontario, creativo o di fatica, è l'opposto del coraggio manzoniano: chi non ce l'ha, se lo deve dare. E non è, credetemi, un'esigenza nei confronti degli altri - anche se non bisogna sottovalutare la difficoltà di presentarsi a qualcuno senza un lavoro a garantire uno status qualsiasi - ma sembra proprio un bisogno di definire se stessi attraverso ciò che si fa.
Il "lavoro" è, in fondo, la testimonianza che lasciamo: non tutti possiamo essere artisti o eroi, sì da meritarci gloria imperitura, ma ognuno lascia dietro di sè soprattutto ciò che ha fatto. Forse sarebbe bello che non fosse solo così: sarebbe bello se la memoria del fabbro rimanesse nelle risate che ha fatto fare ai figli e non solo nella cancellata che circonda la villa. Ma se dobbiamo definire il fabbro, se vogliamo parlare di lui quando è vivo o quando sarà morto, citeremo la cancellata, non le risate.
Così, anche chi può non lavorare o non può lavorare (che non è affatto la stessa cosa, nonnò), un lavoro se lo trova. E quando capita che il lavoro sia senza padroni nè paga, e si arriva al punto noioso (e quale lavoro non ha punti noiosi?) allora, come dicevo, continuare è una fatica e ogni pretesto è buono per rimandare.
Scrivere un post, ad esempio. E chiedersi se davvero la cancellata merita di più delle risate, se davvero definisce meglio un uomo: io credo di no, eppure è un fatto che la cancellata sia visibile e riconoscibile da tutti, mentre per ricordare le risate ci vuole che qualcuno (chi rideva, chi guardava) ne coltivi la memoria dentro di sè. Non sono discorsi funebri, sono cose di tutti i giorni: la vita scorre e quel che si lascia indietro può essere salvato o perso, proprio come su un computer - anche se spesso con criteri assai più random.

Ma, ecco, forse il nodo è che non esistono metri di misura per la gioia, la felicità, l'altruismo, l'umanità, non siamo ancora stati capaci di inventarli. E il lavoro, allora, diventa "realizzazione di sè" anche quando non dovrebbe esserlo o quando potrebbe non esserlo. Diventa un modo per dire "io esisto", o perfino "io esisto e sono così". In quello che facciamo ci riconosciamo, e ci riconoscono gli altri, anche e perfino quando il lavoro che facciamo non ci piace, e tanto più quando invece ci dà davvero la possibilità di esprimerci o di raggiungere qualcosa a cui teniamo profondamente. Non dovrebbe, questo è certo, essere l'unico metro di misura e sarebbe bello se il Primo Maggio oggi si arricchisse di nuovi significati invece che
svuotarsi dei vecchi, diventando per esempio la Festa della Dignità, l' Yourself Pride, il Giorno dell'Essere.

Ma, 'tanto che aspettiamo che qualcuno ci pensi, va bene anche accontentarsi di festeggiare il Lavoro con un giorno di libertà dallo stesso, andando per prati e boicottando i negozi che tengono aperto.

lunedì, aprile 26, 2010

25 APRILE


al circolo arci La Fratellanza, Pontedecimo

(e sui prati a Campenave, pic-nic con formiche di plastica e non, bambini, caldo, compagni, doni, polpette, canzoni, chitarre, spumante, torte e torta, cani e mucca volante, bandiere di Rifonda e focaccette mai giunte, improbabili kazoo, fragole magnum, ciclisti evitati ma la coda del rientro no, tortuosi tornanti. Ma il più che importa è AMICI, un sacco di amici carini e dolci. compresi quelli con gli auguri da lontano.)

venerdì, aprile 23, 2010

DI MERLI E DI BUONE LETTURE

Credevo di avervi già parlato di Heatcliff , il protagonista di Cime Tempestose che, lungi dall'essere morto nel finale, si è schiarito la pelle come Michael e lavora nel giardino qui sotto. Non trovo il post, ma lo confermo, è proprio lui: ha un leggero accento inglese, occhi molto azzurri e lavora nei campi, proprio come succede nel libro, anche se il suo campo è ormai a dimensione giardino e orto.
Da un paio di settimane, con l'arrivo dell'aria più calda, lavora senza mai interrompersi finchè c'è luce, portando i suoi settanta o più anni dalla piccolissima vigna alle insalate, dai cespugli alla fontanella: sta lavorando anche ora, sotto la pioggia, con il suo bel fazzoletto turchese annodato in cocche a riparare giusto la testa.
Poco sopra l'orto, l'enorme palma che deve avere la stessa età della vecchia casa ha messo i cocchi: così, almeno, li chiamavamo quando, a scuola, ce li tiravamo addosso cercando di colpire la testa, che fa più male. Oggi mi limito a guardare quegli enormi ciuffi di palloncini arancioni, quando arriva un merlo, ne becca uno e puf, va giù ad ali larghe dentro la palma: e improvvisamente eccomi finita dentro un disegno di Quentin Blake.
Piove sottile e stan quieti perfino i gabbiani: sarà più di un quarto d'ora che è passato l'ultimo portando roba nel becco, sembrava un ciuffo d'erba ma chissà, magari per lui era una specie di involtino. Vien buio quietamente, qui nella Rocca, tra gli ultimi cinguettii e i verdi che man mano si fanno più scuri.
Il rumore del traffico si sente appena, un fruscio che arriva solo con le finestre aperte a ricordare che siamo pur sempre in città: ma niente potrebbe essere più diverso dallo scenario metropolitano di "X", il libro di cui da un po' vi vorrei parlare anche a rischio di dir castronerie. E' scritto da Cory Doctorow, blogger canadese ed esperto informatico, attivista in favore delle leggi che liberalizzano i copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons, tanto che la maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet.
E' un libro di Nerd-resistenti, in cui il sapere tecnologico è parte abbastanza importante del gusto che si prova a leggerlo. Parafrasando la Morante, il mondo viene davvero salvato dai ragazzini, in questo libro: non in quanto guaglioni, ma in quanto appunto nerd.
Che detto così non sembra un gran libro, mi rendo conto: ma invece è costruito bene, anche se necessariamente didascalico come e più di tutte le utopie e le distopie, e assolutamente godibile anche da chi di internet e computer ne sa giusto quel tanto. Basta che arrivi a capire che “w1n5t0n” si legge Winston: poi ci sono anche cose più complesse di cui appunto io non parlerò, ma chi ha voglia di saperne, o chi ne sa già, le troverà abbastanza affascinanti.
Ma, soprattutto, è un libro di Resistenza: la distopia di cui si parla è in realtà già praticamente avvenuta sotto la presidenza di Bush, e il messaggio è quello di non cedere. Da noi, ecco, le cose non andrebbero proprio come nel libro, che è americano, ma vale la pena di segnalarlo in occasione del 25 aprile, Ora e Sempre Re-si-stenza!

giovedì, aprile 22, 2010

GIORNATA DELLA TERRA

Un video davvero molto bello di Greenpeace: guardatelo anche voi scettici, per il piacere di.


E ADESSO ?


giaggià tigrotto, anch'io mi sento un po' così, stasera.

lunedì, aprile 19, 2010

MA SE...?


Questa cronica ma sempre più accentuata carenza di tempo nella mia vita - carenza di tempo per ciò che voglio fare, se voglio fare ciò che devo e che si spera mi serva per avere altro tempo, un paradosso alla Woody Allen - porta curiosi effetti di sorpasso in ciò che faccio.
Chè, per esempio, mi è capitato di scrivere "copre tutto come cenere di vulcano" ed ecco che la cenere, dopo mesi ma prima che il mio scritto fosse leggibile, è arrivata davvero, così parrà poi che io abbia ben poca fantasia.

E quindi, è un po' che penso che bisognerebbe rilanciare il nostro blog femminilfemminista e, idem, mi ha preceduto perfino il Corriere, che ospita Susanna Tamaro e, in risposta, Maria Laura Rodotà sul tema "Siamo più libere ora o vent'anni fa?"
La Tamaro, che si sa e si immagina quanto ci piace da queste parti, fa un bel minestrone in cui riesce a sostenere che le ragazze di vent'anni fa (ma direi che erano trenta, neh?) praticavano l'aborto clandestino per stupidità e gusto dell'avventura, quelle di oggi praticano l'aborto legalizzato per stupidità e conformismo. Poi scrive un altro milione di righe per arrivare a una filippica contro l'imperare dell'esteriorità, sacra e condivisibile indignazione se non viene usata per recriminare "si stava meglio quando si stava peggio".

Di Maria Laura Rodotà, non essendo io lettrice del Corriere non è che ne sappia molto, ma insomma risponde alla Tamaro con un certo qual buon senso, ridando a Cesare ciò che è di Cesare e non di sua figlia: chè se ragazze e ragazzine considerano il loro corpo una merce o una chance non è colpa del femminismo ma del liberismo, che tutto mercifica e vende.
Detto ciò,
Rodotà però scaglia anche lei la sua pietra contro il femminismo italiano che secondo lei ha avuto il torto di rinchiudersi in dotte e avulse disquisizioni sulle differenze di genere, trascurando più concrete possibilità offerte da spazi come le "quote rosa" o il semplice rispetto verbale e fisico.
E' un punto di vista interessante anche se un poco banale, diciamo il vero: che il femminismo italano non è certamente stato più incapace della sinistra in generale di difendere le proprie conquiste. Anzi. Soprattutto tenendo conto che quelle conquiste sono state ben più difficili e sono tuttora più fragili, e ancor più tenendo conto di come la sinistra spesso si trovi a destra non appena si parla di diritti delle donne.
E, come fa notare intelligentemente questo blog, far dire alle donne quali errori ha fatto il femminismo scrivendo su giornali da uomini ( be', quanto donne comprano il quotidiano, tanto più se di area centrista, per non dir di destra?) sta diventando il nuovo, stupido sport.
Sarebbe comunque interessante discuterne, io credo, così come sarebbe utile e intelligente confrontarsi su altri temi.

A me piacerebbe, e lo dico qui sperando che l'ipotesi venga raccolta e migliorata, mettere in piedi un blog "aperto", che sia uno spazio di intervento possibile anche per qualche lettrice dei nostri blog che vuol dire la sua, per esempio, (e perfino qualche lettore/blogger, come già era successo su Sempre l'otto marzo ) e che, perchè no, comprenda anche una certa dose di "saperi femminili" come rimedi naturali, segnalazioni di prodotti interessanti e soprattutto di libri e spettacoli, di fai da sè e di trucchetti consumismofree.
Ne farei, se trovassi qualcuno per renderlo appunto collettivo, un blog rapidissimo e tendenzialmente utile: che anche le riflessioni servono a qualcosa se sono corte da leggere (sì, lo so, predico bene e razzolo male, ma proprio perciò spero in copiosi interventi altrui), e penso anche che tante pur sacrosante indignazioni potremmo farne una sintesi senza che nessuno ci soffra. E anche se sono corte da scrivere: spesso ci sono articoli, video, notizie che su facciabuco resistono in pagina tre minuti, mentre un copincolla su un blog potrebbe dare quel migliore risalto che magari meritano.

A giudicare da ciò che mi dice lo sciaìni sui miei post che affrontavano temi come la pillola del giorno dopo, le mestruazioni, l'aborto ecc. , il bisogno di informazioni è vasto e si rivolge alla rete: perchè non dare il nostro contributo?

Anche così, senza tanto clamore, si fa opera di Resistenza.

Ma qualcuno si ricorda password e nick di Sempre l'Otto Marzo? O facciamo un clone?

giovedì, aprile 15, 2010

MANDATELO IN GIRO

se non lo aprite, questo è il link

martedì, aprile 13, 2010

L'UPUPA E L'OROLOGIO


Ecco, sì, si batte la fiacca. Oggi però ero a lavorare al sole, sulla panchina sotto casa con la cartellina sulle ginocchia, matita e gomma pronte alla bisogna: la Casa nella Rocca si sta assestando, scopriamo i suoi spazi, scopriamo i nostri spazi. La peonia è fiorita, i salici si sono coperti di microfoglie verdissime, l'altro giorno un'upupa scorazzava, goffa, sul prato. Abbiamo comprato menta e salvia ananas, cerfoglio e coriandolo, e perfino una calla: la usavano, e forse qualcuno le usa ancora, negli orti a mo' di ornamento e separazione. Io la uso sul balcone, fra il kumquat e il rosmarino, per far finta di avere un orto come quello che vedo oltre la cancellata che lo separa dalla Rocca, dove un omino con fazzoletto in testa (giuro! con le cocche annodate) saltella in questi giorni a controllare le sue insalate, spuntate così belle in fila da sembrare insalate tedesche. Intanto, nel mondo ne succede di ogni e mi tocca il senso di colpa da blog, quello che ti bisbiglia " 'azz, due righe su Emergency, almeno..." (avete firmato l'appello, a proposito?)
Ma poi sto qui e mi riguardo le mie foto - l'ultima passione, fare fotografie - e penso vagamente che forse potrei mandarle al concorso di
Focus, così, tanto per provare.
E il tempo passa, 'tanto che penso a mille cose che mi piacerebbe fare.
Ma sarà che è periodo di esami, qui, universitari e non, e il tempo fa strani scherzi, scivolando via quando sembra andare piano piano.

mercoledì, aprile 07, 2010

IL CINQUE PER MILLE


copincollo dalla nl di Medici Senza Frontiere: ve la accorcio un po', lasciando l'essenziale, ma se volete leggerla tutta è qui


Marocco, MSF denuncia la violenza sessuale sulle donne migranti durante il viaggio verso l'Europa

25/03/2010
Barcellona/Roma - Sono sempre di più le donne migranti, provenienti dall’Africa sub-sahariana, esposte a violenza sessuale durante il loro soggiorno forzato in Marocco, paese che sono costrette ad attraversare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Molte di loro fuggono dal proprio paese d’origine a causa della violenza generalizzata o per gli abusi domestici che avvengono all’interno di matrimoni combinati contro la loro volontà.

Durante il viaggio, in particolare in Marocco, subiscono altri attacchi e abusi sessuali e spesso cadono nelle mani di organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione. Poche di queste donne osano parlare per paura di ritorsioni. Medici Senza Frontiere (MSF) ha raccolto una serie di testimonianze che rivela un fenomeno di dimensioni preoccupanti che richiede una risposta urgente da parte del Marocco e dai paesi dell’ Unione Europea.


Tra maggio 2009 e gennaio 2010, una donna su tre, visitata all’interno delle strutture di MSF a Casablanca e Rabat, è stata vittima di una o più violenze sessuali subite nel paese d’origine, durante il viaggio o in Marocco. In totale MSF ha raccolto le storie di 63 pazienti, il 21% delle quali minorenni.
La strada tra Maghnia in Algeria e Oujida in Marocco, è una delle zone più pericolose. Dalle testimonianze raccolta da MSF, il 59% delle 63 donne intervistate che hanno compiuto questo percorso ha subito delle aggressioni a sfondo sessuale. Anche se ufficialmente il confine tra Algeria e Marocco rimane chiuso, le forze di sicurezza marocchine espellono i migranti verso questa zona di notte, aumentando così le probabilità di subire aggressioni.

T.D., una donna di 19 anni era stata arrestata dalla polizia mentre stava andando al mercato di Oujida ed è stata portata in un commissariato dove si trovavano altri 28 migranti sub-sahariani. Tutto il gruppo è stato espulso verso la frontiera in pieno deserto la sera stessa. Mentre T.D. stava camminando in compagnia di tre donne e tre uomini, un gruppo di banditi marocchini li ha attaccati. «Ciascuna donna è stata violentata da tre banditi, uno dopo l’altro», ha dichiarato.


Le equipe di MSF in Marocco, hanno constatato che l’applicazione delle politiche restrittive dell’Unione Europea hanno fatto aumentare il numero di migranti che non possono né andare verso l’Europa, né tornare nel loro paese d’origine. In questa situazione fattori come la paura, sentimenti di perdita del controllo sulla propria vita, o le condizioni di vita precarie nelle quali si trovano, aumentano la vulnerabilità dei migranti e in particolare delle donne. Esclusa Oujida, un terzo dei migranti intervistati da MSF ha affermato di aver subito abusi sessuali sul territorio marocchino.
«Non possiamo ignorare la realtà in cui vivono queste donne abbandonate a loro stesse con un sentimento di grandissima frustrazione e disperazione, è necessario rispondere su tutti i fronti a questa terribile situazione: sul piano sociale , medico, psicologico e legale».


MSF in Marocco Dal 2000 MSF lavora in Marocco con la comunità di migranti sub-sahariani. MSF opera in progetti di assistenza medica a Tangeri, Casablanca, Rabat e Oujida. Nell'ambito delle proprie attività mediche e di sensibilizzazione, MSF ha chiesto alle autorità di assumersi le proprie responsabilità in materia di protezione e assistenza ai migranti. Secondo MSF l'accesso all'assistenza sanitaria e il rispetto della dignità dei migranti sub-sahariani sono di primaria importanza. In un rapporto pubblicato nel 2005, MSF ha documentato le violenze e gli abusi contro i migranti esercitati dalle forze di sicurezza marocchine e spagnole. Nel 2008 MSF ha inoltre presentato una relazione su questo argomento alle autorità spagnole e marocchine. Tra il 2003 e il 2009, MSF ha condotto 27431 consultazioni, di cui 4482 sono stati casi di lesioni e traumi (16,3%). L'organizzazione ha anche accompagnato o trasferito più di 7500 pazienti alle strutture sanitarie in Marocco, in stretta collaborazione con il Ministero della Sanità del Paese.

BELL'IDEA


L'ho visto ora su Facebook e mi sono iscritta, ma ne parlo anche qui per i miei lettori che su FB non ci vogliono stare.
E' il gruppo "Lista farmacie che rifiutano la pillola del giorno dopo. Boicottiamole!" e mi sembra una pensata encomiabile, visto che l'obiezione di coscienza non esiste per i commercianti, neppure se farmacisti. Si possono anzi prefigurare alcuni reati, se il farmacista non vende un farmaco prescritto dal medico: ma trovate tutto spiegato bene qui sotto, dove ho incollato la descrizione del gruppo.
Quanto a segnalare le farmacie lacchè dell'imperialismo cattolico, però, il gruppo non sembra vispissimo: io ho contato solo due segnalazioni.
Allora chiedo ai miei lettori e soprattutto alle lettrici: come si potrebbe far diventare di massa questa iniziativa? Come far sì che gli elenchi vengano compilati e diffusi davvero, città per città? Chi ha qualche idea e/o voglia di spedire qualche mail a gruppi, associzioni, femministe irriducibili, consultori, ordine dei farmacisti? io conto di provarci, ma una da sola non è molto, neh?


Cittadino italiano: Buongiorno, vorrei un analgesico, ho un gran mal di testa Farmacista cattolico: Mi spiace, non glielo posso dare: credo che sia giusto che Lei soffra un po’ per espiare i peccati che avrà certamente commesso Cittadino italiano: Scusi, non mi ero accorto di essere in una farmacia cattolica; mi sa per caso dire dove ne trovo una per esempio apostolica pentecostale? Farmacista cattolico: Non ne ho idea, però guardi, visto che Lei tutto sommato mi è simpatico, Le dirò che se varca il confine - uno qualsiasi - troverà un sacco di farmacie laiche Cittadino italiano: Grazie della sua cortesia e dell’ottimo servizio" Questa simpatica conversazione ben rappresenta ciò che che in italia avviene ormai da troppi anni: contravvenendo la legge, l'etica, il buon senso, il rispetto per il cliente e per il loro lavoro, molti farmacisti oggigiorno si rifiutano di vendere farmaci di massima importanza quali Norlevo o Levonelle, meglio conosciuti come "pillola del giorno dopo". Sotto l'influenza della chiesa cattolica, che nel nostro paese tiene ormai al guinzaglio i più alti poteri, politico in primis, si è ormai arrivati al punto che non basta ad una coppia il calvario di dover ottenere un'impegnativa, spesso anch'essa negata, per accedere ad un farmaco che va somministrato entro 12 ore dal rapporto per poterne trarre la massima efficacia: questo basterebbe in sè a causare una notevole dose di ansia. Ora obiettano anche i farmacisti. Premesso che l'obiezione di coscienza è moralmente sbagliata in ogni sua forma, in quanto nel momento in cui una persona onesta decide di fare un lavoro, lo farà poi in ogni suo aspetto, anche in quelli che meno gli aggradano, l'obiezione, sia di medici che di farmacisti, per ciò che riguarda la somministrazione di questo farmaco NON ESISTE PER LEGGE! Esistono invece reati come il rifiuto di compiere un pubblico servizio; e non c’è dubbio che il farmacista svolga un importante servizio pubblico. Non può rifiutarsi di somministrare farmaci regolarmente autorizzati. Nè ci dobbiamo dimenticare di chi istiga loro a delinquere: il vaticano. Ricordo che esistono anche reati rubricati come istigazione a delinquere, apologia di reato e simili. Questo gruppo nasce con lo scopo di compilare una lista di farmacie che vengono meno al loro dovere ed alla loro professionalità negando la possibilità di comprare un prodotto autorizzato e d'emergenza. Chiunque sà per certo che una Farmacia nega questo diritto la segnali qui. Provvediamo poi a diffondere la lista, invitando i cittadini a boicottarle!

lunedì, aprile 05, 2010

COME HO TRASCORSO LE VACANZE PASQUALI


Eh, sì, ci voleva forse la pasqua, tre giorni di vero uikènd ancorchè un po' piovosi, perchè riuscissi a togliermi l'assillo delle cose da fare e mi guardassi un po' in giro. In tre giorni ci siamo così messi in tasca: una
mangiata di crostacei e molluschi di fronte al sottomarino (marò, quanto è grande) che avevamo visto passare davanti alla nostra finestra, un giro sotto la pioggia a cercare legni sulla spiaggia, un "Isole mai trovate" sorprendente per quanto è una bella mostra, una "Ragazze di fabbrica" commovente per le cose che racconta, due belllissimi macinini per la nostra collezione, un giro sotto il sole a raccogliere legni sulla spiaggia, questa volta fra la gente in costume, e a fotografare gli alberi del viale.
Tacerò sulla serata gastronomica: un po' di sensi di colpa (per gli allevamenti e la pesca: quali saranno, e di che, e cosa rovineranno? ) e un po' di pudore copriranno la mia soddisfazione di essere tornata a mangiare prodotti marini dopo circa vent'anni.

E di "Isole mai trovate" è difficile dire qualunque cosa, come sempre capita quando l'oggetto è l'arte contemporanea: che io, da profanissima, trovo spesso divertente e bella, ma ancor di più stimolante per il cervello, come un peperoncino mentale fatto di immagini e suggestioni. Stracci e sassi e barche, sabbia e ventilatori, imbuti verso l'ignoto e specchi del mare nel mio cuore, salmoni virtuali infilzati da giavellotti veri e ombre di draghi e bambole: ma non sono affascinanti solo le opere, è l'intera mostra ad essere ben costruita. E rimane aperta, il venerdì, fino alle 21.

Se le Isole stuzzicano la mente, "Ragazze di fabbrica" scalda il cuore: testimonianze,
su video e pannelli, delle donne che lavorarono nella fabbriche e negli uffici del Ponente cittadino, quando le fabbriche c'erano. Cuffiette per i capelli a incartare caramelle, fette di patata sugli occhi dopo il turno alla saldatura, suore come sorveglianti: ma anche canzoni, gare di moto (ma il fidanzato si oppose, una sola donna in mezzo a tutti quegli uomini, e non se ne fece niente), volantini nella borsa durante la Resistenza, scioperi insieme alle tute blu.
Cinquanta e più anni che sfilano nelle parole e nelle smorfie di quei visi che, invecchiati, si stenta a riconoscere nelle forto d'epoca scattare sui posti di lavoro: ma val la pena di seguire tutto, di leggere e ascoltare con attenzione. E varrebbe la pena, assolutamente, di portare le ragazze più giovani, quelle che neppure se l'immaginano, un mondo così, che invece è appena dietro l'angolo.


Altro giro altro regalo, sulla spiaggia la mareggiata aveva accumulato montagnole di alghe e rifiuti oltre a un sacco di legnetti ben levigati che mi serviranno sicuramente per qualcosa: c'era anche un ciocco, appena annerito da un falò a cui era scampato, ancora incrostato di licheni e impregnato d'acqua di mare e di pioggia. Ora è sul balcone, l'uomo barbuto lo ha portato fin qua e siamo stati fermati da un ragazzino, in bici sotto la pioggia, che ci ha chiesto "ma cos'è?" senza farsi nessun problema, tanta era la meraviglia.


Oggi, invece, in mezzo alla folla a vari stadi di svestimento - chi senza le sole calze, chi anche senza i calzoni, tutti avevano tolto il maglione, molti la camicia, parecchi erano in costume, una sola in topless - campeggiava un enorme tronco, anche lui portato dal mare. Intorno, come a un ospite scomodo,
si era formato il vuoto. Finchè è arrivato un uomo un po' grasso, un po' anziano, un po' sfigato. E si è seduto sul tronco, le gambe che quasi non arrivavano a toccare la spiaggia. E' rimasto lì e la gente lo ha osservato per un po', poi si è distratta. Quando abbiamo guardato di nuovo, si era sdraiato lungo lungo sul tronco, furbo lui, e forse dormiva, invidiato da tutti quelli che sentivano i sassi sotto la schiena.

Infine, insieme ai macinini - bellissimi, ora però devo aspettare l'amicodelcuore che mi faccia i buchi per appendere quello da parete - c'era un apprecchio piccolo, a manovella, in un astuccio di pelle. Era datato 1855, e serviva - così recitava un bigliettino scitto in bella grafia - per la cura di Mesmer , una teoria che fece da preludio all'ipnosi e suscitò infinite discussioni. Non so bene a cosa potesse servire l'apparecchietto - evidentemente una versione da viaggio o casalinga di qualche strumento più grande - ma è sempre curioso vedere dal vero qualcosa di cui si è solo letto nei romanzi.


Ah, e poi ho anche finito di leggere "X", il romanzo che dà ragione a noi paranoidi
della Rete.
Ma, ammettiamolo, il resoconto criptato del mio uikènd di pasqua sarebbe troppo anche per i miei quattro, tutti anonimi, lettori.

sabato, aprile 03, 2010

INDOVINA CHI NON VIENE A CENA?

Da anni, qui da noi si sostiene Action Aid, dapprima con le adozioni a distanza, che sono uno dei modi di operare di AA, poi con il sostegno a progetti collettivi come i pozzi, le scuole, gli ambulatori e altro: e tutto ciò ci costa ancora meno del famoso caffè al giorno.
Ultimamente, Action Aid ci dà la soddisfazione di sapere che i nostri (pochi, diciamolo ancora: ma pochi e regolari credo che sia meglio di niente, no? e anche i precari possono farci su un pensierino ) soldi sono ben spesi: si muove infatti in quello spazio dove i diritti e la dignità umana si incrociano con la politica e l'economia.
Senza che sia io a contarvi robe troppo pese per questi giorni di feste e di relax, potete andare
qui su ZeusNews a leggervi cos'ha da dire Action Aid, dati alla mano, sulla stretta relazione fra la produzione di biocarburanti e l'aumento della gente che soffre la fame.
Che, non so voi, ma a me questa relazione diretta per cui si sceglie di dar da mangiare alle macchine invece che alle persone mi mette un po' tanto i brividi, e credo valga la pena di essere consci del problema.