
Quando conobbi l'uomo barbuto - no, anzi, io e lui ci conobbimo più volte nella vita, ma in questo caso mi riferisco esattamente alla conoscenza biblica - lui mi chiese: "dove ti piacerebbe andare?" e io risposi "Islanda". Lui mi guardò un po' stranito "Islanda? ah, oh, uhm... Cosa ne diresti di Parigi?" Andammo a Parigi e non ho mai capito che morale trarre dall'episodio, se non che forse avremmo dovuto prenderci più sul serio reciprocamente - be', saltava agli occhi che parigi non era esattamente un compromesso fra l'islanda e parigi, ma anche che io non gli avrei mai dato una risposta prevedibile.
Oltretutto, non me ne sono mai dimenticata: c'è stato un periodo, però, che la gente diceva "ah, l'islanda... bof, non c'è mica un granchè da vedere, è tutto scomodo, tutto caro..." e allora mi ero messa un po' il cuore in pace. Adesso il vulcano ha ridato emozione al freddo Nord e gli islandesi si sono impoveriti - sono stati i primi colpiti dalla crisi e hanno fatto perfino manifestazioni: dai filmati si capisce facilmente che sono arrivati perfino a gridare "Maleducati!" agli agenti che cercavano di contenere la folla pazzesca, circa cinquanta persone.
E, insomma, che reportage e fotografie sono tornati a magnificare l'Islanda, guardate qui, e si parla di andarci in traghetto, cosa che a noi gente di lago ci piace sempre un sacco. C'è qualche piccolo problema di budget, come già ai tempi di cui si parlava, ma ciò non mi impedisce di pensare a questo viaggio sempre rimandato. Pensare è gratis, anche in tempi di crisi.
































